CONFRONTO – PETRONIO E FEDRO
1. Petronio nella novella ‘la matrona di Efeso’ si rifà a una tradizione narrativa di origine greca, la
fabula milesia, che raccontava con libertà spregiudicata e con realismo avventure amorose piccanti,
irregolari, beffarde. La storia narrata da Petronio, già era stata trattata qualche tempo prima da un
altro autore latino, Fedro, noto però soprattutto per le sue favole con animali come protagonisti. A
differenza del testo di Fedro, il testo di Petronio rivela chiaramente anche un intento satirico, volto a
mettere in ridicolo sia i vizi dei protagonisti sia i comportamenti di un’intera società, quella degli
arricchiti e dei parassiti, che degli antichi valori tradizionali ostenta solo un’osservanza formale. Al
di là dell’intento satirico e della fedeltà a un tema caro alla tradizione narrativa del tempo, l’autore ci
disegna un efficace ritratto della natura umana, libero da pregiudizi e da facili moralismi, facendo
emergere la propria simpatia per la protagonista. La giovane vedova si dimostra estremamente ligia
al ruolo impostole dalla tradizione e ci appare convincente nel suo dolore iniziale: quello che sembra
chiaro è che i comportamenti, che la donna assume in conformità alla tradizione, non corrispondono
alla sua natura più intima, poiché, essendo giovane, ella sente più fortemente il richiamo della vita
che della morte. La metamorfosi della vedova rivela, infatti, la forte carica vitale della protagonista
che, una volta libera dal ruolo di vedova inconsolabile, è in grado di affermare una libertà e una
capacità di decisione ‘preferisco appendere un morto che uccidere un vivo’ che i canoni tradizionali
di comportamento le avrebbero negato. La novella di Fedro, a differenza di quella di Petronio, non
ha un'ambientazione spaziale definita: inizia e finisce in uno spazio indeterminato. Questa scelta
rende la vicenda più simile alla favola popolare piuttosto che alla novella letteraria, in linea con la
maggior parte delle composizioni di Fedro. Lo spazio, invece, in Petronio assume una funzione
simbolica: ciò che accade sulla superficie della terra, e pertanto risulta visibile, è in accordo alle re-
gole della morale tradizionale, ciò che accade sotto la terra, nella cripta, esprime la natura più intima
e istintiva dei protagonisti. Risulta così rovesciata la tradizionale simbologia che colloca sotto terra il
mondo dei morti e sulla terra il mondo dei vivi. Dal punto di vista espositivo il racconto di Petronio è
caratterizzato dal gusto per il rovesciamento parodico delle situazioni e dei comportamenti. Questi
rovesciamenti vengono sottolineati da notazioni e giudizi ironici che emergono soprattutto nella
scelta degli aggettivi e nell’uso alternato di un doppio registro, comico e tragico, che, volto a
sottolineare il rovesciamento delle situazioni, finisce per generare effetti grotteschi, proprio in
quanto tragicomici. Inoltre, il testo di Petronio è molto più ricco di allusioni letterarie. Dietro la
novella della matrona di Efeso è stata osservata la presenza di un modello virgiliano rappresentato
dalla vicenda di Didone. La figura attorno alla quale si addensano maggiormente i riferimenti
virgiliani è l’ancella fidata della vedova, che le fa compagnia nel sepolcro, la quale Petronio avvicina
al personaggio di Anna, che esorta sua sorella Didone ad accettare l’amore di Enea. Da ciò scaturisce
un parallelismo tra Didone e la matrona di Efeso da un lato, e tra Enea e il soldato dall’altro.
2. I due autori latini, Fedro e Petronio, apportano conclusioni differenti. Si può osservare che, com’è
tipico delle favole di Fedro, il testo non presenta alcun indugio descrittivo, né indulge al piacere del
narrare fine a se stesso, bensì pronuncia giudizi di condanna che rispecchiano la tipica impostazione
severamente moralistica. L’intento moralistico dell’autore trapela nel corso della narrazione già nelle
espressioni ‘imprudentis cupidos’, riferito al miles e nell’appellativo sarcastico ‘sancta mulier’. Per
di più la novella, contenuta nell’Appendix Perottina, è preceduta da un sottotitolo, datole
dall’umanista Perotti, ‘quanta sit inconstantia et libido mulierum’ (la grande volubilità e sensualità
femminile), in cui è condensata la morale. Petronio, invece, svolge la storia spinto essenzialmente
dal gusto del narrare fine a se stesso e che, lontano da ogni forma di giudizio, risolve la novella
nell’immagine detta folla attonita, giungendo quasi ad elogiare implicitamente l’ingegno della scaltra
vedova. Pertanto, da un lato Petronio, il quale concepisce il racconto come un elogio alla seduzione e
lo conclude con una battuta di spirito; la battuta finale che ritrae la reazione dei passanti ‘la gente
stupefatta si chiese come avesse fatto il morto ad arrampicarsi sulla croce’ esprime l’ironico
giudizio di condanna dell’autore nei confronti di un atteggiamento, molto diffuso nella società del
tempo, che preferiva interpretare la realtà ricorrendo al prodigio piuttosto che esercitare il proprio