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Umanesimo e Rinascimento: Un'analisi storico-culturale, Appunti di Italiano

UMANESIMO E RINASCIMNETO, Introduzione, Livello storico-politico, Le corti e i centri di cultura

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 14/12/2020

Silvia.Ciucci
Silvia.Ciucci 🇮🇹

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UMANESIMO E RINASCIMENTO
1) Introduzione
Il passaggio dal medioevo all’umanesimo e al rinascimento fu lento e progressivo. E fu
anticipato da grandi autori come Petrarca e Boccaccio. Boccaccio infatti rappresenta
una sorta di ponte fra il medioevo e l’umanesimo e il rinascimento. Petrarca è un
preumanista perché era una poeta cosmopolita che andava girando per le biblioteche
d’Europa in cerca di testi classici. Infatti, a lui si deve il ritrovamento dell’epistolario di
Cicerone perduto da secoli. Con l’avvento del rinascimento e dell’umanesimo si ha una
riscoperta delle opere del mondo classico. Nel medioevo si era continuata la lettura
dei testi classici, ma gli intellettuali di questo periodo tendevano a valutare tutti i testi
con un metro del medioevo e cioè con l’allegorismo. Per esempio, l’Eneide di Virgilio
era stata interpretata da Dante come una profezia sull’avvento di cristo sulla terra. Nel
rinascimento invece nasce una nuova consapevolezza e cioè che ogni opera è
espressione del periodo che l’ha prodotta e che quindi ogni opera andava valutata e
interpretata seguendo il metro caratteristico del suo autore e del periodo a cui
appartiene.
Un altro cambiamento importate fu l’affermazione di una visione antropocentrica della
vita. Il medioevo era stato caratterizzato da una visione fortemente teocentrica,
basata sulla collocazione di Dio al centro di tutto. In questo periodo invece l’uomo
viene posto al centro, si abolisce la visone dell’uomo fragile e continuamente insidiato
dal peccato e si afferma invece la filosofia dell’uomo artefice del proprio destino.
Questo pensiero aveva caratterizzato anche il periodo classico e per questo gli autori
dell’umanesimo sentono un’affinità con gli autori classici. Pertanto, gli autori vedevano
queste opere come la perfezione e quindi un modello da cui prendere spunto. Però
risulta chiara anche la consapevolezza che nonostante l’affinità quelle opere
appartenevano al passato l’imitazione non può essere passiva e quindi limitarsi a una
riproduzione meccanica dei modelli ma doveva essere attiva, dinamica e creativa.
Quindi i classici sono dei modelli ideali a cui tendere ma l’importante è scoprire e
costruire un mondo culturale che rispecchi il presente.
Con la riscoperta delle opere classiche e grazie a un nuovo spirito critico nasce una
nuova disciplina, filologia, che si pone come obbiettivo quello di emendare gli errori
commessi dagli amanuensi nella trascrittura dei libri. Questi errori erano sia
involontari, e quindi causati da pessime condizioni di illuminazione di umidità, ma
anche volontari poiché all’epoca non si aveva anche il pensiero dell’appartenenza del
libro all’autore. Questo atteggiamento critico portò anche alla scoperta di clamorosi
falsi. Una delle più note scoperte fu quella fatta da parte di Lorenzo Villa sulla falsità
della donazione di Costantino, che legittimava la proprietà su Roma della chiesa.
Inoltre, si sviluppa un nuovo principio pedagogico: la cultura enciclopedica del
medioevo viene soppiantata da una selezione attiva dell’individuo della cultura da
apprendere in modo da consentire uno sviluppo intellettuale, morale e anche fisico.
Quindi l’individuo non viene più visto come un contenitore di una somma di nozioni da
apprendere ma come soggetto attivo di un processo di formazione culturale e
personale.
2) Livello storico-politico
Il medioevo fu la fase della realtà dei comuni, che era delle piccole città stato nelle
quali erano fondamentali i confronti attivi e spesso accesi. Quando questi confronti
diventavano troppo accessi si chiamava un signore che riceveva provvisoriamente per
un periodo tutti i potere. Con il tempo però questi signori cominciarono a non restituire
i poteri e pian piano questi poteri divennero ereditari. Così nascono le Signorie.
Quando poi il potere dei signori venivano legittimato dal papa o dall’imperatore allora
la signoria si trasformava in principato. Solo Firenze sopravvisse più a lungo come
comune fino al 1435. I territori di queste signorie e principati tendono ad diventare
sempre più grandi. Questo però comportava molte guerre che erano molto dannose
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UMANESIMO E RINASCIMENTO

