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ARACOELI, ELSA MORANTE, Appunti di Letteratura Contemporanea

Un'analisi del romanzo Aracoeli di Elsa Morante, concentrandosi sulla struttura del romanzo e sulle scelte narrative dell'autrice. Vengono inoltre esplorate le influenze culturali e storiche che hanno guidato la scrittura del romanzo. spunti di riflessione sulla crisi del mandato del romanzo e sulla difficoltà di narrare la realtà in un'epoca di cambiamenti sociali e culturali.

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 18/02/2023

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Il titolo: Aracoeli
L’isola di A. e Aracoeli: il primo è l’ ultimo libro mettono nel titolo il nome dei protagonisti. Entrambi mettono in atto
la voce narrante del protagonista, che recupera le sue memorie. Nella Storia la voce narrante è più complessa. Una
differenza è che Arturo lo fa da un presente che non è definito, mentre in Aracoeli l’asse cronologica è precisa.
Quanto al titolo: in spagnolo si scrive Aracoeli., non è un errore anche perché nell’abbozzo del romanzo sulle
religione ( cercare il titolo), è importante perché recupera materiale sia per Aracoeli che per la Storia. Senza i
conforti della religione usa il diminutivo di Aracoeli ovvero Celina. Quando Manuel sente la donna cammello che
viene chiamata con il diminutivo associa questo alla nuova Aracoeli. Vi è un interferenza anche perché sopra l’ altare
della patria c’è la chiesa di Aracoeli che in latino vuol dire altare del cielo. Questo nome riassume l’ idea della divinità
e anche il suo rovesciamento con i suoi comportamenti nella parte finale. Ma c’è anche un altro motivo, tra il 54 e i
64 a Roma soggiorna Zambrano, una filosofa Spagnola, che frequenta Morante e Moravia. Lei era un esule della
spagna franchista, che approda a Roma e vive con Aracoeli i ovvero la sorella. La sorella antifranchista, si chiamava
come la madre la quale era nata ad Almeria. In senza i confronti della religione ci doveva essere una donna con
aspirazioni cinematografiche che si chiamava Aracoeli Sancez, questo personaggio darà alla protagonista del libro
Aracoeli delle caratteristiche. Lorca, nasce nel 1898 e muore nel 1936 per via dei Franchisti.
M. ha sempre avuto interesse per le vicende spagnole, Simon Vey andò a combattere in spagna. È anche possibile
che le vicende personali di Lorca e delle sorelle Zambrano inasprirono il so interesse.
STRUTTURA ROMANZO: mancano all’ lettore tutte le spie delle soglie testuali. Molti critici hanno rilevato che si è di
fronte ad un romanzo frantumato, andrebbe in frantumi l’antico universo romanzesco. Giovanna Rosa sostiene nel
libro cattedrali di care, che qui le doti narrative di M. si siano involgarite, appesantite. Così come la vecchiaia e la
malattia portino a quel fallimento definitivo delle possibilità di mutamento complessivo che erano state generate
dalla resistenza ( in questo romanzo c’è un episodio su questo). La violenza in cui si riversa la contestazione degli
anni 70, l’ incapacità di non trovare più l’interlocutore nei ragazzini che nei 68 salvavano il mondo. A vedere
tramutata l’idea di una possibile rinascita di una nuova società dopo la resistenza, e perfino i ragazzini che salvavano
il mondo nel 68 si sono omologati in soggetti della società capitalistica.
Fortini parlerebbe di crisi del mandato: romanzo che con il suo fallimento denuncia la fiducia ormai venuta meno
anche nei confronti di un arte che salva. Gli strumenti con cui lei nei primi romanzi ricostruiva il reale si sarebbero
trasformati in rottami, i quali si aggiogherebbero con le macerie della realtà. Il lettore si limiterebbe ad osservare con
disperazione le macerie privo della possibilità di narrarle, connetterle e narrare. Una M. approdata alla sfiducia del
ruolo del poeta. Il disordine della realtà che si riflette nel disordine della trama distruggerebbe il castello di carta. In
un appunto lei interroga l’opera che sta componendo, chiedendo se è una fiaba o una cronaca (sequenza di
vicende). M era indecisa sul titolo: il quaderno terzo è intitolato: una favola d’amore, il quaderno quinto: un viaggio
d’amore, quaderno 7: questo è un romanzo comico ( ROMANZO), Quaderno 13: diario cronica, resoconto di un
viaggio temporale. Il termine romanzo appare come una via di mezzo tra fiaba e comica. Alla fine M. sceglie
Romanzo. Mettere romanzo lì significa dara un elemento al lettore. In un altro manoscritto: i vari episodi del passato
( le prostitute etc..) vanno sparsi meglio informa di continuo interludio… la storia di Aracoeli si adatta tutta a
frammenti sparsi ( l’andamento frammentato è voluto e vuole richiamare l’ interludio. L’interludio è una forma che
nell’ opera spezza una continuità. Con quale effetto? Quello di tornare al continuo con una maggiore attenzione. La
narrazione è volutamente frammentaria, e risponde a domande che M. si è posta e forse si è davanti alla messa all’
ultima prova della possibilità di comporre ancore trame in questo ultimo sgoccio di 900. la polemica al romanzo
venne alimentata in ambito letteraria dal gruppo del 63, gruppo che proponeva una narrativa ( avanguardia) che si
opponeva a quella classica. Questa caratteristiche dell’ essere frammentato il romanzo risponde a queste critiche.
