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Elsa Morante, Aracoeli,1982 + critiche, Sbobinature di Letteratura Italiana

Elsa Morante, Aracoeli,1982 Massimo Schilirò, Il ritorno di Adamo in paradiso, in Tornare alla casa della madre, ETS

Tipologia: Sbobinature

2020/2021

In vendita dal 19/02/2022

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ELSA MORANTE – ARACOELI
L’incipit comincia con la scheda anagrafica della famiglia del personaggio che si
chiama Manuele e sua madre Aracoeli Muñoz Muñoz. Questa scheda anagrafica è
molto interessante perche contiene moltissimi dei dati che ci servono per
l’interpretazione del romanzo. “Mia madre era andalusa.” abbiamo l’anagrafe della
madre che proviene dall’Andalusia ma anche l’argomento, il tempo e lo spazio
dell’intero romanzo. Di cosa parla? Della madre, e cosa dice di lei? Che era,
sappiamo già che è morta, che il racconto della relazione tra figlio e la madre è un
racconto al passato. Dice che era straniera. Quindi madre passata e straniera sono le
prime cose che noi impariamo dall’incipit, dalla prima frase. Il fatto che sia straniera,
andalusa, ci dice che viene da una periferia del mondo, un luogo favoloso e distante
rispetto al luogo del quotidiano quindi aperto al sacro. Il racconto di Aracoeli è il
reseconto di un pellegrinaggio che aspira ad essere il viaggio verso un luogo sacro,
cioè il luogo materno. C’è un’altra determinazione all’interno della prima frase.
Quando si dice mia madre, quindi si rimanda ad un io che è il soggetto di questa
narrazione che sta narrando in prima persona e il cui connotato principale è questa
inchiesta che lui compie sulla madre, sul passato e sulla sua origine. Abbiamo già
nella prima frase tutto quello che veramente ci serve a introdurci all’interno del
romanzo, cioè l’argomento, il quale è il VIAGGIO che risponde alla domanda dov’è
la madre, io mi reco dov’è la madre, e ha per scopo l’enigma del materno, cosa è la
madre. Questo sarà il tema vero del romanzo, scoprire cos’è il materno, la relazione
tra il figlio e la madre, non solo tra questo figlio e questa madre ma in linea generale
la relazione con il materno.
Sappiamo che il tema della maternità è calato nella biografia dell’autrice, cioè di
Elsa Morante, che non è mai stata madre e forse trae questa mancata maternità
alimento per i suoi romanzi che sono 4 romanzi sulla maternità. 1. La vera
protagonista di “Menzogna e sortilegio” è lei, la madre della narratrice, che è una
bambina che assiste agli amori disperati della amdre, alla fine del suo matrimonio
ecc. Il soggetto invece che dice io, il narratore quindi de “L’isola di Arturo” è
Arturo, un orfano, uno senza madre che è morta all’atto del suo parto. “La storia” è
invece la narrazione del rapporto tra una madre che ha concepito un figlio dopo uno
stupro, il figlio si rivela essere epilettico e al madre segue la malattia del figlio,
quando lui muore la madre impazzisce. Poi in questo caso abbiamo una madre che
parimenti impazzisce, il figlio in “Aracoeli” è il sopravvissuto. 4 casi di maternità
tragica in cui torna sempre l’autrice, il suo rovello anche esistenziale. Si può vedere
che c’è una continuità tematica, quindi ci sono delle relazioni forti tra tutti e 4 i
romanzi, è come se lei abbia scritto un solo romanzo, qualcuno ha detto. Qualcun
altro invece ha visto negli anni 60 una forte cesura, per cui i romanzi e l’opera di Elsa
© A. B.
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ELSA MORANTE – ARACOELI

L’incipit comincia con la scheda anagrafica della famiglia del personaggio che si chiama Manuele e sua madre Aracoeli Muñoz Muñoz. Questa scheda anagrafica è molto interessante perche contiene moltissimi dei dati che ci servono per l’interpretazione del romanzo. “ Mia madre era andalusa. ” abbiamo l’anagrafe della madre che proviene dall’Andalusia ma anche l’argomento, il tempo e lo spazio dell’intero romanzo. Di cosa parla? Della madre, e cosa dice di lei? Che era, sappiamo già che è morta, che il racconto della relazione tra figlio e la madre è un racconto al passato. Dice che era straniera. Quindi madre passata e straniera sono le prime cose che noi impariamo dall’incipit, dalla prima frase. Il fatto che sia straniera, andalusa, ci dice che viene da una periferia del mondo, un luogo favoloso e distante rispetto al luogo del quotidiano quindi aperto al sacro. Il racconto di Aracoeli è il reseconto di un pellegrinaggio che aspira ad essere il viaggio verso un luogo sacro , cioè il luogo materno. C’è un’altra determinazione all’interno della prima frase. Quando si dice mia madre, quindi si rimanda ad un io che è il soggetto di questa narrazione che sta narrando in prima persona e il cui connotato principale è questa inchiesta che lui compie sulla madre, sul passato e sulla sua origine. Abbiamo già nella prima frase tutto quello che veramente ci serve a introdurci all’interno del romanzo, cioè l’argomento, il quale è il VIAGGIO che risponde alla domanda dov’è la madre, io mi reco dov’è la madre, e ha per scopo l’enigma del materno , cosa è la madre. Questo sarà il tema vero del romanzo, scoprire cos’è il materno , la relazione tra il figlio e la madre, non solo tra questo figlio e questa madre ma in linea generale la relazione con il materno. Sappiamo che il tema della maternità è calato nella biografia dell’autrice, cioè di Elsa Morante, che non è mai stata madre e forse trae questa mancata maternità alimento per i suoi romanzi che sono 4 romanzi sulla maternità. 1. La vera protagonista di “ Menzogna e sortilegio” è lei, la madre della narratrice, che è una bambina che assiste agli amori disperati della amdre, alla fine del suo matrimonio ecc. Il soggetto invece che dice io, il narratore quindi de “ L’isola di Arturo” è Arturo, un orfano, uno senza madre che è morta all’atto del suo parto. “ La storia ” è invece la narrazione del rapporto tra una madre che ha concepito un figlio dopo uno stupro, il figlio si rivela essere epilettico e al madre segue la malattia del figlio, quando lui muore la madre impazzisce. Poi in questo caso abbiamo una madre che parimenti impazzisce, il figlio in “ Aracoeli ” è il sopravvissuto. 4 casi di maternità tragica in cui torna sempre l’autrice, il suo rovello anche esistenziale. Si può vedere che c’è una continuità tematica, quindi ci sono delle relazioni forti tra tutti e 4 i romanzi, è come se lei abbia scritto un solo romanzo, qualcuno ha detto. Qualcun altro invece ha visto negli anni 60 una forte cesura, per cui i romanzi e l’opera di Elsa

