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LETTERATURE COMPARATE
La letteratura comparata analizza la letteratura (e la cultura in generale) senza focalizzarsi su una sola
storia nazionale, ma cercando di notare divergenze e similitudini nello sviluppo di più letterature. Il
‘700 viene caratterizzato da due movimenti considerati di solito separatamente, ma che molto spesso si
contaminano l'un con l’altro. Il ‘700 non è solo il secolo della razionalità, ma soprattutto dei sentimenti
e delle passioni, fondamentali per lo sviluppo della ragione umana. Gli illuministi nei loro romanzi
illustrano il rapporto tra il movimento dei sentimenti e le azioni razionali.
Mentre l’illuminismo viene considerato un movimento cosmopolita per definizione, adattabile a ogni
luogo e tempo, i romantici mettono l’accento sulle differenze nazionali, le idee nascono sulla base della
sensibilità degli individui di un popolo.
La crisi dei fondamenti e la critica letteraria
Crisi dei fondamenti, ovvero il declino della considerazione della verità come stabile a partire dal ‘700,
con un processo relativistico ancora in atto. In parte gli illuministi credono ancora alla verità e che essa
sia raggiungibile, ma iniziano a mettere in dubbio le verità costituite, come la religione.
Nasce la disciplina della critica letteraria. La Poetica di Aristotele portava avanti un’idea normativa
di letteratura, con generi rigidi e divisi corrispondenti a uno stile, che può essere o alto o basso. Anche
argomenti e personaggi seguono la gerarchia del genere. L'idea della letteratura per Aristotele è
imitativo retorica, seguire determinate regole è necessario (come quella delle tre unità per la tragedia,
adottata dal classicismo del Seicento). Anche il lavoro del critico è normato, perché il critico è colui
che si assicura che le regole vengano rispettate.
L’attacco alla gerarchia a livello estetico è pericoloso, perché implica una crisi anche delle gerarchie
sociali e politiche. Già a metà del Trecento una nuova classe inizia a far crollare la gerarchia dell'ancien
régime: la borghesia. Tuttavia bisogna aspettare il Settecento per vedere la nascita dell’arte come la
conosciamo oggi, ovvero come l’espressione della soggettività dell’autore. La critica letteraria a
questo punto deve comprendere i passaggi, le filiazioni, le sensibilità dietro le opere prese in analisi.
Entra in crisi anche il modello allegorico (dire qualcosa per dire altro). Cambia il concetto di
ermeneutica, che fino al settecento era stata la spiegazione dei passi poco chiari, poi diventa la
spiegazione della volontà autoriale.
“Dio, il clima, l’epoca, il momento, l’età del mondo l’hanno fatto.”
Johann Gottfried Herder
La sensibilità moderna sta entrando nella visione di Herder: luoghi diversi producono opere d’arte
diverse, non è più possibile un modello imitativo. Ma non è solo il contesto geografico, è anche il
contesto storico che determina un’opera. La coscienza storicista è data scontata nel mondo
contemporaneo, ma non era scontata fino al Settecento. Se tempo e luogo influenzano alla radice l’arte,
non può più esistere un modello oggettivo d’arte. Si comincia a credere che ogni luogo e tempo abbiano
le proprie regole e che quindi le opere vanno giudicate in base a quelle.
Entra l’originalità come valore, arriva l’idea del divenire, un flusso costante che cambia i nostri valori
e pensieri. Non a caso nel 1715 viene pubblicata La scienza nuova di Vico.
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LETTERATURE COMPARATE

La letteratura comparata analizza la letteratura (e la cultura in generale) senza focalizzarsi su una sola storia nazionale, ma cercando di notare divergenze e similitudini nello sviluppo di più letterature. Il ‘700 viene caratterizzato da due movimenti considerati di solito separatamente, ma che molto spesso si contaminano l'un con l’altro. Il ‘700 non è solo il secolo della razionalità, ma soprattutto dei sentimenti e delle passioni, fondamentali per lo sviluppo della ragione umana. Gli illuministi nei loro romanzi illustrano il rapporto tra il movimento dei sentimenti e le azioni razionali. Mentre l’illuminismo viene considerato un movimento cosmopolita per definizione, adattabile a ogni luogo e tempo, i romantici mettono l’accento sulle differenze nazionali, le idee nascono sulla base della sensibilità degli individui di un popolo.

