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appunti di storia contemporanea prof. capuzzo, Appunti di Storia Contemporanea

storia contemporanea prof capuzzo 2020/21

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 21/04/2021

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veronica-calienno 🇮🇹

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Storia contemporanea
Storia globale: metodo storiografico!
E’ un errore applicare un concetto a tutta la storia, dicendo che c’è sempre stata quella certa
attitudine. Per quel che riguarda la globalizzazione, è un errore dire che era già successa in
passato nei termini in cui ha cominciato ad esistere nel 700 fino ai giorni nostri.!
La globalizzazione ha avuto delle fasi precedenti, dei punti di avvio attraverso i quali si sono
configurati determinati fenomeni della contemporaneità. Nel 700 si determinano delle connessioni
economiche, sociali e culturali che portano allo sviluppo della globalizzazione. !
600-700: protoglobalizzazione, globalizzazione commerciale -> l’industria europea non è ancora
una forza trainante della storia come sarà invece nell’800 a partire dall’Inghilterra. Come si svolge
questa prima fase? !
Hobsbawn: parte dalle rivoluzioni settecentesche e dalla rivoluzione industriale per parlare della
globalizzazione.!
Il fenomeno della rivoluzione industriale acquista un significato storico cruciale in quanto è messo
in atto da un impero, quello britannico.!
La rivoluzione francese introduce un mutamento radicale nel modo in cui si pensa il politico. E’
una linea di demarcazione che segna la storia dei concetti della politica (es. costituzione,
legittimazione dell’ordine politico).Prima della rivoluzione non c’era la concezione di un diritto
universale: c’erano delle suddivisioni di ceto giuridiche all’interno della società. Questo
universalismo nell’800 di scontra con una serie di dierenze esclusioni e limiti della cittadinanza
che appunto contraddicono la pretesa di universalità:!
-limite di genere: si pone già dalla rivoluzione francese!
-limite di razza: razza come elemento di qualificazione della cittadinanza!
-limite di classe: livello di tassazione/istruzione -> c’è una serie di dispositivi che limita il diritto di
cittadinanza mettendolo in atto concretamento.!
Idea di Stato: espressione giuridica della comunità politica !
vs!
Idea di nazione: non è definito quanto lo stato!
2/2/21!
I rapporti tra Asia e Europa sussistono fin dall’antichità: l’impero romano aveva connessioni
commerciali che passavano per vie carovaniere o attraverso l’Oceano Indiano. In seguito alla crisi
dell’impero, l’Europa rimane piuttosto isolata da queste reti commerciali. L’impero bizantino recide
la possibilità di accedervi a causa dell’instabilità politica che caratterizza gli ultimi decenni di vita
dell’impero ormano. Attraverso l’espansione degli imperi europei riprendono le esplorazioni
(400-500) e la costruzione di reti commerciali. Nel 1492 si scopre l’America, i mercanti portoghesi
scoprono le isole dell’Atlantico e arrivano a circumnavigare l’Africa; l’espansione portoghese
provoca una spinta verso l’Atlantico (scoperta di Azzorre) e verso la costa occidentale dell’Africa
(dove i scontra con i Guanci, indigeni che si oppongono all’occupazione e poi vengono
sterminati). Perché avviene questa espansione? Per quanto riguarda l’Africa c’era la
consapevolezza della presenza di oro nel continente africano; inoltre c’è il tentativo di costruire
connessioni commerciali dirette con l’India per accedere direttamente al mercato delle spezie
invece che attraverso l’intercessione degli arabi. Queste espansioni sono legate molto agli
obiettivi del commercio medievale e anche al confronto tra cristianità e islam.!
La supremazia europea si impone con dicoltà, soprattutto in Asia. Riescono nel loro intento
grazie alla capacità di costruzione delle navi, alla forza militare e alla disponibilità finanziaria (le
forme imprenditoriali stesse contribuiscono ad attribuire una particolare forza all’espansione).
Solo tra 700 e 800, quando avviene la colonizzazione dell’india e ha luogo la guerra dell’oppio con
la Cina, si ha una “conquista” dell’Asia. Per quanto riguarda le Americhe, si verifica un vero e
proprio genocidio delle popolazioni indigene; l’arrivo degli europei rappresenta un punto di svolta.
Verso la metà dell’800 i portoghesi riescono a colonizzare definitivamente l’Isola di Madeira, nel
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Storia contemporanea

Storia globale: metodo storiografico E’ un errore applicare un concetto a tutta la storia, dicendo che c’è sempre stata quella certa attitudine. Per quel che riguarda la globalizzazione, è un errore dire che era già successa in passato nei termini in cui ha cominciato ad esistere nel 700 fino ai giorni nostri. La globalizzazione ha avuto delle fasi precedenti, dei punti di avvio attraverso i quali si sono configurati determinati fenomeni della contemporaneità. Nel 700 si determinano delle connessioni economiche, sociali e culturali che portano allo sviluppo della globalizzazione. 600-700: protoglobalizzazione , globalizzazione commerciale -> l’industria europea non è ancora una forza trainante della storia come sarà invece nell’800 a partire dall’Inghilterra. Come si svolge questa prima fase? Hobsbawn: parte dalle rivoluzioni settecentesche e dalla rivoluzione industriale per parlare della globalizzazione. Il fenomeno della rivoluzione industriale acquista un significato storico cruciale in quanto è messo in atto da un impero, quello britannico. La rivoluzione francese introduce un mutamento radicale nel modo in cui si pensa il politico. E’ una linea di demarcazione che segna la storia dei concetti della politica (es. costituzione, legittimazione dell’ordine politico).Prima della rivoluzione non c’era la concezione di un diritto universale: c’erano delle suddivisioni di ceto giuridiche all’interno della società. Questo universalismo nell’800 di scontra con una serie di differenze esclusioni e limiti della cittadinanza che appunto contraddicono la pretesa di universalità:

  • limite di genere: si pone già dalla rivoluzione francese
  • limite di razza: razza come elemento di qualificazione della cittadinanza
  • limite di classe: livello di tassazione/istruzione -> c’è una serie di dispositivi che limita il diritto di cittadinanza mettendolo in atto concretamento. Idea di Stato: espressione giuridica della comunità politica vs Idea di nazione: non è definito quanto lo stato 2/2/ I rapporti tra Asia e Europa sussistono fin dall’antichità: l’impero romano aveva connessioni commerciali che passavano per vie carovaniere o attraverso l’Oceano Indiano. In seguito alla crisi dell’impero, l’Europa rimane piuttosto isolata da queste reti commerciali. L’impero bizantino recide la possibilità di accedervi a causa dell’instabilità politica che caratterizza gli ultimi decenni di vita dell’impero ormano. Attraverso l’espansione degli imperi europei riprendono le esplorazioni (400-500) e la costruzione di reti commerciali. Nel 1492 si scopre l’America, i mercanti portoghesi scoprono le isole dell’Atlantico e arrivano a circumnavigare l’Africa; l’espansione portoghese provoca una spinta verso l’Atlantico (scoperta di Azzorre) e verso la costa occidentale dell’Africa (dove i scontra con i Guanci, indigeni che si oppongono all’occupazione e poi vengono sterminati). Perché avviene questa espansione? Per quanto riguarda l’Africa c’era la consapevolezza della presenza di oro nel continente africano; inoltre c’è il tentativo di costruire connessioni commerciali dirette con l’India per accedere direttamente al mercato delle spezie invece che attraverso l’intercessione degli arabi. Queste espansioni sono legate molto agli obiettivi del commercio medievale e anche al confronto tra cristianità e islam. La supremazia europea si impone con difficoltà, soprattutto in Asia. Riescono nel loro intento grazie alla capacità di costruzione delle navi, alla forza militare e alla disponibilità finanziaria (le forme imprenditoriali stesse contribuiscono ad attribuire una particolare forza all’espansione). Solo tra 700 e 800, quando avviene la colonizzazione dell’india e ha luogo la guerra dell’oppio con la Cina, si ha una “conquista” dell’Asia. Per quanto riguarda le Americhe, si verifica un vero e proprio genocidio delle popolazioni indigene; l’arrivo degli europei rappresenta un punto di svolta. Verso la metà dell’800 i portoghesi riescono a colonizzare definitivamente l’Isola di Madeira, nel