Morante diventa più tragica, più drammatica, mostra una sensibilità più dilaniata di quanto già non avvenisse nei due romanzi precedenti. Siamo di fronte ad una narrazione molto cupa, una rappresentazione disperata del materno e delle relazioni del figlio con l’origine. Il padre invece è piemontese e gli occhi azzurri del ragazzo gli vengono dal padre italiano, mentre invece la pelle bruna gli viene dalla madre. Quindi un doppio DNA come accade per tutti noi al momento in cui veniamo concepiti, però già la prima pagina si accampa soprattutto il DNA materno che è la ricerca che verrà qui compiuta, una ricerca sul territorio materno. Scrive infatti dopo, appare lo spagnolo , una lingua che nel corso del romanzo ha un fondamentale ruolo. La lingua paterna è l’italiano , la lingua della legge, della cittadinanza di Manuele, quella cui lui viene obbligato, (anche la madre viene obbligata perche vivendo in Italia deve intrattenere le relazioni mondane in italiano) la lingua materna riemerge soltanto come lingua delle emozioni , come la lingua consacrata alla comunicazione tra madre e figlio, tuttavia essa emerge soltanto finche madre e figlio vivono in uno stato di fusione, fino alla prima infanzia di Manuele, dopodicchè anche la comunicazione tra madre e figlio si svolgerà in italiano. Lo spagnolo di conseguenza è la lingua di queste canzoncine che vengono cantate nella prima infanzia non dopo al ragazzo e più che il contenuto che il bambino non capiva, è la voce quella che conta, cioè la voce proviene dal corpo e quindi quello che rimane nella memoria dell’uomo adulto è soprattutto la voce in quanto emanazione del corpo, quindi il contatto anche acustico non solo tattile con il corpo materno. Della voce, del corpo della madre, rimangono soprattutto queste canzoncine in spagnolo, per il resto è una lingua perduta. Il protagonista sa molte lingue, è un intellettuale però proprio lo spagnolo non riesce a parlarlo. In un episodio centrale del romanzo lo spagnolo riemerge, questo è il momentaneo riemergere del contatto con l’origine, con la madre, subito però verrà nuovamente dimenticato. Cultura nel senso antropologico, il fatto che lei proveniva da una cultura straniera, dall’Andalusia. Come se questo territorio natale non fosse ricordabile, più menzionabile, denunciava non solo che questa donna era straniera, ma che era contadina, che proveniva da una condizione più umile, il padre invece apaprtiene all’alta borghesia piemontese e la introduce a un certo punto non subito nella vita della mondaneità romana. Lei si vergognava della propria origine adesso che faceva parte delle alte sfere. Esiste comunque un piccolo territorio che è segreto, del quale non si può più parlare. Il viaggio che verrà compiuto in questo romanzo da parte di Manuele verso il luogo di nascita della madre dove lui non è mai stato è un viaggio verso questo territorio segreto dei Muñoz Muñoz , sono due, la madre e suo fratello che si chiama Manuel. Porta lo stesso nome di Manuele , solo che è italianizzato, Manuel può anche chiaamrsi Manolo o Manuelito, i nomi spagnoli che la madre da al fratello minore destinato a morire partigiano dalla parte sbagliata rispetto a quella del padre di

luogo comunque può arrivare. In verità il luogo non gli dice niente, lui non riconosce nulla dell’origine materna, chiede anche notizie dei Muñoz Muñoz e il suo informatore, cioè il barista dell’unico caffè del paese gli ride in faccia, perché là tutti si chiamano così. Quindi non scopre nulla, perche quello che sta cercando è un ritorno indietro verso un tempo che è prima di lui ma il tempo per sua natura è irreversibile quindi non riuscirà a tornare ovviamente al tempo originario , alla sua origine, al mistero del materno che in questa origine è connessa. Le prime due pagine del romanzo: quello che veniamo a sapere è che si svolge un viaggio verso un luogo immaginato come un Paradiso e quello che vi si scorge è che invece il Paradiso non esiste , che quello che conta è invece la caduta dal Paradiso. Noi non abbiamo mai conosciuto il Paradiso, quello che possiamo verificare nella nostra inchiesta\ricerca è soltanto il disvelamento del mondo che ci appare orribile. Tutto il tono tragico di questo racconto sarà la scoperta che il mondo è irrimediabilmente orribile, non lo è la mia vita, il luogo che io ho esperito, è orribile anche l’altrove, quindi sono orribili tutti i luoghi a cui ho accesso. Il territorio materno è abitato da figure favolose : la capretta, il gatto ecc e da figure umane favolose come la Tia Patrocinio che è una sibilla, una che fa delle profezie che è legata alla frequentazione con la terra, conosce delle grotte che sono sacre, misteriose ecc e poi soprattutto c’è MANUEL, il fratello minore della madre. Chi è Manuel? L’importanza di questa figura. Ogni volta che appare però dice Manuele, il nipote, che Aracoeli ride, è contenta, la sua voce intesse un coro di laudi. Lui è una specie di santo locale, oppure l’antenato archetipico , rappresenta il totem , cioè il fondatore della casata dei Muñoz Muñoz, nonostante sia il fratello minore. Riassume in se stesso i simboli del luogo. Questo romanzo è tutto intessuto di simboli, anche i riferimenti mitologici e in tutti i romanzi di Elsa Morante è quello che più deve alla mitologia. Cugino di Cesare Pavese. I Paradisi in verità sono 2: non soltanto il paese1 , il Paradiso delle origini materne che non è mai stato visto, ma l’altro che è la casetta2 in cui la madre e il figlio vivono in uno stato di fusione solitariamente a Roma, infatti la madre è stata portata via dal padre, dopo essersi fidanzati si sono recati a Roma che è la sede dove abita il padre, che però non ha potuto sposare ufficilmente subito lei perché una norma di chi milita presso la marina impedisce gli ufficiali che si sposino entro un determinato tempo del loro servizio, quindi avverrà dopo. Il primo figlio, Manuele, è un fi glio fuori dal matrimonio, un figlio illegittimo , è un dato fondamentale. Il luogo in cui la madre e il figlio vivono è alla periferia di Roma, a Monte Sacro , allora era periferia, oggi no. È un nome troppo difficile per il bambino che ha appena iniziato a parlare e quindi lui deforma nella sua lingua infantile il nome in TOTETACO, nella parlata del bambino diventa il nome del Paradiso, in cui madre e figlio vivevano in simbiosi, non c’era nessun’altra figura, solo il gelataio ogni tanto appare, madre e

