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Analisi e commento Macbeth, Sbobinature di Letteratura Inglese

Sbobinatura video di Renato Rizzoli su Macbeth

Tipologia: Sbobinature

2019/2020

Caricato il 31/07/2020

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federico-fasciglione 🇮🇹

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Analisi e commento della tragedia Macbeth di William
Shakespeare;
inizio del 600, la Regina Elisabetta muore nel 1603 SENZA EREDI. Le succede Giacomo IV di Scozia,
parente prossimo della dinastia degli Stuart.
morte di Elisabetta = morte dell’ottimismo e dell’ascesa dell’Inghilterra come potenza europea. La
letteratura rinascimentale che ruotava attorno a quella corte è stata fondamentale (rinascimento
inglese) ad esempio con il teatro di Shakespeare.
inizio del 600 è il passaggio delle grandi tragedie, un passaggio storico non ottimistico e molto
travagliato. Dal punto di vista intellettuale il 600 è il secolo in cui tramontano gli ideali
rinascimentali in favore del barocco, della scienza, posizione più scettica rispetto al rinascimento
(smontare molte delle certezze e le sicurezze del periodo rinascimentale)
Giacomo I viene dalla Scozia, un ambiente molto diverso e un Re molto diverso con caratteristiche
di Re assolutista (non avute da Elisabetta che regnava insieme a nobili, mercanti e borghesia)
Giacomo I non ama contrattare con il Parlamento, si scontra con le classi mercantili e si crea un
ambiente instabile che porterà alla rivoluzione puritana degli anni ’40.
Macbeth è una delle ultime tragedie di Shakespeare 1606 (edizione del 1623 unico testo unico e
senza varianti ritrovato) In altri play però si cita il Macbeth, alcuni suoi elementi sono ripresi da
altri autori e ciò aiuta a datarla con più esattezza al 1606, appunto. (nel play “Il cavaliere dal
castello ardente” si allude al fantasma di Banquo, uno dei personaggi del Macbeth)
Secondo alcune testimonianze pare che fosse rappresentato nel 1611 (un Alchimista scrisse di aver
assistito alla sua messa in scena)
L’elemento della scena “comica” del Portiere aiuta a datare l’intera tragedia: il portiere parla di
equivoco in maniera in po' burlesca. Questa “equivocation” è la dottrina gesuitica intesa a
giustificare lo spergiuro e ha a che fare quella che si pensa essere la Congiura delle Polveri del
marzo 1606, tentativo di sovvertire la monarchia protestante di Giacomo I.
Fonti della tragedia;
La storia del nobile divenuto Re tramite usurpazione è la cronaca di avvenimenti già accaduti nel
regno di un re scozzese tra il 1040 e il 1057. Nonostante si fosse impadronito del regno in maniera
cruenta è stato per anni un sovrano saggio. Invasione della Scozia dalle forze inglesi con a capo il
figlio dello spodestato Re precedente = fino del regno dell’usurpatore e nuovo regno nelle mani
del figlio del re usurpato all’inizio
Il personaggio di Banquo, la cui progenie diventerà “stirpe dei Re” (degli Stuart). Si pensa che per
dare lustro e antenati nobili allo stesso Re Giacomo IV di Scozia (Giacomo I d'Inghilterra, patrono
della compagnia di Shakespeare) trovare una figura nobile come il generale Banquo fungeva da
“giusto antenato nobile” per la casata degli Stuart. Nella vera cronaca (eventi reali a cui
Shakespeare si è ispirato) Banquo viene davvero assassinato e i suoi successori saranno appunto
gli Stuart. (La sua storia serve quasi come cronaca di eventi mitologici per sottolineare la nobiltà
della casata stessa. Shakespeare rende ovviamente omaggio al Re suo patrono).
Il personaggio della moglie dell’usurpatore (Lady Macbeth) viene dipinta dalla storia di Scozia MA
non ha a che fare con l’assassinio di Duncan Re di Scozia ma del suo predecessore, assassino
istigato da sua moglie. (così come sarà Macbeth)
Dove si può approvvigionare Shakespeare per quanto riguarda la storia stessa? Volume che fu la
sua fonte, la fonte del suo materiale : 1577 “Chronicles of England, Scotland and Ireland”. Talvolta
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Analisi e commento della tragedia Macbeth di William

Shakespeare;

