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Appunti presi durante le lezioni di Letteratura Italiana 1 riguardanti il tema del viaggio e la nascita della letteratura di viaggio: tratti distintivi del genere odeporico, stilemi e topoi.
Tipologia: Appunti
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Si tratta di letteratura greca. Il viaggio di Ulisse diventa un archetipo per i greci ma anche per tutti coloro che parleranno di viaggio in futuro. L’Odissea è un’opera suddivisa in 24 libri o canti, racconta il ritorno di Ulisse che ha partecipato alla guerra di Troia. Troia è una città che è stata localizzata in Asia Minore. Tutta la Grecia, allora divisa in varie popolazioni, ognuna con il proprio comandante, organizza questa spedizione. L’odissea fa parte dei cicli dei nostoi : ritorno in greco. Erano nate delle narrazioni che raccontavano il ritorno degli eroi. Viene raccontato quindi il ritorno da Troia ad Itaca di uno dei principi degli Achei, Ulisse. Ulisse è un eroe che oltre ad avere le caratteristiche classiche degli eroi, è caratterizzato anche dall’astuzia. Sarà lui ad essere responsabile della caduta di Troia, grazie proprio al tranello del cavallo in cui i greci fingono di aver rinunciato alla guerra, lasciano un cavallo votivo, ma all’interno del cavallo erano nascosti gli eroi greci. Gli eroi greci quindi riescono ad entrare nelle mura e sconfiggere i troiani. Troia quindi viene presa non con la forza ma con l’astuzia. Questo racconto però non è contento nell’Eliade ma nell’Eneide. Nell’odissea c’è il racconto di come Ulisse partendo da Troia ritorna ad Itaca. La trama usa degli stratagemmi narrativi sofisticati: non racconta in ordine cronologico questi viaggi ma si apre la scena ad Itaca, i primi 4 libri sono chiamati Telemachia, ed il figli decide di andare alla ricerca del padre; la regga è occupata dai proci e vorrebbero la mano di Penelope—> quindi la narrazione si apre con il figlio di Ulisse che parte alla ricerca del padre per capire se sia finito in mare, o sia morto o dove si trovi. C’è un inizio con un racconto in terza persona con Telemaco che va a cercare il padre. Dal 5 libro al 12 iniziano ad essere raccontati i viaggi di Ulisse, si parte dalla penultima tappa quando Ulisse sbarca sulla’isola dei Feaci; Ulisse viene raccolto mezzo nudo, i suoi compagni sono morti, viene accolto da Nausicaa (la figlia del principe) che lo riceve a palazzo, organizza un banchetto. Durante il banchetto Ulisse inizia a raccontare la propria storia. C’è una struttura narrativa molto sofisticata con:
Ulisse che inizia a raccontare tutte le tappe Si crea un circolo e dai libri 13 fino alla fine, si racconta lo sbarco di Ulisse ad Itaca e come lui prenda possesso della situazione. Todorov (un critico) definisce l’opera “racconto di racconti”: c’è un racconto principale, ma da questo racconto principale si dà la parola ad Ulisse e quindi c’è un racconto all’intento del racconto. In realtà inoltre tante altri personaggi prendono la parola per raccontare la loro storia—> c’è un racconto pluriprospettico. E’ quindi un racconto contenitore con altri riferimenti ad altri generi letterari. L’eroe che troviamo in questo testo è un eroe nuovo perché oltre a possedere le caratteristiche classiche dell’eroe, è anche:
d’Ercole (considerate la fine del mondo conosciuto, allora esistente); arriva fino alla penisola, era quasi arrivato a casa, quando a causa dell’ira del Dio del Mare, è costretto a una serie di altre traversie.
nella zona Scandinava, nelle isole del mare del nord.
Dobbiamo pensare che comunque è un racconto di fantasia, ma per i greci il viaggio di Ulisse è l’archetipo, il prototipo del viaggio. Hartog definisce Ulisse “un viaggiatore suo malgrado” :
viaggiare, vorrebbe tornare ad Itaca ma a causa dell’ira degli dei, soprattutto Poseidone, viaggia 10 anni ma in realtà il suo viaggio dura molto non per sua volontà o desiderio ma forzatamente.
perché se Ulisse avesse avuto un viaggio semplice, veloce e lineare, non avremmo il racconto delle sue traversie—> la poesia è direttamente legata al viaggio.
l’incontro con l’altro, dei popoli diversi dai nostri.
racconta Nell’Odissea troviamo un racconto che ci permettono di capire quali sono le categorie spirituali dell’antropologia greca: attraverso la voce ed il modo di ragionare di Ulisse, capiamo qual era il modello di umanità dell’uomo greco. Alla base delle avventure di Ulisse vi è il paradigma dell’essere greco e per questo Strabone afferma che Omero è il creatore, il fondatore (archegeta) della geografia greca e quindi capiamo anche come i greci concepivano lo spazio—>Già in Esiodo vi era la distinzione tra spazio e uomini. Tramite Ulisse capiamo quindi come i greci organizzavano gli spazi. Nell’odissea troviamo la distinzione di 3 spazi:
Secondo i greci l’uomo è mortale quindi la prima distinzione tra gli uomini e le divinità è che gli uomini sono mortali mentre gli dei non muoiono. L’uomo vive nutrendosi di pane e degli animali che prima ha utilizzato per fare dei sacrifici, venerando le divinità. Gli dei invece mangiavano l’ambrosia, un cibo più elevato. Sulla base di questa visione dell’uomo
deve coltivare—> il mestiere dell’uomo è essere agricoltore e allevatore. Il suo spazio è uno spazio coltivato.
riunione e di incontro (es: agorà: piazza dove si facevano gli affari)
coltivata. Immagine: come vedevano i greci il mondo al tempo di Omero: il mondo conosciuto era dall’Asia Minore all’Africa del nord. I cimeri sono i popoli che vivevano all’estremità del mondo. L’oceano è immaginato come un fiume che circonda il mondo. La novità del personaggio: Già nel proemio abbiamo un personaggio con delle caratteristiche nuove: un personaggio ramingo, costretto a viaggiare per tornare a casa. E’ un eroe della sofferenza, che dimostra grandi capacità di sopportazione, durante tutto il viaggio manifesta la volontà di tornare a casa con la nostalgia di casa e della moglie. E’ un eroe che si ritrova a scegliere la propria condizione di mortale: calipso si innamora di lui e gli propone di rimanere con lei e non farlo invecchiare, non farlo morire ma alla fine Ulisse sceglie di tornare—> Ulisse sceglie tra vivere da uomo (dimensione del tempo irreversibile: ciò che è trascorso che non può tornare indietro, invecchiare, percepire lo scorrimento del tempo) e vivere nel paradiso naturale descritto secondo i canoni del locus amoenus, con il mito dell’eternità. —> si tratta di una scelta esistenziale
Un altra questione interessante è la falsa ospitalità che troviamo nel soggiorno presso Circe. Circe era una maga che si comporta in modo diverso sia dal ciclope che da calipso. Lei per trattenere i suoi ospiti li trasformava in porci attraverso delle erbe e una pozione. —> questo è il mondo della falsa ospitalità, dell’ospitalità che inganna. La maga Circe trattiene in una vita che è fatta di piaceri tipici, con una natura perfetta e splendente, sempre armoniosa dove non c’è nessun pericolo. La tentazione del non ritorno che Ulisse prova in questo caso riguarda un mondo di pure piacere e di divertimento, una vita finta ed artificiosa senza nessun dispiacere. Falsa ospitalità perché: la maga Circe trattiene Ulisse ed i suoi compagni in un mondo però attraverso la magia. Molti suoi compagni vorrebbero rimanere, Ulisse riesce a convincerla ad andare via. Le interpretazioni di Ulisse: Dante non si rifa all’Odissea ma si basa su un mito secondario secondo cui Ulisse una volta tornato a casa, preso dalla smania si conoscere il mondo, sarebbe ripartito con alcuni amici e avrebbe tentato di superare le colonne d’Ercole. Superando le colonne d’Ercole sarebbe stato risucchiato da un turbine del mare. l’Ulisse di Dante rappresenta il desiderio di conoscenza. Dante: il turbine ripristina l’ordine, chi presuppone di scoprire qualcosa che non ci è stato detto, vuole fare qualcosa ponendosi al di sopra della divinità. “Il folle volo”: la follia quindi riguarda superare i limiti posti da Dio ed è ciò che Dio punisce. Il fatto che il mare si chiuda sopra di lui senza lasciarne traccia fa si che venga ripristinato l’equilibrio. Constantino Kavafis Lo scopo del viaggio non è arrivare ma compiere il percorso. Non incontrerai questi mostri se tu per primo non li metti nell’anima—> affronta il viaggio della vita con un atteggiamento di apertura all’altro. Durante il viaggio prendi tutto ciò che c’è, ascolta gli odori, i profumi. Devi sempre avere in mente Itaca. Attenzione alla meta del ritorno ma goditi il viaggio anche perché senza la meta del ritorno non ci sarebbe il viaggio. Se la troverai povera non devi rimanere deluso, devi cogliere ciò che viene senza pregiudizi ne positivi ne negativi. Ciò che importa è come si affronta il viaggio
- La navigazione di San Brandano La navigazione di San Brandano è un testo anonimo, religioso e scritto nel 10° secolo. Alcuni pensano che l’autore sia irlandese perché il Santo venerato è famoso in Irlanda. Nella letteratura medievale ci si pone spesso il problema dell’autore ma nel Medioevo non è tanto importante chi ha scritto l’opera ma la finalità dell’opera. Siamo nel 10° secolo e da lì a poi ci sarà il racconto del viaggio nell’aldilà fornito da Dante che nella divina commedia racconterà ciò che ha visto nell’Aldilà. La discesa nell’Aldilà, la discesa agli inferi si chiama catabasi : questo termine era già presente nel mondo classico con Ulisse ed Enea e poi la ritroviamo in Dante. Qui abbiamo un racconto di catabasi dove però la meta è posta sulla terra: viene immaginato come un’isola in mezzo al mare. Il mare quindi viene visto come il luogo che mi serve per arrivare al paradiso. L’intento dell’opera è edificante : serve a purificare l’animo del lettore e quindi ogni tappa ed ogni viaggio in mezzo al mare serve a porre il lettore sulla retta via, rafforzando l’idea che la creazione è un’immagine di Dio che riflette la perfezione ed è motivo di gloria (motivo per il quale i monaci pregano a Dio). Gli studiosi si sono chiesti se il viaggio sia reale o immaginario: è immaginario ma forse alla base c’è stato un viaggio reale. Un altro elemento importante che riguarda il Medioevo è il fatto che l’uomo medievale non ha ben chiari i confini tra fantasia e realtà : la visione medievale è una visione per la quale c’è un osmosi continua tra fantastico, soprannaturale e reale. Per l’uomo medievale è naturale immaginare che nella vita intervengano categorie soprannaturali. Nel testo ricorrono continuamente delle citazioni implicite, dei luoghi che rimandano ai passi della Bibbia, dei profeti. C’è un’attenzione ai numeri, alla simbologia numerica; vi è una grande attenzione ai testi religiosi. Durante questo percorso si viene a contatto con frutti strani e meravigliosi ed a volte anche con animali meravigliosi come il grifone, animale fantastico e mitologico che aveva la forma di un uccello ma le zampe erano quelle di un leone. C’è anche l’incontro con il Giasconio : un animale gigante, talmente grande che tutti i monaci lo scambiano per un’isola Ci sono anche dei frutti strani e fantastici: “ frutti dal sapore del miele ” oppure dei grappoli talmente grandi che hanno dei chicchi grandi come pomi. C’è quindi questa continua sovrapposizione tra il soprannaturale ed il meraviglioso fiabesco. E’ un’opera particolare perché si unisce il mondo pagano ed il mondo cristiano: Brandano parte per esplorare e cercare il Paradiso e quindi si fondono le suggestioni del viaggio per mare con l’idea del viaggio sacro. Lo spazio San Brandano compie questo viaggio che dura 7 anni : lui compie 42 tappe e si ferma in diverse isole, in alcune isole capita 7 volte. In particolare capita nelle stesse isole in occasione di festività cristiane:
A pasqua e natale si ritrova all’isola dei montoni compiendo un percorso circolare. Di queste tappe solo 2 volte il testo ci riporta bene le indicazioni di dove si trovi bene l’isola quindi le indicazioni non ci permettono di tracciare un itinerario: l’autore vuole creare un percorso simbolico e circolare , non ha un intento geografico di scrivere l’itinerario.