golfo di Guinea, dove iniziano a mettere a punto il modello di coltivazione della canna da zucchero che poi sarà adottato anche dagli americani per le grandi piantagioni. E’ difficile creare colonie stabili: comporta un costo non da poco per il controllo militare, urbanistico, per l’assoggettamento delle popolazioni. All’inizio nessuno di questi imperi che cercano di espandersi riescono a promuovere una colonizzazione stabile. Il modello di espansione portoghese mira a creare una serie di basi commerciali fortificate, non a colonizzare i territori. Dopo ave occupato isole come Madeira e Capo Verde, i portoghesi proseguono verso l’india e creano nuove basi, come Goa e Macao e arrivano fino al Giappone. L’oceano indiano è un mercato molto attivo e vivo e i portoghesi istituiscono la Casa da India, che ha il monopolio delle importazioni dall’Asia (delle spezie) e l’Estado da India, che ha il controllo militare e politico delle zone su cui opera il Portogallo. Mentre la Casa da India va molto bene, l’Estrado da India richiede grandi spese. Un passo in avanti fondamentale nell’espansione europea è l'arrivo dell’Olanda che fonda la Compagnia delle Indie Orientali olandese. Tra 600 e prima metà dell’800 l’economia è intesa in modo mercantilistico: i mercati vanno allargati e tenuti sotto controllo istituendo dei monopoli (non c’è competizione all’interno degli stati). GLi Olandesi hanno l’intuizione di fondare in un’unica compagnia commerciale i due istituti già presenti in Porogallo. La Compagnia è una società privata che opera sul mercato ma al contempo le si conferisce un potere politico e militare: dove opera la Compagnia, è come se operasse l’autorità politica della madrepatria. Vengono fondate in un unica istituzione la forza dell’impresa capitalistica e il potere dello Stato. Essendo un’impresa capitalistica, i membri della compagnia sono frequentatori della Borsa di Amsterdam e della Borsa di Londra; investono anche in fondi di piccoli risparmiatori. Anche l’impero olandese si muove in modo simile a quello portoghese. La Compagnia ha sede ad Amsterdam ma ha un’altra sede a Batavia - attuale Giakarta, che è il centro dei traffici. Quando arrivano gli Inglesi, gli Olandesi e i Portoghesi sono ben piazzati. Nel 600 l’Inghilterra istituisce la Compagnia delle indie orientali inglese, che ottiene il monopolio e nel 1651 ottiene che l’importazione diretta dalle aree fuori dall’Europa può avvenire soltanto con navi inglesi. A causa di questo tipo di centralizzazione verso Londra presto le colonie americane inizieranno a ribellarsi. I tre centri in cui si sviluppa la presenza della Compagnia delle Indie sono Bombay, …, …. Nel frattempo in America l’impatto demografico dell’arrivo degli europei è catastrofico. Nell’arco di due secoli gli indigeni passano da 70 milioni a 13 milioni. L’America già era poco popolata; la popolazione poi viene decimata sia per una dinamica aggressiva di ricerca di ricchezze e tesori da parte dei conquistatori, sia perché gli europei esportano delle malattie contro cui essi avevano già sviluppato anticorpi. Questo effetto demografico fa sì che sia quasi necessario da un lato, e che ci sia l’opportunità dall’altro, di creare delle colonie stabili. L’effetto demografico insieme alla creazione di colonie stabili porta alla creazione di un’economia di piantagione. Si crea uno spazio che viene riempito dal movimento forzato di popolazioni: gli africani vengono deportati dal’Africa per lavorare nelle piantagioni. Questo fenomeno era già cominciato nelle colonie portoghesi. Nel momento in cui c’è un espansione su territori molto più vasti, il flusso aumenta e assume proporzioni impressionanti soprattutto nel 700. All’inizio il commercio di orienta verso i metalli preziosi; più tardi si esporta dall’America il legno, il caffè, il tabacco, il pomodoro, la patata. Tra 500 e 600 si deportano circa 11 milioni di neri, di cui 1 milione e mezzo muore durante il viaggio. Si viene a creare la cosiddetta t riangolazione atlantica : le navi che partono dall’Atlantico vanno sulla costa occidentale dell’Africa in cui portano vari tipi di merce da vendere e scambiare con i mercanti di schiavi (abiti, perle, armi, metalli, acquavite); caricano gli schiavi portandoli nei mercati americani e da lì ripartivano alla volta della madrepatria caricando le merci da esportare dalle colonie. Non sono solo gli schiavi africani a popolare il continente americano. C’è una colonizzazione bianca ingente, imparagonabile con quella asiatica; la colonizzazione asiatica è operata da mercanti, investitori, imprenditori, ecc.. In America vanno dei veri e propri coloni: l’Inghilterra alla vigilia della rivoluzione americana ha 3 milioni di sudditi dislocati nelle 13 colonie americane. Zucchero La consapevolezza del collegamento tra il commercio di prodotti esotici come lo zucchero e la schiavitù. Montesquieu scrive che è stato necessario usare schiavi africani in quanto gli europei avevano sterminato le popolazioni indigene americane. Gli spagnoli cominciano la coltivazione di zucchero alle Canarie, i portoghesi a Madeira. Per la canna da zucchero il clima subtropicale è assolutamente adatto per una produzione fiorente e per questo si comincia a coltivarla in quelle isole della costa occidentale dell’africa e poi nell Americhe. I portoghesi avviano la produzione in

Alla vigilia della rivoluzione francese il40 percento del te che arriva in europa lo fa attraverso navi britanniche da Canton; il 30 percento attraverso navi olandesi. I cinesi accettano come metodo di pagamento quasi esclusivamente l’argento; la Gran Bretagna è insofferente verso questo modo di gestire la commercializzazione del tè, vorrebbe trovare delle merci di scambio. C’è una difficoltà oggettiva nel mantenere i rapporti commerciali con la Cina, che è dominante dal punto di vista economico. All’inizio dell’800 avviene una visita diplomatica di idiplomatici e imprenditori inglesi per cercare di capire se riescono ad avere un rapporto più paritario, dando in cambio del tè dei prodotti di produzione industriale per il tessile. Nel frattempo l’Inghilterra sta diventando una potenza navale e statale Dopo la guerra dell’oppio, il mercato cinese viene aperto e trionfa l’idea di un mercato libero che si autoregola; Mill scrive che il proibizionismo è un danno ai diritti dei consumatori; Marx scrive che con l’apertura del mercato la Cina entra davvero nella Storia. Inizia il capitalismo. La rivoluzione francese 08/02/

  • 1789: conflitto fiscale tra la corona e i sudditi del re di Francia. C’è un incremento del prelievo fiscale per finanziare alcune spese legate soprattutto alle guerre (guerra dei 7 anni, intervento a sostegno dei rivoluzionari durante la guerra d’indipendenza americana)
  • Nel 700 il dibattito culturale sviluppa una discussione critica sulle forme di governo: pongono lei premesse per un ripensamento radicale dell’ordine politico
  • Da un lato si pensa l’ordine politico intorno al una collettività che trascende l’esistenza individuale, cioè la nazione, dall’altro di assicurano diritti agli individui. Come bilanciare questa compresenza di elemento soggettivo e individuale del diritto e l’esigenza di fondare l’identità politica collettiva? Assemblea nazionale costituente: si iniziano a formare gruppi di delegati. Queste associazioni che prefigurano l’istituzione dei partiti politici nell’800. Questi gruppi si danno il nome di club. Tra 90 e 91 vengono varate molte norme che scardinano l’immagine dell’ancien regime.
  • Si riorganizza la geografia amministrativa, razionalizzandola. Questo progetto era già cominciato durante la monarchia assoluta
  • tutti i cittadini vengono giudicati dagli stessi tribunali: prima nobili e popolo erano giudicati da tribunali diversi
  • pena di morte impartita solo con la ghigliottina -> moderna concezione del potere penale. Non si fa scempio del corpo del condannato, si cerca di velocizzare la morte e di minimizzare il dolore. Viene eliminato il carattere spettacolare dell’esecuzione
  • abolizione dei titoli nobiliari: tutti sono esclusivamente cittadini
  • abolizione del diritto di primogenitura Nel gennaio 93 il re viene giustiziato. Viene introdotta la coscrizione forzata per ovviare alla mancanza di uomini per la guerra: viene vista come un’ingerenza dello stato nelle vite soprattutto delle comunità rurali. A Vandea c’è una rivolta che diventa una guerra civile in seguito alla violentissima repressione (come in Italia c’è la guerra dei briganti dopo l’unificazione). Vandea viene usata come etichetta per i movimenti reazionari in opposizione al progresso storico e politico anche per successivi eventi: questo approccio però indica una visione teleologica della storia che vede il progresso come lineare. In realtà c’è un conflitto tra la direzione urbana della rivoluzione e la direzione rurale più tradizionale (tant’è che i vandeani all’inizio avevano appoggiato la rivoluzione). I moventi del conflitto sono fondamentalmente due:
  1. la costrizione obbligatoria -> ad aree depresse dal pdv demografico e economico viene sottratta manodopera. Necessaria per la guerra contro Austria e Prussia
  2. autorità dei parroci -> espressione di un’autorità morale, religiosa e sociale, al di là del loro ruolo religioso. Molti non giurano lealtà alla nuova costituzione e continuano a dire messa illegalmente. E’ quindi un conflitto economico-sociale e religioso-culturale; la repressione non riesce a fermare la rivolta anche per la natura di guerriglia di queste battaglie. Si arriverà a un compomesso, durante il periodo del Direttorio.

