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appunti in aula della prof. cardini di storia della tv, Appunti di Storia Della Radio E Della Televisione

appunti in aula della prof. cardini di storia della tv

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 08/02/2022

luna-gatto
luna-gatto 🇮🇹

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ORIGINI DELLA TV
la televisione nasce come una possibilità di trasmettere una radio ma con l’aggiunta delle immagini. il primo
programma sperimentale è stato mandato in onda nel 1929 in Gran Bretagna e sempre qui nel 1936
iniziano le trasmissioni pubbliche della BBC, quindi finanziate dallo stato.
Il 1936 è l’anno in cui ci sono le leggi razziali in Germania e vengono mandate in onda le Olimpiadi di
Berlino, in cui viene mostrata la vittoria dei 100 metri di Owens, che Hitler non avrebbe mai voluto far
vedere - questo sottolinea la potenza delle immagini, ben oltre alla dimensione sonora.
Dopo la metà degli anni ‘30 la tv, come tecnologia, inizia a svilupparsi in Italia e negli Stati Uniti,
fino alla Seconda Guerra Mondiale che ferma la sperimentazione e anzi vede la rilevanza della
radio come mezzo di comunicazione, propaganda e resistenza: la tv è ferma. In seguito, c’è una
massiccia diffusione degli apparecchi televisivi.
MODELLI DI SVILUPPO DI BROADCASTING
= forma di trasmissione di un segnale da un’emittente e molte persone unidirezionale: chi riceve
non può interagire
Modello commerciale: tipico degli Stati Uniti, basato sulla raccolta pubblicitaria e questo
determina un impatto sui contenuti perché questi devono piacere alle aziende, agli
inserzionisti pubblicitari: i generi quindi sono derivati dalle necessità degli investitori. i
contenuti sono quindi prevalentemente di intrattenimento.
Modello statale: tipico di gran parte dell’Europa, compresa l’Italia. il finanziamento deriva
da imposte pubbliche (canone) e anche questo ha un impatto sui contenuti che si possono
trasmettere: non si crea un pubblico di acquirenti ma un pubblico di cittadini, quindi i
contenuti sono educativi, di crescita; l’utente non è trattato come consumatore.
In Europa il modello statale nasce dopo la Seconda Guerra Mondiale perché le nazioni sono
devastate culturalmente e socialmente, c’è un tasso di analfabeti pari al 70% e quindi gli enti
nazionali puntano ad aiutare i paesi provati dalla guerra a rimettersi in piedi; non si poteva
chiedere alle persone povere di diventare consumatori, come succedeva negli Stati Uniti, non
disponendo di soldi per comprare i prodotti pubblicizzati.
LE TRE EREE DELLA TV:
1. ‘54-’75 paleotelevisione
2. ’75-fine anni Novanta neotelevisione
3. ‘2000 nuove forme (pay tv, ott)
LA PALEOTELEVISIONE
Età del monopolio, momento nel quale c’è un’unica emittente, la Rai, che è l’emittente di stato.
La tecnologia è poco evoluta e le immagini sono in bianco e nero. Il palinsesto è rigido: non c’è
concorrenza, c’è una scansione di tempo precisa e soprattutto la giornata tv non era di 24h ma
iniziava nel pomeriggio e poi verso tarda sera lo schermo era nero oppure c’era l’intervallo ovvero
delle sequenze di immagini statiche in bianco e nero che raffiguravano paesi italiani, come delle
cartoline, sulle note di un clavicembalo oppure video di pecore.
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ORIGINI DELLA TV

