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Appunti corso di Diritto, Schemi e mappe concettuali di Diritto

Appunti diritto sulla magistratura

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2024/2025

Caricato il 01/07/2026

maya-baks
maya-baks 🇮🇹

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24/03/2022
Magistratura
1 LA FUNZIONE GIURISDIZIONALE
Il potere giudiziario. Nell'ambito del principio della separazione dei poteri, ci occupiamo ora del potere giudiziario.
Lo Stato democratico deve garantire la certezza del diritto, cioè deve assicurare che vengano rispettate le leggi, e che le
controversie sulla loro interpretazione sia no risolte in base al diritto vigente. Poiché l'esistenza di norme giuridiche non ne
garantisce il rispetto, si rende necessaria un'autorità imparziale, che stabilisca se un determinato comportamento sia conforme
(o meno) all'ordinamento giuridico e, in caso di contrasto, applichi le sanzioni previste. È la Magistratura, formata dai giudici, a
esercitare la funzione giurisdizionale che giudica i comportamenti che vengono ritenuti in contrasto con l'ordinamento giuridico.
Magistrati o giudici? Va premesso che i magistrati sono tutti coloro che appartengono all'ordinamento giudiziario, mentre il
giudice è il magistrato quando esercita la funzione giurisdizionale: tutti i giudici sono magistrati, ma non tutti i magistrati sono
giudici. Va anche precisato che per «giudice» si può intendere sia una persona (in caso i giudice unico), sia un organo giudicante
(formato da più persone).
Civil law e common law: L'ordinamento giuridico italiano si basa principalmente su leggi, o atti aventi pari efficacia, che la
Magistratura si limita ad applicare. Questo sistema, che prende il nome di civil law, non è adottato in tutto il mondo. In altri
importanti Paesi (Gran Bretagna, Stati Uniti) è in vigore il sistema di common law, secondo cui il diritto nasce prevalentemente
dai giudici. Le sentenze devono basarsi su precedenti sentenze, emesse da altri giudici in situazioni analoghe; a questo
proposito, nel diritto anglosassone si parla di judge-made law (diritto fatto dal giudice).
Le parti: L'attività giurisdizionale si basa sull'esistenza di una controversia tra almeno due soggetti, che rappresentano le parti
del processo.
La sentenza: La controversia viene poi analizzata dal giudice, che ha il dovere di risolverla in modo imparziale con una
decisione chiamata sentenza. Nel risolvere la controversia il giudice deve basarsi esclusivamente sull'ordinamento giuridico,
applicando la norma giuridica (generale e astratta) al caso concreto che ha di fronte. Il giudice deve mantenere una posizione
neutrale rispetto alle parti, anche se è inevitabile che, quando applica una legge in un processo, ogni giudice dia una propria
interpretazione, chiamata interpretazione giudiziale (di cui ci siamo occupati nel volume per il secondo biennio).
L'indipendenza dei giudici: Per essere imparziale il giudice deve, anzitutto, essere indipendente. A questo proposito, l'art. 104
Cost. afferma che la Magistratura «costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». P accadere che
l'autonomia del potere giudiziario sia minacciata dall'esecutivo, che ha a disposizione numerosi strumenti per condizionare i
giudici; basta pensare che in Italia tutto l'apparato burocratico, necessario per amministrare la giustizia, dipende dal Ministero
della giustizia. Affinché i giudici possano esercitare la loro funzione in piena autonomia, la Costituzione stabilisce che essi siano
«soggetti soltanto alla legge»: nessuno può impartire ordini ai magistrati, che devono amministrare la giustizia in assoluta libertà,
senza ricevere premi o punizioni per le sentenze emesse.
L'assenza di gerarchia: La Costituzione non garantisce solo l'autonomia del la Magistratura dagli altri poteri dello Stato, ma
tutela anche l'indipendenza di ogni magistrato all'interno dell'ordinamento giudiziario. «I magistrati si distinguono. fra loro
soltanto per diversità di funzioni» (art. 107 Cost.): l'ordinamento giudiziario non è organizzato in modo gerarchico, perché
esistono giudici di grado diverso (è maggiore il prestigio di un giudice della Corte di cassazione rispetto a quello di un giudice
di un Tribunale di provincia), ma nessun giudice di grado superiore può dare ordini a un giudice di grado inferiore. Si dice che la
Magistratura è un «potere diffuso», per indicare che i giudici non sono sottoposti ad alcuna gerarchia. Come vedremo,
un'eccezione a quanto detto è rappresentata dal Pubblico Ministero.
L’inamovibilità: Per tutelarne l'indipendenza, l'art. 107 Cost. stabilisce che «i magistrati sono inamovibili» e «non possono
essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio Superiore
della Magistratura». Come vedremo, le decisioni del Consiglio Superiore della Magistratura devono essere prese nel rispetto di
determinate garanzie, stabilite dall'ordinamento giudiziario per tutelare l'indipendenza dei magistrati.
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Magistratura

