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Riassunto del libro 'Animal Loquens; linguaggio e conoscenza negli animali non umani da Aristotele a Chomsky'
Tipologia: Sintesi del corso
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http://grenier.benio.fr/download/Descartes_animali_macchina.pdf Animal Loquens; Introduzione
1. L'origine della questione: gli inizi della tradizione fino a Aristotele: scegliamo di seguire due piste: quella che guarda alla presenza negli animali di forme di conoscenza e quella che investe le loro capacità di comunicazione. I primi segnali del dibattito si lasciano riconoscere in sedi di riflessione etico-religiose; Zarathustra prescriveva di non sacrificare gli animali in quanto tutti dotati di un'anima, mentre nella Genesi si legge della posizione privilegiata che compete all'uomo rispetto agli animali, la religione buddista si impegna per diffondere un sentimento di compassione per gli animali. A istanze etiche e religiose è legata la riflessione degli antichi greci sugli animali, ma è nell'ambito della scuola pitagorica che viene stabilita per la prima volta una gerarchia degli esseri viventi. E' nella contrapposizione tra sensazione e comprensione che viene individuato il confine che separa l'anima dell'animale da quella dell'uomo (De Anima di Aristotele: attribuzione dell'anima intellettiva solo all'uomo). Per i presocratici invece l'animale, in quanto dotato di anima è allo stesso tempo dotato di intelletto (Democrito-Anassagora). Per Aristotele l'uomo gode di più ampie capacità conoscitive grazie al possesso delle mani. Un importante contributo è dato dalla riflessione dei Sofisti sul linguaggio; per Isocrate la capacità di parlare è il presupposto fondamentale di quell'iter verso la civilizzazione che distingue gli uomini dagli animali. E' probabile che risalga a quest'epoca la coniazione del termine 'aloga zoa' (animali senza logos), usato per gli animali diversi dall'uomo, privi del linguaggio, ma anche del pensiero cui esso è strettamente correlato. Di un primo confronto tra il linguaggio umano e le voci degli animali si legge in un passo delle Storie di Erodoto in cui lo storico accomuna la voce di alcune donne barbare a quella degli uccelli a causa della loro incomprensibilità. 'Protagora' di Platone: il principale elemento che distingue la voce dell'uomo da quella degli animali è l'articolazione --> si articola in due momenti: il primo riguarda l'attività respiratoria, il secondo comprendo anche il tratto sopralaringeo. Se per emettere voce è necessaria la laringe, l'operazione del parlare è qualcosa di più complesso, essa si verifica solo quando la lingua è in grado di articolare la voce e di produrre una 'voce articolata' (diàlexis). Aristotele fu il primo a conferire una veste scientifica alla questione del linguaggio e del pensiero animale. Il confronto tra uomo è animale è realizzato sul piano anatomico e sullo studio della biologia e dei meccanismi della vita (Historia Animalium, De partibus animalium, de generatione animalium). Il suono è quello che può essere generato da una qualsiasi parte del corpo, mentre la voce può essere emessa solo dagli animali forniti di un apparato di respirazione, ovvero di polmoni e di laringe/trachea. La produzione della voce è di norma accompagnata da un'immagine, la cui presenza è determinante per la caratteristica fondamentale che distingue la voce dal suono, la semanticità: "La voce è un suono dotato di significato". La voce articolata è invece propria solo dell'uomo e di alcune specie di uccelli. La produzione di voce articolata richiede la presenza di un tratto sopralaringeo ben formato, costituito da lingua, labbra (di cui sono dotati anche gli uccelli) e denti, indispendabili per la piena esteriorizzazione del logos (pensiero-linguaggio). Solo l'uomo è in grado di distinguere i grammata, elementi minimo del linguaggio, che possono essere combinati per formare delle
unità superiori. Articolazione, scomponibilità in lettere e loro componibilità sono tratti unici del linguaggio umano. Nel De Anima, A. distinguendo tre facoltà dell'anima, quella vegetativa, quella sensitiva e quella intellettiva, aveva individuato nel possesso dell'ultima lo specifico dell'uomo. Nell'Historia Animalium individua affinità tra le caratteristiche psichiche dell'uomo e dell'animale; in alcuni casi anche le bestie sono dotate di intelligenza (phronesis), capaci di comprensione e intelletto.
