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ELSA MORANTE E ''ARACOELI'', Appunti di Letteratura Italiana

DOCUMENTO UTILIZZATO LPER SOSTENERE L'ESAME CHE E' STATO SUPERATO CON VOTAZIONE 30. IL DOCUMENTO E' IL RISULTATO DI UNO STUDIO APPROFONDITO DI MANUALE, SAGGI CRITICI E SBOBBINE DELLE LEZIONI. ALL'INTERNO DEL DOCUMENTO E' POSSIBILE TROVARE INFORMAZIONI DETTAGLIATE SULLA VITA E LO STILE DI ELSAMORANTE E INFORMAZIONI DETTAGLIATE SU ''ARACOELI''. SONO TRATTATI IN MODO PARTICOLARMENTE ATTENTO TUTTI I PUNTI SALIENTI SPOIEGATI DAL PROFESSORE IN AULA.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 08/04/2021

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LEZIONE 25 DEL 18 DICEMBRE 2020.
Elsa morante: Aracoeli.
Introduzione al romanzo attraverso lincipit.
Questo romanzo è molto particolare già dal suo incipit, perché la prima pagina è una sorta di scheda
anagrafica della sua famiglia. La prima frase è fondamentale ‘’Mia madre era andalusa’’ che esprime non
solo il luogo di nascita della madre, ma anche lo spazio lungo cui si svolge tutto il romanzo. Di che cosa
parla questo romanzo? Parla del rapporto tra il protagonista Manuele e sua madre, Aracoeli, ormai morta e
del viaggio che compie il protagonista alla scoperta del luogo materno e quindi delle sue origini. Il fatto che
sia andalusa ci dice anche che viene da una periferia del mondo, cioè da un luogo lontano dal quotidiano,
un luogo aperto al sacro. Questo perché questo romanzo è il racconto di un pellegrinaggio verso un luogo
sacro cioè il luogo materno. Lo scopo di Manuel è quello di scoprire il materno cioè indagare il rapporto che
esiste tra una madre e un figlio, morante sceglie questo tema probabilmente perché lei non è mai stata
madre e questa mancata maternità si è riversata nei suoi romanzi. Il padre di Manuele è invece è
piemontese e da lui prende gli occhi azzurri.
Ad un certo punto vengono riportate alcune strofe di canzoncine spagnole che Aracoeli cantava al figlio
quando era bambino. Lo spagnolo rappresenta la lingua della memoria di Manuele, della memoria di alcuni
momenti della sua prima infanzia. Litaliano, invece, rappresenta la lingua della sua cittadinanza a cui è
stata obbligata Aracoeli quando si trasferisce in Italia. Ciò che lui ricorda di queste canzoncine non è tanto il
testo ma la voce della madre che è il ricordo più vivo e fisico che gli rimane di lei. A parte che per le
canzoncine lo spagnolo è una lingua morta per lui, è un intellettuale e parla tante lingue ma proprio lo
spagnolo no. Questo perché la madre non parlava mai in Spagnolo sia perché si vergognava delle sue origini
dato che veniva da una famiglia contadina (Il padre di Manuele è un magistrato piemontese e la introduce
nella vita borghese Romana di cui lei aveva disprezzo perché non si sentiva allaltezza) sia perché voleva
difendere quel luogo sacro e incontaminato dei Muñoz-Muñoz. Di questa famiglia facevano parte oltre ai
suoi nonni, sua madre e suo zio Manuel che muore come partigiano e che quindi stava dalla parte opposta
del padre di Emanuele che aveva combattuto come ufficiale di marina per i fascisti e che aveva fatto anche
la guerra in Spagna. (Così conosce Aracoeli).
Ogni tanto la madre parla, però, del suo luogo di origine e parla di alcune figure mitiche come il fratello
Manuel, della sua capra Abuelita, del gatto Patufè, della zia Patrocinio, mezza maga, oppure della nonna.
Però ogni volta che parla del suo luogo di origine, Aracoeli, non lo descrive come un paradiso (Come ad
esempio credeva la Zia Monda che immaginava lAndalucia un immenso prato di aranci e gelsomini) ma
diceva che era ‘’una sassaia desertica succhiata da un vento africano’’. Più di questo però non si dice, a casa
di Manuele regna una sorta di ‘’segreto di stato’’ sullinfanzia della madre.
Però Manuel spiega che Quello che vuole scoprire è quello che era la Madre prima di essere suo madre,
vuole avere la visione di quel luogo paradisiaco che appartiene alla verginità della donna e quindi non sta
cercando le sue origini ma quelle di chi lha messo al mondo. Manuel tornerà ad El Almendrarl a cercare sua
madre ‘’Non solo nel tempo ma anche nello spazio’’ ma sappiamo che si può avere nostalgia di un luogo e
in un certo senso recuperarlo, ma non si può recuperare un tempo passato. Infatti lui quando andrà li vedrà
che sostanzialmente quel luogo non è il luogo che si aspettava lui e non riuscirà a trovare gli antenati di sua
madre perché 8 persone su 10 portavano il cognome Muñoz e non scopre niente, perché lui sta cercando di
tornare al mistero del materno, ma è un tempo terminato che non può più recuperare.
In Questo romanzo si narra, quindi, di un viaggia alla scoperta del paradiso ma quello che si scopre è la
cacciata dal paradiso, laccesso che luomo non ha mai avuto al paradiso. Manuele sostanzialmente si
accorge che il mondo è irrimediabilmente orribile in ogni luogo e in ogni tempo.
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LEZIONE 25 DEL 18 DICEMBRE 2020.