inizio del 600, la Regina Elisabetta muore nel 1603 SENZA EREDI. Le succede Giacomo IV di Scozia, parente prossimo della dinastia degli Stuart. morte di Elisabetta = morte dell’ottimismo e dell’ascesa dell’Inghilterra come potenza europea. La letteratura rinascimentale che ruotava attorno a quella corte è stata fondamentale (rinascimento inglese) ad esempio con il teatro di Shakespeare. inizio del 600 è il passaggio delle grandi tragedie, un passaggio storico non ottimistico e molto travagliato. Dal punto di vista intellettuale il 600 è il secolo in cui tramontano gli ideali rinascimentali in favore del barocco, della scienza, posizione più scettica rispetto al rinascimento (smontare molte delle certezze e le sicurezze del periodo rinascimentale) Giacomo I viene dalla Scozia, un ambiente molto diverso e un Re molto diverso con caratteristiche di Re assolutista (non avute da Elisabetta che regnava insieme a nobili, mercanti e borghesia) Giacomo I non ama contrattare con il Parlamento, si scontra con le classi mercantili e si crea un ambiente instabile che porterà alla rivoluzione puritana degli anni ’40. Macbeth è una delle ultime tragedie di Shakespeare 1606 (edizione del 1623 unico testo unico e senza varianti ritrovato) In altri play però si cita il Macbeth, alcuni suoi elementi sono ripresi da altri autori e ciò aiuta a datarla con più esattezza al 1606, appunto. (nel play “Il cavaliere dal castello ardente” si allude al fantasma di Banquo, uno dei personaggi del Macbeth) Secondo alcune testimonianze pare che fosse rappresentato nel 1611 (un Alchimista scrisse di aver assistito alla sua messa in scena) L’elemento della scena “comica” del Portiere aiuta a datare l’intera tragedia: il portiere parla di equivoco in maniera in po' burlesca. Questa “equivocation” è la dottrina gesuitica intesa a giustificare lo spergiuro e ha a che fare quella che si pensa essere la Congiura delle Polveri del marzo 1606, tentativo di sovvertire la monarchia protestante di Giacomo I. Fonti della tragedia; La storia del nobile divenuto Re tramite usurpazione è la cronaca di avvenimenti già accaduti nel regno di un re scozzese tra il 1040 e il 1057. Nonostante si fosse impadronito del regno in maniera cruenta è stato per anni un sovrano saggio. Invasione della Scozia dalle forze inglesi con a capo il figlio dello spodestato Re precedente = fino del regno dell’usurpatore e nuovo regno nelle mani del figlio del re usurpato all’inizio Il personaggio di Banquo, la cui progenie diventerà “stirpe dei Re” (degli Stuart). Si pensa che per dare lustro e antenati nobili allo stesso Re Giacomo IV di Scozia (Giacomo I d'Inghilterra, patrono della compagnia di Shakespeare) trovare una figura nobile come il generale Banquo fungeva da “giusto antenato nobile” per la casata degli Stuart. Nella vera cronaca (eventi reali a cui Shakespeare si è ispirato) Banquo viene davvero assassinato e i suoi successori saranno appunto gli Stuart. (La sua storia serve quasi come cronaca di eventi mitologici per sottolineare la nobiltà della casata stessa. Shakespeare rende ovviamente omaggio al Re suo patrono). Il personaggio della moglie dell’usurpatore (Lady Macbeth) viene dipinta dalla storia di Scozia MA non ha a che fare con l’assassinio di Duncan Re di Scozia ma del suo predecessore, assassino istigato da sua moglie. (così come sarà Macbeth) Dove si può approvvigionare Shakespeare per quanto riguarda la storia stessa? Volume che fu la sua fonte, la fonte del suo materiale : 1577 “Chronicles of England, Scotland and Ireland”. Talvolta

segue minuziosamente le vicende storiche per riportarle fedelmente nelle plays. Nel periodo rinascimentale in cui Shakespeare sviluppa la sua professione di autore teatrale c’era questa mentalità dell’imitazione: imitazione della natura, imitazione di autori (stile e linguaggio) e di storie vere e proprie che saranno riviste e riscritte senza la preoccupazione di fare qualcosa di nuovo. L’idea di “nuovo” in scrittura si sviluppa dal settecento, dalla nascita del romanzo (Novel) che rivoluzionerà i canoni e i principi letterari. Linguaggio Shakespeariano: esempio della modernità. Contribuisce a forgiare l’Inglese moderno (neologismi che crea) un Inglese in costruzione come lo è la lingua di Shakespeare. Utilizzo però di alcune forme arcaiche (pronomi e verbi) che sono un eco del Middle English Macbeth è una tragedia non come la intendevano i classici. Tragedia per Shakespeare è una tragedia fluida con elementi comici/grotteschi. Non è un genere con una definizione rigida e schematica (come poteva essere quella della poetica neoclassica; poetica di Aristotele riscoperta dagli umanisti che impongono delle regole chiuse e normative seguendo i precetti aristotelici= unità di tempo, luogo e azione.) Shakespeare NON rispetta queste tre unità aristoteliche. Shakespeare è un uomo che si avvale della libertà umanista in campo di valori umani MA nel suo mestiere di drammaturgo non segue ciò che gli altri umanisti hanno definito, si avvale anche qui di una grande libertà. Rapido schema dell’intreccio: I i Prologo delle streghe ii Il re Duncan ha notizia delle vittorie di Macbeth iii Incontro di Macbeth e Banquo con le streghe e primo soliloquio di Macbeth iv Macbeth incontra il re v Lady Macbeth riceve una lettera dal marito, poi lo incontra vi Duncan arriva al castello di Macbeth vii Secondo soliloquio di Macbeth. La moglie lo convince al regicidio II i Macbeth e Banquo. Terzo soliloquio di Macbeth ii Assassinio del re iii Scena del portiere. L’assassinio è scoperto iv Dialogo tra Ross e Macduff (corale) III i Macbeth prepare l’assassinio di Banquo. quarto soliloquio ii Dialogo tra Macbeth e la moglie iii Assassinio di Banquo iv Scena del banchetto e apparizione del fantasma di Banquo v Prima scena di Ecate vi Dialogo tra Lennox e un Lord (corale) IV i Macbeth torna a cercare le streghe. Le apparizioni profetiche ii Assassinio di Lady Macduff e dei suoi figli iii Macduff al campo di Malcolm V i Sonnambulismo di Lady Macbeth ii I nobili abbandonano Macbeth iii Dialogo tra Macbeth e il medico (a Dunsinane) iv L’esercito di Malcolm si mimetizza con le fronde del bosco di Birnan

