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capitolo 4 - libro munday, Appunti di Traduzione

riassunto capitolo quarto del libro munday

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 24/06/2020

FavianaM
FavianaM 🇮🇹

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CAPITOLO 4: Lo studio del prodotto e del processo
traduttivo.
Vinay e Darbelnet, Catford, Levý, Seleskovitch, Gutt, Bell.
Gli studiosi in questione sono teorici che studiano non solo il prodotto
della traduzione ma anche il processo traduttivo.
Questi studiosi sviluppano diversi approcci alla traduzione e presentano
una serie di modelli da seguire, affinché i traduttori possano riferirsi ad
un quadro generale da cui trarre le procedure più adatte rispetto alle
situazioni in cui si trovano e rispetto al compito della traduzione.
P. VINAY E J. DARBELNET
Vinay e Darbelnet sono due studiosi canadesi, tra i principali esponenti
della Stilistica contrastiva. Nel 1958 pubblicano il loro volumeStylistique
comparée du français et de l’anglais. Méthode de traduction”, cioè: “Stilistica
Comparata Del Francese E Dell’inglese. Metodo Di Traduzione.”
Questo testo confronta il francese e l’inglese (essendo studiosi canadesi,
scelgono queste due lingue perché sono le due lingue ufficiali del Canada e
quindi, tutti i documenti ufficiali devono essere prodotti sia in inglese che in
francese).
Confrontano questi due sistemi linguistici con due obiettivi fondamentali:
Fornire ai traduttori un metodo traduttivo.
Fornire un metodo di traduzione valido per tutte le lingue.
Vinay e Darbelnet introducono i concetti di:
Servitude: le costrizioni imposte al traduttore dalla lingua
in cui traduce; Option: la libera scelta del traduttore.
Un altro concetto importante introdotto da Vinay e Darbelnet è quello di unità
traduttiva. Questo concetto si basa su: non è sempre possibile tradurre parola
per parola. In qualche modo, rigettano l’idea che l’unità di traduzione sia
la semplice parola, e sottolineano come l’unità traduttiva è data
dall’insieme di unità lessicologica e unità di pensiero.
Ciò significa che se andiamo a vedere il verbo essere in un dizionario, vedremo
che ha diversi significati. Il significato è dato dalla relazione che il verbo essere
ha con altre parole.
L’unità traduttiva è l’insieme più piccolo dell’enunciato i cui segni
sono collegati in modo tale da non dover essere tradotti
singolarmente.
ESERCIZIO: Travelling from Heathrow? There are easy to follow
instructions on the larger self-service touch screen ticket machines.”
La prof. ha tradotto la frase: Partite da Heathrow? I distributori di
biglietti con schermo touch vi forniranno istruzioni chiare e semplici in
italiano” ha operato una serie di cambiamenti.
Sempre per tornare sul concetto di servitude e option, in questa traduzione
propone il testo tradotto dal manuale di Vinay e Darbelnet.
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CAPITOLO 4: Lo studio del prodotto e del processo

traduttivo.

Vinay e Darbelnet, Catford, Levý, Seleskovitch, Gutt, Bell. Gli studiosi in questione sono teorici che studiano non solo il prodotto della traduzione ma anche il processo traduttivo. Questi studiosi sviluppano diversi approcci alla traduzione e presentano una serie di modelli da seguire, affinché i traduttori possano riferirsi ad un quadro generale da cui trarre le procedure più adatte rispetto alle situazioni in cui si trovano e rispetto al compito della traduzione. P. VINAY E J. DARBELNET Vinay e Darbelnet sono due studiosi canadesi, tra i principali esponenti della Stilistica contrastiva. Nel 1958 pubblicano il loro volume “ Stylistique comparée du français et de l’anglais. Méthode de traduction ”, cioè: “Stilistica Comparata Del Francese E Dell’inglese. Metodo Di Traduzione.” Questo testo confronta il francese e l’inglese (essendo studiosi canadesi, scelgono queste due lingue perché sono le due lingue ufficiali del Canada e quindi, tutti i documenti ufficiali devono essere prodotti sia in inglese che in francese). Confrontano questi due sistemi linguistici con due obiettivi fondamentali:  Fornire ai traduttori un metodo traduttivo.  Fornire un metodo di traduzione valido per tutte le lingue. Vinay e Darbelnet introducono i concetti di: Servitude: le costrizioni imposte al traduttore dalla lingua in cui traduce; Option : la libera scelta del traduttore. Un altro concetto importante introdotto da Vinay e Darbelnet è quello di unità traduttiva. Questo concetto si basa su: non è sempre possibile tradurre parola per parola. In qualche modo, rigettano l’idea che l’unità di traduzione sia la semplice parola , e sottolineano come l’unità traduttiva è data dall’insieme di unità lessicologica e unità di pensiero. Ciò significa che se andiamo a vedere il verbo essere in un dizionario, vedremo che ha diversi significati. Il significato è dato dalla relazione che il verbo essere ha con altre parole. L’unità traduttiva è l’insieme più piccolo dell’enunciato i cui segni sono collegati in modo tale da non dover essere tradotti singolarmente. ESERCIZIO : “ Travelling from Heathrow? There are easy to follow instructions on the larger self-service touch screen ticket machines .” La prof. ha tradotto la frase: “ Partite da Heathrow? I distributori di biglietti con schermo touch vi forniranno istruzioni chiare e semplici in italiano” ha operato una serie di cambiamenti. Sempre per tornare sul concetto di servitude e option, in questa traduzione propone il testo tradotto dal manuale di Vinay e Darbelnet.

Nella misura in cui il linguaggio è qualcosa che noi acquisiamo, dobbiamo sottometterci al concetto di servitude, le costrizioni imposte dalla lingua. Queste costrizioni possono essere: il genere, la coniugazione dei verbi, l’accordo tra parole, aspetti incontestabili dei sistemi linguistici. Questi aspetti ci impongono delle costruzioni. All’interno di una serie di possibilità, però, al traduttore è data la libertà di scegliere. I traduttori devono distinguere tra ciò che è imposto allo scrittore e le opzioni che possono essere liberamente scelte. Questi due concetti sono relativi a tre livelli:  Il lessicoLe strutture sintatticheIl messaggio. Nell’analisi della LP, i traduttori devono porre particolare attenzione alle opzioni disponibili, mentre nella LA devono considerare le costrizioni che limitano la scelta dell’azione e devono essere capaci di scegliere tra le opzioni disponibili per esprimersi al meglio. Vinay e Darbelnet propongono un loro modello di processo di traduzione, cioè quali sono le diverse fasi che un traduttore deve seguire per tradurre.

1. Individuazione delle unità traduttive - Rifiutano la parola singola - Insieme di unità lessicologica e unità di pensiero: def. «il segmento più piccolo dell'enunciato i cui segni sono collegati in modo tale da non dover essere tradotti singolarmente». - Découpage = segmentazione di un testo in unità traduttive. Innanzitutto, la fase fondamentale è di individuare le unità traduttive. Il loro concetto di unità traduttiva rifiuta la connessione con la singola parola: le unità traduttive devono considerare le diverse parole in un contesto. La prima fase , per individuare le unità traduttive, viene definita da Vinay e Darbelnet come Découpage , la segmentazione di un testo nelle diverse unità traduttive. **2. Analisi del testo nella LP, valutando il contenuto descrittivo, affettivo e intellettuale delle unità.

  1. Ricostruzione del contesto metalinguistico del messaggio
  2. Valutazione degli effetti stilistici
  3. Produzione e revisione del TA** Questo è il processo che loro individuano come processo ideale di traduzione. Per semplificare la fase di Découpage, gli autori suggeriscono la numerazione delle diverse unità di traduzione per poi consentire il confronto con il testo di arrivo. Fanno una distinzione tra procedimenti  Di traduzione diretta (quando è possibile una trasposizione immediata tra una parola o un gruppo di parole della LP con la corrispondente parola o gruppo di parole nella LA.)  Di traduzione obliqua (questo caso bisogna ricorrere a dei metodi più complessi per tradurre). In alcuni compiti di traduzione è possibile trasporre gli elementi del messaggio della LP elemento per elemento nella LA. Questa trasposizione si basa o su categorie parallele in cui possiamo parlare di parallelismo strutturale , o si