Potrebbe essere spiegato questo allontanamento dalle strutture narrative organizzate come una messa alla prova
consapevole della possibilità che ancora ha il romanzo dell’ ultimo quarto di secolo di essere scritto e di essere
costruito anche senza la struttura portante con un esigenza narrativa, sotto il titolo in copertina viene scritto
Romanzo. Sequenza di titoli: ( da chiedere a Fede). M. aveva ragionato anche sui titoli. A tratti ricompaiono
delle tracce e qualche titolo, a volte in modo chiaro e a volte in modo più confuso. I titoletti superstiti
hanno caratteri specifici ad esempio dal carattere come il maiuscolo o il corsivo. M. sparge queste parole in
parte non canoniche
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Il titolo: Aracoeli L’isola di A. e Aracoeli: il primo è l’ ultimo libro mettono nel titolo il nome dei protagonisti. Entrambi mettono in atto la voce narrante del protagonista, che recupera le sue memorie. Nella Storia la voce narrante è più complessa. Una differenza è che Arturo lo fa da un presente che non è definito, mentre in Aracoeli l’asse cronologica è precisa. Quanto al titolo: in spagnolo si scrive Aracoeli., non è un errore anche perché nell’abbozzo del romanzo sulle religione ( cercare il titolo), è importante perché recupera materiale sia per Aracoeli che per la Storia. Senza i conforti della religione usa il diminutivo di Aracoeli ovvero Celina. Quando Manuel sente la donna cammello che viene chiamata con il diminutivo associa questo alla nuova Aracoeli. Vi è un interferenza anche perché sopra l’ altare della patria c’è la chiesa di Aracoeli che in latino vuol dire altare del cielo. Questo nome riassume l’ idea della divinità e anche il suo rovesciamento con i suoi comportamenti nella parte finale. Ma c’è anche un altro motivo, tra il 54 e i 64 a Roma soggiorna Zambrano, una filosofa Spagnola, che frequenta Morante e Moravia. Lei era un esule della spagna franchista, che approda a Roma e vive con Aracoeli i ovvero la sorella. La sorella antifranchista, si chiamava come la madre la quale era nata ad Almeria. In senza i confronti della religione ci doveva essere una donna con aspirazioni cinematografiche che si chiamava Aracoeli Sancez, questo personaggio darà alla protagonista del libro Aracoeli delle caratteristiche. Lorca, nasce nel 1898 e muore nel 1936 per via dei Franchisti. M. ha sempre avuto interesse per le vicende spagnole, Simon Vey andò a combattere in spagna. È anche possibile che le vicende personali di Lorca e delle sorelle Zambrano inasprirono il so interesse. STRUTTURA ROMANZO: mancano all’ lettore tutte le spie delle soglie testuali. Molti critici hanno rilevato che si è di fronte ad un romanzo frantumato, andrebbe in frantumi l’antico universo romanzesco. Giovanna Rosa sostiene nel libro cattedrali di care, che qui le doti narrative di M. si siano involgarite, appesantite. Così come la vecchiaia e la malattia portino a quel fallimento definitivo delle possibilità di mutamento complessivo che erano state generate dalla resistenza ( in questo romanzo c’è un episodio su questo). La violenza in cui si riversa la contestazione degli anni 70, l’ incapacità di non trovare più l’interlocutore nei ragazzini che nei 68 salvavano il mondo. A vedere tramutata l’idea di una possibile rinascita di una nuova società dopo la resistenza, e perfino i ragazzini che salvavano il mondo nel 68 si sono omologati in soggetti della società capitalistica. Fortini parlerebbe di crisi del mandato: romanzo che con il suo fallimento denuncia la fiducia ormai venuta meno anche nei confronti di un arte che salva. Gli strumenti con cui lei nei primi romanzi ricostruiva il reale si sarebbero trasformati in rottami, i quali si aggiogherebbero con le macerie della realtà. Il lettore si limiterebbe ad osservare con disperazione le macerie privo della possibilità di narrarle, connetterle e narrare. Una M. approdata alla sfiducia del ruolo del poeta. Il disordine della realtà che si riflette nel disordine della trama distruggerebbe il castello di carta. In un appunto lei interroga l’opera che sta componendo, chiedendo se è una fiaba o una cronaca (sequenza di vicende). M era indecisa sul titolo: il quaderno terzo è intitolato: una favola d’amore, il quaderno quinto: un viaggio d’amore, quaderno 7: questo è un romanzo comico ( ROMANZO), Quaderno 13: diario cronica, resoconto di un viaggio temporale. Il termine romanzo appare come una via di mezzo tra fiaba e comica. Alla fine M. sceglie Romanzo. Mettere romanzo lì significa dara un elemento al lettore. In un altro manoscritto: i vari episodi del passato ( le prostitute etc..) vanno sparsi meglio informa di continuo interludio… la storia di Aracoeli si adatta tutta a frammenti sparsi ( l’andamento frammentato è voluto e vuole richiamare l’ interludio. L’interludio è una forma che nell’ opera spezza una continuità. Con quale effetto? Quello di tornare al continuo con una maggiore attenzione. La narrazione è volutamente frammentaria, e risponde a domande che M. si è posta e forse si è davanti alla messa all’ ultima prova della possibilità di comporre ancore trame in questo ultimo sgoccio di 900. la polemica al romanzo venne alimentata in ambito letteraria dal gruppo del 63, gruppo che proponeva una narrativa ( avanguardia) che si opponeva a quella classica. Questa caratteristiche dell’ essere frammentato il romanzo risponde a queste critiche. Potrebbe essere spiegato questo allontanamento dalle strutture narrative organizzate come una messa alla prova consapevole della possibilità che ancora ha il romanzo dell’ ultimo quarto di secolo di essere scritto e di essere costruito anche senza la struttura portante con un esigenza narrativa, sotto il titolo in copertina viene scritto Romanzo. Sequenza di titoli: ( da chiedere a Fede). M. aveva ragionato anche sui titoli. A tratti ricompaiono delle tracce e qualche titolo, a volte in modo chiaro e a volte in modo più confuso. I titoletti superstiti hanno caratteri specifici ad esempio dal carattere come il maiuscolo o il corsivo. M. sparge queste parole in parte non canoniche

