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Appunti completi delle lezioni del prof. Schilirò sul libro Aracoeli di Elsa Morante, in programma nel corso di Letteratura italiana moderna e contemporanea.
Tipologia: Appunti
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L’incipit ci da le informazioni essenziali per capire di cosa tratta l’opera: l’argomento, ovvero la madre del narratore, il tempo (era) e il luogo (Andalusia) dell’azione. Il racconto è il resoconto di un pellegrinaggio, dunque di un viaggio verso un luogo sacro, che è il luogo materno. Altra informazione che ne ricaviamo è che il narratore è un narratore in prima persona, Manuele, figlio di Aracoeli. Il viaggio compiuto da Manuele risponde alla domanda “cos’è la madre?” e ha come scopo capire cosa sia il “materno” e la relazione generale tra madre-figlio. Il tema della maternità è calato nell’autrice Elsa Morante, la quale non è mai stata madre e forse in questa mancata maternità trae alimento per i suoi romanzi tutti incentrati sulla maternità. “Dal tempo in cui ero bello mi torna in mente una canzoncina speciale... los ojos azules y la cara morena...” vediamo che appare spesso lo spagnolo, che era la lingua materna. L’italiano era la lingua paterna, la lingua della legge e della cittadinanza di Manuele. Lo spagnolo emerge soltanto come lingua delle emozioni, usata per la comunicazione tra la madre e il figlio, soprattutto attraverso le canzoncine cantate da Aracoeli, ma emerge solo fin quando tra madre e figlio c’è uno stato di fusione, fino alla prima infanzia di Manuele. Il viaggio compiuto da Manuele verso il territorio natale della madre è un viaggio verso un territorio segreto, quello dei Munoz-Munoz. Questi ultimi sono la madre e il fratello minore, che si chiama Manuel (chiamato anche Manuelito o Manolo da Aracoeli) quindi porta lo stesso nome di Manuele, destinato a morire partigiano, rispetto al padre di Manuele che è un ufficiale di marina al tempo del fascismo che combatte in Spagna durante la guerra civile spagnola dal 36 al 39 (è così che conosce Aracoeli). Aracoeli ogni tanto parla del suo luogo d’origine e di alcune figure che vi stavano, come il fratello minore, la capra Abuela, la nonna, il gatto, la zia che è una specie di maga ecc… dunque Manuele da piccolo avrà un’immagine quasi favolosa del luogo d’origine materno. Ma sua madre quando ne parla non dice che è un paradiso, ma piuttosto una sassaia deserta, succhiata da un vento africano, un paesaggio brullo che sarà effettivamente quello che Manuele incontrerà durante il suo viaggio in Andalusia. “All’udirla, mia zia Monda slargava gli occhi intontita giacchè a suo giudizio la Spagna doveva essere tutta un giardino d’aranci e gelsomini d’Arabia… strette necessità.” la zia Monda si immagina la Spagna secondo quello che era lo stereotipo di “giardino, feste e nacchere” che la letteratura dell’Andalusia aveva creato per tutta la cultura europea. Dunque il territorio materno è subito binario: c’è un territorio immaginario, che coincide con quello della zia Monda, che tutti credono che sia l’Andalusia, e c’è poi un territorio reale, quello che Aracoeli testimonia. Tuttavia entrambi sono coperti dal segreto, perché mai si parla dell’Andalusia, dunque il primo impulso è quello di scoprire cosa si nasconde o quale sia il contenuto del segreto. Manuele dice subito che quello che lui va cercando è più una visione e che non compie davvero una indagine perché fin da ragazzo non è bravo con le indagini. Ciò che lui pensa si trovi a El Almendral è un luogo paradisiaco che riguarda la madre vergine, prima del suo concepimento, e quindi cerca l’origine materna non tanto la sua. Aracoeli è sempre un prima oltre che un altrove, sia tempo che luogo della nostalgia. Il tempo per sua natura è irreversibile quindi non riuscirà a tornare all’origine materna e al mistero del materno. Riassunto quello che si compie in questo romanzo è un viaggio verso un luogo immaginato come un paradiso e invece si scopre che il paradiso non esiste e che quello che conta è la caduta dal paradiso, poiché noi il paradiso non lo abbiamo mai conosciuto e ciò che possiamo verificare tramite la nostra ricerca è soltanto il disgelamento del mondo, il mondo che ci appare orribile. Ogni volta che Manuel (fratello minore di Aracoeli) appare, Manuele dice che Aracoeli è contenta. Manuel rappresenta una specie di santo locale oppure l’antenato archetipico, una specie di totem della casata dei Munoz-Munoz.
