



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Differenze tra Maria Montessori e sorella agazzi
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
1 / 7
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




I metodi della Montessori e delle sorelle Agazzi sono entrambi orientati verso una pedagogia attiva e sono centrati sul bambino, ma presentano alcune differenze, sia nell’approccio educativo, sia nella struttura dell’ambiente scolastico e nei materiali didattici.
provincia di Trapani. Nel 1897, concluso il liceo, vince una borsa di studio che gli permette di accedere alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Qui stringe un sodalizio con Giuseppe Lombardo Radice ed Ernesto Codignola, suoi futuri collaboratori e incontra Benedetto Croce con cui intrattiene un importante carteggio sino alla rottura dei loro rapporti, nel 1923. Dopo essersi laureato con una tesi su Rosmini e Gioberti, Gentile diventa professore liceale di filosofia, a Campobasso, e dal 1906 professore universitario, a Palermo, Pisa e infine Roma. GENTILE: IL POLITICO Alla carriera accademica Gentile unisce l’impegno politico. Nel 1920 diventa assessore alla Pubblica Istruzione del comune di Roma e nel 1922 diventa, prima senatore, e poi ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo Mussolini. Rimane in carica soltanto due anni, che comunque gli bastano per concretizzare le sue idee pedagogiche nella riforma che porta il suo nome. Dopo il delitto Matteotti, si dimette ma non abbandona il fascismo. Anzi, nel 1925, pubblica un manifesto dove glorifica Mussolini come rigeneratore della Nazione. Nel 1943, durante le vicende della Repubblica di Salò, accetta di entrare nel governo Mussolini. Ormai quasi settantenne, non può più giocare un ruolo politico, ma aiutò il regime in difficoltà. L’anno dopo fu assassinato a Firenze da due militanti dei Gruppi di azione partigiana. LA PEDAGOGIA DELL’ATTO EDUCATIVO Gentile chiama la sua filosofia attualismo, che è una variante dell’idealismo moderno inaugurato da Hegel. In questa filosofia ci sono due punti determinanti:
infantile era molto limitata perché non esisteva ancora un sistema ben preciso di istruzione prescolare. SCUOLA ELEMENTARE DELLA RIFORMA GENTILE La scuola elementare mirava a centralizzare e unificare l’istruzione, ma mantenendo differenze sociali e di genere. Anche se l’istruzione fosse teoricamente accessibile a tutti, le classi agiati avevano molte più opportunità di formazione avanzata. Il sistema educativo era autoritario, con gli insegnanti come figure centrali. Le ragazze erano indirizzate verso ruoli familiari, mentre i ragazzi avevano maggiore possibilità di formazione culturale. INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE NELLA RIFORMA GENTILE La religione cattolica aveva un ruolo molto importante nell’educazione. L’insegnamento della religione era obbligatorio nelle scuole primarie e secondarie. La riforma mirava a formare i giovani secondo dei valori cristiani. Inoltre, promuoveva una visione conservatrice e patriarcale della società, rinforzando i ruoli tradizionali e l’influenza della chiesa nell’educazione. RIFORMA GENTILE Gentile ha le idee molto chiare quando diventa ministro della Pubblica Istruzione del governo Mussolini, tanto che nel giro di due anni trasforma la scuola con una serie di decreti legislativi. Nel 1924 Mussolini definisce quella di Gentile la più fascista delle riforme. SCUOLA ELEMENTARE C’è continuità fra la riforma Gentile e la legge Casati del 1859: entrambe individuano la funzione della scuola nella formazione di una classe dirigente borghese ed è proprio questa mancanza la causa dell’instabilità istituzionale, politica e sociale. Questo significava, per Gentile, riproporre un modello classico, umanistico ed elitario di cultura. La scuola gentiliana era una scuola che doveva preservare, incarnare un modello di società e insegna nel senso più tradizionale. Un modo per essere presente lo Stato nelle scuole sono gli esami. Sono numerosi nella vita di un alunno. Per frequentare il liceo classico si deve superare un esame di ammissione