L’inflazione da svalutazione della moneta e l’accaparramento dei beni sono due dei principali problemi di questo periodo. Il Terrore (dittatura di Robespierre e tribunale rivoluzionario, che giustizia circa 90 mila oppositori politici di destra e snintra) fa perdere sempre più consenso a Robespierre; nel 1794 c’è un colpo di stato e roberspierr viene giustiziato. Tra le vittime del 93 c’erano diverse donne: Maria Antonietta, Olympe de Gouges (che pubblica la DIchiarazione dei diritti della donna e della cittadina - revisione critica che mette in evidenza il carattere sessista della prima DIchiarazione. IL limite di gente è uno dei limiti della pretesa di universalismo dellaDIchiarazione, Nell’articolo IV de Gouges scrive che c’è un potere storico maschile che ha impedito alla donna di impossessarsi dei proprio diritti e che quindi è necessario un movimento attivo di allargamento dei diritti elle donne) I giacobini vedono la sfera pubblica come qualcosa prettamente maschile e sciolgono tutte le associazioni femminili nate durante la prima fase della rivoluzione. Haiti : la storia di Haiti è influenzata dall’arrivo degli europei, che sono la causa di un disastro demografico. Nel 500 si cerca l’oro e cominciano deportazioni dei neri haitiani. Oro e Argento si trovano in messico e perù e l’isola viene abbandonata; viene riscoperta quando si sviluppa l’economia di piantagione. SI iniziano a produrre zucchero e cacao. L’isola di Haiti ha insediamenti di pirati e bucanieri che rendono difficile il controllo del territorio; in un’altra parte dell’isola si insediano i francesi. Alla vigilia della rivoluzione ci sono 30 mila bianchi europei, 30 mila di sangue visto e 1/2 milione di schiavi africani; e i maroons. Nel 1791 si concedono diritti politici a mulatti e neri nati liberi. Scoppia la rivolta degli schiavi, guidata da TOussaint de l’Ouverture che rivendica i diritti universali contro la schiavitù. Nel 1794 viene abolita la schiavitù, principalmente perché si temeva che Spagna e Inghilterra potessero appoggiarsi sulla rivolta degli schiavi per prendere il controllo della parte francese. Quando subentra Napoleone nel 1804 viene ripristinata la schiavitù. Inizialmente le forze inviate da Bonapate hanno la meglio sugli isolani; TOussaint viene tradito e incarcerato in Francia; la rivolta continua e il 1 gennaio 1804 Haiti ottiene l’Indipendenza: è il secondo paese dopo gi USA a dichiararsi indipendente. Il nome Haiti è un omaggio alla popolazione indigena arauachi che chiamavano così l’isola. L’isola viene isolata dai commerci globali, c’è instabilità politica interna e povertà. Dalla Dichiarazione dei diritti universali vengono esclusi:

  • donne
  • non bianchi
  • non proprietari Dopo la caduta di Robespierre viene istituito un governo oligarchico, il Direttorio, restringendo di nuovo il potere politico dei cittadini. Le elezioni dimostrano che il popolo non appoggia questa oligarchia e si arriva a usare l’esercito per bloccare le proteste. C’è un nuovo colpo di stato, che mette in luce il generale Bonapate (non c’è idea di una legittimazione divina, come esisteva prima della rivoluzione nella monarchia assoluta. Il potere è legittimato dai fatti e dalle circostanze in cui avviene il colpo di stato). Viene avviato un confronto diretto con l’Inghilterra: c’è il tentativo di attaccarla attraverso l’intervento in Egitto (a cui segue la degradazione delle opere d’arte e la creazione del Louvre). La spedizione in Egitto è una spedizione “culturale”: Bonaparte si porta dietro filologi, studiosi ecc. Come viene pensata storiograficamente la rivoluzione? E’ stato percepito per molto tempo come un evento che ha fondato l’Occidente e che ha segnato la storia universale.
  • Adolphe Thiers: vede l’origine della rivoluzione nel conflitto tra terzo stato e nobiltà che si risolve nella monarchia costituzionale. I librali dell’800 vedono nella direzione giacobina la deriva decadente della rivoluzione.
  • Jules Michelet (1847-53) sta all’origine dell’interpretazione populista della rivoluzione. IL termine populismo quando si parla dell’800 non è quello che intendiamo oggi: nell’800 il populismo è vicinanza al popolo non come mito politico ma come strati popolari. Il movimento populista più forte dell’800 è quello russo, che si concentra sul riconoscimento delle istituzioni che il popolo si da. L’interpretazione di Michelet vede da una parte borghesia e popolo e dall’altra nobile, clero e monarchia. La rivoluzione è un doloroso laboratorio che conduce alla nascita della Repubblica. Recupera l’aspetto popolare-nazionale della rivoluzione: è il popolo d’ora in poi a legittimare il potere
  • Durante la fase più accesa della rivoluzione ciascuna parte cerca di mostrarsi come la più autentica interprete della volontà della nazione, gli avversari sono visti come nemici, traditori, invece che come pari avversari. C’è un’ ossessione paranoica per il complotto. Il complotto di solito ha matrice politica: l’aristocrazia è vista come traditrice della nazione che si allea addirittura con altri paesi per risolvere il conflitto interno. Il complotto è una via semplice per spiegare fenomeni complessi che non si vuole riconoscere. I giacobini sono ossessionati dalla trasparenza perchè sono ossessionati dal complotto
  • la legittimazione della politica non avviene più attraverso la consuetudine o l’ordine cosmologico, bensì attraverso il contratto fondativo dello Stato. Appare evidente a questo punto il carattere di artificialità dell’ordine politico, che perde ogni carattere di naturalità. Se vediamo la rivoluzione come un processo notiamo che non ha creato UN’ideologia, bensì ha aperto l’orizzonte della pluralità ideologica, che si traduce in una pluralità linguistica e comunicativa. Il linguaggio della rivoluzione si basa su parole chiave evocative piuttosto che delimitanti un certo quadro concettuale: servono a scatenare la passione per la lotta, per il sacrificio. La rivoluzione in generale ha sempre una grande componente emotiva, non solo razionale. Le parole chiave rievocano la collettività politica, il senso di identità: nazione, patria, costituzione, virtù, rigenerazione. Il giuramento rivoluzionario è un punto fondamentale: il sovrano attraverso il giuramento si sottopone ad un patto che fonda la sovranità e sancisce il contratto. Le feste dal punto di vista antropologico fondano la comunità, rinnovano e confermano l’appartenenza: sono feste di religione civile (nell’800 saranno un punto fondamentale della nascita dei nazionalismi). Spesso si riprendono antiche feste tradizionali rivisitandole in chiave rivoluzionaria e risemantizzandole (anche il fascismo e il nazismo lavorano in questa direzione: rendono politiche delle feste tradizionali). Le nazioni non sono un’entità naturale, vano costruite: prima dell’800 non esistono vere e proprie nazioni. Nell’800 romantico c’è una tendenza a ripescare vecchie storie e leggende folkloristiche fondando su di esse un’identità comune che però in parte è “artificiale”, perchè quando quelle storie vengono tramandate non c’è un’idea di nazione. Vengono tramandate in modo piuttosto chiuso, diverso da zona a zona. Il romanticismo fonda un’identità culturale nazionale, su cui poi si fonda l’identità politica. [ “Da contadini a francesi” (E. Weber): i contadini smettono di identificarsi unicamente con la comunità di villaggio e si identificano con la loro nazione, si sentono parte di un’entità più vasta. ] Si sviluppa un nuovo concetto di tempo e storia: da un lato, la storia non è già scritta, c’è un cambiamento possibile che viene innescato da chi fa attivamente la rivoluzione; dall’altro questo processo è inevitabile, può solo al massimo essere accelerata, come se trascendesse le azioni umane. Il futuro quindi ha sia una dimensione di apertura massima, sia una dimensione costrittiva. Negli anni della guerra fredda si tendeva a fare un’analisi in parallelo della fase giacobina della rivoluzione francese e della rivoluzione bolscevica nel periodo staliniano: ci sono punti in comune e analogie (l’ossessione per il complotto), ma ci sono soprattutto grandissime differenze:
  • i rivoluzionari francesi si pensano come espressione della volontà del popolo, mentre i bolscevichi si vedono come una parte che distrugge le altre parti
  • per i russi c’è l’elemento forte della soggettività politica, che sceglie di fare la rivoluzione (non, come diceva Marx, la storia che si fa da sè a causa della dialettica oggettiva tra i suoi componenti) C’è anche un’iconografia della rivoluzione, un’utilizzo di simboli e immagini con una forte connotazione politica. C’è un rifiuto dell’iconografia “maschile”, identificativa della monarchia sovrana; si fa riferimento a un’iconografia femminile, perchè la patria è vista come una madre che partorisce i suoi cittadini (nazione come unità biologica). Durante il Terrore si usa molto l’immagine di Ercole, ma a lungo andare il simbolo che resta è quello della Marianne. Il vestiario rappresenta prima della rivoluzione la classe sociale a cui si appartiene: si nasce dentro a strutture sociali definite non solo sul piano giuridico ma anche sul piano estetico. La rivoluzione spazza via i ceti e le regole di vestiario: ci si può vestire come si vuole. L’unica cosa che non si può fare è mascherare il proprio sesso, cioè vestirsi da donna/uomo quando non lo si è: bisogna mantenere nettamente separata l’immagine della donna dalla politica e dalla vita civile. Le manifestazioni esteriori della simbologia politica sono d’importanza cruciale: il potere deve esercitarsi anche su di esse. Cerca di eliminare tutte le associazioni simboliche con la figura del sovrano ancora presenti nella popolazione: la figura del re veniva celebrata anche da un punto di vista estetico. La decapitazione in piazza è l’ultimo atto della desacralizzazione del corpo del re.

