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Riassunto completo del Romanzo e analisi di ogni capitolo
Tipologia: Sintesi del corso
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Caricato il 10/11/2019
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Palazzeschi ha importato la tecnica dialogica dell’Incendiario nella pagina del romanzo; senza commento e senza didascalia. La caratteristica strutturale più evidente del romanzo è che la mimesi ha soppiantato quasi interamente la diegesi (narrazione): non c’è diegesi e non c’è narratore , in cui l’azione viene quasi affidata interamente ai dialoghi. Come nell’incendiario c’è un personaggio che fa eccezione: in questo caso è Perelà. Il personaggio viene introdotto ex abrupto : non sappiamo né noi e né lui come sia fatto. In queste scene iniziali il personaggio è solo una voce che parla. Fino dal primo presentarsi in scena da forti segnali di disconnessione : chiede ad una vecchia se è un uomo e alla risposta della donna egli riferisce che è lui l’uomo (in una maniera che fa dubitare della sua consapevolezza). Alla vecchia che gli chiede cos’è, Perelà risponde dicendo “ io sono molto leggero” : fin dall’inizio è una specie di incarnazione della leggerezza. Prima è leggero, poi un uomo e poi un uomo molto leggero. Dopo ha cominciato a fornire dei dati che permetteranno di identificarlo: con lui c’entrano 3 vecchie che si chiamano Pena, Rena, Lama (Pe..Re..Là) ricongiungimento con la prima poesia letta. Nella seconda scena ci sono dei soldati che commentano questa scena. Nella terza scena c’è la scorta del Re che parla con Perelà. Veniamo a sapere che Perelà è un uomo molto leggero perché fatto di fumo e che porta dei bei stivali. Chi è il fumo? Una possibilità è che questo fumo sia il residuo dopo il mondo incendiato, oppure potremmo dire che Palazzeschi ha cambiato idea rispetto a qualcosa: il mondo stupido dell’incendiario è rimasto, ma non abbiamo più il fuoco, solo il fumo.
Romanzizzazione del teatro : il romanzo genera il romanzo e romanzizza un’altra forma. Il codice di Perelà è un romanzo scritto appositamente per essere letto ad alta voce: solo dando diverse voci ai personaggi esso può esprimere la totalità dei suoi effetti. Possiamo dire che all’apertura di pagina, questo non si presenta come un romanzo borghese (come diceva Benjamin “ per una lettura solitaria ”), ma si presenti rivolto ad un’intera collettività.
Gli elementi di raccordo tra una scena e l’altra (gli spostamenti di Perelà) sono spessi incorporati nelle parti dialogate: per cercare di eliminare, o per lo meno ridurre al minimo, lo spazio che dovrebbe occupare il narratore. Nell’immaginario palazzeschiano le vecchie sono figure mitologiche e sempre presenti. Il mondo non viene costruito nella forma della narrazione, ma viene dato attraverso la forma teatrale. Perelà non appena entra nel mondo inizia da subito ad essere impelagato nelle norme del regno: deve pagare il dazio.
p.10: Monologo sulla guerra: Perelà esprime le sue opinioni sull’argomento. Discorso sulle fanciulle suicide: le due fanciulle vengono descritte in-anellando una serie di stereotipi “sulla fanciulla innocente che si perde per amore” (caratterizzazione puramente voluta da Palazzeschi). Perelà chiede il motivo per il quale si sono gettate nel pozzo e, alla risposta degli uomini, contrappone una frase spiazzante, che afferma che secondo lui doveva uccidersi una sola fanciulla; viene "insultato" dagli uomini. Si nota, come, anche solo da una piccola risposta molto semplice, Perelà testimonia fin dall'inizio che si può ragionare nelle cose del mondo in una maniera diversa da come ragiona tutto il mondo. p.12: Monologo sull’amore: In contrapposizione con quanto Perelà afferma precedentemente, qui parla dell’amore con una visione massimamente stereotipata e “fantastica”, parole che il nostro protagonista aveva sentito pronunziare a Pena, Rete e Lama (nuovo dato: sono tre donne che leggevano sempre). Nel finale del monologo si nota una strega che versa un intruglio (contraddizione). p.13: La misteriosa nascita di Perelà: qui ci troviamo di fronte la scena più lunga del capitolo. FORSE l’autore si è, finalmente, deciso a svelare qualcosa su questo personaggio. Si nota l’utilizzo di stessi termini in molti punti del testo: “lassù”/”scendere” ci fa capire, che Perelà viene dalla luce, e forse ha vissuto per molto nel buio. Ma, egli