Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


appunti lezione 9 filosofia del linguaggio 1 Francesco Ferretti, Appunti di Filosofia del Linguaggio

appunti nona lezione di dieci, Ferretti, 2021

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 23/02/2022

iman-bamous
iman-bamous 🇮🇹

4.6

(51)

21 documenti

1 / 6

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Roma 30/03/2021
Secondo Gehlen la nostra natura biologica è manchevole, per questo sentiamo necessità di creare la
cultura; attraverso la cultura noi facciamo fronte alla manchevolezza del nostro equipaggiamento organico.
La “seconda natura” a cui fa riferimento Gehlen nella slide è la cultura.
Anche Gertz pensa che siamo manchevoli, ma pensa che è ciò che impariamo - e non l’abilità ad imparare
(che potrebbe essere determinata a livello biologico) – a distinguerlo dai non-umani (animali).
-Se tutto ciò che conta è ciò che apprendiamo, la cultura, le lingue che parliamo, e se non c’è bisogno di una
facoltà del linguaggio – xk ci porterebbe al “mito degli universali”, ossia qualcosa che nella biologia degli
esseri umani caratterizza il linguaggio – allora la domanda è:
Come deve essere fatta la mente per autori come Gehlen e Gertz (che sono relativisti o deterministi) ?
È una mente povera, incompleta, simile alla tabula rasa.
-Per Chomsky, Fodor e Pinker la risposta è la mente modulare (ossia un sistema di elaborazione, ognuno
adibito ad un compito particolare)
LA MENTE ESTESA (extendend mind) presente nel secondo capitolo del secondo libro
L’idea della mente estesa è che le cose piu importanti della mente umana non stanno dentro la scatola
cranica , ma si estendono fuori tale scatola, xk noi (secondo alcuni autori che ora vedremo) abbiamo una
serie di protesi esterne sui quali appoggiamo il carico dei nostri pensieri:
per esempio, abbiamo una serie di protesi artificiali come nella foto della slide in cui c’è pc, cel, libro ec, che
ci fanno pensare che senza l’ausilio di questi oggetti esterni sarebbe debole.
La mente quindi è povera al suo interno e ha bisogno di supporti esterni per poter funzionare
Andy Clark afferma che siamo dei ciborg naturali, senza nemmeno l’ausilio di supporti esterni e questo xk è
la lingua che parliamo a renderci ciborg; noi troviamo completezza con la lingua, ma la lingua è qualcosa
di esterno a noi, appartiene ai parlanti e non è la facoltà del linguaggio interna.
La mente è un qualcosa su cui appoggiamo i pensieri.
Domande che si pone il prof:
Funziona spostare fuori di noi tutte le cose che riguardano il linguaggio? Funziona l’idea che le lingue siano
qualcosa di esterno all’essere umano? Se uno dovesse individuarle, dove stanno le lingue?
Le lingue stanno nella comunità dei parlanti, e quando le impariamo facciamo nostro qualcosa di esterno a
noi.
Funziona l’idea di Ghelen di sostenere che noi siamo incompleti, e solo la cultura ci rende davvero
completi? Funziona questa ipotesi?
- Gli autori che spingono sul fattore esterno dell’individuo, devono avere una teoria forte
dell’ apprendimento , e l’idea che tutto venga appreso – paradossalmente – non ha una teoria di supporto.
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica appunti lezione 9 filosofia del linguaggio 1 Francesco Ferretti e più Appunti in PDF di Filosofia del Linguaggio solo su Docsity!

Roma 30/03/ Secondo Gehlen la nostra natura biologica è manchevole, per questo sentiamo necessità di creare la cultura; attraverso la cultura noi facciamo fronte alla manchevolezza del nostro equipaggiamento organico. La “seconda natura” a cui fa riferimento Gehlen nella slide è la cultura. Anche Gertz pensa che siamo manchevoli, ma pensa che è ciò che impariamo - e non l’abilità ad imparare (che potrebbe essere determinata a livello biologico) – a distinguerlo dai non-umani (animali). -Se tutto ciò che conta è ciò che apprendiamo, la cultura, le lingue che parliamo, e se non c’è bisogno di una facoltà del linguaggio – xk ci porterebbe al “ mito degli universali ”, ossia qualcosa che nella biologia degli esseri umani caratterizza il linguaggio – allora la domanda è: Come deve essere fatta la mente per autori come Gehlen e Gertz (che sono relativisti o deterministi)? È una mente povera, incompleta, simile alla tabula rasa.

