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appunti lezioni capuzzo, Appunti di Storia Contemporanea

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2025/2026

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Storia contemporanea
Definizioni di capitalismo: è una categoria controversa, è vaga. Ci sono 3 dimensioni in cui c’è
stato dibattito sul capitalismo
1- Dimensione apolitica: cap è un modo di funzionamento di società
2- Definizione polemica: è data da chi è sottoposto al capitalismo, è sistema che permette
sfruttamento del lavoro
3- Definizione sequenziale: cap è una fase della storia che ha una sua specificità,
preceduta da una fase diversa (precapitalismo). Il cap con la sua rivoluzione appunto
fonda una nuova epoca. Cap fa diventare merce ogni cosa, ogni relazione. Secondo
questo schema sequenziale, il cap è in contraddizione xke …nn ho capit
Marx tenta di definire il capitalismo. Divisione del lavoro – economia monetaria – concorrenza.
Quando il sis di mercato viene applicato al lavoro. C’è una logica di accumulazione che è alla
base del capitalismo.
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Il lavoro è considerato come merce di scambio, ma x Marx questo non è un rapporto paritario,
anzi riflette una gerarchia di potere. Il capitalismo funziona soprattutto nella misura in cui
consente l’accumulazione.
Plusvalore – posto che il valore che si crea soltanto se c’è una prestazione lavorativa, il
prodotto della prestazione va in parte al salario, il restante è il plusvalore.
La contraddizione fondamentale del sistema capitalistico crea un’aporia in cui il proletariato
deve vendre il proprio lavoro e poi farsi sottrarre parte del suo valore. Con un processo poi si
soppianta questa clase e si consente una riappropriazione. Riappropriazione delle finalità delle
proprie attività, così si perde lo scopo dell’attività (alienazione). Negli anni di Marx e dopo, per
un dinamismo e un’espansione, il capitalismo si espande e rientra in altri spazi. Il marxismo
ha avuto grande fortuna nel socialismo, ma anche nella società. Negli anni 90, dove sembra
esserci il trionfo del capitalismo globale, si recupera marx. Elementi critici: marx osservava il
capitalismo industriale della sua epoca, cioè tessile, miniere, metallurgia, ind chimica, è un
cap industriale scientifico e tecnologico, e marx sottovaluta la tecnologia, cioè la pensa come
qls di neutro. Non si comprende come il capitalismo possa superare certe crisi con innovazione
tecnologica (???).
Weber – fondatore della sociologia come scienza. Per lui il capitalismo è connesso a dei processi
delle società moderne, legate all’affermazione della razionalità e del calcolo. Ci sono elementi
comuni con marx, ma con weber il calcolo è fondamentale per chi fa investimenti e quindi ci fa
capitalismo, lo si deve fare con una previsione. Ci sono nuovi settori che cambieranno la vita
quotidiana, si trovano modi più facili (telefono, macchina ecc). prima le industrie partivano con
pochi operai e poi si cresceva, poi si iniziano in grande già con tanti operai. L’organizzazione, le
macchine ecc sono tutti elementi fond per permettere il funzionamento del capitalismo. Il
capitalismo cambia la percezione della società e ha conseguenze politiche importante: inizia ad
esserci una classe media che ha interessi diversi rispetto agli operai. Weber si pone una
domanda importane: perché in Occidente a un certo punto si esce dai modi di commerciare
precedenti? Da dove parte questa trasformazione? L’eurocentrismo del capitalismo.
La razionalità. Il burocratico per weber è un termine tecnico (non dispregiativo), ed è la
necessità generata da questo modo razionale di organizzare la vita sociale. Lo stato diventa
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Storia contemporanea

Definizioni di capitalismo: è una categoria controversa, è vaga. Ci sono 3 dimensioni in cui c’è stato dibattito sul capitalismo 1- Dimensione apolitica: cap è un modo di funzionamento di società 2- Definizione polemica: è data da chi è sottoposto al capitalismo, è sistema che permette sfruttamento del lavoro 3- Definizione sequenziale: cap è una fase della storia che ha una sua specificità, preceduta da una fase diversa (precapitalismo). Il cap con la sua rivoluzione appunto fonda una nuova epoca. Cap fa diventare merce ogni cosa, ogni relazione. Secondo questo schema sequenziale, il cap è in contraddizione xke …nn ho capit Marx tenta di definire il capitalismo. Divisione del lavoro – economia monetaria – concorrenza. Quando il sis di mercato viene applicato al lavoro. C’è una logica di accumulazione che è alla base del capitalismo. 17/ Il lavoro è considerato come merce di scambio, ma x Marx questo non è un rapporto paritario, anzi riflette una gerarchia di potere. Il capitalismo funziona soprattutto nella misura in cui consente l’accumulazione. Plusvalore – posto che il valore che si crea soltanto se c’è una prestazione lavorativa, il prodotto della prestazione va in parte al salario, il restante è il plusvalore. La contraddizione fondamentale del sistema capitalistico crea un’aporia in cui il proletariato deve vendre il proprio lavoro e poi farsi sottrarre parte del suo valore. Con un processo poi si soppianta questa clase e si consente una riappropriazione. Riappropriazione delle finalità delle proprie attività, così si perde lo scopo dell’attività (alienazione). Negli anni di Marx e dopo, per un dinamismo e un’espansione, il capitalismo si espande e rientra in altri spazi. Il marxismo ha avuto grande fortuna nel socialismo, ma anche nella società. Negli anni 90, dove sembra esserci il trionfo del capitalismo globale, si recupera marx. Elementi critici: marx osservava il capitalismo industriale della sua epoca, cioè tessile, miniere, metallurgia, ind chimica, è un cap industriale scientifico e tecnologico, e marx sottovaluta la tecnologia, cioè la pensa come qls di neutro. Non si comprende come il capitalismo possa superare certe crisi con innovazione tecnologica (???). Weber – fondatore della sociologia come scienza. Per lui il capitalismo è connesso a dei processi delle società moderne, legate all’affermazione della razionalità e del calcolo. Ci sono elementi comuni con marx, ma con weber il calcolo è fondamentale per chi fa investimenti e quindi ci fa capitalismo, lo si deve fare con una previsione. Ci sono nuovi settori che cambieranno la vita quotidiana, si trovano modi più facili (telefono, macchina ecc). prima le industrie partivano con pochi operai e poi si cresceva, poi si iniziano in grande già con tanti operai. L’organizzazione, le macchine ecc sono tutti elementi fond per permettere il funzionamento del capitalismo. Il capitalismo cambia la percezione della società e ha conseguenze politiche importante: inizia ad esserci una classe media che ha interessi diversi rispetto agli operai. Weber si pone una domanda importane: perché in Occidente a un certo punto si esce dai modi di commerciare precedenti? Da dove parte questa trasformazione? L’eurocentrismo del capitalismo. La razionalità. Il burocratico per weber è un termine tecnico (non dispregiativo), ed è la necessità generata da questo modo razionale di organizzare la vita sociale. Lo stato diventa