Pag 31. Ai quartieri alti Pag 85: Film Pag 88. Forfait Pag 101. Ciao Pennati Pag 198. La Màs luminosa Pag 20. Qualche lampo all’ indietro Pag. 74 le mie donne Quando ero un lettore Gli ultimi tre sono l ‘esempio di come una struttura narrativa definita viene inglobata nel testo ma perdendo la sua funzione orientativa. Può voler attribuire un dominio alla voce narrante, non riesce ad evadere dal narcisismo di Manuele. Per il titolo assistiamo ad oscillazione anche per la scelta del titolo, nei quaderni 11 e 12 il romanzo ha per titolo: Balletto ( è il nome del cagnolino che Manuele cura nel collegio in Piemonte). Il cane Balletto viene citato a Pag 141: a loro si accompagnava…, pag 147. Accennai pure un fischio pag 170 ( nel nostro 198). Pag 327 per la memoria del mio cane. ( le pagine sono da cercare). Alcuni critici evidenziano come gli animali non abbiamo un posto così rilevante come nei libri prima. Lo voleva intitolare balletto. Pag 308 ( i cani li fanno più pietà che gli uomini). Cambia idea sul titolo perché pensa di chiedere il libro sul Perro il cane spagnolo. Momento in cui Manuele incontra Balletto quando esso viene legato in una crocefissione dai compagni di collegio. È un immagine che Manuele sovrappone se stesso ( si sente escluso, ferito). Scegliere il titolo balletto avrebbe significato proprio per questo passo concentrare l’attenzione sull’ immagine di un Manuele vittimistica. Invece con Aracoeli l’attenzione va sulla madre e sulla sua ambiguità. Aracoeli come una madonna è da rovesciare per poterla ancora riconoscere, messaggio di redenzione che non può essere contenuto dentro la debolezza del figlio. Copertina ha voluto un particolare del quadro di Vanghog, isolare questo momento escludendo la presenza umana si esclude anche il suo valore simbolico. Immagine contradditoria rispetto al titolo ( si concentra su ciò che muore). 5/05/ Ieri siamo partiti dalla struttura del romanzo. È una struttura diversa da quella dei romanzi precedenti. Abbiamo richiamato le idee principali della critica. Due domande principali. il fatto che M. sul finire del secolo atomico abbia perso ogni speranza nella funzione della parola poetica ( questo lo pensa ad esempio Giovanna Rosa). È pur vero che in questo romanzo possiamo individuare un paio di passaggi importanti, il clima con cui si chiudono gli anni 70 non sono più allegri come nel mondo salvato dei ragazzini ma inclina verso il burberamento. Quella generazione dei ragazzini che nel mondo salvato dei ragazzini doveva salvare il mondo in questo romanzo c’è un ribaltamento in violenza e strage. La parola rivoluzione aveva ancora un senso pieno negli scritti prima invece a pag 17 dice: ora una nemesi; c’è la disobbedienza che è diventata una uffa di sigle e a ribadire questa distanza che separa questo romanzo ad esempio, dai romanzi prima è una sequenza ovvero un incontro di Manuel con un gruppo di Marxista-leninisti che avviene dopo l’incontro erotico con la ragazza sulla spiaggia ( pag 110). È una sequenza di alcune pagine in cui lui parla del ragazzo che trova. La sua seconda esperienza è con una prostituta. Il disprezzo per la borghesia è un disprezzo che M. ha avuto per molto. Questo giovane ribelle del 68, diventa tramite un percorso che ha accomunato molti giovani della sinistra, infatti questo Manuel dopo sette anni lo vede in televisione, vestito in giacca e cravatta. Molti ragazzi degli anni 60-70’ poi sono diventato un carrierista borghese. C’è

La quinta è dome Aracoeli si prostituisce dopo aver incontrato la donna cammello e li trova un gruppo di bambini della sue età e in questo passo dice: d’un tratto la in mezzo sentì la mia condizione borghese… L’atto erotico di Aracoeli per l’istintualità primitiva ricorda Nunziata. È diverso il sesso erotomane. Sessualità malata autodistruttiva e minato dalla libra che si estende a tutto il mondo. Il carattere mortifero del sesso, che prende la seconda Aracoeli si lega alla ripetitività coatta del gesto erotico e che trasforma Aracoeli in una creatura senza volontà: essa ormai non aveva più nessuna scelta, sotto gli accessi del suo morbo. Fortini chiama i temi in comune tra i due: dialogo a distanza. Manuele è quello che nel nostro gergo definiamo vecchia zia, ma Pasolini non lo era, perché non aveva vergogna nel essere omosessuale ma si potrebbe vedere di più una sovrapposizione con un altro amico di Morante ovvero Penna. In questa narrazione programmatica per sino nella mancanza delle soglie che negli altri libri ci sono e che è stata interpretata da Rosa come un’ ulteriore segnale di crisi del romanzo di M. pur in questa struttura frammentaria si può individuare un momento di svolta. È Giovanna Rosa che lo individua nel romanzo: il ritmo di progressione dell’ intreccio si modifica, quella legge che governa le ampie strutturale delle cattedrali Morantiane non c’è nella prima parte ma c’è nella seconda e spariglia il gioco della frammentazione e degli interludi. Senza rinunciare ai frammenti il racconto si adegua ad una temporalità più lineare che è quello del romanzo di famiglia ( come menzogna e sortilegio), anche se accompagna il racconto a partire circa a metà testo e soltato in quell’ ultima estate di Aracoeli. Quando M. arriva a Gergal, dopo la Mas Luminosa. Nella prima parte l’effetto di confusione deriva dal sovrapporsi di almeno tra linea narrative che corrispondono alle tre fasi e prospettive della vita di Manuel.: 1) il romanzo sentimentale dei miei ( l’amore dei genitori. 2) storia dei quartieri alti, con la trasformazione di Aracoeli da primitiva a signora borghese. 3) presente che abbraccia l’ ultimo viaggio romano di M. Sono tre linea che ci portano da un tempo quasi mitico ovvero quello iniziale felice, ad una temporalità dinamica che innesca dei processi di trasformazione nei rapporti famigliari ( gli occhiali M deve mettere gli occhiali. È un momento decisivo perché è li che si percepisce brutto). Nella prima parte non si susseguono in modo chiaro ma si accavallano attraverso dei passaggi bruschi creando un effetto di confusione, il lettore è frastornato e sono passaggi non accompagnati. Quando M. parla di monologo sregolato. Anche di Mariuccio che disprezza Manuele si dice di che aveva studiato ma che adesso disprezzava tutti i lettori, e poi disse che derideva le pose di Reinbo ( capovolgimento). Oltre ad avere un accavallamento è una frammentarietà tra temporalità diverse ha una struttura precisa ovvero quella del viaggio e fornisce una cornice che Manuele chiama lampi all’ indietro. A incorniciare i lampi all’ indietro e le visioni. Manuele dice di se: lamia natura… lui dichiara la sua schizofrenia???. Nelle prime pagine lo sviluppo della narrazione pare seguire un resoconto tipico del viaggio ( prende il pullman etc), però dato che per annessione dell’ io narrante, il cammino si distende tra il tempo del viaggio e quello del passato. Collegamenti ellittici ( ad un certo punto prova sete e questa sete patita riporta al suo palato il gusto del gelato), ma anche connessioni esplicite ( quando arriva l’opuscolo esso rinvia alle cartoline dello zio Manuel, la vista al Luna Park gli ricorda la giostrina che frequentava da bambino. Ci sono molti indicatori sia spaziali che temporali che sono rimarcati perché quella che viene definita macchina della memoria dei ricordi che privilegia questi flash e contrapposizioni. C’è un vuoto memoriale nella prima parte e che è quella recuperata nella seconda parte ovvero gli ultimi mesi di vita di Aracoeli. Invece viene raccontata nella seconda parte. A Metà circa della parabola romanzesca quando M. è a Gergal arriva un cambiamento ovvero muta la linea del racconto ovvero la storia della madre e del figlio è ripresa di nuova, si ricomincia con però una modalità più uniforme che copre un arco narrativo del numero di pagine altrettanto ampie ma con poche interruzione ( le interruzioni sono solo riflessioni della voce narrante). Andamento a climax, il lettore è più preso dentro