  • Per Chomsky, Fodor e Pinker la risposta è la mente modulare (ossia un sistema di elaborazione, ognuno adibito ad un compito particolare) LA MENTE ESTESA (extendend mind) presente nel secondo capitolo del secondo libro L’idea della mente estesa è che le cose piu importanti della mente umana non stanno dentro la scatola cranica , ma si estendono fuori tale scatola, xk noi (secondo alcuni autori che ora vedremo) abbiamo una serie di protesi esterne sui quali appoggiamo il carico dei nostri pensieri: per esempio, abbiamo una serie di protesi artificiali come nella foto della slide in cui c’è pc, cel, libro ec, che ci fanno pensare che senza l’ausilio di questi oggetti esterni sarebbe debole. La mente quindi è povera al suo interno e ha bisogno di supporti esterni per poter funzionare Andy Clark afferma che siamo dei ciborg naturali , senza nemmeno l’ausilio di supporti esterni e questo xk è la lingua che parliamo a renderci ciborg; noi troviamo completezza con la lingua , ma la lingua è qualcosa di esterno a noi , appartiene ai parlanti e non è la facoltà del linguaggio interna. La mente è un qualcosa su cui appoggiamo i pensieri. Domande che si pone il prof: Funziona spostare fuori di noi tutte le cose che riguardano il linguaggio? Funziona l’idea che le lingue siano qualcosa di esterno all’essere umano? Se uno dovesse individuarle, dove stanno le lingue? Le lingue stanno nella comunità dei parlanti, e quando le impariamo facciamo nostro qualcosa di esterno a noi. Funziona l’idea di Ghelen di sostenere che noi siamo incompleti, e solo la cultura ci rende davvero completi? Funziona questa ipotesi?
  • Gli autori che spingono sul fattore esterno dell’individuo, devono avere una teoria forte dell’ apprendimento , e l’idea che tutto venga appreso – paradossalmente – non ha una teoria di supporto.

Questi autori, che sostengono quanto detto poc’anzi, non hanno mai studiato la mente umana; nelle loro teorie non c’è nessuna descrizione di come funziona l’apprendimento, di cosa significa apprendere. E ciò diventa problema in cui nel terzo capitolo ci permetterà di vedere le difficoltà. Il primo capitolo= innatismo Il secondo= apprendimento; vengono presentati i modelli dell’innatismo e dell’apprendimento Terzo capitolo= critiche dove il prof argomenta il motivo per cui non da ragione né agli innatisti nè ai culturalisti ; gli innatisti xk studiano solo la mente e non le lingue (ossia il prodotto sociale di quello che fanno); i culturalisti non spiegano però cosa avviene dentro all’individuo (e in particolare ciò che avviene nella testa), parlano del linguaggio ma senza avere nessun modello dell’architettura psicologica umana (di come è fatta la nostra mente). Non si può parlare dell’apprendimento senza avere una teoria dell’apprendimento (apprendo, si, ma come? In che modo si apprende?). Se si ha in mente la tabula rasa (emblema della teoria dell’apprendimento), la tabula rasa non apprende: se noi davvero fossimo una tabula rasa non potremmo apprendere nulla; per apprendere servono strutture dell’apprendimento. Neotenia= periodo in cui i cuccioli umani devono apprendere xk manchevoli; Gli animali invece nascono già completi, con artigli eccetera, mentre l’essere umano come sopperisce al fatto di non avere artigli? Con le armi, che deve imparare a fare; noi veniamo riempiti dalla cultura attraverso il linguaggio. Differenza tra comportamentisti e culturalisti=

  • i comportamentisti sono psicologi , studiano come è fatta la mente, e x loro la mente è lo schemastimolo risposta ”, e tale schema da conto all’apprendimento , e tale schema vale sia x la cultura che per il linguaggio che x qualsiasi altra cosa. C’è poca differenza per il prof tra gli uni e gli altri xk Entrambi fanno riferimento a 2 cose importanti:
    1. La mente è povera alla nascita , e tutto dipende dall’apprendimento ; -I culturalisti privilegiano l’idea che è la cultura riempie le nostre menti Ma come fa ad essere così povera la mente se riesce ad apprendere la cultura? Sostenendo la povertà della mente si rischia di non riuscire a spiegare l’ apprendimento ; e per la variabilità culturale servono delle menti estremamente flessibili , e la flessibilità necessita di menti ricche.

