


Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
La biografia e le opere di Sofocle, uno dei maggiori tragediografi greci. Si analizza il tema della solitudine dell'uomo nelle sue opere, in particolare in Aiace e Antigone. Viene descritta la trama di entrambe le tragedie e si evidenzia l'importanza della solidarietà dovuta ai morti nella cultura ateniese. Si parla anche della sepoltura di Aiace e della sua valutazione come cittadino e militare. Si fa riferimento alle correnti di pensiero dell'epoca presenti nelle opere di Sofocle.
Tipologia: Dispense
1 / 4
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!



Sofocle nacque a Colono , un sobborgo di Atene, attorno al 496 a.C., da una famiglia agiata. Ai tempi, Atene si stava preparando per affrontare i Persiani. Morì a 90 anni, nel 406 a.C., e visse sostanzialmente per tutto il V secolo assistendo agli eventi che hanno segnato più profondamente la storia dalla polis greca come l’apogeo e il declino dell’ età di Pericle , la Guerra del Peloponneso e il governo dei Trenta Tiranni. Partecipò attivamente alla vita politica : fu tra gli strateghi dell’esercito ateniese.
Compose circa 130 opere ottenendo 20 vittorie nelle gare tragiche ; a noi ne sono pervenute 7: Aiace (c.ca 445 a.C.), Antigone (c.ca 442 a.C.), Trachinie , Edipo re (c.ca 430 a.C.), Elettra , Filottete (409 a.C.), Edipo a Colono (406 a.C.), rappresentato postumo. Insieme a Fidia è considerato l’ emblema dell’Atene di Pericle. Nelle sue tragedia l’uomo non sa mai se seguire la legge umana o quella divina e Sofocle non dà mai la soluzione, mentre in Eschilo la legge umana è sempre sottomessa a quella divina; da ciò nasce il tormento del teatro di Sofocle. Mentre Eschilo aveva dipinto gli dei come garanti della giustizia per gli uomini e nelle sue tragedie l’eroe poteva contare sulla solidarietà del coro, Sofocle lascia i suoi personaggi soli a soffrire, spesso ingiustamente, sulla scena. Questo perché egli vuole che gli spettatori capiscano da soli perché l’uomo debba inchinarsi al volere degli dei. Tuttavia anche Sofocle, come Eschilo, pensa che gli dei influenzino il destino umano, ma in modo incomprensibile ai mortali. Anche nella struttura formale dei drammi sofoclei troviamo l’influenza delle correnti di pensiero dell’epoca, come quella sofista e la nascente retorica , mentre Eschilo era più legato alla tradizione. Come anticipato, un tema portante delle tragedie di Sofocle è la solitudine dell’uomo : l’uomo è isolato contro la sua volontà da una forza esterna e la solitudine è dettata dall’inesorabilità del proprio dolore e del proprio destino. Si può quindi parlare di un personaggio “ moderno ”, che grandeggia per spessore morale ed intellettuale; viene quindi ridimensionato il ruolo del coro.
L’Aiace è costruito su una struttura a dittico : una prima sezione è dedicata al protagonista , mentre nella seconda sono rappresentate le conseguenze della vicenda tragica dell’eroe sulla comunità.
L’eroe Aiace desidera vendicarsi del torto subito da parte dei capi dell’esercito acheo, che avevano consegnato le armi di Achille ad Odisseo, che le aveva ottenute grazie alla propria furbizia. Aiace così si reca di notte nel campo dell’esercito per sterminare i soldati. Atena però gli offusca la mente e lo spinge a fare strage di buoi ed in seguito racconta l’accaduto ad Odisseo. Quest’ultimo inizialmente è prudente, poi prova paura ed infine umana solidarietà verso il rivale (” nella sorte di lui vedo anche la mia ”). Aiace comprende di essersi reso ridicolo e il suo senso dell’onore e la sua dignità lo spingono al suicidio , da cui tentano, invano, di dissuaderlo la compagna Tecmessa e il coro. Aiace abbraccia per l’ultima volta il figlioletto e, dopo essersi allontanato, si reca solo sulla riva del mare e si uccide gettandosi sulla spada. Nella seconda parte del dramma ( bipartizione ) si accende una discussione tra chi voleva rendere gli onori funebri al cadavere (tra cui Odisseo ed il fratello Teucro) e i capi dell’esercito, Agamennone e Menelao, che volevano abbandonarlo ai cani in quanto si era messo contro l’esercito. Infine, Aiace sarà sepolto in modo onorevole, come era giusto per gli eroi.