È considerato uno scrittore di viaggio ed un precursore della letteratura di viaggio. Montaigne lavora a fine ‘500 ed a rigore non rientra nella letteratura di viaggio, che i studiosi fanno iniziare nel ‘700 però è considerato un precursore. Montaigne è famoso per i suoi saggi ( essai) e scrive anche un giornale di viaggio ( journal de vojage ) in Italia e per questo interrompe la scrittura dei suoi saggi. Intraprende questo viaggio tra il 1580 e 1581 e quest’edizione la ritroviamo in commercio grazie ad un Edizione Laterza di Guido Piovene —> quest’ultimo è interessato a leggere i diari di viaggio del passato perché anch’esso viaggiatore. Il resoconto del viaggio di Montaigne quindi è in quest’opera ed il primo motivo che la fa dubitare che si possa inserire a rigore di viaggio è che:
Montaigne che parla di lui in terza persona. —> questo fa ad infrangere una delle regole fondamentali dove chi scrive e chi parla devono essere la stessa persona. Il testo è interessante perché non abbiamo la possibilità di ricostruire tutta la tradizione critica perché non abbiamo il manoscritto (testo originale di Montaigne) e quindi ci basiamo sul testo stampato —> non è stato possibile quindi fare la tradizione critica (i filologi non possono considerare o osservare eventuali correzioni ecc…) Slide 2: itinerario del viaggio di Montaigne. Montaigne arriva in Italia, viaggia a Roma e anche nelle Marche. Montaigne:” non comincio il viaggio per tornare né per portarlo a termine, mi propongo solo di muovermi” : di fronte a chi lo sollecitava a non soffermarsi per arrivare alla meta, lui sostiene questo e cioè il gusto di viaggiare per muoversi, per scoprire. E’ importante il fatto che mentre mi muovo scopro qualcosa. Passaggio del testo di Montaigne curato da Piovene : è la parte in terza persona e ci mostra l’idea di viaggio di Montaigne:
Altro passaggio del testo: Edifici nuovi di Roma che lui chiama “Roma bastarda” perché sono costruiti vicino ai vecchi ruderi, facevano ricordare i nidi degli uccelli come i passeri e le cornacchie fanno nelle ruderi delle chiese. E’ affascinato dalla bellezza dei sepolcri e lo compara in altezza al colle di Borgson ( paragone dell’ignoto al noto ). Immagine dell’Italia di Montaigne Montaigne visita l’Italia da straniero e nel ‘500 l’Italia è considera la capitale, il centro della cultura nel Rinascimento. Montaigne lo considera un paese molto colorito, vitale, vivace, dove le persone si basano molto sulle emozioni e sulle percezioni fisiche ma fornisce giudizi negativi dal punto di vista culturale, soprattutto per quanto riguarda le persone. Montaigne dice che il potere è nelle mani di chi governa e per impedire alle persone una riflessione critica, si cerca di tenere la massa nell’ignoranza. Questo giudizio riguarda una cattiva gestione del potere, va a cogliere un aspetto interessante della letteratura italiana: il tasso di analfabetismo in cui versava l’Italia anche all’unificazione è un tasso altissimo dell’80%. Quindi la storia della letteratura che studiamo si rivolgeva ad un percentuale veramente bassissima (2%). Quindi Montaigne coglie questo basso tasso di alfabetizzazione della popolazione, che secondo lui è voluta proprio dal potere in modo da distrarre la massa anche con delle parate, con delle manifestazioni che creano un divertimento e distolgono dai problemi. L’altro aspetto di giudizio quindi è che secondo lui gli uomini di potere mescolano il totalitarismo con la demagogia, c’è un governo autoritario. Il paesaggio In Montaigne non sono presenti molte descrizioni, spesso utilizza il paesaggio perché gli è funzionale a descrivere un’opera umana o una scena. In particolare anche nella descrizione della natura egli ama la natura lavorata e abitata , non gli interessa la natura selvaggia. Lo interessa quindi più una coltivazione, più che un bosco ad esempio. E’ interessato al paesaggio come traccia dell’umano. Un altro aspetto interessante è che non solo non si sofferma sulla natura incontaminata ma non è attratto dalla natura del paesaggio raccontato dal negromantici (paesaggio in tempesta, mare in tempesta, dirupo…)—> non è interessato all’aspetto del malinconico, del sublime, che invece sarà una fonte attrattiva per gli autori romantici. Passaggio i cui troviamo l’aspetto della natura lavorata: Egli è attento a descrivere le consuetudini, come vengono allevati gli animali e la cucina con un paragone con la Francia. Egli è entusiasta che l’uomo sia riuscito ad intervenire nella natura, lo capiamo dagli aggettivi usati Montaigne è attratto moltissimo dalla varietà, dal fatto che si vedano dei campi coltivati, intramezzati dalla montagna che sale, sai paesaggi che indicano la parte più selvaggia, “gli Appennini severi”. L’aspetto interessante di Montaigne è l’ atteggiamento nuovo del viaggiatore che lo porta ad una curiosità intellettuale verso tutto ciò che possa osservare, che gli possa capitare. E’ anche affascinato dalla diversità delle usanze, è incuriosito dal modo diverso che i popoli hanno di ragionare e comportarsi. Montaigne da viaggiatore, anche quando fa i paragoni, non mostra mai un atteggiamento di superiorità intellettuale e spesso si riferisce in maniera negativa anche a dei connazionali che viaggiano e si lamentano di non trovare in quel paese quello che c’è nel proprio paese d’origine. Inoltre Montaigne sollecita, ha un’attitudine di uniformarsi agli usi del paese, cercando di abbandonare il proprio punto di vista. Secondo lui il viaggio serve proprio per eliminare il pregiudizio, conoscere l’altro e l’alterità.
Un testo interessante sotto questo profilo è il racconto di Marco Polo che si colloca in un periodo vicino a Dante e in un periodo in cui viene innovata grazie a lui la visione dell’Oriente. Infatti fino a questo momento l’Oriente viene immaginato come “ orizzonte onirico ” cioè come un mondo che non è conosciuto perché mancano delle esplorazioni che forniscano delle conoscenze a supporto di questo mondo lontano. L’oriente quindi è l’oggetto del sogno, l’oggetto dell’evasione. Per esempio il mondo Indiano viene considerato un mondo di fantasia, ricchezza, libertà da quelli che erano dei tabù in Occidente molto forte. Questa visione ritornerà ad inizio 800 o 700 con pittori molto famosi con Van Gogh e Gaugain con la visione dell’Oriente come luogo proibito e liberazione dai tabù. In questo periodo comincia ad emergere delle ragioni pratiche (economiche e religiose) che spingono a conoscere l’Oriente. A livello religioso, attraverso le crociate, si viene in contatto con popolazioni che appartengono a religioni diverse.Con le crociate ci si rende conto che esiste un mondo molto vasto, che non appartiene alla religione cristiana quindi vi è una quantità di popolazione enorme che deve essere convertita. Ci si rende conto anche che questo mondo ampio è una zona nuova, fertile, per instaurare nuovi commerci. Nel basso Medioevo ci si rende conto che c’è una parte del mondo inesplorata che può esse un bacino interessante dove si ha un interesse religioso (zona da convertire) ma anche a livello commerciale. In questo contesto quindi alcuni mercanti iniziano ad esplorare l’Oriente che producono una serie di scritti. Si passa quindi da una visione dell’oriente come favoloso, onirico ad una visione più pragmatica (iniziano ad arrivare notizie più concrete che sono inserite nei racconti di questi mercanti). Da un Oriente sognato, immaginato e misterioso si passa ad un Oriente pragmatico che si cerca di conoscere perché la finalità non è più avere un luogo dal quale evadere ma un luogo in cui servono delle notizie. Il racconto di Marco Polo è il resoconto del viaggio che egli compie in Oriente con il padre e lo zio e dove rimane per 25 anni. E’ un opera che sfugge dalle classificazione dei generi letterari perché da una parte redige una cronaca ma vengono descritti anche i luoghi, ha qualcosa del romanzo di avventure perché anche se Marco Polo giura di raccontare solo ciò che ha visto, inserisce anche degli aspetti favolosi, inserisce anche aspetti del manuale di mercatura (moneta da utilizzare, dove fermarsi..), c’è anche una trattazione diplomatica poiché entra in contatto con personaggi politici famosi e c’è anche l’aspetto religioso poiché si concentra anche sulla fede di questi popoli. Quest’opera è particolare sotto il profilo del genere letterario poiché nasce dalla collaborazione tra Marco Polo e Rustichello da Pisa. Questi due personaggi si ritrovano in carcere (marco polo viene incarcerato per una contesa tra Genova e Venezia), Marco Polo racconta i viaggi che ha compiuto a Rustichello da Pisa che li mette per iscritto. L’opera quindi non viene scritta in prima persona ma in terza persona. Inizialmente l’opera è scritta in francese ed è stata poi tradotta in volgare italiano. Di quest’opera non abbiamo il manoscritto originale quindi non abbiamo la filologia La prima edizione critica arriva molto tardi, nel 1928 e viene curata da Benedetto Foscolo. Il titolo : Conosciamo quest’opera con il titolo “ Il milione ” ma in realtà l’opera girava con altri titoli, come “Du visamànt du monde”, al quale poi si è importo il milione. Marco Polo presenta il suo testo come un testo dove riporta solo ciò che ha visto, fa professione di autenticità ; in realtà vedremo che ci sono degli elementi favolosi. Però la novità nel suo approccio è che cerca di riferire sempre la fonte e cerca di distinguere ciò che ha visto da ciò che gli è stato riferito.
Nell’opera troviamo una mescolanza di elementi realistici (a volte Marco Polo è molto attento a descrivere degli elementi di pericolo passando in una zona, in una zona magari dice che non ci sono appoggi di ristoro…); dall’altro lato vi sono anche elementi favolosi. L’elemento soprannaturale favoloso interviene anche sul suo collaboratore che forse ha rielaborato qualche elemento poiché scriveva poemi cavallereschi. La novità di quest’opera è che anche l’elemento soprannaturale è sottomesso all’ esigenza etnografica cioè di conoscenza del popolo. La finalità quindi non è più esplorare la finalità edificante o di evasione dal fantastico ma la finalità è quella di conoscere al popolo. Già nel prologo viene presentata l’opera (expositio: parte classica dei poemi): preannunciare l’argomento che si sarebbe dovuto affrontare. Si presentano quindi gli autori, l’opera è frutto dei due autori, si spiega la circostanza della composizione e si mette subito in rilievo che si tratta di un racconto straordinario : da una parte è un racconto veridico ed un testo straordinario.
- Passaggio dei tre Magi - Capitolo 30/ Si riprende un elemento più o meno fantastico e si va a raccontare la patria de Re Magi. Quindi c’è sia il fantastico sia gli elementi religiosi. Parla della Persia che è la città d’origine dei Magi. Vengono ripresi i loro nomi della tradizione però è poco probabile che dopo tutti questi secoli siano assolutamente intatti (viene detto che hanno ancora i capelli…). Il bambino appena nato prende il regalo dei Re Magi e lui stesso fa loro un regalo (poco realistico). I re magi aprono il dono e trovano una pietra che viene interpretato da loro come simbolo di fermezza nella religione. C’è sempre l’accento sul meraviglioso, ma alla fine si racconta che ciò che è l’oggetto del racconto, l’origine dei re Magi e la città dove sono sepolti, c’è un pozzo con un fuoco che non si spegne mai perché deriva dalla pietra che è stata regalata da Gesù a loro e messa nel pozzo. Si rivendica spesso la veridicità di quanto detto, gli abitanti della contrada hanno raccontato quest’accaduto ma questo è vero “è veritade”: si tratta di un’esperienza straordinaria ma autentica. - Palazzo del Gran Can - Capitolo 83 C’è la descrizione del palazzo di questo sovrano orientale. E’ un palazzo composto da varie sezioni, vengono descritte in modo concreto le misure e tutti gli attrezzi. In seguito cerca di fornire dettagli per farci capire la magnificenza di questo palazzo “più grande mai visto”. La grandezza del palazzo deriva dalla qualità del materiale. Da una parte c’è l’attenzione a mettere in evidenza il fantastico, il fantasmagorico, dall’altra parte si fa rendere conto della grandezza del palazzo anche con le misure e la descrizione di ciò che si è visto senza giudizi se non per mettere in evidenza la grandiosità e la ricchezza. - Descrizione di costumi strani - Pag. 144 Questa provincia è stata devastata dal Gran Can, si trovano molte rovine e si riporta l’usanza dei mercanti che per proteggersi dagli animali selvatici accendono dei falò di cui le bestie hanno paura. Manuale di mercatura, fornisce la notizia pratica : per 20 giorni non troverete nulla, non vi potrete appoggiare. In questa zona la moglie viene scelta tra le più “esperte” cioè quelle che sono state con più uomini però visto che è una zona selvaggia ma allo stesso tempo battuta dai mercanti, venivano esibite per strada e quelle che ricevevano più gioielli erano quelle che si sposavano e significava che erano state con più uomini (bisognava avere 20 collane per essere sposate). Questo è un popolo che vive di ciò che da la terra. Marco Polo si astiene da commenti moralistici, non fa paragoni, cerca piuttosto di fornire un resoconto oggettivo.
Il pellegrinaggio è nel Medioevo un’esperienza fondamentale nella vita di una persona; esperienza compiuta almeno una volta nella vita è anche un evento attorno a cui ruota l’economia di una località e un paese. Il pellegrinaggio di solito veniva compiuto per andare in un luogo santo, un centro di devozione, di solito legato alla figura di Cristo o ad un Santo. Di solito veniva compiuto o come esperienza spirituale e maturazione religiosa o anche come penitenza (per espiare una colpa), veniva fatto un voto e per tenere fede al voto esaudito si compiva il pellegrinaggio. Gli itinerari di pellegrinaggio :
Si creavano degli itinerari che univano la destinazioni ai vari luoghi di viaggio; di solito questi percorsi nascevano collegando altri luoghi sacri (es: il pellegrino che doveva andare a Santiago di fermava in altri monasteri o luoghi spiritualmente importanti). L’esperienza era importante a livello religioso ma era un vero e proprio business: i pellegrini, come in parte anche oggi, per arrivare al luogo di pellegrinaggio dovevano percorrere un tragitto lungo e alloggiare in punti di ristoro durante la strada. Quindi si scatena una vera e propria guerra tra luoghi santi e monasteri che volevano essere inseriti negli itinerari di pellegrinaggio—> uno dei fattori che attirava di più era ospitare delle reliquie (es: richiamo alle novelle di Boccaccio/Frate Cipolla). Intorno al pellegrinaggio nasce quindi anche un commercio, un contorno economico rilevante. Nascono quindi delle guide di viaggio che erano rivolte ai viaggiatori: l’intento di questi libri di viaggio era fornire le indicazioni ed i suggerimento sul percorso da seguire ma anche preparare il pellegrino a livello spirituale (ad esempio si riportavano informazioni sulla vita del Santo al quale si voleva chiedere l’intercessione). Le guide si possono catalogare in base agli itinerari, a poco a poco si specializzano e non riguardano più il pellegrinaggio in generale ma il luogo di pellegrinaggio.