moderno. È uno stato post bismarckiano ed è una struttura complesso, la burocratizzazione è il modo in cui la razionalità ha creato istituzioni. Gabbia d’acciaio. Il rischio della grande potenza burocratica del moderno occidente: da un lato ci sono tanti successi (colonialismo, grandi stati, industrializzazione), dall’altro però la dimensione umana di questo funzionamento ha sempre meno spazio di decisione. Per weber la razionalità calcolante poi si autoriproduce e annichilisce l’essere umano. C’è un elemento umano che la razionalità non riesce a cancellare totalmente. È una visione cupa e preoccupata della modernità. Schumpeter – austriaco, scrive negli anni ‘30-‘40 di quel capitalismo che weber aveva iniziato a vedere. Il capitalismo usa di quegli anni, introduce un elemento ulteriore imp, xke prospetta sempre più la possibilità di fare a meno dei padroni. Le fabbriche sono imprese gestite da manager: capitalismo manageriale. Per molti esperti è un’illusione ottica. Di base non è così lontano dalla russia sovietica. Schumpeter pensava che il cap sarebbe diventato un socialismo ma diverso dal sovietico. L’elemento cruciale è il credito, che ha una funzione distinta dall’attività concreta dell’industria. Prima i capi si autofinanziavano, ora il credito diventa una variabile dell’investimento industriale. Altro elemento diverso da marx è l’innovazione, che può essere tecnologica, del prodotto (inventare un prodotto utile e rivoluzionario, come il telefono cellulare che se all’inizio sembra bizzarro, in realtà cambia la società), e organizzativa (es se abbiamo 10 mila dipendenti, che se lavorano bene si produce tanto, se no c’è solo casino). Per marx il cap a una certa collassa, schumpeter dice che quando va in crisi lì si innova e rilancia una nuova ondata di espansione. L’innovazione stessa poi crea crisi. Keynes – più imp economista del 900, soprattutto per il rapporto tra stato, mercato e capitalismo. Tratta della dimensione antropologica del cap. Parla di animal spirits, fame di guadagno senza il quale il capitalismo non funzione. Polany – mercificazione dei fattori della produzione (denaro, terra, lavoro) e distruzione del tessuto sociale. L’effetto si riproduce con l’espansione e la mercificazione della vita sociale. Braudel – il capitalista non vorrebbe avere concorrenza, ma vorrebbe avere monopolio e corrompere la classe dirigente. 18/ Capitalismo mercantile ed espansione europea L’impatto dell’Europa sull’Oriente e le Americhe è diverso. In Asia c’è una bassa presenza europea: i contatti restano limitati e non determinano uno sconvolgimento sociale immediato. Nelle Americhe, invece, gli Europei esportano malattie che causano un drammatico collasso demografico, e qui si assiste precocemente a un insediamento stabile con sfruttamento delle risorse. Gli attori che promuovono questa nuova era del commercio mondiale sono le compagnie mercantili, di cui ogni Stato europeo si dota. Iniziano i portoghesi, con un modello poco efficace però, saranno soprattutto i britannici ad avere successo. Le due dimensioni fondanti sono: il potere dello Stato e le imprese capitalistiche. Le compagnie ricevevano una licenza a commerciare in una determinata area e godevano del monopolio, senza concorrenti interni. La Compagnia delle Indie rappresentava lo Stato britannico in Asia, quindi attaccare la compagnia significava attaccare l’Inghilterra. Questa loro forza durò quasi due secoli, favorita anche dalle difficili condizioni della navigazione, che ostacolavano la concorrenza.

anglicana, soldati della Corona brit, mercanti con interessi nel commercio imperiale, e minoranze etniche bianche non inglesi (tedeschi luterani o boemi), che temevano discriminazioni in un nuovo ordine politico. Anche molti mezzadri del Sud erano contrari, perché diffidenti verso i cambiamenti che l’indipendenza avrebbe comportato. Schiavitù e guerra d’indipendenza – nello stesso periodo la società americana era segnata dalla presenza massiccia di schiavi africani deportati. Nel Nord, in particolare nel New England, alcuni neri liberi si arruolarono con gli indipendentisti, mentre altri ottennero la liberazione in cambio della partecipazione militare. In quelle regioni, la società appariva schierata per l’indipendenza. Nel Sud, invece, molti schiavi si unirono agli inglesi, che avevano promesso loro la libertà in caso di vittoria. Il fondamento teorico politico della nuova Costituzione si fondava sul contrattualismo di Locke : diritti naturali erano vita, libertà e proprietà; 1) il governo non derivava da un fondamento divino ma da un patto tra cittadini ; 2) il popolo conservava il diritto di resistenza in caso di violazione dei diritti; 3) la proprietà, in particolare, era vista come diritto individuale inviolabile. La Costituzione stabiliva una divisione dei poteri : un Congresso bicamerale con una Camera eletta direttamente dai cittadini e un Senato che rappresentava in maniera paritaria i singoli Stati (due senatori per ciascuno, a prescindere dalla popolazione). A questo si aggiungevano il potere esecutivo e quello giudiziario, in un equilibrio ispirato a Montesquieu. Rimaneva aperta la questione dei limiti della cittadinanza. Nel Sud i proprietari davano per scontato che la libertà non riguardasse gli schiavi neri. Al Nord, i conservatori preferivano mantenere un suffragio censitario basato su proprietà e istruzione. I radicali, invece, chiedevano una democrazia più ampia, anche se il diritto di voto universale rimase ancora lontano. Nell’800 si formarono i primi partiti politici stabili. Repubblicani e Democratici erano grandi contenitori, capaci di includere gruppi sociali diversi. I repubblicani erano favorevoli a uno Stato federale forte, sostenuti da industriali, operai e produttori agricoli, e difendevano un’economia più protetta. I democratici invece erano diffidenti verso lo Stato federale, erano liberisti, radunavano banchieri, mercanti e piantatori del Sud (vedevano nello Stato federale un pericolo per la schiavitù). Nel corso dell’800 le identità dei due partiti mutarono più volte, adattandosi alle diverse epoche e ai diversi presidenti. Erano partiti di massa, con milioni di iscritti, organizzati anche attraverso club di base territoriale, professionale o etnica, che favorivano la partecipazione politica e sociale. Trasformazioni economiche e sociali