La crisi dei fondamenti e la critica letteraria

Crisi dei fondamenti, ovvero il declino della considerazione della verità come stabile a partire dal ‘700, con un processo relativistico ancora in atto. In parte gli illuministi credono ancora alla verità e che essa sia raggiungibile, ma iniziano a mettere in dubbio le verità costituite, come la religione. Nasce la disciplina della critica letteraria. La Poetica di Aristotele portava avanti un’idea normativa di letteratura, con generi rigidi e divisi corrispondenti a uno stile, che può essere o alto o basso. Anche argomenti e personaggi seguono la gerarchia del genere. L'idea della letteratura per Aristotele è imitativo retorica, seguire determinate regole è necessario (come quella delle tre unità per la tragedia, adottata dal classicismo del Seicento). Anche il lavoro del critico è normato, perché il critico è colui che si assicura che le regole vengano rispettate. L’attacco alla gerarchia a livello estetico è pericoloso, perché implica una crisi anche delle gerarchie sociali e politiche. Già a metà del Trecento una nuova classe inizia a far crollare la gerarchia dell'ancien régime: la borghesia. Tuttavia bisogna aspettare il Settecento per vedere la nascita dell’arte come la conosciamo oggi, ovvero come l’espressione della soggettività dell’autore. La critica letteraria a questo punto deve comprendere i passaggi, le filiazioni, le sensibilità dietro le opere prese in analisi. Entra in crisi anche il modello allegorico (dire qualcosa per dire altro). Cambia il concetto di ermeneutica, che fino al settecento era stata la spiegazione dei passi poco chiari, poi diventa la spiegazione della volontà autoriale. “Dio, il clima, l’epoca, il momento, l’età del mondo l’hanno fatto.” Johann Gottfried Herder La sensibilità moderna sta entrando nella visione di Herder: luoghi diversi producono opere d’arte diverse, non è più possibile un modello imitativo. Ma non è solo il contesto geografico, è anche il contesto storico che determina un’opera. La coscienza storicista è data scontata nel mondo contemporaneo, ma non era scontata fino al Settecento. Se tempo e luogo influenzano alla radice l’arte, non può più esistere un modello oggettivo d’arte. Si comincia a credere che ogni luogo e tempo abbiano le proprie regole e che quindi le opere vanno giudicate in base a quelle. Entra l’originalità come valore, arriva l’idea del divenire, un flusso costante che cambia i nostri valori e pensieri. Non a caso nel 1715 viene pubblicata La scienza nuova di Vico_._

Un mondo sta finendo, coi suoi valori fissi. La religione nel Settecento esce dalla vita pubblica, diventa una faccenda privata, non deve più avere a che fare con il funzionamento dello Stato. L’intervento della religione nel pubblico era uno dei fondamenti del feudalesimo, nonostante fosse già avvenuta la Riforma di Lutero: la lettura individuale e privata del testo sacro apre al soggettivismo , all’interpretazione individuale, non normata. “Non appena mi sembra che qualcosa sia vero o bello, non c’è nulla di più naturale che aspettarsi che paia vero e bello a tutti, che tutti abbiano la stessa sensazione, la stessa opinione. Ma appena mi dimostrano che ad altri la stessa cosa appare falsa, brutta, non piacevole, allora la verità, la bellezza, il valore morale appare come un fantasma che cambia forma, un vero Proteo che mai si mostra uguale» Herder, Sul gusto , 1766 Per Herder non solo il bello (relativismo estetico), ma anche il vero e il buono diventano non oggettivi, cambiano ogni volta forma. Non può più esistere un’arte retorico-imitativa. Un genere nuovo prende il sopravvento, che non segue modelli precedenti: il romanzo. Il romanzo parla della borghesia non più solo comicamente come la commedia aristotelica: si spezza la norma che vuole argomenti bassi per personaggi umili. Il romanzo non segue norme stilistiche, distrugge le regole dell’imitazione e la fissità psicologica dei personaggi. Per questo il romanzo diventa il genere dominante. Nel 1720 quasi il 90% delle pubblicazioni sono di argomento religioso, nel 1780 solamente il 12%, mentre tutte le altre sono romanzi. Cambia il mercato, la borghesia vuole leggere di sé. “ogni differenza di stile ha origine nella diversità delle idee.” Cesare Beccaria «ogni mente percepisce una bellezza diversa» David Hume Se lo stile cambia quando le idee cambiano, a seconda del tempo e del luogo, non può esistere uno stile perfetto. Questi autori cercano ancora di definire delle norme ma basta arrivare a un senso comune, sociale, non serve arrivare a verità assolute. Il romanticismo approfondirà questa crisi: l'autore non deve imitare né il modello, né la natura. Winkelmann, infatti, proponeva l’imitazione della natura come obiettivo. I Romantici rifiutano l’idea dell’arte come imitazione, affermando l’idea dell’arte come forza creatrice a partire dalla soggettività artistica. Emerge il concetto di genio, di chi non imita o non copia, ma crea. I Romantici, a questo punto, cercano i propri antenati, una vena originale e creatrice sempre esistita, come Tass, Shakespeare, Cervantes. La critica va di pari passo con il lavoro del genio. Nel 1975 Schiller scrive il suo saggio sulla poesia, e parla proprio delle opere classiche. “Questi oggetti sono l’immagine di un’infanzia irrevocabilmente passata, che ci resterà per sempre cara, e che dunque infonde in noi una certa malinconia; sono anche l’immagine della più alta perfezione di un mondo ideale” Friedrich Schiller, Sulla poesia ingenua e sentimentale