1 LA FUNZIONE GIURISDIZIONALE

Il potere giudiziario. Nell'ambito del principio della separazione dei poteri, ci occupiamo ora del potere giudiziario. Lo Stato democratico deve garantire la certezza del diritto, cioè deve assicurare che vengano rispettate le leggi, e che le controversie sulla loro interpretazione sia no risolte in base al diritto vigente. Poiché l'esistenza di norme giuridiche non ne garantisce il rispetto, si rende necessaria un'autorità imparziale, che stabilisca se un determinato comportamento sia conforme (o meno) all'ordinamento giuridico e, in caso di contrasto, applichi le sanzioni previste. È la Magistratura, formata dai giudici, a esercitare la funzione giurisdizionale che giudica i comportamenti che vengono ritenuti in contrasto con l'ordinamento giuridico. Magistrati o giudici? Va premesso che i magistrati sono tutti coloro che appartengono all'ordinamento giudiziario, mentre il giudice è il magistrato quando esercita la funzione giurisdizionale: tutti i giudici sono magistrati, ma non tutti i magistrati sono giudici. Va anche precisato che per «giudice» si può intendere sia una persona (in caso i giudice unico), sia un organo giudicante (formato da più persone). Civil law e common law: L'ordinamento giuridico italiano si basa principalmente su leggi, o atti aventi pari efficacia, che la Magistratura si limita ad applicare. Questo sistema, che prende il nome di civil law, non è adottato in tutto il mondo. In altri importanti Paesi (Gran Bretagna, Stati Uniti) è in vigore il sistema di common law, secondo cui il diritto nasce prevalentemente dai giudici. Le sentenze devono basarsi su precedenti sentenze, emesse da altri giudici in situazioni analoghe; a questo proposito, nel diritto anglosassone si parla di judge-made law (diritto fatto dal giudice). Le parti: L'attività giurisdizionale si basa sull'esistenza di una controversia tra almeno due soggetti, che rappresentano le parti del processo. La sentenza: La controversia viene poi analizzata dal giudice, che ha il dovere di risolverla in modo imparziale con una decisione chiamata sentenza. Nel risolvere la controversia il giudice deve basarsi esclusivamente sull'ordinamento giuridico, applicando la norma giuridica (generale e astratta) al caso concreto che ha di fronte. Il giudice deve mantenere una posizione neutrale rispetto alle parti, anche se è inevitabile che, quando applica una legge in un processo, ogni giudice dia una propria interpretazione, chiamata interpretazione giudiziale (di cui ci siamo occupati nel volume per il secondo biennio). L'indipendenza dei giudici: Per essere imparziale il giudice deve, anzitutto, essere indipendente. A questo proposito, l'art. 104 Cost. afferma che la Magistratura «costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». Può accadere che l'autonomia del potere giudiziario sia minacciata dall'esecutivo, che ha a disposizione numerosi strumenti per condizionare i giudici; basta pensare che in Italia tutto l'apparato burocratico, necessario per amministrare la giustizia, dipende dal Ministero della giustizia. Affinché i giudici possano esercitare la loro funzione in piena autonomia, la Costituzione stabilisce che essi siano «soggetti soltanto alla legge»: nessuno può impartire ordini ai magistrati, che devono amministrare la giustizia in assoluta libertà, senza ricevere premi o punizioni per le sentenze emesse. L'assenza di gerarchia: La Costituzione non garantisce solo l'autonomia del la Magistratura dagli altri poteri dello Stato, ma tutela anche l'indipendenza di ogni magistrato all'interno dell'ordinamento giudiziario. «I magistrati si distinguono. fra loro soltanto per diversità di funzioni» (art. 107 Cost.): l'ordinamento giudiziario non è organizzato in modo gerarchico, perché esistono giudici di grado diverso (è maggiore il prestigio di un giudice della Corte di cassazione rispetto a quello di un giudice di un Tribunale di provincia), ma nessun giudice di grado superiore può dare ordini a un giudice di grado inferiore. Si dice che la Magistratura è un «potere diffuso», per indicare che i giudici non sono sottoposti ad alcuna gerarchia. Come vedremo, un'eccezione a quanto detto è rappresentata dal Pubblico Ministero. L’inamovibilità: Per tutelarne l'indipendenza, l'art. 107 Cost. stabilisce che «i magistrati sono inamovibili» e «non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio Superiore della Magistratura». Come vedremo, le decisioni del Consiglio Superiore della Magistratura devono essere prese nel rispetto di determinate garanzie, stabilite dall'ordinamento giudiziario per tutelare l'indipendenza dei magistrati.