2. Il definirsi del dibattito: il logos prophorikòs e il logos endiathetos : Con la speculazione stoica il logos diventa l'elemento centrale su cui verte il confronto uomo-animale. Gli stoici antichi delineano una frattura profonda tra gli animali e l'uomo con l'elaborazione di una teoria antropocentrica. Divisione tra logos prophorikos = esteriorizzazione del logos, e logos endiathetos = ciò che è disposto dall'interno/la ragione. Per gli stoici era quest'ultimo a costituire l'elemento specie-specifico dell'uomo. Diogene Laerzio in Vite dei Filosofi sostiene che la voce degli uomini è emessa dal pensiero (dianoia) mentre quella degli animali è un prodotto dell'istinto. Gli animali vivino 'kata physin' (natura) e trovato in questa il loro confine, mentre l'uomo riesce a domare l'istinto e a vivere 'kata logon'. Una delle prime riflessioni contrarie agli Stoici si trova nel De Rerum Natura di Lucrezio; nell'Epistula ad Herodotum sostiene che nell'emettere le prime espressioni foniche gli uomini avrebbero seguito la propria natura, solo in un secondo momento, sulla base delle prime parole spontaneamente articolate, si sarebbe pervenuti alla norma, attraverso regole stabilite di comune accordo. Anche gli animali emettono voci, diverse in relazione alle diverse sensazioni e situazioni che le suscitano (tratto di continuità tra il linguaggio umano e animale), ma esiste una differenza nel grado (differenza di tipo quantitativo) di complessità dei due linguaggi, che si rivela anzitutto sul piano fonetico. Sono soprattutto gli Scettici e gli Accademici a opporsi alla dottrina stoica che nega agli animali ogni tipo di razionalità (Carneade di Cirene e Filone Alessandrino; De animalibus = dialogo tra Alessandro - portavoce delle tesi accademiche - e Filone - portavoce delle tesi stoiche, per il quale il linguaggio è inscindibile dal pensiero e la diversità tra la voce degli animali e quella degli esseri umani non va individuata solo sul piano fonetico/articolatorio, ma anche su quello conoscitivo. A difesa della razionalità animale si leverà al voce di Plutarco, mosso da una finalità etica: chiarire i criteri morali e giuridici che regolano il rapporto tra uomo e animali. Nel De esu carnium prescrive il pieno rispetto della vita degli animali (non cibarsi di carne). Egli sostiene un principio di somiglianza sostanziale e strutturale di tutti gli esseri viventi, per questo arriva al riconoscimento della razionalità animale. Nel Bruta Animalia il vivere kata physin degli Stoici diventa il vero punto di forza delle bestie: il carattere innato e naturale delle loro virtù è segno di intelligenza spontanea che non ha bisogno di ulteriori ammaestramenti. Sesto Empirico risponde con l'arma scettica del'epochè, la sospensione del giudizio. Un ruolo importante è svolto dall'aneddoto del 'cane di Crisippo' (deve scegliere tra tre strade per raggiungere la preda); compie un ragionamento deduttivo, un sillogismo del quinto tipo, cioò dimostra che il cane è dotato di un logos interiore. Sesto si schiera contro la teoria antropocentrica degli Stoici: il linguaggio dell'uomo non è più il punto di vista privilegiato da cui analizzare gli altri linguaggi, ogni linguaggio è dotato di una propria legittimità, in quanto inerente alla specie che lo utilizza. Molto meno indulgenti nei confronti degli animali furono i cristiani; Origine nel Contra Celsum fa
sostanziale parità tra noi e loro.
5. Descartes e i suoi antagonisti : l'insorgenza dell'approccio sperimentale: Cartesio propone una rigida dicotomia fra la dimensione dell'umano, caratterizzata dalla presenza di una mente autocosciente e da un linguaggio articolato inteso a esprimerne i contenuti e la dimensione animale, priva di mente e di coscienza, schiacciata sulla sfera del corpo e caratterizzata da un modo di funzionare meccanico (metafora dell'orologio). Il linguaggio umano è lo strumento di una ragione autofondata, operante in modo chiaro e distinto e accompagnata dalla coscienza, quello degli animali non è altro che un'escrescenza del corpo, il 'rumore' prodotto dalla macchina. Quando sembra assomigliare alla voce umana, bisogna sapere che non si tratta altro che di imitazione. Nel 'De brutorum loquela' Fabrici parte dal presupposto che lo stesso concettp di 'articolazione' andasse slargato a comprendere forme di flessione della voce differenti da quelle delle lingue umane. La sua fu la prima vera legittimazione scientifica della comunicazione animale. Nel Discorso sul metodo il ruolo giocato dal linguaggio è del tutto subalterno a quello della ragione, e alla parola in se e per se viene riservata una funzione meramente strumentale, scissa da qualsiasi posta cognitiva. La contestazione filosofico-linguistica della tesi di Cartesio