non nasce, come tutti gli altri uomini, dal ventre di una donna. Gli uomini, allora, cercano di trovare un senso (molte volte anche scientifico) alle parole di Perelà. A pag.17 troviamo l’apparizione del titolo del primo capitolo “ utero nero ”: gli uomini arrivano a generalizzare che Perelà sia stato in un utero nero di cui, egli stesso, conserva il ricordo. A pag.18 vediamo svelato il nome del nostro protagonista, ma non è lui a chiamarsi Perelà , sono gli uomini a dargli questo nome. A proposito di ciò in Toscana circola un indovinello sul nome di un paese, che dice: " Mezza Pera, mezzo refe, mezzo tofu, mezza lana.. è un paese di Toscana: Peretola ". Questo è un indovinello meta-linguistico; si nota, così, come il nome di Perelà sia imparentato con questa tradizione: questa è una burla che Palazzeschi mette all'interno del libro per prenderci in giro, infatti nel finale de L’incendiario afferma " e lasciatemi divertire ". p. 15: Perelà, successivamente, specifica il suo luogo di nascita: il camino. Parla del suo ricordo: in questo discorso utilizza i verbi “ udii, capii, sentii ” (presi ciascuno singolarmente e specificati) che riassumono il sorgere della sua coscienza. Abbiamo prima il sommario, poi la spiegazione per punti: il discorso costruito secondo un criterio di razionalità riconosciuta e condivisa. Sembra che qui, finalmente, Perelà abbia iniziato a ragionare. Pena, Rete e Lama sono madri e maestre, senza mai, però, rivolgersi a lui letteralmente. Arrivati al punto in cui le tre donne sono nuovamente rinominate, si capisce (tramite il trattino del dialogato) che la battuta iniziale era pronunciata da Perelà. Egli si sta presentando finalmente con le sue parole; si nota, quindi, un salto di livello tra questo discorso le prime battute. Il tutto si spiega più facilmente di quello che in realtà può sembrare: il termine " naturale " è utilizzato spesso dagli uomini per giustificare scientificamente la nascita di Perelà. La gente afferma che lui fosse già uomo, che le 3 donne lo avessero infilato nel cammino e piano piano a causa della fiamma si fosse trasformato in fumo. La spiegazione degli uomini, anche se da loro costruita, è inconsistente. Come fa un uomo a trasformarsi in fumo rimanendo uomo? Questa è la versione che deve essere preparata per il Re. La versione di Perelà, invece, è un po' diversa, infatti egli da due ipotesi:
La contessa Carmen Ilario Denza : fino ai 25 anni non aveva avuto nessun uomo finché i suoi genitori non la danno in sposa a Ilario Denza. Durante la prima notte di nozze la violenta e la contessa chiede la separazione, minacciando il suicidio. La contessa Cloe Pizzardini Ba : non dice mai di no ad alcun tipo di uomo. La Marchesa Oliva di Bellonda : è convinta che ognuno dentro sé abbia un cuore da donare alla sua anima gemella, ma lei è sposata con chi non era il ricevente del suo cuore da donare, dunque le è rimasto il cuore indonato. Donna Giacomina Barbero Di Ca Mucchio : si vede come una ciambella dal buco così stretto che a malapena può entrarci un raggio di sole, così quando sua madre viene a sapere dell'esistenza di un uomo chiamato Carlo Mignolo (è di estrazione sociale più bassa) per via delle sue misure decide di presentarli e i due si innamorano. La Baronessa Rosalinda Panciera vedova Bonsembiante: è rimasta vedova dopo tre anni, il marito è morto durante una corsa di caccia. Parla del suo stato con felicità, perché dopo il matrimonio ogni donna viene sospettata di qualsiasi gesto compia con altri uomini, essendo vedova non ha più di che preoccuparsi. La contessa Rosa Ramino Liccio : era molto timida e viveva sempre coperta il più possibile, quando si sposò il marito con pazienza cercò di levarle gli strati della sua timidezza. Alla fine si scopri che era attratta dall'essere guardata mentre giaceva con suo marito. La Baronessa Gelasia del Prato Solies : si sposò con un uomo molto vecchio e malato, che non si spostava mai dalla sua poltrona. La donna viveva al suo fianco leggendo per lui, con il suo cane Bobì. Quando arriva il nipote del vecchio, pare ci sia un’intesa con la donna, intesa che non riuscivano però a portare a termine perché il vecchio non li lasciava mai soli. La donna si fa prescrivere dei sonniferi dal dottore e iniziano a somministrarglieli per fare lunghe passeggiate sulla spiaggia e altri incontri; quando finalmente stanno per concludere arriva