la televisione nasce come una possibilità di trasmettere una radio ma con l’aggiunta delle immagini. il primo programma sperimentale è stato mandato in onda nel 1929 in Gran Bretagna e sempre qui nel 1936 iniziano le trasmissioni pubbliche della BBC, quindi finanziate dallo stato. Il 1936 è l’anno in cui ci sono le leggi razziali in Germania e vengono mandate in onda le Olimpiadi di Berlino, in cui viene mostrata la vittoria dei 100 metri di Owens, che Hitler non avrebbe mai voluto far vedere - questo sottolinea la potenza delle immagini, ben oltre alla dimensione sonora. Dopo la metà degli anni ‘30 la tv, come tecnologia, inizia a svilupparsi in Italia e negli Stati Uniti, fino alla Seconda Guerra Mondiale che ferma la sperimentazione e anzi vede la rilevanza della radio come mezzo di comunicazione, propaganda e resistenza: la tv è ferma. In seguito, c’è una massiccia diffusione degli apparecchi televisivi. MODELLI DI SVILUPPO DI BROADCASTING = forma di trasmissione di un segnale da un’emittente e molte persone unidirezionale: chi riceve non può interagire  Modello commerciale: tipico degli Stati Uniti, basato sulla raccolta pubblicitaria e questo determina un impatto sui contenuti perché questi devono piacere alle aziende, agli inserzionisti pubblicitari: i generi quindi sono derivati dalle necessità degli investitori. i contenuti sono quindi prevalentemente di intrattenimento.  Modello statale: tipico di gran parte dell’Europa, compresa l’Italia. il finanziamento deriva da imposte pubbliche (canone) e anche questo ha un impatto sui contenuti che si possono trasmettere: non si crea un pubblico di acquirenti ma un pubblico di cittadini, quindi i contenuti sono educativi, di crescita; l’utente non è trattato come consumatore. In Europa il modello statale nasce dopo la Seconda Guerra Mondiale perché le nazioni sono devastate culturalmente e socialmente, c’è un tasso di analfabeti pari al 70% e quindi gli enti nazionali puntano ad aiutare i paesi provati dalla guerra a rimettersi in piedi; non si poteva chiedere alle persone povere di diventare consumatori, come succedeva negli Stati Uniti, non disponendo di soldi per comprare i prodotti pubblicizzati. LE TRE EREE DELLA TV:

  1. ‘54-’75 paleotelevisione
  2. ’75-fine anni Novanta neotelevisione
  3. ‘2000 nuove forme (pay tv, ott) LA PALEOTELEVISIONE Età del monopolio, momento nel quale c’è un’unica emittente, la Rai, che è l’emittente di stato. La tecnologia è poco evoluta e le immagini sono in bianco e nero. Il palinsesto è rigido: non c’è concorrenza, c’è una scansione di tempo precisa e soprattutto la giornata tv non era di 24h ma iniziava nel pomeriggio e poi verso tarda sera lo schermo era nero oppure c’era l’intervallo ovvero delle sequenze di immagini statiche in bianco e nero che raffiguravano paesi italiani, come delle cartoline, sulle note di un clavicembalo oppure video di pecore.

I generi erano molto definiti: intrattenimento, informazione e fiction (sceneggiato o telefilm di importazione), senza alcuna sovrapposizione tra di loro. Non vi era il bisogno di misurare gli ascolti dal punto di vista quantitativo ma si misurava solo il gradimento del pubblico, chiedendo a un campione di famiglie di redigere un diario in cui si esprimevano giudizi e impressioni dei programmi. Non è mai troppo tardi (1960-68) Condotto dal maestro Alberto Manzi e mandato in onda tutti i giorni feriali nella fascia pre-serale, per un totale di 484 puntate in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Si tratta di un corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto popolare analfabeta, per permettere alle persone di “andare a scuola” dopo il lavoro; il programma abbassò notevolmente il tasso di analfabetismo in Italia, allora parecchio elevato: più di un milione e mezzo di persone conseguono in questo modo la licenza elementale. Il suo successo è stato talmente forte da generare sia un remake nel 2004 con Gianni Ippoliti (senza successo) sia una fiction su Alberto Manzi, regia di Giacomo Campiotti. Lascia o raddoppia (1955-58) Condotto da Mike Bongiorno e considerato il capostipite di tutti i telequiz. È il programma che ha fatto scoprire la tv agli italiani ed il primo avvenimento televisivo capace di incidere sul costume, radunando la gente davanti ai pochi televisori allora disponibili, sconvolgendo la programmazione dei cinema e imponendo nuove abitudini alla vita sociale. Nell’Italia che si affacciava al periodo del boom economico, il messaggio era chiaro: per vincere, dovevi essere preparato, dovevi studiare, dovevi sapere: il concorrente era quindi un personaggio da ammirare in quanto aveva una cultura superiore al pubblico a casa. Il conduttore Mike Bongiorno faceva le veci del pubblico a casa, quindi abbastanza ingenuo e quasi stupito dell’intelligenza del concorrente, facendo quindi da ponte tra gli spettatori a casa e la persona in gioco. Carosello 1957- Va in onda tutti i giorni alle 20.50 dopo il telegiornale della sera. Diventa un appuntamento fisso dove si parla di prodotti e pubblicità ma rivolti ad un pubblico di bambini. Il suo posizionamento nel palinsesto evidenzia uno dei poteri della tv italiana ovvero la ritualità; diventa più di ogni altro programma un momento rituale della serata, entrando nella vita delle persone scandendo i momenti della giornata. Attorno alla giornata televisiva si costituiscono gli spazi e i tempi degli italiani. Il modo in cui la televisione italiana ha accolto la pubblicità senza darle un rilievo eccessivo è stato con il “carosello”, un modo quindi per parlare di prodotti senza metterli troppo in evidenza perché la gente non poteva ancora permetterseli. Nel carosello ci sono piccole porzioni narrative con lo scopo di pubblicizzare un prodotto senza metterlo troppo in evidenza. Negli anni 50 in Italia la ricchezza è poco diffusa, il paese è economicamente in difficoltà e ce poca scolarizzazione. I prodotti di consumo non sono largamente diffusi e pubblicizzati fino agli anni ’60 dove l’economia prova a ripartire e vengono sollecitati i consumi. Nei primi caroselli vengono ‘nascosti’ i prodotti nel codino (parte finale), man mano negli anni inglobava in maniera più evidente il prodotto

Quindi il primo ruolo che viene assegnato alle donne è quello dell’annunciatrice, dette anche ‘signorine buonasera’ ed inizia il 3 gennaio del 1954 (inizio trasmissioni RAI) con Fulvia Colombo che annuncia i programmi che sarebbero andati in onda nel corso della giornata in vesti molto eleganti. Un altro ruolo femminile era quello della valletta che ha il compito di affiancare il presentatore nelle sue funzioni, vestita in modo molto elegante e raffinato. Mario Riva in una sua trasmissione chiama la sua valletta ‘assistente muta’. Già negli anni ’70 Sabrina Ciuffini, valletta preferita di Mike Bongiorno, indossa una gonna molto più corta. Negli sceneggiati le donne ricoprono ruoli casti e puliti, poco truccate e remissive. In ‘Orgoglio e Pregiudizio’ con Virna Lisi vengono censurate alcune parti. Un cambiamento arriva nel ’68 con Loretta Goggi ne ‘La Freccia nera’ che interpreta un personaggio che si traveste da uomo quindi abbiamo una desessualizzazione delle donne (es. Gianburrasca). Le donne inoltre ricoprono anche il ruolo di attrici comiche come Franca Valeri che ricopre il suono della Signorina Snob a Studio Uno nel 1966 dove la donna può permettersi di trattare temi diversi in un contesto di comicità. Successivamente verso gli anni ’70 le donne diventano co-conduttrici nel varietà con Mina, Caterina Caselli. Infine l’ultimo ruolo è quella della soubrette/showgirl dove le donne nei varietà si esibiscono in coreografie molto eleganti ma sensuali come le sorelle Kessler. Importantissimo fu il Tuca Tuca di Raffaella Carrà e Alberto Sordi che fece da molto scalpore ma portò ad una maggiore emancipazione della donna. Le donne quindi sono presenti in intrattenimento e sceneggiati. LA NEOTELEVISIONE 1976- Inizia con il punto di rottura del monopolismo RAI nella televisione nel 1975 con la legge n. 103 di riforma dalla RAI che ribadisce il monopolio della RAI ma il controllo dell’azienda passa dal Governo al Parlamento facendo aumentare le pluralità di voce all’interno del controllo della RAI tendendo verso il pluralismo e la rappresentatività per rispondere ad una tensione sociale forte che contrapponeva la destra e la sinistra. Nel ’76 viene istituita la terza RAI con il relativo telegiornale che si affianca a quello delle due reti principali (la prima nasce nel ’54 e seconda nel ’62). Nello stesso anno la sentenza della Corte costituzionale n. 202 dichiara il monopolio pubblico ancora legittimo per quando riguarda le trasmissioni radiotelevisive a livello nazionale ma afferma il principio della libertà di impresa radiotelevisiva a livello locale. Questo serve per dar voce alle minoranze in un periodo turbolento per la società italiana da cui emerge una forte spinta verso il pluralismo e la valorizzazione delle realtà locali facendo nascere le radio libere e le tv locali. La spinta di questo cambiamento parte dalle radio libere ed assieme a queste fioriscono anche le televisioni. Questi anni sono chiamati età della concorrenza dove inizia la competizione fra le varie emittenti e questi cambiamenti sono strettamente correlati ai miglioramenti tecnologici fra cui il sistema che trasmette a colori e il telecomando che è uno strumento fondamentale nella storia della tv. Il telecomando è necessario quando ci sono vari canali fra cui scegliere. Un’ altra innovazione è il VCR (videoregistratore) che permette di guardare quello che si vuole quando si vuole per

svincolarsi dalla rigidità del palinsesto. Grazie queste innovazioni lo spettatore diventa protagonista. Il palinsesto diventa uno strumento di competizione e concorrenza. Durante la giornata vengono allungati i tempi di trasmissione e colonizzati tutti gli spazi della giornata. Il palinsesto diventa così a flusso ovvero senza interruzioni e vuoti dove un programma trascina l’altro senza soluzione di continuità. Questo porta ad una pubblicità diffusa (nel ’77 chiude il carosello) che diventa l’arma della concorrenza. Nascono gli spot dalla tv commerciale dove in primo piano vi è il prodotto da pubblicizzare e dilagano in tutto il palinsesto. Nella neotelevisione nascono i generi ibridi che rispondo alla necessità di inventare nuovi contenuti e riempire lo spazio televisivo che da questo periodo in avanti ha un costo. Nasce Auditel che è una società formata dai rappresentati delle grandi aziende pubblicitarie, dalle grandi aziende e dai rappresentati di RAI e FININVEST e misura il costo della pubblicità in un determinato momento della giornata e diventa l’unica modalità per definire la qualità e l’apprezzamento di un programma televisivo. Si occupa della misurazione quantitativa del pubblico televisivo allo scopo di determinare i costi della pubblicità per le aziende inserzioniste. Viene analizzato l’indice di ascolto (diverso da quello di apprezzamento). Il sistema Auditel campione statisticamente espressivo delle famiglie si basa sul meter, dove ogni membro della famiglia ha un pulsante su questo apparecchio e segnala l’ascolto e l’attenzione durante un programma ma non riesce ad eliminare la variabilità ma rileva il dato di ascolto. Questi fattori creano un sistema di fattori interdipendenti che portano alla nascita di un vero e proprio mercato. Su tutto il territorio nazionale nascono numerose emittenti private con programmazioni legate soprattutto alla commercializzazione di prodotti (es. televendite e aste) ma anche con contenuti originali che diventeranno gli antenati del branding content. La programmazione si fonda sull’intrattenimento trasversale con contenuti generalisti in grado di accontentare i gusti del maggior numero possibile di telespettatori. Nasce quindi il duopolio con la concorrenza fra pubblico e privato. Le tv private si affermano come una realtà concreta nel panorama televisivo nazionale, nei primi anni ’80 si afferma la Fininvest di Berlusconi; nel frattempo la rai ampli e rafforza la sua offerta e aumenta il numero dei suoi programmi e migliora la tecnologia, infine nel ’77 adotta il sistema del colore. STRATEGIE DELLA NEOTELEVISIONE:

  • Ridurre il rischio di insuccesso economico usando formule e programmi già andati in onda con successo in altri paesi facendo nascere la prima idea di format
  • Accentuare la componente spettacolare sia in termini di intrattenimento leggero facendo leva sull’emotività per attirare l’attenzione dello spettatore
  • Rispecchiare i valori medi della società puntando sui buoni sentimenti, sulla facilità di coinvolgimento e sul senso comune
  • Costruire una chiara identità di rete per distinguersi dalla concorrenza, per questo si punta su volti noti con personaggi amati dal pubblico con contenuti e toni riconoscibili
  • Puntare sul prime time ovvero orario di maggiori ascolti più pregiata dagli inserzionisti