La nomina per concorso: La Costituzione stabilisce che i giudici siano nominati per concorso, per evitare favoritismi e per assicurare che essi possiedano un'adeguata preparazione tecnico- giuridica. In particolare, dopo aver vinto il concorso, il neo- magistrato deve svolgere un tirocinio di 18 mesi. L'art. 106 Cost. ammette la presenza di magistrati onorari, che svolgono la loro attività in modo non professionale, come avviene nel caso dei Giudici di pace. Diritto e giustizia: È necessario ribadire la differenza che esiste fra il diritto e la giustizia, di cui ci siamo già occupati nel volume per il secondo biennio. Che cosa significa che «il giudice è soggetto solo alla legge»? La Magistratura deve limitarsi ad applicare le norme dell'ordinamento giuridico: non spetta ai giudici decidere se queste norme siano giuste o ingiuste. Può quindi accadere che un giudice sia «costretto» ad applicare una legge che, in cuor suo, non approva, e quindi a emettere una sentenza che lui stesso trova ingiusta. Si tratta di una conseguenza del principio della certezza del diritto. Ogni cittadino deve rispettare le norme dell'ordinamento giuridico, e deve essere sicuro che incorrerà in una sanzione solo se le viola: nessuno può essere condannato per aver compiuto un atto che per la legge è lecito, mentre è considerato «reato» solo nell'opinione personale di un giudice. Per esempio, il giudice Stefano Neri pensa che il «consumo personale di droga» dovrebbe essere considerato un reato; poiché dal 1993 per il diritto italiano il consumo personale di sostanze stupefacenti è lecito, il giudice Neri non può condannare chi ha fatto uso personale di droga. 2 IL PROCESSO: ACCUSA E DIFESA Il diritto di azione: L'art. 24 Cost. afferma che «tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi». Ogni parte deve avere la possibilità di esporre liberamente le proprie ragioni e di utilizzare tutti i mezzi leciti per provarle (testimonianze, documenti). Nel corso del processo, è necessario che le parti forniscano il maggior numero possibile di elementi, affinché il giudice sia in grado di accertare la verità. Il diritto alla difesa: Ogni cittadino possiede il diritto alla difesa, che è un «diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento» (art. 24 Cost.). Per dare la possibilità a tutti i cittadini di farsi rappresentare in giudizio da un avvocato, la Costituzione prevede che siano «assicurati ai non abbienti» i «mezzi per agire e difendersi davanti a ogni giurisdizione». A questo proposito bisogna distinguere fra: ☼l'avvocato d'ufficio, che viene nominato dal giudice quando l'imputato non ha nominato il suo difensore di fiducia; ☼il gratuito patrocinio, che si ha quando l'imputato ha scelto il suo difensore di fiducia ma, trovandosi in difficoltà economiche, chiede che l'avvocato venga pagato dallo Stato. È legittima l'autodifesa? Un cittadino può difendersi da solo, senza avvocato? In Italia l'autodifesa non è ammessa, a differenza di quanto avviene in altri Paesi. Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, in alcuni processi per terrorismo si pose il problema della legittimità dell'autodifesa, perché molti imputati si rifiutarono di nominare un avvocato (e di accettare quello d'ufficio nominato dallo Stato). In una sentenza del 1979 la Corte costituzionale confermò l'irrinunciabilità del diritto di difesa, aggiungendo che la presenza obbligatoria del difensore d'ufficio assicura la regolarità del dibattimento, nel caso in cui l'imputato rifiuti di essere difeso. La responsabilità penale: L'art. 27 Cost. afferma che «la responsabilità penale è personale». Ognuno risponde solo dei propri comportamenti e nessuno può essere punito per reati commessi da altri. In Italia si è penalmente responsabili al compimento dei 14 anni, per cui: ☼il minore con un'età inferiore ai 14 anni non è imputabile; per esempio, non può essere giudicato un tredicenne accusato di un furto; ☼il minore con un'età compresa fra i 14 e i 18 anni deve essere giudicato dal Tribunale per i minori, per esempio, se viene condannato a due anni per furto, un quindicenne deve scontare la pena in un Istituto penale per minorenni (il «carcere minorile»). L'imputabilità penale varia da Paese a Paese; a questo proposito la legge britannica è molto severa: il minore è imputabile al compimento dei 10 anni!

