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lezioni Capuzzo Ester storia contemporanea 2022, Appunti di Storia Contemporanea

lezioni molto dettagliate di storia contemporanea - fondamenti di Ester Capuzzo programma 2022. Da studiare qualsiasi parola perché all'esame chiede tutto.

Tipologia: Appunti

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Alice_Berdini
Alice_Berdini 🇮🇹

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STORIA CONTEMPORANEA – FONDAMENTI
Testi d'esame: L'EUROPA DEL NOVECENTO – RAPONE, ROMA, CAROCCI; LE MIGRAZIONI.
UN'INTRODUZIONE STORICA → solo cap. 1 a 6
EUROPA DEL NOVECENTO
Non tutti gli studiosi sono d'accordo sulla data d'inizio della storia contemporanea:
si va dal 1879;
al 1815 (congresso di Vienna);
1848 è considerato un anno di grande svolta legato ai moti reazionari di quell'anno;
1870 (guerra franco-prussiana) e sconfitta della Francia da parte della Prussia) segnerà dal
'71 la nascita della Germania unita;
1878, l'anno del congresso di Berlino per la nascita dell'Europa
Altri aggiungeranno il 900 e altri la prima guerra mondiale. L'Europa del 900 è composta
essenzialmente da stati monarchici, l'unico stato repubblicano è la Francia, che dopo la sconfitta
del 1870 vede cadere il secondo impero di Bonaparte e la nascita della terza repubblica. Nel 1901
muore la regina Vittoria, che per 64 anni ha guidato il Regno Unito e tutto il grande impero che fa
da capo a questo stato. È imparentata con molte dinastie europee, compresa quella degli
Hannover (Vittoria è imparentata quindi con Guglielmo II che regna sull'impero tedesco). Questa
serie di legami dinastici legano un po' tutti i paesi europei, che vanno dall'autocratica Russia che ha
al vertice lo zar Nicola II dei Romanov, fino alla monarchia liberale norvegese, passando attraverso
l'impero asburgico capitanato da Francesco Giuseppe II. Si diffondono numerose correnti
europeiste, accolte dalla maggioranza degli stati membri che promuovono studio e utilizzo delle
maggiori lingue, come il francese (lingua diplomatica), inglese e tedesco. Sono accomunati inoltre
dal fenomeno della transculturalità, fenomeno all'insegna della comune condivisione culturale, e
soprattutto di una serie di movimenti politici che a cavallo del 900 cominciano a svilupparsi:
socialismo, liberalismo, nazionalismo e anarchismo. Quest'ultimi superano i confini degli stati e si
qualificano come movimenti trasversali.
Ancora: il concetto di transculturalità = diffusioni di aspetti culturali che si rintracciano in aree
diverse e che determinano una contaminazione.
Accanto a questi movimenti politici e anche nella lontana Russia zarista, ci sono degli elementi di
carattere sociale e culturale: l'antisemitismo, che si diffonde in crescendo dalla fine dell'800 con il
caso Dreyfus, ma anche il pacifismo e il militarismo (che man mano che ci si addentra nel 900
acquista sempre più importanza). I paesi europei sono costituzionali (hanno parlamenti -
rappresentanza politica – codici). In questo quadro a dare maggiore compattezza politica all'Europa
vi è un fenomeno di ordine economico: la seconda rivoluzione industriale che comincia nella
seconda metà del 19esimo secolo e raggiunge il suo apice negli ultimi decenni dell'800 dagli anni
70 in poi.
SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
La rivoluzione industriale darà all'economia capitalistica un'impronta che non sarà più modificabile
(oggi siamo in un'era post capitalistica, in cui non c'è più l'industrializzazione sfrenata e assistiamo
ad un processo di de-industrializzazione). Con l'industrializzazione, l'economia capitalistica trova
suoi fattori costitutivi nell'industria e nella finanza, dove la prima ha la meglio sulla seconda. Oggi il
rapporto industria-finanza si è ribaltato: prevale la finanza sull'industria, basta guardare la
questione attuale delle banche russe. Con l'avvento dell'industrializzazione, vengono realizzate
nuove tecniche di produzione strettamente connesse alla ricerca scientifica. Queste nuove
tecniche portano alla nascita di nuove industrie:
chimica, elettrica;
uso dell'acciaio per l'industria metallurgica (sia Europa che USA)
aumento di una serie di beni che vengono prodotti in forma seriale
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STORIA CONTEMPORANEA – FONDAMENTI

Testi d'esame: L'EUROPA DEL NOVECENTO – RAPONE, ROMA, CAROCCI; LE MIGRAZIONI. UN'INTRODUZIONE STORICA → solo cap. 1 a 6 EUROPA DEL NOVECENTO Non tutti gli studiosi sono d'accordo sulla data d'inizio della storia contemporanea:

  • si va dal 1879;
  • al 1815 (congresso di Vienna);
  • 1848 è considerato un anno di grande svolta legato ai moti reazionari di quell'anno;
  • 1870 (guerra franco-prussiana) e sconfitta della Francia da parte della Prussia) segnerà dal '71 la nascita della Germania unita;
  • 1878, l'anno del congresso di Berlino per la nascita dell'Europa Altri aggiungeranno il 900 e altri la prima guerra mondiale. L'Europa del 900 è composta essenzialmente da stati monarchici, l'unico stato repubblicano è la Francia, che dopo la sconfitta del 1870 vede cadere il secondo impero di Bonaparte e la nascita della terza repubblica. Nel 1901 muore la regina Vittoria, che per 64 anni ha guidato il Regno Unito e tutto il grande impero che fa da capo a questo stato. È imparentata con molte dinastie europee, compresa quella degli Hannover (Vittoria è imparentata quindi con Guglielmo II che regna sull'impero tedesco). Questa serie di legami dinastici legano un po' tutti i paesi europei, che vanno dall'autocratica Russia che ha al vertice lo zar Nicola II dei Romanov, fino alla monarchia liberale norvegese, passando attraverso l'impero asburgico capitanato da Francesco Giuseppe II. Si diffondono numerose correnti europeiste, accolte dalla maggioranza degli stati membri che promuovono studio e utilizzo delle maggiori lingue, come il francese (lingua diplomatica), inglese e tedesco. Sono accomunati inoltre dal fenomeno della transculturalità , fenomeno all'insegna della comune condivisione culturale, e soprattutto di una serie di movimenti politici che a cavallo del 900 cominciano a svilupparsi: socialismo, liberalismo, nazionalismo e anarchismo. Quest'ultimi superano i confini degli stati e si qualificano come movimenti trasversali. Ancora: il concetto di transculturalità = diffusioni di aspetti culturali che si rintracciano in aree diverse e che determinano una contaminazione. Accanto a questi movimenti politici e anche nella lontana Russia zarista, ci sono degli elementi di carattere sociale e culturale: l'antisemitismo, che si diffonde in crescendo dalla fine dell'800 con il caso Dreyfus, ma anche il pacifismo e il militarismo (che man mano che ci si addentra nel 900 acquista sempre più importanza). I paesi europei sono costituzionali (hanno parlamenti - rappresentanza politica – codici). In questo quadro a dare maggiore compattezza politica all'Europa vi è un fenomeno di ordine economico: la seconda rivoluzione industriale che comincia nella seconda metà del 19esimo secolo e raggiunge il suo apice negli ultimi decenni dell'800 dagli anni 70 in poi. SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE La rivoluzione industriale darà all'economia capitalistica un'impronta che non sarà più modificabile (oggi siamo in un'era post capitalistica, in cui non c'è più l'industrializzazione sfrenata e assistiamo ad un processo di de-industrializzazione). Con l'industrializzazione, l'economia capitalistica trova suoi fattori costitutivi nell'industria e nella finanza , dove la prima ha la meglio sulla seconda. Oggi il rapporto industria-finanza si è ribaltato: prevale la finanza sull'industria, basta guardare la questione attuale delle banche russe. Con l'avvento dell'industrializzazione, vengono realizzate nuove tecniche di produzione strettamente connesse alla ricerca scientifica. Queste nuove tecniche portano alla nascita di nuove industrie:
  • chimica, elettrica;
  • uso dell'acciaio per l'industria metallurgica (sia Europa che USA)
  • aumento di una serie di beni che vengono prodotti in forma seriale