Elsa morante: Aracoeli.

Introduzione al romanzo attraverso l’incipit.

Questo romanzo è molto particolare già dal suo incipit, perché la prima pagina è una sorta di scheda anagrafica della sua famiglia. La prima frase è fondamentale ‘’Mia madre era andalusa’’ che esprime non solo il luogo di nascita della madre, ma anche lo spazio lungo cui si svolge tutto il romanzo. Di che cosa parla questo romanzo? Parla del rapporto tra il protagonista Manuele e sua madre, Aracoeli, ormai morta e del viaggio che compie il protagonista alla scoperta del luogo materno e quindi delle sue origini. Il fatto che sia andalusa ci dice anche che viene da una periferia del mondo, cioè da un luogo lontano dal quotidiano, un luogo aperto al sacro. Questo perché questo romanzo è il racconto di un pellegrinaggio verso un luogo sacro cioè il luogo materno. Lo scopo di Manuel è quello di scoprire il materno cioè indagare il rapporto che esiste tra una madre e un figlio, morante sceglie questo tema probabilmente perché lei non è mai stata madre e questa mancata maternità si è riversata nei suoi romanzi. Il padre di Manuele è invece è piemontese e da lui prende gli occhi azzurri. Ad un certo punto vengono riportate alcune strofe di canzoncine spagnole che Aracoeli cantava al figlio quando era bambino. Lo spagnolo rappresenta la lingua della memoria di Manuele, della memoria di alcuni momenti della sua prima infanzia. L’italiano, invece, rappresenta la lingua della sua cittadinanza a cui è stata obbligata Aracoeli quando si trasferisce in Italia. Ciò che lui ricorda di queste canzoncine non è tanto il testo ma la voce della madre che è il ricordo più vivo e fisico che gli rimane di lei. A parte che per le canzoncine lo spagnolo è una lingua morta per lui, è un intellettuale e parla tante lingue ma proprio lo spagnolo no. Questo perché la madre non parlava mai in Spagnolo sia perché si vergognava delle sue origini dato che veniva da una famiglia contadina (Il padre di Manuele è un magistrato piemontese e la introduce nella vita borghese Romana di cui lei aveva disprezzo perché non si sentiva all’altezza) sia perché voleva difendere quel luogo sacro e incontaminato dei Muñoz-Muñoz. Di questa famiglia facevano parte oltre ai suoi nonni, sua madre e suo zio Manuel che muore come partigiano e che quindi stava dalla parte opposta del padre di Emanuele che aveva combattuto come ufficiale di marina per i fascisti e che aveva fatto anche la guerra in Spagna. (Così conosce Aracoeli). Ogni tanto la madre parla, però, del suo luogo di origine e parla di alcune figure mitiche come il fratello Manuel, della sua capra Abuelita, del gatto Patufè, della zia Patrocinio, mezza maga, oppure della nonna. Però ogni volta che parla del suo luogo di origine, Aracoeli, non lo descrive come un paradiso (Come ad esempio credeva la Zia Monda che immaginava l’Andalucia un immenso prato di aranci e gelsomini) ma diceva che era ‘’una sassaia desertica succhiata da un vento africano’’. Più di questo però non si dice, a casa di Manuele regna una sorta di ‘’segreto di stato’’ sull’infanzia della madre. Però Manuel spiega che Quello che vuole scoprire è quello che era la Madre prima di essere suo madre, vuole avere la visione di quel luogo paradisiaco che appartiene alla verginità della donna e quindi non sta cercando le sue origini ma quelle di chi l’ha messo al mondo. Manuel tornerà ad El Almendrarl a cercare sua madre ‘’Non solo nel tempo ma anche nello spazio’’ ma sappiamo che si può avere nostalgia di un luogo e in un certo senso recuperarlo, ma non si può recuperare un tempo passato. Infatti lui quando andrà li vedrà che sostanzialmente quel luogo non è il luogo che si aspettava lui e non riuscirà a trovare gli antenati di sua madre perché 8 persone su 10 portavano il cognome Muñoz e non scopre niente, perché lui sta cercando di tornare al mistero del materno, ma è un tempo terminato che non può più recuperare. In Questo romanzo si narra, quindi, di un viaggia alla scoperta del paradiso ma quello che si scopre è la cacciata dal paradiso, l’accesso che l’uomo non ha mai avuto al paradiso. Manuele sostanzialmente si accorge che il mondo è irrimediabilmente orribile in ogni luogo e in ogni tempo.