Giacomo di Compostela” di Viellilard
L’idea è che oltre all’esperienza del pellegrinaggio si compia anche la lotta contro gli infedeli. I pellegrinaggi continuano anche dopo la conquista di Gerusalemme e delle crociate. In queste guide e negli scritti di viaggio, spesso il racconto si deve a degli agiograf i: scrittori alla quale dobbiamo la scrittura della vita dei santi. Il genere del racconto di viaggio subentra a partire dal ‘300—> il lettore è interessato nel senso di avventura. Il viaggio quindi attrae perché è un’esperienza avventurosa, intrigante e che appassiona. Dobbiamo distinguere le guide di viaggio dai racconti medievale. Quando il pellegrino racconta il viaggio, all’inizio del lavoro pone la giustificazione : spiega che il motivo per il quale scrive l’opera è far conoscere i luoghi, si rivolge al lettore come un suo pari (il lettore è colui che svolgerà il viaggio in futuro)—> l’autore scrive affinché l’esperienza possa servire al futuro pellegrino. C’è anche un altro scopo secondo la concezione medievale: anche se il lettore non potrà svolgere personalmente il viaggio, magari per impedimenti fisici, sarà comunque santificato—> anche il viaggio compiuto attraverso la lettura è un vivere l’esperienza religiosa, seppur in modo indiretto. C’è anche il pellegrinaggio per commissione: il voto, la santificazione, veniva fatta sotto riscatto di denaro (se una persona non poteva compiere il viaggio pagava qualcun altro che lo compisse per lui).
All’invio la narrazione è impersonale , da quando nel ‘300 inizia a maturare questo gusto per la lettura come avventura, prevale il racconto personale e rispecchiano l’individualità del pellegrino. Gli autori di questi testi spesso sono dei chierici, che hanno quindi diverse funzioni, ma anche dei semplici frati o sacerdoti. Dopo la prima crociata il viaggio di unisce al viaggio del cavaliere. I figli non primogeniti venivano destinati alla carriera religiosa o alle armi e quindi ottenevano il titolo di cavaliere che aveva sia il ruolo di difendere la patria ma anche un titolo religioso per difendere gli oppressi. Lo scritto di viaggio cambia in base alla cultura dell’autore (sia chierici che monaci sono persone colt)—> chi riesce a compiere il viaggio è colto. Principio dell’auctoritas : utilizzo di fonte anteriori e citazione di queste fonti perché è importante sempre far riferimento ad una guida consacrata. Perché nel medioevo uno dei principi più importanti era l’idea che tutto ciò che si doveva sapere è stato svelato e quindi ci si deve rifare ai testi religiosi e sacri, ed eventualmente ai classici. Come si scriveva? A volte si scriveva prendendo degli appunti e poi rielaborando gli appunti; a volte invece si scriveva a memoria—> procedimento che vuole assicurare al lettore maggiore attendibilità e precisione. A volte lo scritto del viaggiatore segue l’itinerario del pellegrinaggio, a volte si segue una modalità cosmografia : si descrivono i luoghi per creare una sorta di gerarchia (si procede ad esempio per ordine d’importanza).
- Le illustrazioni E’ abbastanza raro che ci siano delle illustrazioni, pochi testi sono correlati da illustrazioni o miniature; queste subentrano invece a partire dal 15esimo secolo dove si cerca di inserire una documentazione che comprenda dei disegni che l’artista ha cercato di fare o si è fatto fare per documentare. Nello stesso periodo si iniziano ad inserire delle carte geografiche, la scienza della cartografia matura e inizia ad esserci un interesse per la ricostruzione più precisa del luogo. Questi testi presentano anche dei problemi filologici cioè esistono delle prime edizioni e delle riedizioni, spesso non conosciamo il testo originale che è stato poi copiato. Gli incunabili sono i primi testi a stampa, che però si modellavano sui primi testi scritti. I racconti di pellegrinaggio possono essere interessanti sotto vari profili:
—> opere che possono essere lette sotto diversi punti di vista Importanza, interesse storico dei testi perché:
Frase importante di un religioso, Guglielmo Adam, dove si afferma questo in una delle guide: “ Noi che siamo i veri cristiani siamo solo la ventesima parte del mondo” : consapevolezza nuova e moderna che riguarda il fatto che coloro che si arrogano il diritto di essere i cristiani, sono in realtà una parte minoritaria. Guglielmo Adan si rende conto che non c’è solo Roma o l’Italia ma che ci sono cristiani in altre parti del mondo che professano la religione già da molto tempo. (Noi che ci riteniamo i cristiani “originali”, siamo solo una parte del mondo). Questa frase è importante per analizzare l’atteggiamento nei confronti del diverso: esotismo. L’uomo medievale ha un atteggiamento curioso e simpatetico, c’è un atteggiamento moderno di apertura all’altro, confronto con il diverso e questo permette di mettere in discussione il bagaglio culturale del quale si è portavoce. —> atteggiamento di grande apertura rispetto al quale quello che consociamo dell’altro ci mette in discussione, anche rispetto al nostro ruolo.
