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analisi Blaise cendrars prose du transsiberien, Appunti di Letteratura Francese

analisi dettagliata Blaise cendrars prose du transsiberien, commento

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 06/03/2019

giovannabella99
giovannabella99 🇮🇹

4.1

(22)

24 documenti

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Blaise Cendrars
Prose du Transsibérien et de la petite Jehanne de France” è uno dei testi cult dell’avanguardia francese. Si
tratta della rievocazione in prima persona di un viaggio che fa lo stesso Cendrars, che la storia considera
improbabile. L’incipit, come nella Commedia dantesca, indica l’età del protagonista (16 anni) e il luogo di
partenza (Mosca). Tutto ciò avviene grazie all’aiuto di un mercante di bigiotteria che gli paga il biglietto e gli
regala un vestito nuovo e una pistola. C’è anche l’inferno della guerra e perfino una Beatrice in onore della
quale è scritto il poema, “una bambina, bionda, ridente e triste”.. L'intero poema è nutrito con riferimenti alla
storia di Cendrars che trasforma la prosa transiberiana in una mitologia personale, e alterna passaggi legati al
viaggio stesso e quelli dedicati all'introspezione.
All’epoca del poema ci troviamo all’incirca negli anni della Rivoluzione russa, un periodo sicuramente non
facile. Il poeta stesso lo dice nel testo: J’avais faim. E con un’immensa rabbia addosso si ferma a guardare da
fuori una vetrina ciò che succede all’interno di un café. Qui attraverso un uso anaforico di “Tous/toutes”
comincia a elencare tutto ciò che gli passava per la testa, e mentre spia la gente che si diverte, che scherza,
lui avrebbe voluto prendere tutti e gettarli in una fornace di spade, frantumargli le ossa, strappargli le lingue,
liquefare i loro corpi. Poi spiega la causa di questi suoi pensieri: presentiva la venuta del grande Cristo rosso
della rivoluzione russa. L’uso dell’iperbole in questo testo è quasi esagerato. Il poeta afferma di voler
prendere tutti i giorni, tutte le donne, tutti i bicchieri berli e spezzarli. Arriva ad affermare di voler prendere
tutte le vite e gettarle in una fornace di spade. Voleva liquefare tutti quei corpi che considerava strani.
L’estratto si conclude con una “doppia” similitudine che paragona prima il sole ad una piaga e poi
quest’ultima ad un bracere.

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Blaise Cendrars

Prose du Transsibérien et de la petite Jehanne de France” è uno dei testi cult dell’avanguardia francese. Si tratta della rievocazione in prima persona di un viaggio che fa lo stesso Cendrars, che la storia considera improbabile. L’incipit, come nella Commedia dantesca, indica l’età del protagonista (16 anni) e il luogo di partenza (Mosca). Tutto ciò avviene grazie all’aiuto di un mercante di bigiotteria che gli paga il biglietto e gli regala un vestito nuovo e una pistola. C’è anche l’inferno della guerra e perfino una Beatrice in onore della quale è scritto il poema, “una bambina, bionda, ridente e triste”.. L'intero poema è nutrito con riferimenti alla storia di Cendrars che trasforma la prosa transiberiana in una mitologia personale, e alterna passaggi legati al viaggio stesso e quelli dedicati all'introspezione.

All’epoca del poema ci troviamo all’incirca negli anni della Rivoluzione russa, un periodo sicuramente non facile. Il poeta stesso lo dice nel testo: J’avais faim. E con un’immensa rabbia addosso si ferma a guardare da fuori una vetrina ciò che succede all’interno di un café. Qui attraverso un uso anaforico di “Tous/toutes” comincia a elencare tutto ciò che gli passava per la testa, e mentre spia la gente che si diverte, che scherza, lui avrebbe voluto prendere tutti e gettarli in una fornace di spade, frantumargli le ossa, strappargli le lingue, liquefare i loro corpi. Poi spiega la causa di questi suoi pensieri: presentiva la venuta del grande Cristo rosso della rivoluzione russa. L’uso dell’iperbole in questo testo è quasi esagerato. Il poeta afferma di voler prendere tutti i giorni, tutte le donne, tutti i bicchieri berli e spezzarli. Arriva ad affermare di voler prendere tutte le vite e gettarle in una fornace di spade. Voleva liquefare tutti quei corpi che considerava strani. L’estratto si conclude con una “doppia” similitudine che paragona prima il sole ad una piaga e poi quest’ultima ad un bracere.