viene realizzata mediante la ripresa della parte naturalistica della dottrina di Aristotele, saldata da spunti provenienti per un verso da Epicuro e per un altro da Sesto Empirico. Pierre Gassendi oppone al concetto monistico di 'ragione' che interpreta la differenza tra umani e animali una logica 'dal più al meno'. La cifra di continuità tra le forme espressive delle bestie e degli uomini deve essere riconosciuta nella comunicazione dei bisogni, delle emozioni, degli appelli al reciproco aiuto o all'accoppiamento. Loche in 'Essay on human understanding' identifica una discontinuità fra animale e uomo nelle differenti modalità di elaborazione delle idee. I bruti, come gli uomini, hanno idee, ma hanno una limitata capacità di comporle fra loro e non hanno la capacità di astrarre. Il nocciolo della questione viene identificato nel contributo offerto dalla parola alla costruzione della conoscenza ---> tale posizione libera il dibattito sulle facoltà conoscitive degli animali da vincoli di tipo metafisico e teologico, spostandolo sul piano del funzionamento empirico, osservabile della conoscenza. Lo scarto tra animali e umani dipende da una dimensione insieme linguistica e cognitiva. 6. Tra filosofia, teologia e scienza: il linguaggio degli animali dall'Encyclopedie a Darwin: Boullier in Essai philosophique sur l'ame des betes, sostiene che le operazioni compiute dagli animali che ci danno l'impressione ora della loro intelligenza, ora di una loro vita affettiva e morale, sono un dato che s'impone alla nostra esperienza. Bougeant invoca l'idea della socialità degli animali come base logica per la deduzione dell'esistenza e dell'autosufficienza dei linguaggi animali. La Mettrie immagina che si possa insegnare una lingua umana alle scimmie più simili a noi (in L'homme machine'). Buffon cerca un terreno intermedio fra la teoria della bete machine, insostenibile nella sua purezza, e l'evidenza dei comportamenti intelligenti degli animali, e me propone una spiegazione che fa riferimento all'assetto puramente sensoriale dell'apparato conoscitivo. Leroy contesta l'immagine di uniformità e passività sensoriale di Buffon, dando testimonianza delle astuzie e delle precauzioni utilizzate da molti animali per portare a termine le loro imprese. Le bestie sono dunque dotate di memoria, elaborano le loro esperienze e le
trasmettono all'interno della specie. Reimar, distinguendo fra istinti meccanici, istinti rappresentativi e istinti spontanei o volontari, restringe il campo dell'industriosità degli animali, riconducendo la fenomenologia dei comportamenti che si presentano come intelligenti alla logica di un ordinamento intrinsecamente finalizzato del mondo, di una superiore previdenza e saggezza, quella divina. Gli animali non sono capaci di conoscenze astratte, il che preclude loro ogni autentico apprendimento linguistico. Il filone di Condillac e Herder consiste, sul piano gnoseologico, in uno sviluppo della teoria empiristica della conoscenza promossa da Locke. Condillac propone il concetto di 'linguaggio d'azione', un linguaggio non verbale, materiato di corporeità, come base di un approccio più continuista, sul presupposto che la nozione di segno vada slargata. Gli animali, portatori di bisogni ed esperienze diverse da specie a specie, elaborano linguaggi molto meno complessi per qualità e numero di segni. Herder afferma che gli uomini un linguaggio ce l'hanno già "in quanto animali". Egli coglie la specificità della parola umana nella capacità di isolare nel flusso delle sensazioni degli elementi identificanti e differenziati, che consentono di circoscrivere l'oggetto e di elevare questi tratti a segni di riconoscimento, a simboli che fissano la conoscenza, la rendono ripetibile, comunicabile, elaborabile. C'è nel linguaggio umano una naturale ricerca di 'senso' e insieme un'istanza di consapevolezza che impedisce a ogni parola-simbolo di appiattirsi sul singolo contenuto. L'idea che il mondo naturale sia governato dalla legge di selezione era già stata anticipata dallo zoologo francese Lamarck e dal filosofo Spencer. La concezione empiristico-naturalistica della conoscenza che sta alla base della teoria darwiniana si rifà alla tradizione della filosofia britannica (Bacone, Locke, Hume). 1859; Origine della specie: Darwin liquida la teoria fissista della specie sostituendola con quella dell'evoluzione mediante selezione naturale (che dipende dal caso). Risulta con ciò la discendenza dell'uomo e dello scimpanzè da un antenato comune, dunque alcune caratteristiche umane sono condivise anche da altre specie (ragione, linguaggio = prende in esame gli atteggiamenti del volto umano e le posture del corpo). Getta le basi per un approccio comparato al comportamento = etologia.