figlio si recano da lui a comprare il gelato, ogni tanto compare anche il padre ma molto raramente perche per ragioni di servizio milita in un sommergibile, non si trova a casa se non raramente. Esiste questo luogo paradisiaco, con una coppia adamitica , madre e figlio, c’è la stessa fusione che Adamo ed Eva vivono mentre abitano nell’Eden. Un luogo in cui c’è pienezza, purezza, non c’è conflitto, in cui tutto rimane sempre uguale. Lui dice non si cresce nel Paradiso, la stessa madre è ricordata come una bambina, una compagna di giochi che condivide gli stessi giochi del bambino. Totetaco non significa nulla, è un nome che non esiste, inventato dal bambino. Monte sacro potrebbe invece fare pensare al monte in cima al quale sta il Paradiso Terrestre , ad esempio nell’immaginario medievale nella mappa cosmica disegnata da Dante nella Divina Comemdia. Il paradiso terrestre si trova in cima alal montagna del Purgatorio. Monte sacro rinvia in ogni caso al Paradiso. Però ci chiederemo: l’altro Paradiso dell’origine materna cosa significa? El Almendral : il mandorleto , se cerchiamo nei testi biblici esso non è mai indicato come un sinonimo del Paradiso, né nella tradizione cristiana successiva.

  1. Però la mandorla è una figura che sempre ricorre all’interno delle Sacre Scritture, in primo luogo il mandorlo ha la stessa radice di vegliare, vuol dire accudire (questo perche a causa della fioritura precoce il mandorlo è il primo a fiorire) per questo indica il risveglio e la veglia di Dio sulle cose umane, per questo il mandorlo è sacro e legato alla nascita e resurrezione.
  2. Nello stesso tempo nella mitologia mediterranea come noi la conosciamo attraverso la sua variante greca, la mandorla corrisponde alla vulva di Cibele , la dea madre , poiche connessa a Cibele è simbolismo della fecondità e quindi ancora dell maternità.
  3. Inoltre nell’immaginario cristiano la mandorla indica la verginità della Madonna, la madre di Dio. È racchiusa in un guscio e di conseguenza è simbolo di segreto , protezione, un tesoro che deve essere scoperto. Il segreto che deve essere cercato durante il suo viaggio da parte di Manuele.
  4. È importante il mito greco di Fillide , una donna trasformata in mandorla perché ha atteso inutilmente l’amato, quindi connesso al tema della mancanza d’amore , dell’interminabilità del lutto, qua si tratta dell’interminabilità del lutto del figlio che piange la morte della madre. Il semplice nome di El Almendral sta ad indicare tante cose, contiene tanti simboli, innanzitutto il mandorleto è il luogo della maternità verginale, quindi indica un mondo senza sesso, cioè il Paradiso , l’irruzione determina la cacciata dell’uomo, quindi rinvia alla coppia Adamo ed Eva. Al contrario è la comparsa del sesso nel Paradiso a farci pensare che siamo di fronte alla cacciata , all’apocalisse. Già nel nome c’è una scelta significativa da parte di Elsa, c’è l’’intenzione di indicare il tema della cacciata dal Paradiso. Il paese e l’Andalusia è nello stesso tempo il luogo di

Probabilmente in questo modo La tempesta di Giorgione sta entrando attraverso una citazione direttamente nel romanzo, non si tratta solo di una nota importante, ma di una citazione. Questa canzoncina starebbe citando il quadro. La cosa fondamentale è che però abbiamo un soldato dall’altra parte e che questo è per l’autrice nella sua nota il fratello Manuel. Se questa gitana è ovviamente Aracoeli , la quale ha lasciato il suo paese, una zingara, se questo è suo fratello allora il bambino che viene allattato è Manuele. Abbiamo un quadro a 3 in cui viene significativamente escluso il padre , ma è presente il fratello della madre. Se ci pensiamo, in questo luogo in cui ci stanno madre fratello e figlio è un luogo corrispondente al territorio dell’origine, cioè El Almendral, ci sono i Muñoz Muñoz qui. Il Muñoz Muñoz totemico, il fondatore anche se fratello minore è Manuel, poi ci sta l’erede anche se porta un altro titolo e cognome e cioè appunto Manuele, il narratore della vicenda. È una specie di universo matriarcale , nelle relazioni parentali previste nel mondo matriarcale il padre di cui non si ha nozione, poiche non esiste l’istituto del matrimonio come noi lo pratichiamo fondato dalla monogamia, viene sostituito dal fratello della madre, quindi lo zio materno è il vero e proprio capo famiglia. Esattamente quello che accade in questo romanzo a proposito di Manuel. Abbiamo quindi una relazione tipica del matriarcato in cui la funzione paterna viene svolta dallo zio materno prorpio perché El Almendral è un luogo matriarcale , il luogo originale della madre, il luogo materno quindi anche un luogo retto dalla legge matriarcale. Quella patriarcale invece vige a Roma, in particolar modo nel quartiere dove dopo aver lasciato Monte Sacro cioè dopo il matrimonio si dirigono Manuele Aracoeli e il padre che si chiama Eugenio. Sarebbe importante questo quadro perché rappresentazione del luogo materno, matriarcale. Il problema sarebbe che forse Elsa Morante conosceva un libro pubblicato da un importante critico d’arte italiano allora giovane Salvatore Settis che nel 1978 cioè quando Elsa sta scrivendo questo romanzo, il quale viene intrapreso intorno al 1976- 77, pubblicato nel 1983. Quindi durante la stesura viene pubblicato questo libro dedicato alla tempesta di Giorgione, in cui lui cerca di dimostrare che il soggetto vero del quadro non è una tempesta, neppure un non soggetto, non sarebbe questo il primo quadro senza soggetto che poi la tradizione pittorica europea avrebbe conosciuto, ma che il soggetto sotteso è invece La Cacciata dal Paradiso. Se lei sa che lo è si capisce perché La tempesta è così importante, perché sta rappresentando lo stesso soggetto del suo romanzo. Aracoeli è un romanzo che narra la cacciata di Manuele dal Paradiso materno. Perché sarebbe la cacciata dal Paradiso?

  1. Sullo sfondo abbiamo il fulmine che è il segno dell’ira di Dio.
  2. Poi una città turrita, poi un ponte che attraversa un fiume che porta probabilmente alla porta della città che si immagina sia chiusa, in ogni caso

non ci sono aperture in questa città fortificata. Spesso già dal Medioevo il Paradiso Terrestre viene rappresentato come una città fortificata alla quale non si ha accesso. Anche nel racconto del libro della Genesi una volta che Adamo ed Eva vengono cacciati dal Paradiso Dio pone due angeli con una spada di fuoco a guardia della porta. L’uomo non potrà più entrarvi perché due angeli impediscono l’ingresso al Paradiso.

  1. Altri segnali: ci sono delle rovine , in primo piano uuna doppia colonna tronca che indica il tempo, cioè l’irreversibilità del tempo, uno dei temi del romanzo, la nostalgia che cerca di recuperare l’origine ma non può raggiungerla perché il tempo che ci separa dall’origine è irreversibile, non prevede un ritorno.
  2. E poi le due figure, nella interpretazione di Salvatore Settis se questa è la cacciata dal Paradiso, lei sarebbe Eva , il bambino Caino , il figlio che viene procreato subito dopo la cacciata in quanto conseguenza dell’irruzione del sesso nella coppia adamitica, Adamo ed Eva prima non sono legati da rapporti sessuali, lo sono al momento in cui vengono corrotti e cacciati dal Paradiso. Qui di conseguenza ci sarebbe Adamo. Il problema però è che Elsa nella notazione dice che questa figura di soldato che può essere Adamo (in verità dice Settis Adamo dovrebbe essere connotato dagli attributi del contadino, perche è il primo uomo costretto a lavorare, scoprire la sofferenza da lavoro, cosi come nel libro della genesi si dice che Eva è la prima donna a partorire con dolore, qui abbiamo l’immagine del parto, Caino appena nato) però dall’altra parte la Morante dice che questa figura è Manuel , cioè lo zio materno , non propriamente il padre. Perche per Elsa è importante che sia lo zio materno, non una figura assimilabile al padre? Perche in questo modo si raffigura il luogo materno ma anche per un altro motivo, in tutto il romanzo c’è una forte identificazione di Manuele con lo zio mitico che non ha mai conosciuto. Ad un certo punto addirittura c’è in un sogno l’immaginazione di un rapporto omosessuale tra lui e lo zio, ma molto spesso lui si identifica con lo zio , sceglie le virtù dello zio come modello al quale ispirare la propria formazione, crescita, azione. Comunque Manuel porta lo stesso nome. La fusione è tale che si potrà dire che in questo luogo materno immaginato Manuele è l’equivalente di Manuel , il fratello minore cui probabilmente Aracoeli ragazza prestava qualche cura. È come se in questo quadro avessimo uno sdoppiamento della stessa figura , il bambino si sdoppia nell’adulto, quello che sta facendo la ricerca. Sono due figure che portano lo stesso nome e che sono tra loro profondamente legate. Il narratore ormai adulto 43enne quando dice di recarsi nel paese luogo materna dice che è alla ricerca della città serrana. La serra è la montagna, la catena montuosa, la città serrana è di conseguenza il Paradiso in cima alla montagna, che si vede nel quadro. Poi dice altrove che la serra in cui si trova è la serra della ninna e della

cui si parla la lingua paradisiaca, materna, lo spagnolo. Mentre invece nei quartieri alti si può parlare solo l’italiano, la lingua delle relazioni mondane, la stessa mandre comicnerà a parlare l’italiano con il figlio, lei deve impararlo, non è la sua lingua e la imparano insieme. Anche questo è segno di una separazione come se figlio e madre diventassero un’altra cosa rispetto a quello che erano prima, a quella perfetta fusione simboleggiata da questa lingua corpo che è lo spagnolo. Lingua corpo perche è sorpattutto una cantilena, per il bambino è la cantilela delle canzoncine per addorementarlo, la voce delal madre, lui parlerà semrpe di questo sapore di gola e di saliva. Le canzoncine hanno questo sapore, una SINESTESIA. Canzonicine non possono avere un sapore, la gola non raggiungibile, a indicare la gola sineddoche del corpo della madre. Hanno il sapore del suo corpo perche a Totetaco c’è l’abbraccio della madre che abbraccia il filgio e quindi si stabilisce una vera e propria FUSIONE. L’abbracio è una figura amorosa, che indica la perfetta fusione, una volta che l’abbraccio è impedito, noi ci sentiamo strappati rispetto alla condizione edenica originale, che è una condizione di fusione. Il Paradiso come noi solitamente lo rappresentiamo non è altro che la proiezione del momento in cui eravamo in perfetta fusione con il corpo della madre, lo eravamo anche con l’ambiente in cui vivevamo. Non c’era nessuna separazione. La separazione è la nascita , il fatto di venire al mondo è la prima interruzione della nostra fusione con la madre. Prima eravamo un solo corpo, a un certo punto ne siamo stati separati. La prima tappa quella fondamentale della separazione dal Paradiso è appunto la separazione dal corpo materno che avviene con la nascita. Il romanzo è dedicato proprio a questo, alla rottura della fusione tra figlio e madre, il fatto che per via di successive separazioni la madre diventa la nemica. Che Totetaco sia il Paradiso lo si vede dal fatto che c’è un racconto di come era il giardino , un piccolo recinto davanti alla casa in cui ci sono queste foglie grandissime in cui il cielo si travoltava (tra intensificativo, parola che non esiste, il cielo si voltava) nella terra e nell’acqua. Tutti gli elementi sono fusi tra di loro. C’è sempre luce, sempre estate, l’atmosfera è sempre perfetta, non c’è vento, la descrizione del paradiso terrestre quale l’abbiamo in tutte le fonti anche in Dante (alal sommita del purgatorio, eterna primavera, clima sempre piu favorevole alal vita umana, soffia una brezza per meglio respirare). Totetaco è il Paradiso, invece i quartieri alti il luogo della prima separazione. Nello stesso tempo epro il apradiso corispone col corpo della madre, con la lingua amterna. Lingua materna: si dicono 2 cose diverse: la lingua imparata nell’infanzia, non sarebbe lo spagnolo ms l’italiano , è quela la lingua materna di Manuele in quanto cittadino italiano nato in terra italiana; ma la lingua della madre che cioè lei usa nei confronti del figlio, una specie di prelingua perche fatta per il bambino che l’ascolta e la madre che la pronuncia, di suoni senza senso, nomignoli dati al bambino che non