I paradisi sono 2: El Almendral è il paradiso delle origini materne e la casetta di Montesacro (che verrà storpiato da Manuele bambino in Totetaco) a Roma in cui madre e figlio vivono da soli in uno stato di completa fusione. Questo perché il padre di Manuel non aveva ancora potuto sposare Aracoeli (a causa di alcune regole militari che impediscono il matrimonio entro un dato periodo del servizio) e stava in casa raramente. Visto che Manuele è nato al di fuori del matrimonio sarà un figlio illegittimo e questo conterà molto. Totetaco è il paradiso anche per la descrizione che Manuele ne fa: vi è un giardino attorniato da un recinto in cui ci sono queste foglie grandissime, in cui il cielo si travoltava nella terra e nell’acqua, in cui quindi gli elementi sono in armonia tra di loro e in cui c’è sempre luce, l’atmosfera è sempre perfetta. In questi due luoghi è presente lo spagnolo come lingua materna che lega la madre al figlio. Lo spagnolo verrà poi recuperato alla fine del romanzo in una sorta di agnizione, riconoscimento finale. C’è anche un terzo paradiso, ovvero la Quinta, in spagnolo villa, un luogo perturbante. Questo è un paradiso perduto in cui troviamo una separazione del personaggio. El Almendral significa “il mandorleto”: nei testi biblici il mandorleto non è mai indicato come sinonimo di paradiso ne nella tradizione cristiana successiva. Ma comunque la mandorla appare nelle sacre scritture: stesse cose delle fotocopie. La tempesta di Giorgione è un quadro ambiguo/misterioso in quanto osservandolo non si riesce bene a capire di che cosa si stia parlando: in genere si ha un soggetto pittorico riconoscibile, un soggetto sacro, mitologico, invece qui non si capisce bene. Sullo sfondo c’è un fulmine con delle nuvole e sembrerebbe che uno dei soggetti possibili del quadro sia l’arrivo di un temporale. “este nino chiquito no tiene madre, lo hecho una gitana, lo echò en la calle” probabilmente in questo modo la Tempesta di Giorgione entra all’interno del romanzo. Questa canzoncina, cantata da Aracoeli, starebbe citando la Tempesta di Giorgione: infatti in questo quadro troviamo un soldato, che per ciò che la Morante scrive nella nota è il fratello Manuel, e se la gitana è Aracoeli, ovviamente il bambino che viene allattato è Manuele. Un quadro a tre in cui il padre viene escluso. Questo luogo abitato da loro 3 corrisponde al luogo dell’origine materna, El Almendral, una sorta di universo matriarcale in cui, come previsto nelle relazioni matriarcali, il padre (poiché non erano ancora sposati) viene sostituito dal fratello della madre. Dunque lo zio è il vero e proprio capo- famiglia, come accade all’interno del romanzo. Dunque la Tempesta di Giorgione è importante perché sarebbe la rappresentazione dell’universo matriarcale, però c’è un dubbio: la Morante conosceva un libro pubblicato da un famoso critico d’arte Settis, il quale nel 78 quando lei sta scrivendo questo libro, pubblica un libro dedicato alla Tempesta di Giorgione. Qui egli cerca di dimostrare che il soggetto sotteso dell’opera non è la tempesta, non è un non-soggetto, ma la cacciata dal Paradiso. Se la Morante sapeva che rappresentasse la cacciata, si capisce perché la Tempesta fu così importante, perché sta rappresentando lo stesso soggetto del suo romanzo. Infatti Aracoeli narra della cacciata di Manuele dal paradiso materno. Perché? Perché sullo sfondo abbiamo il fulmine segno dell’ira di Dio, una città con delle torri, un ponte che porta alla porta della città in cui non ci sono altre