7. La comunicazione animale tra linguistica, psicologia e etologia : Il darwinismo favorisce una concezione del linguaggio in chiave naturalistica; non solo le lingue avrebbero i caratteri di oggetti biologici, ma lo sviluppo stesso del linguaggio andrebbe distinto in una fase evolutiva, connessa alla progressiva organizzazione biofisica dell'uomo nel suo divenire tale, distinguendosi da creature di minor complessità, e una fase storica, che è quella delle lingue conosciute. Schleicher e Muller invece fissano nella parola l'invalicabile punto di confine tra la specie umana e le altre specie. Per Whitney il linguaggio umano ha natura storica, al pari delle arti o di altre espressioni della nostra cultura. Il problema della definizione dell'oggetto della linguistica sarà centrale in Saussure, ma a chi competerà lo studio delle forme di comunicazione delle specie diverse dall'uomo? alla psicologia (psicologia comparata-comportamento animale). Romanes in Animal Intelligence afferma che la nozione di istinto non esclude la presenza di facoltà mentali. Nel 1913 Watson pubblica il manifesto del nuovo metodo, il behaviorismo, che istituisce una precisa continuità metodologica tra lo studio psicologico delle persone e degli animali. Thorndike nega che gli animali ragionino: apprendono solo per prove ed errori. Con lui prendo avvio la pratica sperimentale dei 'puzzle boxes' costruite per mettere alla prova gli animali con la
cominciato a 'leggere' i risultati delle ricerche di are etologica in modo diverso, facendo spazio a un vocabolario di tipo mentalista (viene introdotto il termine 'intenzionalità' = Daniel Dennett; stretegia dell'attribuzione di intenzionalità come "dirigersi verso l'oggetto" = implica l'attribuzione a questo codice animale della proprietà della referenzialità). Chomsky ha in seguito riconosciuto la portata teorica della comunicazione animale, vedendo in essa parte di quella "facoltà di linguaggio in senso largo" in cui anche gli umani convengono (rimane specie-specifica solo la facoltà di linguaggio in senso stretto, identificabile nel meccanismo della ricorsività). Il modello della 'pertinenza' di Sperber e Wilson vuole lasciarsi alle spalle il vecchio concetto di codice, valorizzando le componenti implicite, le intenzioni comunicative riconosciute per via di interpretazione dai soggetti. Esperimenti di Sue Savage-Rumbaugh su un esemplare di bonobo, Kanzi: è il primo caso di apprendimento spontaneo in un linguaggio non di specie da parte di un primate. Ha imparato a comprendere frasi complesse in inglese, eseguendo azioni che suppongono capacità di ricezione anche sintattica e il possesso di un'intenzionalità, ha sviluppato un'affettività nel rapporto con i ricercatori. Gli scimpanzè hanno una teoria della mente? Calle e Tomasello sostengono che hanno capacità mentali, nel senso che capiscono che gli altri a loro volta percepiscono, o vogliono cose, che hanno cioè stati intenzionali, ma non hanno la capacità di mettersi dal punto di vista degli altri (teoria delle mente), non superano il test della falsa credenza. La linea di discontinuità sta nella loro incapacità di usare i simboli linguistici in un sistema di relazioni triadico -mittente, ricevente, oggetto (essi si fermano allo stadio diadico). Esistono due linee di indagine: 1) concepire il linguaggio come il nocciolo dello scarto evolutivo che condusse all'umanizzazione (Pinker) 2) situare lo scarto nella formazione di una più generale capacità cognitiva sottostante - il linguaggio assume la funzione di fissazione e promozione della conoscenza - (Tomasello). Scoperta dei 'neuroni specchio' = fa supporre che il linguaggio si sia formato utilizzando un dispositivo cerebrale preesistente, inteso alla generazione e al riconoscimento di certi schemi motori, che avrebbe offerto la spinta alla capacità imitativa, essenziale nell'apprendimento del linguaggio. Per Corballis vi fu alesuna coalescenza tra movimenti del corpo, espressioni oro-facciali e espressioni vocali. Un altro percorso di ricerca sfrutta la conscenza del funzionamento del cervello per spiegare la genesi della verbalità (funzionamento dell'area di Broca). Aristotele : nelle sue opere biologiche fonde le conoscenze teoriche di anatomia e fisiologia con quelle empiriche di tipo zoologico. Nell'Historia Animalium fornisce una classificazione dei mezzi espressivi degli animali in base a tre unità fondamentali di suono (psophos) voce (phonè) e voce articolata (dialektos).E' a causa della mancanza di polmoni e laringe se gli animali come insetti e pesci non possono emettere phonè, ma solo psophos. Nel De anima emergono ulteriori fattori sia di tipo cognitivo (phantasia=capacità rappresentativa) sia semantico (la voce è un suono che significa qualcosa) essenziali nel processo di emissione di phonè. Dotato di organi fondamentali per la respirazione, quella del delfino è voce e non solo suono (non ha tuttavia voce articolata poichè la sua lingua è poco sciolta e non possiede le labbra).Gli uccelli, grazie al possesso di una lingua più larga e sottile, compiono un salto qualitativo rispetto alle altre specie, e li avvicina alla realizzazione di voce articolata: sono in grado di emettere alcuni grammata (elementi minimi della dialektos), di stabilire una comunicazione reciproca e di partecipare a un processo di