LA CACCIATA DAL PARADISO.

Il tema della Cacciata dal paradiso è un tema centrale perché tra le carte di Elsa Morante si trova scritta una frase ‘’Ricordare la tempesta di Giorgione e il fratello Manolo l’eroe’’. Ma cosa significa? LA TEMPESTA è un quadro di Giorgione del 500. Ora, questo che c’entra con Aracoeli? Manuele ci parla di una canzoncina che gli canta la madre ‘’Este niño no tiene una madre, lo pariò una gitana i lo echò en una calle’’. Vediamo un riferimento tra la gitana del quadro e la gitana della canzoncina. Ma l’uomo nell’altra sponda del fiume? La critica presume che sia un soldato che viene rappresentato nel romanzo dal fratello di Aracoeli, Manuel. Quindi, se la donna è Aracoeli e il soldato è Manuel, il bambino che viene allattato è Emanuele e questo quadro è come la rappresentazione familiare della famiglia di Manuel in cui, però viene escluso il padre. Questo perché? Perché sostanzialmente Manuel è un figlio nato fuori dal matrimonio e per la legge è legittimo figlio di suo padre, in questi casi, nell’antichità, quando il padre di un bambino non c’era questo ruolo veniva ricoperto dal fratello della madre o dal padre della madre. Questo è quello che accade in questo romanzo: Abbiamo la rappresentazione di un matriarcato. Manuel è però è talmente simile ad Emanuele che probabilmente ad un cento punto vi è una coincidenza tra i due personaggi e diventa un personaggio così importante che Manuel dice ‘’ Vado alla ricerca della ninna e della e della gloria’’ cioè nel luogo della madre e nel luogo del soldato, di questo zio con cui Manuele si identifica. Ma potrebbe essere che Elsa Morante conoscesse un libro scritto da Salvatore Settis nel quale egli diceva che probabilmente il soggetto di questo quadro non è la tempesta ma la cacciata dal paradiso. E quindi in questo caso il tema del dipinto sarebbe lo stesso tema del Romanzo che narra della cacciata dal paradiso ma non della madre e del padre (Come nel caso di Adamo ed Eva) ma della madre e del figlio che lasciano il villino in periferia di Roma e vanno ai quartieri alti. Nel momento in cui tote-taco viene abbandonato il figlio e la madre stanno abbandonando il loro Eden. E’ un quadro difficile da comprendere perché non si capisce bene di che cosa si tratti. E’ stato intitolato così perchè sullo sfondo vi è un fulmine ma rimane un quadro misterioso, forse è il primo quadro senza soggetto. Alcuni critici però, hanno pensati che la donna che appare nel dipinto sia una gitana che tiene in braccio il suo bambino.

Le tappe di separazione Quindi abbiamo visto che la separazione tra madre e figlio attraversa diverse tappe

  1. La nascita
  2. Il trasferimento da totetato
  3. L’istruzione di Manuele perché dal momento in cui Manuele comincia ad andare a scuola raggiunge un livello intellettuale ben più alto di quello della madre, praticamente analfabeta. Così la madre sente un’ulteriore distanza dal bambino e smettono, ad esempio, di leggere le fiabe insieme.
  4. L’episodio degli occhiali che rappresenta il momento della separazione finale. Praticamente il bambino avrà ad un certo punto bisogno degli occhiali. Quando si trovano dall’ottico, mentre questo gli porgeva gli occhiali per farglieli provare lei dice che il figlio è diventato brutto. Il figlio riconoscendo di non piacere più alla madre si rende conto che quel legame viscerale è rotto per sempre. Per questo motivo all’uscita da scuola lui toglie gli occhiali per piacere di nuovo alla madre, ma una volta non vede un’automobile rischia quasi di farsi investire e quando la madre spaventata lo abbraccia si ha un breve momento di fusione. Ma ormai la fusione era persa per sempre.
  5. La nascita della niña. Un ulteriore distacco si avrà quando la madre rimarrà incinta di Incarnaciòn (Che morirà piccola), la bambina che lei aveva sempre desiderato. Manuele si sente ulteriormente distaccato da lei. Una sera, la madre si addormenta mentre allatta la bambina e lui, entrando in camera, cerca di ristabilire quell’unione con la madre e si attacca alla sua mammella. In quel momento la madre si sveglia e lo caccia via in malo modo. Questa scena, sostanzialmente, è la ricreazione della cacciata dall’Eden: Nell’Eden Adamo aveva accinto al frutto proibito così come Manuele in quello momento, il quale dal corridoio vede la porta invarcabile della camera da letto della madre, come Adamo ed Eva vedevano quella del paradiso da cui erano stati banditi. Dopo che la madre perde la figlia impazzisce e si scoprirà che aveva un tumore. Il suo comportamento cambia nuovamente. Aracoeli diventa una sorta di ninfomane che commette anche dei sacrilegi come quello dell’acqua santa. Manuele ricorda alcuni episodi dei vari corteggiamenti di sua madre e ricorda anche quello più importante: Aracoeli sedurrà l’attendente di suo marito, Daniele, che è una sorta di balia di Emanuele.
  6. L’abbandono della famiglia. Ad un certo punto, La donna cammello, un’amica di Aracoeli, la convincerà a lasciare casa e così lei andrà in una villa, la quinta. Quest’abbandono di Aracoeli seguito dal gesto di Emanuele di gettare via l’amuleto regalatogli dalla madre, sono ovviamente un’ulteriore distacco.

IL MITO DI MEDEA.

Che cosa è la madre è il problema che ci poniamo leggendo questo romanzo. Secondo Morante la madre, Aracoeli, è come Medea. Il mito narra che Giasone, è incaricato per diventare re di rubare il velo doro custodito nel Caucaso sotto la sorveglianza di un mostro. La figlia del re, Medea, lo aiuterà a recuperarlo e si innamorerà di questo straniero (proprio come Aracoeli). Medea è una maga, e attraverso le sue doti riesce a far fuggire Giasone e insieme Vanno a Corinto. Secondo la legge greca, però, lei non è autoctona e non può sposare Giasone (Così come Eugenio e Aracoeli) e nel caso in cui abbiano figli, questi non sarebbero legittimi e Giasone non potrebbe avere un erede. Così Giasone sposa Creusa che rappresenta nella tragedia di Sofocle la moderazione. Medea, invece, rappresenta l’eccesso anche sessuale (Come Aracoeli) e addirittura nella tragedia di Seneca lei è sessualmente scatenata. Al sapere del matrimonio Medea ucciderà i figli di Giasone e fuggirà. Lo stesso schema narrativo lo abbiamo in questo romanzo, perché Aracoeli viene seppellita nel cimitero del Verano, che verrà bombardato e Manuele dirà che sua madre con la veste insanguinata sia scappata come Medea e sia tornata al luogo delle proprie origini. Come Medea ha ucciso i figli di Giasone, Aracoeli allo stesso tempo ha abbandonato e ucciso il suo unico figlio. Ma in realtà non è stata lei ad ucciderlo l’irruzione della sua sessualità ma lui perché andando a cercare le sue radici la perderà per sempre.