il ritmo senza pagine che riportano all’ oggi e quindi anche la lettura ha un ritmo meno rapsodico. Per esempio cade l’alternanza tra l’adesso del discorso e l’allora della storia. Tutta l’articolazione dei segmenti risponde ad una diversa legge di durata e di frequenza. Se nell’ analessi che accompagnano Manuele nel viaggio nella prima parte hanno valore di unicità irripetibile (notte con pennati, avventura con la ragazza sulla spiaggia), la seconda parte recupera il giocò tra singolarità e ripetitività delle memorie di A. nella seconda parte ciò sono molti: una volta, un giorno ovvero la linea temporale è meno chiara Il rapporto Interattività e scene singolative esalta una circolarità coatta e claustrofobica come quella di Elisa chiusa nella stanza. Questo è intensificata da clausole come rimandi, catene di immagine anaforiche ( immagine vistosa della specchio, è una di quelle iteratività che legano le due parti). Immagine della villetta della sassaia. Nella seconda parte le immagini si dispongono i un climax ascendente che culmina con: Se Gergal è la Mas Luminosa d’Europa alla fine si rileva non essere altro un baratro di pietrame. Aracoeli troviamo questa svolta di passo narrativo che rimanda anche alla tipologia e all’antagonismo di due narrazioni diverse, quella esemplata sullo schema di viaggio e quella modellata sulla storia di famiglia. Come in tutti gli altri romanzi anche in questo vediamo in M. una parabola che mette in campo un passaggio cruciale della vita degli essere umani. La discesa della madri per la scoperta di se, questo è quello che pensa Manuele. Questa discesa archetipica nella prima parte si consuma con una critica ad Aracolei ( iniza con malanotte araceli) e che termine su una supplica ( tu mamità aiutami). Giovanni Giudici nella critica dice che quando Aracoeli inizia è già quasi tutto finito, perché Manuel sa già come si concluderà il viaggio. Ma anche perché gli spezzoni del primo fil alienano dei frammenti una visione immobile. Nel finale viene fuori che è un altro il viaggio di riconoscimento di se di Manuele, al termine dell’ opera quando c’è un disvelamento dei propri effetti, il pianto dopo aver visto il padre è una rivelazione autentica perché è un Io recitante che ha rifiutato il montaggio artificioso della prima parte, il mutamento dell’ ordine strutturale è connesso al cambio del punto di vista del narratore. Il romanzo si conclude in una squallida stanza dove sta il padre, piena di frammenti vicino al cimitero di Verano ( nel quartiere del cimitero). Il narratore scopre la vena autentica di un sentimento che in tutto il romanzo viene negato e dice che riemerge perché alla macchina dei ricordi ovvero quella inquieta del cervello si sostituisce la seconda vista semi inconscia che da sempre mi registrava nei sensi ogni moto di lei. e più avanti ci parla : e io mi discernevo il passaggio lento , attraverso … La scena finale pertiene a Manuele che a Roma scopre altro rispetto a quello che si aspettava ovvero trova il padre e non la madre 6/05/ Spesso il come se amplia l’area dell’immaginazione, soprattutto in Arturo che viene meno in Aracoeli Scansione bipartitica di Giovanna Rosa, partizione che ci mette difronte ad un finale di romanzo che in realtà non è la finale del viaggio spagnolo di Manuele ma il romanzo finisce su un Manuele ragazzino 13enne. Voce narrante: Jenet, narratore autobiegetico: narratore che corrisponde al protagonista ma che in questo caso la scelta di M. favorisce molto in tono saggistico della narrazione. Il protagonista è portato ad accompagnare la narrazione con delle sue riflessioni. Queste pause riflessive in questo romanzo si espongono con proporzioni mai riscontrate in precedenza. Nell’ isola queste riflessioni sono nelle parentesi. Le riflessioni contribuiscono a rallentare in ritmo della narrazione. L’altra peculiarità è la pretesa di onniscienza della voce narrante, che stride con la ricostruzione della preistoria dei suoi genitori. In particolare quella di Manuele ipotizza sensazioni di Aracoeli e arriva a riportare i sogni di sua madre e addirittura dirà che glie ‘ha spifferati il demonio. La voce narrante è inattendibile e il narratore è posto come il narratore inaffidabile. Paradosso tra onniscienza e un narratore interno che mette in atto anche la

Pag 201: gli oroscopi: Zia Monda consulta un oroscopo e spicca quello di Manuele: Scorpione, Acqua, Plutone in domicilio e Venere in Esilio ( lui non si sente amato da nessuno), luna in caduta e metallo in ferro. Pag 291: richiamo all’ oroscopo ( scorpioncino accerchiato con Venere in esilio…). Pag 46. Leggenda del sarto immortale che dice che lui non sarà mai un oggetto d’amore. È impressionante come il desiderio d’amore d’uri identico dopo 25 anni. Infatti anche A. costruisce dei castelli in area ( per il padre, mentre M. per la Madre). Pag 292: M. non trova quello che cercava ovvero l’essere amato: bambino Manuele super dotato e sub normale… ( questo è un ritratto del bambino Giuseppe della storia). M. che si percepisce come un soggetto non destinato all’ amore, è un bisogno di amore che contraddistingue anche A. il tema è riproposto con una torsione importante dato che l’amore non solo non ha sbocco ma è anche disconosciuto. Morante mette in bocca a Manuele uno dei suoi alibi una sua verità: pag 18: vivere significa l’esperienza della separazione ( anche se M. fa il viaggio per tornare la). Manuele è incline alle visioni pag 4 ( come A. ). Manuele dice di essere negato per la politica e la storia e di essere un animale schiacciato. Sappiamo che sente una colpa nell’essere borghese. Pag 56: dice di sentirsi un intruso ovunque ( A. invece si sente un intruso solo nelle coppie). Si definisce un vile, un pusillanime, anche di fronte alla scena primaria quando vede padre e madre durante l’atto. Quando vede la donna cammello dice di avvertire un panico servile. Pag 264 dice che dopo la vicenda di Daniele , dice per ignava e per paura. È uno che si sente brutto e abbandonato da tutti. Pag 107 : si definisce una narciso, e puro brutto, vigliacco si avverte come un canuto. Con una domanda d’amore scaduto ma ostinata fino all’ indecenza: pag 107 Intento deformante che anima Morante nel delineare la figura del suo ultimo alibi, a partire dall’ immagine di Manuele nauseato e servo di alcool e droghe (anche Morante ne faceva uso). Processo: in cui l’autoaccusa lo definisce: tipico soggetto psicopatico… la difesa rincara la dose: davanti a questa autoflagellazione di può pensare che forse Manuele si presenta ossessivamente con queste caratteristiche per meglio a partire come dice a pag 95: per apparire oggetto di pietà una sorta di animaluccio senza colpa… ( accentua un senso di pietà e compassione). Per cercare i avere tramite la pietà amore che non trova. Però la domanda d’affetto risuona contro producente, sino dall’ autoritratto che ci da, il testo ci suggerisce di stare in guardia e di non prendere alla lettera le parole dell’ io narrante. La crisi del io narcisista vincola anche l’ immagine dell’ intellettuale fallito. Il romanzo finisce sulla parola Morte, la parola ci consegna una prima coppia oppositiva rispetto alla parola iniziale. Eros funebre. Il primo capitoletto finisce soffermandosi dul doppio cognome legandosi all’ inizio del capitolo. Il doppio cognome come perfezione. Aracolei è cristallizzata dal desiderio del figlio. Tema del doppio, legato alla metafora dello specchio. Il tema della morte è legato a quello del sesso che è legato al tema de corpo e all’ animalità Animalità felicitante: presenza di similitudine con gli animali, nella storia del testo dalla rispetto all’ ultima stesura il cane Balletto aveva un ruolo felicitante più importante. La connotazione affettiva è quasi sempre di pena e di pietà pag. 9. Funzione espressionistica: l’espressionismo si contrappone all’ naturalismo in cui corpi, paesaggi sono lo specchio dell ‘anima. Quando Manuele lascia l’appartamento del padre infondo alle scale 324 trova una vecchia grassa che è caduta e rivolta sulla schiena. Più ci si inoltra nella storia è più le similitudini con gli animali mostrano orrore: una che ha a che fare con il sesso pag 85 seconda esperienza con una prostituta, scatta la similitudine con bocca di animale macellato. Pag 130 Aracoeli appare dei deliri di Mnauele appare: animali scuoiati. Manuele non crederà mai alla spiegazione medica. Animalità si configura come una netta duplicità rispetto al mondo degli umani. Non testimonia più il paradiso perduto dagli uomini. Aracoeli si lega alla morte la quale diventa una straordinaria produttrice di metafore. Aracolei ha una superstizione nella morte infatti adotta delle pratiche di censura ( cancella i morti anche dei parenti

e dopo la morte cade un tabù). Momento in cui Manuele le chiede del fratello e lei si arresta sul marciapiede e tirandolo con il braccio, disse che Manuel ha perso i denti. Idea della morte che le stravolge i connotati fisici. Nelle 6 veità di A la morte è cesurata. Ad un certo punto la morte diventa una malattia che diventa contagio è Aracolei morta si traveste nel figlio in immagini ripugnanti ( per impedire che il contagio arrivi fini a lui pag 302). Aracolei stessa è metafora della morte in quanto la morte è il ritorno al’ origine. La morte entra sottoforma di bestia nei quartieri alti 275: tornava l’estate e si era introdotta nella nostra casa.. rinvio alla Lonza di Dante. Paragona il corpo materno ad un reperto archeologica. Garboli dice che questa degradazione sta nel fatto che le due metà dell’ unità originaria tra madre e figlio ora non possono costituire il mondo. L’alterità animale diventa orrore. Il mistero nei corpi sta nel fatto che la loro concretata costituisce il limite della misura umana. Ma nello stesso tempo rappresenta l’unica possibilità e consolazione data agli uomini. 233. Questa sofferenza davanti alla morte ‘è già in addio nel mondo salvato dei ragazzini. Il corpo è mistero, sofferenza, orrore ma aè anche l’unico elemento di comunicazione possibilità di consolazione. I corpi luoghi di contraddizione. La paura del piccolo Manuele non viene dalle parole che la donna cammello usa per convincere la mamma a prostituirsi ma viene dalla natura animalesca della donna cammello. Lilite demone femminile che l’ebraismo lega alla luna. Lilite e Samael i due sono una coppia diabolica. In molti racconti Samel cavalca Lilite sotto forma di cammello. La cerniela tra l’ambito funebre e sessuale è rappresentato dalla donna cammello, la quale agli occhi di Manuele è la morte è anche una proprietaria di un bordello. 11/05/ Struttura diversa tra la prima e la seconda parte. Nella seconda parte pag 237c’è un passo significativo in cui Morante mette in bocca a Manuele delle dichiarazioni che sono delle spie importanti sulla struttura, a proposito dell’ ultima estate di Aracoeli e della memoria di E. : quest’ultima estate di Aracoeli mi appare adesso… scene singolative su uno sfondo di narrazione fluida ( è composta così la seconda parte). QUESTIONE DEL DOPPIO: è legato la questione del narcisismo, doppio, specchio occhiali. A cui si lega l’altro tema del travestimento, metamorfosi e parodia. Barbarie , barbarico e magico sono dei temi centrali di Morante. TEMI DEL DOPPIO E DEL RISPECCHIAMENTO Sono connessi tra di loro e in una trama metaforica e metamorfica ( recensione di Fortini, su Aracoeli che esordisce dicendo che si tratta di un romanzo degno di ammirazione. Fortini allude al sovraccarico di immagini e similitudini tipiche della scrittura di Morante, quasi a voler coprire tutti gli spazi della narrazione. Lo specchio appare fin da subito e legato all’ infanzia di Emanuele, è il luogo del incanto ( luogo deputato alla menzogna e sortilegio). Il primo ricordo emerge dallo specchio, Aracoeli che lo allatta e lui si rivede specchiato della cornice. È un romanzo che riguardo alla figura di Aracoeli ci dice tutto subito all’ inizio. Questa scena pag 12( mio libro) dell ‘allattamento è rilevante. Secondo certi negromanti gli specchi sarebbero delle voragini senza fondo…( magia). In questa scena c’è una perfetta descrizione come se fosse un dipinto. Ricordi aprocrifi. Lo specchi è un nodo simbolico che consente l’emergere del passato ed è un tramite con l’infanzia, il nome della città Almendral in arabo significa specchio (pag 46). Lo specchio oltre a restituire l’ immagine di Aracoeli la divinizza, abbiamo visto la cornice paragonata ad un quadro. Da questo momento il ricordo di Manuele prende la forma di una rappresentazione pittorica che rientra nel sistema dell’arte sacra ovvero quella delle madonne con il bambino. Il ricordo di Aracoeli nei primi quattro anni di vita è un ricordo che si ascrive di diritto nell’area del sacro e la divinizzazione di Aracoeli. Nella croce che sta nella canzone del mondo salvato dei ragazzini, c’è anche Vincenzo Bellini ovvero il pittore delle madonne con il bambino. Al contempo lo specchi fonda il mito della simbiosi amorosa anche perché trova la sua garanzia nello sguardo della madre pag 13 ( dove ricorda il sapore del latte). Gli occhi diventano uno specchio per Emanuele. E sono gli occhi di Aracoeli che giustificano il narcisismo del figlio. Pag 121 io non

Aracoeli il padre sembra davvero sdoppio 285: scissione in due di se stessi. Aracoeli da giovane donna diventa nemica del figlio pag 28-29 (mio) e corro dietro… cacciando come un intrusa. Le trasformazioni di Aracoeli sono soprattutto fisiche e in particolare con la seconda gravidanza. Questi cambi sono tutti imbruttimenti che riproducono il suo disfacimento morale. Rientrano nel travestimento anche le false apparizioni di Aracoeli morta che non permettono al figlio di raggiungerla, pag 145 (mio): stamattina non piove… Lo sdoppiamento riguarda anche Daniele, con lu E. passa una stagione di allegria straordinaria. In questi momenti si ritrova l’sola di A. anche per Pennati (101): emozione allegra. Sono i due momenti in cui è felice. Pag 189 sdoppiamenti della sorella: lui immagina di camminare tra due mamite )Aracoeli e la sorellina. I nonni sono personaggi secondari ma E. gli sdoppia attraverso una citazione di Mozart ( diverso da quello di Arturo ma che si può usare all’ esame come paragone), pag 285 : il primo fenomeno che segno il mio… sdoppiamento della statua parlante ( Don Giovanni e Leporello erano due parti di un individuo). Un'altra citazione implicita al don Giovanni pag 15 riferita con una battuta su Franco: questo qui lo conosco. Pag 64 c’è “ le mie donne”, frase in francese: testo di Renbaux. Nell’ autoprocesso in cui si sdoppia in imputato, il tema del doppio e della metamorfosi appare come accusa di fantasia mitomane di E. 133-134 (mio). Parodia: novità, il romanzo si presenta come il viaggio alla ricerca di se e della madre. Si può intendere dal viaggio di Emanuele come un esito parodico di un aspirazione a una conoscenza alta ma invece pag 152 (mio), E. dice : branco di sirene storpie.. Finto Ulisse di terra. Parodia che investe la struttura narrativa portante. Di queste cinque ricorrenze due sono riferite a Mariuccio e l’altra al camionista. Le altre tre sono riferite ad Aracoeli e E., la parodia investe la struttura intera. Pag 65: processione madonne: a cui lui a 16 assiste. Pag 303 parodia messa in atto dalla madre: mi ostentava le sue bruttezze da… (pagine dell’accusa). Rovesciamento mito famigliare ( sia di W. per A, che di Aracoeli che rovescia il mito celeste). L’uso della parodia crea una contiguità inquietante tra il più fosco testo come Aracoeli e quello che è riconosciuto come più solare. Sono molti i luogo della parodia pag 188: noto rovesciamento della mia natura… c’è una citazione importante in un agneda del 74 in cui le scrive sul suo stato d’animo dopo due anni dalla morte di Bil. E. è uno che sopravvie pag 7: in questo autunno nervoso io sono tentato di seguire… lui sa di non avere futuro e sopravvive a se stesso. Parodia: Fortini dice che quelle pagine poteva toglierle ( episodio di lui che scappa dal collegio per combattere), se lo collochiamo in questa tarmatura parodica spiega perché M. lo ha inserito. Emerge il farsesco, la fuga e l’incontro con i finti partigiana. La voce narrante la definisce comica impresa partigiana. Prova tragica che si trasforma nella sua rappresentazione parodica. Si può leggere come reazione polemica alle istituzioni della resistenza. 12/05/ La lezione di oggi si basa sul concetto che è molto presente nella poetica della Morante. Prima leggiamo il ritratto di Aracoeli che E. da: la sua fronte è coperta… strana intelligenza ( l’aggettivo ci mette sull’attenti) (pag 13 mio). Torna un elemento descrittivo già presente in A. che è un elemento autobiografico di M. ovvero i denti piccoli e radi. E dichiara il suo consenso anche per quelli che possono apparire dei difetti anche per chi non la ama. È interessante il trapiantato. Già in questo ritratto anche se non è nominato l’aggettivo possiamo benissimo vedere che qui agisce già il concetto di BARBARIE. Concetto nevralgico dell’ opera. In un secondo momento lo condividerà con Pasolini. Risposta di Pasolini ad un’ intervista del 69 in cui dichiarò che la parola Barbarie era quella che aveva di più. E poi chiarisce il perché: nella logica della mia etica, perché la barbarie è lo stato che precede la civiltà, la nostra civiltà. A questo decadentismo bisogna ridare il suo senso storico e quindi il suo significato non è ne positivo ne significativo ma è l’espressione del rifiuto di una decadenza. Nella scelta del barbarico nel Pasolini degli anni 70, c’è una

critica precisa ala società borghese dominata dal binomio ragione-pragma. Un anno prima M. mette in bocca a Colono nel mondo salvato dei ragazzini: trascrizione in chiave moderna di Edipo. Edipo dice: si sa che queste sono tutte dicerie barbare e fanfaluche ma io credo nelle chiacchiere dei barbari… solo nella mia morte non credo. (Pasolini e M. nel 69 viaggiano in modo parallelo). Barbarie nel 48 è già presente in menzogna e sortilegio, quindi e P. che riceve questo concetto da M. in Menzogna e Sortilegio è soprattutto Anna, invece nell’ isola di A. è riferito a N. A quella altezza cronologica 68-69 Pasolini rilegge il termine in chiave ideologica come critica alla società. Questa piegatura M. la riprende e la ritroviamo nel mondo salvato dei ragazzini, nella Storia e in Aracoeli. Che cos’è ?? Barbarico nasce come un mito decadente ( senza senso negativo), e anche di una forza della natura. Con l’apporto di antropologia e psicanalisi si trasforma in un preciso livello di pensiero in funzione antiborghese a antitecnologica ( mondo preindustriale). È una sorta di eden che sta prima della storia, prima di quella che per M è un illusione spazio temporale. Prima di quella colpa di conoscenza che ha scacciato l’ uomo dal paradiso terrestre. È già presente come idea nel 800. Sia P che M nelle loro opere cercano di recuperare la concezione di reale barbarico ( anima animalesca), prima della conoscenza( strana intelligenza). Non c’è una dimensione del futuro che è una dimensione degli uomini, qui siamo prima. L’ importanza dell’antropologia. Barbarie è una parola connessa a nuclei tematici fondamentali, è connessa ad infanzia, sogno, eros, corpo, finzione, ambiguità, mito, musica. È una costellazione di temi in continua tenzione con la visione conscia e razionale del mondo. La prima fase della prod. Di M. punta a recuperare e a rappresentare liricamente la costellazione tematica. Mentre la seconda parte ovvero da metà degli anni 60 ci mostra questa idea del barbarico ideologizzata, quindi c’è una denuncia alla perdita del mondo barbarico. ISOLA DI ARTURO: tema barbarico Il tema emerge nella vita dell’ isola. Nel primo capitolo sull’ infanzia c’è la figura del cuoco del quale si dice che : non si spostava molto dai primitivi e barbari… presenza che prepara barbare pietanza. In questo paradiso compare poi N. che è il più tipico personaggio barbarico infatti Pasolini lo esalta come personaggio. Il primo ritratto di N. a Procida: i suoi sopraccigli folti di forma irregolari…. Mi ricordavano certi ritratti di bambine e donne barbariche. Quando N. espone le sue madonne, spicca la madonna di Pie di Grotta e dice che questo apparato lo faceva somigliare ad un insegna di trionfo barbarico. Compare un nucleo centrale della poetica ovvero il paganesimo cristiano dei popoli meridionali ( superstizioni). Il barbarico si concentra sui triangoli affettivi come quello N-W- A: alla prima fase aggressiva di A contro N. le risponde con un area barbara. Il narratore descrive la reazione di N al primo bacio con A. dicendo: era un ragazzino semi barbaro. La reazione gelosa di N. quando capisce che c’è qualcosa con Assuntina: sembrava una dea barbarica. Anche l’entrata di Stella , A. attribuisce all’ ambivalenza del suo sentimento dicendo: barbara esigenza del mio istinto. Quando A. vede sulla spiaggia N che lo cerca gli appare invecchiata e il suo aspetto fisico è associato al barbarico: donna anziana emanava uno splendore pieno di barbarie e dolcezza. Nei primi due romanzi ben prima