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ARACOELI - ELSA MORANTE, Appunti di Letteratura Italiana

RIASSUNTO DETTAGLIATO DEL LIBRO + ANALISI E CRITICHE IN PROGRAMMA (Massimo Schiliro')

Tipologia: Appunti

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sarhafiorenza
sarhafiorenza 🇮🇹

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ELSA MORANTE
Elsa Morante nacque a Roma nel 1912, la madre era un insegnante di origine ebraica e il padre un siciliano che però non la
riconobbe, fu invece riconosciuta da Augusto Morante, marito di Irma (la madre). Sin da giovane fu una ragazza ribelle e
rivoluzionaria per quei tempi. Negli anni 30 infatti andò a vivere da sola. Nel 1936 conobbe Moravia e nel 1941 lo sposò: fu un
matrimonio burrascoso perché Moravia fu molto infedele. Durante la guerra si rifugiarono per fuggire al nazismo perché entrambi
di origine ebraica. Nel 1982 pubblica Aracoeli, nel 1983 avrà dei problemi psichiatrici, tenterà infatti il suicidio e viene rinchiusa in
una clinica dove muore.
ARACOELI - 1982
La scrittrice, distrutta dalla critica del suo romanzo precedente intitolato La Storia, malata, infelice, rinchiusa nella clinica e
costretta del letto, proietta nel libro la sua solitudine, la delusione della vita e soprattutto il pessimismo di questi ultimi anni della
sua vita. Le sue infelicità si imprimono, senza dubbio, in tutto il romanzo. Non senza motivo questo suo ultimo componimento
viene considerato quello più pessimistico e tragico. Molti sono i fattori che la conducono a questo radicale pessimismo: tra essi
occorre tener conto delle polemiche suscitate dalla Storia, delle cupe vicende pubbliche degli anni Settanta, della minaccia della
vecchiaia e della malattia che la scrittrice si sente gravare addosso, e anche dell’impressione che su di lei lasciano le posizioni
dell’ultimo Pasolini e la sua tragica fine.
TRAMA
Il romanzo, l’ultimo della scrittrice, inizia con la frase: “Mia madre era andalusa”. Con questa frase, il protagonista Manuel, figlio
di Aracoeli, narratore in prima persona della storia, ci informa del fatto che la madre è morta. Sin dalle prime pagine ci parla di lei,
della sua famiglia, rievocando il ricordo dei racconti che la madre gli faceva da piccolo. La madre sembra aver trasmesso al figlio
insieme al colore moreno della pelle anche la sua storia più intima. Manuel ci racconta che la madre proveniva da un villaggio in
Almeria di nome El Almendral. Viveva in una baracca, assai lontana dal mondo civilizzato. Del suo passato in Spagna, Aracoeli,
ragazza analfabeta e poverissima, non dà molte informazioni; della sua famiglia ne “parlava poco o niente, richiudendosi rapida,
dopo i primi accenni, in una scontrosità difensiva”. Non ama raccontare della sua vita per vergogna o per riservatezza. Tuttavia, la
madre sa che può confidarsi con Manuel, seppur piccolo. È lui il depositario dei suoi segreti. A lui parla con orgoglio e fierezza di
alcuni particolari della sua infanzia: della sua capra Abuelita, del suo gatto Patufe (rosso come l’oro), di un’anziana vicina di casa
di nome Tia Patrocinio e del fratello minore assai idealizzato, Manuel Munoz. Aracoeli non menzionava mai i suoi genitori come
se non le mancassero; non conosciamo né i loro cognomi, né i nomi; dai racconti che la madre fa a Manuel sembra che per
Aracoeli gli animali siano più importanti dei genitori. Di fatto, non devono aver rappresentato una presenza significativa per la
figlia (assenti, persino, il giorno del matrimonio, non giungeranno in Italia neanche per conoscere Manuel, unico nipote). Aracoeli,
una bella e giovane andalusa ha incontrato nel suo paese un giovane ufficiale di marina di nome Eugenio Ottone Amedeo.
Eugenio prende passione per Aracoeli e decide di sposarla e passare tutta la sua vita con lei. Ma c’è un piccolo problema.
Eugenio proviene da una nobile che per suo figlio desidera un’altra moglie che una povera donna primitiva e analfabeta. La loro
relazione amorosa non viene accettata. Anche quando da questa relazione nasce Manuele la situazione non cambia. Fino ai
quattro anni Manuele vive soltanto con sua madre in un quartiere popolare di Roma e viene considerato un bastardo. La
situazione migliora con il matrimonio regolare dei suoi genitori. Anche se questo matrimonio viene accettato da genitori di
Eugenio, Aracoeli e Manuele non saranno mai visti adatti nella loro famiglia. Lo fanno soltanto per non essere visti cattivi dalla
società.
In sostanza, il romanzo prende le mosse nel 1975, quando Manuel ha 43 anni e vive solo e frustrato a Milano, dove lavora
presso una piccola azienda editoriale. Si occupa di traduzioni e di letture. Ma non è felice, si sente solo, “escluso dal clamore
delle vie centrali. Si sente disprezzato, non crede nel futuro, sopravvive senza traguardi, senza sogni, mira soltanto alla morte
fisica. In lui non è avvenuta ancora il superamento dell’esperienza di separazione che contraddistingue ciascun individuo, nel
momento del distacco dal grembo materno. La vita viene percepita dal protagonista quasi come una difficoltà fisica, originata
dalla separazione dall’utero materno, una “condanna alla sopravvivenza” a cui nessuno può sfuggire. Egli, pertanto, si sente un
cucciolo abbandonato in un territorio ostile: la vita. Manuele è troppo ignavo e non reagisce alla vita. Dopo pochi anni dello
sposalizio la famiglia è molto felice. E quando Aracoeli mette al mondo una figlia sembra che alla loro famiglia non manchi nulla.
Ma tutto cambia d´un tratto. La piccola figlia muore dopo il primo mese di vita. Aracoeli comincia a comportarsi stranamente ma
all’inizio Eugenio questo cambiamento lo collega con la perdita della figlia e cerca di fare finta di niente. Stato d’animo le muta
velocemente e la fedeltà al marito è sostituita dal sesso sfrenato con uomini sconosciuti. Non dipende né dall’aspetto fisico degli
uomini né dal luogo dove si trova. Tutto culmina con la sua partenza dal figlio e dal marito. Nessuno è capace di capire che cosa
le è successo. Ma ben presto la verità viene alla luce. Il comportamento di Aracoeli era causato dal morbo che la distruggeva e
che le ha portato la morte. Eugenio, distrutto dalla morte della sua amata moglie Aracoeli, perde la voglia per vivere e cerca di
aiutarsi nell’alcool
Quella che Manuele sente è una specie di attrazione che la madre dall’oltre tomba suscita ancora su di lui; è l’attrazione verso un
luogo chiamato El Almendral, nel territorio dell’Alremria, posto che l’uomo non riuscì a trovare su nessuna cartina geografica, ma
scoperse invece Gergal, su una carta dell’Istituto Geografico, che era il nome stampato tutte le lettere ricevute dalla madre
durante la vita. Rifacendo il viaggio verso El Almendral, Manuele ricompone la vita di Aracoeli, ma anche la sua e specialmente il
periodo corrispondente all’infanzia, che l’uomo ha passato accanto alla donna.
Fa la valigia e prende tutto quello che possiede. Percorrendo le tappe della sua vita con il ricordo, e senza nessun ordine
apparente, Manuele ne fa emergere i tratti di un destino d’infelicità che è stato scritto sul suo stesso corpo fin dalla nascita.
Durante il viaggio Manuele rievoca la sua famiglia e ci racconta la loro storia. Aracoeli, una bella e giovane andalusa ha
incontrato nel suo paese un giovane ufficiale di marina di nome Eugenio Ottone Amedeo. Eugenio prende passione per Aracoeli
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ELSA MORANTE

Elsa Morante nacque a Roma nel 1912, la madre era un insegnante di origine ebraica e il padre un siciliano che però non la riconobbe, fu invece riconosciuta da Augusto Morante, marito di Irma (la madre). Sin da giovane fu una ragazza ribelle e rivoluzionaria per quei tempi. Negli anni 30 infatti andò a vivere da sola. Nel 1936 conobbe Moravia e nel 1941 lo sposò: fu un matrimonio burrascoso perché Moravia fu molto infedele. Durante la guerra si rifugiarono per fuggire al nazismo perché entrambi di origine ebraica. Nel 1982 pubblica Aracoeli , nel 1983 avrà dei problemi psichiatrici, tenterà infatti il suicidio e viene rinchiusa in una clinica dove muore. ARACOELI - 1982 La scrittrice, distrutta dalla critica del suo romanzo precedente intitolato La Storia , malata, infelice, rinchiusa nella clinica e costretta del letto, proietta nel libro la sua solitudine, la delusione della vita e soprattutto il pessimismo di questi ultimi anni della sua vita. Le sue infelicità si imprimono, senza dubbio, in tutto il romanzo. Non senza motivo questo suo ultimo componimento viene considerato quello più pessimistico e tragico. Molti sono i fattori che la conducono a questo radicale pessimismo: tra essi occorre tener conto delle polemiche suscitate dalla Storia, delle cupe vicende pubbliche degli anni Settanta, della minaccia della vecchiaia e della malattia che la scrittrice si sente gravare addosso, e anche dell’impressione che su di lei lasciano le posizioni dell’ultimo Pasolini e la sua tragica fine. TRAMA Il romanzo, l’ultimo della scrittrice, inizia con la frase: “ Mia madre era andalusa ”. Con questa frase, il protagonista Manuel, figlio di Aracoeli, narratore in prima persona della storia, ci informa del fatto che la madre è morta. Sin dalle prime pagine ci parla di lei, della sua famiglia, rievocando il ricordo dei racconti che la madre gli faceva da piccolo. La madre sembra aver trasmesso al figlio insieme al colore moreno della pelle anche la sua storia più intima. Manuel ci racconta che la madre proveniva da un villaggio in Almeria di nome El Almendral. Viveva in una baracca, assai lontana dal mondo civilizzato. Del suo passato in Spagna, Aracoeli, ragazza analfabeta e poverissima, non dà molte informazioni; della sua famiglia ne “parlava poco o niente, richiudendosi rapida, dopo i primi accenni, in una scontrosità difensiva”. Non ama raccontare della sua vita per vergogna o per riservatezza. Tuttavia, la madre sa che può confidarsi con Manuel, seppur piccolo. È lui il depositario dei suoi segreti. A lui parla con orgoglio e fierezza di alcuni particolari della sua infanzia: della sua capra Abuelita, del suo gatto Patufe (rosso come l’oro), di un’anziana vicina di casa di nome Tia Patrocinio e del fratello minore assai idealizzato, Manuel Munoz. Aracoeli non menzionava mai i suoi genitori come se non le mancassero; non conosciamo né i loro cognomi, né i nomi; dai racconti che la madre fa a Manuel sembra che per Aracoeli gli animali siano più importanti dei genitori. Di fatto, non devono aver rappresentato una presenza significativa per la figlia (assenti, persino, il giorno del matrimonio, non giungeranno in Italia neanche per conoscere Manuel, unico nipote). Aracoeli, una bella e giovane andalusa ha incontrato nel suo paese un giovane ufficiale di marina di nome Eugenio Ottone Amedeo. Eugenio prende passione per Aracoeli e decide di sposarla e passare tutta la sua vita con lei. Ma c’è un piccolo problema. Eugenio proviene da una nobile che per suo figlio desidera un’altra moglie che una povera donna primitiva e analfabeta. La loro relazione amorosa non viene accettata. Anche quando da questa relazione nasce Manuele la situazione non cambia. Fino ai quattro anni Manuele vive soltanto con sua madre in un quartiere popolare di Roma e viene considerato un bastardo. La situazione migliora con il matrimonio regolare dei suoi genitori. Anche se questo matrimonio viene accettato da genitori di Eugenio, Aracoeli e Manuele non saranno mai visti adatti nella loro famiglia. Lo fanno soltanto per non essere visti cattivi dalla società. In sostanza, il romanzo prende le mosse nel 1975 , quando Manuel ha 43 anni e vive solo e frustrato a Milano , dove lavora presso una piccola azienda editoriale. Si occupa di traduzioni e di letture. Ma non è felice, si sente solo, “ escluso dal clamore delle vie centrali. Si sente disprezzato, non crede nel futuro, sopravvive senza traguardi, senza sogni, mira soltanto alla morte fisica. In lui non è avvenuta ancora il superamento dell’esperienza di separazione che contraddistingue ciascun individuo, nel momento del distacco dal grembo materno. La vita viene percepita dal protagonista quasi come una difficoltà fisica, originata dalla separazione dall’utero materno, una “ condanna alla sopravvivenza ” a cui nessuno può sfuggire. Egli, pertanto, si sente un cucciolo abbandonato in un territorio ostile: la vita. Manuele è troppo ignavo e non reagisce alla vita. Dopo pochi anni dello sposalizio la famiglia è molto felice. E quando Aracoeli mette al mondo una figlia sembra che alla loro famiglia non manchi nulla. Ma tutto cambia d´un tratto. La piccola figlia muore dopo il primo mese di vita. Aracoeli comincia a comportarsi stranamente ma all’inizio Eugenio questo cambiamento lo collega con la perdita della figlia e cerca di fare finta di niente. Stato d’animo le muta velocemente e la fedeltà al marito è sostituita dal sesso sfrenato con uomini sconosciuti. Non dipende né dall’aspetto fisico degli uomini né dal luogo dove si trova. Tutto culmina con la sua partenza dal figlio e dal marito. Nessuno è capace di capire che cosa le è successo. Ma ben presto la verità viene alla luce. Il comportamento di Aracoeli era causato dal morbo che la distruggeva e che le ha portato la morte. Eugenio, distrutto dalla morte della sua amata moglie Aracoeli, perde la voglia per vivere e cerca di aiutarsi nell’alcool Quella che Manuele sente è una specie di attrazione che la madre dall’oltre tomba suscita ancora su di lui; è l’attrazione verso un luogo chiamato El Almendral , nel territorio dell’Alremria, posto che l’uomo non riuscì a trovare su nessuna cartina geografica, ma scoperse invece Gergal , su una carta dell’Istituto Geografico, che era il nome stampato tutte le lettere ricevute dalla madre durante la vita. Rifacendo il viaggio verso El Almendral, Manuele ricompone la vita di Aracoeli, ma anche la sua e specialmente il periodo corrispondente all’infanzia, che l’uomo ha passato accanto alla donna. Fa la valigia e prende tutto quello che possiede. Percorrendo le tappe della sua vita con il ricordo, e senza nessun ordine apparente, Manuele ne fa emergere i tratti di un destino d’infelicità che è stato scritto sul suo stesso corpo fin dalla nascita. Durante il viaggio Manuele rievoca la sua famiglia e ci racconta la loro storia. Aracoeli, una bella e giovane andalusa ha incontrato nel suo paese un giovane ufficiale di marina di nome Eugenio Ottone Amedeo. Eugenio prende passione per Aracoeli

e decide di sposarla e passare tutta la sua vita con lei. Ma c’è un piccolo problema. Eugenio proviene da una nobile famiglia piemontese che per suo figlio desidera un’altra moglie che una povera donna primitiva e analfabeta. La loro relazione amorosa non viene accettata. Anche quando da questa relazione nasce Manuele la situazione non cambia. Fino ai quattro anni Manuele vive soltanto con sua madre in un quartiere popolare di Roma e viene considerato un bastardo. La situazione migliora con il matrimonio regolare dei suoi genitori. Anche se questo matrimonio viene accettato da genitori di Eugenio, Aracoeli e Manuele non saranno mai visti adatti nella loro famiglia. Lo fanno soltanto per non essere visti cattivi dalla società. Dopo pochi anni dello sposalizio la famiglia è molto felice. E quando Aracoeli mette al mondo una figlia sembra che alla loro famiglia non manchi nulla. Ma tutto cambia d´un tratto. La piccola figlia muore dopo il primo mese di vita. Aracoeli comincia a comportarsi stranamente ma all’inizio Eugenio questo cambiamento lo collega con la perdita della figlia e cerca di fare finta di niente. Vuole aiutarla ma non sa come. Ma per il piccolo Manuele è evidente. Come se vedesse e capisse che il motivo del suo strano comportamento non è legato con la morte di figlia. Stato d’animo le muta velocemente e la fedeltà al marito è sostituita dal sesso sfrenato con uomini sconosciuti. Non dipende né dall’aspetto fisico degli uomini né dal luogo dove si trova. Tutto culmina con la sua partenza dal figlio e dal marito. Nessuno è capace di capire che cosa le è successo. Ma ben presto la verità viene alla luce. Il comportamento di Aracoeli era causato dal morbo che la distruggeva e che le ha portato la morte. Manuele desidera è essere amato e che questo suo desiderio non gli è ascoltato. Lui stesso vede questo suo insuccesso come il destino e la risposta la cerca in una storia antica della quale ci parla. In questa storia si narra di un sarto immortale che ogni notte entra nella camera di mortali e gli cuce addosso una camicia invisibile fatta dal tessuto con i fili del loro destino. Nessuno di questi mortali sa dell’esistenza della camicia, non può mutarla o strapparsela: è come la seconda pelle. Da quella notte seguono il destino che gli è scelto dal sarto. Tuttavia, esistono uomini in grado di sfuggire al destino, capaci di strapparsi via la camicia: sono mortali miracolosi , che hanno la capacità di mutare questa camicia come i serpenti mutano la loro pelle. Lui di certo è convinto “ di non essere un corpo miracoloso ”. Manuele è troppo ignavo. Per lui è più accettabile di lamentarsi del proprio destino che cercare di cambiarlo. Dopo che gli è morta Aracoeli, l’unica persona che lo amava crede di non essere amato più mai da nessun altro. Accetta questo suo destino senza tentativi di romperlo. Per lui sembra più facile lamentare e sognare che cercare di vivere una vita pregiabile. Manuel non si piace, non è contento del suo corpo. Non può neanche vedersi allo specchio perché avverte quasi un istinto vendicativo; l’immagine del suo corpo lo disgusta. Se si trova tra la gente avverte una spiacevole sensazione, ovvero, di essere” l’oggetto designato per un linciaggio”. Manuel si descrive nel romanzo in modo assai dettagliato, quasi a far immaginare al lettore la sua figura. Dice di essere avere una statura né alta, né bassa, con le gambe più corte rispetto al resto del corpo, spalle larghe ma smagrite, gambe sottili con i piedi corti, testa grossa e capelli riccioluti, corpo coperto da un pelo nero. Ha gli occhiali. Ha anche delle cicatrici, poiché è autolesionista, a causa della sua tossicodipendenza. Da questa immagine non possiamo pensare ad un uomo dall’aspetto gradevole. Manuel si vede brutto ed enfatizza questo limite mediante una descrizione dettagliata. Nell’infanzia, invece, si trovava bello perché così lo vedeva sua madre. l’infanzia è per Manuele il” tempo che ero bello ”. L’unico specchio in cui Manuel si percepiva bello erano proprio gli occhi di sua madre che esaltava ogni pezzo del suo corpo piccolo, profondendo elogi. Sin da piccolo, Manuel dipende dall’opinione della madre. Non indosserà gli occhiali, poiché la madre non l’aveva visto bello come prima con gli occhiali. E lui, sin da piccolo, vuole essere bello per la madre, e arriva a togliersi persino gli occhiali istintivamente, pur di non deludere la donna che ama. L’affetto smisurato della madre, il morboso attaccamento a lei, ha determinato il futuro infelice di Manuel, trasformandolo in uomo sempre rivolto al passato, ha inficiato quello che sarebbe stato il rapporto con altre donne, ha causato una sorta di dipendenza. Ciò ha determinato in Manuel la morte della sua anima, del suo spirito. La sua anima, infatti, morì nel momento della morte della madre. La vita di Manuel senza Aracoeli è una strada piena di sofferenze e solitudine. Questa condizione sembra essere la realizzazione di un pronostico che gli aveva fatto una zingara quando Manuele era ancora bambino. Secondo tale profezia, Manuele sarebbe morto per amore prima dei suoi quindici anni. In un certo senso è vero: la morte della mamma determina la morte, anche se non fisica, ma spirituale di Manuele. Per la mancanza dei rapporti amorosi e sessuali potrebbe cercare avventure a pagamento ma non lo fa. Ripete sempre che per lui è la cosa più importante di essere amato e per questo pagare per l’amore è molto triste. Quindi si tiene lontano dai bordelli. Ma non solo per il fatto che non vuole pagare per l’amore ma soprattutto per sua madre : Io non sono mai stato in un bordello; però […], per me la sua [Aracoeli] figura inaccessibile pullulava d’angoscia. Io ne stornavo i sensi, come davanti a un lenzuolo che si ha orrore di sollevare, perché copre un cadavere. E il mio orrore era di specie così selvaggia da snaturare la terra e spalancare il cielo […]. Come sappiamo Aracoeli assalita da un morbo devastante abbandona la sua famiglia e si ripara in un bordello romano. La visione della sua carissima madre che si vende lo minaccia e disgusta. Ma anche se sua madre è già morta da molti anni non può entrarci senza di essere seguito dalla sua immagine: «poiché in quel cadavere [sotto il lenzuolo] io paventavo di riconoscere un volto adorato e divino, che nella sua dissoluzione stessa mi si rendeva ancora più sacro.» Il motivo del suo comportamento è molto evidente. Il cadavere rappresenta la sua carissima Aracoeli scappata dalla casa e il lenzuolo proprio è il bordello. D’estate, un paio di anni dopo la Seconda guerra mondiale vive già solo. Ha sedici anni e i suoi genitori sono morti. I mezzi economici della famiglia sono quasi spariti e gli bastano soltanto a pagare gli studi. Per la mancanza dei soldi non ha nemmeno la possibilità di passare le vacanze estive in una villa di campagna o al mare. Con un colpo di fortuna un suo conoscente gli offre la possibilità di poter passare almeno una giornata in un villaggio al mare ligure dove si celebra una festa religiosa. Anche se si tratta soltanto di un giorno, è contento di qualsiasi avvenimento fuori della città. Non passa molto tempo nel centro del villaggio perché la chiesa e tanta gente venuta a celebrare lo disgusta. Come sempre rifugge nella solitudine. Si tiene lontano dalla gente e fa le passeggiate sulla costa del mare dove incontra un gruppo di ragazzi e di ragazze. È una comitiva composta dalle ragazze prostitute, soldati americani e alcuni abitanti del villaggio venuti sulla spiaggia per fare l’amore. Vedendo il gruppo dei giovani, ne diventa molto attratto. Comincia a perseguirli mezzo invidioso e mezzo curioso: […] in un atto quasi involontario io mi levai su dietro a loro, portato da un’invidia e nostalgia impossibile. […] E io li seguivo a distanza, accompagnandoli col mio sguardo affascinato senza affrettare il passo, di qua da una frontiera invisibile che a me era negato superare. Quando li vede, così giovani e belli, viene colpito dal sentimento di rimpianto. Gli sembra impossibile far parte di un gruppo così. Si esclude sempre