Bobì. Da quel momento in poi la baronessa non tradisce più suo marito. Anche se dopo la sua morte ha avuto altri uomini pensa sempre al momento in cui fu colta dal tradimento sul fatto del suo cane Bobì (che nel frattempo è morto). La principessa Bianca Delfino Bicco delle Catene : parla di come per tutte l'amore sia una questione di vita mentre per lei era una questione di morte. Ogni volta che è stata con un uomo sentiva come se stesse per morire, finché non vede un ragazzo pallido che passava sempre sotto la sua finestra a passeggio, quasi morto come lei. Lo vedeva come uno specchio; una sera lo incontra, da lì in poi cominciano a vedersi di nascosto ogni sera, finché una volta non vanno verso il cimitero e decidono di consumare il loro amore lì. Il ragazzo però era malato; muore. La principessa si ritrova quindi con il cadavere e temendo che possa essere incolpata del crimine si carica il cadavere sulle spalle fino casa. Una volta arrivati, però, non sa cosa farne e decide di riportarlo nel luogo del cimitero dove è morto e aspettare lì l'alba, finchè non comincia ad essere scorta dalla cittadinanza e sarà additata da tutti come una poco di buono. La madre del ragazzo voleva a tutti i costi che fosse condannata come colpevole, perchè seppure il figlio era già malato, magari poteva avere ancora qualche tempo da vivere se non fosse stato per lei. E ogni sera come un rituale notturno va al cimitero a ritrovarsi spiritualmente con l'uomo amato ormai morto. M.lle Enos Copertino: Ella vive con la celebre attrice Catulva in una villa misteriosa di cui nessuno sa nulla.
3. DIO Perelà si ritrova a colloquio con la Regina , con la quale discute di Stato e di religione. Il capitolo ragiona sul potere politico e sulla religione. Il potere è spiegato dalla Regina come un gioco di carte che non finisce mai: il giuoco si chiama dello Stato una farsa senza valori autentici , in cui le carte vengono divise in Re, Regine, Denaro che va allo stato e spade. Quando si scopre la carta di spade dal valore più alto trafigge il Re che muore, la Regina vedova viene tolta e si ricomincia con una nuova coppia di Re e Regine. La religione, a sua volta, è un mistero senza soluzione e significato: il Dio che dà titolo al capitolo e spunta ripetutamente e inaspettatamente nel dialogo tra la Regina e Perelà alla fine è soltanto una parola pronunciata dal pappagallo della Regina, il quale non si sa da chi l'abbia sentita eppure non smette di ripeterla. La Regina trova buffo che proprio il pappagallo abbia imparato una parola così profonda e che non ne possa comprendere il reale significato. Perelà le chiede se invece lei lo comprende, e la stessa Regina non sa darne una definizione. Sul finire del capitolo la Regina e Perelà escono fuori nel giardino di Corte, dove ci sono le regine ormai vedove, quelle che sono state tolte dal proprio trono in quanto i loro Re sono stati trafitti dalla spada. La più anziana è la Regina Cleofe , la quale ormai vive lì da più di 50 anni. Perelà gli chiede se non siano invidiose le une con le altre, ma la Regina gli spiega che loro sono tutte uguali, tutte vedove che trascinano la spada che trafisse i loro Re e l'unica che guardano con odio è lei in quanto regnante. La Regina domanda a Perelà cosa ne pensa delle regine vedove e Perelà le risponde che le ricordano dei merli in gabbia che non possono più volare.
Perelà viene mostrato alla città e pare sia amato da tutti, forse anche più di quanto sia amato il Re, la porta della città dalla quale è entrato Perelà il giorno del suo arrivo viene cambiata di nome. Da porta Calleio a Porta Perelà. Comincia il ballo e ormai circola la voce che a Perelà sia stato dato il compito di redigere il nuovo codice cittadino, dove il Re apporrà la sua firma sotto quella dell’omino di fumo senza poter controbattere. Perelà prima di redigere il codice sarà portato ad osservare vari luoghi terreni della città per poi dedicarsi ad un periodo di meditazione per scriverlo. Si spiega che il compito era stato affidato a lui perché un uomo "normale" avrebbe cercato comunque di raggiungere i propri scopi per avere propri tornaconti, mentre lui in quanto uomo di fumo non aveva motivo di approfittarsene ed era quindi "superiore" a loro. Oliva si presenta al ballo vestita di grigio in onore di Perelà. Infine fa una comparsa il Re Torlindao, ma Perelà nemmeno lo riconosce tra la gente che lo accompagna.
CAPITOLI 5-10: Capitolo brevissimi; i personaggi che incontra Perelà hanno tutti una funzione. Perelà visita: un convento, un cimitero, un prato dove si incontrano le coppie degli innamorati, una prigione ed un manicomio. Alla fine visiterà altri due piccoli paesi detti Delfi e Dori. A parte il prato, gli altri sono tutti luoghi di segregazione, da cui è difficile uscire o da cui non si uscirà mai più: Perelà va a visitare una serie di luoghi che in analogia, con quanto tocca a lui, occupano una parte marginale nella città. VA a visitare due suore, va a visitare i morti, va a visitare i matti (ed un matto particolare), va a visitare i prigionieri (ed un prigioniero particolare): va a visitare altre forme di esclusività nel mondo.
5. VISITA A SUOR MARIANNA FONTE. SUOR COLOMBA MEZZERINO… Cominciano le prime ispezioni per Perelà, parte con 3 gentiluomini per visitare le suore. Prima di partire con la carrozza, Alloro il servitore del re, gli da una lettera da parte della Marchesa Oliva di Bellonda, nella quale lei gli dichiara il suo amore. Arrivano dalle suore, Suor Mariannina gli racconta che lei un giorno peccò per tre volte e adesso ogni giorno per tre volte chiede perdono. Mentre Suor Colomba Mezzerino non è una peccatrice, ma prega per i peccati altrui. Si arrivano, quindi, a distinguere 3 tipi di persone: chi chiede perdono per i propri peccati, chi prega per i peccati altrui e chi pecca e basta.
Il nome del capitolo porta come riferimento la portinaia del cimitero. Raccontano che la custode potrebbe avere quasi 300 anni e che nessuno sa quando sia nata. Perelà chiede, curiosamente, come sia possibile. Gli spiegano che la morte lavora alacremente con la falce, tagliando le vite come erba che racchiude in fascine da portare nel suo fienile (il cimitero) e che è talmente operosa da non fermarsi mai, e quindi quando arriva al cimitero posa le fascine e corre subito al lavoro. Dunque il filo, la vita di Ala non viene mai reciso.
Perelà viene portato al prato dell’amore luogo dove si ritrovano le coppie di innamorati fino al calare del Sole, prima di incominciare a incamminarsi verso casa. Viene spiegato a Perelà che nella coppia c è sempre uno che ama e uno che si lascia amare. E quello che ama è sempre convinto di essere amato, mentre quello che si lascia amare sa di poter amare; se entrambi si contraccambiassero il loro amore non esisterebbe e rappresenterebbero due rette parallele che non si incontrano mai.
Il re che regnò 4 giorni : 10 anni prima morì il Re Gallo, per motivi imprecisati. Lo stato dichiarò bancarotta e secondo la legge fu detto che chiunque avesse avuto il denaro necessario per saldare i debiti della dinastia sarebbe diventato Re: i banchieri e le persone più ricche della corte mostrarono, perciò, le loro ricchezze, ma un giorno giunge Iba, l’ubriacone del villaggio, con due sacchi stracolmi d’oro e di dubbia provenienza. Iba viene eletto Re nel disgusto generale. Iba è uno scarto della società, che sta al di sotto della civiltà, che ad un bel momento arriva ad occupare la carica più alta del governo nella società (come accade a Perelà).
Gli abitanti restano ognuno nel paese opposto e ora sono in ottimi rapporti, utilizzando addirittura le barche per l’attraversamento del fiume.
CAPITOLI 11-16: Perelà comincia a cadere in discreto, quando il servitore Alloro (che segue una forma di adorazione con il suo modello Perelà) decide di diventare di fumo anche lui e quindi si da fuoco, ma muore. Quando questa disgrazia si viene a sapere, Perelà diviene un criminale.
11. VILLINO COLIBRÌ
Perelà sta tornando dalle sue visite con la carrozza verso il palazzo, ma la corte è in subbuglio. Durante il giorno viene notata l’assenza di Alloro servitore del re e interrogata la figlia che il padre andava spesso a trovare, iniziando a temere il peggio. Alla fine trovano una stanza serrata dalla quale fuoriesce del fumo e una volta forzata la porta si scorge nel fumo una figura appesa alla trave con una catena che gli passa sotto le ascelle e sotto di esso un cumulo di legna sulle quali Alloro è salito o è stato fatto salire per poi darsi fuoco. Inizialmente non si pensa a un collegamento tra lui e Perelà, ma quando arriva la figlia sulla scena del crimine disperata urla che il padre era impazzito e parlava ormai di voler diventare di fumo come Perelà. Al sentire nominare Perelà, tutti i presenti cominciano a farsi venire i dubbi sul concorso di Perelà nell’omicidio, affermando “forse lo ha costretto lui a salire sul cumulo di legna oppure gli ha fatto il lavaggio del cervello”. Nel frattempo arriva Perelà sul luogo e quando vede Alloro morto in quel modo, in maniera indifferente dice: “voleva diventare leggero”. Questo peggiora l‘opinione dei presenti nei suoi confronti i quali vedono nella sua indifferenza del cinismo e una conferma di colpevolezza. Viene allertato il re e vengono sospesi i programmi di Perelà per i giorni successivi. L’episodio di Alloro è un altro passaggio del libro in cui la natura totalmente altra di Perelà viene sottolineata.
13. IL CONSIGLIO DI STATO Si riunisce il consiglio di stato per discutere di quanto accaduto; se prima erano tutti positivi nei confronti di Perelà, ora sono concordi nel pensare che “se semini frumento raccogli grano, ma se semini fumo non puoi aspettarti di raccogliere altro se non fumo”, ossia che tutti si sono fatti abbindolare da lui dandogli anche il compito di scrivere il codice, non pensando che avrebbe potuto redigere come prima legge che potessero regnare solo uomini di fumo, diventato così “capo supremo”. Decidono di togliergli quanto prima il compito e, inoltre, se prima lo paragonavano a Dio ora pensano che possa essere il figlio di Satana, ragion per cui devono processarlo senza far intendergli che hanno capito che è un demone.
Perelà non è più uscito dalla sua stanza e si interroga sulla reazione che hanno avuto le persone quando è arrivato sul luogo della morte di Alloro. Ha mille dubbi su come possano pensare che sia coinvolto nell’accaduto. Decide di uscire dalla stanza e vede che a corte è ignorato da tutti e non ci sono carrozze o altro ad attenderlo. Va fuori dalle mura della città e mentre tra la folla si diffonde l’idea che sia colpevole della morte di Alloro e che fa quasi bene ad essersene andato via nel palazzo si interrogano su un suo possibile ritorno. Perelà arriva su un colle dal quale guarda la città e ripensa al giorno del suo arrivo, quando tutti lo avevano celebrato e adorato e come in poco tempo abbiano cambiato idea sul suo conto. Sul colle incontra una pastorella che gli racconta di portare sempre li le sue pecore a pascolare e di avere sempre osservato la città da lontano senza mai riuscire ad andarci. Cala la sera e Perelà torna in paese; un gruppo di fanciulli lo spintona in un vicolo, poi viene picchiato senza che nessuno lo difenda.
15. L’INDISPOSIZIONE DI PERELÀ Dopo l’aggressione Perelà si sente mal; va il dottore a visitarlo e non trovando neanche il polso afferma di rifiutarsi di medicare un uomo di fumo. Nessuno va a trovare Perelà, il quale si domanda perché sia tornato dal colle la sera prima, pensando che sarebbe stato meglio non esservi tornato più.
Mentre è assorto questi pensieri va a trovarlo Oliva la quale gli conferma il suo amore e che se sarà condannato alla fine morirà per lui; dopo entra un funzionario della corte per informarlo che il mattino seguente avrà luogo il suo processo, dunque doveva preparare difesa e testimoni e quant’altro.
16. IL PROCESSO DI PERELÀ Inizia il processo ma Perelà non ha un avvocato difensore e nessuno vuole farlo, si propone quindi la Marchesa Oliva di Bellonda, anche se in un primo momento non vogliono accettarla in quanto donna, alla fine la nominano avvocato difensore. Perelà è accusato di aver ingannato la cittadinanza ad essere in grado di poter redigere il nuovo codice, quando in realtà è solo una nullità che ha condotto Alloro alla morte. Le uniche parole che dice Perelà per discolparsi sono: “io sono leggero”. Vengono chiamati i testimoni. 1. L’ Arcivescovo Pirlottini Francesco Maria , il quale lo vede direttamente collegato alla morte di Alloro e vorrebbe il taglio della sua testa. 2. Rodella Fortunato il banchiere , che vede colpevole Perelà e propone un asta pubblica. 3. Isidoro il poeta, che lo vede collegato alla morte di Alloro e lo vorrebbe mandare al critico Costantino del Pesce per una stroncatura. 4. Costantino del Pesce , lo crede e non lo crede colpevole; ne farebbe e non ne farebbe come punizione. 5. Formichini Cesare Augusto lo scultore , lo vede colpevole della morte di Alloro e ne farebbe Prometeo. 6. Pacchetto Crescenzio il pittore , lo vede colpevole, lo coprirebbe di vernice e lo cuocerebbe. 7. Agostino Pipper il medico , che lo vede colpevole e lo metterebbe sotto calce viva. 8. Pila Angiolino detto Pilone il filosofo , vede Perelà e Alloro come due imbecilli, allora Oliva lo aggredisce verbalmente insultandolo di essere un filosofo vigliacco. 9. Bolo Filzo Zoe , crede che sia colpevole e lo chiuderebbe nelle urne delle mummie. 10. Cartella Maria Gioconda , pensa sia colpevole e lo impiccherebbe dopo averlo unto di oli. 11. Pizzardini Ba Cloe , pensa sia colpevole ma non gli farebbe nulla. 12. Giunchi del Bacchetto Nadina , non ha avuto rapporti con Perelà, ma vuole però rispondere alla domanda cosa ne vorrebbe fare con lui e risponde di volerlo cacciare negli occhi delle amiche. 13. Delfino Bicco delle Catene Bianca , pensa sia colpevole e lo seppellirebbe cosi com’è. 14. Copertino Enos , una donna, crede sia colpevole e ne farebbe " je m'en fiche ". 15. Ilario Denza Carmen , pensa sia colpevole e gli preparerebbe il rogo con le sue mani. 16. Ramino Liccio Rosa , lo crede colpevole e lo spoglierebbe in piazza facendolo frustare. 17. Del Prato Solies Gelasia , lo crede colpevole e lo impalerebbe in un campo di canape. 18. Barbero di Ca Mucchio Giacomina , è assente per certificato medico per contusioni e lacerazioni vaginali; si presume che abbia tradito Carlo mignolo con qualche Carlo pollice. 19. Marchesa Oliva di Bellonda , lei dice di essere leggera, scatenando le ire al processo; apre le braccia come per simulare il volo, tra gli insulti generali. Arriva anche l’attrice Catulva e il principe Zarlino , che da giorni si veste di grigio e si è impastato la faccia di pomata e dentro al manicomio finge di essere Perelà. Perelà viene condannato all'unanimità come colpevole, ma anziché essere messo nella prigione comune gli sarà costruita una cella apposita sulla cima del ponte Calleio e sarà murato li; solo il re può cancellare la condanna semplicemente alzando la mano destra nei secondi successivi, altrimenti sarà accettata. Siccome a Iba era stato concesso come vitalizio eterno il vino, Oliva ottiene per Perelà che dentro la cella abbia il camino dal quale lei potrà passargli della legna per accendersi il fuoco. Di fronte a questo segno di totale assimilabilità, lo stesso mondo che lo aveva portato nel trionfo, butta Perelà nel fango (scena in cui Perelà viene spintonato e picchiato da dei bambini: di fronte a questo Perelà scoppia in lacrime per la prima volta).
Nel frattempo che viene costruita la prigione Perelà viene ripreso sotto il tetto del re alimentando le critiche della gente che non capisce perché debba avere un trattamento di favore se è un criminale. Nel frattempo sul monte Calleio – con vegetazione solo per metà e poi arido verso la cima per via della natura calcarea e sabbiosa, alto 500m – viene costruita la prigione, stretta con una finestrella di 20 cmx20 per fargli passare eventuale legna e una parete con un grande camino. All’una si procederà a scortare Perelà alla prigione, ma passata l’ora la gente comincia a sospettare che il Re possa aver favorito la fuga di Perelà; poco dopo compare.