E’ interessante vedere in contrapposizione e in paragone il viaggio di Dante e di Ulisse: Il viaggio di Dante è voluto da Dio, invece il viaggio di Ulisse, viene reinterpretato da Dante facendo una versione minore del mito secondo la quale Ulisse dopo essere tornato a casa, sarebbe ripartito con alcuni compagni per esplorare i confini del mondo conosciuto. Ulisse ha esortato i compagni a compiere questo viaggio, anche di fronte ad un momento di sconforto fa riferimento all’essenza dell’uomo che è ricerca ed amore per conoscenza—> questo è il personaggio che Dante inventa. Qui Dante, attraverso questa visione, propone una lettura estremamente moderna: idea di conoscenza come scoprire qualcosa di nuovo. Scoprire qualcosa di nuovo, nel Medioevo, significava mettere in dubbio l’auctoritates. Passate le colonne d’Ercole dal mare si è lavato un mulinello che ha risucchiato la barca. Il mulinello, questo vortice rappresenta la volontà di Dio che punisce questo gesto di infrazione ed il mare si richiude come prima, come se questo gesto non fosse mai accaduto. Cosa ne pensa Dante autore del personaggio? Dante autore come quella che era la visione del tempo, crea questo personaggio di straordinaria umanità. Come uomo del Medioevo Dante lo condanna, lo punisce (Ulisse viene risucchiato), dall’altro Dante ascolta contrapposto queste parole. Dante lo presenta come una figura che ammira. Ammirazione e condanna di Dante per Ulisse. Il poema assume una valenza catartica, di purificazione perché dante quando tornerà dovrà raccontare quello che ha udito e visto, a vantaggio di coloro che non hanno potuto compiere questo viaggio. Il viaggio di Dante dà l’opportunità di vedere molti personaggi contemporanei che mette in scena: attraverso questi personaggi fa una critica alla società soprattutto al papato che dovrebbero guidare la società ma non stanno assolvendo al loro ruolo. Non c’è solo la condanna, ogni canto rappresenta una diversa condizione:
un’utopia. Specie di Roma celeste
per uscire dall’errore sia a livello personale che sociale. Il viaggio di Dante è un viaggio ascensionale : prevale la prospettiva verticale (dalla Terra a Dio, dalla caduta al riscatto).
La letteratura di viaggio conobbe una grande fioritura nel Settecento, per una serie di elementi legati alla trasformazione culturale e della mentalità che chiamiamo Illuminismo. In tutti questi periodi vi è una grande attenzione alla formazione. Infatti si ritiene che formandosi si svilupperanno delle generazioni nuove e quindi c’è questa spinta al miglioramento. Il viaggio in questa ottica e in questa valorizzazione alla formazione, viene concepito come un completamento esperienziale di quello che è lo studio teorico: viaggiando si possono conoscere dal vivo i costumi, le abitudini e gli usi di altri popoli ciò conferisce anche maggiore apertura mentale. E’ anche interessante che la valorizzazione del viaggio rientri in una nuova attenzione per il paesaggio e l’ estetica (dottrina e sensibilità). Nasce anche il movimento del sensismo che si basa sul fatto che la sensazione è alla base di tutto, anche dell’arte; in particolare tutto ciò che riguarda l’uomo è ricondotto alla sensazione come principio fondamentale della conoscenza, che spiega anche i fenomeni spirituali (anche il piacere che si prova ammirando un’opera d’arte, ha la radice nella sensazione). Secondo questi teorici ciò che produce piacere deriva dalla varietà degli stimoli mentre la sensazione omogenea e ripetitiva provoca noia. Quindi c’è attenzione all’arte, al paesaggio e il viaggio è valorizzato in funzione di questo. Nasce una società di viaggiatori, che non corrisponde ad una classe sociale precisa ma implica il fatto che aderiscono a questa usanza una serie di personaggi e esponenti di classi sociali elevate. Si crea come un circuito di viaggiatori ed una delle usanze che nasce in questo periodo è il Grand Tour. Il Grand Tour era un viaggio riservato ai ceti alti, ai rampolli che alla fine del loro percorso di studi trascorrevano alcuni anni compiendo un viaggio all’ estero. In questo viaggio visitavano le principali capitali europee e le principali città italiane. Per i nobili che venivano da altri paesi infatti l’Italia era una tappa “obbligata” perché le città d’arte erano state dei modelli, e diventa una civiltà idealizzata. I nobili italiani invece a volte completavano la conoscenza del bel paese (es: Alfieri si reca nel sud Italia in quanto viveva nel nord Italia) ma sicuramente erano interessati a creare un circuito europeo e quindi sicuramente le città della Germania e della Francia erano importanti. I mezzi di trasporto Si viaggiava attraverso delle carrozze che a volte venivano anche condivise per dei tratti di strada. Goethe, Viaggio in Italia Oltre alle altre opere, quando Goethe era un autore affermato a livello europeo, decide di intraprendere un viaggio in Italia tra il 1786 ed il 1788. Egli pubblica la prima parte nel 1816 ricostruendo il viaggio e basandosi su diari e delle lettere che rivolge alla signora Von Stein, a Herder ed agli amici. Quando arriva in Italia era già un autore famoso. La redazione dell’opera è legata ad un desiderio di non lasciare nell’oblio questi anni (funzione della scrittura che ci permette di avere una traccia della memoria) ma anche perché aveva da tempo progettato di scrivere un’ autobiografia. Il viaggio per lui è legato ad una serie di motivazioni personali :
precettore ma stava incominciando ad avere una certa insofferenza nei confronti degli incarichi attribuiti dal duca Karl August
Italia. Approfitta quindi di un momento in cui soffre nell’ambiente in cui si trovava per partire. Itinerario
Testo : passaggio che riguarda Napoli, dove ha anche l’occasione di assistere all’eruzione del Vesuvio Marzo 1787
organizzarsi per poterla vedere; dimostrazione di un viaggiatore curioso.
volte d’un fenomeno, ma il suo vero carattere non si percepisce che vedendolo nell’immediata realtà”. Testo : passaggio che riguarda il secondo soggiorno a Napoli. Interessante per la descrizione di Napoli 3 Marzo
allontanarsi dalla loro città.
proprio sogno.