che Pa. Ne facesse la parola più amata, in modo compatto portano avanti il barbarico in questa dimensione. Dopo questi due romanzi nelle opere successive declina il barbarico in chiave ideologica. Recuperare con le armi della poesia il mondo dei barberi assume una funzione polemica: nel mondo salvato dei ragazzini i felici pochi tornano in certi orienti barberi. La barbarie è un tratto di ideale di felicità. Tra i barbari nel mondo salvato dei ragazzini: dice che sono barbari il popolo dei gatti: asociali, barbari, inassimilabili e inferiori. Il barbarico c’è anche nella storia: personaggio della maestra Ida ebrea e si dice che infondo è rimasta una bambina ( si dice anche di Aracoeli), la sua relazione sul mondo si basa sulla paura e sull’ insicurezza tribale: nei suoi grandi occhi a mandorla… di una barbarie. Costanti nel sistema di riferimenti culturali sono importanti le similitudini con la fanciullezza. Barbaria legata ad aspetti corporei. Nella storia la barbarie non appare già più come un mondo da recuperare; Ida, bella, sono vittime dell’aggressività universale. Ancora più irrecuperabile appare in Aracoeli, ritroviamo le stessa madonne di N. ( pag 137 mio). Il cattolicesimo elementare è connesso al paganesimo e alla sfera

Impossibilità di recuperare la sfera di una neutralità felice e in sintonia con la natura. Questa barbarie del sesso fallisce, ma si può leggere anche da un altro punto di vista i tempi di Totecaco sono presentati come tempi che circoscrivono una mancanza clamorosa ovvero l’assenza del padre. Pag 120; 183: con il passaggio.. paternità significava assenza. Il nume di N ovvero oltre le madonne era il Dio. Culto astratto. L’recriminazione nei confronti di Eugenio è ancora più racorosa per il principio autorevole del capo famiglia ( romanzo sentimentale dei genitore è invocato con tomi da leggenda superiore e nulla sembra turbare l’incanto a patto che la nuova famiglia resti limitata, nello spazio illegittimo della casa clandestina. La maternità trasforma E. in una animalessa, qui c’è un paragone con Saba che paragone la moglie con gli animali. La maternità riconduce la donna ad uno stadio di naturalità animale. Quanto più la donna è sottratta ai vincoli dei costume e si immerge nel dominio della natura, finisce di patire l’insorgere di passione erotica che va contro la maternità e il costume. La natura biologica e psichica della femmina ha in se la maledizione del ardore erotico. Non è un caso che le figure materne in morante sia una mamma adottiva che fa la puttana o una matrigna sposa di uno omosessuale. La maternità M. sembra non voler accettare una presenza maschile che legittimi la gravidanza. Nell’ ultimo romanzo M. ha voluto mettere in contatto la naturalità di un modo e la borghesia dell’altro mondo ( Piemonte e Andalusia). Non solo l’istituto borghese che rieduca Aracoeli, ma quanto più fa leva sulla repressione più fa esplodere gli istinti primari. CONCLUSIONE: una punta sulla rappresentazione della perdita della cultura magica che è rovinosa per la collettività, quella più laica invece interpreta il romanzo come una comunità che viene colta in un moment di trapasso. Il fallimento della borghesia che ha consegnato il paese alla violenza del fascismo. Si può vedere nella data in cui M. fa partire E. per la spagna ( molte di ogni santi), la si può far vedere con una coincidenza del week and in cui viene ucciso in modo barbarico Pasolini. Se quest’opera testamentaria muove anche da quel delitto che è la barbarie sintomo in cui è ripiombata l’itala nel corso del romanzo ci invita a rintracciare la genesi della disfatta che riporta alla seconda guerra mondiale che M. ha vissuto in prima persona. Bisogna risalire a quando a quelle macerie della seconda guerra mondiale avrebbe potuto nascere una società nuova, ma questo non è accaduto. La parodia dell ‘incontro con i due falsi partigiani forse va scritta a questo fallimento. La vicenda di tutta la famiglia vuole illuminare un destino tragico ma svela le ragioni di una sconfitta storica e collettiva, menzogna e sortilegio è la narrazione in cui critica la classe della nobiltà siciliana. L’ultima tappa di questa parabola mette in scena la sconfitta dell’ alta borghesia settentrionale e questo non è un caso. 13/ 05/ Lacuna della lezione di ieri: Aracoeli nella prima maniera primitiva e selvaggia. Rientra in questo il fatto che si esprima con la mimica soprattutto facciale, con poche frasi ricorrenti e con molte canzoncine, filastrocche, preghiere e formule magiche in spagnolo. È uno spagnolo che compare come una lingua remota che sembra quasi irraggiungibile. Tecnica dello straniamento della spagnolo data dalla censura della lingua materna da parte di E. per E. è la lingua dell’ amore ma che lui ha voluto dimenticare pag 23. Spagnolo anche volutamente sbagliato, questo effetto di straniamento viene sia dalla censura ma anche dalla cifra affettiva che è poco comunicativa di Ara. E che è una lingua alterata ad arte da M. tanto alterata da risultare quasi un dialetto indecifrabile. Questo ha una parallelo. Avevamo visto i nonni: i nonni paterni appartengono alla classe dirigente del Piemonte; infatti il padre era un monarchico. I nonni sono nominati per alludere al conflitto patito da Eugenio verso l’amore per Aracoeli e l’educazione ferrea e pag 43. Dopo il ricovero di Aracolei loro devono accudire E. A E. fanno paura e nella comunicazione interviene istantanea balbuzie. Sono tratteggiati con pochi tocchi ma ce li fanno accostare ai nobili siciliani di menzogna e sortilegio.: nei loro sprofondi… il nonno è un lombrosiano convinto ( giudica le persone dal Cranio). Appaiono come un'unica immagine di podestà giudicante ( rinviano alla statua del commendatore. E. nel

suo sguardo attento, benché sia sottomesso, il suo sguardo manifesta una spietatezza di giudizio che si esprime con una strigna oggettivale 306: formalistica, laica, implacabile… Pur allevato al culto dei nonni non capisce le loro abitudini, e a registrare i loro gesti quotidiani smaschera la loro follia pag 304: il nonno che si accanisce a spostare gli oggetti… in modo simmetrico; la nonna esplode in soliloqui. Non stupisce l’ostinazione con cui decidono di ignorare lo stato della guerra, loro detestavano i tedeschi. I nonni non approvano il favore di Monda verso Mussolini. La nonna può anche considerare la guerra come un’occasione per il figlio per riconfermare il suo valore militare, ma questa postura viene ribaltata dal marito tramite una minima facciale: infatti i nonni muoiono nella loro casa sotto le bombe. Il crollo della casa è anche questo il sigillo della sconfitta di un intera classe sociale, che è segnata anche dal destino posto dei due figli. Zia Monda, zitella quarant’enne quasi felice nella sua castità, la rende un personaggio particolare. Ha dei tratti della modernità cittadina: si è trasferita a Roma in un attico ha un suo lavoro nelle pubblicazioni scolastiche ( come E.). innamorata di Mussolini pag 34 : i comunisti mangiavano i bambini. Lei