sua testa è un po´ ovale con le guance paffute. Per quel che riguarda la sua natura sappiamo che era molto credente, superstiziosa e credeva molto nelle profezie degli zingari. Prima di incontrare Eugenio non aveva mai avuto un ragazzo. Lo sognava soltanto come un principe. Era molto infantile e credeva che i bambini nascono da un bacio. Era analfabeta. Non sapeva né leggere né scrivere. Quando ha imparato, leggeva soltanto le riviste femminili con immagini e favole per bambini. Non conosceva nemmeno altre cose e per questo pensava per esempio che il mondo è piatto e il treno può cascare dall’orizzonte. Era anche molto fanciullesca. In Spagna aveva il suo gatto e la capra dei quali parla spesso a Manuele. Come se fosse ancora una bambina che ci ha lasciato i suoi veri amici i quali le mancano moltissimo. Al contrario non menziona quasi mai i suoi genitori come se non le mancassero. Gli animali sembrano essere più importanti per lei dei genitori. È anche molto sensibile. Quando per la prima volta incontra il loro vicino di casa, il dott. Oreste Zanchi, sente una grande avversione contro di lui. Lui la tratta sempre bene secondo le maniere dei gentiluomini: la saluta con sorriso e le bacia la mano. Ma lei sempre «d’istinto si ripuliva il dorso della mano contro la gonna.». Possiamo dire che anche se era una analfabeta con le minime conoscenze era capace di intravedere un uomo malvagio. Proveniente da un piccolo villaggio andaluso dove vivevano in una baracca senza le comodità della civilizzazione, il trasferimento nella città per lei significa la conoscenza delle cose nuove. Fino al giorno del suo arrivo a Roma non sapeva nulla dell’esistenza di vari apparecchi. Per questo quando vede l’ascensore per la prima volta è totalmente sgomenta. Nei suoi occhi è il mostro che cattura la gente e non vuole lasciarla scendere. Come se la portasse nell’inferno. Non lo usa mai. Però una volta fa eccezione, come si vedrà più avanti. Aveva paura anche degli apparecchi elettrici e della fiammella del gas che non voleva usare. Non conosceva nemmeno apparecchi igienici. Ignorava l’uso dello spazzolino da denti. Anche se cerca di imparare tutte le cose necessarie per poter vivere nella civilizzazione non le va molto bene. Impara a leggere ma le fa sempre problemi e lo stesso problema ha anche con lo scrivere. Non è sicura in molti atteggiamenti delle donne borghesi ma cerca almeno di imitarli. Vittorio Emanuele Maria – il figlio Vittorio Emanuele Maria, detto Manuele o Manuelino, è l’unico figlio di Aracoeli. Il nome Vittorio Emanuele è stato scelto dal padre. È il nome del Re d’Italia che il padre stimava e onorava come suo modello. Il nome di Maria lo sceglie Aracoeli secondo il nome della Vergine Maria. Dopo la morte di Aracoeli cambia vari posti : la casa dei nonni, poi il collegio nella zona collinare del Piemonte, poi Torino e anche Milano. Qui a Milano resta, fa gli studi universitari e trova il lavoro in un’azienda editoriale. Ma nessun posto per lui significava la casa vera. In tutti i posti si sente come un intruso, non amato e da tutti disprezzato. In tutti questi posti gli manca l’unica persona del mondo che per lui era significata moltissimo: Aracoeli. L’aspetto fisico di Manuele adulto conosciamo molto bene dalla sua dettagliata descrizione. È di statura né bassa né alta con le gambe più corte rispetto al resto del suo corpo. È delle spalle larghe ma smagrite. Le gambe sono sottili con i piedi corti. La testa è grossa e con i capelli riccioluti. Tutto il suo corpo è coperto con pelo nero. Lui stesso non è contento del suo corpo. Nell’infanzia, come è noto, si trovava bello perché così lo vedeva Aracoeli. Eugenio Oddone Amedeo – il padre Eugenio è ufficiale della Regia Marina Italiana dove fa il tenente di vascello e fa il Comandante di un sommergibile. Anche se è ancora molto giovane gode di grandissimo prestigio. Ha molti onori ed è stimato per le sue qualità e le sue imprese di successo di cui però non abbiamo molte informazioni. Non se ne parla affatto. Ci sono soltanto cenni di queste imprese che non danno un’immagine complessa. Come militare è molto addetto al suo servizio. Morire per la patria amata e soprattutto per il Re d’Italia sarebbe per lui un gran onore. L’immagine del Re Vittorio Emanule adorna anche il loro appartamento. Per quel che riguarda il suo aspetto fisico abbiamo una dettagliata descrizione fatta da suo figlio Manuele. È un uomo alto e snello con le spalle larghe. Ha i capelli biondi e i suoi occhi sono grandi, di colore azzurro slavato e sono orlati da cigli fitti e corti. La sua faccia ha il colore roseo senza nessuna chiazza. È molto bello, raggiante e come dice la serva Zaira: «Era come quando entra il sole». Per la sua bellezza e il suo successo nella marina è un uomo ricercato dalle donne ma il suo cuore appartiene ad un’unica persona. Non tradisce il loro amore nemmeno dopo la sua morte e non si troverà mai un’altra donna. Raimonda – la zia - Raimonda, detta sempre Monda, è la sorella di Eugenio e la zia di Manuele. Vive sola in un moderno palazzo a pochi passi dalla casa di Eugenio. È più grande di Eugenio e fino a tarda età vive sola senza nessuna relazione amorosa. Ma desidera una relazione intima. Sogna un principe sul cavallo bianco che entri nel suo appartamento e la porti via. Il marito lo trova durante la Seconda guerra mondiale. Proveniente da una famiglia borghese viene educata ai principi tradizionali. Uno di questi principi è la stretta divisione della società dalla quale proviene, e che le classi sociali non si possono mescolare. L’altro di questi principi è la posizione della femmina e del maschio nella società: il maschio è superiore alla femmina e così il marito è superiore alla moglie e i figli maschi alle figlie femmine. Da questo proviene la sua affettuosità nei confronti del suo amato fratello Eugenio. Non sente neanche per idea il sentimento della gelosia nei confronti di lui. Al contrario prova l’orgoglio grande per il suo fratellino bellissimo e di grande successo. Senza proteste accetta sempre tutte le sue volontà e scelte anche se non le piacciono e in molti casi non ci acconsente. E questo è anche il motivo per cui lo aiuta dai primi giorni del suo matrimonio con Aracoeli anche se lei non corrisponde alla loro posizione sociale. La aiuta con l’arredamento della casa a Monte Sacro e va a trovarla durante il tempo in cui Eugenio è fuori di casa. Vive una vita sobria come si desidera da una donna della famiglia buona. Per quel che riguarda il suo aspetto fisico sappiamo che «essa aveva quell’aspetto caratteristico, e quasi predestinato, con cui la tipologia volgare usa rappresentare le zitelle.». Il suo scarso successo con gli uomini si può ascrivere soprattutto alla sua statura e apparenza che sembrava più maschile che femminile. È molto alta, come il suo caro fratello Eugenio, ma senza petto e fianchi e ha le spalle troppo larghe per una donna. Il suo andamento è duro come quello di un militare. Nella sua faccia scolorita con varie chiazze possiamo seguire il mento pronunciato e la bocca piena di denti lunghi. Da questo è evidente che non era una donna che piacerebbe agli uomini Il tempo La narrazione del romanzo non si svolge in una linea diretta. Ci sono più direzioni. La linea principale dell’azione si svolge nel 1975 quando il protagonista ha quarantatré anni e si concentra in pensieri sulla sua intera vita. Ma la sua narrazione ci trasporta poi dall’anno 1975 all’anno della sua nascita 1932 e poi di nuovo saltiamo in un altro anno: Manuele salta dal passato al presente e poi di nuovo al passato. Il motivo è semplice: Manuel si mette a cercare Aracoeli « in tutte le direzioni dello spazio e del tempo, fuorché una a cui non crede: il futuro .» Viaggiando nel passato cerca di ricostruire l’immagine di sua madre amata che morì quando lui era ancora bambino. Riflette nel tempo sui motivi che lo costrinsero a questo modo della sua vita.

Vuole rispondere alle sue domande concentrandosi sul passato. Tutto il suo passato lo vede con gli occhi di un uomo adulto. Mentre il passato ha un gran ruolo nella sua meditazione, il futuro e anche il presente sono per lui insignificanti. Il motivo è semplice. Crede che la sua vita si sia conclusa con la morte di Aracoeli e così la vita presente e futura passata senza di compagnia di Aracoeli non è niente di piacevole. Non ha senso per lui di godere la vita senza di lei. Lui stesso dice: “ In realtà, nella direzione del mio futuro, io non vedo altro che un binario storto .” Non ha voglia di vivere, non si gode la vita. Lui sopravvive senza sogni felici e traguardi e soltanto mira alla morte fisica. La sua anima morì già nel momento della morte di sua madre. L’ambiente. La linea principale dell’azione si svolge nel presente a Milano dove Manuele lavora. Ma non restiamo in questo posto perché accompagniamo Manuele anche nel suo viaggio in Spagna. Con il narrare del suo passato ci troviamo a Roma o nel quartiere Monte Sacro , dove Manuele passa quattro anni della sua vita o nei Quartieri Alti dove si trasferiscono dopo il matrimonio dei suoi genitori. Manuele decide di cercare la madre non solo nel tempo ma anche nello spazio. Prende l’aereo e si mette «in viaggio sulla macchina del tempo». Della sua vita passata non conosce molte informazioni ma con la certezza sa il luogo della sua nascita cioè El Almendral in Almeria. Anche se sa che tutti i membri della sua famiglia spagnola sono morti e allora non è possibile trovarci nessuno, chiamato dalla voce graziosa di sua madre si mette in viaggio. Vuole camminare nelle sue tracce, conoscere il posto dove tutto è iniziato, dove lei è nata. Non è capace di spiegare il proprio desiderio per il viaggio ma sa che deve effettuarlo. Con la ragione non può spiegare la voglia per la partenza nei luoghi sconosciuti ma sente la nostalgia della casa natale della madre. Il mio stato era proprio quello di un animale bastardo, che appena cucciolo portarono via dal suo covo, dentro un sacco, scaricandolo, per disfarsene, sul margine di una carraia. In tutto il libro possiamo seguire le differenze nelle descrizioni dei vari posti. Quando Manuele parla della sua infanzia e del passato in cui è ancora in compagnia della sua carissima madre Aracoeli tutto gli sembra bello, tutto è chiaro e pieno di luce. Anche nella scelta delle parole è evidente una grande differenza. Quando presenta la loro casa di Totetaco, la descrive come " campo d’oro ". Ma quando parla del presente e dei posti in cui Aracoeli non c’è più tutto sembra oscuro , pessimistico e soprattutto poco accogliente. Come se nei posti senza Aracoeli non potesse esistere la luce. Quando descrive il suo ufficio lo descrive come «due stanzette d’ufficio, corredate di un cesso buio e senza finestre. Una delle stanzette serve, più che altro, da magazzino; l’altra è occupata da me.». Non ci dà una descrizione dettagliata del posto ma da questo non si sente niente di positivo. Il suo ufficio ci rievoca un posto oscuro, quasi senza vita e pieno di polvere. La vita presente senza di Aracoeli affolla i posti occupati da Manuele con la nuvolosità in cui il sole non può penetrare. La narrazione La storia viene narrata in prima persona da Manuele, figlio di Aracoeli. Anche se Manuele è all’interno della vicenda, fa parte della famiglia e molte cose le sa soltanto per sentito dire : « Secondo le fantasie romanzesche della zia Monda (è da lei che mi provennero certe vaghe informazioni postume) » e alcune vicende sono soltanto prodotti della sua fantasia : « Forse, era solo una mia larva immaginaria .». Per il motivo delle droghe e della sua capacità immaginaria, in qualche situazione non è sicuro se sia la storia vera o soltanto il prodotto della sua fantasia. Manuele ci presenta non solo il presente ma anche il passato della sua vita. Rievoca i ricordi della sua infanzia. Quello che vedeva come piccolo ci è presentato con la spiegazione e modificato dall’uomo adulto. Presenta le attività quotidiane, le abitudini della famiglia e i momenti felici nella casa famigliare. La narrazione non si svolge in linea cronologica. Cominciamo la narrazione nel passato con la presentazione della madre, di suo fratello Manuel e saltiamo al momento nella fine della Seconda guerra mondiale quando è andato a vedere il padre a Roma e poi sorvoliamo al presente. Varie situazioni e vicende vengono collegate con altre in modo analogico e le altre senza nessun’analogia. Quando ad esempio Manuele si trova nella corriera in Spagna e sente una canzoncina che gli rievoca un’altra canzoncina che conosce dal periodo di Monte Sacro e ce ne parla. Qualche volta presenta quello che gli viene in mente senza nessuna logica o analogia. Così soprattutto nelle vicende del passato non c’è nessuna conseguenza. Nei ricordi salta e quindi dal narrare sui suoi insuccessi con le donne passa nel convento e ci presenta Pennati. Per noi è qualche volta quasi impossibile rendersi conto della consecuzione delle vicende. Il linguaggio Nel testo notiamo la lingua italiana quotidiana con alcune parole oscene soprattutto nei discorsi sulla sessualità. Ma oltre all’italiano ci sono i pezzi della lingua spagnola , la lingua materna di Aracoeli che occupa uno strano posto nella vita di Manuele. Ci viene presentata in varie canzoncine cantate da Aracoeli al figlio durante i loro giochi: Luna lunera cascabelera los ojos azules la cara morena. E viene anche inserita nel discorso di Aracoeli per la quale era qualche volta difficile trovare la parola adatta italiana e lo spagnolo si mescolava molto spesso con le parole italiane : Mátame! Con questa manecita tua… dulce. Tu sei bello come el Redentor! Io sono indigna, fea! sono maledetta! péstame sotto la suela! mátame…mátame… Anche se per Manuele lo spagnolo dovrebbe essere il linguaggio più vicino perché era la lingua materna di Aracoeli che lei inseriva nei suoi discorsi e per questo lui lo sentiva dai suoi primi anni della vita, non è così. Già da piccolo non gli dà nessun problema apprendere varie lingue straniere come inglese, francese e russo. Ma con lo spagnolo è particolare. Il motivo lo vediamo di nuovo nel suo rapporto con la madre. Come sappiamo, Manuele abbandonato da lei e tormentato dall’amore-odio verso di lei si comporta come se volesse non soltanto rinnegare l’immagine di Aracoeli e la sua presenza ma anche dimenticare la lingua che li collegava nella sua infanzia. I temi e i motivi Il tema principale di Aracoeli è senza dubbio il rapporto unico tra la madre e suo figlio. Questo tema è molto significativo perché influenza quasi tutti gli aspetti della vita del figlio di Aracoeli, Manuele. L’attaccamento quasi morboso a lei si rispecchia anche nel rapporto di Manuele con il padre a cui dedicheremo anche un capitolo. Con la madre vengono collegate anche rapporti di Manuele con le donne e con gli uomini. Vedremo poi un tema, da Morante spesso ripetuto, cioè la società borghese. L’altro

mamma si comporta così. Osserva tutto quello che accade nella loro casa e non ha nessuna spiegazione. Ma sa che non è più la sua mamma di Totetaco. Sente che si allontana da lui e quindi cerca di avvicinarsi a lei. Non passano tanto tempo insieme e le passeggiate comincia a fare da sola. Manuele, tuttavia, cerca ogni possibilità del contatto. Prima era il centro della sua vita e adesso sente come ne viene escluso. Una volta, ritornando dalla scuola, Manuele intravede Aracoeli dormire nella sua stanza. Il contatto con la madre manca a Manuele moltissimo e così entra e punta verso lei. E per prima cosa vidi che dallo scollo sbottonato della camicia da notte le sporgeva una mammella nuda. È per la prima volta che Manuele vede il petto di sua madre. Prima lei non si è mai fatta vedere nuda ma il morbo la cambia. Gli mancano le carezze e le tenerezze dalla madre e così quando la vede come dorme, gli ricorda la mamma di Totetaco e vuole avvinghiarsi a lei. Quando vede la sua mammella scoperchiata, forse istintivamente si attacca e vuole bere. « Totetaco risuscitava!» Vuole rinnovare la loro coniugazione incomparabile. Anche se è già un ragazzo di scuola, vuole succhiarne il latte. Non perché abbia sete ma vuole istintivamente rinnovare la loro vicinanza. Aracoeli rappresenta per lui tutto l’universo. Vuole attaccarsi a lei e non essere mai separato da lei, l’unica persona che dà il senso alla sua vita. Aracoeli si sveglia e lo repelle dal suo corpo e dalla stanza. Manuele, distrutto da quest’azione della sua cara mamma si mette a piangere e prende febbre. È confuso perché non ha aspettato questa reazione. Non riesce a capire il motivo del comportamento molto diverso di Aracoeli. Man mano si chiude in sé stesso e ha paura di avvicinarsi a lei. Ha paura della simile reazione dalla parte di madre. Evita la sua presenza ma contemporaneamente la desidera. Quando lei lo cerca e vuole passare il tempo con lui, si sente di nuovo felice. Ma le continue mutazioni dell’umore di Aracoeli, rendono Manuele più e più confuso e lo rendono turbato dal desiderio di essere con lei e dal rifiuto della sua presenza. Il rapporto tra madre e suo figlio è, senza dubbio, unico. Si crea già nell’utero della madre in cui il bambino passa primi nove mesi e quindi è collegato con lei con un legame molto forte. Tutto quello che la madre fa durante la gravidanza, come si alimenta, influenza il bambino. Vivono, per questi nove mesi, in una coniugazione che poi verrà interrotta dal parto. Si dice che, il motivo del rapporto più stretto che i figli hanno con la madre che con il padre, è proprio nella gravidanza. Il tempo che passano in questa coniugazione non dura per sempre ma per ogni madre è insostituibile. Ma noi, leggendo il romanzo, ci poniamo una domanda: è possibile che durante la gravidanza la madre può trasmettere i suoi ricordi e pensieri al figlio? La sua storia mi era stata trasmessa, fino da quando io le crescevo nell’utero, attraverso lo stesso messaggio cifrato che aveva trasmesso dalla sua pelle alla mia il colore moreno. Quando Manuele arriva nel villaggio natale di sua madre è sicuro che conosce questo luogo. Prima non ci è mai andato ma gli sembra noto. Come se ci fosse nel passato. È davvero possibile che Aracoeli gli ha lasciato i suoi ricordi? La spiegazione più probabile vediamo nella fantasia congenita di Manuele. Come dice spesso è come una fabbrica di sogni e di illusioni e questo può avere una parte importante nella sua vita. Sappiamo che Aracoeli, durante il loro tempo passato in Totetaco, gli diceva qualche informazione sul suo paese natale e così non possiamo escludere che lei gli ha descritto qualche posto del suo villaggio. Gli è rimasto impresso nella memoria e vedendo il posto nativo della madre gli può sembrare noto perché lo già conosce dalla narrazione della madre. Oltre alla trasmissione dei ricordi, Manuele ci presenta altre cose riguardanti la madre che sono molto discutibili. Manuele parla della scena in cui Aracoeli incinta si osserva nello specchio e poi l’altra scena, nella quale Aracoeli allatta un bambino. Lui afferma che in entrambe le due scene il bambino è lui stesso. Lo racconta come se fosse possibile attraverso gli occhi della madre osservarsi nello specchio e lui fosse anche capace di percepire il mondo durante l’allattamento. Per queste vicende, di nuovo, troviamo la soluzione nel suo stretto rapporto con Aracoeli e poi anche nelle droghe. Come Manuele ammette, nell’età adulta, vive un periodo in cui usa le droghe e non soltanto quelle leggere ma anche quelle pesanti. La realtà gli si mescola con la fantasia e quindi influenza ogni suo ricordo. E così, molte volte, Manuele non è sicuro nei vari fatti. Così non possiamo dire se le vicende sono vere o sono soltanto prodotte dalla sua fantasia e dalle droghe. Ma lui stesso, dopo aver affermato che questi suoi ricordi sono veri. Sappiamo che aveva una sorellina e forse ha visto Aracoeli come la allatta. Voleva essere al suo posto e così la memoria ha conservato questo ricordo come suo proprio. C’è da menzionare anche un evento che accade dopo la morte di Aracoeli. È un momento molto significativo per Manuele. Possiamo dedurlo anche dal fatto che questo evento accade durante il suo soggiorno nel convento e da tutti gli altri possibili ricordi ce lo presenta come primo. Per Manuele è « una notte di felicità incantata e innocente, mai più provata dopo la perdita di Aracoeli .» Manuele ha meno di dodici anni e vive in un convento in una zona collinosa del Piemonte dove si mandano i bambini in rifugio dalla guerra. Manuele passa i giorni o a scuola o studiando perché nessuno dei ragazzi vuole giocare con lui. Sta sempre solo. Ma una notte lo va a trovare un ragazzo di nome Pennati che ha paura di dormire solo. Manuele si sente contento perché il ragazzo lo ha scelto tra molti altri ragazzi. «Non mi capitava mai di essere prescelto.» Ma non è solo la felicità che lo colpisce, è un altro sentimento che non ha conosciuto mai ma che gli rievoca la propria infanzia: «[…] lui, nel sonno, mi confondeva con sua madre. Qua mi usurpò, lentamente, una suggestione inverosimile: come se davvero io fossi sua madre.» Questo suo sentimento è naturale. È ancora bambino al quale manca l’amore materno e questo ragazzino è riuscito a rievocargli il periodo in cui faceva il legame inseparabile con la madre ed era felice. Si comporta con lui nello stesso modo come lo faceva Aracoeli: Però accorgendomi che lui aveva, tuttora, la faccia bagnata di pianto, gliela asciugai, cautamente, con la mia manica, a evitare che le lagrime, in quell’aria gelata, gli andassero in ghiaccio. Poi, sempre con cautela, gli rimboccai sul fianco le coperte, e gli ricoprii pure parte della testa, badando a lasciargli liberi i sospiri. Quando vuole svegliarlo istintivamente lo fa come lo faceva la sua carissima Aracoeli. Desidera molto di provarlo di nuovo perché l’amore materno gli manca moltissimo. E non c’è nessun altro ad amarlo. Ma sa molto bene che è soltanto il suo sogno e la madre non tornerà più. La loro vicenda però finisce male. Sono disturbati dall’istitutore, separati e puniti perché questo comportamento non è adatto per i ragazzi. L’istruttore non capisce che non fanno niente di cattivo e che sono soltanto desiderosi dell’amore materno. Dopo questo evento, Pennati viene mandato a casa e Manuele resta di nuovo solo. Il suo breve momento di felicità è distrutto come se non fosse adatto a lui di essere contento e di gioire. La coniugazione tra la madre e il figlio che all’inizio sembrava inseparabile e tanto idilliaca, viene devastata precipitamene dalla natura stessa. Il morbo che aveva colpito Aracoeli, ha rovesciato e distrutto tutta la famiglia e ha provocato l’infelicità del figlio che senza di lei è incapace di vivere la vita pregiabile. Ma l’immagine futura della madre non resta solo idolatrica. Nella mente di Manuele non rimane la madre soltanto come il suo sole unico ma anche come quella che l’ha abbandonato, lasciato solo e dato in pasto a tutto il mondo.

Rapporto padre – figlio Da bambino Manuele cresce soltanto con sua madre e l’esistenza del padre è per lui ignota : «Allora, per quanto ne sapevo, io non avevo nessun padre. Né concepivo, del resto, che i padri sulla terra fossero necessari e inevitabili.» Anche se il padre, nelle sue scarse licenze, visita la casa di Totetaco, Manuele non lo conosce e non porta nessun ricordo di lui nella sua memoria. E per questo non c’è da meravigliarsi che dai suoi primi giorni pensa che Aracoeli sia il suo unico genitore. Gli sembra come una cosa normale. E proprio questo è uno dei motivi più importanti nel suo rapporto con il padre. L’assenza di un genitore lo rende più attaccato all’unico genitore che per lui esiste. E perché non sa niente dell’esistenza di un padre non gli manca. Le cose che non conosciamo non ci mancano mai. Sappiamo che Eugenio va a trovare Aracoeli durante le sue scarse licenze ma è molto strano che non vuole mostrarsi al figlio. È naturale che dopo tempo passato sulla nave e in compagnia di maschi vuole passare qualche tempo con la sua amata donna. Ma è incomprensibile che non trova qualche tempo anche per il suo unico figlio. È totalmente attaccato ad Aracoeli. È come se non gli importasse a lui. Il personaggio di padre entra nella vita di Manuele nel momento del loro trasferimento nella casa dei Quartieri Alti. Aracoeli e Manuele si trasferiscono precisamente dopo le nozze legittime durante la festa nazionale di novembre. Manuele accetta il padre come la parte della loro vita ma il suo comportamento proviene dal suo rapporto con la madre: «[…] poiché tutto quanto la rallegrava era un’allegria per me.» Manuele sempre imitava Aracoeli: quando uno le era simpatico, era simpatico anche a lui. E questo si riflette anche nel suo rapporto con il padre. Vede come Aracoeli lo ama e decide di amarlo o almeno di accettarlo come la parte della sua vita. Il padre di Eugenio non gli ha mostrato l’amore, non si dedicava a lui e quindi, forse, non sa come comportarsi nel ruolo del padre di Manuele. Come suo padre, anche Eugenio non è riuscito a stabilire un buon rapporto con il proprio figlio. Passa quasi tutti i giorni nel suo lavoro e quando arriva a casa non si dedica a Manuele, non giocano, non gli legge un libro prima di dormire. Non è capace di mostrargli l’affetto. La rigidezza di suo padre proprio è rimasta in Eugenio e provoca il suo fallimento nel ruolo di padre. Il distacco che Manuele sente per il padre si può notare dalla sua dichiarazione: « Io invece non sono mai stato figlio di un padre .» Anche se Manuele ha accettato Eugenio nella sua vita non si è mai avvicinato a lui. Lo vede come la parte essenziale di Aracoeli che la rende tanto felice. Stima i suoi successi nella marina ma soltanto perché vede che Aracoeli è molto fiera per lui. Il padre entra nella vita di Manuele ma quasi come se non lasciasse nessun’impronta. Nella sua vita adulta non ricorre con la mente a lui, ma soltanto ad Aracoeli. Anche se Eugenio è suo padre, non vuole chiamarlo così: « Evitavo sempre, con lui, di chiamarlo papà: nel suono stesso di queste due sillabe, mi si faceva sentire un che di ridicolo, quasi d’indecoroso .» Questa perdita poteva ravvicinarli ma sembra che la morte dell’unica donna che tutti e due profondamente amavano, li ha divisi per sempre. Non c’è più niente che li collega. Manuele non vive a lungo nella casa dei nonni a Torino. La guerra infuria e quindi i nonni decidono di mandare Manuele in un convento dove sono anche molti altri ragazzi di Torino e vivono qui nel rifugio dal bombardamento. Ci va anche a scuola e là passa tutto il periodo della Seconda guerra mondiale. Qui vive quasi isolato dal resto del mondo e non ha nessun’informazione della sua famiglia di Roma. Forse per questo decide di andare a vederla. È dopo la fine della guerra quando Manuele scappa dal convento e si mette in viaggio per Roma dove ha gli ultimi parenti: la zia Monda e il padre. La zia Monda vive sempre nel suo appartamento ma non più sola: ha un compagno e sembra felice. Ma del padre non possiamo dire lo stesso. È cambiato. Ma non è soltanto causato dalla morte di Aracoeli. Oltre alla morte di Aracoeli c’è un’altra percossa che l’ha ferito: era l’armistizio del settembre del 1943. Eugenio ha lasciato la sua divisione e ha fatto vita ritirata. Nessuno, oltre alla zia Monda, sa dove vive e come e lei lo dice soltanto a Manuele. Lo troviamo in periferia di Roma, in quartiere chiamato Tiburtino. Occupa un appartamento sporco e pestilente. Quando Manuele ci entra non vede l’ora di andarsene. Sono così lontani come se non fossero padre e figlio. Non hanno più nulla a dirsi. Prima li collegava almeno l’amore a Aracoeli, ma perché è morta non hanno nulla di comune. Manuele se ne va e non lo vedrà più. Lo spazio dedicato al padre è piccolo. La tematica delle classi sociali In Elsa Morante, è evidente il grande odio per tutto ciò che fa parte del mondo dei borghesi. La scrittrice odiava le cose mondane come i vari party e cocktail e non ci andava mai. La disgustavano. Questo suo disprezzo per la borghesia si riflette non soltanto in questo romanzo Aracoeli ma anche in molte altre sue opere. La stretta divisione della società durava anche nella prima metà del secolo ventesimo. Ed è evidente anche nella nostra storia. Eugenio, ufficiale della Regia Marina Italiana di grande onore, appartiene ad una notevole famiglia borghese del Piemonte. La famiglia gode grande stima e così i loro membri pensano di poter giudicare anche le altre persone secondo i titoli nobiliari e non secondo le loro qualità. Per questo Aracoeli, una povera analfabeta di un piccolo villaggio in Spagna non è una donna adatta per la famiglia di tanto onore. Ma zia Monda fa un’eccezione nel caso di Aracoeli, moglie scelta dal suo caro e onorato fratello Eugenio. Oltre alle posizioni sociali onora suo fratello. Lo ama moltissimo, lo vede un eroe per le sue imprese di successo e quindi stima tutte le sue decisioni e non gliele sconsiglia. Anche se accetta Aracoeli nella loro famiglia, evita sempre di parlare dell’ambiente da cui la moglie di suo fratello proviene. Come se si dovesse dimenticare il mondo povero da cui è nata. Quando Manuele o qualcun´altro vuole domandare un’informazione di Aracoeli, Monda cerca sempre di cambiare il discorso. Monda la accetta in famiglia ma la sua origine rimane per sempre «[…] un piccolo scheletro nell’armadio», di cui è meglio di non parlare. Le sembra, forse, che le cose di cui non si parli, non esistano. Aracoeli accetta tutto questo un po’ confusa. Il comportamento di Monda motiva in lei sensazioni miste tra la vergogna e la gelosia verso il suo passato andaluso. Il tema della solitudine, dell’esclusione e dell’alienazione dalla società Nella vita di Manuele non troviamo molte persone con cui stringeva l’amicizia, oltre ad Aracoeli con la quale lo collega il legame materno. Ma oltre al legame tra Aracoeli e Manuele era anche legame di amicizia. Ma oltre ad Aracoeli, c’è un’altra persona con la quale Manuele stringe l’amicizia. Si tratta dell’attendente Daniele che entra nella vita di Manuele quando Aracoeli sta male dopo la perdita della figlia desiderata e quando comincia a cambiarsi minacciata dal morbo. Non passa molto tempo con il suo unico figlio e alla fine, per motivi salutari, viene ricoverata in una clinica di campagna. E anche se c’è ancora la zia Monda, Manuele si sente solo e abbandonato. Non c’è neanche la serva Zaira che viene mandata via sull’ordine di Aracoeli che non

informazioni riguardanti l’abitazione fanciullesca di Aracoeli. Conosce soltanto i nomi di El Almendral e Gergal che gli sono noti dalle cartoline che a Roma mandava suo zio Manuel. E quando Manuele viene a sapere che El Almendral, nella lingua araba, significa " lo specchio ", sente che è proprio il segno del destino. Come andiamo a sapere Manuele sempre rievoca un’immagine di sua madre e di sé stesso nelle sue braccia davanti allo specchio. Lui ci si vede contento e felicissimo di poter essere con lei. Anche se non sappiamo se sia il ricordo vero o soltanto la fantasia di Manuele l’ha creato, lui ne vede il segno che la madre c’è e lo chiama. L’altro segno del destino e della giustezza del viaggio è nella canzoncina che qualche settimana prima del viaggio ha cominciato a sentire: « Anda niňo anda, que Dios te lo manda » Questo poemetto proviene dall’infanzia di Manuele. Quando da piccolo imparava a camminare , Aracoeli recitava questa canzoncina ed a braccia aperte aspettava Manuele. Quindi Aracoeli era il traguardo del suo cammino iniziale. E così in questa canzoncina che gli ha cominciato a suonare nella testa vede il segno da Aracoeli. Ma è possibile che tutti i segni erano mandati da Aracoeli per far Manuele viaggiare nel suo paese natale? Sembra di no. Come sappiamo Manuele è troppo incline ai sogni, più alla fantasia che alla realtà. Quasi tutta la sua vita passa sognando per fuggire dalla realtà che per lui è diventata insopportabile. Tutto è fabbricato soltanto nella sua testa piena di sogni e di varie immagini di sua madre. E può anche essere il caso della canzoncina. Rievoca molti poemetti cantati dalla madre ma il significato e il segno lo vede soltanto in questo. Perché lui stesso vuole che abbia qualche significato. Desidera cambiare la sua vita ma è incapace di farlo. E per questo dà tanto significato a questi segni. Arrivando in Spagna scopre soltanto il paese quasi deserto dove non c’è nessun segno di Aracoeli e della sua famiglia. Passeggiando là e ricordando la sua vita passata pensa di sentire la sua mamma che gli dice: « Ma, niňo mio chiquito, non c’è niente da capire .» Questa frase, inventata nella testa di Manuele, è come se dicesse tutto. Tutta l’infelicità e l’insoddisfazione di Manuele viene causata dalla morte di Aracoeli. Alle fine del suo viaggio in Spagna sembra che Manuele l’abbia capito: tutto si trova soltanto nella sua testa. Deve rassegnarsi alla morte di madre e non cercare troppo nel suo passato. Sono le cose che non siamo capaci di capire mai. Per poter vivere una vita felice deve abbandonare la ricerca nei ricordi e concentrarsi sul presente. Quando leggiamo la frase inventata da Manuele e che secondo lui gli direbbe la madre, sembra che abbia capito che non ha senso di cercarla. Non c’è più e lui deve cercare di vivere la vita senza di lei. Il tema del morbo come la fonte della tragedia di una famiglia Si potrebbe aspettare che il motivo del male e della decomposizione della famiglia si trovassero nella società per la quale il matrimonio di due da così diversi mondi era inaccettabile. O che le persone, delle quali una è analfabeta e l’altra è istruita, non avessero che dirsi. O che la morte della loro unica figlia creasse una voragine tra i coniugi che non saranno capaci di oltrepassare. Ma non è il nostro caso. In questo libro, il male e tutto il negativo che provoca la tragedia della famiglia del Comandante sono nascosti nel morbo che oscuramente ma molto velocemente colpisce Aracoeli. Il male può esplodere con violenza improvvisa dentro di noi, come un temporale estivo, e mutarci da cima a fondo. La malattia può farci diventare qualcosa di diversissimo da ciò che eravamo, fino a renderci irriconoscibili. Qui si colloca l’intuizione poetica più forte e più impressionante di Aracoeli: la scoperta che il nostro corpo ci è estraneo e lontano, come le più remote galassie o nebulose. L´ uomo può influenzare molte cose nella sua vita. Se uno vuole, può studiare, istruirsi e così può trovare un lavoro migliore. Ma ci sono anche le cose che anche se desideriamo disperatamente non le possiamo cambiare. Non possiamo costringere nessuno ad amarci e altrettanto è con la salute e le malattie. La malattia, che di punto in bianco colpisce il corpo giovane di Aracoeli, distrugge non soltanto la stessa Aracoeli ma anche i rapporti nella famiglia. Il morbo cambia il suo corpo e anche completamente rovescia il suo comportamento. Tutto è cominciato molto presto dopo la morte della figlia desiderata e così, all’inizio, tutti i cambiamenti erano ascritti alla sua perdita. Aracoeli passava le giornate chiusa nella sua camera, la luce le faceva male, non voleva vedere nessuno e neanche il suo carissimo Manuele. Poi ha cominciato a lamentarsi dei dolori della testa. Ma non davanti al marito Eugenio o alla zia Monda. Li rivelò soltanto davanti a Manuele che era il suo alleato più fedele. Ma il motivo del silenzio di Aracoeli era molto semplice: odiava i dottori. E per questo, forse, non voleva che Eugenio ne sapesse. Aveva paura di essere mandata da un dottore. Il suo segreto era in Manuele in sicurezza. Man mano il suo corpo mostrava i segni del male che la distruggeva dentro. Si possono notare differenze molto evidenti nel suo comportamento. Prima Aracoeli era una donna molto onesta che non si lasciava mai vedere nuda, neanche da suo figlio e anche gli sguardi degli uomini sulla strada le portavano imbarazzo. E adesso non le fa nessun fastidio di mostrarsi a Manuele nuda. E accade più spesso che lei perfino provoca gli uomini sulla strada con gli sguardi e anche con il suo passo eccitante. E succede anche una volta che Manuele la vede durante la masturbazione. Tutto questo è per lui inaspettato e soprattutto sconcertante. Ma purtroppo come bambino non è capace di capire cosa succede con la sua carissima mamma. Aracoeli sembra ossessa dal sesso. Quando arriva Eugenio a casa, immediatamente si butta nelle sue braccia e lo conduce nella loro camera a fare sesso e non importa se li vede Manuele o un’altra persona. Anche se prima era una donna fedelissima al marito, il morbo l’ha cambiata. Non le basta più il suo marito, si butta nelle braccia di vari uomini per lei sconosciuti. È più forte di lei. Come se ci fossero in lei due persone e lei non sapesse cosa fare. La zia Monda sa del comportamento svergognato di Aracoeli. Del suo comportamento si parla anche tra la società romana. Ma Monda non reagisce. Non cerca di parlarne con Aracoeli e non lo dice nemmeno a suo fratello. Ama moltissimo suo fratello. È come se fosse il suo sole e forse per questo non vuole dirgli nulla. Vuole vederlo soltanto felice e sa che questo gli potrebbe fare male. Ne tace fino al momento della fuga di Aracoeli in casino. Dalla descrizione del corpo di Aracoeli e soprattutto dal cambiamento del suo comportamento è evidente che qualcosa avveniva in lei. Come è possibile che il suo marito non aveva visto tale cambiamento? Prima Aracoeli non si lasciava quasi mai toccare ed era molto modesta e adesso desiderava tanto il sesso. Anche se la società romana parlava del comportamento di Aracoeli, Eugenio non lo percepiva. L’amore per Aracoeli era in lui così forte che non voleva ammettersi che succedeva qualche cosa. Si comportava come se fosse sordo e cieco al comportamento cambiato di sua moglie. Non poteva credere che tutto fosse vero. Lei per lui è rimasta invariata. Eugenio era totalmente distrutto dalla sua morte. Non voleva avere Manuele con sé e l’ha mandato a vivere nella casa dei suoi genitori a Torino. Si è messo nel lavoro per dimenticare. E quando anche la patria l’ha tradito non aveva più niente per vivere. Si è trasferito vicino al cimitero dove era sepolta lei.

La tragedia della famiglia è completa: il marito è distrutto e il figlio è predestinato a vivere infelice senza la madre che lo poteva proteggere. Il ritorno di Adamo in paradiso - Schilirò Se scomponessimo l'incipit del romanzo, /mia madre/ /era/ /andalusa/, esso restituirebbe perfettamente l' argomento , il tempo e lo spazio cui si svolge l'intero racconto: A proposito di cosa parla? Della madre. Cosa ne dice? Che era che era straniera. Con questa frase, inoltre, il protagonista Manuel, figlio di Aracoeli, narratore in prima persona della storia, ci informa del fatto che la madre è morta. Un'analisi più accurata ci porta anche un'informazione suppletiva: la determinazione di appartenenza, quel “ mia ” che ci indica che il narratore è in prima persona , che è lui il soggetto che interagisce con questo tempo e questo spazio. L’incipit del romanzo è una tradizionale scheda anagrafica del personaggio indicato nel titolo, quello di Aracoeli appunto: essa procede per anticlimax, prima l'etnonimo (andalusa), poi il cognome (e in modo didascalico si spiega il perché del doppio cognome entrambi i genitori portavano lo stesso cognome, Muñoz Muñoz; rinforzando l'alterità dell'origine etnica) e infine il nome di battesimo (anch'esso esotico e allusivo, anche per via della grafia inesatta → in spagnolo il nome si scriverebbe Araceli, se scritto Aracoeli rimanda alla chiesa romana dell'Ara Coeli , "altare", e coeli, "cielo", e significa quindi "altare del cielo"). Poi si indicano i tratti somatici ereditati dal padre e dalla madre: occhi azzurri, capelli castani. La madre è dell’Andalusia, il padre del Piemonte, “ los ojos azules y la cara morena ”. Ma è soprattutto il luogo materno ad avere espansione descrittiva. Il «suo piccolo territorio, come una proprietà consacrata dei Muñoz Muñoz». In sintesi, la figura materna è subito inclusa/confusa con un territorio. Cercare la madre significa collocarla in uno spazio di appartenenza, circondarla di un mondo. Ma, di esso rimane poco. Canzoncine infantili, soprattutto e le poche testimonianze che la madre raccontava dettagliatamente al figlio. Il luogo originario, quindi, è una figura dell’immaginario del narratore poiché non lo ha mai visitato, ma vi è una sua “riproduzione sonora” sopravvissuto attraverso le canzoni della madre. È un luogo inaccessibile perché è un luogo che Manuele non conosce realmente ma solo per sentito dire, attraverso i racconti della madre che custodisce nella sua memoria. Il luogo originario, quindi, è una figura dell’immaginario del narratore. Fin dall’incipit il luogo è investito da una doppia visione: è il deserto per l’abitante (Aracoeli, per testimonianza), è il paradiso , giardino di aranci e gelsomini e roseti per la straniera (zia Monda, secondo il suo immaginario stereotipico-coloniale). Per Manuele, a ben guardare, l’una immagine di El Almendral non è meno favolosa dell’altra. “Ma intanto quel minimo punto periferico, ignorato dalla geografia, da ultimo era diventato l’unica stazione terrestre che indicasse una direzione al mio corpo disorientato. Il suo era un richiamo senza nessuna promessa, né speranza.” Il mio stato era proprio quello di un animale bastardo, che appena cucciolo portarono via dal suo covo, dentro un sacco, scaricandolo, per disfarsene, sul margine di una carraia. Chi sa come lui sopravvisse; però, qua d’intorno, ha trovato solo delle tribù ostili, che lo trattano da intruso e da rabbioso. E allora, portato dai suoi sensi acuti, lui rifà tutto il cammino all’indietro, verso il punto del principio. Il racconto che Manuel ci fa del suo viaggio verso la Spagna, viene interrotto da continue digressioni temporali attraverso le quali possiamo ricomporre il mosaico della storia familiare di Manuel. Il romanzo è il racconto del viaggio verso e nel territorio materno che ha per scopo un’inchiesta sull’enigma del materno “ovvero cos’è la madre? ”. La figura materna è inclusa e confusa con il territorio perché è alla madre che si fa un pellegrinaggio. Ed essendo il pellegrinaggio un viaggio compiuto per devozione, ricerca spirituale possiamo affermare che il luogo abbia delle connotazioni sacre. Ed è un luogo sacro in quanto abitato da creature naturali-animali (capra, capretta, gatto), e naturali-umane. Lo zio sembra figura di santo infantile-paesano la cui evocazione si associa a un coro di laudi e a note festanti e sacrali. Il luogo, tuttavia, è sacro per la stessa ragione per cui Émile Durkheim diceva che un totem nasce legato a un luogo, nel quale si crede risiedano i resti degli antenati del gruppo totemico. A questo luogo si ritorna. Inoltre, El Almendral potrebbe essere considerato un omphalos , un ombelico, che implica un ritorno alle origini e promette una nuova nascita a chi vi si accosti → connesso al simbolismo della croce che compare nel contro finale del romanzo, e ne è uno dei perni simbolici. È chiara la connotazione paradisiaca della coppia El Almendral-Totetaco , il luogo materno e la dimora dell’infanzia. Ora, il paradiso è sempre associato alla tensione dell’uomo al ritorno. Il paradiso è il passato prima dell’uomo. Il viaggio di Manuele, dice lui stesso, si svolge nel tempo oltre che nello spazio. È chiara la connotazione paradisiaca della coppia El Almendral-Totetaco , il luogo materno e la dimora dell’infanzia. Ora, il paradiso è sempre associato alla tensione dell’uomo al ritorno, uno spazio di attrazione nostalgica. L’eden è sempre un luogo verso cui tornare, uno spazio di attrazione nostalgica. Il paradiso è il passato prima dell’uomo. Il viaggio di Manuele, dice lui stesso, si svolge nel tempo oltre che nello spazio. Il tempo cui tende, che gli sta davanti durante il cammino, è un passato salvifico. Il tema del romanzo sembrerebbe essere la ricerca/creazione di un luogo felice. Ovvero il desiderio di un altro luogo, che è anche desiderio di un altro tempo. Forse potrebbe dirsi che il desiderio che muove Manuele è quello di vedere in un luogo il tempo felice. Risalendo il tempo, il moto nostalgico pretende di attingere l’origine, che quindi è cercata sia perché consente di sapere la propria provenienza, sia perché consente di fuggire dal presente. L’origine rappresenta la purezza, la pienezza, l’conflittualità, la permanenza dell’identico, e in questo senso, che è quello che qui conta, l’origine e il compimento, la nascita e la resurrezione dei morti coincidono. Nell’interpretazione del luogo è bene partire dal toponimo , che è poi in questo caso un toponimo reale: El Almendral, il mandorleto. Non ci sono riferimenti ai mandorli quando si parla di paradiso, ma ce ne sono molti nella Bibbia: Il mandorlo ha la stessa radice di ‘vegliare’, a causa della precoce fioritura, quindi rinvierebbe alla veglia di Dio sulle cose umane. Poiché il mandorlo è il primo a fiorire, esso è simbolo di nascita e resurrezione. Un mito vorrebbe addirittura che la mandorla sia la vulva

dell’integrazione infantile-materna. Il vero trauma di Manuele non è tanto la sua nascita, intesa come separazione dalla madre, quanto invece la separazione, la cacciata, da Totetaco, dimora della coppia adamitica/androgina. Questo è anche il motivo per cui Manuele non parla lo spagnolo, perché per lui perdere la casa paradisiaca di Totetaco ha significato anche perderne la lingua. Manuel si definisce un espatriato, un esiliato, un pellegrino, che porta con sé la condanna di Caino perché cacciato dal paradiso è un senza- luogo, un senza-casa. In verità il racconto della separazione si scinde in varie tappe, due delle quali sono principali: La separazione avviene in due parti: l’episodio della nascita (separazione mitica). Uno dei punti più commoventi del romanzo è la richiesta di reinfetazione : Manuele implora la mamma (con una parola spagnola, mamita ) di fare come fanno le gatte con i loro cuccioli nati male, ossia di rimangiarlo, di rimetterlo dentro di sé; è la richiesta d'amore più estrema. Episodio degli occhiali (separazione psichica). Quest’ultimo avviene quando la madre fa una smorfia vedendo il figlio munito di occhiali. Inoltre, Il bambino adesso vede il mondo netto e perciò brutale. Il calco più evidente della cacciata è l’episodio della mammella nuda di Aracoeli : il figlio - Adamo mangia il frutto proibito, che gli produce un’epifania, la madre diventa una divinità irascibile e lo caccia via e il nuovo spazio che si viene a creare è ostile e desertico e il paradiso è una fortezza inaccessibile. (il figlio, al vedere la mammella denudata della madre, dormiente e disperata pochi giorni dopo la morte di Carina, si avvicina quatto quatto al letto della madre, monta su e succhia delicatamente il latte, e così facendo immagina di rivivere i momenti di gaudio a Totetaco; la madre invece si trasforma in divinità irascibile e lo caccia via) Metamorfosi Aracoeli è anche un romanzo di metamorfosi, in quanto Aracoeli è un personaggio multiforme ; è proprio la sua multiformità ad essere sentita come una minaccia da Manuele:

  • quando mostra indifferenza per le fiabe , che prima erano state terreno comune per i due;
  • quando acquista una nuova autorità domestica e ciò la porta a cambiare la voce/i tratti somatici.
  • La prima vera metamorfosi di Aracoeli, però, è quando rimane incinta di Carina e perde la grazia del corpo nello stesso momento in cui Manuele mette gli occhiali e si accorge della propria bruttezza e della brutalità del mondo → DEFORMAZIONE, nello sguardo, nel corpo, nel tempo e nello spazio.
  • La successiva metamorfosi di Aracoeli è quella lussuriosa (sviluppa una ninfomania che la porterà ad abbandonare il marito Eugenio per andarsi a prostituire), che la fa avvicinare al mito di Medea nel rifiuto dell'istinto materno → questo porta Manuele a demonizzarla, ma al contempo attraverso lo scandalo della madre che si prostituisce, cerca di coprire lo scandalo più grave, cioè il fatto che sia morta. Mito di Medea → Il suo nome in greco significa "astuzie, scaltrezze", infatti la tradizione la descrive come una maga dotata di poteri addirittura divini. Medea era la concubina di Giasone, pertanto, i figli sono bastardi perché figli di una straniera e concepiti fuori dal matrimonio. Creonte, re della città di Corinto, vuole dare la sua giovane figlia Glauce in sposa a Giasone , offrendo così a quest'ultimo la possibilità di successione al trono. Giasone accetta e cerca inutilmente di far accettare la cosa a Medea, che si dispera per l'abbandono. Vista l'indifferenza di Giasone di fronte alla sua situazione, Medea medita una tremenda vendetta. Fingendosi rassegnata, manda come dono nuziale un mantello alla giovane Glauce, la quale, non sapendo che il dono è intriso di veleno, lo indossa per poi morire fra dolori strazianti. Il padre Creonte, corso in aiuto, tocca anch'egli il mantello, e muore. Ma la vendetta di Medea non finisce qui. Secondo Euripide, per assicurarsi che Giasone soffrisse e non avesse discendenza, dopo un'angosciosa incertezza vince la sua natura di madre e uccide i loro figli (Mermero e Fere) avuti da lui. In Ovidio, Medea è divenuta una vera strega e quindi non soffre dell'infanticidio commesso né potrebbe soffrire di un'ipotetica punizione. Perché Aracoeli è paragonata Medea? Anche Aracoeli, abbandonando il figlio metaforicamente lo uccide ma non solo con l’abbandono, lo uccide e gli preclude di vivere una vita “normale” perché durante il periodo Totetaco Aracoeli non fa il suo dovere di madre, non lo lascia libero di giocare con gli altri bambini e questo fa credere a Manuele che non esista una vita senza Aracoeli perché quella è l’unica vita che ha conosciuto per questo con l’abbandono e la morte inconsapevolmente ucciderà anche Manuele. Inoltre, sia Medea che Aracoeli sono donne straniere ed estranee agli usi e i costumi del luogo in cui vivono (Aracoeli verrà istruita dalla zia Monda) e questo le accomuna. Così come l’aspetto demoniaco , Aracoeli, infatti, quando sarà colpita dal morbo cambierà: si prostituisce, si allontana dal figlio, tradirà il marito. Sia Manuele che i figli di Medea sono considerati bastardi perché illegittimi. Il riaccostamento memoriale alla madre è possibile tramite un viaggio , che però non andrà a buon fine, anzi sancirà l'impossibilità di tornare alle origini. Il viaggio ha origine da una chiamata: Manuele s'interroga su dove potrebbe essere fuggito lo spettro della madre dopo il bombardamento del cimitero del Verano a Roma, dov'era seppellita (lui si rifiuta di andarci perché denega la morte materna). Il cimitero venne bombardato un mezzogiorno d’estate e nell’immaginazione dell’orfano la madre fugge in camicia da notte sporca di sangue dal luogo di morte. Perciò, parte a cercarla verso El Almendral, seguendo una serie di tracce, che possono testimoniare il passaggio di Aracoeli, ma non restituirla al presente → viaggio senza meta certa, più una quête per seguire le orme della madre, impiegando solo i sensi, come un animale che cerca la tana smarrita → cerca di dare un significato alla vita trascorsa. Manuele accennando al viaggio dice di essere invaso di entusiasmo la cui radice etimologica vuol dire invasione divina. Il viaggio è quindi connotato come viaggio sacro.

Il viaggio dura 4 giorni , da venerdì 31 ottobre a martedì 4 novembre: è il fine settimana di Ognissanti, ricco di avvenimenti, come ad esempio il fidanzamento dei genitori, avvenuto il 1° di novembre, o il compleanno di Manuele, il 4. La coincidenza con la festa dei Morti è un rimando al simbolismo dell'Apocalisse e dell'incontro con i defunti. Il viaggio è un taglio netto rispetto al presente perché Manuele non tornerà più a casa propria, cambierà domicilio. Il volo è descritto come un volo mistico , un attraversamento della morte , fuori dal reale e dallo spazio-tempo; il vagabondaggio ad Almería restituisce una città estranea, globalizzata, per niente esotica; nel porto Manuele segna il territorio” Il gesto di urinare sopra un luogo attiene al motivo della staffetta perché ripete il gesto presunto sullo stesso luogo dello zio materno. Con questo gesto vorrebbe ottenere l’ingresso nel territorio materno. Nell'episodio della taverna di Almerìa il narratore è ubriaco, e la focalizzazione risulta essere deformata, come quando si toglie gli occhiali per rifiutare la realtà : questo gli fa sembrare tutto il viaggio come un prodotto della sua immaginazione alterata dall'uso degli ipnotici. Il cammino è contrassegnato da segnali provenienti dal regno dei morti come il crocifisso , la croce del ladrone buono , che Manuele trova in una chiesetta di Almerìa (identifica la frase “oggi sarai con me in Paradiso”, frase che prometterebbe El Almendral a Manuele). Arrivato a El Almendral, la pietrosità del paesaggio preannunciano a Manuele che quello non è più il paradiso che si è immaginato (motivo della perdita del paradiso), ma un paradiso inaridito e inselvatichito. Il paesaggio più che apocalittico sembra postdiluviano. Si pensa che dopo la cacciata di Adamo ed Eva, il paradiso sia rimasto incolto e inondato dal diluvio. Al suo arrivo al castello di Gérgal (la casa natale di Aracoeli) sembra disabitata ma poi rivela voci infantili e antenne televisive, simbolo del consumismo. La città è l’opposto del paradiso fiabesco perché il castello è disabitato e semidiroccato. Prodigiosamente il personaggio recupera lo spagnolo , la lingua materna. Il talismano lasciato dalla mamma contro il malocchio è in realtà un oggetto magico-folklorico. L’oggetto funge da promemoria per l’appuntamento nel luogo in cui madre e figlio potrebbero congiungersi. Tuttavia, il talismano dà al possessore una non voluta immortalità, una condanna a vivere. INCONTRO CON ARACOLEI L'ultima tappa, che Manuele raggiunge camminando, si scopre essere stata anticipata in sogno a sette anni, sul treno Torino- Roma per andare a trovare la madre morente: il viaggio si svolge in mongolfiera azzurra paragonabile all’utero. Giunto sul luogo dell'appuntamento, fittizio, con Aracoeli (con il suo spirito), Manuele chiede risposte e sicurezza alla madre, che gli risponde che “ non c'è niente da capire ”. Ottiene questa risposta perché Manuele non ha accesso all’autonomia, continua a non potere fare a meno della madre. Quando lui esclama “voglio capire” in realtà chiede di essere capito, chiede amore. Ma dato che il viaggio è una ricerca del sé, lui chiede di conoscere la propria condizione, chiede di liberarsi dall’abbraccio materno per accedere al pensiero con lucidità. Vuole vedere sé stesso scisso dalla madre. La madre muore definitivamente dopo questa risposta → Manuele ha definitivamente concluso la separazione. Sicuramente, una volta arrivato davvero a El Almendral non c'è più nulla che rimandi a quel passato. Manuele ha perso la fede nelle virtù riparatrici della connessione con l'origine, quindi non ha trovato nulla. DOPPIO FINALE Il finale è doppio: Il lieto fine potrebbe risolversi in un movimento, per cui Manuele sarebbe liberato, mentre Aracoeli muore. Data l’assenza della madre, Manuele crea una gratificante relazione con il padre. Dopo la conciliazione con il materno, si attua quella paterna. L’abbandono della madre-prigione prepara il passaggio al padre. Per una parte della critica il lieto fine è l’unica chiave che riuscirebbe a spiegare il secondo finale del romanzo con la dichiarazione d’amore al padre. Alla fine, verificata l’irrevocabilità dell’assenza della madre, Manuele giungerebbe al riconoscimento dell’altro come altro. Il finale tragico : il ritorno al ventre (El Almendral) ha indotto un’altra parte della critica a ritenere che Manuele, dopo il dissolvimento del mito edenico di El Almendral, concluda il suo viaggio con la morte. È come se vi fosse l’accertamento che il mondo è privo del sacro, che il paradiso non è mai esistito e che l’uomo è un animale separato dal divino. La madre continua a negargli l’inesaudibilità della sua supplica. Forse, a spiegare l’ambiguita del doppio finale, potrebbe dirsi che la liberazione dal fantasma non e mai completa, che non si raggiunge mai una volta per tutte.