  1. Introduzione Il passaggio dal medioevo all’umanesimo e al rinascimento fu lento e progressivo. E fu anticipato da grandi autori come Petrarca e Boccaccio. Boccaccio infatti rappresenta una sorta di ponte fra il medioevo e l’umanesimo e il rinascimento. Petrarca è un preumanista perché era una poeta cosmopolita che andava girando per le biblioteche d’Europa in cerca di testi classici. Infatti, a lui si deve il ritrovamento dell’epistolario di Cicerone perduto da secoli. Con l’avvento del rinascimento e dell’umanesimo si ha una riscoperta delle opere del mondo classico. Nel medioevo si era continuata la lettura dei testi classici, ma gli intellettuali di questo periodo tendevano a valutare tutti i testi con un metro del medioevo e cioè con l’allegorismo. Per esempio, l’Eneide di Virgilio era stata interpretata da Dante come una profezia sull’avvento di cristo sulla terra. Nel rinascimento invece nasce una nuova consapevolezza e cioè che ogni opera è espressione del periodo che l’ha prodotta e che quindi ogni opera andava valutata e interpretata seguendo il metro caratteristico del suo autore e del periodo a cui appartiene. Un altro cambiamento importate fu l’affermazione di una visione antropocentrica della vita. Il medioevo era stato caratterizzato da una visione fortemente teocentrica, basata sulla collocazione di Dio al centro di tutto. In questo periodo invece l’uomo viene posto al centro, si abolisce la visone dell’uomo fragile e continuamente insidiato dal peccato e si afferma invece la filosofia dell’uomo artefice del proprio destino. Questo pensiero aveva caratterizzato anche il periodo classico e per questo gli autori dell’umanesimo sentono un’affinità con gli autori classici. Pertanto, gli autori vedevano queste opere come la perfezione e quindi un modello da cui prendere spunto. Però risulta chiara anche la consapevolezza che nonostante l’affinità quelle opere appartenevano al passato l’imitazione non può essere passiva e quindi limitarsi a una riproduzione meccanica dei modelli ma doveva essere attiva, dinamica e creativa. Quindi i classici sono dei modelli ideali a cui tendere ma l’importante è scoprire e costruire un mondo culturale che rispecchi il presente. Con la riscoperta delle opere classiche e grazie a un nuovo spirito critico nasce una nuova disciplina, filologia, che si pone come obbiettivo quello di emendare gli errori commessi dagli amanuensi nella trascrittura dei libri. Questi errori erano sia involontari, e quindi causati da pessime condizioni di illuminazione di umidità, ma anche volontari poiché all’epoca non si aveva anche il pensiero dell’appartenenza del libro all’autore. Questo atteggiamento critico portò anche alla scoperta di clamorosi falsi. Una delle più note scoperte fu quella fatta da parte di Lorenzo Villa sulla falsità della donazione di Costantino, che legittimava la proprietà su Roma della chiesa. Inoltre, si sviluppa un nuovo principio pedagogico: la cultura enciclopedica del medioevo viene soppiantata da una selezione attiva dell’individuo della cultura da apprendere in modo da consentire uno sviluppo intellettuale, morale e anche fisico. Quindi l’individuo non viene più visto come un contenitore di una somma di nozioni da apprendere ma come soggetto attivo di un processo di formazione culturale e personale.
  2. Livello storico-politico Il medioevo fu la fase della realtà dei comuni, che era delle piccole città stato nelle quali erano fondamentali i confronti attivi e spesso accesi. Quando questi confronti diventavano troppo accessi si chiamava un signore che riceveva provvisoriamente per un periodo tutti i potere. Con il tempo però questi signori cominciarono a non restituire i poteri e pian piano questi poteri divennero ereditari. Così nascono le Signorie. Quando poi il potere dei signori venivano legittimato dal papa o dall’imperatore allora la signoria si trasformava in principato. Solo Firenze sopravvisse più a lungo come comune fino al 1435. I territori di queste signorie e principati tendono ad diventare sempre più grandi. Questo però comportava molte guerre che erano molto dannose