La rivoluzione passa anche attraverso la scuola e la pedagogia, per insegnare fin dalla scuola primaria l’idea di un’identità comune. Nel corso dell’800 c’è il confronto politico tra nazione e classe: la nazione è vista come un’elemento artificioso perchè unisce classi diverse che non hanno nulla in comune. Mentre, come dice Marx, il proletario non ha nazione. Tuttavia il nazionalismo vincerà sempre sul classismo: nel 1914 la seconda Internazionale si scioglie perchè ogni partito sostiene la propria nazione. Negli anni 30 Stalin opera una nazionalizzazione dell’identità comunista: l’estetica sovietica viene permeata dall’identità formale con il realismo comunista (quando prima il comunismo si identificava con movimenti come il futurismo e il costruttivismo). Fino alla prima guerra mondiale prevale il principio che esclude su basi varie, antropologiche alcuni elementi della società dalla partecipazione ai diritti universali. Durante il positivismo si cerca di dimostrare scientificamente ila disparità di genere, affermando l’inferiorità della donna sia da un punto di vista intellettivo che morale; la donna così è vista come qualcosa da controllare. A un trattamento simile si assoggettano gli stranieri, le famiglie povere, ecc. C’è una colpevolizzazione della povertà, da un lato, e dall’altro un giudizio politico-sociale che sostiene che chi non possiede nulla rischia di destabilizzare e mettere in difficoltà i possidenti se avesse la possibilità di entrare in politica. Locke sostiene che la proprietà e la libertà siano i principi essenziali per la costruzione di un’uguaglianza politica; per Kant sono la libertà e l’uguaglianza di fronte alla legge. Da un lato si è uguali, dall’altro non c’è un elemento attivo della cittadinanza se manca l’indipendenza economica, cioè se non c’è un possesso. Ci sono dei campi di tensione:

  • diritti vs legge : il singolo esercita i suoi diritti in un quadro definito dalla legge: per esempio, se ogni cittadino ha diritto alla proprietà, lo stato per un’opera pubblica può espropriare la proprietà del cittadino? Ci sono casi in cui lo Stato può violare i diritti del cittadino
  • libertà vs uguaglianza : la libertà include la libertà di possedere e difendere la proprietà privata. La proprietà genera disuguaglianza. E’ una tensione che non può essere risolta sul piano concettuale, ma solo su quello politico e infatti influisce enormemente sul piano politico. Chi è povero lo è perchè non sa impegnarsi, non ha raziocinio, non ha capacità. Chi invece è proprietario per forza deve essere una persona capace, razionale, intelligenze, intraprendente, dal punto di vista dei conservatori dell’800. La proprietà arriva a identificare un tipo antropologico, che è colui che può dunque accedere alla politica attiva. Sempre secondo la libertà liberale dell’800, lo Stato non può mettere mano all’economia, perchè se lo facesse dimostrerebbe di essere vantaggioso per qualcuno, salterebbe l’equilibrio naturale. Lo Stato non deve avere una politica sociale a sostegno della povertà: chi è povero lo è per una ragione e non deve essere trattato con indulgenza (attraverso sussidi, aiuti, ecc). I proprietari spesso fanno opere filantropiche, però lo fanno all’interno della loro sfera privata. La riflessione economia nella prima metà dell’800 è indissolubilmente connessa alla riflessione morale; nella seconda metà dell’800 invece si tende a ricercare un’oggettività nelle pretese economiche e politiche, sostenute scientificamente. Dopo la seconda guerra mondiale il liberalismo non torna con la stessa forza, si coniuga nel compromesso keynesiano; negli anni 80 invece torna con violenza. In Italia il liberalismo non ha mai attecchito particolarmente perchè la nazione ha spesso chiesto l’aiuto dello Stato (anche un personaggio come Berlusconi si è arricchito principalmente grazie alle leggi dello Stato, che permettono di costruire un monopolio - monopolio Mediaset). L’impianto liberale che cerca di recepire l’eredità della rivoluzione francese nella seconda metà dell’800 si trova a doversi confrontare con degli stravolgimenti sociali che mettono in crisi la separazione Stato - società. E’ in corso l’industrializzazione, nasce la società di massa; le masse sono mobilitate (non dappertutto, in Inghilterra, Germania, Francia; di meno in Italia, Spagna). Comincia ad esserci una presenza forte di lavoratori che non sono disciplinabili attraverso le forme con cui si disciplinavano le classi subalterne del passato: i contadini sì si ribellavano ogni tanto, quando venivano infrante alcune regole non scritte da parte dello Stato, però lo Stato aveva la capacità di sedare queste rivolte. Spesso i contadini si appellavano al papa: vogliono una giustizia “limitata”, perchè accettano di essere subalterni, ma vogliono che lo Stato rispetti certi limiti. Nell’800 si scatenano movimenti sociali immensi: il liberalismo deve fare i conti con la società di massa. Nascono i partiti socialisti, che sono partiti di massa; i partiti liberali devono reinventarsi per creare un programma che possa rivolgersi alle masse. Serve una radicalizzazione forte (per esempio, nel cattolicesimo -> DC dopo la seconda guerra mondiale; nel fascismo, ecc).

concetto di internazionalità per evitare di andare a frammentare le soggettività (es. donna nera lavoratrice: è un soggetto, non si può studiare solo come donna o solo come nera o solo come lavoratrice). E’ il tentativo di ricostruire un soggetto molteplice nelle sue relazioni. Lo studio della razza si situa all’interno di un campo di forze che agiscono sulla società in cui la razza è una delle matrici. Da questo tipo di concettualizzazioni discendono poi modelli pratici e metodologici per studiare questi temi. La periodizzazione del razzismo va di pari passo con le sue origini; molti autori fanno coincidere la questione della razza e del razzismo con la nascita della modernità, pur riconoscendo che esiste un bagaglio culturale precedente. Affrontando il tema delle origini bisogna affrontare anche la delimitazione del concetto del razzismo e l’operatività di questo concetto nella società. Se si considera la razza come concetto moderno è evidente che bisogna evidenziare il rapporto con la nascita delle nazioni, con l’Illuminismo, con la nascita delle scienze sociali. Bisogna distinguere il razzismo dall’intolleranza religiosa: il primo si fonda sulla dimensione ontologica della razza e quindi no è rimediabile, mentre nella religione ci si può sempre convertire. Gli ebrei nel Medioevo sono discriminati, ma se si convertono sono accettati. In Spagna tra 400 e 500 si può vedere come l’intolleranza religiosa si traduce in razzismo: i converso, ebrei convertiti, sono visti comunque come inferiori perchè privi della purezza di sangue. Anche gli indigeni delle nuove colonie sono giudicati inferiori, perchè non conoscono il cristianesimo, sono inferiori dal pdv culturale. Il fatto della pigmentazione della pelle non è ancora nel 600 una cosa importante di per sè: i neri sono resi schiavi in base a condizioni legali e religiosi, non direttamente per il colore della pelle. Dal 700 si tenta una teorizzazione del concetto di razza e di razzismo. Il razzismo come movimento politico è legato alle trasformazioni politiche del 700: grazie all’illuminismo nasce il razzismo moderno.

  • gli uomini sono animali con una comune origine
  • classificazione delle razze secondo caratteristiche fisiche Per quanto riguarda gli ebrei, l’uguaglianza formale provoca la nascita di un antisemitismo politico (perchè gli ebrei non sono più diversi giuridicamente, quindi si sente la necessità di fare qualcosa attivamente per “rimetterli al loro posto”). Saint-simon: esponente del socialismo utopico. Dice che i rivoluzionari sbagliano ad applicare il principio di uguaglianza ai neri perchè essi non sono innalzabili agli stessi livelli intellettivi dei bianchi. E’ già radicata l’idea di una classificazione razziale cihe è anche gerarchizzazione delle razze. In Germania, Herder parla di razzismo culturale. Quando si pensano le nazioni come enti organici con un’origine comune è ovvio che nascano discriminazioni razziali. Ci sono studi recenti sull’Asia che mostrano come ci sia una concettualizzazione in Cina e in Giappone della razza a livello accademico. Il caso della Russia (zarista e sovietica) è il più interessante perchè per molto tempo in Russia, comparata agli imperi coloniali dell’Europa occidentale, è sembrato che il razzismo si fosse manifestato in modo inferiore. Andando a vedere i censimenti della Russia zarista (che include anche l’Asia centrale e la colonia della Corea), non si usa mai il termine razza: il termine entra in Russia a metà dell’800 importato dal francese. Il termine che si usava in Russia era l’equivalente di “tribù”: la classificazione della popolazione viene fatta per religione, per nazionalità, mai per razza. Abram Petrovič Gannibal era il bisnonno di Puskin, uno dei maggiori autori russi, ed era nero; viene fatto schiavo e regalato allo zar. Quando arriva a San Pietroburgo viene battezzato e l’imperatore gli fa da padrino, lo manda in Francia a studiare; diventa generale. Puskin inizia un romanzo sul suo bisnonno. La differenza razziale non è rilevante in Russia, sia in quella zarista sia in quella sovietica (molti afroamericani emigrano in Russia dopo la rivoluzione). Nella stampa politica panafricana vede nella guerra tra Russia e Giappone u riscatto delle razze giudicate inferiori, perchè il Giappone vince sulla Russia, che è considerata un’esempio di potenza bianca superiore. Da un alto quindi c’è la celebrazione di una razza “inferiore”, dall’altro si ette in dubio la whitehness della Russia, che non è in grado di assoggettare una popolazione inferiore come il Giappone e quindi viene vista come un’Occidente di seconda classe. Il concetto di whitehness è molto importante nel corso del 900 perchè serve a identificare i bianchi civilizzati in tutto il mondo, evitando le complessità locali e storiche individuali. Il razzismo è tutt’ora un tema con un dibattito aperto dal pdv storiografico. Il razzismo non è solo una teoria, è anche un’insieme di pratiche che danno concretezza storica al razzismo e si fondano sull’idea di una classificazione razziale. A fine 800 su queste basi si fonda il razzismo e l’eugenetica. Negli USA c’è l’idea che, visto che determinate razze hanno patologie legate alle razze, è necessario intervenire a livello ingegneristico per migliorare la razza umana, vietando i matrimoni misti, vietando l’immigrazione