Ma porta anche altre conseguenze:

  • porta, grazie ai progressi nella ricerca scientifica, un miglioramento delle tecniche agricole (migliori raccolti) → spopolamento delle campagne, dal momento che molti contadini lasciano le aree rurali per una migrazione verso le città
  • nascita del settore terziario , a cui fanno capo i trasporti, servizi commerciali, assicurativi (la ristorazione) e attività della pubblica amministrazione che agli inizi del 900 amplia gli interventi all'interno della società (lo stato acquista nuove funzioni: intervento dello stato a favore dei lavoratori, l'assicurazione di vecchiaia, contro gli infortuni, la pensione)) L'Italia arriva in ritardo rispetto ai paesi dell'Europa centrale all'industrializzazione, il decollo industriale dell'Italia avviene durante l'età giolittiana → primi 15 anni del 900. Lo stato bismarkiano dalla fine dell'800 all'inizio del 900 fonda lo STATO SOCIALE = insieme di funzioni per cui lo stato si occupa del reddito dei propri cittadini.
  • l'industrializzazione porta all'aumento della produzione di beni e a una crescita della ricchezza che però non viene redistribuita e porta ad un cambiamento dei rapporti internazionali e delle gerarchie mondiali, tra Paesi produttori, che riescono ad avviare prima l'industrializzazione e altri che ci arrivano più lentamente (ITA). Questa situazione porta l'Europa a diversificarsi dalle altre aree del mondo, soprattutto Africa e Asia, avvicinandosi agli USA che stanno vivendo da un punto di vista economico la stessa situazione europea. Tuttavia in Europa si ha un aumento demografico, dall'altro lato si hanno grandi spostamenti di merci, una maggiore efficienza ed economicità dei mezzi di trasporto come ferrovie e navigazione a vapore. La navigazione a vapore ha un ruolo principale nel fenomeno chiamato migrazione transoceanica : le navi provenienti dagli Stati Uniti che giungevano in Europa cariche di merci ripartivano dai porti europei carichi di emigranti. Questo fenomeno riguarda essenzialmente l'Europa centrale e il versante mediterraneo. Si verifica infatti una crisi borsistica, con conseguenti crolli finanziari (tra i tanti, quelli collegati alla produzione della seta). Tra i protagonisti europei di questa emigrazione troviamo un flusso consistente italiano dal nord come Lombardia, Friuli, Piemonte, Liguria e sono perlopiù contadini. Questi contadini si dirigevano oltreoceano ma non negli Stati Uniti, bensì nei paesi dell'America latina: Argentina, Brasile, Uruguay, questo perché in quegli anni Argentina e Brasile avevano abolito la legge della schiavitù, quindi non avevano più braccia per coltivare la terra. La seconda fase migratoria degli anni '80 coinvolge, per quanto riguarda l'Italia, contadini che stavolta provengono dalle regioni del sud come Puglia e Sicilia, dove alcune malattie avevano colpito i raccolti: la fillossera. Questi contadini emigrano negli USA, finita la guerra civile americana, si erano lanciati verso un processo di grande sviluppo attraverso l'industrializzazione e la realizzazione di un certo numero di opere infrastrutturali come le ferrovie. Emigranti europei italiani vanno a lavorare nell'edilizia o nei cantieri per la costruzione di ferrovie, oppure come operai nelle industrie. L'emigrazione italiana viene definita LA GRANDE EMIGRAZIONE, ma ci saranno poi anche altri fenomeni migratori nel corso del 900, stavolta verso altri paesi europei oppure “interni” nell'asse Sud verso Nord, soprattutto negli anni 60 del 900. Il primo 900 riguarda anche l'introduzione di
  • nuovi strumenti di comunicazione (telegrafo, radio, telefono) con un impatto fortissimo sulla società e che avvicina i paesi dei versanti atlantici, dunque instaurando una connessione radio tra Europa e USA
  • si trasformano di conseguenza anche gli apparati militari
  • si modifica il sistema scolastico, che per quanto riguarda l'Italia vede ancora grandi sacche di analfabeti e cambia anche la quotidianità delle persone, per esempio
  • l'abbigliamento
  • si diffondono maggiormente le attività sportive o il turismo, che rimane ancora elitario
  • cambiano i canoni estetici

richiede una serie di diritti che per essi sono inconcepibili, invece che altri paesi europei stanno per distribuire come Francia e Inghilterra; anche se nel 1907 l'Austria garantirà il suffragio universale maschile, che avrà luogo anche in Italia nel 1912. L'Europa del 900 è percorsa da idealità che ritengono che si stia aprendo un periodo di grande sviluppo che si fonda sulla fiducia nel progresso e nell'ottimismo, anche se cominciano in questo periodo a mostrarsi tutta una serie di crepe che porteranno a quella lacerazione dell'Europa con lo scoppio della prima guerra mondiale. Ci sono dei tentativi di optare per un pacifismo , nel 1899 viene fondato il Tribunale Internazionale dell'Aja, concepito da Frédéric Passy che nel 1901 viene insignito del premio Nobel per la pace, nello stesso anno di Herny Dunant, all'indomani della battaglia di Solferino crea un'organizzazione: la Croce Rossa. 2 I tentativi dei vari governi europei per integrare le masse popolari nella vita dello stato si sostanziano nella concessione dell'allargamento del diritto di voto (suffragio universale); con la riforma del '19, il suffragio universale maschile si afferma senza nessun paletto. Viene concesso anche in Regno Unito e in Olanda e ciò che invece non viene affrontato dalla Russia, dove gli operai erano esclusi dal voto così come le donne. La rappresentanza liberale è una rappresentanza politica, ristretta a fasce della popolazione medio-alta, ovvero individui che pagavano una certa quantità di tasse e che ricevevano un'istruzione obbligatoria e superiore. In questo periodo la rappresentanza liberale viene messa in crisi dai grandi partiti di masse, partito popolare e socialista. Dall'allargamento del diritto di voto e suffragio universali sono escluse le donne. Nei paesi d'Europa occidentale e settentrionale c'è tutta una serie di organizzazione per il riconoscimento del diritto delle donne, interrogandosi anche su quello che deve essere la donna nella società. Chiaramente le donne con la guerra, in assenza di uomini per il fronte, effettuano lavori che fino ad allora non erano riservati al gentil sesso, guidatrice di tram, nell'industria metallurgica. Con la prima guerra mondiale le donne assumono funzioni pubbliche e sociali. Nella prima guerra mondiale, l'Italia abolisce l'autorizzazione maritale , ovvero una norma del codice civile italiano che non riconosceva capacità giuridica alla donna. Quest'ultima per partecipare ad una causa in tribunale doveva essere rappresentata da un uomo (padre, fratello o marito). Si era resa necessaria e alla fine della prima guerra mondiale vengono annessi territori dell'impero asburgico, dove il codice civile austriaco non prevedeva questa norma. Si valuta di concedere il suffragio alle donne, ma nonostante ciò prevale una concezione più conservatrice e le donne dovranno aspettare il '46 per avere una cittadinanza attiva. Queste tutele che toccano gli uomini, e in alcuni casi anche le donne, non le ritroviamo in tutti i paesi europei, per esempio la Germania, nonostante ci sia una rappresentanza politica nel Parlamento, rende marginale il suo suolo rispetto al governo, il quale è molto autoritario dal momento che si attua un progressivo legame tra vertici politici e potere militare. In altri paesi questi tentativi di inclusione di masse all'interno dello stato che non riesce a decollare, non riesce nella Russia zarista che blocca ogni tentativo sociale ed economico. L'Italia invece segue un'inclusione nell'età giolittiana. In questo quadro, le classi dirigenti per ottenere il consenso delle masse non solo allargano il voto, ma fanno leva sull'unità nazionale, per rafforzare l'identità collettiva, usando una serie di strumenti:

  • istruzione , con la pedagogia nazionale per creare cittadini che si identificano con la nazione e lo stato. Vengono promulgate una serie di norme che portano all'obbligo scolastico (legge coppino, legge casati 1864 – daneo credaro 1910). Con l'ampliamento dell'istruzione c'erano una serie di materie che davano vita a questa pedagogia: insegnamento della lingua italiana – letteratura, la storia serve a definire culturalmente la nazione e narrarne le vicende e la geografia, funzionale a definire i confini della nazione;
  • esercito , poiché non è più percepito solo come difesa nazionale, ma con la leva obbligatoria si consentiva a giovani provenienti da realtà geografiche differenti di ritrovarsi in un

obiettivo comune e amalgamarsi. Con la prima guerra mondiale i giovani conoscono realtà diverse da quelle del luogo di provenienza

  • la stampa, le feste nazionali, cerimonie pubbliche , (altare della patria a ricordare il milite ignoto, il Vittoriano di piazza Venezia che dopo la fine della guerra vedrà la sepoltura sotto la statua della dea Roma, per rafforzare e definire il senso d'identità nazionale italiana), la festa dello statuto che celebrava quello albertino, ovvero la carta costituzionale del Regno d'Italia nel 1848, e che rimarrà in vigore fino alla costituzione repubblicana nel primo gennaio nel 1948
  • oltre ai monumenti, c'è anche l'odonomastica cittadina che concorre alla costruzione d'identità, ovvero denominazione di piazze e strade delle città Tutti questi fattori concorrono a un processo che uno storico tedesco ha definito la nazionalizzazione delle masse, si punta all'integrazione di tutta una serie di fasce della popolazione che in questo modo si riconoscono in un passato, presente e futuro che deve essere comune. In Inghilterra, Irlanda e Italia, nel tema delle minoranze etniche, linguistiche e anche storiche, come nel caso dell'Italia e in dettaglio: francesi in valle d'Aosta, albanesi nel Molise, in Calabria, in Sicilia e comunità greche e croate sempre nel meridione. Vi erano due grandi imperi plurinazionali:
  • asburgico , dove la popolazione di lingua tedesca assommava appena a ¼ dell'intera popolazione e vi erano presenti ben 17 gruppi linguistici diversi. Di questi gruppi, i più numerosi erano gli ungheresi, nella parte al di là del fiume Leitha, i ciechi, polacchi, rumeni, italiani (2%). Vi erano alcuni gruppi come quello italiano che volevano l'indipendenza, a partire dalla fine degli anni 60 dell'800 si pratica l' irredentismo che mira all'unione di questi territori alla madre patria ovvero l'Italia. Vi erano dei gruppi, come i ciechi, nella regione della Boemia che invece miravano a una maggiore autonomia nella cornice dell'Impero, non mire indipendentiste, ma che la loro regione fosse dotata di poteri più ampi ma sempre nella cornice politica dell'impero asburgico;
  • la Russia zarista , dove i russi rappresentavano meno della metà della popolazione dell'impero e maggioritarie erano una serie di minoranze sia nella parte europea che asiatica dell'impero: ucraini, polacchi, ebrei. Nei confronti di queste minoranze, le autorità zaristiche avviano una politica di russificazione, imponendo la lingua e la cultura russa. Tra 8 e 900 c'è la nascita di una serie di nazionalismi che provengono dal basso. Il nazionalismo è un'ideologia politica che domina l'Europa e ne caratterizza le vicende fino allo scoppio della prima guerra ed è un'ideologia che si lega alla politica di potenza che mettono in atto alcuni stati. Fra i nazionalismi che si sviluppano abbiamo il pangermanesimo che opera attraverso la lega pan- tedesca. Il pangermanesimo è un movimento che si propone di accrescere il sentimento nazionale tra i popoli di lingua tedesca e di affermare l'omogeneità culturale e razziale del popolo tedesco. Si diffonde sulla base di un sostrato creato dal romanticismo, il mito del popolo tedesco che viene concepito come una comunità di sangue, fondata sulla stirpe e legata alla terra d'origine (Heimat). Si è tedeschi e si nasce da padri tedeschi, è l'appartenenza al sangue che definisce l'appartenenza alla nazione. Un altro movimento nazionalista in questo periodo è il panslavismo , che nasce in Russia e si diffonde in tutta l'Europa centrale, con l'obiettivo di riunire tutti gli slavi sparsi in vari territori in un unico grande stato slavo. Anche in questo caso era caratterizzato da aggressività, classicismo, attaccamento alle tradizioni. Altro movimento, il nazionalismo francese : si fonda a sua volta su un forte sentimento patriottico assertivo ed è anch'esso fortemente animato da movimenti bellicisti e sciovinismi, Maurice Barres e Charles Maurres. Quest'ultimo è un personaggio estremamente importante perché a sua volta creerà l'action francaise , organizzazione di estrema destra francese e avrà grande influenza per la nascita del nazionalismo italiano che si unirà intorno all'associazione nazionalista italiana. Nel nostro paese avrà presa poi per la guerra in Libia e raggiunge con la presa di questa, le sue massime punte.

minore per gli abitanti della Libia, ma nessuna cittadinanza per gli abitanti dell'Eritrea e della Somalia, perché considerate inferiori. Le potenze coloniali modificano i rapporti sociali e condizioni di vita delle condizioni locali. I popoli europei sentivano nei confronti dei colonizzati di dover portare avanti una missione morale, un dovere di civilizzazione, il cosiddetto “fardello dell'uomo bianco”. A partire dalla fine della prima guerra mondiale alcuni popoli colonizzati come l'India iniziano a concepire una coscienza nazionale e che porterà poi, con la fine della seconda guerra mondiale, con l'indipendenza dell'India. Il sistema coloniale britannico si fonda sul “direct rule”, ovvero utilizzo di persone qualificate provenienti dalla popolazione locale che governano le istituzioni coloniali britanniche in India (in Italia ciò non accade, l'Italia utilizza la popolazione locale nell'esercito, non nell'amministrazione). Di conseguenza, l'amministrazione coloniale indiana provoca la formazione di una classe dirigente indiana che porterà all'indipendenza dell'India nel 1947 e sarà una delle prime colonie britanniche ad avviare il processo di decolonizzazione. I colonizzatori cercano di tenere sotto controllo la popolazione colonizzata con mezzi di repressione e sterminio, come avviene da parte degli spagnoli durante la guerra ispano-americana del 1898. Nelle aree di Cuba ma anche nell'Orange, vengono costruiti campi di lavoro dove gli inglesi deportano 100mila civili di origine boera e che vengono tenuti in condizioni penose (per i neri c'erano campi separati). Alcuni paesi come Austria, Ungheria e Italia istituiscono dei campi d'internamento per i civili che vengono considerati come dei nemici. L'Austria, in Trentino e Venezia Giulia, fa deportare la popolazione italiana che vive in questi luoghi. Anche l'Italia lungo la zona di confine Austria-Ungheria attua lo stesso procedimento. Tutti questi campi preludono a quello che sarà l'universo concentrazionario che caratterizzerà la seconda guerra mondiale messo in atto dal nazismo. Alla creazione di imperi coloniali partecipano le grandi potenze europee ad eccezione dell'Austria-Ungheria. Due paesi extra europei giungono ad avere imperi coloniali, il Giappone e gli USA. Gli Stati Uniti diventano una potenza coloniale dopo la guerra ispanica del 1898, che segna la fine dell'Impero spagnolo. Gli USA acquisiscono Cuba, le Filippine, Porto Rico e Guantanamo. La loro politica coloniale ha caratteristiche differenti da quella europea: ha una natura di carattere economico. Il Giappone nel 1905 dopo la guerra cinese acquisisce Formosa. Con il colonialismo, a partire dagli ultimi decenni dell'800, l'Europa impone il suo dominio su larga parte del mondo, manifestando la propria superiorità militare, dovuta all'industrializzazione crescente e una solidità politica, dove lo stato interviene in settori sempre più ampi della società. Questo predominio, viene messo in discussione agli inizi del 900 con l'affacciarsi sulla scena mondiale di una nuova potenza economica che non si limita più al dominio dello spazio continentale nordamericano, ma anche in quello atlantico (questo verrà confermato poi dall'entrata in guerra nell'aprile 17 degli Stati Uniti e che porteranno alla vittoria). L'imperialismo se porta al rafforzamento dei singoli paesi colonizzatori, determina tuttavia una serie di rivalità che si creano tra i vari paesi europei: contrasto tra Regno Unito e Francia per l'Egitto e il Sudan. Oppure rivalità nel continente asiatico tra Regno Unito e Russia in Afghanistan e il contrasto tra Germania e Francia per il Marocco. Questi contrasti di inizio 900 sono risolti in via generale tramite accordi diplomatici anche se a volte sfociano in brevi conflitti a carattere locale, e proprio perché risolti a livello diplomatico, viene siglato un accordo tra Regno Unito-Francia e Regno Unito-Russia per i possedimenti coloniali. Le questioni interne ai singoli stati avranno una parte importante che porta allo scoppio della prima guerra mondiale, presenti in contrasti tra:

  • contrasto tra Francia e Germania, di cui si sono poste le basi a seguito della guerra franco- prussiana del 1870 che segna la vittoria prussiana, e la Germania unita nel '71. Col trattato di Londra viene assegnata alla Prussia, l'Alsazia e la Lorena e questo porta al sorgere di una serie di atteggiamenti di diffidenza tra le due potenze, aggravate dal senso di superiorità militare che mostrano le élite militari tedesche e il senso di rivalsa francese, ovvero il

revanscismo sostenuto da gruppi nazionalisti. Tra Francia e Germania c'è anche una rivalità coloniale per il Marocco, che porta alle cosiddette crisi marocchine, nelle date 1905-1911. queste crisi si risolvono in via diplomatica dove la Francia prende il Marocco e la Germania altri territori in Africa per compensazione. Le crisi marocchine non generano conflitto, ma hanno una conseguenza a livello politico poiché portano all'isolamento della Germania e sentimenti nazionalisti e militaristi.

  • L'altro grande conflitto è tra Regno Unito e Germania. La Germania guglielmina si vuole dotare di una flotta militare capace di contrastare il primato inglese sui mari. Da qui una corsa agli armamenti inglesi per arrivare al potenziamento della sua flotta navale, nel momento in cui non accetta che il suo primato possa essere scalzato (= costituirà uno dei fattori dello scoppio della guerra)
  • altro conflitto Austria-Ungheria e Russia poiché entrambe mirano al possesso dei Balcani per avere uno sbocco sul Mediterraneo e i Balcani sono una porta tra occidente e oriente. In questo momento appartengono all'Impero ottomano e ciò rende ancora più instabile una situazione già compromessa. Infatti, nel 1908, nell'impero ottomano scoppia una rivolta organizzata da un movimento politico dei Giovani Turchi, Mustafa Kemal, padre dei turchi, che darà la nascita della repubblica turca. Questa rivolta cerca di realizzare una modernizzazione della Turchia, ma al momento falliscono I Balcani però rimangono instabili, la politica bismarkiana aveva privilegiato Austria-Ungheria, garantendo un protettorato sulla Bosnia Erzegovina. Nel 1908 Austria-Ungheria annette quindi la Bosnia Erzegovina all'impero e, a sua volta, la Serbia inizia ad acquisire una certa rilevanza: dal 1878 è diventato uno stato indipendente e comincia a concepire l'idea di giungere all'unificazione in un unico stato di tutti gli slavi meridionali, che non è il panslavismo, bensì lo Jugoslavismo e porterà poi alla fine della 1 guerra mondiale alla creazione del regno dei serbi-croati-sloveni nei quali i 3 gruppi si troveranno ad essere uniti. A rendere la situazione ancora più instabile sul fronte dell'impero ottomano, nel 1911-12, l'Italia approfitta per la conquista di Libia e Dodecaneso (possedimento degli ottomani). Ma l'impero ottomano, nello stesso periodo di tempo, sul suolo europeo, viene attaccato da una coalizione di Stati, Serbia, Montenegro e Bulgaria, sorretti dalla Russia. Si giunge di conseguenza ala prima guerra balcanica, dove l'impero ottomano perde definitivamente, ma i paesi vincitori non si mettono d'accordo sulle spartizioni di territori ottomani, dando vita ad un ulteriore conflitto che scoppia nel 1913 con la seconda guerra balcanica. Questa volta il conflitto vede la Bulgaria ingaggiare un conflitto contro Grecia, Romania e impero ottomano. I Balcani diventano la grande polveriera; Francesco Ferdinando è sostenitore del trialismo , idea del mondo asburgico che prevede l'annessione di un terzo elemento, oltre a quello tedesco e ungherese, quello croato: la Croazia perché i croati si sono dimostrati più fedeli alla corona e sono di fede cattolica. Questa idea di associazione croata non viene ben accolta dagli altri slavi (e questo è uno dei motivi che concorre all'assassinio di Sarajevo). Quando scoppia la prima guerra mondiale, scattano tutte le alleanze, per ora Russia-Regno Unito e ancora Regno Unito-Francia. La triplice alleanza del 1882 rende dal punto di vista formale “risolti” i rapporti conflittuali tra Austria-Italia, ma rimane un'alleanza di carattere difensivo. Nel momento in cui l'Austria non si difende, ma attacca, l'Italia rimane neutra. 3 I decenni che precedono lo scoppio della 1 guerra mondiale sono anni caratterizzati dal nazionalismo e dal militarismo, che si diffonde in vari paesi europei, i quali aumentano molto il loro potenziale militare di offesa e di difesa nella convinzione che questo aumento dell'apparato militare costituisse un deterrente. In realtà non è così, perché questa ricerca della sicurezza che i maggiori paesi europei portano avanti (Gran Bretagna, Francia, Germania) invece di assicurare una situazione di stabilità internazionale crea tutto il contrario; ce lo spiega Christopher Clark, il quale

Germania Si innesca, dopo l'assassinio di Sarajevo, un meccanismo di azione e reazione che porta l'Austria- Ungheria a lanciare un ultimatum nei confronti della Serbia, con il quale Vienna pretende che ci siano dei rappresentanti austriaci affianco ai serbi che conducono le indagini relative all'attentato. Questa richiesta è molto grave perché viola la sovranità della Serbia, e per questo la Serbia non può accettare l'ultimatum che l'Austria le ha lanciato; il 28 luglio 1914 la dichiarazione di guerra dell'Austria alla Serbia, le ostilità militari si aprono immediatamente e nel mese di agosto cominciano “a tuonare i cannoni d'agosto” (cit). La dichiarazione di guerra dell'Austria verso la Serbia scatena l'intervento della Russia, che sostiene la Serbia e che schiera le sue truppe sul confine orientale. Il confine orientale russo è un confine che vede dall'altra parte l'Austria- Ungheria e la Germania e quindi è d'obbligo il coinvolgimento di questi paesi; di qui il 1 agosto da parte della Germania la dichiarazione di guerra alla Russia e alla Francia, che erano unite con la Gran Bretagna nella triplice intesa. Il 2 agosto la Francia invade il Belgio e da qui, attraverso il confine settentrionale, invade anche la Francia. L'azione della Germania scatena la reazione della Gran Bretagna, che dichiara guerra alla Germania e scende a fianco della Francia e del Belgio (neutrale); in pochissimi giorni i paesi europei sono coinvolti nel conflitto. A questi paesi si aggiungono anche il Giappone, che scende a fianco delle potenze dell'intesa e questo fa sì che la guerra si estenda anche nel Pacifico, quindi allarga i suoi orizzonti territoriali. Nel novembre del 1914 entrerà sulla scena bellica anche l'impero ottomano a fianco della triplice alleanza e a fianco dell'Austria-Ungheria e della Germania e anche qui il coinvolgimento dell'impero ottomano avrà delle conseguenze dal punto di vista dell'estensione territoriale della guerra, perché con il coinvolgimento dell'impero ottomano si combatterà anche in Medio Oriente. Infine, nell'aprile del 1917 ci sarà l'entrata in guerra degli USA; in questo scenario la guerra che è un guerra europea diventa presto una guerra mondiale o globale, è una guerra che se inizialmente è combattuta solo in Europa, poi è una guerra che vede aprire fronti diversi, quelli del Pacifico, del Medio Oriente, dell'America Latina e dell'Africa subsariana, dove ci sono colonie tedesche. Nei territori extra europei, a differenza dell'Europa, la guerra che viene combattuta non è una guerra di posizione o di trincea, ma una guerra di movimento ed è anche una guerra navale. Per il fatto che vengono coinvolti nel conflitto paesi europei ed extraeuropei, partecipano anche i territori coloniali che sono posseduti dalle maggiori potenze europee che traggono dalle colonie sia risorse in termini materiali, sia risorse dal punto di vista umano perché soprattutto la Gran Bretagna e la Francia utilizzano le popolazioni coloniali all'interno dei loro eserciti. L'Italia, che anche lei ha delle colonie e delle truppe militari indigene chiamate ascari, decide di non inserirle nell'esercito regio. La guerra è quindi globale per l'estensione territoriale che assume. Quando scoppia, la reazione delle popolazioni europee è una reazione contrastante perché si verifica una divisione tra la reazione che si ha nei centri urbani maggiori rispetto alle reazioni suscitate nei piccoli centri e nelle campagne:

  • nelle maggiori capitali europee la guerra viene accolta dalle popolazioni urbane con grandi manifestazioni di giubilo, perché all'interno delle società europee si erano già diffusi sentimenti che si indirizzavano verso la cultura della guerra
  • diversa è la situazione nei centri minori, ai quali i giochi diplomatici che si sono avviati nei vari paesi europei rimangono estranei e ci sono grossi timori che la guerra suscita La guerra spaccherà l'unità dei partiti socialisti europei e passano dal fronte neutralista al fronte interventista. Come fa la Germania in poco tempo a occupare Belgio e Francia? Perché da anni la Germania ha concepito un piano di occupazione di questi territori, c'è una conflittualità tra Germania e Francia che risale al 1870 perché la Francia era stata costretta a cedere l'Alsazia e la Lorena (guerra franco-prussiana), che però riprenderà alla fine della prima guerra mondiale. Agli inizi del 900 la Germania crea un piano militare che è il “piano Schlieffen”, finalizzato all'occupazione della Francia e questo piano viene messo in atto; era un piano di difesa che la

Germania aveva concepito nel caso di un attacco della Francia e che prevedeva, in caso di attacco, l'occupazione della Francia attraverso il Belgio neutrale. L'avanzata tedesca verso la Francia è molto rapida, ma anche tragica, perché di fronte alla resistenza che il Belgio mette in campo, i tedeschi attuano una serie di azioni di guerra nei confronti della popolazione civile che vengono definiti dalla stampa dell'epoca come “dei nuovi barbari”. Anche in Francia la resistenza dell'esercito francese è travolta dall'avanzata tedesca e in pochi giorni le truppe tedesche giungono a Parigi, che viene abbandonata da oltre 500.000 francesi (→ SUITE FRANCESE adelphi). Dopo l'occupazione tedesca, l'esercito francese dà vita ad una controffensiva sulla Marna e riescono a respingere le truppe tedesche. Nell'autunno del 1914 il fronte occidentale, che si apre in Francia, si stabilizza dopo una serie di combattimenti sanguinosi, senza però che né l'esercito francese né quello tedesco riesca a prevalere e la guerra diventa così una guerra di posizione, che non va avanti ma dove vi si rimane fermi. A sostenere la Francia è la Gran Bretagna; la prima guerra mondiale è una guerra che ha tutta una serie di nuove caratteristiche che la differenziano dalle guerre 800tesche, non solo perché è una guerra globale, ma perché è una guerra tecnologica: viene usato un apparato bellico che è il frutto della tecnologia dell'epoca e proprio grazie alle innovazioni tecnologiche abbiamo l'uso di nuove armi, a cominciare dalla mitragliatrice, la quale è un'arma nuova perché usata per la prima volta nella guerra civile americana, ma quando compare sui campi della prima guerra mondiale ha subito modificazioni che ne hanno migliorato l'uso. Quest'arma dà avvio al periodo della “morte seriale”, in quanto spara in un lasso di tempo breve un numero elevato di proiettili; anche i cannoni, un'arma tradizionale, sono innovati e colpiscono a più lunga distanza. La guerra di posizione si caratterizza per la presenza di trincee: sono scavi che vengono prodotti nel terreno dai soldati a partire dall'autunno 1914 per proteggersi, spesso sono messe anche in collegamento tra loro e le trincee di entrambi gli eserciti spesso sono divise da una striscia di terra che è la “terra di nessuno”, caratterizzata dai cavalli di frisia e dal filo spinato. La guerra di trincea caratterizza sia il fronte occidentale sia quello orientale e la prima guerra ha segnato un punto di non ritorno perché le caratteristiche tipiche della prima guerra le ritroveremo in tutte le guerre del 900 e in quella di oggi. La vita nelle trincee è terribile: i soldati sono costretti a vivere nel fango, al freddo, con indumenti spesso non consoni, con scarsità di cibo... ci sono i topi, i pidocchi (diari di guerra). È anche un'esperienza multisensoriale perché vengono utilizzati nuove armi tecnologiche che danno alla guerra una dimensione visiva e sonora (lanciafiamme, razzi). La guerra determina una trasformazione dell'orizzonte mentale dei soldati perché provoca in alcuni casi un disagio psichico molto forte, tant'è che nel corso della guerra nasce la psichiatria di guerra; si sviluppano anche i mezzi di comunicazione come radio, telegrafo, automobile e autocarri e la guerra diventa un'occasione per scoprire la modernità. La prima guerra mondiale è una guerra che non è eroica, come lo erano le guerre 800tesche, ma è una guerra che cambia completamente rispetto al passato, ed è una grande carneficina ma non solo per le nuove armi, ma perché è una guerra che vede l'uso dei siluri sottomarini e vede l'uso di armi chimiche, che vengono utilizzate dai tedeschi nella battaglia in Belgio; da qui il nome di Iprite che viene dato al gas utilizzato nel corso del conflitto. Dopo l'apertura del fronte occidentale nell'estate 1914 le truppe tedesche infliggono una dura sconfitta all'esercito russo; la sconfitta porta l'esercito russo a ritirarsi. Anche sul fronte orientale diventa una guerra di posizione e si va avanti quasi fino alla conclusione del conflitto. Spostandosi nei Balcani, l'esercito serbo malgrado la resistenza messa in atto non riesce a fronteggiare l'impatto che gli deriva dall'offensiva di 3 eserciti (austro-ungarico, tedesco e bulgaro). L'esercito serbo viene annientato e dopo che l'Italia entra in guerra, la marina italiana opererà il salvataggio dell'esercito serbo, trasportato a Corfù, riorganizzato e ricomincerà a combattere. La 1 guerra mondiale scompagina tutto, cambia radicalmente il mondo. Tra gli elementi che caratterizzano la guerra vi sono anche le conseguenze che generano nei grandi imperi europei (impero asburgico e russo, dove vi sono tutta una serie di nazionalità che aspirano

  • non ritengono possibile che l'Italia possa partecipare a una guerra contro una nazione cattolicissima, l'Austria
  • sostenuti in questo dal pontefice, ritenevano che la guerra fosse voluta da anticlericali e da massoni; il papa stesso interviene a favore della neutralità emanando una enciclica nel 1914 e 1917, definendo la guerra come una inutile strage
  • l'altro grande schieramento neutralista sono i socialisti, che sono inizialmente pacifici e si attestano su una posizione “né aderire né sabotare”. Poi, a fronte degli appelli fatti da vari governi all'unità nazionale, si verifica il passaggio dall'internazionalismo pacifista all'adesione all'intervento nella guerra; così accadrà anche da parte di Mussolini 4 Nei 10 mesi di neutralità italiana e l'entrata in guerra del '15 il paese si spacca in due grandi fronteggiamenti, da una parte i neutralisti, dall'altra gli interventisti. Neutralisti:
  • primo fra tutti GIOLITTI, ex presidente del consiglio e i LIBERALI che costituiscono la maggioranza del parlamento. Giolitti ritiene che l'Italia possa raggiungere delle compensazioni territoriali in maniera diplomatica, come Trento e Trieste, utile per completare il processo risorgimentale che si era chiuso nel 1861, dove l'Italia ha raggiunto l'unificazione nazionale da un punto di vista politico, ma non territoriale
  • un altro schieramento erano i CATTOLICI, che costituiscono la maggioranza della popolazione che non aveva ancora subito la “laicizzazione” e sono supportati dal pontefice Benedetto 15esimo, che emana un'enciclica dove definirà la guerra come “inutile strage”. Inoltre sono contrari alla guerra, perché è essenzialmente contro l'Austria, il quale è un paese cattolico
  • i socialisti: solo ligi ai dettami dell'internazionalismo pacifista e inizialmente non l'appoggiano ma poi ci sarà lo schieramento dal lato opposto (Mussolini) Interventisti :
  • gli IRREDENTISTI, coloro che ritengono che la guerra serva a raggiungere l'annessione all'Italia di Trento e Trieste. Il binomio Trento-Trieste assume geograficamente nell'immaginario collettivo italiano una realtà particolare, perché si ritiene, dato che molti italiani non conoscono la disposizione delle stesse (molti analfabeti) pensano addirittura che siano talmente vicine da essere unite da un ponte e che si possa passare da una parte all'altra in maniera facile. Questo porta alcuni intellettuali a definirle città “siamesi”
  • i REPUBBLICANI, eredi della tradizione risorgimentale, garibaldina e mazziniana. La guerra contro l'Austria è un guerra contro il nemico risorgimentale e anche contro l'autoritarismo che l'impero asburgico emana
  • i NAZIONALISTI, sono filo triplicisti, quindi si schierano in una posizione di neutralità, poi ritengono che la guerra possa essere per l'Italia un'espansione imperialistica
  • INTERVENTISTI DEMOCRATICI, guidati da personaggi politici ed intellettuali, come Leonida Bissolati e Gaetano Salvatimi i quali ritengono che la guerra sia necessaria per sconfiggere il militarismo tedesco e per includere nello stato nazionale quelle popolazioni italiane che sono ancora soggette alla sovranità asburgica. Questi ideali sono appoggiati da Cesare Battisti, un socialista trentino, deputato al parlamento di Vienna in rappresentanza degli italiani del Trentino, prof di geografia che nel 14 per non combattere nelle file dell'esercito asburgico viene acconto dagli eserciti italiani. Si fa paladino di quella che è “la quarta guerra d'indipendenza”, per raggiungere la definitiva unificazione italiana. Nello schieramento interventista troviamo Mussolini che si distacca dalle posizioni neutraliste del partito dal quale viene espulso, per appoggiare la posizione interventista
  • RADICALI, ANARCHICI E SOCIALISTI RIVOLUZIONARI che vedono la guerra come occasione di rivoluzione sociale
  • LIBERALI CONSERVATORI che fanno capo a Salandra e Sonnino (presidente del consiglio – ministro esteri italiano). Personaggi cruciali per l'entrata n guerra, insieme a Vittorio Emanuele III
  • MONARCHIA, VITTORIO EMANUELE III, MILITARI, ALTI COMANDI DELL'ESERCITO che ritengono che la guerra possa essere un'occasione di rafforzamento dell'Italia. Appoggiati anche dalla finanza e industria italiana; gli industriali sono favorevoli alla guerra (per la produzione di materiale da guerra) per un vantaggio economico
  • favorevoli anche POSIZIONI PATRIOTTICHE D'ITALIA, come la società “Dante Alighieri” che ha lo scopo di diffondere la conoscenza della lingua e la cultura italiana ed è favorevole poiché prospetta l'annessione delle terre irredente
  • FUTURISTI, appoggiano la guerra e combattono; personaggio di spicco è Tommaso Marinetti, il quale considera la guerra la sola igiene del mondo. Infine D'Annunzio, che volge il paese da neutralista a interventista, poiché usa negli ultimi mesi della neutralità i mezzi di comunicazione e il corriere della sera per premere sul governo affinché l'Italia entri in guerra. Accelera l'entrata in guerra a partire dal famoso discorso del 5 maggio del '15 in occasione del ricordo della Spedizione dei Mille (emblematica, dove gli italiani si riconoscono e questo può sollecitare la loro decisione d'entrata in guerra). Egli mette in atto una vera e propria campagna dove dà vita a discorsi pubblici con stile retorico, violento, che ritroveremo nelle manifestazioni e nei comizi che annuncerà alla fine della guerra sulla vittoria “mutilata” che porterà all'impresa di Fiume del '19 (non compresa nel patto di Londra). D'Annunzio attraverso questi interventi nelle cosiddette “radiose giornate di maggio”, le quali hanno il loro acme nella manifestazione che si tiene a Roma, a cui partecipano anche studenti della Sapienza, che avrebbero partecipato come volontari alla guerra e alcuni di loro non tornarono. Partecipò alla guerra lo studente Alberto Isalberti, dopo la conclusione del conflitto si laurea e negli anni '30 è professore di storia del Risorgimento, dove insegna fino al '68. Ma alla guerra partecipano diversi professori universitari, come Cesare de Lollis, un filologo e letterato italiano che pur essendo inizialmente neutralista partecipò alla guerra. La guerra viene dichiarata all'Austria il 24 maggio 1915, bisognerà aspettare l'agosto 1916 perché la guerra sarà dichiarata dall'Italia anche alla Germania (perché l'Austria è il nemico secolare dell'Italia, le ha impedito a lungo di realizzare la propria unità nazionale perché l'Austria ha Trento e Trieste). EUROPA Le società europee si rendono conto che il mondo sta cambiando e il giudizio della guerra come svolta non nasce solo a posteriori, ma anche dai contemporanei, che stanno vivendo la guerra. È una guerra globale perché coinvolge aree geografiche molto ampie e non si limita ai fronti europei,
  • è una guerra globale che riflette quello che è il processo di mondializzazione sul piano economico-culturale, che aveva caratterizzato gli anni precedenti alla guerra
  • è una guerra che diventa una guerra di massa, perché gli uomini che la combattono sono inquadrati in eserciti di massa. Molto spesso si tratta di uomini che non capiscono le motivazioni della guerra e non le accettano. È una guerra che avvia grandi traumi di carattere psichico, una guerra tecnologica, dalla morte di massa;
  • è anche totale, perché a differenza delle guerre 800tesche non coinvolge solo in fronte, ma anche tutta la popolazione civile delle società e dei paesi coinvolti in essa e così come tutti i settori della vita civile. Di conseguenza, tutte le relazioni sociali sono costrette a confrontarsi con regole e abitudini che sono profondamente diversi rispetto ai parametri delle condizioni di pace Nasce il fronte interno , dove si combatte è il fronte militare, questo è costituito dal coinvolgimento della popolazione civile nello sforzo bellico, tutti devono partecipare allo sforzo bellico per il

nasce una ossessione contro i tedeschi e vengono perseguiti e considerati sudditi di uno stato nemico, in Italia succede lo stesso per i cittadini austriaci. La guerra ha anche altre caratteristiche, viene considerata un rinnovamento della vita nazionale dei singoli paesi, tanto che la guerra esalta la giovinezza (combattono i giovani). Questo mito della giovinezza è un mito del nazionalismo. Gli intellettuali diffondono un concetto della guerra come di un qualcosa che abbia un carattere “sacrale” = si ritiene che coloro che combattono questa per i loro paesi compiano un sacrificio fino alla morte, che accomuna la figura del soldato-eroe-martire alla figura di Cristo. Quindi la guerra si riveste di una rappresentazione religiosa, in Italia questa visione viene portata avanti da D'Annunzio. Siccome è una guerra totale, dobbiamo dire che coinvolge anche lo stato e l'economia, perché per esigenze belliche, lo Stato interviene in ogni settore della vita economica, attraverso “la mobilitazione industriale”. Questo fa sì che lo Stato dilati le sue funzioni e dia avvio alla creazione di una serie di organismi a carattere provvisorio necessari per la guerra, tra cui il sottosegretariato per le armi e le munizioni, e il sottosegretariato per gli approvvigionamenti e i consumi; la guerra incide sull'organizzazione istituzionale dello stato. ITALIA Diventa fin da subito una guerra di trincea, combattuta in montagna (Carso-Trentino-Veneto-Friuli), viene anche detta “guerra bianca”. Questa guerra di montagna è difficile da un punto di vista logistico e si affiancano ad essa battaglie lungo i fiumi, come le 12 battaglie combattute nel fiume Isonzo e Piave (fiume sacro alla patria). Nel '15 si combattono diverse battaglie su questo fiume e non riesce a compiere decisivi avanzamenti che fanno invece molte vittime. Il '16 si caratterizza per la spedizione punitiva, che l'Austria lancia contro l'Italia con un'avanzata dell'esercito austriaco in Trentino che coglie l'esercito italiano di sorpresa, il quale sta puntando invece verso Gorizia per la presa della città. L'avanzata austriaca del maggio '16 devasta la regione e si spinge a oltrepassare il confine e ad invadere la parte nord della provincia di Vicenza. L'invasione porta alla caduta del governo Salandra e alla sua sostituzione con il governo Boselli, che è un governo di Unità Nazionale = un governo a cui partecipano anche i partiti di opposizione. L'offensiva ha degli effetti dirompenti: non soltanto politicamente, ma anche dal punto di vista civile, poiché spinge molti abitanti delle zone invase a lasciare il proprio territorio e trovare rifugio altrove: inizia così a crearsi il problema dei profughi → fenomeno che caratterizza fortemente la prima guerra mondiale e che assumerà in Italia proporzioni ampie, soprattutto dopo Caporetto. Nel 17 viene creata un'istituzione, ovvero l' alto commissariato dei profughi , da parte di Luigi Luzzatti. 1916 : fronte occidentale in Francia, si verifica la più lunga e drammatica battaglia di Verdun; nel 16 si apre un altro fronte, quello balcanico, perché con l'intesa entra in guerra la Romania. Ci saranno altre battaglie sull'Isonzo ma che non consentono all'Italia grandi avanzamenti. Il 16 si conclude con un bilancio positivo, con una situazione che è a favore degli imperi centrali, che hanno occupato gran parte di Romania, Francia settentrionale, Belgio, Polonia russa e repubbliche baltiche. L'intesa quindi era in difficoltà, aveva più successo nel fronte orientale, come Gorizia (Austria). Nel 17 due eventi cambiano la situazione di guerra:

  • Stati Uniti
  • Russia che vive l'esperienza rivoluzionaria 6 A questi due grandi avvenimenti si accosta un altro evento, che ha una portata più circoscritta ma che è incisivo per le sorti dell'Italia che sta combattendo in guerra e che è la disfatta di Caporetto. Che cosa succede in Russia? Nel marzo del 1917 c'è uno sciopero generale degli operai nelle maggiori città russe (Mosca e San Pietroburgo) che si trasforma in una grande manifestazione politica perché abbiamo la fraternizzazione contro il regime zarista da parte dei soldati che sono

stati mandati contro gli operai. A fronte di ciò, lo zar è costretto a abdicare (15 marzo 1917, dopo la rivoluzione di febbraio) e viene arrestato. Il crollo del regime zarista è anche il frutto della disgregazione che si sta verificando nell'esercito russo, che ha subito sin dall'inizio della guerra una serie di sconfitte e gli ufficiali non riescono più a mantenere la disciplina tra le truppe. La monarchia zarista è sostituita da un governo provvisorio di tipo repubblicano che decide di continuare la guerra al fianco delle truppe alleate anglo-francesi, ma l'esercito russo continua a subire sconfitte da parte dell'esercito tedesco che penetra nel territorio di questo paese. Nell'ottobre 1917 il governo provvisorio presieduto da Kerenskij viene ribaltato dai bolscevichi e il potere viene assunto da un governo rivoluzionario, quello di Lenin, il quale, a differenza del governo precedente, decide di uscire dal conflitto con la stipula di una pace che dev'essere senza annessioni e senza indennità. Così, a Brest-Litovsk, il 3 marzo 1918, firma la pace con gli imperi centrali. L'uscita della Russia dalla guerra ha una serie di conseguenze, perché la pace che viene imposta dagli imperi centrali alla Russia è una pace molto onerosa, perché la Russia è costretta a perdere ¼ dei territori europei che facevano parte dell'impero zarista. Uscita dalla guerra, la Russia ha anche un'altra conseguenza: il fatto che l'Austria-Ungheria e la Germania possono concentrare il loro sforzo bellico sul fronte italiano, spostando le truppe che prima combattevano sul fronte orientale; questo spostamento di truppe sul fronte italiano fa sì che gli eserciti degli imperi centrali possano sferrare un attacco incisivo contro le linee italiane che vengono sfondate il 14 ottobre 1917, durante la battaglia di Caporetto, che ora si trova in Slovenia. Le ragioni della disfatta italiana a Caporetto vanno ricercate da un lato nell'addestramento migliore che avevano le truppe austro-tedesche rispetto a quelle italiane; dall'altro nella errata impostazione della strategia difensiva messa in atto dai comandi italiani. C'è un elemento che deve essere considerato: l'esercito italiano che combatte a Caporetto è logorato nel corpo e nello spirito dalla guerra di trincea, che è una guerra terribile, anche da un punto di vista psicologico. La disfatta di Caporetto porta alla ritirata dell'esercito italiano, che vede lasciare dietro all'esercito mezzi di trasporto, animali da soma, mezzi militari... ma trascina anche con sé una grande quantità di profughi. Le truppe italiane si fermano lungo la linea del Piave, dove riescono qui a contenere l'esercito nemico e a riuscire a recuperare le forze; le truppe astro-tedesche hanno occupato una parte del territorio italiano. L'altro evento che caratterizza a livello mondiale il 1917 è l'entrata nel conflitto degli Stati Uniti: il loro ingresso è provvidenziale per gli stati della triplice intesa perché è venuto meno l'appoggio della Russia, perché è uscita dal conflitto e l'intervento degli USA è collegato a una serie di fattori:

  • la rielezione avvenuta nel 1916 del Presidente americano Wilson, il quale si impegna ad avviare tra le potenze dell'intesa dei contatti per giungere a una pace tra le varie potenze coinvolte nel conflitto. Il tentativo di Wilson non riesce perché le potenze in guerra non sono interessate ad arrivare a una pace senza vittoria
  • falliti i vari tentativi esperiti da Wilson per la pace, il governo americano riprende la ripresa della guerra sottomarina condotta dai tedeschi per dichiarare guerra alla Germania il 6 aprile 1917 Gli USA entrano in guerra non come alleati; poiché entrano a guerra iniziata hanno una posizione diversa, che è quella di potenza associata. Ma nonostante ciò gli USA hanno già sostenuto la guerra negli anni precedenti, come la Spagna, che è un paese neutrale. Perché Wilson vuole entrare in guerra? Perché ritiene che gli USA debbano entrare in guerra per una questione di giustizia internazionale per creare un mondo più democratico e per promuovere una diplomazia diversa da quella che ha portato lo scoppio del conflitto. Con la dichiarazione di guerra degli USA alla Germania, il paese contravviene alla “dottrina Monroe (?)”: è un Presidente statunitense che governa il paese agli inizi degli anni 20 dell'800. Monroe detta i principi delle relazioni internazionali degli USA e afferma:
  • siamo qualche decennio dopo la proclamazione dell'indipendenza degli USA, per cui