crede nelle gerarchie sociali: anche zia monda acquista rilievo attraverso l’ottica diversa. Zaira sottolinea le manie da zitella: seppellisce i pesci come se fossero persone. Aracoeli è la allieva di zia Monda. Queste sono tecniche di secondo grado: corsivo, commenti tra aprentiesti e che hanno lo scopo di delineare la figura di Monda. Grande al controcanto ziesco, Monda è una figura costante nella vita di Aracoeli e di E. è interessante l’atteggiamento nei confronti di Ar. Che non è di superiorità ma di devozione protettiva. Monda mostra la perizia di cogliere i tratti dell’ animo femminile: più strano era il suo contegno con Aracoeli.. unità ammirativa pag 161. Anche per lei arriva il momento del sogno d’amore e dopo la guerra arriva nella casa dei nonni la notizia del fidanzamento di Monda con un fascista. I nonni reagiscono non bene, un tipo senza titoli. Tipo interessato ai vantaggi economici. I nonni ci hanno visto bene, lo documenta alla fine la visita di E. a Roma nella casa di zia Monda. Nella fisionomia di Zia Monda non è cambiato nulla, però da punto di vista stilistico e dalla comicità subentra un umorismo tragico quasi pirandelliano. La casa che una volta era tenuta al lucido ora è una sorta di magazzino di merci per la borsa nera e i vasi delle piante sono pochi. La Zia viene connotata non dal comico benevole ma da un grottesco ( presente nella seconda parte del romanzo), che denuncia la rovina della signorilità, la sottomissione di Zia Monda al fascismo ha provocato pag 316: quando E. fiss ala zia davanti allo specchi mentre sta provando un cappellino.. In uno dei quattro lampi all’ indietro, uno di questi il secondo è proprio questo c’è ancora la zia allo che si toglie il cappello. Il primo di questi lampi all’ indietro rimanda alla figura dolente di Eugenio: questo pellegrinaggio maniaco di E. ideato nell’ansia di ricongiungersi alla madre si chiude sull’appartamento cadente del padre. Eugenio è messo a fuoco con l’alternanza prospettica, intreccia punti di vista diversi quante sono le persone che lo aspettano. Virilità paterna. Come abbiamo visto è una figura scialba ( figura dell’ assenza) che acquista rilievo solo se investito dalla luce riflessa in presenza di Aracolei. Il lettore dovrebbe sorprendersi ogni volta che E. dichiara il suo amore unico per la madre. Ma E. non è geloso del padre. ad avvalorare però la distorsione rievocativa di queste affermazioni c’è l’ uso delle negazioni ( Freud). Pag: 134: fra me e lui corse subito una silenziosa concordanza. Pag 240 si legge: scena primaria di quando vede l’atto erotico con i genitori; frase finale: e nemmeno allora ne sono certo non soffersi nessuna gelosia nel confronti di mio padre ( le negazioni esprimono il contrario). Sono le donne di casa a vedere a lui, Eugenio come se avesse un aureola, soprattutto Zaira. Ancora più splendente appare ad Aracoeli. Sia Monda che le altre due donne ammirano questo comandante biondo. Il prestigio di Eugenio è ottenuto dalla classe borghese da cui ricava i suoi principi, patria con trutti i suoi sogni e l’onore militare. Daniele che lo ammira pag. 227-28 da un ritratto di Eugenio: non solo mi vantò… Il ruolo virile del padre gli viene dal fatto che lui incarna la giustizia saggia e rigorosa, ma poco dopo in fondo alla pagina il piccolo E. rileva che: io non avevo mai veduto mio padre punire. L’idea di E. del padre è

seppure vera sarebbe sempre insufficiente e approssimativa. Scarta l’ ipotesi che sia dovuto a Balletto, scarta il pianto per vittimismo, piango per Aracoeli, no perché a 13 anni.. conclude dicendo che era un pianto per amore. C’è un doppio segnale e quando un anno dopo gli arriva la notizia del padre, percepì la stessa sensazione di quando fui punto da quella vespa un anno prima. È l’indizio purché tardivo che lo porta a confermare che quel pianto era dovuto all’ amore per il padre. se il romanzo si fosse firmato lì sulla vanità del viaggio spagnolo il romanzo si sarebbe concluso con l’accertamento che il mondo è privo del sacro, il paradiso non esiste, Garboli: l’uomo è separato dal divino. Nemmeno la via del buddismo zen, può farci raggiungere. Il secondo finale in realtà non chiude e rimane aperto su un ambiguità, i critici si sono chieste se il finale è positivo. C’è chi sostiene che E. concluda il suo sguardo con la morte, chi sostiene che il pianto sia un lieto fine ( segno che E. cede davvero alla esperienza del altro da se, ovvero il padre, dopo la liberazione per l’ossessione del materno.) chi sostiene che il finale sia lieto ha bisogno di interpretare il primo finale come una liberazione della madre. La madre impediva un libero sviluppo da figlio. Dopo la conciliazione con la madre, essa si mostra con parole affettuose. Addio con il riso tenero di Aracoeli. Dopo la conciliazione con la madre si può attuare quella con il paterno. In realtà cronologicamente quella con il padre si colloca prima. Quel che conta è l’ordine con cui questi due finali vengono narrati. Questo dispositivo particolare potrebbe intendersi come l’accesso di E. all’ età adulta ( stessa domanda per l’isola di A). c’è chi sostiene che il finale della madre è una desacralizzazione della figura materna ( forze hanno ragione). Nel finale paterno: c’è sempre la gola di mezzo. E. ci dice che non è cambiato nulla nei confronti di Aracoeli. Il finale è di una grande ambivalenza dalla liberazione dal fantasma genitoriale non è mai completa. M. ha lavorato molto, gli avantesti mostrano molte stesure. Il finale che leggiamo troncato sul pianto rispetto alle prime bozze è davvero troncato. Le prime bozze documentano che il testo andava oltre. Conosciamo altri finali, le bozze sono state corrette due volte e mostrano il taglio e la cassazione delle ultime pagine: passo dopo la parola morte: in una c’era una citazione a Sandro Penna. C’è un parallelismo con la sconfessione della visione di Aracoeli. M si rende conto che la scrittura non era risolta. Se fosse finito così si sarebbe tornati alle posizione narcisistiche di W. l’amore per il padre che non è così bello si ritornerebbe alle ide di W. contro le madri. Quindi Aracolei entrerebbe nelle madri castranti come sosteneva W. A. già di fronte a W parodia di se stesso prova compassione anche se non piange. Amore e compassione anche in quel finale coincidevano ( Giovanna rosa dice che quello era il primo sentimento autentico nei confronti del padre). non sappiamo quanto M. sia stata consapevole della sovrapposizione tra il pianto e la compassione di E e A. E.M all’ ultimo scopre che la verità è su quello scarto e quindi da valore al pianto. Seguire il lavoro correttorio consente anche di tracciare una progressione del senso, manovra di messa a fuoco, illuminando il nucleo finale che regola il rapporto figliale su una scoperta tardiva ma forse adulta dell’amore- compassione. Già presente del 57 la qui la lettura di Simon Vey è già avvenuto. Nel momento di fragilità delle figure paterne i figli attraverso il sentimento della compassione di ricongiungono con i figli.