  • Sistema ferroviario , che collega costa atlantica e pacifica. Le compagnie ferroviarie oltre a stimolare l’economia, erano di per sé delle enormi aziende.
  • A sud cresceva la produzione del cotone , destinato al mercato britannico, mentre il nord e l’ovest divennero i più grandi produttori di cereali del mondo grazie anche alla concimazione chimica e all’introduzione delle prime tecnologie agricole. Le piantagioni del sud erano più simili a un’aristocrazia europea, basata sulla schiavitù, mentre l’Ovest diveniva il “granaio d’America”.
  • Rivoluzione dei trasporti: anche la navigazione cambia molto verso metà 800, prima trasportavano merci e persone, ora nascono navi a vapore usate poi anche per tratti oltre oceanici, rivoluzionando i commerci con l’Europa.
  • Telegrafo , rese possibile la comunicazione quasi in tempo reale, favorendo la nascita di una stampa nazionale e di massa.
  • Alta alfabetizzazione , specialmente nel Nord, e perfino le donne del New England erano più istruite rispetto alla media europea: un fatto che le rese un pubblico importante per l’editoria.
  • Immigrazione dopo gli anni ’30 è sempre più consistente. Molti italiani, soprattutto tra gli anni ‘90 e prima guerra mondiale, anche irlandesi, ebrei ecc. Politica estera – i nuovi Stati Uniti si mossero secondo la dottrina Monroe (1823), basata su tre principi: 1- opposizione a ogni nuova colonizzazione europea nelle Americhe; 2- astensione dalle guerre europee (non sarà rispettato nella 1 gm); 3- considerazione di ogni intervento delle potenze europee contro governi repubblicani americani come un atto ostile. La California e altri territori dell’Ovest erano ancora contesi: dopo la guerra contro il Messico (1846-48) gli Stati Uniti li annetterono, con un linguaggio politico fortemente intriso di razzismo, che contrapponeva i bianchi anglosassoni ai messicani assimilati agli indigeni. Frattura Nord-Sud: guerra civile – all’inizio dell’800 la frattura tra Nord e Sud si accentuò. Gli immigrati europei si dirigevano soprattutto verso il Nord, industrializzato e urbano, mentre il Sud rimaneva agricolo e basato sulla schiavitù: un terzo della popolazione era costituito da neri ridotti in condizioni brutali. Gli schiavi erano trattati come proprietà , il che creava un paradosso: emanciparli sarebbe stato considerato una violazione del diritto di proprietà. Tuttavia, nel mondo della schiavitù nacque una subcultura afroamericana : canti, religiosità, narrazioni trasmesse oralmente e poi, da metà 800, una stampa clandestina iniziava a circolare. Il conflitto tra due modelli di società, industriale e urbana da un lato, agricolo e schiavista dall’altro, portò infine alla Guerra di secessione del 1861 , che avrebbe ridisegnato il volto degli Stati Uniti. 24/ Illuminismo in Europa C’è una crisi fiscale per spese militari: paga solo il terzo stato. La corona, per sostenere queste spese, alza le tasse e il terzo stato, cioè la popolazione francese non nobile e non povera, è la nazione. Quella vecchia istituzione rappresentativa dove la nazione era rappresentata da anche nobili ecc, ora vogliono avere dei rappresentanti. Nobiltà era una piccola parte della popolazione, il terzo stato esce dall’assemblea e ne forma un’altra che si propone come assemblea nazionale dei francesi, indipendentemente dal loro status. In questa fase complicata e tesa, avviene la presa della Bastiglia. I funzionari pubblici Jordan e Jacques de Flasselles vengono decapitati. Il fenomeno della rivoluzione francese, passaggio fondamentale dalla storia moderna, in realtà chi lo vive sta a metà tra due mondi perché l’esibizione di violenza è un fenomeno tipicamente Nella modernità si perde quest’uso. La ghigliottina era un mezzo che non comportava un selvaggio turbamento de corpi, era indolore e rapida. è un fenomeno che dilaga in centri sia urbani che rurali. Si riconoscono diritti individuali e della proprietà. C’è una mobilitazione collettiva per creare una nazione dove la sovranità è nel corpo collettivo. Nella nuova assemblea costituente, i deputati radicali siedono a sinistra e quelli moderati a destra. Cominciano ad organizzarsi club e associazioni che prefigurano quelli che diverranno i partiti politici: club giacobini sostenitori di democrazia radicale (Robespierre); foglianti sostenitori di monarchia costituzionale (Lafayette); cordiglieri più vicini al popolo di Parigi e alle istanze sociali, non solo politiche (Danton, Marat).

