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Gadda: biografia, appunti e analisi utili per maturità
Tipologia: Appunti
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Gadda nasce nel 1983. Gli ultimi autori del 1900 ruotavano intorno alla fine dell'800 e all'inizio del 1900. Ci stiamo proiettando verso il '900. Pasolini e Calvino sono nati negli anni 20 del 1900. Gadda ha fatto studi di ingegneria. È un'altra delle figure universali del nostro tempo, Svevo aveva fatto studi tecnici, come Calvino e anche Levi. Incominciamo ad avere intellettuali che non hanno solo una grande propensione per la letteratura e per la filosofia. Hanno una formazione completa sia dal lato scientifico sia dal lato umanistico. Ci sono analogie con tanti autori precedenti. Nonostante lui cominci a scrivere in parte negli anni '30 del novecento diventerà famoso molto tardi. Diventerà famoso prima all'estero poi in Italia, quando riceverà il premio Formenter. La situazione famigliare richiama Leopardi. Leopardi viveva in una famiglia nobile ma ormai in decadenza economica, e la madre viveva in apparenza. Ci sarà questo contrasto con la madre, quando morirà il padre, la madre vorrà mantenere più la facciata rispettabile anche se le finanze non permettevano. Ha un rapporto molto contrastato con la madre. Farà le prime pubblicazioni negli anni '30. Si dedicherà poi alla formazione letteraria culturale. Dal 1950 lavorerà alla RAI, in radio. Nel 1957 pubblica un celebre lavoro: Quel pasticciaccio brutto de via Marulana. L'aveva già pubblicato su una rivista dieci anni prima. Poi scriverà La cognizione del dolore. Cosa pensa Gadda? Ha un amore infinito per Manzoni, lo chiama il Grande Lombardo. Ha una visione ontologica però opposta. Manzoni credeva che la storia fosse guazzabuglio, ovvero il regno del caos, ma perché c'è l'uomo. Dietro alla storia c'è l'ordine metafisico divino che poi pareggia i conti. C'è un lanternone enorme che ci illumina. Per Gadda invece la realtà nella sua essenza è pasticciaccio o guazzabuglio , confusione. È inevitabile che la storia si evolva con distruzione etc... Ogni desiderio di mettere in ordine è impossibile. È la stessa cosa che dice Calvino, anche se lui cercava di dare ordine. Gli piaceva l'immagine del labirinto, perché forse si poteva in quel modo trovare una soluzione. Gadda vuole evocarci davanti agli occhi la consapevolezza del disordine in cui siamo immersi. Per Gadda l'uomo fa molta fatica ad avere delle direttive. Gadda ci vuole capire che la realtà è priva di senso, perché lo stesso elemento che l'ha creata è priva di senso. Gadda scrive dei racconti o dei romanzi. È una lettura che può irritare, uno ha la sensazione di non venirne fuori. La narrazione è perennemente interrotta delle digressioni. La distanza tra Manzoni e Gadda la possiamo avere a dei richiami che Gadda fa. Ci sono digressioni continue che ci fanno dimenticare da dove siamo partiti. Gadda ha la voglia di portarci fuori strada. Certi temi e immagini vengono ripetute più volte magari visti da prospettive diverse. I romanzi di Gadda non finiscono, è un ulteriore prova dell'impossibilità di poter rinchiudere in un testo definitivo la realtà. Il testo di Gadda utilizza una pluralità di codici linguistici. Lui mette insieme il lessico alto con quello tecnico specialistico con espressioni dialettali e gergali, creando il pastiche letterario. Il dialetto ha tre funzioni:
che tutto sia chiaro è un errore, un artista che fa questo pecca o di superficialità o di presunzione (frecciata a D'Annunzio). Chi crede di essere ancora un poeta vate è un canta storie. Il poeta vate è un decoratore della menzogna con i drappi dell'ordine. Questa opposizione al poeta vate l'abbiamo trovata anche in Montale. Per Gadda il mondo è Barocco. Il Barocco è una tipologia di arte che nasce dal desiderio di rappresentare la complessità del mondo della realtà, però poi il Barocco è l'epoca delle metafore, degli eccessi. Sarà poi l'epoca del Kitsch. Tutto ciò che è nella realtà è caotico, non procede in una linea ben chiara. Leopardi veniva accusato di avere un sistema così pessimistico perché lui era infelice, lui ribatteva che dovevano iniziare a demolire il suo sistema, se avessero trovato delle aporie lui sarà felicissimo di dargli ragione. Gadda