di certe razze, obbligando alla sterilizzazione forzata di portatori di handicap (in alcuni paesi come la Svezia questa pratica è rimasta attiva fino a poco tempo fa). Sempre negli usa c’è un forte razzismo anticinese nei sindacati. 16/02/ Seconda rivoluzione industriale Il centro della seconda rivoluzione industriale è la Germania, seguita dagli USA. I settori trainanti sono quello meccanico, elettromeccanico, chimico. Il settore chimico e elettrico in particolare modo hanno come presupposto una rivoluzione scientifica (la prima rivoluzione industriale, nel 700, era stata portata avanti da imprenditori tecnici che conoscevano l’ambito di cui si occupavano e lo adattavano praticamente). Nell’800 invece la ricerca è fondamentale: l’Università ha un ruolo centrale. Infatti in Germania il sistema universitario è molto sviluppato e ha finanziamenti pubblici. Le imprese industriali di fine 700 si finanziavano da sole o attraverso la borsa; nell’800 l’industria tedesca è finanziata dalle banche miste (fondano l’attività di rastrellamento dei risparmi dei cittadini e l’attività di finanziamento delle grandi industrie; l’istituto della banca mista sarà un problema dopo la crisi del ’29 perchè tutti i risparmi dei piccoli risparmiatori vanno persi). Le nuove industrie hanno una altissima necessità di investimento iniziale. L’Italia imita molto la Germania sia nello sviluppo delle industrie sia nella crescita delle banche miste. Ruolo dello stato: i paesi della seconda rivoluzione sostengono una politica protezionista per salvaguardare il proprio mercato dall’influenza dell’Inghilterra. Il protezionismo comporta un aumento dei prezzi per i consumatori, perchè i dazi in entrata alzano i prezzi considerevolmente per permettere lo sviluppo dell’industria interna. Lo stato sviluppa tutta la parte del diritto commerciale per regolare i rapporti tra società, tra imprese, ecc. Tra fine 800 e primo 900 le città crescono in modo incontrollato: Parigi, Vienna, Londra diventano delle metropoli, all’interno delle quali vive una classe emergente, quella di coloro che lavorano nelle fabbriche e nelle industrie. Allo stesso tempo si afferma la borghesia, sia industriale sia intellettuale, che detiene il potere politico. Nella seconda metà dell’800 si inizia a pensare al mondo del lavoro come a un mondo senza confini statali: nascono associazioni che mirano a unire i lavoratori di tutto il mondo (prima Internazionale, seconda Internazionale, ecc). Oggigiorno non abbiamo forti ideologie politiche che si riconoscono in un orizzonte internazionale. L’internazionalismo estremo (idea di un partito globale, propria della terza internazionale) ormai non esiste più. Nella storiografia per molto tempo si guarda all’internazionalismo politico inserendolo nelle dinamiche del movimento operaio, ma ora prevale la tendenza a tenerli separati. La classe operaia è una stratificazione di soggetti: ci sono sottili distinzioni tra i vari strati, anche se i membri della classe operaia si considerano diversi dalla classe media. All’interno della classe operaia ci sono uomini e donni, differenze di reddito, differenze generazionali (conflittualità tra nuove generazioni che hanno un modo diverso di concepire la politica, il divertimento, ecc - lo si vede negli anni 30, negli anni 60, ecc). Ci sono interi quartieri operai, interi villaggi nel caso dei villaggi minerari, in cui c’è un fortissimo senso di comunità sociale, politica, ecc. Ci sono operai disinteressati alla politica, operai militanti, ecc. Ci sono diversi orientamenti politici nella classe operaia, talvolta anche in conflitto. Nella repubblica di Weimar ci sono il partito socialista e il partito comunista, che raccolgono un bacino di voti diversi dalla classe operaia e si scontrano, danneggiandosi a vicenda e aprendo la strada al partito nazional socialista. Se andiamo a vedere in maniera dettagliata il rapporto degli operai con la politica troviamo delle culture del lavoro e della politica molto diverse: i chimici hanno un rapporto stretto con la scienza, i meccanici sono inseriti in dinamiche tayloriste e di deprofessionalizzazione. Questo si declina in diverse culture politiche: i meccanici si concentrano su istanze più generali, salari, ambienti nocivi, orari di lavoro ecc.. Una delle espressioni della cultura operaia è quello dei villaggi operai: in Italia c’era Crespi d’Adda, dove si trovava un cotonificio. Hanno una larga copertura geografica. La classe dirigente cerca di intervenire disinnescando la radicalizzazione del movimento politico operaio: come?

  • dislocazione nelle campagne delle industrie e dei villaggi operai, per non far venire in contatto gli operai con i movimenti socialisti attivi nelle città -> maggiore capacità di controllo. Il padrone della fabbrica guadagna dalla fabbrica e dagli affitti delle case del villaggio. Sembra una narrazione progressista, ma è una forma paternalistica. Si cerca di evitare i disastri dei quartieri inglesi delle città industriali, lasciati a se stessi.

viene fissato in base al reddito e non in base alle spese di costruzione. Gli operai che guadagnano di più pagano di più. Questo fa sì che le case costruite a Vienna siano abitate anche da strati più bassi della popolazione operaia del tempo. Nel 1934 c’è in Austria un colpo di stato, che a differenza di quello che accade nel 33 in Germania (Hitler ottiene l’incarico di formare un governo e cambia l’assetto costituzionale dello stato in maniera “legale”; i partiti di sinistra non fanno opposizione forte perchè si distruggono a vicenda—> Hitler conquista il potere senza dover contrastare un qualche movimento di piazza di protesta), provoca una forte opposizione e una rivolta popolare che deve essere sedata dall’esercito. Turismo di massa Blackpool= località turistica britannica in cui si ha il primo esempio di turismo di massa. La classe operaia inglese e britannica ha un salario più alto del resto della classe operaia internazionale. Si ha un cambiamento nei modi di divertirsi e di passare il tempo libero. Gli operai più anziani trovavano disdicevole questa occasione di andare al mare (gap generazionale nella classe operaia). Politicizzazione della classe operaia Nel corso dell’800 diventa sempre più evidente che sotto la classe borghese sta nascendo una nuova classe: quella proletaria. Le nuove forze politiche nascenti che alla fine dell’800 si costituiscono in grandi partiti sono l’espressione di varie posizioni; dall’alto vengono viste però come un “monolite”, una forza unitaria che cerca di contrastare l’assoggettamento esercitato dalla subalternità. Nella rivoluzione francese, sebbene il potere rimanga in mano alla classe media, i movimento popolari di piazza hanno un ruolo importante del direzionare certi eventi. // Movimento contro la schiavitù che parte dalla rivolta degli schiavi di Santo Domingo -> politicizzazione della classe degli schiavi. In tutto il mondo si creano fronti di conflitto con loro specifiche caratteristiche, ma si inizia a creare un orizzonte internazionale basato sulla condivisione della lotta all’assoggettamento. Alla fine dell’800 c’è il mito politico dell’internazionalismo, l’idea che tutte le classi subalterne del mondo possano unirsi per lottare contro l’assoggettamento. Questa idea provoca la nascita della Prima Internazionale (1864), di cui fanno parte repubblicani, socialisti utopisti (Proudhon), anarchici (Bakunin), Marxisti, mazziniani ecc. Queste fazioni si scontrano tra loro per cercare di ottenere l’egemonia all’interno dell’Internazionale. La Prima Internazionale nel 1870 è formata da due grandi fazioni: anarchici e marxisti. Il fallimento della Comune di Parigi fa capire a Marx che è necessario abbandonare la strategia della cospirazione e il movimento del sovversivismo per formare dei partiti nazionali che abbiano un ruolo forte nella politica statale. Questo non vuol dire abbandonare il mito dell’internazionalismo. In ogni stato però ci sono diversi livelli di sviluppo del capitalismo, diverse condizioni sociali, diverse percezioni: la domanda politica è diversa. Marx spinge verso l’organizzazioni di partiti centralizzati, ben organizzati che riescano a ottenere il potere e gestirlo. GLi anarchici non credono in questa strategia, perchè l’anarchismo di per sé crede nell’annullamento dello Stato: l’uomo deve essere liberato dall’assoggettamento statale per poter poi andare a formare una nuova società autogestita e non sotto a un’autorità. Mentre Marx guarda al proletariato di fabbrica, che assume una configurazione sociale di massa perchè è resa uniforme dai mezzi di produzione, Bakunin guarda al sottoproletariato, a gente estranea a qualsiasi tipo di disciplina che quindi racchiude il vero potenziale per una “rinascita”. Nonostante ci sia la necessità di consolidare i partiti dei vari paesi, l’orizzonte rimane quello internazionale: la rivoluzione deve essere internazionale. Negli anni 90 viene fondata la Seconda Internazionale. Pensiero marxista C’è stato un Marx storico e poi c’è l’eredità marxista, che si offre a interpretazioni differenti. Il marxismo è la scelta di un’analisi critica del modo di produzione; alcuni marxismi successivi a Marx si contaminano con il positivismo cercando un’oggettività scientifica nelle proprie ricerche sul capitalismo e sui mezzi di produzione. “I filosofi hanno sempre interpretato il mondo, ora è l’ora di cambiarlo”: l’interpretazione filosofica deve essere declinata in una forza trasformatrice, altrimenti è sterile. La sistematizzazione dell’opera di Marx è fatta da Engels dopo la sua morte: alcuni accusano Engels di aver tradito il pensiero di Marx. Engels fa un grande lavoro di sistematizzazione, ovviamente lo fa dal proprio punto di vista. L’unico libro che pubblica Marx è il primo libro del Capitale, in cui è centrale la figura del soggetto, che è al contempo colui che manifesta un’istanza propria di soggettivazione, di intervento soggettivo nella storia, e colui che è soggetto alla logica dell’assoggettamento. C’è un campo di tensione tra l’indospinibilità ad accettare la