eserciti degli imperi centrali, che porta alla capitolazione della Bulgaria, alleata degli imperi centrali, e alla liberazione della Serbia. La vittoria delle forze dell'intesa sul fronte macedone è importante perché con la capitolazione della Bulgaria non c'è più un collegamento con i territori europei dell'impero ottomano e questo fa sì che l'impero ottomano sia costretto a chiedere la resa e quindi a firmare un armistizio. Il crollo del fronte macedone viene considerato dagli storici come la premessa per la conclusione del conflitto (settembre 1918, il conflitto si conclude i primi di novembre). Nell'autunno 1918, l'esercito italiano, supportato da truppe alleate, lancia un'offensiva contro gli imperi centrali in una zona tra Vittorio Veneto (a seguito della vittoria avuta dell'esercito italiano contro l'esercito austro-ungarico, che si sta indebolendo) e le Alpi Giulie; con la battaglia di Vittorio Veneto, si conclude per l'Italia la prima guerra mondiale perché il 3 novembre 1918 l'Austria si arrende e firma con l'Italia l'armistizio di Villa Giusti, questo perché dopo le sconfitte che gli imperi centrali hanno subito sul fronte occidentale, il crollo del fronte macedone e la sconfitta sul fronte italiano, si rendono conto che è impossibile per loro continuare la guerra, tant'è che sia l'esercito sia la popolazione si trovano in una situazione di grande difficoltà anche dal punto di vista degli approvvigionamenti alimentari. Il 10 novembre viene firmato dall'Austria l'armistizio con la Francia; L'11 novembre a firmare la resa è la Germania, che è preceduta dallo scoppio di una situazione caotica della Germania, che vede l'ammutinamento della forza navale tedesca in Ucraina e la creazione da parte di operai dei consigli di fabbrica: il verbo rivoluzionario dalla Russia si sta spostando verso l'Europa centrale. Il moto rivoluzionario si propaga a Berlino, dove viene dichiarato caduto l'impero e viene proclamata la repubblica e il governo viene affidato ad un esponente del partito socialdemocratico, mentre Guglielmo II lascia la Germania e si rifugia in Olanda (anche Carlo I d'Austria scappa e si rifugia in Svizzera e l'Austria proclama la repubblica). Le condizioni dell'armistizio dettate alla Germania sono durissime:

  • viene richiesta la consegna di tutta la flotta navale e dell'armamento pesante
  • si impone il ritiro delle truppe da tutte le zone che la Germania aveva occupato e quindi dalla Francia, Lussemburgo, Belgio
  • si stabilisce l'annullamento del trattato di Brest-Litovsk
  • si impone alla Germania a titolo di risarcimento la consegna di 5mila locomotive e di 150mila vagoni ferroviari; si vuole mettere la Germania in una condizione di riduzione massima della sua potenza
  • stabilita la restituzione dei prigionieri Finita la guerra, quali sono le conseguenze del conflitto? Sono molteplici:
  • il conflitto determina un cambiamento delle relazioni internazionali, che comporta un ridimensionamento della centralità dell'Europa. Se il ruolo dell'Europa viene ridimensionato dalla guerra, la guerra fa emergere invece una potenza extraeuropea: gli Stati Uniti, che hanno offerto un forte aiuto finanziario, ma anche un aiuto di mezzi e risorse umane alla guerra e proprio gli USA svolgono una parte fondamentale nella sistemazione del nuovo ordine mondiale che esce dalla prima guerra mondiale, grazie all'impegno portato avanti da Wilson, il quale, per definire questo nuovo ordine mondiale, stabilisce 14 principi fondamentali a cui la pace si deve ispirare, che sono:
  • la pubblicità dei trattati di pace, che non si può fondare come prima sulla segretezza
  • la libera navigazione nei mari, sia in tempo di pace sia in guerra
  • la riduzione degli armamenti, compatibile con la sicurezza interna dei paesi
  • la rettifica dei confini dell'Italia sulla base di linee di nazionalità chiaramente riconoscibili (non dovrebbero essere annesse popolazioni che hanno nazionalità diverse da quelle italiane, ma non è così perché l'Italia non accetta questo punto e basa i suoi confini sul criterio della sicurezza nazionale e non sul criterio della nazionalità)
  • il libero commercio per tutte le nazioni
  • la composizione libera delle questioni coloniali fondate sulla base del rispetto delle popolazioni locali
  • la liberazione dei territori che erano stati occupati nel corso del conflitto (Belgio, Francia, Lussemburgo, Serbia, Montenegro)
  • la possibilità che i popoli facenti parte dell'impero austro-ungarico potessero svilupparsi autonomamente e quindi dare vita a degli stati nazionali → ridisegna la cartina geopolitica dell'Europa in quanto nasceranno nuovi stati (polacco, cecoslovacco, regno dei serbi-croati- sloveni)
  • stabilisce l'indipendenza delle parti non turche dell'impero ottomano
  • creazione di un organismo sovranazionale che è la società delle Nazioni, che preannuncerà quella che alla fine della seconda guerra mondiale sarà la creazione dell'ONU (risolvere pacificamente i contrasti tra i vari paesi e ad attuare la cooperazione internazionale) Questi principi trovano attuazione nel trattato di Versailles, che è il trattato che gli alleati firmano per la pace con la Germania e l'Austria. Il compito dei vincitori a Versailles quello di ridefinire quella che è la carta geopolitica dell'Europa e ridefinire un nuovo equilibrio europeo, che deve nascere dalla dissoluzione dei 4 grandi imperi presenti sul suolo europeo: austro-ungarico, tedesco, zarista e ottomano. La ricostruzione dell'equilibrio europeo e l'imposizione di un nuovo ordine internazionale si rendono più urgenti anche per la sfida dell'internazionalismo proletario che è stato lanciato dalla rivoluzione russa, che si fa portatrice del principio rivoluzionario e questo legame tra la politica internazionale e la posizione russa si rende sempre più pressante per i vincitori a Bruxelles per la paura di quel contagio rivoluzionario del pericolo rosso, cercando di realizzare un cordone sanitario intorno alla Russia. Il nuovo ordine internazionale deve essere
  • fondato sull'autodeterminazione dei popoli, sul principio che i popoli debbano liberamente organizzarsi e anche sullo sviluppo democratico degli stati
  • fondare un'organizzazione internazionale da parte delle potenze vincitrici, che è l'organiz. Delle nazioni, fondata dalla Francia, Gran Bretagna, Giappone e Italia. Ha lo scopo di mantenere la pace e di sviluppare la cooperazione internazionale sul piano economico e sociale; deve prevenire ogni possibile conflitto internazionale e a spingere verso la creazione di questo organismo è soprattutto il Presidente americano Wilson, il quale si fa interprete di quelle che erano allora le posizioni internazionaliste e pacifiste che erano molto diffuse nel mondo anglosassone La società delle Nazioni, malgrado i buoni intenti, non funzionerà molto bene nel periodo tra le due guerre mondiali, a causa di tutte le vicende che caratterizzeranno questo periodo. Gli USA, non essendo d'accordo con la Gran Bretagna, si isola di nuovo e ripristina i principi della dottrina Monroe e il sogno di Wilson di un nuovo ordine internazionale finisce. La società delle nazioni è anche instabile nei membri che la compongono, perché
  • la Germania viene ammessa nel 1926 e ne esce nel '33, dopo che Hitler ha assunto il potere;
  • l'Italia vi esce nel 1937 dopo che ha subito le sanzioni per l'occupazione dell'Etiopia, avvenuta nel 1936;
  • il Giappone vi esce nel 1933
  • anche la Russia, che viene inserita negli anni '30 ed esce nel ' A Versailles le condizioni per la pace dettate alla Germania sono dure e vedono aprirsi il contrasto tra l'idea di una pace democratica a cui subentra una pace punitiva nei confronti della Germania, che viene perseguita dalla Francia perché quest'ultima mira a riottenere l'Alsazia-Lorena, persa nel 1870, mira a un allargamento dei suoi confini sulla riva sinistra del Reno e la posizione della Francia si scontra con quella di Wilson e con quella della Gran Bretagna che non vogliono che in Europa si affermi il potere di un solo paese, anche perché la guerra scoppia anche perché la Germania negli