IL VIAGGIO. Come abbiamo capito Manuele effettua questo viaggio verso l’Andalusia alla ricerca delle origini della madre. Questo viaggio lo fa perché sogna la madre che gli dice ’’devi seguirmi nel luogo dove sono fuggita’’. E’ una sorta di viaggio sacro, un pellegrinaggio. Si tratta di lasciare il luogo della propria quotidianità (Milano in questo caso) lasciando tutti i propri avere e i propri affetti. Lui infatti lascia il lavoro e parte in un periodo in cui ricorrono due festività: Ogni santi e i morti proprio perché si sta dirigendo nel luogo dei morti. Ma questo viaggio è anche una sorta di Ritorno all’inorganico, all’utero materno (Per dirla come avrebbe detto Freud) perché lui arriva a El Almendral, simbolicamente nel mondo dei morti il giorno del suo compleanno perché è come se volesse tornare alla sua patria Pre-natale. Inoltre, nel 2 nov 1975, il giorno in cui Manuele parte, è stato assassinato Pasolini e ciò probabilmente non è una casualità: Come lui, Manuele era omosessuale. Ma succede anche che nello stesso anno muore Francisco Franco, il dittatore che aveva causato la morte dello zio di Manuele.

  1. Partenza : La partenza avviene in un tipico Non-luogo (Per Mark Augè tutti quei luoghi che non hanno connotazioni simboliche) e rappresenta la separazione del quotidiano proprio come succede in un pellegrinaggio. E’ praticamente il compimento di un’esperienza religiosa, come quella dello shamano che assume delle sostanze stupefacenti e va nel mondo dei morti tornando con un’informazione, la stessa cosa che sta facendo lui: Sta compiendo questo viaggio in una sorta di trans. Poi dice: ‘’Mi sto recando nell’estrema punta della genesi che rompe l’orizzonte degli eventi’’ cioè si sta recando dove sua madre è nata ma anche dove la perderà per sempre, dove la genesi e l’apocalisse coincidono.
  2. Transito : Il primo luogo dove va in Spagna è Almeria dove prenderà la nave e ad un certo punto entrerà in un locale dove mangerà e berrà un alcolico spagnolo (lui era stato drogato e adesso era alcolizzato) ma l’alcol gli da lo stesso effetto che gli avevano dato gli occhiali, cioè vede tutta la realtà deformata che viene percepita anche dal lettore. L’indomani, prima di prendere la corriera per El Almendral, entrerà in una chiesa dove vi è un crocifisso con una scritta in latino ‘’oggi con me sarai in paradiso’’ che è la frase che cristo pronuncia ad uno dei due ladroni. Questo secondo Manuele è un segnale che gli viene dato da Aracoeli. Mentre è sul bus, si rende conto che veramente quel luogo era un’arida sassaia che gli assomiglia a come sarebbe stata la terra dopo una catastrofe quindi questo luogo della genesi è allo stesso tempo luogo dell’Apocalisse. Quindi il mito rilevante non è più quello di Medea, ma più che altro quello di Orfeo: Questo viaggio è una Necuia, perché lui lo compie pensando di recuperare la madre ma in realtà la perde per sempre. Mentre giunge a piedi il paese, per strada, gli appare il fantasma dello zio e poi quello della madre sotto forma di una borsa piena d’aria (Metafora dell’utero?) e lui chiede alla madre di spiegargli il senso di tutto ma lei gli dirà che non c’è niente da capire. Durante la camminata verso il piccolo paese vede che dei ragazzini avevano legato alla coda di un cane delle pentole rumorose e il cane terrorizzato correva facendo sempre più rumore, così lui cerca di fermarlo per liberarlo e improvvisamente lo chiama ‘’PERRO’’. Ecco, in quel momento lui recupera per un momento la lingua della madre, quella lingua che aveva rappresentato i momenti di loro massima unione e fusione. Riflette su questo ma poi riflette anche sul fatto che quel cane è come lui: Ha un fantasma che si trascina dietro e più si muove più è artefice del suo terrore.
  3. Arrivo: Quando finalmente arriva si reca in un bar, continua a bere e chiede al barista se conosceva qualcuno dal cognome Muñoz Muñoz ma il barista, ridendo, gli dice che li si chiamano tutti così. Quindi lui decide che non continuerà la ricerca perché la madre è morta e lei stessa, sottoforma di fantasma, gli aveva detto ‘’NON C’E’ ALCUN SENSO’’. Esce dal bar e vede disegnato su un muro l’indalo, (Simbolo sul suo amuleto che aveva gettato). Questo ritrovamento simboleggia il ricongiungimento con la madre? oppure l’elaborazione finale del lutto e quindi la sua perdita definitiva.? Non lo sappiamo ma sappiamo che Il viaggio finisce qui, ma è un finale? Non proprio.