Vandea scoppia nel 1793 come risposta alla leva militare obbligatoria e alle vessazioni dei preti, infatti questi contadini erano cattolici forti, e percepiscono queste due riforme come intrusioni insopportabili: inizia insurrezione verso reclutatori e sostenitori del governo. A Parigi questa rivolta non è vista come una ribellione, ma solo come un’ottusa reazione di una parte di popolazione ignorante e arretrata. La Convenzione manda soldati a reprimere la rivolta, ma diventa una guerra civile dove alla fine ci sono 100.000 morti e la regione è devastata. Nel 1795 il Direttorio (governo formatosi dopo la caduta dei giacobini) tratta coi capi ribelli e si raggiunge l’armistizio. Rimane comunque una profonda frattura tra le popolazioni contadine e i valori della Rivoluzione. 25/ Storiografia della Rivoluzione francese (XIX – XX secolo) Negli anni Venti dell’800, Adolphe Thiers cercò di valorizzare l’eredità della Rivoluzione francese. Secondo lui, il cuore dell’evento era rappresentato dallo scontro tra nobiltà e Terzo Stato, cioè tra privilegi e nuove forze sociali. La sua posizione politica cambiò: da liberale divenne repubblicano, e nel 1871 fu protagonista della dura repressione della Comune di Parigi. Il suo sguardo si inserisce in un contesto europeo che, tra il 1848 e il 1849, era scosso da rivoluzioni e movimenti nazionali. Altri storici diedero interpretazioni differenti. Tocqueville tendeva a minimizzare la discontinuità della Rivoluzione, leggendo in essa più una continuità con l’Antico regime che una rottura. Hippolyte Taine, invece, tra il 1876 e il 1894 sviluppò una visione molto critica, collocata in un periodo segnato dalla sconfitta francese nella guerra contro la Prussia e dalla perdita di Alsazia e Lorena. La ferita della sconfitta e il trauma della Comune di Parigi intaccavano l’immagine della Francia, che appariva umiliata politicamente e militarmente (soprattutto rispetto alla Gran Bretagna). 1880 viene inaugurato il Museo Carnavalet a Parigi, dedicato alla Rivoluzione, e nel 1891 si istituirono celebrazioni e monumenti per legittimare simbolicamente la Repubblica. Interpretazioni novecentesche – con la fine dell’800 e l’inizio del 900 emerse una storiografia socialista, secondo cui la Rivoluzione francese era stata essenzialmente una rivoluzione borghese, cioè lo scontro di classe tra la borghesia in ascesa e l’aristocrazia in declino. Questa lettura venne sostenuta da Jean Jaurès e successivamente dagli storici marxisti. Negli anni ‘70 del 900 si affermò una prospettiva revisionista, che metteva in discussione l’idea di un conflitto di classe netto. Secondo questa visione, piuttosto che una rottura sociale, la Rivoluzione proseguiva una lunga osmosi tra élites borghesi e nobiliari, iniziata già nel 600. Principale interprete di questa linea fu François Furet, che diede sistematicità al revisionismo e invitò a concentrarsi non sulle strutture sociali, ma sulla natura politica e ideologica della Rivoluzione. In parallelo, Lynn Hunt sottolineò la centralità del linguaggio politico e della ritualità nella costruzione del processo rivoluzionario, mentre Joan Landes mise in evidenza la questione del ruolo delle donne e delle differenze di genere: Women and the public sphere in the age of the french Revolution (1988). L’eredità della Rivoluzione francese I cambiamenti politici dell’800 lasciarono grande eredità al 900, e molti nodi centrali rimasti aperti nel dibattito politico. Una questione riguardava il rapporto tra legge e diritti: da un lato

la legge rappresenta la norma generale fissata dallo Stato, dall’altro i cittadini sono portatori di diritti individuali che possono entrare in tensione con essa (!!!Hegel e stato etico: lo stato garantisce la vera libertà, grazie a un ordine politico che riconcilia l’individuale con l’universale, l’individuo è libero non quando agisce isolatamente, ma quando partecipa a istituzioni – famiglia, società civile, Stato – che incarnano la razionalità e l’interesse comune). Relazione tra libertà privata e libertà civile: la prima, inviolabile e individuale, non può comunque essere esercitata senza limiti, perché incontra le regole della convivenza civile. Tensione tra libertà e uguaglianza, dato che lo Stato moderno afferma l’uguaglianza giuridica di tutti di fronte alla legge, ma non elimina le differenze e i conflitti legati alla libertà personale. Rapporto tra diritti e virtù, la dimensione giuridica poteva entrare in contrasto con quella morale, sollevando il problema della legittimità della resistenza a leggi ritenute ingiuste. L’ordine prerivoluzionario è un ordine cosmologico, il re è tale per volontà divina. La politica moderna si fonda invece su uno spazio storico e sociale di ideologie: soggetti diversi hanno diverse visioni del futuro che si scontrano tra loro. Così anche la comunicazione politica cambia, perché ora lo scopo della politica è convincere gli altri della propria visione, è propaganda (in senso positivo e moderno). La politica non ha un fondamento oggettivo, si basa su diversi progetti futuri contrastanti, quindi è per natura qualcosa di artificioso. Il linguaggio rivoluzionario, con parole come nazione, patria, costituzione, rigenerazione e virtù, diventa così il linguaggio stesso della politica contemporanea. Il nuovo ordine politico moderno si fondava sull’ individuo , che doveva essere libero ma allo stesso tempo parte dello Stato. Da qui nascono limiti della rappresentanza , dato che donne e molti uomini erano esclusi dal voto. L’ingresso delle masse nella politica rendeva possibile una partecipazione più ampia, ma al tempo stesso le rendeva vulnerabili alla propaganda. Nell’800 si distinguevano tre linee principali. Il liberalismo classico sosteneva che lo Stato non dovesse occuparsi di proteggere i deboli, destinati per natura a soccombere: idea vicina al darwinismo sociale. La posizione opposta metteva al centro la cooperazione come motore del progresso delle società. Una terza via, incarnata da Bismarck , combinava autoritarismo e conservatorismo con l’introduzione di misure di stato sociale : assicurazioni sanitarie, tutela del lavoro e previdenza. Lo scopo era contenere le tensioni prodotte dalla rivoluzione industriale, mostrando come anche uno Stato autoritario potesse difendere i cittadini più deboli. Il diritto al lavoro cominciò a essere concepito come presupposto degli altri diritti, una conquista che affondava le sue radici nel pensiero socialista e che avrebbe segnato il dibattito politico del 900. Manca 30/ 1/ Concetto di razza – benché i filoni storiografici principali sul tema sono stati quelli su schiavismo e antisemitismo, in altri contesti vediamo come questi concetti vengano riadattati in modi differenti. Arriviamo all’idea del miglioramento della razza e dell’eugenetica, l’idea della filtrazione di flussi migratori deriva proprio da questo concetto.