dice che " la scemenza del modo o della bamboccesca inanità della cosiddetta storia, che meglio potrebbe chiamarsi una farsa da commedianti nati cretini e diplomati somari". La storia non è una sequenza di eventi ordinati e che si susseguono. La struttura del romanzo è caratterizzata da indugi su particolari insignificanti (anamorfosi), digressioni, vortici, divagazioni, il romanzo si frantuma in una miriade di frammenti che devono dare l'idea del pasticciaccio che è la realtà. Il romanzo inteso come una storia che ha un inizio e una fine non esiste. Manca la teleologia, il fine. La struttura del giallo che ama tanto Gadda, che più implicherebbe la ricerca della verità è solo una metafora per indicare un' istrutturia sulla vita. Il commissario di polizia è un eroe filosofo che indaga sul senso della vita. L'incompiutezza dei romanzi da l'idea del così è se vi pare. Siamo a Roma nel 1927. Avviene in un palazzo della ricca borghesia un furto di gioielli. Sempre nello stesso palazzo, in un altro appartamento una signora famosa nella vita romana viene assassinata. Il commissario Ingravallo viene chiamato ad indagare sia sul furto sia sull'omicidio. La signora era molto buona e generosa, che soffriva i tradimenti del marito. Il marito era l'uomo tipico fascista, che poteva fare quello che voleva e non gli si poteva dire niente. Si circondava da una serie di domestiche che erano delle ragazze giovani che le vedeva come figlie. C'era la possibilità di circuirla, era facile ingannarla. Ingravallo è un commissario molisano di origine. Ecco perché ci sono espressioni molisani. L'uomo è un uomo molto dotto e molto colto. È un personaggio che ama farsi molte domande. L'uomo aveva una voce maschia e baritonale. Il commissario viene a contatto con la gente della zona, appartenenti alla alta borghesia. Vengono definiti come pesce cani e i signori novi del commercio, arricchitasi illegalmente nel dopo guerra. Il romanzo è stato scritto negli anni 40 e pubblicato a puntate nel 1947. Ci sono elementi impliciti che rimandano alla demolizione della figura del Duce e del suo amico tedesco Hitler. C'è una grande ironia nei confronti dell'ignoranza fascista. Mussolini fa degli interventi sull'esigenza di fare chiarezza, era una persona famosa che è morta. Mussolini è il Mascellone, Buce, Testa di morto in bombetta, quer tale, gallinaccio, pavone, Truce in cattedra. Viene descritto così "Co quelle brachette corte corte de rospo, e quelli dieci detoni che je casacaveno su li fianchi come du rampazzi de banane". Hitler è il baffo belva tedesco. Mussolini è ritratto nelle scuole, le sue sentenze erano riportate nelle strade. Le tipologie di maschi presentati nel romanzo, sono sempre rappresentati con la tipica rappresentazione del maschio, la tipologia dell'uomo che doveva uscire con il fascismo. Il pezzo che analizziamo è quando i due commissari vanno ad interrogare Zamira, una delle domestiche della signora Balducci. Prima di arrivare da Zamira c'è tutta la parentesi sugli alluci nell'arte. Zamira è una ragazza popolana, per vivere leggeva la mano e tingeva i vestiti che si sporcavano e si macchiavano. Nella sua casa ha un cumulo di vestiti e circola anche una gallina. Gadda paragona lo spago che lega la gamba della gallina al verricello della nave (cavo che serve per scandagliare il fondo dell'oceano, una volta tirato su raccoglie delle alghe). Utilizza il lessico specifico marino, passa a questo da del lessico dialettale e onomatopeico. Ci disorienta. La gallina viene chiamata zampettante guercia. Ad un certo punto apre le ali, perché vuole spiccare un volo, ispira molta aria, mentre un verso mal trattenuto gli rimaneva nel gozzo. C'è una mescolanza di lessico incredibile. A Strozza invelenita principiò a gorgogliare in falsetto. La gallina va verso il cumulo di vestiti come se avesse fatto un uovo. Il filo che gli si era impigliato era di colore bordeaux. Si pone poi davanti alle gambe del brigadiere e gli mostra il sedere e gli fa la cacca davanti. Viene scomodato il baldacchino del Borromini per descrivere l'estremento, è di colore verdaceo. La Zamira ne approfittò per non rispondere. La domanda del brigadiere svanisce. È un episodio molto semplice, facile da visualizzare in molto tempo che è emblema del caos del reale.
Capitolo VIII Pasticciaccio In quel punto, come evocata di tenebra, dallusciolo socchiuso della scaluccia approdante in bottega (di cui li ragazzini fantasticavano, altri favoleggiavano e più duno pe via de la lettura de la mano avea pratica), si affacciò, e poi zampettò sul mattonato freddo qua e là con certi suoi chè chè chè chè tra due cumuli di maglie, una torva e a metà spennata gallina, priva di un occhio, e legato alla zampa destra uno spago, tutto nodi e giunte, che non la smetteva più di venire fuora, di venir su: tale, dalloceano, la sàgola interinata dello scandaglio ove il verricello di poppa la richiami a bordo e tuttavia gala duna barba la infronzoli, di tratto in tratto: una mucida, una verde alga dabisso. Dopo aver esperito in qua e in làpiù duna levata di zampa, con laria, ogni volta, di saper bene ove intendeva andare, ma desserne impedita dai divieti contrastanti del fato, la zampettante guercia mutò poi parere del tutto. Spiccicò lali dal corpo ( e parve estrinsecarne le costole per una più lauta inspirazione daria), mentre una bizza mal rattenuta le gorgogliava già nel gargarozzo: una catarrosa comminatoria. A Strozza invelenita principiò a gorgheggiare in falsetto: starnazzò spiritata in colmo alla montagna di que cenci, donde irrorò le cose e le parvense universe del supremo coccodè, quasi avesse fatto lovo lassù. Ma ne svolacchiò giù senza por tempo in mezzo, atterrando sui mattoni con nuovi acuti parossistici, un volo a vela de più riusciti, un record: sempre tirandosi dietro lo spago. Parallelamente allo spago e alla infilata dei nodi e dei groppi, un filo di lana grigio le si era appreso a una gamba: e il filo pareva questa volta smagliarsi da reobarbara ciarpa, di sotto al ridipinto ciarpame. Una volta aterra, e dopo un ulteriore co co co co non si capì bene se di corruccio immedicabile o di raggiunta pace, damistà, la si piazzò
a gambe ferme davanti le scarpe dellallibito brigadiere, volgendogli il poco bersaglieresco pennacchietto della coda: levò il radicale del medesimo, scoperchiò il boccon del prete in bellezza: diaframmò al minimo, a tutta apertura invero, la rosa rosata dello sfintere, e plof! La fece subito la cacca: in dispregio no, è probabile anzi in onore, data letichetta gallinacea, del bravo sottufficiale, e con la gran disinvoltura del mondo: un cioccolatinone verde intorcolato alla Boromini come i grumi di solfo colloide delle acque àlbule: e in vetta in vetta uno scaracchietto di calce, allo stato colloidale pure isso, una crema chiara chiara, di latte pastorizzato pallido, come già allora usava. Di tutta quellaerodinamica, naturalmente, e del conseguente sgancio del gianduiotto, o boero che fosse, la Zamira ne profittò pe non risponne: intanto che dei piumicini a ricciolo, nevosi e teneri come dun papero infante, persistevano ad alto a mezzaria mollemente ondulando, da parere anelli in dissolvenza, del fumo duna sigaretta. Nel prodigio nuovo limperativo del Pestolazzi vanì
. Lei a si levò ratta di seggiola con tutto il podere cilestrino, la si diè a ciabattare e a sventolar la gonna dietro alla torva, zinale non aveva, e a garrirla: Via!via! sozzona, spurcacciona! Una partaccia così, zozza che nun se altro! Al signor maresciallo!. Tantochè la zozza in parola, tuttavia gargarizzandosi di mille cocococò, e scaracchiandoli infine tutti in una volta al soffitto in un chechechechè riassuntivo, per quanto doppiamente ancorata e dallo spago e dal filo, la si levò a volo fino sul ripiao della credenza: dove incazzatissima, e rivestita sua dignità, la depositò sul vassoio di peltro, un altro bel caccheronzolo, ma più piccino del primo: pif! Con che sembrò aver evacuato il disponibile. La paura (dei carabinieri) fa novanta.