corrisponde al suo nome proprio. Nella lingua della madre il bambino è un oggetto d’affetto, d’amore, come oggetto viene trattato. In questa lingua che viene dal corpo, piu intensamente della lingua ufficiale legale paterna, si rappresenta una fusione ancora perdurante, una prosecuzione della fusione uterina tra madre e figlio, adesso si rappresenta attraverso questa lingua che la madre dirige solo attraverso il neonato, non la usa per parlare con gli altri, neppure col padre, è una lingua esclusiva che unisce madre e figlio. Lui intende come non parole distinte ma un suono piacevole, una cantilena che gli annuncia l’ora del pasto o del sonno, prossimità della madre. Prima separazione è il parto, la nascita, la cacciata dal Paradiso rappresentata in questo romanzo comincia con il parto, poi ci saranno altre successive separazioni, tra cui il trasferimento ai quartieri alti. Per effetto delle altre a poco a poco la donna diventa una sorta di figura minacciosa , una madre negativa cattiva come la mitologia conosce, studiata dalla psicanalisi, da Jung. SECONDA LEZIONE Ci sono 3 luoghi fisici del Paradiso: El Almendral cioè il paese da cui ha origine la madre e nel quale il personaggio che dice io cioè Manuele non è mai stato, l’altro è Totetaco , un nome che è una deformazione infantile di Monte Sacro, uno dei quartieri allora periferici di Roma in cui stava la casa in cui il bambino è stato legato quasi in una fusione con la madre quando ancora era quasi incapace anche di parlare. El Almendral e Totetaco hanno una lingua che è quella della madre, cioè lo spagnolo, che viene perduta, è interdetta al personaggio e viene recuperata alla fine del romanzo in una sorta di agnizione, riconoscimento finale. Un terzo Paradiso corrisponde al nome di Quinta (chinta), in spagnolo vuol dire Villa, è un luogo perturbante. Questo Paradiso è un Paradiso perduto, rispetto adesso il personaggio prova una separazione traumatica come ci aspettiamo che debba essere l’abbandono del Paradiso. Infatti questo romanzo potrebbe intitolarsi La cacciata dal Paradiso, anche un riferimento figurativo che viene indicato poi dalla stessa autrice in una notazione in cui dice che bisogna tenere presente La tempesta di Giorgione. Il tema sottostante al quadro è probabilmente la cacciata dal Paradiso. Nella rievocazione che il personaggio fa della propria vita, adesso ha 43 anni ma quello che racconta è il periodo in cui è stato legato alla madre fino a circa 13 14 anni, nato nel 1932, nel 45 finisce la sua vicenda, quello che narra quindi un personaggio 13enne, racconta poi del tempo della narrazione, lui 43enne che è ormai un intellettuale fallito , perché è l’unico redattore di una casa editrice che si occupa soltanto di produrre dei deplian turistici. Questo luogo di lavoro si trova a Milano, tutto ciò che sappiamo del protagonista adulto , oltre a questo sappiamo anche della sua omosessualità e del fatto che le relazioni omosessuali che riesce a stringere sono fortemente deludenti, anzi umilianti.