Nazioni e Nazionalismo Vi è chiaramente un rapporto tra determinate concezioni della razza e l’idea di nazione, a seconda delle correnti politiche ci si immagina la nazione in modo differente. Da una parte vi è l’idea che una nazione nasca da una discendenza, dall’altra la nazione assume dei caratteri tramite un processo storico. Questo ha conseguenze importanti, per sua natura non è inclusiva, se invece si concepisce ciò come un processo storico inevitabilmente la nazione non è mai uguale. Il nazionalismo non va pensato in sequenza storica con il concetto di Nazione, oltre ai nazionalismi europei nascono quelli extraeuropei, come quello egiziano, le ideologie nazionali europee circolano sul piano globale e diventano uno degli elementi fondativi in molte altre parti del mondo. Vengono distinte tre fasi di nazionalismo: La scoperta culturale della nazione, l’epoca romantica è estremamente importante sotto questo punto di vista. È nella fase che si riscopre, c’è questa enfasi sullo spirito dei popoli e via dicendo, c’è una grande attenzione al folklore. Si comincia a patrimonializzare queste espressioni come se fossero nazionali. Nascono movimenti patriottici politici, che si fanno interpreti del popolo Mobilitazione di massa ed affermazione nazionale Questa mobilitazione non necessariamente precede la nascita dello stato Nazionale, lo vediamo in paesi come l’Italia, diventa necessario costruire la nazione di massa tramite la scuola, la costruzione di infrastrutture per unire i territori, la leva militare. Spesso questi movimenti devono contrapporsi al carattere internazionalista del socialismo. Il tema della liberazione dei popoli ha un grandissimo potenziale rivoluzionario, lo capisce velocemente Lenin, preso all’estremo diviene nazionalismo, che porta alla caduta degli imperi (avviene poi con la guerra mondiale). Questi stati Nazionali tra di loro hanno modelli molto diversi: Alcuni stati hanno una forte amministrazione centralizzata (Francia e Prussia) Vi sono stati con una forza persistente nelle istituzioni locali (UK e Usa) Altri nei quali lo stato concorre o coopera e si scontra con un’organizzazione istituzionale della società (monaci buddisti, ulema). Stati nei quali l’amministrazione coincideva con quella di importanti compagnie di sfruttamento coloniale (Canada) Stati nei quali la leadership continuava ad essere espressione dei clan o dei consigli degli anziani (alcuni stati africani) Popolazioni nomadi Lo Stato nazionale diventa l’architrave di un nuovo ordine internazionale. L’ordine internazionale tramuta, arriviamo ad avere un equilibrio dato dall’interazione tra i vari Stati.

Viene controllato poi il movimento della popolazione, le migrazioni sono sempre più controllate dalle leggi degli stati. Iniziano ad essere raccolte risorse maggiori, viene amministrata la giustizia senza interferenze, ci si occupa di regolare la vita sociale e morale degli abitanti. Nel corso dell’ quel minimalismo dei compiti dello stato liberale, lo stato deve iniziare ad occuparsi della propria popolazione. C’è un intervento statale che incide sulla vita della popolazione. Si inizia a cartografare il mondo e si forma una burocrazia professionale. 7/ Rivoluzione industriale, la prima si consuma in inghilterra tra. è un fenomeno circoscritto sia dal pov geografico che dal pov di settori inclusi: tessile, metalli, estrazione minerale. Non è un cambiamento improvviso, ma bisogna vederla come un processo con delle tappe. L’impatto è stato più significativo con la seconda rivoluzione industriale. A partire da fine 800 si inizia a parlare di rivoluzione insustriale guardando ciò che era accaduto in ing a fine 700. Il progresso dell’industria dei tessili ha dato il via. Vengono create nuove macchine, e questa innovazione tecnologica comporta un salto enorme nella produttività. Nell’epoca moderna si lascia spazio alla mercificazione libera di lavoro e servizi, che possono essere comprati e venduti. La fabbrica è la grande innovazione, prima già esistevano sistemi industriali. Da fine 800 a fine 900 è dominato da questi sistemi, che hanno caartteristiche basate sulla strategia dell’ingegneria, organizzando e coordinando il processo lavorativo all’interno della fabbbrica, si mira a semplificare il più possibile. Nel sistema taylorista, il cuore dell’organizzazione industriale si sposta , e l’operaio diventa un ingranaggio. Prima rivoluzione industriale – riguarda soprattutto il settore tessile, settore metallurgico (utilizzo della macchina a vapore, riserve di carbone prima inaccessibili), settore estrattivo minerario. Innovazione nei trasporti: ferrovia (viene creata una linea negli USA che collega le due coste est-ovest) e navigazione a vapore (permette tratti transatlantici). Nel 1861 si sviluppa anche in Italia una rete ferroviaria. Riguardo alla creazione di industrie e fabbriche, le prime fabbriche britanniche inizialmente procedono per addizione, cioè partono da una fabbrica piccola e poi con i soldi ricavati si investono per ingrandirla. Occorre la disciplina industriale, un grande tema per la trasformazione della società ottocentesca. L’operaio nella fabbrica non ha uno scopo, deve lavorare un certo numero di ore, svolgendo un lavoro ripetitivo e alla fine percepisce un salario, ma per far funzionare questo sistema serve una disciplina. Successivamente, una collettività operaia si unirà per contestare questo sistema. Oltre all’Inghilterra, altre zone in Europa si sviluppano in determinate industrie (Vallonia – carbone e acciaio; Gent – abbigliamento; Ruhr

  • miniere; Boemia e Moravia, oltre a Vienna – industria tessile). Inquinamento ambientale – aria e acque inquinate con i fumi di queste fabbriche, non c’è ancora una regolazione adeguata di sostanze e fumi rilasciati. Le persone poi spesso si ammalano per aver usato queste acque, infatti successivamente anche i più ricchi sono d’accordo sul creare un acquedotto che non faccia ammalare metà città. Lavoro minorile – Marx tratterà molto questo argomento. Far lavorare in fabbrica dei bambini di 8-10 anni, e il ragionamento è: se loro vogliono lavorare, xke lo stato dovrebbe intromettersi? Ancora nel 1900, il 18% dei lavoratori nelle fabbriche hanno meno di 16 anni. Factory Act

Lombardia), sono ex contadini che iniziano a lavorare nelle fabbriche, e comunque continuano a vivere distaccati dalla città. Il vantaggio di Crespi d’Adda è che costruivano queste abitazioni e il padrone della fabbrica diventava padrone della vita di quel paese, e avevano un livello di vita dignitoso rispetto agli operai che vivevano in città. Caratteristiche del lavoro – ci sono minatori, che sono cresciuti vicino alla miniera, sono operai che vivono in villaggi operai e vivono in un’ambiente isolato. Sono tutti minatori quelli che vivono vicino ai giacimenti. Vivere in città è più auspicabile. I portuali e i marinai sono invece un grande veicolo di circolazione di idee rivoluzionarie, parlano diverse lingue ecc. Rapporto con la proprietà – operai costruiscono anche da soli le proprie case, soprattutto quelli che provengono dalle campagne, xke si che sono operai, ma hanno la loro casa e la loro proprietà. Negli anni ’50 il veneto è una regione povera, c’è una componente ella classe operaia che ha questa aspirazione. La classe operaia come rivoluzionaria è una generalizzazione estrema, un mito politico, e c’è una grandissima politicizzazione di questa classe. La classe media si sente minacciata da questa avanzata e si politicizza immediatamente, così infatti ad es il fascismo sarà appoggiato da quella classe media. Nella città industriale britannica ci sono le cosiddette case back to back, cioè tante file di case uguali, e ogni casa si affaccia sulle altre case, e non ad es su campi o vegetazione. Nelle case vivono famiglie numerose, e c’è poca areazione anche nelle strade, servizi igienici carenti. Il pub diventa una proiezione esterna della propria vita. C’è comunque una vita di quartiere vivace, tutti abitano molto vicini e hanno tante attività in comune. Uno dei problemi più dibattuti nelle realtà industriali è l’alcolismo, soprattutto in ing. Ci sono anche le working- class terraced houses, meglio delle back-to-back. Alcuni di questi quartieri sono costruite per essere destinati a classe operaie, ed era proibito aprire pub in questi quartieri. Dopo la 1 gm, lo sviluppo è massiccio. I sheffield sono quartieri un po’ più brutti, con piccola criminalità spesso organizzata, è un quartiere che sta sotto il quartiere operaio, e sono oggetto delle inchieste sociali, il volto oscuro delle grandi metropoli, a Londra il più malfamato era l’Old Nichol East End, gli slum comunque sono geograficamente centrali in città. A Parigi c’è una trasformazione morfologica della città, in cui gli slum come l’ Ivry sur Seine vengono spinti all’esterno, c’è un forte investimento sul centro, la città cresce rapidamente ma gli immigrati stanno fuori, e stessa cosa a Milano. In nord America ci sono città multietniche, come New York, dove la frattura sociali si interseca anche con la provenienza etnica (little italy ecc). Mentre nelle città ing l’espansione è orizzontale, in Germania (Amburgo, Berlino), è più concentrata e più verticale (palazzi alti con tanti appartamenti): Meyer’s hof di Berlino. A Vienna c’era il Karl Marx hof, un quartiere di case popolari (situazione diversa dalle precedenti), dopo la 1 gm, dove la città era governata dai socialisti: lavanderie collettive, mense non solo aziendali ma di tutto il complesso abitativo, si vuole socializzare tutte queste attività, c’è l’idea che il socialismo è anche un equilibrio dei ruoli di genere, ci sono asili nido cosicchè le donne possano anche svolgere lavori esterni, e con le donne che lavorano la società prospera xke aumenta la forza lavoro. Nel 1934 c’è il colpo di stato che distrugge la prima repubblica austriaca, l’Austria diventa una realtà particolare, con 6 milioni di cittadini totali e di cui 2 mil abitano a Vienna e sono molto all’avanguardia, mentre la campagna è tradizionalista, cattolica, sono contrastanti. 9/ Marx

La soggettività in Marx ha una doppia faccia, da un lato il soggetto rinvia all’assoggettamento, cioè che c’è un potere che domina, qualifica, crea il soggetto, ma al contempo il soggetto è legato a una soggettività che agisce. Marx sostiene che c’è una struttura economica che determina la politica ecc, ma in realtà possiamo distinguere 3 livelli della trasformazione storica: il capitale (per Marx non è un cumulo di ricchezza, ma un rapporto sociale he si basa sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e di una vendita forzata di lavoro salariato), lo stato (strumento di questa borghesia, la classe borghese crea uno stato con parlamento di privilegiati che è espressione degli interessi di questa classe alta), classi subalterne (queste si esprimono in diversi modi, sia per come si organizzano dal pov sindacale e politico, è un imp vettore di trasformazione storica). Caratteristica della società capitalistica è che il lavoro non è più quello degli schiavi, dei servi della gleba, dove il contadino sottoposto al padrone, c’è ora una mercificazione del lavoro, che presuppone un rapporto di potere. Lavoro astratto è una figura teorica che consente a Marx di sviluppare la critica dell’economia politica. Il lavoro astratto è il lavoro in quanto quantità e valore, non è il lavoro concreto, ma è quando esso genera accumulazione di capitale. Lavoro vivo è il lavoro vero, quello che l’operaio presta per fare qualcosa. Tra i due lavori c’è una tensione continua xke il capitale è interessato solo al lavoro astratto, dall’altro deve astrarre dal lavoro vivo questo valore. È come se si contrapponessero lavoro come attività umana a un meccanismo a cui interessa solo astrarre ed estrarre valore da questo lavoro. Il lavoro dell’operaio equivale a un certo valore in denaro, e parte diventa il salario dell’operaio, e parte diventa plusvalore. Il capitalista cercherà di dare all’operaio il minimo indispensabile per averlo, a volte per i capitalisti è meglio alzare i salari per far sviluppare il mercato (fordismo in USA). Marx riconosce la potenza globalizzante del capitale, ragione per cui dopo la guerra fredda negli anni ’90 viene riscoperto Marx, che aveva capito che il capitalismo aveva innescato una dinamica di distruzione del sistema. Il capitalismo per affermarsi in Europa ha dovuto passare per le rivoluzioni. Negli anni 50 Marx scrive degli articoli sul dominio coloniale inglese in India, e dice che stanno distruggendo un vecchio sistema castale che non produce ricchezza e creando un sistema su cui possa nascere il capitalismo. Il passaggio che ha reso possibile il capitalismo in Inghilterra è l’enclosure ecc. Fino a un certo punto è chiara la visione di Marx, che la novità vera è l’avvento del capitale. C’è un’idea monolitica di storia, un percorso storico unico. Poi inizia ad avere dubbi sul fatto che questo percorso europeo sarà seguito anche d ???????? Marx nell’ideologia tedesca scrive – La massa degli operai che non sono altro che operai e che vivono solo del loro lavoro, la cui esistenza viene accresciuta dalla produzione capitalistica, presuppone il mercato mondiale. Il proletariato, quindi, può esistere solo in senso storico- universale, così come il comunismo, la sua azione, può avere solo un'esistenza storico- universale. Esistenza storico-universale degli individui, cioè esistenza di individui direttamente collegati con la storia universale. Gli operai vengono cresciuti dalla tradizione capitalistica, il capitalismo si espande xke c’è un mercato mondiale, altrimenti troverebbe un limite alla sua espansione, e ciò consente al capitalismo di crescere. Internazionalismo marxista – c’è il mercato mondiale, e poi ci sono le nazioni che frammentano lo spazio, ed è un problema xke i partiti che stanno nascendo sono radicati in diverse culture, lingue ecc.