Nel libro si mostra che in realtà questa duplice rappresentazione dello spazio è presente nel nostro cervello. Allocentrico ed Egocentrico sono 2 modi distinti di rappresentazione dello spazio che due famiglie di sistemi cognitivi nel nostro cervello mettono in atto : l’ippocampo (struttura cerebrale profonda sotto i lobi temporali), è un sistema che rappresenta lo spazio Allocentricamente. Il fatto che nel nostro cervello ci sia questo duplice aspetto mostra che è vero che c’è una duplicità culturale , ma queste culture diverse non fanno che sostanziare una diversità che c’è gia nel nostro cervello. Questo, per il prof significa che la diversità culturale non basta a sconfessare il ruolo della biologia. Quando facciamo le mappe mentali (per es quando ci chiedono come si arriva in un posto che conosciamo), il nostro ippocampo è in funzione, ed è un modo Allocentrico. Quando percorriamo la strada, invece, mettiamo in atto prospettive Egocentrice. X il prof la questione dello spazio è molto importante xk è una prova che la variabilità culturale (e ha ragione Levinson nel sottolinearla e scardinare il mito che esista universale dello spazio) ma x lo meno x come lo rappresenta Levinson – duplicità Allocentrico/Egocentrico – è in linea con le funzioni del nostro cervello, e dunque con la biologia. Quello che non possiamo dire è che attraverso questi esperimenti la biologia non è importante, ma lo è solo la cultura. La rappresentazione dello spazio quindi spiega , secondo il prof, un’ unione tra biologia e cultura. Per il prof la critica di Levinson è giusta solo a metà (perché la rappresentazione culturale dello spazio dipende dalla rappresentazione cerebrale dello spazio, quindi biologia e cultura vanno insieme). Quindi c’è variabilità in questo aspetto (spazio) ma è vincolata da come funziona il cervello. Domanda: Quali caratteristiche deve avere un sistema cognitivo in grado di far fronte alla variabilità culturale dei sistemi di comunicazione umana? Assumiamo, come dice Levinson, che solo noi umani abbiamo cosi tanta variabilità espressiva - allora deve essere davvero un tratto caratterizzante della nostra natura – come deve essere fatta la mente x apprendere ed utilizzare cosi tante forme espressive?

Per accogliere la variabilità serve poter capire com’è fatta la mente (che ci permette di parlare cosi tante lingue diverse); le domande sopra sono alla base del terzo capitolo, grazia alla quale poi si potrà rispondere alla domanda di base, ossia: serve una facoltà di linguaggio x avere il linguaggio? ° Chomsky dice sicuramente si; °i culturalisti sicuramente no. Domanda: Che caratteristiche deve avere una mente affinchè sia flessibile? Cosa significa essere flessibili? (la flessibilità è caratteristica importante che esalta la variabilità ) : seconda domanda: come deve essere fatta la mente per essere creativa ed adattarsi (essere flessibile)? Se c’è una facoltà del linguaggio deve essere in linea con questa nostra variabilità, e la Gu non è il modello migliore per studiare la variabilità perché punta all’uniformità , a ciò che le lingue hanno in comune. Infatti la critica che viene mossa a quel modello è che non da conto della variabilità. Una mente flessibile, prima spiegazione= lo possiamo spiegare con l’ intelligenza generale , ossia una mente che non ha vincoli, una mente che qualsiasi problema gli poni lo fa ; quindi una mente povera di vincoli interni, e qui ci troviamo nella direzione della tabula rasa , in quanto leviamo le determinazioni interne, ed ecco che la mente è flessibile. Il nostro cervello però non funziona come un risolutore di problemi generali. Essere flessibili non significa sfoderare milioni di soluzioni x un problema, la soluzione di problemi avviene quando trovo la risposta appropriata a quel problema. L’appropriatezza= problema insolubile per Chomsky xk non considera la pragmatica. Ci sono sistemi nella nostra mente che ci permettono di proiettarci nello spazio e nel tempo , e il proiettarsi (ossia vedersi dopo aver agito nel futuro ma prima di agire) permette di trovare la soluzione appropriata. La flessibilità richiede una mente ricca di componenti interni , e ciò ci fa pensare che per avere la flessibilità che serve ai culturalisti dobbiamo arricchire la mente, e quindi quel “gioco” di dire che “se arricchisco la mente impoverisco l’esperienza; se arricchisco l’esperienza impoverisco la mente” non funziona.