La separazione da lei non è soltanto l’abbandono del Paradiso, la separazione da Totetaco, ma è anche altro. A poco a poco la madre diventa distante rispetto al figlio , a cominciare dal fatto che va a scuola e quindi ha presto un’istruzione molto superiore a quella della madre che è analfabeta , infatti alla fine abbiamo il biglietto che lei lascia al marito nel momento in cui lo abbandona ed è scritto in un italiano molto approssimativo\incompleto. Il figlio ben presto dimostra andando a scuola straordinarie doti intellettuali, la madre comincia a sentirne la distanza, cessano di leggere le fiabe che prima leggevano insieme ed erano la loro comune passione. C’è un altro momento separatorio centrale che è quello degli occhiali , l’episodio degli OCCHIALI può essere riconosciuto forse il vero momento di separazione tra madre e figlio. Che cosa accade? Il bambino andando a scuola si scopre che non ci vede bene, il medico gli prescrive di portare delle lenti, madre e figlio si recano dall’ottico e cominciano a provare degli occhiali. Nel momento in cui l’ottico pone sul naso del bambino la montatura la madre esclama che il figlio è diventato brutto. Da quel momento in poi il figlio che è brutto nei confronti della madre, riconoscendo che non piace più alla madre è come se fosse stato rotto il cordone ombelicale , che questa fusione a cominciare da questo momento non sia più possibile. Subito dopo il riconoscimento del vero avviene traumaticamente come avviene a chiunque sia stato semicieco e poi ad un certo punto abbia ricevuto gli occhiali, lui finalmente comincia a vedere il reale. Gli sembra deformato perché non è abituato a vederlo in quel modo. Gli sembra che sia una specie di esplosione di colori e di luce, che non gli permettano l’abituale riconoscimento, che producano in lui più un turbamento spaesamento che una rassicurazione. Avendo capito che alla madre non piacciono gli occhiali e che quindi non piace lui con gli occhiali, all’uscita da scuola quanod la madre va a prelevarlo lui se li toglie, cosicchè accade ad un certo punto che lui non vedendo al strada andandole incontro ed attraversalo venga quasi investito da parte di un’automobile, qui abbiamo quasi un recupero dell’affetto materno poiché lo abbraccia e ancora dimostra che lui le piace e che c’è un legame tra di loro. Il momento ( turning point ) il punto di svolta della narrazione, il momento in cui lui mette gli occhiali , è da quel momento in poi che madre e figlio sono separati e che il Paradiso è veramente finito. Ci sono altri successivi momenti di questa separazione, un momento fondamentale è ad esempio quando Manuele riceve la notizia che la madre è incinta. Aracoeli è un personaggio metaforfico, che continuamente si trasforma, ad un certo punto Manuele insieme a tutti gli altri comincia a vedere che lei si sta trasformando, sta diventando più rotonda, tuttavia nel suo corpo c’è una dolcezza che tutti riconoscono\venerano, il rispetto che si mostra di solito nei confronti della maternità che nella tradizione patriarcale viene consacrata
sacralizzata. In tutta questa trasformazione la madre diventa ancora più distaccata nei confronti del figlio, perché ha un altro figlio da allevare, poi si rivelerà essere una bambina , niña nel suo linguaggio. Era il suo desiderio , dicendo di ricordare la

prima separazione, cioè la nascita , Manuele dice che la madre gridava , entrambi urlavano, lui che era appena nato piangeva come tutti i bimbi appena nati, e la madre urlava invocando la niña, perché pensava che stesse partorendo una bambina, poi le spiegano che invece è un bambino. La madre ha sempre desiderato una bambina , anche questo ricordo fa pensare a Manuele che fin dall’inizio non era veramente voluto, perché lui era maschio e invece la madre voleva una femmina. Finalmente arriva, si chiama Incarnation , con un nome probabilmente simbolico, però è malata, morirà di lì a poco. Questa morte della seconda figlia è per Aracoeli un fatto dirompente, a cominciare da quel momento non sarà più la stessa. Già mentre alla fine ancora non è morta, vediamo che da parte di Manuele bambino c’è un estremo tentativo di recupero del rapporto di fusione con la madre. Lei aveva alattato la bambina e si era addormentata, come spesso accade alle puerpere (madri) accanto alla bambina con il seno ancora scoperto, il bambino entra nelal stanza vede questo SENO e cerca di attingere ancora una volta il latte che ormai da anni ovviamnete non assumeva dal seno materno. La madre si sveglia e lo caccia via in malo modo. Ancora una volta in questo romanzo della cacciata (poiché le separazioni sono plurime) qui lo schema della cacciata biblica dall’Eden è evidente, perche? Perché il soggetto maschile tenta di attingere al frutto proibito, nell’Eden Adamo ed Eva consumano il frutto dell’albero della conoscenza e per questa ragione verranno poi puniti e cacciati. Lui cerca di attingere al latte materno, allora questa figura che da il nutrimento piu che essere Eva diventa una divintà irascibile che lo caccia dalla stanza, cioè dal paradiso, la camera da letto in cui ancora era possibile imamginare che fossero uniti. Lo caccia e lui è ricacciato nel corridoio, a cominciare da quel momento lui cosi piccolo gli sembra che la porta della camera della madre sia cosi grande che non possa mai piu varcarla , senso di impotenza e piccolezza che prova Adamo verso la porta chiusa del Paradiso da cui è stato cacciato. Il corridoio gli sembra cosi intensamente illuminato da sembrare un deserto , quello in cui Adamo viene cacciato e da questo momento dovrà poi coltivare la terra perché abbia nutrimento. Questa è un’altra separazione, più chiaramente simbolica. La prima separazione è la nascita , poi l’abbandono di Totetaco per andare nei quartieri alti, poi l’episodio degli occhiali , poi quarta separazione l’episodio del seno materno. Ci sarà un’altra e decisiva separazione. Dopo che la madre ha perduto la figlia impazzisce dal dolore. Sta sempre peggio, a poco a poco si scoprirà che il suo malessere deriva da ragioni fisiologiche, ha un tumore. Lei dice “ mi è partito dalla pancia , cioè sta dicendo l’utero, ed è arrivato alla testa ” è il suo utero ad essere malato, cioè la tua maternità ad essere malata. Perché ha perduto la figlia ed è sterile per il fatto che ha prodotto una maternità subito rientrata. Ma questo male che proviene dall’utero poi giunto alla testa infatti cambai i suoi comportamenti.