delle steppe), il califfo è musulmano, e lo scià. L’impero è l’antagonista dell’Europa cristiana, 2 civiltà distinte. La fase tra 700/800 è che c’è un imperatore (Khan, califfo, scià), ma il governo non trasmette le cariche in linea dinastica, come invece avviene in Europa, e mantiene autonomia dall’imperatore. Non c’è spinta all’islamizzazione, ma Tributo dei bambini, l’imperatore arrivava nei villaggi e prendeva dei bambini che venivano trasferiti a Costantinopoli per essere addestrati come militari. Chi ascendeva ai ranghi alti, erano stati fatti salire grazie al sultano, e non c’era la nobiltà, quindi poi i privilegi non passavano direttamente ai figli. Nel corso dell’800 il quadro cambia xke sta cambiando la cultura europea e inizia il declino. L’Europa vede l’oriente come un mondo che condensa i vizi e gli elementi negativi rispetto all’Europa civilizzata. Le élite musulmane iniziano a considerare il proprio mondo come un mondo che ha bisogno di svegliarsi. Espansione coloniale e indipendenza cristiana in Europa sud-orientale. Nascono diversi nazionalismi. Grecia 1830, per ragioni storiche è più facilmente legittimata a creare una propria nazione. Nella guerra di Crimea, gli ottomani si alleano con Francia e Ing contro la Russia. Espansione della Russia, che prende la Crimea. Sistema dei millet ottomani: garantiva il culto e il diritto di famiglia (successioni, matrimoni ecc) che di solito erano regolati dalle diverse religioni di cui si faceva parte. Islamizzazione Sessualità , famiglia, ruoli di genere: come si manifesta dal pov storico-sociale nell’illuminismo. Nel corso del ‘700 c’è una definizione più precisa dei ruoli di genere. La classe media e borghese crede in questi modelli. È presupposta un’idea della sessualità eteronormata, dove l’omosessualità è incompatibile con questo assetto sociale. L’omosessualità è vista come una trasgressione in questo ordine, l’effeminatezza è perdita di virilità. I borghesi di 7/800 si vestivano scuro, era frequente travestirsi in feste aristocratiche, ma per i borghesi era una cosa da superare. È un crimine travestirsi da donna, e gli omosessuali sono malati di una patologia o sono portatori di danni alla società. Bisogna reprimere la sodomia. La virilità dev’essere provata da prestanza fisica, autocontrollo razionale (forte per la distinzione di genere), dominio del femminile, che è invece più instabile e irrazionale. Lo stato nazionale si innesta perfettamente in questa visione, esso prospera se ci sono nascite, figli che vengono cresciuti in un certo modo. Nell’800, con lo sviluppo delle scienze mediche, le devianze di sessualità vengono progressivamente decriminalizzate e l’omosessualità viene naturalizzata. Molti autori naturalizzano l’omosessualità, e l’idea è che si nasce omosessuali. Ciò che è stato detto finora riguarda soprattutto gli uomini, le cose però cambiano a fine ‘800 xke c’è una maggiore visibilità e ciche si vestono da uomini. Le grandi metropoli iniziano a diventare il centro in cui possono emergere sub culture. Soprattutto a Berlino c’è un medico poi i suoi libri verranno bruciati col periodo nazista. Elementi di instabilità, comportamenti eccentrici rispetto alla sessualità eteronormata, bisogna anche vedere le stesse questioni dal pov della psicologia. L’idea della mente come apparato che registra influenze ambientali, risale ancora all’epoca romana, e invece la mente produce, sogni, pensiero, è attiva e non solo passiva che registra. C’è sempre il tentativo di riportare le manifestazioni psicologiche, le patologie, a una base fisico-ideologica, la frenologia studia la conformazione del cranio e cerca di costituire rapporti tra morfologia cranica e

caratteristiche personali. Cesare Lombroso studia come i tratti fisici e del cranio possano influire in patologie. L’idea della psichiatria è di curare il malato. Con il darwinismo, cioè l’idea che ci sia continuità evolutiva tra animali e uomo, si fa strada l’idea di un subconscio che sta sotto la nostra mente razionale, ed esso si manifesta in diverse espressioni individuali e collettive. L’oggetto dello studio della psicologia è cercare di capire come mai una massa di individui funziona con leggi psicologiche che non hanno a che fare con quelle dell’individualità. Questo spiega come a fine ‘800 ci sono manifestazioni di massa, e sono quegli individui che hanno sospeso la propria razionalità. Isteria: colpisce soprattutto giovani donne di classe medio-borghese, e infatti c’era la convinzione che le donne fossero più inclini a sviluppare patologie in quanto era per loro difficile sviluppare una relazione equilibrata tra subconscio e ragione. La storia della psicanalisi è molto affascinante per l’innovazione che questa scienza ha prodotto, il suo successo è dovuto al fatto che funziona. Tuttavia, non è l’unico ambito in cui la psicoanalisi ha avuto impatto storico, xke poi è diventata strumento per studiare la società, la politica ecc. MANCANO UN PO’ DI LEZ (tipo 3, tra cui l’11/11) 11/ La Prima Guerra Mondiale – comportò una trasformazione che coinvolse le masse, per il fatto che ha richiesto una mobilitazione completa della società, da parte di entrambi i generi, infatti la guerra avrà anche conseguenze significative sui rapporti di genere. Gli storici si approcciano in modi diversi alla 1gm, vi sono svariate interpretazioni. Il problema delle cause – tra gli storiografi troviamo: Fischer, Ritter e Joll. Nel secondo dopo guerra si guarda alla prima guerra anche sulla base della Seconda Guerra mondiale, il ruolo della Germania viene visto anche sulla base di quello che accade durante la seconda guerra. Fischer ( Assalto al potere mondiale, 1961) attribuisce alla Germania la responsabilità maggiore, abbiamo una visione della storia tedesca come orientata all’imperialismo e al nazionalismo. Questi aspetti sboccano in primis durante il primo conflitto e si ripropongono successivamente. Ritter (I militari e la politica nella Germania moderna, 1954 – 1968) propone una prospettiva diversa, la Germania non è l’unico imperialismo. Il progetto di espansione imperialista considera anche aspetti politici, non è possibile incolpare solo la Germania, poiché essa si unisce ad attori imperialisti come USA e GB e si afferma come potenza economica, s’impone per lo più nei Balcani e cominciano ad esserci interessi pesanti rispetto all’energia. Sicuramente la Germania è un attore che destabilizza ma è contestualizzato nel contesto imperialista occidentale. Joll (Le origini della Prima guerra mondiale, 1984) suggerisce che questa ricerca della causa che scatena la guerra sia difficile da ritrovare. Sicuramente è problematica anche una certa mentalità, non comporta automaticamente lo scoppio di una guerra ma predispone dei valori per i quali il ricorso alla guerra per affermare la forza di una nazione sia valida. Le culture militariste predispongono quindi allo scoppio dei conflitti mondiali, anche se non abbiamo a che fare con la causa scatenante.

