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Botticelli Riassuntoo, Sintesi del corso di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Sintesi su Botticelli la sua arte

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 17/03/2020

Donat__ella
Donat__ella 🇮🇹

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Sandro Botticelli
La vita di Sandro Botticelli cambiò
bruscamente con la caduta dei
Medici e la presa del potere del
frate Girolamo Savonarola nel
1494. L’artista mise da parte i
soggetti mitologici per dedicarsi
all’arte sacra. Benché considerato
dai fiorentini un artista di riguardo,
negli ultimi anni di vita
Botticelli cadde in disgrazia. Le sue
opere persero valore, surclassate da
quelle di Michelangelo e Leonardo,
assolutamente innovative e
rivoluzionarie per l’epoca.
Botticelli morì nel 1510, isolato e in
povertà. I suoi capolavori vennero
completamente dimenticati per oltre
tre secoli, per essere riscoperti solo
nell’Ottocento.
Sandro Botticelli, vero nome Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, è
stato un pittore italiano. Dal 1464 al 1467 lavorò come apprendista presso la
bottega di Filippo Lippi. A quel periodo si possono ricondurre molte delle
sue Madonne, uno dei soggetti privilegiati dal giovane Botticelli. Quello di
Botticelli può considerarsi un talento precoce. Già a 26 anni il giovane artista
riuscì a mettersi in proprio per aprire una bottega tutta sua.
Negli anni Settanta del Quattrocento, Sandro Botticelli si avvicinò ai principi
dell’Accademia Neoplatonica, istituzione fondata da Cosimo de’ Medici,
patriarca della storica famiglia fiorentina.
L’Accademia giocò un ruolo chiave nel definire la filosofia rinascimentale, con
la riscoperta degli autori del mondo classico, della mitologia greca e di una
rinnovata concezione dell’uomo, posto nuovamente al centro dell’universo.
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Sandro Botticelli

La vita di Sandro Botticelli cambiò

bruscamente con la caduta dei

Medici e la presa del potere del

frate Girolamo Savonarola nel

1494. L’artista mise da parte i

soggetti mitologici per dedicarsi

all’arte sacra. Benché considerato

dai fiorentini un artista di riguardo,

negli ultimi anni di vita

Botticelli cadde in disgrazia. Le sue

opere persero valore, surclassate da

quelle di Michelangelo e Leonardo,

assolutamente innovative e

rivoluzionarie per l’epoca.

Botticelli morì nel 1510, isolato e in

povertà. I suoi capolavori vennero

completamente dimenticati per oltre

tre secoli, per essere riscoperti solo

nell’Ottocento.

Sandro Botticelli , vero nome Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi , è

stato un pittore italiano. Dal 1464 al 1467 lavorò come apprendista presso la

bottega di Filippo Lippi. A quel periodo si possono ricondurre molte delle

sue Madonne , uno dei soggetti privilegiati dal giovane Botticelli. Quello di

Botticelli può considerarsi un talento precoce. Già a 26 anni il giovane artista

riuscì a mettersi in proprio per aprire una bottega tutta sua.

Negli anni Settanta del Quattrocento, Sandro Botticelli si avvicinò ai principi

dell’ Accademia Neoplatonica , istituzione fondata da Cosimo de’ Medici ,

patriarca della storica famiglia fiorentina.

L’Accademia giocò un ruolo chiave nel definire la filosofia rinascimentale, con

la riscoperta degli autori del mondo classico, della mitologia greca e di una

rinnovata concezione dell’uomo, posto nuovamente al centro dell’universo.

L’ Adorazione dei Magi realizzata intorno al 1475. L’opera – una tempera su tavola – originariamente si trovava nella chiesa di i Santa Maria Novella , in particolare nella cappella della famiglia del Lama. A commissionare l’opera fu il banchiere Gaspare di Zanobi del Lama , che face realizzare anche la cappella in Santa Maria Novella. La famiglia Medici , che proteggeva sia il banchiere che il pittore, è rappresentata nell’opera. I tre Magi – che rappresentano le tre età dell’uomo – sono Cosimo il Vecchio e i suoi figli Pietro e Giovanni. Vediamo inoltre Lorenzo il Magnifico e Giuliano. Sono presenti anche altri personaggi, molto importanti per la Firenze medicea : Giovanni Pico della Mirandola , Agnolo Poliziano e Botticelli stesso, in un autoritratto, nel gruppo di persone sulla destra. L’opera degli Uffizi ci mostra alcune caratteristiche stilistiche del Botticelli maturo: qui infatti, egli dimostra di aver raggiunto il tratto sciolto e vigoroso che lo caratterizza. Anche i personaggi, con la loro aria malinconica ma allo stesso tempo fiera, danno un tono di meditazione fiabesca che ritroviamo in opere più note. Botticelli introdusse nell’Adorazione dei Magi la visione frontale della scena .Al centro ci sono le figure sacre, che qui risultano in posizione rialzata rispetto agli altri. Ai due lati si trovano gli altri personaggi, disposti in maniera simmetrica. Tale disposizione sarà ripresa anche da Leonardo da Vinci

Adorazione dei Magi

Madonna col Bambino e santi Realizzata per la chiesa di San Barnaba intorno al 1488. Trasferita all'Accademia nel 1808. Agli Uffizi nel 1919.