Questa virtù però non cancella la sua furia cieca, l’agire in modo bestiale, la sete di potere (ambizione), arriverà a primeggiare in lui la sua figura totalmente negativa. Questo aiuta a comprendere come in Shakespeare sia IMPOSSIBILE descrivere e interpretare i personaggi come unilaterali, univoci che esprimono unicamente determinate caratteristiche e determinati aspetti come potevano essere i personaggi delle Morality, Vizi e Virtù facilmente catalogabili. Questi invece sono personaggi A TUTTO TONDO, moderni che derivano dall’idea di individualismo, di individuo che diventa il centro del mondo nel rinascimento, l’individuo che ha le radici nella classicità e che è un individuo complesso con i suoi vizi e le sue virtù. (“problematicità” dei personaggi. ) violenza, coraggio ed ardimento sono le caratteristiche principali di Macbeth. Macbeth vince il titolo di Barone di Cawdor dopo aver ucciso l’uomo che prima portava quel titolo in quanto egli aveva tradito il suo Re Duncan. (rimando alle parole delle streghe: “Quando la battaglia persa e vinta” perché Cawdor e Macbeth facevano inizialmente parte dello stesso schieramento, poi Cawdor ha tradito Macbeth e di conseguenza Re Duncan. Cawdor ha perso la battaglia e la vita e Macbeth ha vinto la battaglia e il titolo di Barone di Cawdor) Il tema della rivolta, del tradimento di alcuni vassalli fedeli e leali PREFIGURA ciò che succederà in seguito: Macbeth stesso passerà da eroe a traditore. In Macbeth prevalgono ferocia, irrazionalità, la sua parte da “belva” che tradirà il Re Duncan e sarà al servizio solo di sé stesso. Scena (3) : Le Streghe incontrano Macbeth e Banquo. Hanno finito la battaglia e si stanno recando al castello del Re e si imbattono nella figura delle Streghe. Le Streghe fanno un vaticinio ai due uomini, una profezia (prima di questo le Streghe parlano tra loro dei sortilegi che hanno compiuto ad altra gente: una delle streghe ha punito il Capitano marinaio di una nave perché la moglie l’aveva allontanata. La punizione a lui riservata sarà la mancanza di sonno che poi, ironicamente, sarà anche una punizione che colpirà Macbeth stesso dopo aver ucciso Duncan) L’incontro con le Streghe è il momento essenziale. Banquo è il primo a vedere le Streghe (queste figure non sono le classiche donne vittime d’essere accusate di stregoneria, vittime della caccia alle streghe che all’epoca spopolava. Sono delle figure che suscitano una certa curiosità nel lettore, figure che potrebbero rappresentare la passione di Giacomo I per la stregoneria. Lo stesso Re all’epoca di Shakespeare aveva appunto scritto un libro di stregoneria, era interessato a bari, riti magici ed esoterici legati alle streghe.) Le Streghe salutano Macbeth e nei loro tre saluti ci sono tre profezie sul suo conto. Banquo non si raccapezza, Macbeth è sorpreso e rapito da ciò che le Streghe stanno dicendo. Anche Banquo vuole delle profezie per lui: meno di Macbeth ma comunque un destino più felice rispetto a quello di Macbeth. Tutto per i due uomini diventa molto incerto, incertezza del futuro, confusione, incertezza tra l’apparenza e la realtà. Lo stesso clima di incertezza si impadronirà di Macbeth lungo tutto il play. Ad un certo punto le tre streghe spariscono, Macbeth vorrebbe che dicessero di più ma loro non rispondono perché non sono al comando di Macbeth. In queste tre scene iniziali della tragedia i significati si accumulano, si sedimentano, da un lato sembra quasi che il destino di Macbeth sia retto da delle forze del fato, del destino che sono per lui non conoscibili, molto più potenti di lui e che decidono di lui e della sua sorte senza che lui abbia voce in capitolo. (rapporto subordinato con il destino dove gli uomini diventano dei burattini nelle mani del Fato + lascia intendere un rapporto con la tragedia greca dove l’intervento del

destino nella vita delle persone, dell’eroe tragico è un intervento ironico), dall’altro però i significati aumentano e si sedimentano l’uno sull’altro: è evidente che queste streghe sono le presenze degli inferi in un contesto che può rimandare a quello della cristianità, presenza diaboliche che sono lì per dannare lo stesso Macbeth (riferimento alle Morality play, qui però il vizio è ancora più inquietante) sono potenze inquietanti ultraterrene degli inferi che si muovono per corrompere del tutto Macbeth stesso. Le parole delle streghe sono “parole tentatrici” che fanno nascere in Macbeth il desiderio di vedere poi queste profezie realizzate, di realizzarle lui stesso. “instruments of darkness” Quindi: tragedia greca + morality play. La Morality che si potrebbe trovare nella play è però influenzata da un eroe NEGATIVO, un eroe completamente negativo che non redimerà affatto alla fine. Percorso opposto che ribalta l’esito delle Morality medievali dove la virtù prevaleva sull’eroe. L’eroe negativo di Macbeth sarà dannato da Satana che parla attraverso le streghe. In un altro significato, in un’altra interpretazione, le Streghe possono essere la proiezione dell’animo stesso, di ciò che succede in Macbeth stesso, possono essere ciò che è la realtà stessa dell’animo di Macbeth in cui le passioni ad un certo punto hanno il sopravvento sulla razionalità, il disordine sull’ordine, il desiderio che va al di là di ogni limite umano. La trasgressione di Macbeth sarà ovviamente punita. Macbeth è una tragedia dell’individualismo, la tragedia moderna in cui è l’eroe a scegliere le sue possibilità d’azione, queste sue forze e possibilità illimitate sono presentate dal lato negativo, nei loro aspetti inquietanti. Se si seguono solo i propri desideri e le proprie passioni ecco che si incorre nella catastrofe, nel tragico. Prima della fine della Scena Terza c’è un monologo di Macbeth (“aside”) dove il personaggio parla al pubblico delle sue inquietudini. Ha appena saputo d’essere stato nominato Barone di Cawdor come le Streghe avevano predetto ed ora è ancora più incuriosito dalle loro profezie. C’è però un presentimento di sciagura in lui e ne rimane quasi sopraffatto. Non sa bene come interpretare questa vicenda e questi dubbi riflettono la sua situazione morale dove le ambizioni si scontrano con la coscienza morale , qui il male non predomina senza opposizioni = tragedia INTERNA al personaggio stesso, travaglio morale di Macbeth. E’ travagliato dalle sue fantasie di onnipotenza e per la prima volta qui nomina l’assassinio (anche in modo fantastico) che però poi diventa REALE. E’ però terrorizzato dalla stessa responsabilità di commettere lui quell’assassinio. Qui Macbeth appare non più come il coraggioso soldato ma come un codardo, un uomo che si accontenta di un compromesso, colui che desidera compiere un’azione ma non ha il coraggio di farla. Scena (4): incontro tra Re Duncan e Macbeth al castello reale. Carattere inerme, ingenuo e buon del Re, inerme appunto davanti al male e all’inganno. Bontà unita alla sua nobiltà e grandezza di spirito. Dall’altra c’è un Macbeth completamente calato in una parte di chi sa fingere, che usa parole cortesi, adulatorie nei confronti del Re, ma sono parole false. Figlio di Duncan, Malcolm, che riporta al Re il tradimento del precedente Barone di Cawdor, la sua confessione e che sarà giustiziato. Possibile prefigurazione del destino che attende Macbeth. Duncan esprime la sua gratitudine a Macbeth per aver vinto la battaglia ed ucciso i nemici, desidera coltivare queste “doti” come se fossero una pianta per farle crescere di più e caricare Macbeth di ulteriori onori (Re generoso) La natura buona, benigna, fertile ed ingenua si scontrerà con la natura carica di bestialità, di violenza, di corruzione. La scena termina con Duncan che nomina il figlio Malcolm come legittimo erede al trono. Qui

