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Biografia di Palazzeschi con l'aggiunta di un suo celebre testo.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Aldo Palazzeschi, la giocosa libertà del nulla: Nato a Firenze nel 1885, Aldo Giurlani studiò recitazione e poi si dedicò alla letteratura, assumendo lo pseudonimo Palazzeschi. Dopo un primo periodo di poesia crepuscolare, aderì al Futurismo elaborando alcuni dei testi più liberi e originali dell'intero movimento, ma da cui si allontanò quando il movimento futurista scatenò la sua violenta battaglia interventista. Difatti, Palazzeschi rimase estraneo al fascismo, impegnandosi soprattutto in un'attività di narratore, che gli guadagnò i favori del pubblico. Viaggiò a Parigi e poi si trasferì a Roma, dove morì nel 1974. La prima fase creativa di Palazzeschi è concentrata sulla poesia, che viene da lui abbandonata quasi completamente negli anni '20, quando comincia a dedicarsi all'ordinamento delle liriche già apparse nel volume Poesie (1925), ma una prima sistemazione della sua produzione poetica si era avuta nella raccolta L'incendiario (1913). I testi legati al crepuscolarismo mostrano un gusto per la ripetizione e per la cantilena; mentre lo spontaneo avvicinamento al Futurismo fa esplodere all'estremo la sua aspirazione a trasformare la parola in puro divertimento. Le cose più piccole, i paesaggi più convenzionali, le situazioni umane più banali, tutto si risolve in elementare insensatezza, in un meraviglioso che vuole essere privo di ogni valore di ogni aura. Palazzeschi trasforma la poesia in cantilena e filastrocca, in tal modo ridicolizza tutte le etichette sociali, le presupposizioni di valori e le esaltazioni programmatiche della poesia e della cultura del tempo. Tuttavia, Palazzeschi non si lascia catturare dalla troppa energia ed esaltazione della modernità dei futuristi. Lo scrittore fiorentino rifiuta ogni proposizione di nuovi colori, non mira a una poesia che collabori al percorso della storia, ma solo ad un'esperienza poetica liberata in un'assoluta evanescenza. In questo contesto, il suo risultato migliore della narrativa futurista è Il codice di Perelà (1911), romanzo carico di elementi allusivi e allegorici, basato sulla vicenda di un uomo di fumo, una figura parodistica di salvatore e di poeta, che dovrebbe elaborare un codice per la liberazione dell'umanità dalla falsa razionalità e dalle costrizioni sociali, ma che si risolve nel nulla. Dopo la rottura con il futurismo, Palazzeschi si mosse verso una narrativa più tradizionale, più legata ad elementi realistici. Nelle novelle [raccolte nei volumi Il re bello , 1921; Il palio dei buffi , 1937; Bestie del '900 , 1951, confluiti poi in Tutte le novelle (1957), a cui poi seguì nel 1966 Il Buffo integrale ] ha libero sfogo una comicità fatta di favole leggere e piene di sorprese, di incastri e di scambi interni, o di situazioni quotidiane in cui la vita borghese e piccolo-borghese si illumina e viene sconvolta dall'emergere di stranezze e marginali irregolarità. L'opera più fortunata di Palazzeschi è il romanzo Sorelle Materassi (1934), di struttura realistica e tradizionale. Nei romanzi I fratelli Cuccoli (1948) e Roma (1953) si affacciano elementi patetici e di dolce moralismo. Nei romanzi della vecchiaia, invece, si ritrova un nuovo sorprendente equilibrio tra il furore e sperimentale della giovinezza e il tono di dolce conversazione assunto spesso dai romanzi della maturità: Il doge (1967), Stefanino (1969), Storia di un'amicizia (1971). Notevoli anche le raccolte poetiche Cuor mio (1968) e Via delle Cento Stelle , 1971-72 (1972). TESTO: La fontana malata , da Poemi di Palazzeschi: Il volume Poesie (1925) raccoglie, risistema e corregge testi già pubblicati in altre raccolte precedenti. La raccolta Poemi (che si presenta come pubblicato da un editore fiorentino Cesare Blanc, in realtà nome del gatto di Palazzeschi) è introdotta dalla poesia Chi sono?, e dispone i testi in due parti: Gallerie Palazzeschi (25 componimenti tra cui il celebre Rio Bo ) e Le mie ore (13 componimenti, tra cui La fontana malata. Di questa parte, alcuni diversi
frammenti saranno ricollocati eri contestualizzati per formare un poemetto, intitolato Le mie ore , messo in testa all'edizione del 1958). La fontana malata appartiene, dunque, alla seconda sezione dei Poemi , e presenta una giocosa successione di versicoli brevissimi che creano un ritmo di incalzante cantilena, e che si rivolge a un topos della lirica di tutti i tempi, quello della fontana e delle acque (da Orazio a Petrarca a D'Annunzio e Pascoli): vi è l'abuso dell'onomatopea, che porta all'estremo (e parodizza) quella di La pioggia nel pineto di D'Annunzio. I fonemi iniziali vorrebbero quindi rendere il suono di una fontana che stenta a far fuoriuscire il suo getto d'acqua, e quindi tossisce: la fontana moderna è malata e con il suo stupido lamento, angoscioso nella sua ripetitività, infastidisce al punto che il poeta è disposto a tutto per farlo tacere, persino a farla morire (la compassione del poeta per la fontana è grottesca). Del resto è una questione di sopravvivenza perché, come si dice alla fine del poema, il male della fontana minaccia di uccidere il poeta stesso.