disconoscimento del legame anche con gli ancestri, con il luogo degli antenati, cioè con il luogo da cui la madre proviene. È un finale disconoscimento della madre , lui non la vedrà più se non quando uscirà finalmente dalla Quinta e andrà in ospedale, perche si è scoperto che in verità il suo disturbo psichiatrico era provocato da una metastasi al cervello, la madre muore e lui viene mandato dai nonni paterni che si trovano a Torino , sono burberi e anaffettivi, molto sprezzanti nei confronti della scelta matrimoniale del figlio, nei confronti di Aracoeli che è morta, e anche nei confronti del bambino nato da questo matrimonio. Il nipote quindi in questa nuova situazione diventa balbuziente , ancora una volta il tema della lingua, questo fatto conferma un carattere che Medea e suo figlio sono dei barbari, nel senso in cui la mitologia greca riconosce a questa parola in significato. Uno dei temi fondamentali del romanzo è questa interrogazione sul materno, che cos’è la madre dovremmo sapere attraverso questo romanzo, magari cercando la madre nel suo luogo e quindi questo che cos’è la madre sconfina nell’altra domanda dov’è la madre. La prima domanda che ci poniamo: che cos’è la madre? Per parlare di lei Elsa imamgina di poter dire attraverso il MITO DI MEDEA, Aracoeli è come una straniera nel luogo in cui si trova a vivere. Secondo il mito Giasone per conquistare il regno viene incaricato dallo zio di rubare il velo d’oro che si trova nel Caucaso. Lui si reca qui e sembra impossibile prendere il velo d’oro che è costodito da un mostro, lì viene aiutato dalla figlia del re che è Medea che si innamora di Giàsone, cosi come Aracoeli si innamora di Eugenio che si è trovato non si sa come in queste montagne dell’Andalusia e che lei è ancora molto bambina, la porta via con se. Medea è una maga\strega, conosce delle arti si discute se siano soprannaturali o umane, però l’effetto è che attraverso esse riesce a favorire la fuga di Giàsone anche facendo a pezzetti il fratello di lei per distogliere i servitori, una specie di scia di morte che segue la fuga di Giàsone e di Medea verso la Grecia. Quando finalmente sono giunti a Corinto, la città di lui e ne è diventuo il re, in verità secondo la legge ateniese di Sofocle che sta raccontando questo mito nella sua tragedia, Medea non può essere sposata a lui, perche il matrimonio e riconoscimento dei figli avviene soltanto se entrambi sono ateniesi. L’autore della tragedia è ateniese. Medea e Giàsone non possono sposarsi cosi come Aracoeli ed Eugenio. La loro prole (due figli) non possono essere riconsociuti come leggittimi, la ragione per lui lui volendo trasmettere il regno alla sua prole e non potendo darlo ai figli illegittimi decide di sposare un’altra donna, Creusa , una donna greca che rappresenta nella tragedia di Sofocle la sophrosyne cioè la moderazione greca, mentre invece Medea rappresenta l’eccesso , anche sessuale, quello di Aracoeli che ad un certo punto diventa ninfomane. Nella tragedia di Seneca che è dedicata sempre a Medea, tragediografo più barocco, lei è sessualmente scatenata, addirittura intimidisce col suo eccesso il povero Giàsone. Di fronte alla notizia del matrimonio tra Giàsone e Creusa e al fatto che lei era stata abbandonata, lei decide di vendicarsi uccidendo i figli, quindi dando

al padre il peggior dolore, annientando anche il legame coniunale perché viene annientato il frutto di questo legame, cioè la prole. Il povero Giàsone impazzisce di fronte alla perdita dei figli, anche sua moglie attraverso un sortilegio viene uccisa dall’abito che Medèa le aveva mandato in dono perche potesse indossarlo durante la cerimonia di nozze. Medea fugge perche aveva origini semidivine, il carro del sole scende fino a lei, prelevarla e portarla ad Atene dove avrà una seconda vita. Questo stesso schema narrativo si ripresenta all’interno del nostro romanzo, perche dopo la morte Aracoeli viene seppellita nel cimitero romano, del Verano , in spagnolo vuol dire “estate”, durante l’estate però nel 1943 viene bombardato dagli anglo americani, il 19 luglio , data importante della storia d’Italia, perche Roma che sis entiva una città intoccabile perche la città sacra del Cristianesimo viene ugualmente attaccata dagli anglo americani che pensano bene non di bombandare una zona monumentale o abitata dalla borghesia, ma una zona popolare, il quartiere di San Lorenzo, quindi il cimitero. Bombardato il cimitero, fantasia ricorrente da parte di Manuele, che la tomba sia stata scoperchaita e che con la veste bianca insanguinata la madre abbia lasciato Roma e si sia diretta altrove, verso un altro luogo. Dove può essere andata? Sicuramente verso il suo luogo, El Almendral. Quindi Manuele immagina che gli abbia mostrato la strada, che lui debba seguire lo stesso percorso , che sia una sorta di staffetta, lei avanti e io la seguo. Una volta giunto lì scopre che è una fossa vuota, simbolicamente lui non vede nessun cimitero, il luogo dove il materno non c’è. Così come Medea si sottrae alla furia del marito, dei cittadini ecc fuggendo grazie al carro del sole, qui fugge ugualmente dopo che la sua tomba è stata scoperchiata. Di Medea cosa ci resta oltre l’analogia della vicenda? Che Medea è nel nostro immaagianrio l’infanticida , colei che uccide i suoi figli, è così che la vede il nsotro personaggio, pensa che Aracoeli lo abbia ucciso, attraverso questa serie di separazioni Aracoeli abbia ucciso lui come figlio, abbia posto fine alla sua infanzia. Il fatto che sia stata interrotta per intervento della madre, gli sembra che sia una sorte di infanticidio. Lui è stato abbandonato, quindi ucciso. Aracoeli è l’infanticida come Medea. Quello che sta avvenendo all’interno del romanzo è il CONTRARIO: non è Aracoeli che ha ucciso il bambino, ma che il bambino che mai è riuscito a diventare adulto, che mai è riuscito a liberarsi del legame con la madre, oppure del lutto per la perdita delal madre, ora che ha 43 anni sta cercando di uccidere la madre , cioè il matricidio simbolico. Sta cercando di liberarsi della madre. Nella teoria psicanalitica soprattutto nella riflessione di una psicanalista freudiana Melanie Klein, ogni adulto attraversa una fase che è propriamente un matricidio, la madre deve essere uccisa grazie alla irruzione della legge paterna nel rapporto a due tra la madre e il figlio. Quindi il figlio si emancipa dalla madre ed è finalmente pronto grazie anche alla legge paterna per entrare nella vita sociale. Qui invece questa cosa non è avvenuta, nella vita sociale Manuele non c’è mai veramente entrato, sta cerca questa rottura, la

Mecca ecc. ma in tutte le religioni ha deti caratteri più o meno analoghi, si tratta di lasciare il proprio luogo della vita quotidiana, infatti viene lasciata Milano. Questo abbandono deve essere netto se si vuole che il viaggio abbia una piena riuscita spiriturale, quidni è necessario lasciare la famiglia a volte, oppure tutti i propri averi , nelle forme più ascetiche come nei medioevo. Infatti Manuele lascia non tanto la famiglia perche non ne ha ma tutti i propri averi, la stanza che ha preso in affitto a Milano, il suo lavoro, si lascia intendere che si è licenziato, per partire ha preso delle ferie ma si lascia intendere che non ritornerà nella casa editrice di cui è l’unico redattore. Si prende 4 giorni di ferie che sono in un calendario già significativo, perche le sue ferie vanno dal 31 ottobre fino al 4 novembre.