male che si esplica nell’animo dei personaggi. La parte più pregnante di tutta la tragedia, la straordinaria modernità della tragedia di Shakespeare è ciò che veicolano i personaggi dei loro pensieri a chi guarda la play. E’ un play che si basa sulla scelta, sul libero arbitrio, l’uomo non è soggetto a interventi esterni o a sistemi di valori esterni che lo condizionano del tutto ma è lui stesso che è posto dinnanzi alla scelta. La novità di Shakespeare è la libertà della scelta, il libero arbitrio che viene qui problematizzato, non è un libero arbitrio ottimistico o positivo = la scelta può essere completamente dedicata al male e distruttiva. La scelta e il travaglio che comporta, l’esercizio della libertà diventano sofferenza e prigionia. La macerazione del pensiero di Macbeth, la sua inattività e il suo troppo pensare sono la parte tragica della sua figura. Ritmo ansioso della scena, l’incertezza di Macbeth. Il delitto deve essere fatto in fretta, è uno strumento che occorre compiere subito e velocemente, fatto il più impersonalmente possibile per garantire il successo. Il successo del delitto dovrebbe impedire le invitabile conseguenze e implicazioni della responsabilità, Macbeth sostiene che sarebbe bello non avere un prezzo da pagare dopo l’assassinio. E’ consapevole che però esiste una giustizia ed è proprio questa che lo rende ansioso ed incerto sul da farsi. Lady Macbeth continua a spronarlo ma Macbeth mostra ancora la sua insicurezza, quasi si ritrae dal commettere quel gesto e pensa di rinunciare all’impresa. La donna si scaglia ancora contro la debolezza del marito, la sua codardia. Lady Macbeth riesce a esortare, a piegare Macbeth, a manovrarlo, ridefinisce l’idea di virilità come coraggio, come colui che OSA fare, per lei un uomo deve avere queste caratteristiche. Macbeth cede a poco a poco al disegno ma sempre con terrore, pensa comunque alla possibilità della punizione e al fallimento, è il contrario del grande guerriero che parla con le sue azioni.

Secondo Atto;

Scena (1) è notte, Banquo parla con il figlio Fleance e dice che c’è qualcosa che gli impedisce di dormire, evoca i “merciful powers” affinché eliminino i “cursed thoughts” della sua inquietudine (potrebbero essere anche quelli delle Streghe stesse). Banquo vorrebbe parlare del sogno che ha fatto sulle Tre Streghe con Macbeth MA lui evita il discorso perché è troppo concentrato sul suo “buisness”. La differenza tra i due uomini è che Banquo vuole mantenere “libero il petto e limpida la mia lealtà”, non è disposto a vendere la sua anima al diavolo. Ha una dirittura morale ma non smette di pensare alle Streghe e alle loro parole sulla sua gloria futura. Liquidato Banquo come una presenza NON NECESSARIA, Macbeth si concentra sul suo piano: il Re è a letto e sembra essere l’ora propizia per l’assassinio. Shakespeare non si sofferma sull’azione stessa quanto sugli effetti, sulla psicologia, sulla morale del personaggio quasi allucinato che ha terrore, è quasi in trance, fuori da sé. Mentre si avvicina alla camera di Duncan vede NELLA SUA IMMAGINAZIONE un pugnale (si introduce un monologo) = il pugnale è la reificazione, il simbolo dell’azione, la creazione di un cervello oppresso dal carico che Macbeth si è prefissato. E’ il simbolo del suo non essere idoneo all’azione stessa: quando si trattava di fare grandi cose sul campo di battaglie, l’arte militare, ecco che Macbeth primeggiava sugli altri, ma nel momento dell’assassinio ecco che di nuovo è preda dell’incertezza, la sua parte morale lo induce a capire che l’assassinio quasi stride con una parte della sua natura MA che deve essere ASSOLUTAMENTE fatto.