trasformazione della propria soggettività in un meccanismo di produzione e il potere che cerca di disciplinare. Hegel aveva destrutturato il rapporto lineare tra individuo e collettività (che è la premessa teorica del giusnaturalismo -> contratto tra individui che formano una collettività): l’individuo per Hegel si ricomprende nel collettivo attraverso un meccanismo dialettico in movimento. Questo dispositivo teorico ritorna nel marxismo nella concezione del materialismo marxiano: in Marx ci sono echi del materialismo classico e rinascimentale ma ciò che conta è che ciò non è declinato in senso naturalistico ma in senso storico-materialista. Da questo pdv del marxismo si può apprezzare il ruolo della soggettività. Al contempo però nel pensiero di Marx ci sono punti aperti che possono prendere varie direzioni interpretative (es. gli uomini entrano in rapporti necessari, indipendenti dalle loro volontà —> sembra che ci sia una dialettica storica fondata sul movimento contraddittorio di qualsiasi modo di produzione che produce il suo antagonista. Gli uomini sono incardinati dentro il sistema capitalistico di produzione: la sua è un’esistenza oggettiva sociale) Marx bilancia affermazioni del genere con altre, ma alcune correnti del marxismo si basano soprattutto su affermazioni del genere assumendo un’ottica evoluzionistica in cui il socialismo viene visto come un obiettivo immancabile che sicuramente verrà raggiunto prima o poi nella storia. L’uomo per Marx è al contempo prodotto e produttore della storia: la sua soggettività individuale è attraversata e influenzata da forze storiche che trascendono la sua volontà e allo stesso tempo è l’individuo con la sua soggettività che può modificare la storia. Lenin rivendicherà il fatto che nel marxismo c’è un elemento soggettivo: la rivoluzione bisogna farla, non si fa da sola. Quando oggigiorno parliamo dei partiti social democratici (dagli anni 50) parliamo di partiti che hanno accettato il capitalismo e le dinamiche capitalistiche: i partiti socialisti di fine 800 vogliono contrastare le dinamiche capitalistiche. Anche se entrambi sono riformisti, quelli di fine 800 usano il riformismo per arrivare per gradi al raggiungimento del socialismo, costruendo le condizioni storiche per la sua riuscita; i partiti di fine 900 invece usano il riformismo inserendosi nelle dinamiche capitalistiche cercando di ritagliare spazi per le classi operaie. La lettura della dinamica storica come dinamica dei modi di produzione è un modo semplicistico per vedere l’analisi storica di Marx: ovviamente c’è questo concetto della contraddizione, ma ci sono altri vettori della trasformazione storica: lo Stato e la storia politica dei ceti subalterni, cioè come esprimono la loro soggettività politica. Capitale (inteso come rapporto sociale: forma di produzione che prevedere che ci sia la proprietà privata dei mezzi di produzione e la vendita di lavoro salariato), Stato e Storia politica dei ceti subalterni sono matrici diverse che producono effetti diversi: non c’è un unico corso delle storie. Il lavoro astratto è la misura del valore del lavoro: quanto il capitale riesce ad estrarre dalla forza lavoro del lavoratore per accumularsi, è il lavoro che crea un valore di scambio. E’ diverso dal lavoro concreto, vivo, che produce valore d’uso. La forza lavoro viene trasformata in lavoro astratto nel momento in cui serve a produrre e aumentare il capitale: il lavoro è sia lavoro concreto che lavoro astratto. Tuttavia, a differenza di altre merci, la merce lavoro ha una specificità che rende impossibile che il capitale riesca a trattare davvero fino in fondo il lavoro come una merce: la merce è parte stessa della corporeità del lavoratore, è iscritta nella natura sociale. Il corpo vuole vivere indipendentemente dal lavoro che punta al suo annichilamento. Concezione della storia. Questo tipo di analisi si iscrive in una visione della storia che ha prodotto questo risultato: per questo nel marxismo è centrale il concetto di trasformazione. E’ evidente che per Marx l’elemento di contraddizione è un elemento soprattutto sociale: le classi fondamentali sono due, le altre devono mettersi o da una parte o dall’altra. La Weltgeschichte è a Storia mondiale, perchè la lotta al capitalismo è una lotta globale. Il capitale stesso tende a formarsi in senso globale: la lettura marxista del colonialismo vede in questo fenomeno al tendenza del capitalismo a espandersi sempre di più per sopravvivere. Perciò solo attraverso una lotta internazionale e globale si può abbattere il capitale, che è per natura un fenomeno globale. Il capitalismo deve distruggere certe forme sociali che trova al suo arrivo per potersi affermare e sviluppare: all’inizio del Manifesto Marx fa un elogio della borghesia, che ha distrutto le catene dell’antico regime, distruggendo certe forme e affermandosi migliorando le condizioni materiali degli individui; tuttavia la borghesia genera nuove contraddizioni che si devono esprimere attraverso un superamento del capitalismo. Marx scrive un resoconto su un dibattito parlamentare indiano riguardo alla Compagnia delle Indie Orientali, se distruggerla o no: c’è un elogio della funzione progressiva del capitalismo britannico. Gli inglesi hanno fatto violenza e soggiogato le popolazioni indiane, ma attraverso la loro azione hanno fatto uscire l’india dal feudalesimo, dal sistema delle caste, l’hanno inserita nella storia mondiale. Andando a vedere gli ultimi scritti di Marx, sicuramente Marx stava complicando la sua visione della storia perché inizia a tener conto dei vari fronti di frattura all’interno della società:

senso di comunità (in Germania le organizzazioni paramilitari che costituiscono l’estrema destra della Repubblica di Weimar e verranno convogliate nel Partito nazista)

  • Audoin-Rouzeau e Becker, La violenza, la crociata, il lutto: coinvolgimento attivo delle masse nella guerra. Il sogno della guerra nasce nell’identificazione patriottica che crea le basi perché sia possibile una guerra radicale contro un nemico che costituisce un’alterità radicale. Questa tesi è stata molto discussa: in che misura le masse popolari partecipano alla guerra dando un loro contributo? In molti Stati c’è stato un movimento coercitivo molto forte nella partecipazione bellica: il movimento interventista era una minoranza, c’è una silenziosa maggioranza pacifista che viene obbligata a combattere.
  • Mosse, Le guerre mondiali: dopo la prima guerra mondiale c’è una tendenza a far emergere gli aspetti eroici della guerra, invece che quelli tragici. C’è una sacralizzazione del martire della nazione: vengono allestiti spazi di culto per mantenere attivo il mito dei caduti, dell’eroismo, del patriottismo. La guerra viene anche normalizzata attraverso una dimensione commerciale (film, libri, giochi, ecc): si crea un’abitudine alla violenza quotidiana, soprattutto nella politica. Bilancio della guerra:
  • 70 milioni di combattenti
  • 10 milioni su 70 milioni muoiono -> soprattutto alcuni paesi: Tedeschi, Russi
  • 7 milioni di vittime civili (nell’Europa centro orientale -> genocidio degli armeni, Serbia, Europa balcanica)
  • 30 milioni di feriti, di cui 8 milioni gravemente (mutilazioni, invalidi, ciechi, pazzi, ecc) Alcuni presupposti culturali facilitano il successo dell’interventismo:
  • culto estetico della guerra: il nuovo si afferma sul vecchio attraverso la violenza (fondo di darwinismo sociale: attraverso questi scontri si promuove il progresso nella società)
  • caratterizzazione di genere della guerra: la guerra è un simbolo di virilità, di difesa dell’onore e della patria attraverso la difesa delle donne minacciate. Questo in Germania alla fine della guerra provoca un forte ribaltamento di questa idea: i tedeschi non si sono mostrati abbastanza virili perché non hanno vinto. Si cerca un capro espiatorio. Tecniche di guerra:
  • trincee: non c’è dinamicità, né eroismo perché la guerra si svolge lentamente e gli attacchi dalle trincee si fanno tutti insieme -> attacco per assalto e sfondamento delle linee nemiche
  • mitragliatrici e cannoni
  • gas asfissianti
  • aerei: già erano comparsi in alcune guerre precedenti alla prima guerra mondiale. E’ un’aviazione con un ruolo diverso da quello che avrà durante la seconda guerra mondiale: si usa soprattutto per esplorare le linee nemiche, per lanciare fogli di propaganda e per supportare il mito dell’eroismo (che nel cielo è più reale, perché gli aerei si scontrano uno contro uno), andando ad alimentare l’immaginario comune. La propaganda è necessaria per alimentare l’impegno bellico. Nel 17, un anno durissimo per tutti i paesi belligeranti (rivolte per il pane, rivoluzione russa -> che viene portata avanti dai bolscevichi che non per caso volevano uscire dalla guerra, Caporetto) è necessario rappresentare il nemico come un’alterità radicale, in forma bestiale. Nella cultura visuale vengono rappresentati come degli animali per evidenziare questa netta differenza antropologica. Bloch scrive un libro sul tema delle false notizie: invenzione di massacri di civili inventati ad arte e trasmessi nei racconti che si fanno nelle linee di trincea arricchendosi di particolari molto scabrosi. Genocidio degli armeni (1915-16): gli armeni vivevano nell’Impero ottomano al confine con la russia. A causa delle loro forti spinte indipendentiste i Turchi decidono di fare una migrazione di massa per impedire agli armeni di passare dal lato dei russi. all’inizio della guerra ci sono 1 milione e mezzo di armeni: 300 mila vengono portati in Siria, 700 000 passano in Russia e solo 30 mila restano in territorio ottimano. Centinaia di migliaia muoiono o durante la migrazione di massa o in fucilazioni di massa. Le spinte pacifiste sono quelle del papa e di alcuni partiti socialisti: gran parte dei socialisti però rimane all’interno delle fila della propria nazione e molti preti cattolici continuano a sostenere la guerra. Solo il Partito socialista russo e quello serbo si schiereranno contro la guerra.

L’Italia non entra in guerra nel 14, c’è una certa riluttanza da parte del governo italiano: tra 14 e 15 c’è uno scontro tra interventisti e neutralisti. Gli interventisti sono:

  • nazionalisti (che sperano che la guerra porti l’Italia a crescere come paese)
  • Irredentisti democratici (guerra come mezzo per ricomporre il disegno risorgimentale dell’Italia, per annettere Trento e Trieste),
  • Industriali (guerra come opportunità di crescita - settore degli armamenti: siderurgia, meccanica, cantieristica che da questa potentissima accelerazione che provoca l’ingresso in guerra escono fiorenti)
  • Intellettuali (vedono nella guerra una spinta rigeneratrice, occasione di risoluzione di un conflitto generazionale tra giovani e mondo borghese liberale
  • Mussolini: leader romagnolo dell’ala massimalista del partito socialista che in questo momento di rottura sceglie continuamente l’interventismo. Fonda un nuovo giornale, staccandosi dall’Avanti e alla fine della guerra fonda il partito fascista)
  • artisti futuristi
  • D’Annunzio: manifestazioni di piazza, comizi
  • re e corte: sono a favore dell’ingresso in guerra I neutralisti sono:
  • il parlamento: funziona secondo le vecchie regole della politica liberale. Ci sono decine di parlamentari che non hanno una chiara identificazione politica e che operano su accordi e interessi personali (i liberali non vogliono la guerra perché il liberalismo prospera nella pace). Inoltre si teme che l’Italia non sia preparata militarmente alla guerra. La guerra di Libia che aveva riacceso le ambizioni coloniali italiane aveva avuto apparentemente un facile successo: erano state conquistate diverse città costiere ma il problema vero è costituito dalla lotta contro la resistenza armata nel deserto. Quindi c’è preoccupazione che l’Italia non sia pronta dal pdv militare e economico. L’Italia dipende dall’estero per l’importazione del grano, che è alla base dell’alimentazione italiana e quando comincia la guerra ci si rene conto che si è comunque tagliati fuori dagli scambi.
  • gran parte del partito socialista
  • gran parte degli italiani: con la costrizione obbligatoria i giovani che avevano un ruolo importante nel lavoro agricolo devono abbandonare i campi. C’è una parte della piccola borghesia che vede la guerra come qualcosa di sconvolgente, che brucia i risparmi di una vita (inflazione). Patto di Londra: è un patto segreto. Wilson più tardi porterà il patto di Londra come esempio di patto da NON fare perché non trasparente. L’Italia era alleata dell’Impero asburgico ma in cambio di alcuni vantaggi stringe il patto di Londra con il fronte degli Alleati. L’esperienza di guerra è un’esperienza di
  • modernità: i giovani contadini dalle periferie delle campagne italiane escono per la prima volta da quel mondo e vanno nelle città dove vedono un mondo nuovo - hanno una prima esperienza del territorio italiano, delle industrie, delle tecnologie di comunicazione, delle città
  • trincea: immoblismo, noia, pochi minuti di confusione e pericolo, luci abbaglianti, rumori
  • esperienza di massa: diluizione del sé della massa, annullamento dell’individualismo. Nella guerra di trincea si ha significato solo come parte di un meccanismo
  • morte come esperienza quotidiana: la morte di solito valorizza l’individualità, invece nella guerra la morte è solo una conseguenza dell’industria della guerra
  • fame: esperienza che riguarda chi combatte e chi rimane a casa. Da questo pdv la seconda guerra mondiale per l’Italia è ancora più drammatica
  • corpo: annullamento dell’intimità, della privacy. I corpi mutilati e corpi morti spesso restano vicini a quelli vivi perché non si ha tempo di spostarli.
  • paura: che paralizza il pensiero
  • fraternizzazione: anche tra truppe nemiche. Ci sono episodi di fraternizzazione tra nemici soprattutto nei giorni di Natale. E’ un fenomeno che preoccupa molto le classi dirigenti e militari che cercano di mantenere l’idea dell’impossibilità di identificazione con il nemico.
  • renitenza: in Italia mezzo milione di persone non si presentano alla chiamata alle armi (molti erano all’estero e non tornano per combattere). In Sicilia i renitenti si organizzano per bande per cercare di resistere alla leva obbligatoria (circa 20.000-30.000 non si presentano, in Sicilia)
  • diserzione: avvengono durante i periodi di licenza più che al fronte (perchè si può sparare a chi si rifiuta di combattere). L’esperienza della migrazione e della guerra comportano uno