MODULATION (modulazione) – cambiamento del punto di vista, dell’aspetto semantico: astratto concreto, causa-effetto, ribaltamento dei termini, ecc. Es : it is not difficult to show - è facile dimostrareÉQUIVALENCE (equivalenza) – utile nella traduzione di modi dire, proverbi, etc. fr. Comme un chien dans un jeu de quilles - ing. Like a bull in a china shopADAPTATION (adattamento): cambiamento del riferimento culturale am. Football – it. Calcio I procedimenti obliqui sono 4 e sono la trasposizione, la modulazione, l’equivalenza e l’adattamento. La TRASPOSIZIONE è quel procedimento in cui avviene un cambiamento di categoria grammaticale: ad esempio, un verbo viene tradotto con un nome. La MODULAZIONE implica un cambiamento che viene operato a livello semantico: è una variazione della forma del messaggio ottenuta cambiando il punto di vista. L’EQUIVALENZA è un processo traduttivo che si applica principalmente nella traduzione dei modi di dire e dei proverbi. Questo concetto non è da confondere con il concetto di equivalenza di Nida e Jakobson. L’intero enunciato è un’unità di traduzione: non potendo tradurre letteralmente dobbiamo considerare l’intero modo di dire e ricorrere ad un altro modo di dire, se esiste, altrimenti dobbiamo tradurre il senso generale del modo di dire. L’ADATTAMENTO è quando abbiamo un cambiamento del riferimento culturale. ES: Lo sport nazionale in Italia è il calcio, mentre lo sport nazionale in America è il football o il baseball.

Questi procedimenti possono collocarsi al livello del lessico, dei gruppi di parole e del messaggio. [Schermo touch] come prestito semi-adattato e in effetti lo è perché touch- screen in italiano potremmo tradurlo con schermo tattile, ma in realtà non si usa, anche noi usiamo una forma semi-adattata che è in parte tradotta e in parte mantiene il prestito. [Vi forniranno istruzioni semplici e chiare] è una modulazione perché in questa traduzione ha aggiunto un elemento per rendere più scorrevole la frase. Non è una trasposizione perché la trasposizione riguarda aspetti di tipo sintattico, quindi il passaggio da una classe grammaticale ad un’altra, ad esempio; potrebbe riguardare anche aspetti relativamente a diversi tempi verbali, come l’attivo e il passivo, cioè tutti i cambiamenti che riguardano aspetti grammaticali e sintattici. La modulazione invece riguarda gli aspetti semantici. [travelling] è una trasposizione , e in effetti lo è perché è stato tradotto con partite da Heathrow, quindi abbiamo una forma del gerundio che viene tradotto con una forma attiva, abbiamo operato un cambiamento a livello di tempo verbale. L’aggiunta di [chiare] è un’amplificazione e un adattamento perché è stato aggiunto un elemento e ha tenuto conto della situazione comunicativa, rivolgendosi agli italiani aggiungendo questo elemento. Un’aggiunta di un elemento è un adattamento.

SPOSTAMENTI DI CATEGORIA ne sono quattro:Spostamenti strutturali : spostamento nella struttura grammaticale. Esempio: I like jazz → Mi piace il jazz.  Spostamenti di classe : spostamento da una parte del discorso ad un’altra. Esempio: medical student → studente di medicina Medical che è un aggettivo, diventa un sostantivo in italiano.  Spostamenti di unità o di grado : grado diverso nella LA rispetto a LP (frase, proposizione, gruppo, parola e morfema). Ad esempio: una parola che viene realizzata nella LA attraverso un gruppo di parole. Oppure un gruppo di parola nella LP che viene realizzato con un’intera frase nella LA.  Spostamenti intra-sistemici : quando c’è solo corrispondenza approssimativa tra LP e LA Advice (singolare)→ Des conseils (Plurale) Informazioni (Plurale) → information (singolare) LEVỲ Porta dei concetti molto nuovi rispetto alla definizione del processo di traduzione. Si colloca nell’ambito della scuola ceca con František Miko e Anton Popovič. La scuola ceca ha dato alcuni contributi alla teoria della traduzione, in particolar modo riferendosi alla traduzione di tipo letterario, considerando aspetti relativi alla funzione espressiva e allo stile di un determinato testo. Miko sottolinea come scopo principale del traduttore è mantenere il carattere espressivo o stile del TP. Popovič si è occupato principalmente di equivalenza stilistica, l’equivalenza funzionale di elementi che il traduttore deve mirare a riprodurre nel TA avendo come obiettivo l’identità espressiva. Popovič sottolinea come l’intento principale del traduttore deve essere riprodurre la totalità estetica dell’originale. Jiří Levý ha pubblicato un breve saggio “ Translation as a decision process” nel 1967 (traduzione come processo decisionale). Per primo ha messo in rilievo l’aspetto della traduzione come processo decisionale. Il presupposto da cui parte è che la traduzione in generale è un processo di comunicazione. L’obiettivo di un traduttore è quello di comunicare la conoscenza dell’originale al lettore straniero. Il processo decisionale è un processo che richiama il traduttore a prendere le decisioni sulla base di una serie di opzioni che gli vengono date dal testo stesso. Si richiama alla teoria matematica dei giochi , che applica alla traduzione. La traduzione è una serie di mosse consecutive che il traduttore fa sulla base di una serie di alternative. (paragonate agli scacchi) L’esempio che Levỳ fa in questo suo saggio è la traduzione di un’opera di Brecht: der gute Mensch von Sezuan. Il problema di questo titolo è Mensch , che può significare sia uomo o donna, è un iperonimo di uomo e donna in italiano. Il problema è che in italiano non abbiamo una parola sovraordinata che racchiuda sia il concetto di uomo che di donna. Il traduttore che si trova a tradurre questo titolo si trova difronte a questo dilemma: come