Il tema dell’opera è la sorte mutevole : gli eventi e il destino sono incontrollabili e incomprensibili per gli uomini. Per Aiace la sorte è mutevole in quanto egli era sicuro che avrebbe ottenuto le armi di Achille. È
evidente la solitudine dell’ eroe sofocleo in quanto Aiace, pur tentando di vendicare i propri diritti, è solo e non ha l’appoggio di nessuno. Il tema della solidarietà dovuta a un morto , centrale anche nell’ Antigone , era di grande importanza nella cultura ateniese: trascurare gli onori funebri di un eroe poteva attirare la sventura sulla città, in quanto il volere degli dei era quello di rendere onore ai defunti. Il discorso della sepoltura di Aiace, che quindi riguardava tutta la città, si intreccia con la valutazione della sua “carriera militare” e di cittadino: non rendergli onori significherebbe macchiare la memoria delle sue imprese. Dunque la sepoltura di Aiace conclude giustamente la sua parabola tragica: dalla colpa , alla sventura , alla punizione (il suicidio) ed infine il reintegro all’interno della comunità. La morte è l’evento che gli permette di riottenere l’onore e la dignità; l’ Aiace , infatti, ruota attorno alla figura del protagonista: un eroe rimasto fedele alla “ cultura della vergogna ” e al senso dell’onore della società arcaica, che si uccide, appunto, spinto dalla vergogna per essersi reso ridicolo.
Antigone
Dopo che Eteocle e Polinice si sono uccisi reciprocamente, lo zio Creonte decide di seppellire con i dovuti onori il primo, essendosi battuto per la patria, e di abbandonare ai cani il secondo. La sorella degli eroi, Antigone , seppellisce comunque anche Polinice, obbedendo al diritto familiare e al volere degli dei. Creonte, però, disseppellisce il defunto ed ordina di cercare il responsabile. Antigone torna un’altra volta a seppellire il fratello, ma viene colta in flagrante. Zio e nipote si affrontano in lungo dialogo, ma alla fine la ragazza viene condannata a morte , nonostante le suppliche fatte a Creonte dal figlio Emone, marito di Antigone. Dopo averla sepolta viva in una caverna sotterranea, Creonte si decide di liberare la nipote, ma giunto alla caverna trova quest’ultima impiccata , ed ai suoi piedi, di fronte al padre, anche Emone si toglie la vita. Tornato alla reggia, la moglie Euridice si uccide a sua volta, lasciando da solo il marito.
L’importanza di questa tragedia sta nella figura di Antigone e nel lungo dialogo che questa ha con lo zio. In questo dialogo è evidente il contatto della tragedia con il mondo sofista , visibile dalla tenacia e dalla capacità che hanno i due protagonisti ad affermare e sostenere le loro tesi, completamente opposte, tanto da farle risultare entrambe valide. Antigone, infatti, sostiene l’importanza del volere divino e del diritto familiare, mentre Creonte sostiene la validità della legge dello Stato , essendo il re. Antigone è una figura moderna , che si ribella alla legge dello Stato , sostenuta da Creonte, e all’ autorità patriarcale in generale. La sua forza e la sua determinazione stanno nella voglia di affermare le proprie posizioni sia per rendere onore ai fratelli, ma anche per rendere onore alle donne dando loro una maggiore dignità sociale. Gli altri personaggi, come Emone, per esempio, si schierano dalla sua parte. La figura di Antigone può essere paragonata anche alla figura di Clitennestra nell’Orestea di Eschilo, che aveva ucciso il marito Agamennone.