uccidere il simbolo e la figura dell’oppressione sociale, erano assassini nobili che volevano avere una valenza simbolica. L’anarchico che compie il gesto fa un sacrifico di sé che ritiene necessario come forma di lotta politica, l’assassinio politico invece mira a figure precise e scomode tramite trame nascoste, si cerca sempre di sfuggire alla giustizia. Ma in che anni la violenza politica diventa inaccettabile? E perché? La lotta purifica l’anima. Dati della Prima guerra mondiale Il bilancio umano di questo conflitto è tragico, si contano 70 milioni di combattenti, 10 milioni morti militari, 7 milioni di vittime civili e 30 milioni di feriti, tra questi contiamo circa 8 milioni di feriti gravi. I presupposti culturali C’è chi trova che la guerra sia estetica, parliamo ovviamente della Avanguardie ( Futurismo ), uno svecchiare degli Stati. Si pensi a D’Annunzio che parla della sua esperienza come avviatore, innalzando la guerra ad un puro valore estetico. Non manca, ovviamente, l’elemento machista della virilità, un forte elemento di genere che caratterizza che culture nazionalisti. Sono culture che qualificano e affermano la virilità tramite le guerre, dove troviamo una visione di genere: le donne hanno ruolo domestico e deve accogliere il guerriero mentre torna. Sicuramente è paradossale questo tipo di rappresentazione di genere, le donne in realtà assumono una serie di mansioni che erano considerate prettamente maschili. L’altro aspetto che va rimarcato, riguarda invece la sconfitta, è evidente, soprattutto in Germania, che questa enfasi in quel paese bellicista la perdita è un’umiliazione alla propria virilità (si scatena un’ondata di violenza di genere). Abbiamo poi l’aspetto della difesa della patria, tutti volevano conquistare qualcosa. Le tecniche Abbiamo esempi precedenti di guerra di trincea che potevano far comprendere che cosa poteva diventare questo conflitto. Le trincee diventano linee di assestamento, dove ci si rifugia dall’assalto e si cerca di riproporlo, queste guerre ovviamente comportano un dispendio di vite umane allucinante. Queste linee che rimangono soprattutto sul fronte occidentale, sono estremamente statiche, si torna anche ad una dimensione dell’esperienza. Stare nelle trincee diventa noioso per giorni, in un attimo esplode la situazione e si rischia la vita, abbiamo a che fare con uno scardinamento dei ritmi temporali. Uno strumento cruciale della propaganda bellica è la deumanizzazione del nemico , il nemico sembra non essere più umano ma una sorta di altro nemico. Vi sono poi le false notizie, che vengono inventate ad arte per polarizzare l’opinione pubblica. Questo diventa uno di quegli ingredienti di violenza culturale che è necessario nella conduzione bellica.

Il Genocidio degli Armeni Spesso i genocidi sono legati ai contesti bellici. Gli armeni erano in realtà una popolazione sparsa per tutto l’impero ottomano, questi massacri sono operati per lo più da curdi e turchi. Venivano costretti a fare la marcia della morte, uno spostamento dall’estremo est (impero ottomano), quel territorio dove adesso c’è la repubblica turca, verso la Siria. Durante la marcia vengono fatti morire per strada, attraversavano montagne e deserti senza acqua e senza cibo. Vittime durante la Prima Guerra mondiale Angelo metti la foto che hai fatto @Angelo Bertoglio - [email protected] Parliamo di circa due milioni di soldati morti, ma le vittime civili non sono da meno, nell’impero ottomano abbiamo più di due milioni (questo ovviamente è causato dal genocidio armeno). Prima Guerra Mondiale, lo scoppio Al momento dello scoppio della Prima guerra mondiale, il blocco è Germania ed Austria Ungheria e dall’altro abbiamo Impero Russo, Serbia, Francia e Regno Unito. Scoppia nel 1914, viene inizialmente percepita come una guerra lampo, si parlava addirittura di un ritorno a casa a Natale. Vi sono blocchi ben chiari, il blocco tedesco combatte su due fronti. Ingresso dell’Italia Inizialmente l’Italia non interviene, perché la speranza della classe dirigente dell’epoca è che davvero questa guerra duri pochi mesi e si riesca a starne fuori. Ma la società italiana si spacca tra l’autunno del 1914 e la primavera del 1915:

  1. Interventisti, In prima fila abbiamo i nazionalisti, che nasce come partito politico e converge poi nel partito fascista, vede la guerra come un’opportunità di riconquista di terre perse. Esiste una componente democratica irredentista , per costoro la guerra è un’opportunità per completare il processo di unificazione italiana. Vi sono anche interessi industriali che premono per la Guerra, che vedono nella guerra una possibilità di arricchimento. Abbiamo poi gli intellettuali, tra i quali abbiamo gli studenti universitari che vedono nella guerra un’occasione per svecchiare l’Italia.
  2. Neutralisti, I neutralisti si oppongono all’ingresso dell’Italia in guerra. Il Parlamento italiano è per la maggior parte composto da neutralisti che sanno che questa guerra porterà dei cambiamenti irreversibili nella società italiana. Il Partito Socialista si oppone con forza all’entrata in guerra. In quegli anni la grande maggioranza dei socialisti sono contrari all’ingresso in guerra, questo comporta alla rottura tra la merda di Mussolini e il partito socialista, egli in risposta forma un nuovo giornale finanziato agli industriali intitolato Popolo d’Italia.