Il pugnale gli indica la strada che deve compiere. L’accettazione del male in Macbeth assume una forma allegorica: la visione del pugnale e del sangue su di esso sono delle allegorie attraverso le quasi lui è in grado di concepire il male + l’allegoria della notte, la simbologia che essa comporta e gli elementi naturali e del paesaggio che evocano il misfatto. Si fa riferimento anche alla stregoneria= Macbeth diventa protagonista del male e completa l’incantesimo malvagio annunciato dalle Streghe, diventa simbolo massimo del male, ancor più delle Streghe. Si autodefinisce come Giuda e capisce che sta per entrare in scena perché sente l’ululato del lupo. All’ultimo verso della Scena Prima chiama l’anima di Duncan o all’inferno o al paradiso => tirando in ballo il paradiso e l’inferno si vede l’atto come sconvolgimento totale del mondo, mondo configurato e diviso tra salvati e dannati. Scena (2): Lady Macbeth ha predisposto tutto, ha fatto ubriacare le guardie e si sono addormentate, lasciando campo libero a Lady Macbeth che le uccide entrambe. Ovviamente non viene presentata la scena dell’azione ma l’angoscia dell’atmosfera cupa, sinistra. Lady Macbeth sembra timorosa che l’azione non venga compiuta ma ad un certo punto compare Macbeth tutto insanguinato. Inizia un dialogo travagliato tra i coniugi: entrambi hanno paura di quello che hanno commesso, nelle parole di Macbeth c’è rimorso e angoscia e si capisce nell’evocazione che fa dell’assassinio, di un particolare inerente all’assassinio = la presenza dei figli di Duncan nella stessa accanto che si sono destati per un secondo, forse nel sonno, hanno fatto le loro preghiere e poi si sono addormentati nuovamente. Urlano all’assassinio ma poi si addormentano. Rimorso e angoscia sono collegati all’elemento cristiano della preghiera dei due figli, preghiera davanti alla quale Macbeth non è riuscito a dire “Amen”, non è riuscito a dire “Amen” nel momento in cui aveva più bisogno della benedizione divina. D’ora in poi non potrà più pregare, non potrà più rivolgersi a Dio. Questi sentimenti che ora prova sono la parte più tragica perché è consapevole di non poter più tornare indietro e porta con sé il senso della dannazione. Il tormento non finirà mai perché non potrà tornare indietro, dovrà poi pagare la pena durante tutta la sua esistenza. (Lady Macbeth cerca di dissuaderlo da questi pensieri) E’ consapevole che non dormirà più , che ha perduto il sonno, la colpevolezza scatenerà una punizione che si autoinfligge: la perdita del sonno. Non potrà più meritarselo perché non è più un uomo virtuoso, ha ucciso tutto ciò che nell’uomo era visto come positivo, ha ucciso la natura e non potrà mai più essere parte dell’universo che vede nel sonno uno dei momenti fondamentali del ciclo biologico dell’uomo. (il sonno significa virtù, innocenza dell’uomo). La sua angoscia psicologica si trasforma in angoscia materiale (privato del sonno). La tragedia sta anche nel fatto che la realtà della gloria ormai sia quasi svanita per lasciare spazio alla realtà dell’angoscia, del rimorso, Macbeth non potrà godere fino in fino di quelle che saranno le glorie che verranno dopo l’assassinio perché tormentato dalla sua coscienza, dalla sua angoscia. il sangue diventa in questa scena la macchia morale di cui si è macchiato e che non potrà mai più venire via. Vi è quasi una metafora mitologica: Macbeth sostiene che nemmeno l’oceano sarà in grado di rendere limpide le sue mani. Qui il microcosmo dell’omicidio compiuto da Macbeth si interseca con il macrocosmo dell’universo, come se quel sangue potesse riversarsi in tutti i mari e in tutti gli oceani e rendesse tutta l’acqua rossa. Questa immagine allude al fatto che Macbeth abbia quasi compiuto una ferita nell’ordine della natura delle cose , quasi come se la sua colpevolezza fosse visibile a tutti. Lady Macbeth continua ovviamente a cercare di riportare il marito alla realtà, cerca di fargli