per i commerci. Grazie alla pace di Lodi ha inizio invece un periodo di pace, che durerà 40 anni grazie all’intervento di Lorenzo de Medici. Questa pace comporterà un aumento dei commerci e un incremento demografico. Molti di quei borghesi che si erano arricchiti con il commercio tendono in questo periodo a investire i loro profitti nella proprietà terriera poiché meno rischiosa del commercio. C’è quindi un allentamento dell’antico spirito di intraprendenza. Quindi la nuova borghesia si avvicina sempre di più a quella che era la vecchia aristocrazia sia per tipi di investimenti sia per interessi e stili di vita. Nasce infatti una visione edonistica della vita basata sul pensiero che la vita vada goduta a pieno e quindi una continua ricerca del piacere, del lusso e dello sfarzo. Quanto più aumenta lo splendore della vita di questa élite tanto si accentua il divario tra le classi sociali. Infatti, tutti questi mutamenti interessarono solo una stretta cerchia di privilegiati.

  1. Le corti Le corti diventarono un importante centro di culturale, poiché i signori si circondavano di intellettuali e artisti. quindi si riscopre ilo mecenatismo e la figura dell’intellettuale cittadino, tipico per esempio della corte di Federico II di Svevia. Gli intellettuali cortigiani ricevono protezione e denaro e in cambia loro davano lustro al signore e alla famiglia che lo ospitava. Si ha certamente una grande fioritura della cultura artistica e letteraria. Di contro c’è però che al contrario dell’intellettuale cittadino quello cortigiano aveva meno libertà di pensiero e di scrittura. L’intellettuale si trasforma in suddito. Inoltre, la corte era un luogo dove la cultura si produceva ma anche un luogo dove si consumava poiché il pubblico a cui arrivavano era un pubblico ristretto. A Firenze la figura dell’intellettuale cittadino sopravvive ancore per un po’. La massima carica in quel periodo era la guida della cancelleria e che veniva ricoperta da i più grandi intellettuali come Coluccio Salutati, Leonardo Bruni e Poggio Bracciolini. Una nuova istituzione che nasce in questo periodo è l’accademia. Queste accademie sono dei cenacoli durante i quali un gruppo di intellettuali si incontravano per mettere in comune la loro cultura. Queste riunioni avvenivano nei palazzi, nelle ville o nelle corti. Tra le più famose ci sono. L’accademia platonica di Firenze sotto la protezione di Lorenzo de Medici, l’accademia pontiniana di Napoli sotto la protezione di Alfonzo d’Aragona. Altri centri di cultura tipici sono le botteghe artistiche dei pittori e degli scultori. Nella metà del 400, con la diffusione della stampa ( inventata da Gutenberg) nascono delle botteghe specializzate. Anche se ovviamente aumentò la diffusione dei libri questi rimasero comunque molto costosi, e quindi accessibili solo ad un élite l’analfabetismo rimase comunque molto diffuso. Una delle più famose botteghe di stampa fu quella a Venezia di Aldo Manuzio, il quale fu anche fondatore di un accademia chiamata Aldina. Le biblioteche fino a quel momento erano state sempre private, ma in questo periodo nacquero le prime biblioteche pubbliche come quella Laurenziana a Firenze grazie a Lorenzo de Medici e quella vaticana a Roma con Sisto IV.