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riassunto sulla nascita del rinascimento
Tipologia: Dispense
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Facciamola breve, vah. Come si è detto, il Rinascimento vero e proprio, il “grande” Rinascimento, è abbastanza breve, circa due secoli; ha origini italiane e non va confuso con fenomeni medievali, per certi aspetti analoghi, quali le molte rinascenze dell’età carolingia in poi, fiorite altrove e diverse, anche se non mancano analogie e persino influenze. Il periodo che va dal XV al XVI secolo è chiamato umanesimo. Umanesimo è il termine utilizzato per delineare la corrente letteraria, gli ideali di questa corrente verranno chiamati “rinascimento” Si aveva in questo periodo una concezione di vita più laica che religiosa dove da una concezione teocentrica (al centro della vita c’è Dio) si passa a una concezione antropocentrica (al centro della vita c’è l’uomo). Nel Medioevo c’era un distacco dalla classicità per affrontare la tematica di Dio, mentre ora gli intellettuali vogliono riprendere la classicità, quindi [si ha una nuova concezione di vita attraverso la riscoperta dei classici. Gli intellettuali erano persone come Petrarca e Boccaccio che, attraverso i loro viaggi, venivano a conoscenza di testi classici che la chiesa non avesse bruciato a causa del loro contenuto eretico. Nasce quindi la filologia (amante della parola) cioè la ricostruzione delle parti rovinate dei libri antichi. (Fine dell’approfondimento) Si affermò una borghesia mercantile e finanziaria, direttamente coinvolta nell’organizzazione politica. C’era un clima di libertà che regnava in molte città, soprattutto centro culturali come Firenze, dove c’era una condizione sociale che favoriva il confronto e la formazione di individui capaci, creativi e volti ad uno sviluppo utile e tecnico del sapere (che avrebbe poi svolto un ruolo sociale). Tutto ciò è favorito dalla pace di Lodi (capitolo 8), la quale ha sviluppato la vita di corte, rendendo competitive le città. Principi e signori fanno a gare per commissionare opere d’arte fini alla celebrazione della città stessa. A differenza della cultura medievale, l’attività artistica non era più al servizio delle gerarchie ecclesiastiche, ma era attenta alle esigenze del presente, con valori laici e terreni, antropocentrici.
La netta divisione tra Umanesimo-Rinascimento e Medioevo è più datata di quant si possa pensare: sono stati gli stessi intellettuali dell’epoca a introdurre quest’idea, rinominando la loro epoca come rinascimento (rinascita) e medioevo (età di mezzo) (medium aevum). Fecero la divisione tra la libertà di pensiero, dello spirito critico, della rinascita intellettiva del Rinascimento con il Medioevo, cupo, servitore di una Chiesa corrotta, con una concezione dogmatica della verità, (oltre che periodo di decadenza, crisi, corruzione, violenza, guerre ecc ecc) Anche se il periodo rinascimentale è oggetto di studio sin dall’Illuminismo, una sua definizione prettamente storiografica è avvenuta soltanto intorno alla metà del XIX secolo: infatti solo nel 1841 lo storico francese Jules Michelet uso’ il termine “Rinascimento” per indicare la particolare epoca culturale e artistica compresa tra Quattrocento e Cinquecento. Nessuno lo aveva mai fatto prima di allora, considerando ancora tale periodo come parte integrante del Medioevo. Jacob Burckhardt (1818-1897 Basilea, in Svizzera) è colui che ha imposto il concetto di Rinascimento, ricoprì la cattedra di storia dell'arte al politecnico di Zurigo, ma si occupò soprattutto dello studio critico della storia. Ne trattò in vari scritti preliminari, ma lo approfondì nello splendido saggio “La cultura del Rinascimento in Italia” (Die Kultur der Renaissance in Italien ma va beh, diciamolo in italiano) , pubblicato nel 1860. Il termine circolava da decenni, se non da secoli. La tesi che, però, mise in discussione la divisione tra le due epoche, arrivò nel XX sec., quando gli studiosi indicarono una sinergia tra i due periodi: già nel medioevo c’erano i primi segni di rinascita, le prime università, pittori, l’interesse per la realtà e per la natura. L’umanesimo viene considerato una fase preparatoria del Rinascimento, e quest’ultimo un unitario e ampio processo culturale.
Il termine Umanesimo fu coniato dagli storici nel 1800 e deriva da “humanae litterae”, ossia le materie classiche. (noi mica studiamo le “materie umanistiche”? ecco) vengono definite umane perchè contribuivano alla formazione culturale, politica e civile dell’uomo. Petrarca diventa ispiratore di Coluccio Salutati e Poggio Bracciolini, che riscoprono e studiano testi greci e latini; li traducono, li riproducono, e mettono così in circolazione trattati a lungo sconosciuti. (questo lo inserisco qui anche se è del paragrafo dopo) Muta l’approccio nello studio delle opere autorevoli: lette con rispetto, ma anche con spirito critico, esse divengono ora oggetto di uno studio attento, in particolare alla ricerca della forma originale del testo, al di là delle modificazioni che esso poteva aver subito nel corso del tempo.
Nel Medioevo la lingua più diffusa era il volgare, mentre il latino veniva usato dalla chiesa per dare un carattere tecnico alle opere più importanti che perciò venivano lette solo dai più colti. I letterati sentivano bisogno di un cambiamento e quindi iniziarono a riunirsi in accademie dove si riscoprì la concezione della scuola: se durante il Medioevo la scuola era all’interno della chiesa e si studiava il latino, ora era più libera, basata sulla riflessione e il confronto. Si ribalta quindi il rapporto tra il maestro e il giovane, che è ora al centro del discorso educativo. (Il concilio di Ferrara (fallito) per la riunificazione delle due chiese, portò molti eruditi bizantini in Italia, e questo è uno dei motivi per cui si riscoprì il greco) Firenze divenne il centro degli studi su Platone, allievo di aristotele, I suoi scritti vennero tradotti da Marsilio Ficino, con l’incoraggiamento di Cosimo il vecchio e Lorenzo de Medici (ved. capitolo 8) Fonda l’accademia platonica nel 1463. Padova divenne il centro degli studi di Aristotele, riportando l’attenzione sulla mentalità naturalistica e razionalistica promossa da Ary.
Partiamo dalla frase “faber ipsius fortunae”, ossia “(l’uomo è) artefice del proprio destino, frase di Appio Claudio che usò nelle Sententiae. Nei testi classici si esaltavano valori materiali e concreti: bellezza, intelligenza, ingegno. Credevano ancora in Dio, ma non erano più passivi ai suoi ordini, ma iniziavano a prendere decisioni basandosi sulle loro scelte. Oratio de hominis dignitate. (Orazione sulla dignità dell’uomo) è stato scritto da Pico della Mirandola (1463-1494) nel 1486, dove con 900 tesi, esaltava la libertà dell’individuo attraverso il suo intelletto. L’uomo è un essere intermedio che poteva decidere se stare con le creature inferiori o superiori, determinando così il proprio ruolo nel mondo.