Edipo re Rappresentato nel 430 a.C. , assieme ad Antigone ed Edipo a Colono fa parte della saga che vede come protagonista la famiglia dei Labdacidi. La data dell’opera è stata ricavata dal fatto che la peste narrata della tragedia potrebbe rappresentare la peste che colpì Atene proprio nel 430 a.C. Alla base di questa trageda c’è il mito di Edipo : Laio, re di Tebe, marito di Giocasta, riceve da un oracolo il vaticinio che un giorno suo figlio Edipo l’avrebbe ucciso e avrebbe sposato la madre; per questo motivo decide di abbandonarlo su un monte. Trovato da un pastore, viene portato ai sovrani di Corinto e allevato da loro. Una volta cresciuto, un oracolo rivela anche a lui che avrebbe ucciso il padre e sposato la madre; per proteggere i suoi genitori, decide di andare a Tebe e, ad un trivio , travolge Laio con l’auriga, non sapendo che fosse il suo vero padre. In seguito si reca alla Sfinge e risolve l’indovinello; acclamato come liberatore, viene dato in sposa alla regina rimasta vedova, ovvero la vera madre, Giocasta, realizzando l’oracolo.
eroe meschino e crudele, ha un piano: Neottolemo dovrà fingere di avere litigato con i capi greci (in particolare con Odisseo stesso, a cui sarebbero state affidate le armi del padre di Neottolemo contro la volontà di quest'ultimo) e cercare di accattivarsi la fiducia di Filottete, facendosi consegnare l'arco. L'inganno riesce, grazie anche alla comparsa di un marinaio greco che si finge mercante e annuncia l'arrivo di Odisseo, e Filottete consegna il suo arco all'amico Neottolemo, che a sua volta lo consegna ad Odisseo. All'ultimo momento, però, Neottolemo si pente, riprende l'arco a Odisseo e lo riconsegna a Filottete. Odisseo si infuria e solo l'intervento di Eracle ex machina , che promette a Filottete che la sua ferita sarà miracolosamente curata, risolve la situazione e convince Filottete ad imbarcarsi per Troia.
Edipo a colono L’edipo a colono fu rappresentato postumo nel 401 a.C., anche se alcuni pensano che sia stato messo in scema tra il 406-405. L’edipo re rappresenta una sorta di testamento di Sofocle, che si indentifica in Edipo e lo reinterpreta facendo di lui il rappresentante dei valori di Atene.
Edipo, un mendicante, vecchio e cieco giunge al bosco delle Eumenidi , nei pressi di Atene, condotto per mano dalla figlia Antigone, l’unica a non averlo abbandonato. Un oracolo gli ha predetto che qua finiranno i suoi giorni. Gli abitanti del luogo vorrebbero allontanarlo, ma il re di Atene decide di dargli ospitalità e protezione. A Tebe i due figli di Edipo, Eteocle e Polinice, sono in lotta per il potere e secondo un oracolo, la vittoria toccherà a quello che sarà riuscito ad assicurarsi l’ appoggio del padre. Successivamente arriva Creonte , per persuadere Edipo a ritornare in patria, ma in seguito al rifiuto di quest’ultimo, prende in ostaggio le sue figlie, che vengono salvate grazie a Teseo. Giunge Polinice con la speranza di ottenere l’appoggio paterno, ma viene però respinto. Vari prodigi segnalano ad edipo che la sua morte è vicina, ma solo Teseo lo accompagna nel momento supremo, ottenendo in cambio sicurezza e protezione per la sua patria.
Uno dei temi presenti nell’opera è il tema dell’ ospitalità al mendicante, che riporta all’ospitalità delle Supplici di Eschilo, con Atene che rappresenta sempre la città che accoglie gli esuli. La rappresentazione si fonda sul polo della religiosità , rappresentato da Edipo, immerso nella sua meditazione sulla morte, e dalla figlia Antigone che aveva sempre difeso la religione (vedi tragedia), e sul polo della realtà , rappresentato da Creonte, Ismene e Polinice, che hanno il desiderio di riportare la pace a Tebe; i due poli sono uniti dalla figura di Teseo. Nella tragedia Edipo viene trattato da innocente e Sofocle condivide la sofferenza di Edipo, inoltre la protezione di Edipo rappresenta, da parte di Sofocle, la fiducia che quest’ultimo vuole trasmettere agli Ateniesi, sconfitti nella guerra del Peloponneso. Attraverso Colono, suo demo di nascita, Sofocle sia esalta la grandezza di Atene , sia compie un atto d’amore nei confronti di Colono stesso, essendo ormai alla fine dei suoi giorni. Atene che viene messa in scena da Sofocle con il re che incarna i valori collettivi, sembra riprodurre le parole di Pericle in Tucidide, che le assegna ruolo di “scuola dell’Ellade”.