L’atto terzo rappresenta la prigionia, la costrizione nel male. Se l’atto secondo era l’atto della tragedia, dell’omicidio, l’atto terzo rappresenta la costrizione di Macbeth di perseverare nel male, di continuare nel suo piano una volta che quel piano è stato messo in atto. Il terzo atto sarà quello dell’uccisione di Banquo, l’uomo che secondo la profezia delle streghe rappresenta una minaccia per Macbeth, la possibilità che la sua progenie diventi una stirpe di Re. Macbeth vede il suo trono messo in pericolo dalla presenza di Banquo. Verrà ucciso per mano di sicari assoldati da Macbeth, un atto ancora più spregevole dell’omicidio compiuto da Macbeth stesso. Questo incaricare terzi diventa la nuova politica del regnante, colui che in un’altra scena corale viene definito come “tiranno” perché la sua malvagità fa si che ogni sua azione di governo non sia virtuosa. Le fonti storiche da cui Shakespeare prende spunto descrivono Macbeth come un uomo che non seppe regnare saggiamente ma in Shakespeare viene riconfigurato, la sua malvagità diventa ancora più tragica e lui viene descritto come tiranno perché la sua unica preoccupazione è il potere personale, il conservare questo potere che ha acquisito attraverso l’intrigo. Banquo diventa una vittima sacrificale che ha in sé delle caratteristiche molto positive, di lealtà, di virtù, di fortezza d’animo che a Macbeth mancano. In questa scena però Banquo rimugina ancora su ciò che le Streghe hanno promesso a Macbeth, capisce che lui potrebbe aver commesso l’omicidio => Decreta un giudizio morale inequivocabile nei confronti di Macbeth nonostante siano amici e compagni d’armi. Questa accusa però non si tramuta in un’azione virtuosa, non accusa apertamente Macbeth MA ha un pensiero egoistico e personale, cede al desiderio di gloria promessa dalle streghe diventando in un certo senso complice di Macbeth. Spera che le profezie delle streghe fatte sul suo conto si realizzano così come si sono realizzate quelle di Macbeth. Sa che saranno i suoi discendenti ad avere in mano la reggenza e che niente rimarrà nelle mani di Macbeth. Anche Banquo diventa PREDA dell’ambizione, non è più possibile metterlo in contrapposizione a Macbeth come il personaggio veramente buono, anche Banquo ha le sue aree problematiche, i suoi lati ambigui, il suo desiderio della gloria. Entrambi fingono varie gentilezze l’uno nei confronti dell’altro. Banquo farà una cavalcata prima di sera e poi si unirà alla festa e proprio questa cavalcata viene presa da Macbeth come spunto per mandare i sicari ad uccidere Banquo e il figlio per interrompere la discendenza e la profezia delle Streghe. Banquo morirà ma il figlio sopravviverà, recando ancora più sofferenza e angoscia a Macbeth stesso. Macbeth capisce che la sua regalità e il suo potere siano fondati su basi INSTABILI ED EFFIMERE e ciò giustificherebbe l’omicidio di Banquo, la necessità di eliminare ogni minaccia. Macbeth non riesce a godere di questo suo potere perché minacciato ed ansioso, tutto si rivela un castello di carta, un miraggio illusorio che ora rivela tutti i suoi lati precari. Si vede solo parzialmente come re, non riesce ad identificarsi pienamente nel ruolo di re, tutto ciò che ha non è niente perché è sicuro che in futuro gli verrà sottratto. IL monologo della Scena (1) rappresenta a pieno questa frustrazione. Assieme alla sua precarietà c’è la natura che si avvizzisce, la natura che non procrea, lui non produrrà eredi = natura che muore MENTRE il seme di Banquo sarà fecondo, la sua stirpe non morirà. La tragedia di Macbeth è aver agognato qualcosa che poi non può godere a pieno, fa una figura quasi goffa negli abiti del Re, un tiranno che non ha molta credibilità. Prima lui aveva la libertà di decidere, a questo punto non ha più nessuna libertà di scelta, ha un percorso obbligato ed è in prigionia nei suoi abiti. Le sue azioni ora sono imposte dalla logica del male. Un altro aspetto dalla sua tragicità è l’impossibilità di fare altro e lui NE E’ CONSAPEVOLE. Macbeth sta subendo un processo di disumanizzazione , le sue prerogative umane vengono a mancare in lui e lui si identifica con il mondo delle streghe.

Scena(2): discesa agli inferi sottolineata dalle metafore che lui impiega nel discorso che fa con Lady Macbeth, colei che lo vede sempre più cubo a rimuginare sulle sue azioni. Lei si rende conto che non sono felice, sostiene che nullo sia stato ottenuto nonostante i desideri divenuti realtà. Lady Macbeth esorta il marito a gioire di quello che hanno in quel momento e della festa che faranno a breve. Sostiene di aver solo ferito il serpente, di non averlo ucciso. Questa figura del serpente potrebbe essere assimilata alla figura del serpente stesso, elemento della natura perversa e cattiva. Per lui sarebbe meglio la morte che questa sofferenza. La sua sofferenza ora appartiene alla sfera dei sensi, è privato nel sonno, della fame, l’immagine di una privazione dei sensi che diventa mancanza di piacere dei sensi e di tranquillità dei sensi. + terrore fisico, incubi notturni, perdita della pace ( di cui si prova nostalgia). Compara i fantasmi della sua mente a degli scorpioni che gli provocano un tormento dei sensi (tormento della mente = tormento dei sensi). Si sottolinea anche la sua SOLITUDINE, la degenerazione morale va di pari passo con la sua solitudine. E’ un uomo solo che si rende conto che non ha più nessuna libertà di scelta (verso 55) Scena(3) + (4): UCCISIONE DI BANQUO. Il figlio Fleance sopravvive all’attacco dei sicari. Davanti a questa consapevolezza che lui si sopravvissuto il suo regno (di Macbeth) pare sgretolarsi. I dubbi di Macbeth si concretizzano con l’apparizione del fantasma di Banquo, l’apparizione della sua ossessione. E’ l’unico a vederlo e Lady Macbeth è costretta a congedare i commensali. Il fatto che Macbeth sia l’unico a vedere lo spettro sottolinea la sua prigionia e la sua solitudine. Anche l’uccisione di Banquo si ritorce contro di lui e appare come se fosse il ritorno del rimorso. Paradossalmente lo spettro è l’unica cosa reale che esiste per Macbeth imprigionato in questa realtà contingente di pentimento e di sconfitta. Lo spettro di Banquo diventa lo spettro della legalità, dell’ordine che Macbeth aveva cercato di ostacolare e negare con il suo disegno perverso di usurpazione del trono. Si convince però che l’uccisione di Banquo sia stata in vano perché suo figlio è comunque riuscito a scappare e la comunità di leggi virtuose fecondata dal bene continuerà a prosperare con lui com’era stata predetto dalle Streghe. Lady Macbeth è in difficoltà perché vorrebbe cercare di giustificare le stranezze del marito dicendo che ha sempre sofferto fin dalla giovinezza di queste crisi nervose. Il finale della scena rappresenta un ultimo momento di orgoglio bestiale in Macbeth che vorrebbe affrontare questo fantasma , vorrebbe sconfiggerlo con la violenza ma sarebbe una cosa impossibile perché Banquo è solo nella sua testa. Questo rappresenta il grottesco della scena e dell’atto: ormai tutte le azioni di Macbeth sono guidate dalla ferocia, lui stesso si identifica solo più con il mondo delle belve + verso 135 “I am in blood” E’ un uomo devoto al sangue, sopraffatto da tutto ciò che ha compiuto senza una via di uscita. E’ una belva feroce che però ora mostra tutta la sua fragilità e la sua debolezza. La sua vita d’ora in avanti sarà solo un disperato tentativo di resistere al mondo, ci sono già i semi della sua sconfitta, della sua tragedia. Scena (5) + (6): si prefigura a pieno la sconfitta di Macbeth. Qui però si pensa che ci possa essere stata l’aggiunta da parte di un collaboratore di Shakespeare. ( e’ una scena che non è coesa con il resta del play, le Streghe sembrano Streghe diverse da quelle dei vaticini precedenti, dunque è una scena sospetta ed inutile) Scena in cui Ecate prefigura alle Streghe il successivo incontro con Macbeth. Prima le rimprovera di non averla chiamata prima poi comunica loro che Macbeth vorrà un ultimo consulto e questo