  1. Il 31 ottobre e il 4 novembre è un periodo, lungo weekend in cui ricorrono 2 festrività cristiana, la festa di Ognissanti e la festa dei morti. Appunto verso il luogo dei morti si sta dirigendo il viaggio di Manuele.
  2. Il 1 novembre viene narrato che si erano sposati Aracoeli ed Eugenio, si erano consociuti e il 4 novembre alle ore 3 era nato il figlio. Quindi si tratta anche del suo compleanno che si deve svolgere durante questo viaggio, nel momento in cui lui si trova finalmente nel paese luogo materno lui sta compiendo il compleanno, è una specie di perfetto circolo. In verità non sta nascendo, am tornando indietro al luogo materno alla ricerca di una sorta di ritorno all’utero , ma esso è nella teoria freudiana la tensione che muove l’uomo. Lui la chiama thanatòs , la fascinazione dell’inorganico, una specie di tenzione di morte che viene contrastata da eros, cioè la pulsione erotica. Quindi nel giorno del suo compleanno Manuele sta cercando di ritornare al luogo della sua nascita, della madre. Se lì c’è nata la madre in qualche modo pure lui.
  3. I critici hanno notato ancora un’altra cosa, che in questo schema simbolico per cui al centro del calendario del viaggio di Manuele c’è la festività dei morti ma anche un’altra ricorrenza. Il 2 novembre 1975 (è nel 1975 che viene posta la data del viaggio, sceglie proprio il 1975) viene assassinato Pierpaolo Pasolini , visto da molti come il modello di Manuele. Come lui è omosessuale, sradicato, ama i ragazzi e lei lo aveva conosciuto molto bene, poi avevano rotto la loro amicizia, stava anche considerando la relazione centrale che nella vita di Pasolini ha con la madre.
  4. Nel novembre 1975 succede anche un’altra cosa che viene esplicitamente ricordata all’intenro del romanzo, cioè la morte di Francisco Franco , il dittatore spagnolo, contro di lui aveva combattuto ed era stato ucciso il fratello di Aracoeli, omonomi di Manuele, lo zio Manuel. Tutti i riferimenti simbolici all’interno del romanzo che è estremamente simbolico e mitologico. La partenza avviene la mattina del 31 ottobre in un tipico non luogo. Gia nel 1975 gli aeroporti di tutto il mondo sono dei non luoghi. Nella teoria di un antropologo Marc Augé esistono dei luoghi che non sono caratterizzati, uguali in

tutto il mondo, centri commerciali, aeroporti, supermercati, che non hanno enssuna connotazione simbolica, un luogo che sta fuori dell’esistenza delal collettività. In un non luogo, quindi in una specie di luogo vuoto avviene la partenza in aereo dall’aeroporto di Milano a quello di Madrid, un altro non luogo altrettanto spaesante e disorientante. La partenza è una separazione del quotidiano , se questo è un pellegrinaggio cioè un viaggio sacro, ci si attende che quesat partenza debba essere una separazione anche rituale dal quotidiano, infatti Manuele sull’aereo si addormenta e gli sembra di volare non dentro l’aereo ma da solo aldilà dei cieli. Questo è un’esperienza religiosa, dello sciamano che assume degli stupefacenti per recarsi nel paese dei morti, è qui che sta recandosi Manuele e come lo sciamano riporterà un’informazione\notizia nel paese dei morti. Ma lo avrà fatto in uno stato di trans, cioè senza consapevolezza, lui lo compie senza consapevolezza. Che si tratti del viaggio dello sciamano è in qualche modo dimostrato dal fatto che si dica che lui “subito…vertiginose” ci sono 2 frasi importanti in questo racconto di come per lui sia un viaggio straordianrio quello che sta facendo in questa cabina d’aereo. Mentre gli altri viaggiano per dei motivi dettati dalla ragione, lui invece viaggia per un motivo sacro. Lui sta andando verso l’estrema punta stellare della Genesi, cioè il luogo stellare in vcui la vita ha vuto origine. Un po’ d’enfasi per indicare il luogo dell’origine assoluta, umana, o di un’origine metafisica. Una sorta di viaggio interstellare per ricongiungersi al luogo indifferenziato , poiché la differenziazione è la ragione del suo soffrire, mentre l’indifferenziazione quando lui era fuso rispetto alal figura materna era la condizione della sua felicità e armonia. La rottura dell’orizzonte degli eventi, cioè la rottura della storia è un carattere proprio dell’APOCALISSE. È come se qui Genesi ed Apocalisse vengano congiunte, Apocalisse è il mondo alla fine, Genesi invece il mondo aveva avuto inzio. Sono il primo e l’ultimo libro della Bibbia delle religione monoteiste del Cristianesimo. Quello a cui sta andando incontro Manuele è una sorta di Apocalisse, vedremo che nel suo transito attraverso il paese andaluso lui veda fondamentalmente un’Apocalisse. Il primo luogo dove lui si trova una volta giunto in Spagna, aldilà dell’aeroporto di Madrid che non conta, è Almeria che è il capoluogo della regione in cui si trova El Almendral, una provincia dell’Andalusia. Qui si trova di sera , c’è la nebbia, non si vede molto, si reca al porto e qui urina nel mare , direttamente nell’acqua imamginando che lo stesso gesto sia stato fatto dallo zio Manuel , che aveva mandato una cartolina da Almerìa, che era l’unico ricordo dello zio. È una specie di presa di possesso, appropriazione rituale del territorio, io urino su questo luogo e ne prendo possesso. Dopodicchè ad Almeria entra in una bettola , dove consuma un pasto economico, non è ricco da permettersi molto, lui che è alcolizzato apprende i piaceri di una sorta di grappa\acquavita spagnola , che lo accompagnerà lungo tutto il viaggio. Di lui sappiamo che era stato drogato, dedito all’uso di stupefacenti adesso si