è religioso, ma ha fiducia delle sue capacità e della tecnica. Non a caso il romanzo è scritto in prima persona e porta nella psiche mobile del protagonista. “Sono nato nell’anno 1632, nella città di York, da una buona famiglia, che però non era di qui (…) il mio solo desiderio era viaggiare per mare (…) appartenevo alla Classe Media, ovvero a ciò che si può chiamare la condizione superiore della vita inferiore, da lui giudicata per lunga esperienza come la classe migliore del mondo, (…) la pace e l’abbondanza che sono compagne alla media fortuna; che la temperanza, la moderazione, la tranquillità, la salute, la socievolezza, tutti gli svaghi piacevoli e tutti i piaceri desiderabili, sono benedizioni riservate a questa condizione di vita.” William Defoe, Robinson Crusoe (1719) Sta presentando il contesto, cosa che non appartiene agli eroi classici. Robinson è ciò che è perché è nato in un determinato luogo in un determinato posto. Appartiene alla middle class, di cui Dafoe fa le lodi. Non a caso Robinson è inglese, perché è in Inghilterra che il capitalismo attecchisce prima, in cui la middle class si afferma per la prima volta in Europa. L’Inghilterra è anche l’unico Paese in cui si crea una sinergia tra la classe borghese e quella aristocratica, in cui parte di quest’ultima rinuncia ad alcuni privilegi per adottare le attività e la vita borghesa. La modernità e la sua fluidità vengono rappresentate simbolicamente dalla vita per mare: nel romanzo sono comunissime le metafore per il trascinamento, da una parte all’altra, contro la volontà del protagonista. “Appena la nave uscì dall’Humber il vento cominciò a soffiare, le onde si gonfiarono spaventosamente; (…) un figlio colpevole d’aver lascito la casa paterna e abbandonata il dovere. (…) aumentando Affari e Ricchezza, la mia testa cominciò a riempirsi d’iniziative al di là della mia portata, simili a quelle che spesso provocano la rovina dei più abili Speculatori. (…) alla radice di tutti i miei disastri restava il mio attaccamento palese e discutibile a una folle Inclinazione di correre per il mondo, (…) il desiderio temerario e immodesto d’andare oltre a ciò che la natura delle cose consente” William Defoe, Robinson Crusoe (1719) La borghesia non è ancora quella spregiudicata dell'Ottocento, è ancora tesa tra i valori regolari del vecchio regime e la voglia di arricchirsi. In Robinson c’è ancora il sentore del peccato di ingordigia. Anche il rapporto col denaro in Robinson è particolare, la vita intera è la possibilità di un’impresa commerciale. “36 mila sterline in pezzi d’oro e d’argento (…). Alla vista di questo Danaro sorrido e dico ad alta voce: ah, droga! a che servi adesso? per me non vali più nulla, (…) va’ pure in fondo al mare come un essere che non merita d’essere salvato. Ma poi cambiai idea. (…) consolazioni che mi davano gioia e delle pene di cui soffrivo, come un Debitore e un Creditore” William Defoe, Robinson Crusoe (1719) Dolore e gioia vengono considerate economicamente da Robinson, che vede il mondo come un grande mercato. Anche il suo rapporto con la natura viene razionalizzato e strumentalizzato.

“Ho cominciato a regolare il mio Tempo: orari di lavoro, di uscita, di riposo, di ricreazione. (…) Ho pensato allora per la prima volta di allevare degli animali per fornirmi di alimenti” William Defoe, Robinson Crusoe (1719) Il suo tempo viene ancora capitalisticamente organizzato e questo gli permette di sopravvivere. La natura non è più quella dell’Arcadia, tutto deve produrre un sostentamento, un profitto. Anche il rapporto coi cannibali dell’isola è particolare, perché Robinson ha un rapporto particolare con le leggi di natura. All’interno dell’illuminismo c’è un dibattito: alcuni illuministi credono alle leggi di natura, che sono vere sempre, altri come Diderot no, e Robinson va verso quella direzione. Robinson tende al relativismo. “massacro che avevo deciso solo in base all’esplosione di segno provocata dagli Innaturali Costumi del popolo di questa regione: cui la Provvidenza, evidentemente, aveva consentito nella sua saggia organizzazione del mondo di non aver altra guida che le loro proprie Passioni perverse e ripugnanti: (…) senza altra Colpa che quella costituita da una Natura totalmente abbandonata dal cielo e alimentata da una infernale depravazione (…). Che autorità, che missione avevo io per pretendermi giudice e boia di questi uomini trattandoli come criminali (…). È certo che questi popoli non considerano Crimine ciò che fanno; che ciò non è riprovato dalla loro Coscienza né rimproverato dalla loro Ragione (…) non erano assassini più di quanto lo siano i Cristiani che spesso uccidono i prigionieri fatti in combattimento” William Defoe, Robinson Crusoe (1719) Entra un certo relativismo valoriale che non è quello delle leggi di natura. D’altro canto Robinson non si fa problemi a schiavizzare delle persone. Il viaggio è un tema fondamentale: il viaggio è l 'apertura su orizzonti e valori nuovi e diversi, che mettono il sistema di partenza in crisi. Negli stessi anni del Robinson, Montesquieu pubblica le Lettere Persiane , in cui la visione orientale mette in dubbio quella occidentale. Ma il viaggio è soprattutto lo scambio commerciale. Per la prima volta gli uomini smettono di battere i tracciati romani e ne creano di nuovi per scambiare merci più velocemente. La rivoluzione borghese e capitalista è il sottofondo di tutta l’opera. La borghesia di Robinson è ancora quella vecchia che teme che sia peccato di hybris. Si sogna un capitalismo controllato da valori religiosi ed etici, lo vediamo anche in Pascal nei suoi Pensieri. Quando cominciano a vincere relativismo e decentramento però anche questo centro etico viene meno. “Bell’affare davvero era stato lasciare laggiù una fortuna avviata, una piantagione florida, sempre più prospera, per andarmene come commissario di bordo (…), quando con tempo e pazienza, col mio capitale accresciuto, ne avrei potuto comprare (…) a decine e sulla porta di casa” William Defoe, Robinson Crusoe (1719) “Beati quelli che trovandosi su questi fiumi, non immersi, non trascinati, stanno immobili e saldi, non in piedi, ma seduti, in basso e al sicuro, da dove non si alzano prima dell'alba, ma dopo essersi riposati in pace tendono la mano a colui che li deve risollevare per farli stare diritti e fermi nei portici della