aperture. (Già dal medioevo il Paradiso spesso veniva raffigurato come una città fortificata) Altri rimandi potrebbero essere la colonna tronca che simboleggia il tempo, nel romanzo l’irreversibilità del tempo è uno dei temi, la nostalgia che cerca di recuperare l’origine, che non può essere raggiunta. Secondo il Settis, la figura femminile del quadro sarebbe Eva, il bambino Caino, cioè il figlio procreato subito dopo la cacciata dal Paradiso e la figura maschile Adamo. Il problema è che però secondo il Settis Adamo dovrebbe avere le connotazioni di un contadino perché Adamo è il primo uomo che è costretto a lavorare. Per la Morante invece questa figura è lo zio Manuel e non il padre, perché in questo modo si raffigura il luogo materno e perché in tutto il romanzo c’è una forte identificazione di Manuele con lo zio Manuel, ad un certo punto c’è anche un sogno, l’immaginazione di un rapporto sessuale tra lui e lo zio. Vede le virtù dello zio come il modello al
pensare di avere un altro figlio da allevare. Questo figlio si rivelerà essere una bambina: avere una figlia femmina era da sempre il desiderio di Aracoeli e questo fa pensare a Manuele che sin dall’inizio lui non era realmente voluto, in quanto maschio. La bambina alla fine nasce, si chiama Encarnaciòn, ma morirà da lì a poco perché malata. Questa morte è per Aracoeli un trauma tale che a partire da quel momento non sarà più la stessa. Manuele (prima della morte della sorella) cerca in tutti i modi di recuperare il suo rapporto di fusione con la madre. L’episodio più estremo è quello in cui la madre aveva appena allattato la bambina e si era addormentata con il seno ancora scoperto: Manuele entra nella stanza, la vede e cerca di attingere al suo latte dal seno, ma la madre si sveglia e lo caccia via in malo modo. Qui lo schema della cacciata dall’Eden è evidente, perché Manuele il soggetto maschile tenta di attingere al frutto proibito, il latte materno (come nell’eden Adamo ed Eva tentano di attingere all’albero della conoscenza e per questo saranno cacciati). Aracoeli in quel momento diventa una sorta di divinità irascibile che lo caccia dalla stanza. In quel momento a Manuele così piccolo sembra che la porta della camera della madre sia così grande che non possa mai più varcarla e il corridoio così illuminato che gli sembra un deserto (più o meno il senso di piccolezza e di impotenza provato da Adamo verso la porta chiusa del Paradiso dal quale è stato cacciato, e il deserto come quello che Adamo dovrà coltivare per ricavarne nutrimento). Dopo che Aracoeli perde la figlia impazzisce dal dolore e poi si scoprirà che il suo malessere ha ragioni fisiologiche cioè ha un tumore. Qui avviene un’ulteriore cambiamento in Aracoeli: come Circe, una ninfomane mitologica, diventa ninfomane anche Aracoeli perché il tumore investe i suoi freni inibitori e la porta a comportamenti anche blasfemi. Va continuamente alla ricerca di brevi rapporti sessuali. Aracoeli ad un certo punto viene notata da una donna sua conterranea, detta donna cammello, che la convince a seguirla in un postribolo di lusso chiamato la Quinta. Una volta lì Aracoeli abbandona la sua famiglia. Questa villa con giardino è anch’essa una sorta di paradiso, da cui il piccolo Manuele è escluso: lui fugge da casa sua, prende i soldi della zia Monda per andare con i mezzi pubblici fino alla Quinta, ma arrivato lì capisce che può solo osservarla da lontano, anche le finestre sono chiuse. Lì incontra una banda di ragazzini che gli dicono sprezzanti che in quella