tradurre Mensch. Quello che ci propone Levỳ nel suo saggio è che Mensch da due alternative in inglese: man e woman. Der gute Mensch von Sezuan Man Woman Attraverso questo esempio ci dice che il traduttore deve decidere quale parola adottare perché la traduzione non è altro che un processo di problem solving, cioè risoluzione di problemi. Il problema di Mensch implica che si vada a vedere una serie di elementi che ci propone, cioè le componenti del processo decisionale:  Situazione : non c’è un termine equivalente al ted. MenschIstruzione I o istruzione definitoria (classe di possibili alternative): Homo sapiensParadigma (classe delle soluzioni possibili): man e woman o Istruzione II o istruzione selettiva (scelta tra due alternative): Woman Mensch in generale è un concetto che si riferisce al concetto di homo sapiens. Ad un certo punto il traduttore deve decidere e scegliere tra le due alternative: andando a vedere il testo di Brecht si capisce che Mensch si riferisce ad una donna e una delle possibili alternative potrebbe essere quella di utilizzare la parola woman. Questa decisione condizionerà tutte le scelte successive: una volta che abbiamo stabilito che il concetto di Mensch è una donna, nel corso del testo dovremo adottare una serie di scelte che riguardano l’uso del femminile per i pronomi ecc. Se prendiamo una scelta escludiamo le altre possibilità: Il processo di traduzione ha la forma di un gioco a informazione completa – un gioco in cui ogni mossa seguente è influenzata dalla conoscenza delle decisioni precedenti. person: i traduttori tra le varie possibili alternative hanno deciso di utilizzare person, una parola non connotata dal punto di vista del genere. Ha operato una scelta, ha escluso una possibilità e invece ha optato per un’altra, ovvero una parola neutra. Ha optato per una delle possibilità che poi condizionerà il resto della traduzione. A partire dal vertice possiamo prendere o una strada o l’altra. Il risultato dei due possibili giochi sono le varianti di traduzione; la loro distanza può essere misurata dal numero di differenti decisioni. Il processo che deve utilizzare è sempre questo: definire la situazione, vedere quali sono le possibili soluzioni e ovviamente le soluzioni sono contenute già nell’istruzione definitoria.

Esempio: In inglese, make ha una serie di significati, che sono produrre, costruire e formare. Ha anche una serie di possibili realizzazioni diverse e corrisponde a un concetto molto ampio. Nel passaggio da una lingua all’altra dobbiamo decidere per un significato più specifico se la lingua ce lo impone. CONCETTO DEL MINIMAX Il principio del MINIMAX: questo principio è un concetto che prende sempre dalla teoria dei giochi ed è un metodo per minimizzare la massima ( minimax ) perdita possibile; in alternativa, per massimizzare il minimo guadagno ( maximin ). Il traduttore decide una delle soluzioni possibili che promette il massimo effetto con il minimo sforzo. Per capire questo principio, la professoressa fa l’esempio del gioco del tris. Giocando una partita di tris l’obiettivo è quello di vincere. Il minimax consiste nel fare le mosse più convenienti per ottenere il risultato migliore, proprio come nel tris. Il concetto del minimax per un traduttore è quello di effettuare la traduzione letterale perché è quella che consente di ottenere il massimo effetto con il minimo dello sforzo finché il traduttore non si trova davanti ad un ostacolo di traduzione e quindi applicando la strategia del minimax dovrà optare per quelle scelte traduttive, tra cui cambiamenti, che gli permettono il massimo effetto e di veicolare il messaggio del testo di partenza. Il processo di traduzione è stato studiato anche dal punto di vista cognitivo. Tra i vari studiosi che affrontano il processo della traduzione da questo punto di vista, dobbiamo ricordare due teoriche: Seleskovitch e Lederer. Queste due teoriche scompongono il processo della traduzione da un punto di vista cognitivo in tre diverse fasi:

1. Lettura e comprensione: si tratta di leggere e comprendere il testo di partenza attraverso un processo di interpretazione e recupero dell’intenzione dell’autore del testo di partenza. 2. Deverbalizzazione: è come se fosse un processo di astrazione, quindi a partire da un testo di partenza, attraverso un processo di astrazione si va a cogliere quello che è il nucleo essenziale del messaggio, per poi passare alla terza fase. 3. Ri-espressione: la finalità è quello di riprodurre il contenuto del testo di partenza. Riproduzione del testo di arrivo. In questa fase di lettura e comprensione , ovviamente il traduttore deve mettere a frutto la sua competenza linguistica e la conoscenza del mondo per recuperare l’intenzione dell’autore. Questo significa cogliere sia i significati espliciti e sia i significati impliciti, all’interno del testo di partenza. Il processo di deverbalizzazione è il processo di astrazione, che consente al traduttore di cogliere i nuclei essenziali del senso del testo di partenza. E infine vi è la ri-espressione , è la fase in cui si ricostruisce questo senso, colto all’interno del testo di partenza in un testo di arrivo. A questo modello, Delisle

aggiunge una quarta fase che è la verifica , la fase in cui il traduttore ritorna sul testo di arrivo ed effettua una valutazione. La difficoltà di questo modello proposto da Seleskovitch e Lederer , è dovuto proprio alla comprensione di che cosa sia questa elaborazione cognitiva deverbalizzata. È un po' complesso capire in che cosa consiste questa fase e come può essere osservata, soprattutto da un punto di vista cognitivo. In ogni caso, quello che mette in risalto è anche che questo processo così proposto da queste due teoriche ricalca il processo descritto da Nida, un processo a tre fasi: analisi, trasferimento e ristrutturazione. Anche in questo caso si passa dalla forma superficiale di un testo di partenza alla struttura profonda. Questo è il risultato di questa fase definita deverbalizzazione. Altri teorici si rifanno a quello che viene definita: teoria della pertinenza. La teoria della pertinenza è stata sviluppata da due teorici: Sperber e Wilson, nel testo “ Relevance. Communication and Cognition ”. Essa è una teoria della cognizione e della comunicazione. L’obbiettivo di questa teoria è quello di rendere conto del comportamento umano negli scambi comunicativi in maniera unitaria, cognitivamente plausibile ed empiricamente testabile. Ora, la teoria della pertinenza affonda le sue radici in quelli che sono le idee di Grice , in particolar modo: il carattere essenziale della comunicazione è l’espressione ed il riconoscimento di intenzioni. Quindi l’intenzione di chi elabora un messaggio deve essere compresa da chi questo messaggio lo riceve. Si basa su un modello inferenziale della comunicazione. Nella comunicazione chi riceve un messaggio continua a fare inferenze su quelle che sono le intenzioni di chi il messaggio lo ha elaborato. Per agevolare la comunicazione, Paul Grice ha elaborato un modello delle implicature conversazionali. Il primo principio su cui si basa il modello di Grice è il principio della cooperazione , ovvero chi si rivolge a un destinatario elabora questo messaggio in modo tale che, ovviamente chi lo riceve riesca a interpretarlo. È importante il principio di cooperazione ( fornisci il tuo contributo così come è richiesto, in quel momento, dagli scopi o dall’orientamento del discorso in cui sei impegnato ). Quindi affinché la comunicazione funzioni, io che elaboro un messaggio, ritengo che chi mi stia ascoltando stia cooperando, e che ovviamente quando io esprimo, abbia una rilevanza rispetto alla situazione comunicativa. Se questa rilevanza non c’è, bisogna cercarla perché, a meno che non si stia, per esempio, parlando con una persona che ha problemi psicologici o ha problemi di comunicazione dobbiamo sempre assumere che il messaggio che si sta producendo ha un senso razionale. Nel momento in cui un ricevente riceve un messaggio cerca sempre di capire qual è il senso dietro al messaggio, e che può essere espresso esplicitamente (massima trasparenza) nella comunicazione, ma in alcuni casi il messaggio può anche nascondere un senso che è implicito, in questo caso si parla di implicature. LE MASSIME DI GRICE