sarà Re ma sarà progenitore di una serie di Re. Il bambino stesso gli rivela la profezia a proposito del bosco di Birnan (dal verso 90), Macbeth non sarà sconfitto fino a quando il grande Bosco di Birnan non muoverà verso e contro di lui. Questo elemento “non naturale” insieme al bambino “non nato da donna” saranno le cose innaturali che potranno sconfiggere Macbeth. Lui si rassicura perché pensa che siano degli avvenimenti improbabili. Macbeth vede questa schiera di 8 Re che lo succederanno, rappresentati da una pantomima di personaggi in scena che non parlano ma rimangono in una sorta di processione silenziosa come simboli. L’ottavo Re che lui vede porta con sé uno specchio dal quale mostra altri Re che portano lo stemma del ramo degli Stewart (riconducibile dalla leggende di Giacomo I) “Horrible sight” diventa l’ultimo grido di dolore di Macbeth, le forze del male gli hanno rivelato un destino di sterilità. Le Streghe iniziano un’assurda danza, danzano attorno a lui ironicamente e si chiedono perché lui sia rimasto così stupito dalla riconferma del loro vaticinio. E’ una creatura impotente prigioniera del regno del male di cui è figlio e da cui è ancora mosso. Dopo questa scena di completa solitudine di Macbeth ecco che entra Lennox per comunicargli che Macduff è scappato in Inghilterra. Macbeth sarà costretto a spargere altro sangue sterminando la famiglia intera di Macduff. Questi gesti saranno il frutto della sua ferocia, dell’immagine della belva. Scena (2): Strage dell’innocente famiglia di Macduff. Macbeth è il mandante dei soldati che troveranno ed uccidere moglie e figli di Macduff. La sua ferocia diventa una ferocia di Stato, il suo disegno acquisisce una prospettiva politica , vede il tradimento di Macduff come un tradimento politico , la sua vendetta è una vendetta personale che però si colloca anche a difesa del suo potere, della difesa del potere della sua regalità. Ciò che differenzia questo delitto dagli altri è la sua totale gratuità ed il fatto che siano SOLDATI e non sicari a commetterlo. C’è un aspetto melodrammatico in questa scena: Lady Macduff parla con il bambino e sottolinea come Macduff l’abbia abbandonata per ricongiungersi con Malcolm in Inghilterra. Accusa il marito di tradire i valori positivi di famiglia, di casa. E’ pronto a sacrificare i suoi affetti per la nazione. Macbeth non riuscirà a distruggere questo sentimento di devozione verso la Scozia. Questa strage degli innocenti diventa l’ultimo disperato atto di sangue prima che abbia inizio la restaurazione dell’ordine. Macbeth è una belva in gabbia e braccata. Nonostante uccida Lady Macduff i valori che lei porta con sé, i valori della famiglia non moriranno ma rimarranno come valori sui quali costruire la nazione. E’ una scena ricca di pathos, il figlio più grande di Macduff si scaglia contro il soldato e difende l’onore del padre, conferma e conserva i valori familiari che non sono stati cancellati dall’abbandono di Macduff. La ribellione del bambino simboleggia l’inizio della sconfitta del male, della ripresa della vita. Scena (3): l’ambientazione cambia da Scozia ad Inghilterra. E’ un’altra scena in cui si svolge il plot politico, il subplot (nessuna unità di azione, di tempo e di luogo) che si realizza in Inghilterra, alla corte del Re d’Inghilterra Edoardo confessore, considerato il Re Santo. Scena politica fatta di un fitto dialogo e di posizioni strategiche sia di Malcolm che di Macduff. Macduff è andato in Inghilterra a sollecitare Malcolm a cercare l’appoggio del re d’Inghilterra e organizzare l’azione per sovvertire la tirannia di Macbeth. La Scozia è sempre più straziata dalla tirannia di Macbeth. Malcolm è ancora diffidente nei confronti dell’interlocutore perché ha paura che Macduff sia lui