dallo Stato il futuro della Germania. Durante la Repubblica di Weimar è ministro degli esteri, è uno dei primi in Europa a riconoscere l’Unione Sovietica). In Italia, la memoria di questa guerra inizia già nella fase di crisi dello stato liberale come riconoscimento di questa grande prova che la nazione ha affrontato e che consolida la legittimazione dello Stato. Stato che deficitava della legittimazione perché l’assimilazione delle masse (soprattutto quelle contadine) non era avvenuta completamente. I neutralisti che tra 14 e 15 non riescono a impedire che l’Italia entri in guerra, non riescono fino al 60 a far prevalere la loro memoria alternativa della prima guerra mondiale. Verso la fine degli anni 60 inizia ad affermarsi una visione diversa, non solo negli storici ma anche nella memoria pubblica. Durante la guerra le masse lavoratrici assumono un peso enorme e questo non può non continuare nel dopoguerra. La Francia e l’Inghilterra che avevano una tradizione democratica più solida hanno una presenza maggiore delle masse nello Stato, attraverso partiti e sindacati. Ci sono delle vere e proprie alternative di sistema, come nella Repubblica di Weimar: eredita i principi di libertà del liberalismo ottocentesco proiettandoli nella società di massa. La prima guerra mondiale pone le organizzazioni di massa come parte essenziale della vita pubblica. Due alternative più radicali sono quella che nasce in Italia (il fascismo, che si estenderà ad altre parti d’Europa, in Germania, in Spagna (Franco), in Portogallo (Salazar)) e quella che nasce il Russia (comunismo, che si estende agli stati vicini). Qual è il punto d’interesse maggiore oggi per ricostruire la storia del partito comunista? Nella guerra fredda si studia il comunismo come alternativa al capitalismo, ma questa idea fallisce. L’aspetto di maggiore rilievo è la conseguenza che il comunismo ha sulla costruzione di connessioni geopolitiche a livello globale. Rapporto dello Stato socialista con il movimento socialista internazionale (fondano la Terza Internazionale, che ha partiti in tutto il mondo, in Europa, in Asia soprattutto - in Africa declinati in senso anti colonialista, poco in America del Sud, in America del nord hanno un ruolo a livello sindacale). La Russia sta vicina a questi paesi che le ruotano attorno, anche attraverso finanziamenti. Tutti i partiti socialisti sono sempre stati connessi all’URSS: il partito socialista italiano mantiene uno stretto rapporto con la Russia sia per quanto riguarda il capitale simbolico sia per quanto riguarda le direzioni politiche. Bisogna tenere sullo sfondo la dialettica tra il socialismo russo e il nucleo statuale, e il movimento internazionale, più multiforme. Nel 1905 c’è un primo tentativo rivoluzionario in Russa che fallisce ma mostra che ci sono delle potenzialità (problematiche: avversione nei confronti dell’impero zarista e spinte specifiche ed eterogenee all’interno della Russia). Lenin vede nella rivoluzione una missione degli operai e dei contadini: in un paese in cui le masse sono contadine, è necessario che la rivoluzione passi attraverso di esse. Il partito socialista deve fare quello che in altri paesi è stato fatto dalla borghesia: smantellare l’impero zarista e passare alla gestione socialista. In Russia non ci sono rivoluzioni borghesi, soprattutto perché la classe borghese è minima e non è nelle condizioni di fare una rivoluzione. Dalla fallita rivoluzione del 1905 Lenin impara che la nazionalità come principio va utilizzata strumentalmente ma dentro a una prospettiva di rivoluzione sociale che voglia avere un consenso: in alcuni contesti la spinta nazionale è più forte della spinta sociale. All’inizio della guerra Lenin si trova a Zurigo, dove scrive alcuni testi nel nazionalismo. I movimento nazionalisti nei Paesi imperialisti e oppressori sono da combattere; invece nei paesi colonizzati e oppressi da altri paesi è necessario e giusto che ci siano movimenti nazionalisti che cercano di far sentir la loro voce. Dopo la prima guerra mondiale, la Russia bolscevica si presenterà come l’unico vero paese anti imperialista e anti coloniale: sono l’unica forza credibile a cui devono unirsi quelli che lottano per l’emancipazione dal colonialismo. Nel primo Novecento nella Prima Internazionale si poneva il problema di cosa fare con le colonie: c’era chi riteneva che bisognasse mobilitare le masse contro l’oppressione, molti altri sostengono che le masse coloniali non siano ancora pronte e che non siano ancora giunte a una maturazione politica e necessitano di una guida occidentale (sotto testo razzista). I bolscevichi si pongono in rottura con quest’ultima idea, dicendo che sono contro tutte le oppressioni, tutti i razzismi, ecc. L’impero zarista ha al suo interno nazioni, tradizioni, ideologie, assetti sociali molto diversificati. Nelle zone di confine occidentale, Polonia e Ucraina, ci sono delle forti spinte indipendentiste. L’assetto del partito leninista non è quello del partito di massa: ha ai suoi vertici dei “rivoluzionari di professione”, è centralizzato democraticamente. C’è un elemento di identificazione soggettiva con il partito (tra anni 20 e 30), un abnegazione totale della propria individualità a favore del partito e della rivoluzione. E’ un tratto che contraddistingue la cultura politica bolscevica.

La guerra, nell’interpretazione leninista, è una guerra inevitabile perché guerra tra imperialismi che vivono di espansione continua: la guerra è necessaria perché non c’è emancipazione dell’umanità senza emancipazione dal capitalismo. Il territorio russo viene frammentato dai vari attacchi su più fronti durante la prima guerra mondiale; in Ucraina c’è un forte movimento anarchico e molte rivolte contadine. Nel 1919 fondano la Terza Internazionale in un contesto di guerra diffusa contro vari nemici: è un congresso simbolico quello del 1919. Quello del 1920, il Comintern, avrà un’influenza più importante. L Terza Internazionale serve per legare indissolubilmente il movimento comunista internazionale al sogno rivoluzionario russo. Occorre che i comunisti di tutto il mondo riconoscano l’Unione sovietica come patria e che i comunisti russi aiutino i comunisti di tutto il mondo con le rivoluzioni nei loro paesi. Tra 1918 e 1920 la guerra civile in Russia sembra affievolirsi (nel biennio rosso ci sono vari tentativi di rivoluzione, a Berlino, in Baviera, ecc). Trotsky mette insieme l’Armata rossa e i bolscevichi entrano in Polonia e arrivano alle porte della Germania, dove vengono respinti indietro perché di fronte al confronto tra la capacità di mobilitazione dei ceti subalterni dei bolscevichi e quella invece dei movimento nazionalisti, è la seconda ad avere la meglio (nazionalismo polacco cattolico). La lezione della Polonia viene rovesciata da Lenin, che riconosce di non essere riuscito a entrare a Varsavia, ma tuttavia dice che ciò ha dimostrato che l’URSS è uno Paese a tutti gli effetti attivo sul piano globale. Lo Stato sovietico è uno stato diverso dagli altri, perché è la patria del socialismo: la statualità non è russa, è comunista. Nel Congresso nel 1920 della Terza Internazionale si definiscono meglio alcune questioni (21 punti di Lenin, che fissano le condizioni che devono osservare tutti i nuovi partiti comunisti che nasceranno e che vogliono essere parte della Terza Internazionale). Anche a Livorno, in Italia, se ne parlerà, quando si pensa di fondare il partito comunista italiano. Uno dei punti posti per potersi affiliare alla Terza internazionale è quello dell’espulsione dei riformisti: in Italia i comunisti vogliono espellere Turati, ma il partito si rifiuta perché figure come la sua fanno comodo al partito; la frangia massimalista perciò si scinde e fonda il partito comunista (un partito di giovanissimi con a capo Bodriga). Tra i 21 punti ci sono dei punti molto chiari che riguardano la lotta anti imperialista delle colonie che per Lenin coincide con la rivoluzione globale comunista. Lenin chiede ai partiti comunisti occidentali di impegnarsi al fianco delle colonie del proprio stato, anche contro il proprio stato. I comunisti devono mirare all’emancipazione degli sfruttati, non alla difesa del loro stato. Poco dopo questo congresso ce ne sarà un altro a Baku in Azerbaijan: i bolscevichi si confrontano con il variegato mondo islamico che rappresenta una realtà all’interno della Russia mia zarista, poi sovietica. Arivano delegati da tutto il mondo, soprattutto da Persia e Turchia. E’ un momento di un certo rilievo, che non viene trattato particolarmente dalla storiografia. Dopo la guerra ci sono una serie di sollevazioni popolari con a capo movimenti islamici, alcuni dei quali vedono nella rivoluzione bolscevica un potenziale alleato, prece pur partendo da una matrice europea sembra voler rompere qualunque rapporto con la fase storica precedente di consolidamento degli imperi coloniali contro cui i movimenti politico religiosi si orientano. 24/02/ Trotsky era molto più rispettato tra i bolscevichi di Stalin, perché era stato un rivoluzionario dall’inizio. Stalin era un funzionario del Caucaso che riesce a farsi strada e ad acquisire sempre più potere. Trotsky sostiene l’idea della rivoluzione permanente, Stalin non crede nel comunismo globale e crede che bisogna concentrarsi su un solo paese. Il progetto dell’espansione rivoluzionaria nel mondo è fallito, bisogna consolidare il simbolo mondiale del comunismo, cioè lo Stato sovietico. Il comunismo di guerra è la prima fase del comunismo dentro alla guerra civile: caratterizzata da un alto tasso di violenza, una gestione centralizzata delle risorse con l’esercito in strada per farlo. I contadini si ribellano perché vedevano nella rivoluzione un mezzo per riappropriarsi della propria produzione. Questo assetto non resiste, perché ha delle implicazioni sociali troppo influenti: quello con i contadini è l’unico conflitto che i bolscevichi non riescono a risolvere. Lenin riconosce che il conflitto con i contadini è un conflitto che in quel momento i bolscevichi non possono vincere. L’annullamento del mercato introduce dei problemi improvvisi, si mostra necessario un piano economico nuovo: la NEP. I contadini vogliono autogestirsi e Lenin glielo concede con un astuta mossa politica. Bukarin è il principale teorico della NEP, crede che questo piano economico e sociale sia la soluzione; Stalin inizialmente sostiene Bukarin contro Trotsky, ma dopo aver mandato in esilio Bukarin smantella la NEP e avvia i piani quinquennali, dei piani di modernizzazione forzata. Lo