Testo : passaggio che riguarda la popolazione napoletana. Affronta il luogo comune di Volckmann secondo cui Napoli è abitata da sfaccendati. 28 maggio
Infatti si è proposto di osservare la popolazione napoletana, di vari classi sociali.
prospettiva differente prendendo come riferimento la popolazione del nord che in realtà lavora tutto il giorno.
da solo.
quanto vi è meno simulazione, meno maschera.
bambini, i quali trovano anche loro qualche piccola occupazione.
cucine delle città in campagna proprio per essere riutilizzato.
pregiudizio deriva dal fatto che si abbia la concezione che bisogna lavorare tutto il giorno. Testo : focus sul popolo minuto. Goethe descrive in maniera esaltata Napoli ed i napoletani La natura Goethe si sofferma anche sulla descrizione della natura. Secondo la visione dell’epoca, vi era una grande attenzione per l’ osservazione scientifica. La natura quindi non viene più mitizzata, è una natura che viene studiata nella sua concretezza, nei suoi aspetti precisi. L’uomo dell’illuminismo e così Goethe ritengono che l’arte sia uno dei modi di rapportarsi alla realtà e di studiarla, ma la conoscenza di un luogo comprende anche l’osservazione del costume e la scienza. Vi è quindi un desiderio di conoscere un luogo nella sua globalità. Testo : passaggio per la descrizione dell’orto botanico di Padova. Si passa da una descrizione attenta e precisa riferita alle coltivazioni ed anche alle usanze, fino alla descrizione delle opere d’arte e della popolazione. Vi è quindi un’attenzione all’approccio globale del luogo che si va’ a visitare.
La “Vita” di Alfieri è un’opera tra la letteratura di viaggio e un’autobiografia. Alfieri racconta la sua vita ed il racconto del Grand Tour occupa una vasta sezione quindi non è un’opera che possiamo collocare esclusivamente nella letteratura di viaggio. Alfieri comincia a scrivere l’opera quando si trova a Parigi ma la pubblica postuma. Quando Alfieri inizia a lavorare su quest’opera aveva già scritto testi di tipo autobiografico egli infatti è un autore piuttosto “egocentrico”, impegnato su di sé ed infatti anche nelle tragedie infonde il proprio io. L’opera è divisa in 4 epoche:
Queste 4 sezioni fanno parte del primo blocco della vita, che sono dalla nascita al 1790. In seguito scrive una seconda parte riferita al tempo in cui sta vivendo. Egli scrivendo da anziano la propria vita, sistema gli avvenimenti alla luce di alcuni momenti che ha vissuto. Per esempio egli si avvicina all’arte ed alla letteratura non subito e studia gli autori della letteratura italiana da autodidatta, solo quando è già maturo. Quando decide di avvicinarsi alla letteratura ed alla tragedia, riscrive tutto ciò che lo ha preceduto proprio come una vocazione. Applica quindi il modello della vocazione religiosa, rivede tutti gli avvenimenti alla luce di tentativi inesausti che lo hanno condotto poi alla meta. La storia della sua vicenda artistica si trova proprio al centro dell’opera. Questo ci fa capire che l’opera è studiata anche dal punto di vista architettonico. Infatti quando si parla della conversione all’arte, la parola “ conversione ” ha un’unica occorrenza (le volte in cui una parola è presente in un testo). Un’unica volta questa parola, che si usa in ambito religioso ma che lui usa per la sua conversione all’arte, viene utilizzata e corrisponde proprio al centro dell’opera. In tutta l’opera si delineano gli obiettivi dell’io:
Gli interessa lasciare una traccia, che la sua opera venga ricordata. Si rivolge alla tragedia poche rivede in essa un tipo di opera che lo può portare alla gloria. Egli descrive la sua vita come un percorso pieno di ostacoli, i quali però rendono il proprio percorso ancora più eroico. Egli si concentra molto sull’effusione del proprio io e dei propri sentimenti. Spesso infatti descrive la propria inquietudine ed insofferenza nei confronti del viaggio. Egli durante il viaggio si è sentito trasportare da una specie di febbre che lo costringeva a muoversi costantemente, passando da una meta all’altra convinto che la seguente meta gli avrebbe conferito serenità e pace. Alla luce della rilettura degli avvenimenti della sua vita questo rappresentava un segnale non di inquietudine di raggiungere la propria meta ma bensì un’ansia esistenziale di trovare qual era la meta della sua esistenza. Tutto è descritto come la storia di una carriera religiosa, egli a volte è avvicinato da premonizioni o segnali profetici dove gli viene indicato che ha una strada da cercare e da percorrere. Egli infatti dedica molta attenzione alle delusioni che si sono verificate: gli amori infelici, gli interessi che prima aveva e come prima aveva disprezzato la letteratura mentre poi se ne appagherà. Proprio perché stende quest’opera alla fine, conferisce a tutti gli avvenimenti un’aurea idealizzante e quindi seleziona solo ciò che è importante e opera una memoria selettiva.