al ginnasio, uno alla fine del secondo anno, un altro alla fine del quinto e, infine, l’esame di maturità. La presenza di tutti questi esami concretizza l’idea di una scuola selettiva, infatti il diritto allo studio si ferma all’istruzione elementare e ai gradi superiori accedono solo i meritevoli. Gli esami sono anche una prova della severità della scuola pubblica, infatti, bastano due insufficienze per essere rimandati alla sessione autunnale e l’esame di maturità è tenuto su tutte le materie dell’ultimo anno da docenti esterni. L’obbligo scolastico è innalzato da 12 a 14 anni, anche se la gratuità vale solo per il cinquennio elementare. L’obbligo scolastico è esteso ai bambini ciechi e sordi ed è prevista l’istituzione di classi differenziali per alunni con anormalità di sviluppo. La riforma Gentile riconosce l’esistenza di un’educazione prescolare, dai 3 ai 6 anni, ma la considera non obbligatoria. Molto importanti sono le innovazioni nella scuola elementare che diventa di cinque anni ed è divisa in un ciclo inferiore di tre anni, dopo il quale si deve superare un esame per accedere a quello superiore. I programmi sono scritti da Giuseppe Lombardo Radice. Egli considera con interesse quelli messi a punto dalle sorelle Agazzi, infatti, del bambino, si valorizza soprattutto la creatività artistica e fondamentali sono il gioco, la poesia, il disegno, il canto e le attività manuali libere. Si ispira anche sulla continuità con l’ambiente familiare e il legame con il territorio. L’uso dei dialetti sia nei testi sia nella pratica didattica dei primi anni di scuola è in connessione con le idee di Lombardo Radice. La loro valorizzazione risponde a molteplici esigenze cioè quelle di rispettare le differenze storiche tra gli italiani, dare spazio alla cultura
del popolo e porre i bambini su un piano di maggior parità. Dal dialetto si deve poi passare alla lingua nazionale, ad esempio traducendo in italiano i proverbi locali, così che la scuola elementare assolva il compito di unificare linguisticamente la nazione. Il maestro deve esprimersi correttamente. Queste proposte innovative sono fra le parti meno applicate dalla riforma Gentile. Diventano, invece , subito operanti le norme discriminatorie delle minoranze linguistiche. L’italiano è l’unica lingua ammessa nella scuola italiana. Molto importante è la reintroduzione dell’insegnamento della religione che viene affidato alle maestre ordinarie. I genitori possono chiedere l’esonero, ma solo se dichiarano di provvedere personalmente. La religione non è introdotta solo come una materia fra altre ma deve porsi come un fondamento e coronamento dell’intera proposta educativa. Finite le elementari, a 9-10 anni, il bambino è costretto a sciogliere fra indirizzi scolastici diversi e alternativi, senza la possibilità di cambiare in caso di ripensamenti. A 10 anni, un bambino difficilmente sa decidere cosa fare e quindi la scelta è fatta dai genitori solo in base alle possibilità economiche. Ai poveri quindi viene tolta la possibilità di mostrare il loro valore. Da questo punto di vista, la modifica più importante della riforma Gentile è stat l’introduzione nel 1962 della scuola media unica per tutti che ha spostato la scelta a 14 anni. CORSI INTEGRATIVI E SCUOLA COMPLEMENTARE Per i ragazzi non destinati agli studi, dopo le elementari sono previste due scuole di basso livello, prive di sbocchi ulteriori:
La pressione del regime si esprime in primo luogo nel controllo dei professori. La libertà didattica viene abolita nel 1929 con l’introduzione del libro di testo unico per le elementari. Nel 1925 tutte le associazioni professionali dei docenti sono sciolte e sostituite dall’associazione nazionale degli insegnanti fascisti. Poi nel 1929, i maestri sono obbligati ad un giuramento. L’operazione non trova resistenza e nel 1931, l’obbligo viene esteso a tutti i professori, anche quelli universitari. Dal 1933 per accedere ai concorsi scolastici è necessario avere la tessera del Partito fascista. OPERA NAZIONALE BALILLA L’opera nazionale Balilla è stata fondata nel 1926 da Mussolini e sciolta, sempre da lui, nel