puntando tutto sulla grande prima serata del sabato sera con programmi di intrattenimento con grandi personaggi e punta anche molto su talk show politico. 2004 LEGGE GASPARRI si dovevano spegnere tutte le frequenze analogiche per passare al digitale entro il 2006 (succede nel 2012). Il digitale permette la moltiplicazione dei canali e lo spettatore si trova di fronte ad un’offerta smisurata. Negli anni 2000 si moltiplicano le piattaforme, i contenuti e le possibilità di accesso, le tipologie di palinsesto e le modalità della fruizione televisiva. Auditel inizia a rilevare anche l’ascolto differito oltre a quello live. IL PALINSESTO Strumento importante in tutti i modelli di televisione (generalista, pay e streaming). Deriva dal greco manoscritto in cui la scrittura primitiva viene raschiata e sostituita da un'altra perché il suo contenuto viene modificato e corretto con continue riscritture. È un elemento instabile e multiforme e lavora su tre dimensioni:  Sintattica legata alla disposizione dei contenuti in un ordine che segue regole e strategie  Semantica legata al fatto che la disposizione degli elementi che lo compongono influenza il significato dei contenuti stessi  Pragmatica i contenuti nel palinsesto devono stabile un contatto con gli spettatori Il palinsesto è:  Macrotesto che mette insieme molti testi-programmi che creano insieme un’entità più ampia  Mosaico mette insieme contenuti fra loro diversi  Principio ordinatore regola il caos di testi diversi  Catalogo elenco ordinato di possibilità tra cui lo spettatore può scegliere  Discorso una forma di enunciazione che trasforma elementi eterogenei in aggregati dotati di senso  Strategia strumento capace di rendere stabile il legame con gli spettatori  Manuale di istruzioni una mappa per orientare le scelte in un’offerta ampia  Supermercato dove si vedono molte cose diverse in concorrenza fra loro  Strumento oggetto operativo sia per l’emittente che per il pubblico  Arma permette di operare scelte tattiche e/o strategiche  Gioco di scacchi fra varie reti  Drammaturgia il palinsesto è un racconto con personaggi, racconti e rituali  Forma di potere luogo principale dove in tv si manifesta il potere Il palinsesto è una sequenza ordinata di programmi e altri materiali (contenuto) disposti entro una griglia temporale (forma) secondo differenti logiche (editoriali, commerciali, professionali) mediante l’impiego di apposite tattiche e strategie e sulla base di obbiettivi di lungo e breve termine. I materiali di cui è composto il palinsesto sono i programmi, spazi pubblicitari e autopromo di rete. I programmi possono essere:  In studio / in esterna

 In diretta / registrati / in differita  A utilità ripetuta (seriali) / a utilità istantanea  Produzioni (anche adattamenti) / diritti (ready made) / eventi Gli spazi pubblicitari sono di diverse tipologie:  Spot durata media di 30 sec  Sponsorizzazioni ‘questo programma è offerto da ..’  Telepromozione dove il testimonial è il conduttore del programma  Televendita programma in cui vengono venduti direttamente ad esplicitamente prodotti  Product placement inserimento di un prodotto in un programma  Branded content programma costruito intorno ad un prodotto Gli autopromo di rete sono i luoghi del palinsesto in cui la rete parla di se e sono:  Promo filmato che sintetizza i contenuti di un programma che andrà in onda  Ident filmati bevi ma evocativi che ripetono i colori, la grafica, il jingle e il logo di rete e a volte anche coi volti di rete  Bumper brevi porzioni che contengono il logo e l’immagine dell’emittente, posizionati solitamente per separare il programma dagli spot e dai promo Share percentuale di spettatori che guarda un programma in un particolare momento sul totale della fascia oraria, espresso in percentuale. Il palinsesto viene presentato agli inserzionisti che decidono dove allocare le loro risorse in base allo share previsto. Il palinsesto della pay tv è diverso da quello della tv generalista. I programmi possono essere ripetuti nella giornata, i programmi durano meno rispetto alla tv generalista e i contenuti si susseguono casualmente. Le piattaforme digitali invece hanno eliminato la distribuzione producendo e mandando in onda i propri contenuti LA PRODUZIONE Fasi:

  1. Ideazione  trovare uno spunto o un idea che può essere originale o una variante di un programma già noto. L’idea deve fare i conti con alcuni paletti (budget disponibile, tempi, praticabilità e linee editoriali)
  2. Progettazione operativa  questa fase inizia mesi prima della realizzazione effettiva della produzione e comprende alcuni step fondamentali (pitch, studio di fattibilità, definizione dello staff e del budget)
  3. Preproduzione  fase di progettazione e pianificazione delle risorse umane e materiali del progetto:  Scelta dei mezzi tecnici e degli spazi (studi, sale di registrazione e di montaggio, location esterne)