“Quindi negli scritti predomina l’aria imitativa, la lingua non ha che un colore ed un tuono, e ad onta della sua facoltà vitale e generativa, diventa sterile e morta.” Melchiorre Cesarotti, Saggio sulla filosofia delle lingue (1785) Imitare può portare a una letteratura sterile e morta. La stessa lingua è opera del contesto, del tempo e del luogo. La lingua racchiude lo spirito di un popolo, Per questo imitare uccide lo spirito di un popolo. Per questo I canti di Ossian sono importanti: può esistere un altro epos rispetto a quello mediterraneo, diverso perché corrisponde a un popolo diverso da quello greco-romano. Non a caso è Cesarotti a tradurre l’ Ossian in Italia. Omero non era né l’unico né il perfetto. «che Omero non era né l’unico né il perfetto neppur nel suo genere (…). Ossian è il genio della natura selvaggia: i suoi poemi somigliano ai boschi sacri degli antichi suoi Celti: spirano orrore» Melchiorre Cesarotti, Le poesie di Ossian La lingua, come le opere, se contiene lo spirito di un popolo, apre definitivamente alla crisi della gerarchia valoriale e al relativismo. Diverse estetiche, insieme a diversi sistemi valoriali, possono coesistere. Esistono due modelli estetici: quello classico e mediterraneo della luce e dell’armonia e quello nordico della paura, del terrore, che piace perché sconvolge. Entra in gioco il sublime oltre al bello, non esiste più un bello assoluto. Il sublime non è dominato dal logos, ma dal sentimento, dalle passioni. Alla crisi del classico corrisponde una liberazione dell’estro creativo dalle regole e dai modelli, e sono proprio le considerazioni sul sublime a spezzare nel ‘700 le rigide logiche classiciste. Si abbandona la regola e la chiarezza, si cerca l’indefinito e il misterioso.

Caratteri base dell’Illuminismo in Europa da metà del Settecento

Cultura che mette radicalmente al centro l’umano , concetto che si era già fatto strada con la Riforma protestante, che afferma l’agency dell’uomo. Inizia la mentalità borghese, imprenditoriale: il lavoro diventa centrale nelle esistenze degli uomini, prendendo il posto di altri elementi sovrastrutturali, come la religione. Vico, nella Scienza nuova , afferma che la natura sia inconoscibile all’uomo nei suoi reconditi anfratti, essendo opera divina, mentre il “mondo delle nazioni” è conoscibile, essendo opera umana. Il modo in cui l’uomo sta al mondo, trasformandolo col suo lavoro, glielo rende conoscibile. ● Pieter Bruegel, The Fall of Icarus In primo piano non c’è Icaro, ma il lavoro. L’elemento mitologico che era fondamentale per la conoscenza del mondo passa in secondo piano. L’uomo del Terzo Stato diventa al centro dell’universo.

  • coloro che credono radicalmente che la ragione possa essere allargata in ogni campo, la razionalità va adattato alle leggi di natura. il compito è esportare la razionalità. Anche la natura dell’umanità è fissa, contro il tempo e la storia. “fede nell’unità e nell’immutabilità della ragione. Questa è sempre la stessa per tutti i soggetti pensanti, per tutte le nazioni, tutte le epoche, tutte le civiltà”. Ernst Cassirer, La filosofia dell’Illuminismo
  • Illuminismo scettico, attento al valore di sensi e sensazioni, attento al valore del contesto e già con una mentalità relativista. diderot questa divisione c’è anche in politica
  • coloro che hanno fiducia nell’aristocrazia e credono al potere delle riforme: mercato libero, tassazione, fine delle corporazioni (gilde, misure difensive del lavoro ma che bloccavano l’ascesa sociale), maggior partecipazione del ceto produttivo (parte borghese del terzo stato)
  • illuminismo radicale che chiede un cambiamento generalizzato: difensori del capitalismo (tranne Rousseau), difensori del mercato, simpatizzanti dell'Inghilterra (in cui aristocrazia e borghesia avevano collaborato). “Il corollario più importante del principio che l’egoismo economico promuove il benessere dell’intera nazione è il liberismo , che costituisce uno dei tratti più caratteristici dell’illuminismo. Esso si esprime nella convinzione che l’attività economica non deve essere intralciata. È appunto il principio del “lasciar fare” (…) fisiocrazia (…). I “fisiocratici” (Francois Quesnay, Turgot) vedono cioè nell’attività economica la presenza di quella “natura” (…). Nel Trattato teologico-politico , Spinoza aveva osservato che la prosperità economica è unita alla tolleranza religiosa (…). La religione è la setta cui appartiene non li interessa affatto. La libertà di pensiero produce effetti benefici sul piano economico. Spinoza si riferiva alla città di Amsterdam. Voltaire invita e entrare nella borsa di Londra per riscontrare lo stesso fenomeno. Per lui, anzi, il commercio viene ad assumere un valore morale superiore a quello della religione (…). È indubbio (…) che la cultura illuministica è in sintonia con gli interessi della classe borghese in ascesa” ”. Emanuele Severino Fisiocratici → intellettuali che vedono nelle leggi di mercato lo specchio delle leggi di Natura. La prosperità del mercato e la ricerca dell’agiatezza economica viene visto come propedeutico della tolleranza. Severino oppone questo quadro di libertà inglese a quello… Allo sviluppo mercantile e borghese inglese viene associata una visione laica del mondo. La Borsa è il luogo rispettabile in cui tutti i cittadini coabitano pacificamente per via della ricerca egoistica del benessere economico. “Qui è verissimo che nessuno parla mai di religione. A Parigi questo succede sino alla noia. In Londra il Quachero, l’Anabatista, l’Anglicano, il Metodista, il Cattolico, il Greco Scismatico, il Protestante va a due ore dopo il mezzo giorno alla borsa col suo frac, seriamente, fa i suoi negozi e ritorna pacificamente a casa, va alla chiesa, ecc., non si chiama mai di che setta sia un tale. Io credo che la freddezza inglese non tanto dipenda dal clima, quanto propriamente perché molte verità qui sono già