Quello che loro mettono in evidenza è come sia importante il contesto, per formulare delle ipotesi rispetto a un messaggio che viene trasmesso. Che implicazioni ha la teoria della pertinenza per la traduzione? Lo vediamo con Gutt. La traduzione viene vista come un modello causa-effetto di inferenza e interpretazione. C hi comunica fornisce sempre all’ascoltatore degli indizi comunicativi che consentono a chi ascolta di fare delle inferenze sul contenuto informativo, sul senso del messaggio. Il traduttore nel momento in cui affronta una traduzione, deve interpretare il testo di partenza, attraverso degli indizi che l’autore di un testo fornisce. Secondo questa teoria, il traduttore deve valutare:  se tradurre descrittivamente o interpretativamente;  deve identificare qual è il livello di somiglianza che vuole ottenere tra testo di partenza e testo di arrivo;  deve fare delle ipotesi rispetto a come il destinatario, nella lingua di arrivo, potrà interpretare il testo di arrivo, quindi dovrà fare delle ipotesi sull’ ambiente cognitivo del ricevente. Questa teoria pone l’accento sulla traduzione come processo comunicativo e sull’elaborazione cognitiva (sugli aspetti cognitivi di questo processo). Si basa principalmente sul concetto teorico di pertinenza. Un altro teorico importante che affronta il processo cognitivo della traduzione è Roger Bell. Nella sua visione della traduzione, è influenzato dagli sviluppi nell’ambito dell’ Intelligenza Artificiale. Propone tendenzialmente un processo di traduzione a due fasi:

**- analisi

  • sintesi** Queste due fasi si articolano su tre livelli diversi, che sono: **- sintassi
  • semantica
  • pragmatica** Qui vi è una citazione dal testo di Roger Bell del 1991: “ il traduttore può iniziare credendo che il suo maggiore problema è rappresentato dalla parola: però ci possono essere delle parole nel testo che sono nuove per il traduttore, il cui significato non conosce. Tuttavia, diventa immediatamente chiaro che, nonostante i significati delle parole siano problematici in sé stessi (ovvero non

ci siano una corrispondenza a uno a uno, tra oggetti di una lingua e quelli di un’altra), il problema più grande è il significato che deriva dalla relazione della parola con altre parole, piuttosto che dalla singola parola ”. L’aspetto principale che viene messo in evidenza qui, è che il significato delle parole si costruisce dall’accordo che queste parole hanno con le altre parole nel testo, dal cotesto. La preoccupazione principale di Bell riguarda il concetto di “significato”, di come questo significato possa essere trasferito dal testo di partenza al testo di arrivo. Qui vediamo un’esemplificazione del processo di traduzione di Roger Bell. Si parte dal processo di analisi , cioè ogni segmento del testo di partenza viene convertito in una rappresentazione semantica priva di linguaggio (corrisponde al concetto di “deverbalizzazione” nella teoria del senso di Seleskovitch e Lederer), scomponendola in categorie linguistiche funzionali e pragmatiche. Si tratta del passaggio da un testo della lingua di partenza a una rappresentazione astratta del significato di quel testo.  Struttura proposizionale;Contenuto proposizionale;Struttura tematica;Registro;Atto linguistico / Forza illocutiva. Per poi passare da questa rappresentazione astratta del testo di partenza attraverso il processo di sintesi, nella generazione del testo nella lingua di arrivo. Questo processo che definisce Roger Bell, è molto simile al modello di traduzione automatica che è stato proposto in quegli anni e che si chiama “modello a interlingua”, dove si enfatizzava un processo di traduzione automatica proprio esemplificato da questo sistema di Roger Bell. Come un sistema a due fasi in cui si ha una fase in analisi, quindi attraverso il passaggio

occhi. Questa tecnologia consente di capire che cosa fa il traduttore. Quindi ci sono diverse tecnologie che sono state sviluppate proprio per vedere quali sono i processi mentali del traduttore.