'educazione' che distingue la voce articolata dalla voce. Per produrre voce articolata bisogna possedere lingua, labbra e denti, e solo nell'uomo questi organi presentano la conformazione più adatta (De partibus animalium). L'unicità del linguaggio umano è definita sulla base di differenze quantitative piuttosto che qualitative. Nell'Historia animalium agli animali vengono attribuite diverse capacità cognitive, phronesis (intelligenza legata all'uso della ragione = prudentia), synesis e nous (mente), evidenti in molte delle attività da essi compiute (vedi rondice e pernice). Gli Stoici : (IV-II sec a.c.) tra uomo e animale non esiste una differenza di grado, di quantità, ma piuttosto di genere, di qualità. Nella Logica e nella Fisica di Crisippo si trovano riflessioni su elementi di tipo cognitivo e sulla voce degli animali, mentre da alcuni frammenti dell'Etica si può comprendere il pensiero degli Stoici sul piano morale. La questione è se gli animali siano dotati di logos. 1) centrale è la divisione tra logos prophorikos (pronunciato, proferito) e endiathetos (interiore, silenzioso, la ragione). Gli animali, e in particolare gli uccelli, possiedono solo il primo. La loro voce deriva dall'impulso (kata physin), mentre quella dell'uomo viene dal pensiero (dianoia) = kata logon. Anche se tutti gli animali hanno un'anima e la sua parte direttiva (egemonikon) che li guida nel perseguire e fuggire ciò che è dannoso, l'uomo è il solo a essere dotato di una serie di prerogative (logos, dianoia, nous) che lo pongono in una posizione eminente. Gli animali sono dotati di phantasia, hanno cioè delle rappresentazioni mentali che guidano il loro impulso e le loro azioni; tali rappresentazioni sono 'preordinate' dalla natura e gli animali non possono fare altro che seguirle, mentre quelle degli uomini sono 'loghikai' (guidate) dalla ragione = possono cioè essere giudicate, accettate o scartate. Lucrezio : V libro del De rerum natura. Tra le due tesi, di un'origine naturale (physei) e di una convenzionale del linguaggio (thesei) Lucrezio propone una visione a metà strada. Nell'Epistulam ad Herodotum, il filosofo greco, mettendo in discussione entrambe le teorie, aveva ipotizzato che il linguaggio traesse la sua origine da una fase naturale cui avrebbe fatto seguito una seconda di tipo convenzionale. Origine naturale vuol dire genesi spontanea, prerazionale di certi processi psicologici e delle correlative articolazioni fonico-acustiche. Lucrezio pone la natura e l'utilitas (il bisogno) alla radice dell'originale emissione dei suoni linguistici e dell'attribuzione dei nomi alle cose. Consapevole delle proprie facoltà, il 'cucciolo' dell'uomo si volge in maniera naturale e istintiva all'utilizzo del gesto corporeo, con un comportamento affine ai cuccioli delle altre specie. Egli individua una linea di continuità tra il linguaggio animale e quello umano, ma esiste tuttavia una differenza: l'uomo è l'unico nel quale la lingua e la voce hanno pieno vigore e sviluppo a differenza degli animali, che sono muti, nel senso che sono privi di voce articolata (differenza quantitativa). L'uomo è in grado, sulla base delle sue diverse impressioni sensibili, di designare e indicare cose dissimili con nomi diversi. Filone Alessandrino: De animalibus = è un dialogo tra due personaggi; Filone (stocismo) e Alessandro (accademici) basato sulla questione se anche gli animali siano dotati di logos. Quest'ultimo gli attribuisce il possesso del logos, non solo di quello proferito, ma anche di quello interiore. La prova è costituita dalla voce articolata degli uccelli, soprattutto quelli canori, capaci sia di autoapprendimento, sia di imparare le istruzioni fornite dall'uomo. Quello che li differenzia è la diversa ampiezza dell'intelligenza in base ognuno di loro può pensare. Anche gli animali