Si tratta di una sacra conversazione impostata attorno all'alto trono marmoreo della Vergine col Bambino, sul quale si trova una conchiglia, simbolo di Maria/nuova Venere, e un baldacchino scostato da due angeli. Altri due li affiancano in un gioco di ritmi e simmetrie, e mostrano al Bambino i simboli della Passione, quali la corona di spine e i tre chiodi della Croce. Maria ha un'immagine dolce e affettuosa, leggermente allungata e longilinea. Si avverte una sottile tensione nei personaggi, che venne maggiormente evidenziata nelle opere successive. Più marcato è inoltre il plasticismo, delle figure, l'uso del chiaroscuro e l'espressività è accentuata. In basso, su un pavimento a dischi marmorei in prospettiva, si trovano sei santi suddivisi in due gruppi di tre. Da sinistra si riconoscono santa Caterina d'Alessandria, con la ruota dentata con cui ha ricevuto il supplizio prima della decapitazione, Sant'Agostino che scrive le confessioni, San Barnaba con il ramo d'ulivo con cui pacificò i primi apostoli e il vangelo di san Matteo, san Giovanni Battista, Sant’Ignazio di Antiochia riconoscibile dal cuore in mano che gli fu estratto dagli aguzzini. Spiccano per originalità la figura smagrita del Battista e quella di ideale bellezza giovanile del san Michele in armatura.

Pala di San Barnaba

L’ Allegoria della Primavera è la celebre e amata opera del grande Botticelli fu dipinta tra il 1477 e il 1482. per Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici , appartenente al ramo cadetto della potente famiglia fiorentina e cugino di Lorenzo il Magnifico. L’opera è densa di significati allegorici di difficile e incerta interpretazione. Tra le ipotesi più accreditate, c’è quella dell’interpretazione del regno di Venere: a destra Zefiro (dal viso bluastro) insegue Flora e la feconda con un soffio. Flora si trasforma allora nella Primavera, che sparge i fiori sul mondo. Venere, al centro, rappresenta l’Humanitas (cioè la benevolenza) che protegge gli uomini. A sinistra le tre Grazie danzano e Mercurio dissipa le nubi. Da un punto di vista pittorico la Primavera è un’ opera raffinatissima. I dettagli naturalistici del prato (si contano centinaia di tipi di fiori), l’uso sapiente del colore, l’eleganza delle figure, la poesia dell’insieme, hanno reso giustamente celebre quest’importante ed affascinante opera. A parte le varie interpretazioni possibili e proposte dai vari studiosi, rimane sicuramente il significato umanistico dell’opera: Venere si identifica con l’Humanitas che separa i sensi e gli amori materiali (a destra) dai valori spirituali (a sinistra). Per “Humanitas” si deve intendere quella particolare concezione che promuove l’ideale di un’umanità positiva, fiduciosa nelle proprie capacità, e sensibile ai bisogni degli altri. Tale concezione di origine antica venne fatta propria dagli umanisti rinascimentali e dal circolo neoplatonico che gravitava intorno alla corte dei Medici. La concezione del bello e dell’amore ideale ed assoluto tipica del Neoplatonismo influenzò molto la cultura del tempo e lo stesso Botticelli.

Allegoria della Primavera

Realizzato intorno al 1495 per Antonio Segni. Agli Uffizi dal 1773. La complessa iconografia riprende fedelmente l'episodio originale, inserendolo all'interno di una grandiosa aula, riccamente decorata di marmi e rilievi dorati e affollata di personaggi. Il quadro va letto da destra verso sinistra: re Mida (riconoscibile dalle orecchie d'asino), nelle vesti del cattivo giudice, è seduto sul trono, consigliato da Ignoranza e Sospetto ; davanti a lui sta il Livore (cioè il "rancore"), l'uomo con il cappuccio nero, coperto di stracci che tiene per il braccio la Calunnia , donna molto bella, che si fa acconciare i capelli da Insidia e Frode , mentre trascina a terra il Calunniato impotente e con l'altra mano impugna una fiaccola che non fa luce, simbolo della falsa conoscenza; la vecchia sulla sinistra è il Rimorso e l'ultima figura di donna sempre a sinistra è la Nuda Veritas , con lo sguardo rivolto al cielo, come a indicare l'unica vera fonte di giustizia. L'architettura mostra un ampio loggiato composto da pilastri con nicchie e archi a tutto sesto con lacunari; fregi dorati corrono sui plinti, nei lacunari, sulle basi delle nicchie e sopra di esse, con varie scene mitologiche; dentro le nicchie si trovano statue a tutto tondo di figure bibliche e dell'antichità classica: si riconoscono una Giuditta con la testa decapitata di Oloferne, dietro il trono di Mida e un cavaliere, forse Re Davide, nella nicchia centrale. Questa sintesi tra mondo classico e mondo cristiano rimanda alle meditazione umanistiche dell'Accademia neoplatonica. Oltre gli archi si vede solo un cielo lontano e cristallino.

Calunnia