La revisione del processo: Nella giurisdizione penale italiana, una volta esauriti tutti i gradi di giudizio, se intervengono fatti nuovi, prima sconosciuti, la sentenza definitiva di condanna può subire una revisione, mentre quella di assoluzione è immodificabile. Supponiamo che nel 2015 Mario Rossi sia stato condannato all'ergastolo per omicidio con sentenza definitiva; se nel 2016 emergono fatti nuovi (una testimonianza che lo scagiona), è possibile una revisione del processo. Invece, se nel 2015 Mario Rossi è stato assolto dall'accusa di omicidio e nel 2016 si trovano prove schiaccianti della sua colpevolezza, non è possibile una revisione del processo: Mario Rossi resta un assassino impunito. 3 L'AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA L'irretroattività della legge: Come si è visto nel volume per il secondo biennio, l'ordinamento italiano stabilisce l'irretroattività della legge quando prevede che «nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vi gore prima del fatto commesso» (art. 25 Cost.). L'ordinamento giuridico italiano vieta la retroattività, e stabilisce che la legge può disporre solo per il futuro. Il principio dell'irretroattività presenta delle eccezioni, perché le norme penali sono retroattive quando sono favorevoli all'imputato: il diritto considera ingiusto punire chi ha commesso un reato, che non è più considerato tale dall'ordinamento giuridico. Per esempio, dal 1978 l'aborto non è più reato; se un ginecologo ha procurato un aborto nel 1977 ha violato una norma giuridica, ma sarebbe ingiusto punirlo oggi perché quell'atto non è più considerato reato. Il giudice naturale: Secondo l'art. 25 Cost. «nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge»; per esempio, i magistrati che giudicano i cittadini accusati di aver commesso un furto nel Comune di Genova, devono esse re individuati prima che tali furti avvengano. Perché è così importante il principio del giudice naturale? Se il giudice fosse scelto dopo il verificarsi del fatto, sarebbe violato il principio d'imparzialità, perché tale scelta potrebbe essere condizionata dall'interesse di una delle parti. Il popolo e l'amministrazione della giustizia: Secondo lo Statuto Albertino la giustizia era amministrata in nome del sovrano, invece la Costituzione afferma che «la giustizia è amministrata in nome del popolo». L'art. 102 Cost. prevede la «partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia»; la norma si riferisce alle giurie popolari, reintrodotte dopo il fascismo, che funzionano sia in Corte d'assise che in Corte d'assise d'appello. I giudici popolari vengono sorteggiati da appositi albi, dove possono iscriversi tutti i cittadini che possiedono determinati requisiti (età, diritti civili e politici). L'obbligo della motivazione: «Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati» (art. 111 Cost.), per garantire una maggiore trasparenza all'azione della Magistratura. L'obbligo della motivazione riguarda tutti i provvedimenti, e non solo le sentenze. Per esempio, se si trova in custodia cautelare, Mario Rossi ha il diritto di conoscere i motivi che hanno indotto il giudice a prendere quel provvedimento, in modo da organizzare la propria difesa. La lentezza dei processi: Fra i problemi che affliggono la giustizia italiana, il più grave è senza dubbio la lentezza dei processi, nonostante la Costituzione parli di «ragionevole durata» dei procedimenti giudiziari. La lentezza della giustizia penale italiana allunga i tempi della custodia cautelare, e questo fatto può portare a enormi ingiustizie (una persona può re stare in carcere per anni, prima di essere giudicata in processo). Per quanto riguarda la giustizia civile, la lunghezza e il costo dei processi sono tali da scoraggiare i cittadini dal tutelare i propri diritti (alla fine del 2016 erano più di 5 milioni le cause civili in attesa di sentenza). A questo proposito molte speranze sono riposte nell'introduzione del processo civile telematico, basato sulla digitalizzazione delle procedure. 4 LA GIURISDIZIONE ORDINARIA La giurisdizione ordinaria: A seconda della natura della controversia che viene sottoposta al giudice, si possono individuare due tipi di giurisdizione: la giurisdizione ordinaria e la giurisdizione amministrativa. In questa unità, ci occupiamo solo della giurisdizione ordinaria, che si divide in giurisdizione civile e giurisdizione penale. La giurisdizione civile: La giurisdizione civile giudica sulle controversie fra privati, in caso di presunta violazione di un diritto soggettivo. Sono numerose le materie che possono dar vita a un processo civile: la famiglia, la proprietà privata, i contratti, le successioni, le società, il rapporto di lavoro, il risarcimento per gli incidenti stradali. L'azione civile è possibile solo su richiesta delle parti. Il processo civile inizia quando un soggetto (attore) chiama a giudizio un altro soggetto (convenuto) accusandolo di aver leso o minacciato un suo diritto soggettivo. Dopo il contraddittorio, il giudice dichiara con sentenza se c'è stata (o meno) la