gittate dietro le spalle. (…) Ma in Londra chi può scaldarsi il sangue? Volete creder nulla? Siete padrone. Volete creder poco? Siete padrone. Volete credere nella tal maniera? Siete padrone. Volete fare una Setta? Siete padrone. Volete dire che il Re è un c…? Siete padronissimo. Il mio Servitore lo dice cento volte il giorno ”. Alessandro Verri al fratello Pietro Per la Chiesa cattolica il prestito aveva sempre avuto a che fare con l’usura, ma le cose stano cambiando, perchè il capitalismo ha bisogno del prestito e l’attività non viene svolta solo dagli EBREI. Non a caso il modello europeo viene visto dagli illuministi come il modello decisivo da esportare, che libererà la vita bloccata del feudalesimo. Le cose inizano a essere prodotte non per il loro uso, ma per il loro scambio, vengono prodotte solo per essere immesse nel mercato. già Robinson parla di valore d’uso e valore di scambio. “la cosiddetta economia di scambio, in costante tensione tra l’enorme territorio della produzione, da un lato, e l’altrettanto vasto dominio del consumo, dall’altro (…) tra il 1400 e il 1800 (…): grandissima parte della prodizione, assorbita dall'autoconsumo della famiglia o del villaggio, non entra nel circuito del mercato. Tenuto conto dei livelli di questa imperfezione, l’economia di mercato è comunque in costante progresso, essa collega piccoli centri e città in misura sufficiente ad avviare una forma di organizzazione della produzione, a orientare e pilotare il consumo. (…) l’economia di mercato rappresenta il tramite, la forza matrice, (…) da cui scaturiscono stimoli, energie, innovazioni, iniziative”. Fernand Braudel, La dinamica del capitalismo La stessa stratificazione cetuale, in cui il ruolo dell’individuo viene bloccato alla nascita, crolla: la mobilità sociale inizia ad agire. La nobiltà non scompare coi suoi privilegi, ma vi si associa l’idea che possa esistere una nobiltà per merito. Anche il ruolo sociale si fa dinamico, insieme al credito e al debito. Anche i prezzi iniziano ad andare in movimento. Turgot quando diventa ministro delle finanze liberalizza il prezzo del grano, che inizia a fluttuare. Il valore delle cose improvvisamente si fa mobile. a questo punto, anche le cose immateriali e il loro valore vengono messi in dubbio. Anche la proprietà immobile inizia a oscillare. La proprietà fondiaria, centrale nel feudalesimo, inizia a perdere prestigio. Il capitale si afferma e il capitale è liquido. La ricchezza non viene più da guerre e conquiste, ma da manifatture e commerci. il progresso scientifico e tecnologico deve essere asservito allo sviluppo economico, il tutto volto all’emancipazione umana. l'illuminismo più illuminato prova a controllare il processo, per quando lo appoggi. Ma è inevitabile che il valore della ragione venga messo in dubbio: non è più così salda. “tutte le nostre conoscenze dirette si riducono a quello che riceviamo attraverso i nostri sensi ”. Jean Baptiste D’Alembert, Discorso preliminare per l’ Encyclopédie La ragione non è più un episteme immobile e catalogante, ma riportata nelle dinamiche umane mostra qualche crepa. Si magnificano le conquiste della scienza, si crede costantemente nella distinzione tra il vero e il falso, ma la questione si complica.

“tutte le nazioni necessariamente si avvicinano allo stato di civilizzazione delle più illuminate (…) quella francese e quella anglo-americana» “gradualmente i popoli si allontanano dalla servitù delle nazioni soggette ai re, dal barbarismo delle tribù africane, dall’ignoranza dei selvaggi» Oltre al carico colonialista e all’idea di liberazione di emancipazione, vi è la volontà di trascinare tutti i poli nel mercato, estirpando le economie di sussistenza. “I principi della costituzione francese sono già accettati da ogni persona illuminata. (…) sono ormai troppo diffusi per essere bloccati dagli sforzi dei preti e dei tiranni” Il pensiero di un'élite che si è sempre saputa come una cerchia ristretta, col sogno di poter allargare cosmopoliticamente i propri valori. Lo strumento base dell’esportazione dei principi illuministi sarà il libero mercato, non imposto con la forza come nell’Ottocento. “gli Europei si limiteranno al libero commercio…..” “I loro insediamenti (…) popolati da persone industriose (…), vedremo queste persone disseminate fra le nazioni, portando in giro le verità utili alla loro felicità e all’illuminazione degli altri» “In queste vaste regioni ci sono numerosi popoli che sembrano solo aspettare di ricevere da noi i mezzi per diventare civilizzati, trovare fra gli Europei fratelli e diventare così loro amici e discepoli» L’avverarsi dell’illuminismo è l’avversarsi di una legge di natura per Kant “nessun dubbio che (…) le azioni umane siano determinate da universali di natura come ogni altro fatto” “La singola persone e anche un intero popolo non pensa che, anche quando persegue un fine Particolare, agisce in accordo col disegno della Natura» Si lega al deismo, idea che la religione non si basi su una rivelazione, ma sulla natura. “La morale è in ogni dove la medesima perché proviene da Dio” Voltaire, Sul deismo (1742) “se non ci fosse in Inghilterra che una religione, il dispotismo sarebbe da temere; se ve ne fossero due, si taglierebbero la gola; ma ve ne sono trenta, ed esse vivono in pace e felici” Voltaire, Lettere inglesi (1733) “che tutti gli uomini possiedono le stese idee perché hanno gli stessi sensi, e le idee sono prodotte

dai sensi ” Turgot, Riflessioni sulle lingue (1751) Idea naturalizzante di ragione umana vista come perfettibile, ma complicata dalla relazione coi sensi. Si ammette in qualche modo che non esiste una sola ragione, perché essa deriva dai sensi. Una progressiva liberazione del mercato porterà a un miglioramento della vita umana e delle percezioni culturali. ““la circolazione del denaro – questa circolazione salutare e fruttuosa che anima tutto il lavoro della società, che mantiene l’attività e la vita del corpo politico, e che ci sono buone ragioni per paragonare alla circolazione del sangue nel corpo animale” Turgot Il denaro viene concepito come qualcosa di naturale. Il modello di tutto ciò resta quello inglese. “Salve, Bretagna / caro a tutta la terra porto / non fie mai che il lusso e la mollezza / invada i figli tuoi (…) / formi il commercio sol tua gloria e vanto” John Gay Chiara connessione tra la liberazione dei legacci del feudaliesimo e la liberazione degli ideali estetici. Voltaire assocerà l’ascesa del capitalismo e il commercio e l’ascesa della borghesia. “Il commercio, che ha arricchito i cittadini inglesi, ha contribuito a renderli liberi, e questa libertà ha a sua volta sviluppato il commercio” “Questo (…) appare mostruoso a dei Tedeschi (…): per essi, è inconcepibile che il figlio di un pari d’Inghilterra sia soltanto un ricco e potente borghese” “«Liberty and Propriety» tale la divisa degl’Inglesi. (…) E’ il motto della natura» Voltaire, Lettere filosofiche (1733) Primi elementi di naturalizzazione del capitalismo: se si crede che la liberazione dell’uomo in politica ed economia sia legato alla libertà dell’uomo come voluto dalle leggi di natura, allora il capitalismo è naturale. “Ogni certezza che non si fondi su una dimostrazione matematica è soltanto un’estrema probabilità: non esiste altra certezza storica” Voltaire, Storia e storiografia (1757) nonostante ciò Voltaire rimane in campo estetico una convinto aristotelico. “resta commosso assistendo per la prima volta alla rappresentazione di una bella tragedia; ma non sa discernervi il pregio delle unità” “Gli artisti, per paura di essere imitatori, cercano vie fuor del comune: si allontanano dalla bella