stesso un traditore, ha imparato la lezione e fuggendo in Inghilterra non si fida più della Scozia , crede che Macbeth possa arrivare a corrompere i cortigiani. La maschera di Malcolm è necessaria, è una maschera che perderà per mostrare cosa autenticamente e sinceramente sente, è una maschera necessaria per la sopravvivenza, per portare a termine il suo disegno com’era stato deciso dal padre che lo aveva nominato legittimo erede al trono di Scozia. Da qui in avanti ci sarà la costante ripresa dell’immagine della malattia che sarà presentata per definire la malvagità e il male di Macbeth, per rappresentare la sua corruzione sia di spirito che fisica. Una malattia contrapposta ad immagine di natura in salute, natura rigogliosa. Malcolm (per mettere alla prova la lealtà di Macduff) però comincia poi a ritrarsi come un uomo lascivo, pieno di ogni vizio , bramoso di ricchezza e senza alcuna virtù. Macduff cerca comunque di legittimare e giustificare il suo destino da regnante perché un re vizioso è sempre meglio di un tiranno come Macbeth. A questo punto sembra che non ci sia speranza per la Scozia ma dinnanzi alla sincerità del suo interlocutore Malcolm getta la sua maschera da politico accorto e cauto , rivela che il suo discorso è stata una finzione per saggiare le intenzioni di Macduff. Una menzogna politicamente funzionale. Malcolm e Macduff sono entrambi personaggi positivi e virtuosi che possono lottare assieme per la restaurazione. Shakespeare fa del discorso di Malcolm una condanna implicita dell’usurpatore in cui si scontrano virtù e vizi, il principe positivo incarnato da Malcolm e il modello negativo impersonato da Macbeth. Malcolm comprende qui che la conquista del trono dovrà avvenire attraverso la lotta MA dev’essere ugualmente preceduta da una sorta di vittoria morale, dalla maturità che Malcolm dimostra dal suo discorso, un’evoluzione rispetto al giovinetto inesperto che era stato scioccato dalla morte del padre ed era fuggito. Al verso 145 c’è un rimando diretto ad Edoardo il confessore “they presently amend” legata alla leggenda secondo la quale lui abbia guarito una malattia semplicemente grazie all’imposizione delle insegne del potere. Malcolm è considerato ancora più adatto al governo rispetto a Duncan perché la vittoria necessita dell’astuzia di calarsi nella realtà tumultuosa e caotica in cui agisce il tiranno stesso, di essere consapevoli del male sintetizzato di Macbeth. Alla fine della scena entra Ross che ha l’arduo compito di comunicare a Macduff la morte della sua famiglia per mano dei soldati di Macbeth. Moglie e bambini vengono assimilati a delle prede. Macduff diventerà un giustiziere in grado di estirpare il male dal mondo.

Atto quinto;

Scena (1): si apre con un episodio di pazzia di Lady Macbeth. C’è un medico ed una dama di compagnia che si chiedono come risolvere questi episodi di sonnambulismo che celano la pazzia della donna. Lady Macbeth non parla, non compare durante l’intero quarto atto e compare in questa scena dolorosa e pietosa, si sveglia come una sonnambula e compie gesti che ricordano il trauma che c’è nella sua memoria. Se non c’è la memoria lucida nella veglia, in Lady Macbeth compare la memoria solo rimossa dalla veglia, nella notte, nel sonno e le impedisce di dormire. Per lei il tempo si è fermato, lo descrive anche il dottore chiamato dalla dama di compagnia. Lady Macbeth non ha vissuto e non vive più, il suo sonno da sonnambula la esclude razionalmente dal passato, è una condanna a rimanere in un tempo immobile, il tempo del trauma (trauma non elaborato e di cui non c’è stata ammissione di colpa). La notte è destinata al riposo delle creature INNOCENTI, Lady

inevitabilità del fato. Lui stesso si è arreso alla sua sconfitta , all’idea di se stesso come di una marionetta mossa da forze interne, i suoi desideri e le sue pulsioni. La morte non ha nessuna risonanza nel cuore di Macbeth , è indifferente. Sconfitta, inutilità, insensatezza delle sue parole e delle sue azioni, della sua intera esistenza. IL tragico sta nell’essere stato sovrastato e sommerso dalle proprie passioni, del vedere ed essere consapevoli di ciò, vedere come si è stati ridotti. In virtù di questo fallimento considerare tutta l’esistenza come priva di scopo ed insensata. Macbeth alla fine rimane solo, tutto è contro di lui e gli rimane solo l’istinto feroce della belva che lo induce a combattere nel duello finale. Si rivela che Macduff è colui che non è nato da donna , è stato strappato dal grembo della madre prima del tempo, Macduff sarà il giustiziere, colui che decapiterà Macbeth. Il tiranno decide comunque di affrontarlo per espiare la propria vita insensata CON LA MORTE. La morte di Macbeth NON viene spiegata nel dettaglio => “Escono combattendo. Trombe suonano l’assalto. Rientrano duellando e Macbeth è ucciso” Solo qualche battuta dopo viene segnato l’ingresso di Macduff con la testa di Macbeth tra le mani. L’ultima scena ha un’immagine di vita = la vittoria delle forze lealiste, attraverso il dolore e il sangue la Scozia ha trovato la propria salute. Mostrando la testa mozzata dell’usurpatore si capisce che la Scozia è finalmente libera. Shakespeare però non si schiera né dalla parte di Macbeth né da quella dei suoi avversari vittoriosi, lascia intendere che la testa del “macellaio morto” sia stata portata in scena da un macellaio vivo (seppur con tutte le ragioni e con la giustizia) e sottintende ciò che seguirà: la ricompensa per i vittoriosi e la gran purga per la parte avversa. Il tutto in nome di Dio e della Giustizia. Malcolm diviene Re dopo essersi conquistato la fedeltà e il titolo di uomo di stato, un uomo proteso verso il bene ma consapevole dell’esistenza del male. Macbeth è una tragedia che risente dell’influsso del dramma storico, raffigura la monarchia in modo positivo e ne celebra la vittoria. (finale tradizionale della vittoria del bene) L’alienazione di Macbeth è l’elemento moderno della tragedia.