lesione del diritto soggettivo e, in caso positivo, ristabilisce l'ordine giuridico violato. Per esempio, in una successione, l'attore Mario Rossi accusa il convenuto Marco Bianchi di essersi appropriato di 500 000 euro che non gli spettavano. PRIMO GRADO Rossi deve presentare al Tribunale il ricorso contro Bianchi. Ipotizziamo che il Tribunale dichiari con sentenza che Bianchi si è appropriato indebitamente dei 500 000 euro, che spettano all'erede Rossi. La causa può finire con la restituzione dei 500 000 euro da Bianchi a Rossi. Bianchi non è soddisfatto della sentenza del Tribunale… SECONDO GRADO Bianchi decide di fare ricorso in secondo grado presso la Corte d'appello. Ipotizziamo che la Corte d’appello interpreti in modo diverso l’atto di successione e decida con sentenza che Bianchi aveva diritto ai 500 000 euro. Rossi non è soddisfatto della sentenza della Corte d’appello… TERZO GRADO Contro la sentenza di secondo grado Rossi può fare ricorso alla Corte di cassazione, che decide solo sulla legittimità della sentenza della Corte d'appello. Se la Cassazione non trova irregolarità, la sentenza passa in giudicato: Bianchi mantiene i 500 000 euro. La giurisdizione penale: La giurisdizione penale giudica le persone accusate di aver commesso un reato. L'ordinamento giuridico considera reati quei fatti che, per la loro gravità, non solo colpiscono i diritti soggettivi dei singoli, ma mettono in pericolo l'intera collettività; per esempio, l'omicidio è un reato perché non viola solo il diritto della persona uccisa, ma minaccia i valori fondamentali per la convivenza civile. Anche nel processo penale sono presenti due parti: l'accusa e la difesa. L'accusa è sostenuta dal Pubblico Ministero (PM) in nome dello Stato, mentre la difesa è costituita dall'imputato (assistito da un avvocato). L'azione penale è obbligatoria e deve essere sostenuta dal PM quando ha notizia che è stato commesso un reato. Dopo aver ascoltato le parti, il giudice può assolvere o condannare l'imputato a una pena. Supponiamo che Mario Rossi venga accusato di omicidio. PRIMO GRADO Il processo si svolge in Corte d'assise perché per il reato di omicidio è prevista una pena detentiva superiore a 10 anni. Ipotizziamo che la Corte d'assise condanni Mario Rossi a una pena detentiva di 22 anni. La causa può finire con Rossi che sconta la pena detentiva. Rossi non è soddisfatto della sentenza della Corte d'assise... SECONDO GRADO Rossi decide di fare ricorso in secondo grado presso la Corte d'assise d'appello. Ipotizziamo che emerga una fatto nuovo: un testimone che scagiona Rossi. Alla luce dei nuovi fatti emersi, la Corte d'assise d'appello assolve Rossi. Il Pubblico Ministero non è soddisfatto della sentenza della Corte d'assise d'appello.... TERZO GRADO Contro la sentenza di secondo grado il Pubblico Ministero può fare ricorso alla Corte di cassazione, che decide sulla legittimità della sentenza della Corte d'assise d'appello. La Cassazione, in particolare, controlla minuziosamente la legittimità degli atti relativi alla nuova testimonianza che scagiona Rossi. Se la Cassazione non trova nulla di irregolare, la sentenza passa in giudicato: Mario Rossi è assolto. Gli organi della giurisdizione ordinaria: La Magistratura ordinaria è forma ta dai seguenti organi: il Giudice di pace, il Tribunale, la Corte d'appello, la Corte d'assise, la Corte d'assise d'appello e la Corte di cassazione. Questi organi sono competenti nell'ambito di una determinata circoscrizione territoriale, con la sola eccezione della Corte di cassazione. Il Giudice di pace: Il Giudice di pace è competente, solo in primo grado, sia in materia civile (per le cause fino a 2583 euro e per quelle di risarcimento dei danni di circolazione fino a 15 494 euro) sia in materia penale (per i reati in cui è prevista una pena detentiva fino a 4 mesi). Il Tribunale: Il Tribunale in primo grado è un organo prevalentemente monocratico, cioè formato da un solo giudice (salvo eccezioni), ed è competente sia in materia civile (per tutte le cause che non siano di competenza del Giudice di pace) sia in materia penale (per i reati in cui è prevista una pena detentiva da 4 mesi a 10 anni). Il Tribunale in secondo grado è un collegio