nonostante sia illuminista, si rende conto del problema della visione così rigida dell’illuminismo ancora troppo ancorata al classicismo. Il capitalismo, un prodotto della storia, legato a un momento, si afferma anche come un fenomeno non transitivo, bensì il riflesso di una legge di natura. Anche in Voltaire ci sono due linee di pensiero in contraddizione: da un lato l’identità della natura umana come costante, dall’altra un’idea storica delle società umane come in viaggio da uno stato originario selvaggio verso la civiltà. questo secondo versante comporta un’idea di progresso, di storia, fondata però sull’idea di una perfettibilità intrinseca dell’uomo, verso una verità. Voltaire afferma che tutto ciò che deriva dalla natura umana si assomiglia in tutto l’universo, mentre ciò che dipende dal costume è differente e se è simile da un paese all’altro è per casualità. questo introduce un aspetto storicista anche in Voltaire spiegando quelle parti di Voltaire che in ambiente non estetico che lo associano a Diderot. Insolubile è il perché Voltaire si associ ai contro illuministi nelle questioni estetiche. Ode su un’urna greca, Keats Quale intarsiata leggenda di foglie pervade La tua forma, sono dei o mortali, O entrambi, insieme, a Tempe o in Arcadia? E che uomini sono? Che dei? E le fanciulle ritrose? (...) E tu, giovane, bello, non potrai mai finire Il tuo canto sotto quegli alberi che mai saranno spogli; E tu, amante audace, non potrai mai baciare Lei che ti è così vicino; ma non lamentarti Se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire, E tu l'amerai per sempre, per sempre così bella.(…) Silenziose, o paese, le tue strade saranno per sempre, (…) Oh, forma Quando l'età avrà devastato questa generazione, Ancora tu ci sarai, eterna, tra nuovi dolori Non più nostri, amica all'uomo Ode al neoclassicismo: l'idea di qualcosa che sopravvive oltre le contingenze, tutto è eternato in un istante, tutto è presente e durerà per sempre. Finisce sotto attacco l'idea di storicità e si arginano le passioni. L’eternizzazione del bello, del tempo greco, è posta agli antipodi rispetto allo scatenamento delle passioni, impossibili da eternare perché non valide per tutti. Il neoclassicismo non è l'arte degli illuministi, anche se molti difendono questa estetica classicheggiante, ma alla base vi è una fede generalizzata nell’esistenza di qualcosa di non contingente a tempo e luogo. Nell’illuminismo questo momento coincide con la bellezza perfetta. L’arte si basa su un’idea di ragione corrispondente a una bellezza assoluta immune al tempo. Il Seicento è il momento in Europa in cui si recupera il classico (racine), ma raggiunge l’apice nel Settecento anche coi propositi pedagogici dell’Illuminismo. “elaborato in Francia da Racine, Boileau e Dacier, sulla base delle esperienze del Rinascimento

italiano. Si tratta essenzialmente del canone classico, strutturato sull’opposizione tragedia-commedia, che mutua da Aristotele la nozione di verosimiglianza e la regola delle unità – nonché in via subordina il concetto di catarsi – e da Orazio il principio del dilettare ammaestrando. Proprio sul nesso delectare-docere fa leva la teoresi settecentesca (…) per farne uno strumento privilegiato di attuazione del progetto pedagogico-filantropico elaborato dai philosophes ” la centralità dell’opposizione tragedia-commedia: in particolare col fenomeno della tragicommedia (dramma serio) borghese di fine Seicento-inizio Settecento, dove si inscenano delle tragedie con protagonist non nobili, ma borghese, inficiando non solo la norma aristotelica e con degli autori che iniziano a trattare seriamente anche personaggi non nobili. Si afferma quell’idea secondo la quale agendo sulle idee si può educare la popolazione cambiando il mondo stesso. Sulla questione del Classicismo e sul dibattito sul mantenimento o meno delle norme della Poetica (tra cui la regola del teatro scritto in versi) e sul romanzo (Rousseau critica i principi illuministi nel suo romanzo). ““mi si dica di che utilità sono qui le tragedie di Corneille, e cosa importa ai parigini di Pompeo o di Sertorio. Le tragedie greche rappresentavano avvenimenti veri o supposti tali dagli spettatori, fondati su tradizioni storiche”» Jean-Jacques Rousseau, La Nuova Eloisa (1761) Rousseau afferma che la tragedia classica interessasse gli spettatori perché rappresentava la contemporaneità del proprio pubblico. Emerge la difesa di una commistione tra arte e storia, un punto anti-neoclassico. L’arte classica va rifiutata non per ragioni estetiche, ma perché non rappresenta più un dato momento storico. Eppure molti illuministi difenderanno il classicismo, vedendoci la possibilità di generalizzare … Se tutto diventa relativo, la pedagogia diventa più difficile, se tutto è relativo non si possono educare le masse e non si può arrivare alla conoscenza della verità su scala cosmopolita. baretti scrive nel suo diario in Inghilterra “Io oppongo all’autorità di Aristotele, l’esperienza di Shakespeare, di Lope de Vega” Giuseppe Baretti questi autori hanno dato un enorme contributo nonostante il nono conseguimento delle regole. Visione dell’arte empirica, l’arte è connessa alla specificità dell’artista, quasi romantico. L’illuminista crede che il logos greo possa fissare i concetti di gusto, perché il gusto ha il suo fondamento nella natura. Il classicismo mette la natura come punto focale. Imitare l’arte greca significa rifarsi a coloro che sono stati i migliori a imitare la natura. Il modello è non solo estetico, ma anche morale e deve essere recuperato. La grecia è un fenomeno sia storico che naturale. “con le regole formate da Boileau, anche il classicismo invoca la natura come criterio, ma lo fa in un senso per cui la sua diventa un’invocazione alla ragione (…). Per Boileau e per i suoi seguaci,