momento che la giustizia deve regolare i rapporti tra simili, egli si propone di dimostrare la sostanziale somiglianza dell'uomo e degli animali. 2) Essi possiedono il logos proferito; 'voce' che significa, attraverso la lingua, gli stati e i moti interiori e prova di un'attività di pensiero, la dianoia. Anche gli animali hanno un loro linguaggio che segue le leggi proprie della specie. 3)poichè non mancano casi in cui gli uomini riescono a comprendere la voce degli animali, e viceversa, l'inintelligibilità della comunicazione animale non è una prova sufficiente della sua assenza. Il logos proferito è inoltre segno evidente delle capacità cognitive delle bestie. 4) anche gli animali sono dotati del logos endiathetos; la differenza rispetto all'uomo è legata un livello quantitativo, è una differenza 'secondo il più e il meno'. Girolamo Rorario: Quod animalia bruta (1539, dato alle stampe nel 1648)= si era in una temperie storica e culturale profondamente permeata dall'influenza di Cartesio. Egli è rappresentante di un'impostazione naturalistica, e fa suoi gli argomenti di Plinio, Plutarco e altri autori classici intorno alle qualità intellettive e morali degli animali (caso del cavallo che, indotto a congiungersi con la madre, una volta compreso ciò che aveva fatto, si dà alla morte. Michel de Montaigne : tra Rinascimento e Illuminismo. 'Essais'; egli svolge in questa Apologia una complessa opera di ridimensionamento della pretesa umana di arrogarsi una posizione di primato nell'universo del creato. Le demolizione di ogni eccessivo razionalismo e scientismo assume il suo senso nel quadro della posizione scettica che egli aveva assunto da Sesto Empirico, ma anche da Lucrezio e Plutarco. 1) gli animali esibiscono capacità intellettive e comportamenti improntati alla moralità 2) essi sono perfettamente capaci di comunicare all'interno della specie di appartenenza e fra specie diverse. Sussiste una sostanziale parità fra creature viventi. Erano così poste le basi di un approccio naturalista che avrebbe incontrato il favore di Gassendi e Naudè. Egli inaugurava un nuovo genere letterario, il 'saggio'. Si concentra sulla valorizzazione dei gesti e si un ipotetico 'bambino selvaggio', cresciuto in solitudine che pure certamente avrebbe qualche disposizione a comunicare. Egli attribuisce a certi tipi di uccelli un discorso interiore, cui si oppone Cartesio. Girolamo Fabrici d'Acquapendente: De brutorum loquela; 1603. Grande anatomista e chirurgo all'università di Padova, riprende le riflessioni di Galeno e Aristotele. La sua dottrina può essere definita zoosemiotica: anche gli animali hanno un linguaggio; le espressioni che essi producono non sono mero suono, un che di meccanico, ma hanno alle spalle un processo psicologico, un'affezione dell'anima, sono cioè realizzate con una rappresentazione mentale = affezioni da collocare nell'ambito del piacevole e spiacevole, al di qua, dunque, di quella sfera morale che competerebbe in modo specifico all'uomo. Aristotele aveva attribuito agli animali il possesso della voce, dotata di una sua peculiare semanticità, ma da distinguersi dalla voce articolata. Fabrici slarga la dimensione dell'espressività dei bruti, attribuendo loro la loquela (voci articolate ottenute grazie al movimento della lingua che modifica il flusso dell'aria espirata); le differenze con l'articolazione umana si riducono a una differenza di grado. Egli si propone di realizzare una sorta di osservatorio del linguaggio animale, indagando, specie per specie, quali tipi di espressioni siano correlati a 'affezioni dell'anima' contestualmente determinabili (la fame, la paura, la rabbia..). Mentre Rorario e Montaigne rappresentano il filone filosofico e letterario
dell'animalismo, Fabrici dischiude un filone empirico-sperimentale. Cartesio: Discorso sul metodo (1637); Discontinuismo moderno. Sostiene che il linguaggio è attributo solo umano, mentre gli animali sono assimilabili ad automi in cui ogni processo si verifica in base a leggi meccaniche. Egli giunge alle teoria dell'animale-macchina muovendo dall'accettazione delle tendenze fisico-naturalistiche più avanzate del suo tempo, in base alle quali sia gli animali sia gli esseri umani vanno studiati in modo immanente, dal punto di vista della loro organizzazione biologica. L'uomo deve essere pensato come la sintesi di un congegno meccanicamente perfetto, aderenti alle leggi della natura (res extensa) e di un dispositivo spirtuale (res cogitans) che lo rende capace di autoriflessione, di coscienza. Gli automi assumo comportamenti che ci paiono equivalenti a quelli umani e pertanto siamo indotti ad attribuire loro una razionalità, ma si tratta di un'illusione, infatti quelle medesime macchine: 1) nè possono dare risposte sensate a domande cui non siano state predisposte a rispondere 2) nè saprebbero compiere azioni, anche elementari, diverse da quelle che vediamo da esse compiere in seguito a un comando meccanico. Per Cartesio quel che fa la differenza dell'umano non è il linguaggio di per sè, ma la mente (raison, esprit): il