La responsabilità penale: La responsabilità penale si ha quando un magistrato commette un reato; per esempio, il giudice Stefano Neri assolve un imputato in cambio di 500 000 euro. In questo caso il giudice, come qualsiasi cittadino, viene sottoposto a processo penale davanti a un altro magistrato. La responsabilità disciplinare: La responsabilità disciplinare si ha quando i giudici commettono infrazioni meno gravi (indisciplina, negligenza). In questo caso i magistrati sono sottoposti a procedimento disciplinare di fronte al Consiglio Superiore della Magistratura, che può infliggere loro determinate sanzioni prive di effetti penali (sospensione, destituzione dall'incarico). La responsabilità civile: Una legge del 1988 ha introdotto la responsabilità civile dei giudici: il cittadino danneggiato deve essere risarcito con una somma di denaro dallo Stato, che si rivale poi sul giudice risultato colpevole. Va però chiarito che, in caso di errore giudiziario, il risarcimento è dovuto solo se questo deriva da colpa grave o da un comportamento negligente del giudice. Per esempio: ☼il 20 aprile 2012 una sentenza del giudice Stefano Neri condanna a 4 anni di reclusione Marco Bianchi, che viene giudicato colpevole di aver commesso una rapina; ☼Bianchi sconta la pena detentiva e resta in carcere fino al 19 aprile 2016; ☼il 20 maggio 2016 Carlo Verdi confessa di essere il vero colpevole: Bianchi è stato condannato ingiustamente e ha «trascorso» 4 anni della sua vita in carcere a causa della sentenza del giudice Neri. Bianchi deve essere risarcito per l'errore giudiziario? Dipende. Bianchi può ottenere il risarcimento solo se dimostra che il giudice Neri, quando lo ha condannato, ha agito con negligenza (per esempio, ha trascurato di interrogare un testimone che avrebbe scagionato l'imputato Bianchi). 6 IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA La composizione del CSM: Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è l'organo che deve garantire l'indipendenza dei magistrati da ogni altro potere (soprattutto dall'esecutivo). Anche in questo caso si è avuto un notevole ritardo nell'applicazione della Costituzione, perché il CSM è stato istituito solo nel 1958, e i suoi componenti sono stati eletti per la prima volta nel 1959. Il CSM è presieduto dal Capo dello Stato, che ha anche il potere di scioglierlo anticipatamente. Fanno parte del CSM 2 membri di diritto (il Primo Presidente e il Procuratore Generale della Corte di cassazione) e 24 membri elettivi, dei quali: ☼16 sono eletti «da tutti i magistrati ordinari fra gli appartenenti alle varie categorie»; ☼8 sono eletti «dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati dopo quindici anni di esercizio» (art. 104 Cost.); appare evidente come i rappresentanti dei magistrati siano in netta maggioranza all'interno del CSM. Le attribuzioni del CSM: II CSM si occupa di tutti gli aspetti relativi alla carriera dei giudici. In particolare, il CSM: ☼provvede alle assunzioni dei magistrati deliberando sui bandi di concorso e sulle commissioni giudicatrici; ☼decide sulle assegnazioni, sui trasferimenti e sulle promozioni dei giudici. Come si è visto, i magistrati sono inamovibili e possono essere sospesi o trasferiti solo su decisione del CSM; ☼adotta «i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati» (art. 105 Cost.); va precisato che il Ministro della giustizia ha il potere di promuovere l'azione disciplinare nei confronti dei magistrati, ma il giudizio finale è di esclusiva competenza del CSM. Ogni quattro anni il CSM deve giudicare sulla professionalità dei magistrati. Va sottolineato che: ☼chi non supera l'esame per la prima volta perde il diritto agli aumenti di stipendio; ☼alla seconda «bocciatura» il magistrato viene allontanato dal servizio.