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Introduzione all'Umanesimo e Rinascimento: storia, caratteristiche e differenze che intercorrono tra i due movimenti culturali di XV e XVI secolo
Tipologia: Appunti
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Quando si parla di Umanesimo si fa riferimento ad un modello culturale caratterizzato dalla riscoperta e valorizzazione della civiltà classica, in particolare di quella latina (come quella di Aristotele e Virgilio) e alla nascita di un nuovo ideale umano, considerato uno strumento di elevazione spirituale per l'uomo. Con il termine Rinascimento si intende la fioritura artistica. Questi due termini, quindi, sono usati per caratterizzare ogni orientamento che riprenda il senso e i valori affermatisi nella cultura umanistica-rinascimentale: dall'amore per gli studi classici e per le humanae litterae alla concezione dell'uomo e della sua "dignità" quale autore della propria storia, punto di riferimento costante e centrale della riflessione filosofica. Durante questo periodo si formano piccoli stati indipendenti gli uni dagli altri che vengono chiamate signorie. Esse sono governate da una singola persona che accentra tutti i poteri nelle sue mani, che li esercita fino alla sua morte e che nella maggior parte delle volte viene tramandato agli eredi. La signoria ha alla base il lavoro della borghesia ma essa difende gli interessi delle classi privilegiate e per questo motivo le disuguaglianze aumentano. I signori, a conoscenza della grande disparità, per ottenere il favore popolare organizza feste e divertimenti vari. Ma nonostante distrazioni che i sovrani davano alla popolazione, i più colti cioè la classe borghese osservavano la decadenza del proprio stato e per questi incitavano coloro che praticavano le Arti a non cedere alle tentazioni del lusso delle corti, ma di continuare a svolgerle per mantenere dignità ‘culturale’. Infatti, essi vogliono insistere su un argomento che Galileo farà suo: la dignità di una disciplina non deriva dalla nobiltà del suo oggetto (la teologia da Dio), bensì dalla rigidezza dei suoi procedimenti e dal grado di certezza che essa raggiunge. Così facendo si delinea un nuovo modo di concepire il sapere. In questo clima iniziano a scoppiare le guerre dovute sia a agli innumerevoli scontri interni, sia per il continuo provocare delle varie fazioni dei comuni limitrofi. Per questo motivo si crea un nuovo ambiente di ‘protezione’ per coloro che vi vivevano all’interno: la corte. All’interno di essa non risiedono solamente e nobili ma anche i letterati che si fanno assumere a corte per poter continuare a studiare, a patto che lavorino per il signore. In questo modo la cultura rimane sempre all’interno di una piccola cerchia elitaria di intellettuali e che, per un altro secolo, non sarebbe mai entrata in contatto con la popolazione. Se un letterato avesse deciso di lavorare a corte sarebbe stato molto vincolato, infatti doveva produrre solamente opere che gli erano state affidate dal sovrano e non aveva la libera iniziativa. L’intellettuale scriveva solamente per uomini colti o altri letterati e le opere avevano come sfondo le corti, che era il tema principale della letteratura. Gli uomini umanisti dovevano possedere l’uminitas, cioè tutto quello che distingue l’uomo dall’animale, altrimenti non veniva considerato tale. In questo periodo, infatti, visto la riscoperta dei classici, nasce una nuova scienza che prende il nome di filologia, cioè una cultura che ha come obiettivo di riscrivere il testo in modo uguale all’originale per eliminare eventuali modifiche o errori sul significato del testo. La preoccupazione è quella di ripristinare l'esatto testo degli autori antichi, che erano stati modificati dalla tradizione medievale. Questa esaltazione del mondo antico ha come conseguenza la rivalutazione dell’azione umana delle qualità e dei valori terreni in netta contrapposizione al pessimismo che caratterizzava il Medioevo. Il Rinascimento poneva al centro l’uomo, perché esso può scegliere se dirigersi verso il bene o il male, ed essendo a centro è capace di osservare con attenzione tutti gli aspetti della natura, ha i requisiti per l’elaborazione di uno sviluppo delle qualità razionali, un nuovo interesse per la bellezza fisica e una spiccata valorizzazione della lingua latina. Questa riscoperta dei classici però porta come conseguenza, sia nel campo artistico che in quello letterario, l’imitazione degli artisti classici da parte di chiunque voglia raggiungere l’eccellenza. Infatti, in alcuni casi si ha una imitazione passiva, in altri si ha una vera e propria emulazione
‘creativa’. Un esempio ne è la storia di Poliziano, che venne quasi del tutto copiata da un autore successivo a Poggio Bracciolini che vedeva come personaggio Ercole, un eroe del tutto simile a Poliziano. La riscoperta degli antichi arricchì di molto la qualità e la varietà dei testi classici che venivano studiati e ammirati, e li rese attuali come modelli anche per chi scriveva in volgare. Infatti, questo periodo è caratterizzato, oltre ad una pluralità di modelli, anche una vasta scelta di generi, stili e anche una accentuazione del bilinguismo latino-volgare, ed è comune che i poeti scrivessero in entrambi le lingue, oppure prima scritte in una lingua e poi tradotte nell’altra dallo stesso autore.