villa ci stanno “le puttane” e così Manuele capisce chi è/cosa fa la madre. Prende l’amuleto scaramantico che la madre gli aveva dato e che gli avrebbe impedito di morire e se lo strappa di dosso gettandolo nella spazzatura. Questo gesto rappresenta una ulteriore separazione del figlio dalla madre, il disconoscimento della madre. Da quel momento Manuele non vedrà più la madre, se non nel momento in cui uscirà dalla Quinta e andrà in ospedale perché si capisce che il suo disturbo psichiatrico è provocato dalla malattia, dove morirà. Successivamente Manuele viene mandato dai nonni paterni che sono burberi e anaffettivi, molto sprezzanti nei confronti della scelta matrimoniale di loro figlio e di conseguenza anche nei confronti di Manuele che è nato da questa relazione. Manuele qui diventa balbuziente: questo conferma un carattere in particolare. Medea e suo figlio sono dei barbari nel senso che… La domanda principale del romanzo è “che cos’è la madre?” e per rispondere a questa domanda la Morante si rifà al mito di Medea. Aracoeli è come Medea perché:
Anche se, se ci pensiamo, ciò che avviene nel romanzo è esattamente l’opposto, non è Aracoeli che uccide il bambino, ma il bambino che mai è riuscito a diventare adulto e cioè a liberarsi dal legame con la madre oppure non è mai riuscito a superare il lutto per la perdita della madre. Ora che ha 43 anni Manuele sta cercando di uccidere la madre, un matricidio ovviamente simbolico. Coppia Aracoeli e MANUELE = coppia adamitica poiché sono gli unici abitatori del Paradiso. Il viaggio Questo romanzo è Il racconto di come Manuele lasci Milano e si rechi in Andalusia a El Almendral e durante questo viaggio abbiamo una serie di flashback della memoria in cui è possibile conoscere la storia dell’infanzia di Manuele. Questa è la costruzione del romanzo. La ricostruzione dell’infanzia non segue un ordine cronologico perché è destata dalla memoria. Dunque, il romanzo non è costruito in modo tradizionale, ma da flashback uniti da organizzazioni tematiche. Di solito ogni viaggio si compone di 3 momenti, il primo è la partenza, il secondo il transito ovvero lo spazio che viene attraversato, e infine l’arrivo, ovvero la nuova situazione esistenziale in cui si trova il viaggiatore. Manuele compie questo viaggio perché una notte sogna sua madre che lo sta chiamando, una vera e propria chiamata, nel senso religioso e spirituale del termine, in questo sogno gli dice di seguirla nel luogo in cui è fuggita, ovvero l’Andalusia. Il fatto che ci sia questa chiamata religiosa ci induce a pensare che questo viaggio di Manuele sia un viaggio sacro, un pellegrinaggio. Infatti, Manuele lascia a Milano tutti i propri averi, la casa, il lavoro, (prenderà delle ferie ma si lascia intendere che non tornerà più nella casa editrice). Le sue ferie saranno dal 31 ottobre al 4 novembre, un periodo in cui ricorrono due festività cristiane ovvero la festa di ognissanti e quella dei morti. E’ proprio verso il luogo dei morti che si dirige il viaggio di Manuele. Inoltre, il 1 novembre si erano conosciuti la madre e il padre, e il 4 novembre era nato Manuele. Proprio quando si trova a El Almendral compie il compleanno, come in un circolo perfetto, perché in realtà non sta nascendo ma sta tornando indietro al luogo materno alla ricerca del ”ritorno all’utero materno”. il ritorno all’utero nella teoria freudiana è la tensione di morte che muove l’uomo, lui la chiama “thanatos”, la fascinazione dell’inorganico, che viene contrastata da “eros” ovvero la pulsione