linguaggio è, nell'uomo, mezzo di comunicazione dei contenuti mentali, non ha cioè alcun potere cognitivo autonomo. Pierre Gassendi : 'La voce degli animali' = è un'importante testimonianza della concezione naturalizzata del linguaggio diffusa a metà 600. Fa parte del 'libertinismo erudito'. Egli è convinto che agli animali vadano riconosciute sia forme di vera e propria semiosi (voci provviste di significato) sia forme di conoscenza, benchè di grado inferiore rispetto a quella umana. Gassendi si distingue sia dal cartesianismo dualista, sia dall'aristotelismo delle scuole che vedeva la problematica degli animali solo per differenza rispetto alle qualità che distinguono l'uomo. Si ispira alle idee di Sesto Empirico. Theophrastus Redivivus : (anonimo, '600). Con i suoi contenuti atei e materialistici estremizza il filone del 'libertinismo erudito' del pensiero francese, indirizzandolo a un esito naturalista. L'idea della superiorità dell'essere umano e quella che il linguaggio vada considerato come la linea di confine tra uomo e animali sono prive di fondamento. Gli animali sono dotati di intelletto e ragione. Il suo è un approccio monista e riduzionista. Al discorso manifesto corrisponde anche negli animali una capacità conoscitiva di natura non diversa da quella umana. Pari sono dunque sia la dimensione mentale, sia quella della parola. Se gli uomini - non solo i sordi - possono vivere in modo pieno e felice senza parole, surrogandone la funzione col gesto, si deve ammettere che la parola non fa parte del bagaglio naturale in senso stretto, e pertanto non può in alcun caso essere utilizzata come argomento ad distinguendum. Il suo scritto è considerato il capolavoro della 'filosofia clandestina'; sceglie l'anonimato per sfuggire alle persecuzioni politiche e religiose. Etienne Bonnot de Condillac: padre di quella variante dell'empirismo nota come 'sensismo'. Traitè des animaux (1755) - Essai sur l'origine des connoissances humaines (1746). Il problema dell'origine del linguaggio era svolto in quella chiave di 'esperimento mentale' cara al pensiero de 700: base di ogni conoscenza umana è l'attività dei sensi, ma essa resterebbe contingente,
Lev V. Vygotskij: impostazione dello studio della psiche umana nota come scuola storico- culturale: lo sviluppo delle facoltà psicologiche avviene in stretta interazione col contesto culturale e sociale dell'apprendimento. Il linguaggio non è solo un mezzo di comunicazione dei contenuti mentali, ma il dispositivo che media la formazione e l'organizzazione funzionale dell'intera attività psichica. Il linguaggio 'egocentrico' è il precedente funzionale del linguaggio 'interiore'. Egli elabora gli esperimenti sulla capacità degli scimpanzè di risolvere problemi, compiuti dallo psicologo Kohler. Risultava che gli scimpanzè erano in grado di utilizzare strumenti per raggiungere un obiettivo, ma tale capacità non aveva caratteri permanenti, era strettamente condizionata dalle circostanze dell'esperimento. Negli umani il linguaggio si presenta invece come lo strumento per il controllo delle operazioni pratiche e per la loro finalizzazione al dominio della natura. Linguaggio e lavoro formano il binomio che segna la distanza fra gli uomini e gli altri primati. L'uso degli strumenti, e del linguaggio in primo luogo, rappresenta la chiave per una concezione storicizzante, non meramente naturalistica, del suo funzionamento. Charles F. Hockett : 1960; nel suo scritto cerca di ridurre a un numero chiuso i tratti costitutivi (16) del linguaggio, inteso come dotazione non specificamente umana, ma distribuita, a livelli diversi di complessità, in tutto il mondo animale. La sua ipotesi è che solo gli umani posseggano tutti i tratti costitutivi. Rappresentante dello strutturalismo americano, egli adottò un approccio comparato e sperimentale al problema del linguaggio degli animali e dell'uomo. Il suo lavoro segna la ripresa degli studi sull'origine del linguaggio in termini moderatamente teorico- sperimentali; cercando cioè di enucleare le caratteristiche evolutive della facoltà del linguaggio e di accertare i presupposti biosemiotici della loro comparsa. Noam Chomsky: discontinuismo. I caratteri distintivi del linguaggio umano sono la libertà dallo stimolo esterno e la creatività regolata, ossia la capacità di applicazione ricorsiva, potenzialmente infinita, di un certo insieme di regole e degli elementi di base. La sintassi, non il lessico, sarebbe pertanto il nocciolo del linguaggio. Essa ha carattere innato, non dipende cioè dall'apprendimento e dall'ambiente. Le lingue, al di là delle differenze empiriche più visibili, condividono un nucleo combinatorio - la grammatica generativo-trasformazionale - che si situa nei livelli profondi