decadenza, la corruzione aristocratica. Il neoclassicismo è la difesa di una sobrietà che non appartiene realmente ai greci, ma alla nuova borghesia, una classica dedita al lavoro. Non a caso l’arte eletta dai rivoluzionari francesi è quella neoclassica, che si oppone alla decadenza feudale con la serietà del nuovo mondo. morte di marat Al contempo Marat è un’immagine ideale e platonica dell’uomo politico che si sacrifica per il bene del suo popolo (immagine allegorica e morale), dall’altra Marat è il nuovo uomo borghese che agisce con valori non aristocratici. Ispirerà non solo i francesi, anche gli americani Casa di thomas jefferson Il moralismo è una delle armi giocate dalla borghesia contro l'aristocrazia. Il modello non è solo di perfezione artistica, ma anche civile. Il massimo grado di bellezza dei Greci è quella che può raggiungere una società al proprio apice. Quello greco è apparentemente un mondo arcaico e senza tempo e allo stesso tempo un mondo recuperato perché più vicino alle leggi di natura. Alexander Baumgarten, Aesthetica (1750) La scienza delle sensazioni entra nella filosofia. Le sensazioni della filosofia settecentesca diventano una nuova porta d’accesso per la conoscenza, per i Romantici una forma di conoscenza addirittura superiore al logos. “Il procedere di Winckelmann è in realtà più complesso (…), cioè sul piano di quella fattualità storiche che sono per Winckelmann le favorevoli condizioni ambientali, naturali e sociali entro le quali le arti figurative greche si sono sviluppate. (…) spiegano (…) l’idealità e l’esemplarità dell’arte greca come il prodotto di un felice concorso di ben determinate condizioni fisico-naturali (la mitezza del clima mediterraneo (…), culturali (l’educazione comunitaria e l’umanismo etico) e soprattutto politiche (la costituzione democratica delle polis ) (…) una realtà storica (quella greca) epperò nello stesso tempo l’immediata idealizzazione di quella realtà" Nicolao Merker, L’Illuminismo tedesco Il fatto che l’estetica sia salita di livello non è estraneo al discorso di Winckelmann, non è un caso che anche la borghesia nel Settecento chiamerà l’arte come parte della propria battaglia politica e civile. L’intento pedagogico sta nell’educare per costruire una nuova politica unita. “Non è oggi chi sopportasse a vedere nelle statue quelle forme ignobili, que’ panni o duri o svolazzanti, quelle attitudini convulse, quelle passioni o forzate o inverosimili o indecenti che già piacevano"

Pietro Giordani Serve una nuova forma d’arte non legata alla classe aristocratica, ma a degli ideali di libertà e modernità. “L’artista ha creato una figura puramente ideale (…). Questo corpo non segnato da alcuna vena, non mossa da alcun nervo, è animato da uno spirito celeste che fluisce come un dolce vapore in ogni sua parte. (…) fissarsi nell’eternità " Winckelmann sull’Apollo del Belvedere queste sono le grandi contraddizioni: la ragione ha il dominio assoluto, ma deve lottare con la visione storicistica e con gli aspetti anti-logos che vengono riconosciuti piano piano come parte dell’esistenza. Emerge il concetto di sublime, non estraneo alla borghesia stessa. Ci si chiede se si possa davvero razionalozzare il sensibile. Piano piano gli aspetti sensibili acquisiscono valore e non si è più sicuri che le sensazioni siano assoggettate alla ragione. Alcuni autori in Inghilterraa si erano chiesti se la bellezza potesse essere compresa solo secondo determinate caratteristiche o se come la natura stess avesse infinite varietà. Ci si chiede se si possa definire oggettivamente il gusto o su base empirica come Kant. Il fatto che la maggior parte delle persone trovi belle le stesse cose è abbastanza per definire un’idea oggettiva di bello, rimettendo la sensazione sotto il dominio della ragione? Già a metà Settecento si inizia a parlare di ingegno, wit, per parlare dell’arte ce riesce a superare le categorizzazioni della ragione. L’arte quindi corrisponde alle idee che l’uomo crede in un deterinato periodo storico. L’arte per Herder è qualcosa che nasce dal modo in cui l’uomo vive in un momentl storico e sua volta questo modo di pensare modifica l’arte. L’arte non è solo riflesso della storia, ma allo stesso tempo agisce sulla storia, è un movimento quasi dialettico. La relazione ragione-sensi non è unideterminata. Due termini fissano il dibattito: genio e sublime. Genio Contrario dello spirito d’imitazione, di per sè si oppone all’arte imitativo-retorica, principio contrario alle indicazioni di Winckelmann. Il genio è colui che elude le regole. Per alcuni artisti certe regole non valgono, se ne sono create di nuove. Il genio in questo periodo è anche il genio della nazione. La non normatività universalistica, il genio è la specificità di un popolo. Imitarlo sarebbe lettera morta. “Si cercano piuttosto motivi per spiegare le differenziazioni tra i popoli: motivi che non possono a loro volta essere assoluti (…), bensì devono possedere quella stessa relatività che è nelle premesse e dunque indirizzarsi su fattori contingenti come il clima o la conformazione geografica dei luoghi. (…) la lotta contro l’assolutismo, la superstizione, i dogmi, la ricerca di una nuova verità scientifica che non si richiami ad alcun principio di autorità" Elio Franzin, L’estetica del Settecento “nel tuo paese chiamano delitto quel che nel nostro paese viene considerato un atto gradito alla Divinità» Denis Diderot, I gioielli indiscreti (1748)