erotica. Secondo i critici in questo schema simbolico del calendario di viaggio c’è anche un’altra ricorrenza. Il 2 novembre del 1975 viene scelto dalla Morante come data del viaggio, perché in quella data viene assassinato Pierpaolo Pasolini. Pasolini da molti viene visto come il modello di Manuele, perché come lui è omosessuale, sradicato, la Morante lo conosceva molto bene e probabilmente stava considerando anche il rapporto di Pasolini con la madre. Sempre in questa data avviene anche la morte di Francisco Franco, il dittatore spagnolo. Con lui aveva combattuto ed era stato ucciso il fratello di Aracoeli, lo zio Manuel. La partenza di Manuele ha anch’essa connotati religiosi. Quando si trova sull’aereo Manuele si addormenta e gli sembra di volare da solo al di la dei cieli. E’ l’esperienza religiosa dello sciamano che assume delle sostanze stupefacenti per recarsi nel paese dei morti (come El Almendral) e come lo sciamano riporterà delle informazioni nel luogo de morti ma lo farà in uno stato di trance, senza consapevolezza. Manuele compie questo viaggio senza consapevolezza. Che si tratti del viaggio dello sciamano è dimostrato quando Manuele dice “subito al mio primo ingresso nella cabina m’ha fasciato una sorta di narcosi, che mi isola dai fenomeni ordinari e dalla gente…”. Mentre gli altri dell’aereo viaggiano per motivi dettati dalla ragione, lui invece viaggia per un motivo sacro, verso “l’estrema punta stellare della genesi, che rompe l’orizzonte degli eventi” (enfasi per indicare il luogo dell’origine). E’ una sorta di viaggio interstellare per ricongiungersi all’indifferenziato, poiché la differenziazione è la ragione del suo soffrire, mentre l’indifferenziazione (il tempo in cui lui era fuso alla figura materna) era la condizione della sua felicità. La “rottura dell’orizzonte degli eventi” e della storia è un carattere proprio dell’apocalisse: qui è come se genesi ed apocalisse
Il romanzo però non finisce qui perché Manuele racconta di un viaggio avvenuto 30 anni prima in cui lui era fuggito dal collegio in cui era stato chiuso a Torino durante i bombardamenti. Giunge a Roma e si reca a casa, però il padre non abita più li. La zia gli darà l’indirizzo. Il padre vive in una casa popolare vicino al cimitero in cui c’è sua madre Aracoeli. Suo padre vede che Manuele è alcolizzato, non lo riconosce subito. Si dicono poche parole perché suo padre non ha più nulla da dirgli e quando si stringono la mano, la mano sudata di Manuele fa ribrezzo al padre. Manuele esce e sente un nodo alla gola e si mette a piangere. Lui stesso non sa perché ma dice che piange d’amore. Come se avesse scoperto adesso l’amore del padre. Nello schema freudiano dopo la liberazione della fusione materna si scopre l’amore per il padre. Potrebbe essere questa la fine del romanzo. Ci racconta prima il viaggio del 75 (dunque racconta prima un fatto successivo) proprio per lo schema freudiano. Il romanzo ha dunque un lieto fine anche se il registro tragico del romanzo ci aveva preparati ad una fine tragica. In realtà una parte della critica pensa che Manuele nel 75 si sia suicidato, perché Manuele taglia tutti i ponti nel momento in cui parte e non si capisce come possa continuare la sua vita, oltre al registro tragico perdurante in tutto il romanzo. E’ vero che il romanzo finisce con la parola morte, ma il racconto del suicidio di Manuele non c’è. Siamo dunque sospesi tra un lieto fine che coincide con la liberazione dal fantasma materno e un finale tragico che sarebbe il suicidio di Manuele.