del patrimonio cognitivo. Le prestazioni paralinguistiche degli animali si presentano come comportamenti meccanici, indotti da stimoli ambientali o laboratoriali. Adozione del concetto di zoosemiotica (Sebeok; 1963): consolida la separazione qualitativa imposta dalla dottrina di C. E' stato solo con l'avvento dell'etologia cognitiva e con la ripresa della tradizione darwiniana nell'ambito delle scienze cognitive, che si è riaperta la via di un approccio comparato umani/animali, per quanto riguarda sia il linguaggio sia le facoltà mentali. In seguito egli si è mostrato disposto ad avvicinare i confini fra linguaggio umano e comunicazione animale = La facoltà di linguaggio in senso stretto (capacità ricorsive) è specie-specifica dell'uomo, mentre il linguaggio in senso largo mostra ampie zone di intersezione fra animali e umani. La nozione di 'comunicazione' è il terreno privilegiato per questo confronto. Allen Gardner e Beatrice T. Gardner: possono gli scimpanzè imparare il linguaggio umano? gli esperimenti condotti negli anni 30-40-50, tesi a insegnare rudimenti di parola a scimpanzè in cattività, avevano dato risultati molto deludenti; caso di Vicki, che dopo un lungo addestramento
era riuscito ad articolare solo 4 parole. Nel 1967 i due psicologi tentarono la strada dell'utilizzazione di un altro linguaggio storico-naturale umano, la lingua segnata dei sordi americani (essa non poneva i problemi dell'uso orale del linguaggio = precisa struttura anatomica, organizzazione neuromotoria adeguata..). A Washoe vengono insegnati non solo segni per singoli oggetti o concetti, ma anche operatori logico-grammaticali per esprimere relazioni e per costruire frasi di struttura elementare. Fissarono regole per l'inclusione di un segno nel patrimonio comunicativo di Washoe: doveva essere osservato almeno tre volte, da tre diversi addestratori, in situazioni diverse in assenza di stimolo diretto, e doveva essere applicato in maniera pertinente al contesto. Washoe apprese circa 250 segni --> lo scimanzè, se opportunamente istruito, è in grado di superare i confini fissati dal DNA e di entrare nello spazio linguistico umano. Per Terrace i successi di Washoe sarebbero spiegabili con il solito dispositivo stimolo-risposta. David Premarck e Guy Woodruff: ci si chiede se alcuni animali, come gli scimpanzè, siano capaci di 'leggere' la mente di altri esseri, attribuendo cioè ad altri certi scopi o intenzioni. Si rispose in senso affermativo. Premarck aveva provato a insegnare a una femmina di scimpanzè, Sarah, a servirsi di un linguaggio artificiale per comunicare. Adesso si tratta di indagare possibili affinità mentali fra la specie a noi più vicina in termini genetici e l'essere umano. Saper attribuire ad altre persone certi stati mentali è una caratteristica intrinseca di quel che si intende per 'avere una mente' nel senso postcartesiano di questo termine. Gli autori sottoscrivono l'idea che avere una mente sia possibile anche in assenza del linguaggio verbale. Esperimento: Sarah dovrà raggiungere un obiettivo (acchiappare delle banane) risolvendo i problemi che si frappongono fra lei e il cibo. La novità rispetto all'esperimento di Kohler è che Sarah utilizzerà come modello il comportamento dell'addestratore dinanzi allo stesso problema, rappresentato tramite video e fotografie. Rovesciamento delle impostazioni di tipo comportamentalista. Sarah sarà capace di prevedere/interpretare il comportamento dell'addestratore? Se mai le scimmie antropomorfe attribuiscono stati mentali, questi sono certamente un piccolo sottoinsieme di quelli che vengono attribuiti agli esseri umani. L'idea di fondo è che gli elementi di discontinuità prevalgono. Sue Savage-Rumbaugh: il bonobo è una grande scimmia che condivide circa il 98,4% del DNA umano. Ella tenta di addestrarli alla comprensione del linguaggio parlato (l'inglese). 1980; Kanzi ha iniziato il suo percorso di apprendimento in modo spontaneo, assistendo ai tentativi di addestramento della madre Matata - parole e concetti sono identificati mediante lessigrammi su una tavola magnetica - ella comprende il linguaggio parlato, eseguendo il modo corretto una quantità di comandi complessi - Kanzi correla a queste capacità linguistiche simil-umane una ricca vita affettiva e cognitiva, che si esprime sia nelle forme di socializzazione evoluta tipica della sua specie, sia nelle tipologie di relazione che riesce a stabilire con gli altri umani. Kanzi ha un'attitudine alla combinazione degli elementi linguistici; siamo dunque nel terreno della sintassi. Josep Call e Micheal Tomasello: teoria della mente (TOM) di Premarck e Woodruff. Sviluppando un'intuizione del filosofo inglese Paul Grice riguardante le mosse inferenziali che guidano la