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Come redigere un'autobiografia, Scienze dell'Educazione
Tipologia: Appunti
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L’autobiografia ci predispone la conoscenza di noi stessi. Chi siamo, cosa vogliamo fare, chi abbiamo intorno, chi ci accompagna e chi ci ha accompagnato. Le conoscenze acquisiste nel nostro percorso di vita perché per entrare nel mondo del lavoro abbiamo bisogno delle competenze. L’analisi dei bisogni interiori è il requisito che l’educatore deve conoscere e uno strumento che utilizza. Fare e saper fare biografia è importante educare alla lettura interiore. L’educatore deve capire senza sapere nulla. L’autobiografia è uno strumento professionale e ci permette di rapportare con noi stessi. Perché scegliere un’autobiografia di aiuto? L’autobiografia è uno strumento fondamentale per l’educatore. Fare autobiografia è riaccendere la memoria, poi fissare eventi-come-segni, e indicare via via un senso come orientamento, un prender- coscienza di una direzione. Qual è il senso della mia vita professionale? Sto facendo qualcosa pro o contro i genitori? Ai miei amici interessa il mio corso di studi? È il senso e la direzioni nella quale noi andiamo. <<La memoria fa di noi ciò che siamo>>. È importante capire ogni nostra quotidiana e capire che ci sono delle ricadute non solo sulla nostra vita, ma anche sulle persone intorno a noi. Riflettere sull’autobiografia significa fare memoria. Attiviamo la memoria tramite la scrittura. “Nell’autobiografia il soggetto si legge come processo, si incardina sulla costruzione, si orienta sul progetto e distilla una direzione di senso. Il tutto all’interno di una scrittura che lavora nell’intreccio mobile di eventi, memorie, segni e riflette intorno al senso e non-senso del proprio sé. L’autobiografia, in quanto retrospettiva, rilegge i percorsi e i compiti dell’io, ne tratteggia gli eventi costitutivi. L’autobiografia è una scrittura di sé. La scrittura è un percorso di sé, distaccandomi da me stesso. La narrazione di sé e gli strumenti della narrazione di sé, quando noi scriviamo di noi stessi non scriviamo di noi ma da un altro da noi. È molto importante per un educatore per avere una piena consapevolezza di noi. Bisogna interpretare ciò che ci ha portato a fare questa scelta. Riflessione, comprensione dell’altro, attenzione, comprensione di me stesso. Perché ho scelto scienze dell’educazione? Chi è l’altro per voi, chi è l’altro per me? (in quanto il nostro lavoro è basato sull’altro); Come mi vedo nel futuro? (in quanto il futuro dobbiamo prefigurarcelo, perché senno non abbiamo una buona transizione per guidare la nostra vita, perché tutti abbiamo dei sogni). TITOLO Il titolo è il primo e fondamentale incontro tra il lettore e il testo. Esso delinea i contenuti, la chiave di interpretazione e il senso del testo. È dunque molto importante pensare struttura e parole del Titolo. Se si vuole tratteggiare alcune sfumature, si può fare anche uso del sottotitolo. Inventare il titolo è un’attività cognitiva, serve per sintetizzare ciò che si pensa e quello che scriviamo. Deve essere lungo non più di una riga, se è messa riga ancora meglio. È importante studiare le parole e l’uso di queste nel testo. Tra il titolo e il sottotitolo c’è un punto di separazione. Il titolo può anche non avere un senso compiuto. Il titolo si scrive in corsivo e sinistra del foglio. Nome e Cognome staccato di una battuta a destra del foglio. E dopo due battute inizia il foglio. La formattazione della pagina : 3, 3, 3, 3, interlinea 1 o 1+mezzo, font 12 Times New Roman, non usare il grassetto_._ Aggiungere i numeri di pagina in fondo a destra. PARAGRAFI
Fra il titolo e l’avvio del testo ci sono due battute. È molto importante che il testo sia strutturato in paragrafi, logicamente ordinati e tra loro articolati. Ogni paragrafo esplicita una propria unità di significato, che viene argomentata dalle frasi che lo compongono. In tal senso, un paragrafo è composto da più frasi tra loro collegate. Il capoverso segna un passaggio ad un nuovo paragrafo, dunque ad una nuova unità di significato. In una pagina vado a capo massimo tre volte (max 4 volte), perché devo fare un discorso. Cartella=pagina. L’autobiografia deve essere al massimo due cartelle. Attenzione alla punteggiatura. Non fare l’errore di andare a capo tutte le volte. Il primo paragrafo introduce il quadro del testo. Nelle prime tre-quattro righe porta il lettore all’interno del percorso di vita professionale. EX: ho iniziato matematica ma dopo la prima lezione ho capito che non era il percorso adatto a me. Il consiglio è di essere creativi. Negli altri paragrafi dobbiamo essere esaurienti nel rispondere alle domande. Nell’ultimo paragrafo, le ultime righe, si conclude il testo. Nella pianificazione dell’esercizio dell’autobiografia professionale occorre dedicare particolare attenzione all’identificazione dei momenti cruciali del proprio percorso professionale. Il ricordo di eventi passati, di scelte effettuate e di passaggi significati rappresentato di nucleo. Concentratevi su 2-3 competenza e approfonditele. Titolo Nome Cognome (1 battuta) (2 battute) Inizia il paragrafo SCALETTA: