











Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
capitolo 3, del libro munday.
Tipologia: Appunti
1 / 19
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!












Tratteremo il concetto di equivalenza ed effetto equivalente. Il concetto di equivalenza è un concetto fondamentale nella teoria della traduzione, discusso da diversi autori: Jackobson, Nida, Newmark fino ad arrivare a Koller. E’ un concetto discusso prevalentemente in quello che è l’approccio linguistico alla traduzione. Abbiamo visto autori che avevano prodotto degli scritti in cui giustificavano il loro approccio. Qui viene proposta una periodizzazione della teoria della traduzione, nel testo “Dopo Babele: il linguaggio e la traduzione” (stampato nel 1984) a cura di Steiner, che era un teorico della traduzione. Steiner propone una periodizzazione della teoria della traduzione e individua 4 periodi:
Jackobson è uno studioso fondamentale sia in linguistica ma anche per le teorie linguistiche che porta nell’ambito della teoria della traduzione. Era un semiologo russo naturalizzato statunitense, viene considerato come l’iniziatore della scuola del formalismo e dello strutturalismo. A lui si deve lo studio della teoria della comunicazione linguistica, e la teoria delle sei funzioni comunicative. Il suo scritto più importante per la traduzione è il saggio “ Aspetti linguistici della traduzione ” (1959). E’ un saggio di fondamentale importanza nell’ambito delle riflessioni teoriche sulla traduzione e in particolar modo sui suoi aspetti linguistici. Jackobson è l’iniziatore dello strutturalismo; in realtà segue le teorie di De Saussure , che distingue tra sistema linguistico ( langue ) e le realizzazioni linguistiche individuali ( parole ). Si richiama a lui per il concetto che ha di segno, dato dalla relazione tra significante (segno orale o grafico) e significato (concetto inteso). Il significante è arbitrario, perché nelle diverse lingue al concetto di “gatto” (esempio) vengono attribuiti significanti diversi: cat, katze, chat e così via. Il problema che si pone Jackobson è il seguente: possiamo capire un significato che non è conosciuto, che non abbiamo mai ascoltato prima o visto prima? B. Russel: “Nessuno può comprendere la parola formaggio, se prima non ha un’esperienza non linguistica del formaggio”. Questo significa che se noi non assaggiamo il formaggio, non possiamo capire cos’è. Se qualcuno spiega il concetto di una parola che non si conosce, attraverso la spiegazione si può comprendere questa parola. In questo modo è salvaguardato il fatto che si possa tradurre questa parola nella propria lingua, se la si è compresa. Jackobson sostiene che il senso delle parole è un fatto semiotico: “Qualsiasi membro di una collettività culinaria che ignora il formaggio capirà la parola italiana formaggio se sa che in questa lingua tale parola significa “alimento ottenuto con la fermentazione del latte cagliato” e se ha la conoscenza linguistica di “fermentazione” e “latte cagliato”. In Grecia si parlava di nettare e di ambrosia. Cosa sono? Non potremmo parlare di questi elementi perché non ne abbiamo avuto esperienza. L'ambrosia è il cibo dell’immortalità di cui si nutrivano gli dei omerici, il nettare invece è la bevanda degli dei che si diceva rendesse immortali. Noi non abbiamo una conoscenza diretta, però attraverso questa spiegazione possiamo comprendere cosa siano questi termini. Ci dice Jackobson: abbiamo la possibilità di conoscere attraverso la lingua, attraverso i segni. NON ESISTE SIGNIFCATO SENZA SEGNO. IL SENSO DI UNA PAROLA NON DEVE ESSERE ATTRIBUITO ALL’OGGETTO IN SE’, MA AL SEGNO. Grazie a questa elaborazione di Jackobson, possiamo dire che la traduzione è sempre possibile. “Il senso di una parola altro non è che la trasposizione di esso in un altro segno che può essere sostituito a quella parola, specialmente in un altro segno “nel quale si trovi sviluppata più completamente”, come afferma Peirce…” di fatto le spiegazioni di ambrosia e nettare abbiamo trovato delle spiegazioni estese dei concetti, che li hanno sviluppati più nel
era dovuta al genere maschile dei primi tre nomi, in opposizione a quello femminile degli altri. ” Jackobson ci dice che è sempre possibile tradurre, però alla fine del suo saggio ci avverte che c’è un caso di intraducibilità, in cui non è possibile tradurre, dato dalla POESIA, perché in essa il rapporto tra significante e significato è molto stretto; la forma è portatrice di significato e ciò fa sì che se essa si perde, passando da una lingua all’altra, la poesia risulta intraducibile. L'esempio che fa di questa relazione così stretta è quello della paronomasia (accostamento di due parole da suono simile ma significato diverso); se dovessimo tradurre “prendere fischi per fiaschi” in un’altra lingua avremo difficoltà nel riprodurre lo stesso accostamento di suono. Quindi la poesia è intraducibile per definizione. EUGENE NIDA Continuiamo a parlare del concetto di equivalenza. Un altro teorico che se ne è occupato è Eugene Nida. Era un traduttore della Bibbia, il maggior esperto della traduzione di testi sacri del mondo cristiano, professore di linguistica alla Summer Institute of Linguistics e all’università dell’Oklahoma, nonché presidente della Linguistic Society of America nel 1968 e consulente, fino alla sua morte nel 2011, delle United Bible Societies, che si occupano di tradurre la Bibbia in tutte le lingue possibili. La traduzione del testo sacro, in particolar modo della Bibbia, crea tutta una serie di problemi. Nida si è dovuto porre il problema della necessità della piena aderenza della traduzione al TP; si possono immaginare tutte le problematiche connesse a questo aspetto, e non solo: la traduzione in lingue e culture così lontane storicamente e culturalmente dal testo originale ebraico, ha fatto sì che abbia dovuto trovare una qualche giustificazione teorica ad una serie di operazioni che portavano a discostarsi dal TO. Testi interessanti che segnano l’inizio della teoria della traduzione come disciplina.:
significati: se si tratta di un significato relazionabile ad un umano/non umano, buono/cattivo etc. E’ un ulteriore passo per andare a capire qual è il significato che dev’essere attribuito ad una parola specifica. Nida sottolinea poi l’importanza del contesto d’uso: per individuare il valore emotivo e connotativo di una parola ci sono significati metaforici, modi di dire etc. Nida elabora dei concetti molto vicini a quelli di Chomsky, i rapporti tra le loro teorie sono molto stretti. Chomsky , con la grammatica generativo-trasformazionale, ha dato un notevole impulso non solo alla teoria linguistica, ma anche alle teorie della traduzione. In particolar modo ha fornito attraverso l’elaborazione di un approccio formale al linguaggio naturale, la base per quella che poi sarà la traduzione automatica. Attraverso la teoria della grammatica generativa di Chomsky, il lavoro di Nida cessa di essere rivolto semplicemente ad aspetti relativi alla traduzione di tipo religioso. Nida si ispira al concetto di struttura profonda e di struttura superficiale elaborato da Chomsky nella grammatica generativo-trasformazionale. La sua è una teoria formale del linguaggio naturale, perché si basa su regole, e ci dice che esso è costituito da una struttura profonda o sottostante, che viene generata da regole della lingua, trasformazionali, che collegano la struttura sottostante a un’altra, che è la struttura superficiale, soggetta a regole fonologiche e morfemiche. ESEMPIO (alberi slide 33): in alto abbiamo una frase attiva, “ Il bambino mangia la mela ”. Secondo Chomsky, questa frase ha una struttura superficiale data dalla sequenza di parole. A questa struttura superficiale corrisponde una struttura profonda, data dalla rappresentazione ad albero (il= articolo, bambino = nome, corrispondono al sintagma nominale; mangia la mela invece è un sintagma verbale in cui mangia = verbo, la = articolo, mela = nome; quindi possiamo dire che il sintagma verbale nel complesso è costituito da un verbo ed un sintagma nominale). La rappresentazione ad albero ci mostra quella che è la struttura profonda, mentre la frase “ Il bambino mangia la mela ” è la struttura superficiale. Ora, attraverso delle regole, è possibile trasformare questa frase attiva in una frase passiva; per cui potremmo avere la frase “l a mela è mangiata dal bambino ” che effettivamente corrisponde, a livello di significato, alla frase attiva. La struttura profonda rappresenta il nucleo delle relazioni semantiche di una frase e si riflette attraverso trasformazioni nella struttura di superficie. Possiamo avere la struttura profonda ” Carlo ha comprato il giornale“ , che può corrispondere a più strutture superficiali, in base al concetto che vogliamo esprimere; possiamo dunque avere varie trasformazioni di esso, le diverse strutture superficiali potrebbero essere:
_- Il giornale è stato comprato da Carlo;
vogliamo trasmettere attraverso delle frasi. Il concetto di trasformazione è alla base dello schema del processo di traduzione secondo Nida: Individua 3 fasi nel processo di traduzione:
- le azioni o gli eventi (spesso ma non sempre verbi); - gli oggetti (spesso ma non sempre sostantivi); - gli astratti (quantità e qualità: aggettivi); - i relazionali (preposizioni, congiunzioni). Le frasi kernel corrispondono a quelle che sono tendenzialmente le strutture profonde di una frase, e il traduttore quando traduce, col processo di analisi, le va ad individuare. Dalla struttura superficiale, attraverso delle regole di trasformazione, si individua la frase kernel che corrisponde alla struttura profonda. Nida ci dice che esistono due tipi di equivalenza: - EQUIVALENZA FORMALE = rispettare la forma e il contenuto, orientata verso la struttura formale e la traduzione letterale del TP, non sempre possibile, per cui bisogna ricorrere all’equivalenza dinamica. - EQUIVALENZA DINAMICA = basata sul principio di effetto equivalente: dove non si può adottare l’equivalenza formale bisogna tener conto del destinatario e adottare una soluzione che produce sul lettore una reazione, un effetto equivalente nel destinatario del TA a quella che il TP produceva sul suo lettore originale. E’ quindi orientata alla fruizione da parte dei destinatari nella lingua d’arrivo.
entrambi “E” (eventi), quindi “camminata” non è O (oggetto): perché si riferiscono ad un’azione. Nida, oltre ad essere un teorico, fu anche un traduttore della Bibbia ed ecco perché c’è un esempio tratto dalla Bibbia: Es. John ... [preached] a baptism of repentance for the forgiveness of sins. O E E R E R E R E (object) (event) (event) (relation) (event) (relation) (event) (relation) (event)
Fase 3: RISTRUTTURAZIONE Le frasi kernel tradotte vengono adattate alla LA. In parte si sovrappone ai punti 2 e 3 della fase 2, ovviamente. Dal punto di vista formale è la fase opposta all’analisi: si ricostruisce la struttura superficiale a partire dalla struttura profonda. L’obiettivo è arrivare all’equivalenza dinamica ; pertanto il traduttore deve stare attento a rispettare le varietà di lingua (anche se non li chiama così, sono i parametri sociolinguistici: diatopia, distratia e diafasia) e gli aspetti stilistici. FINE FOGLIO DATO DALLA PROF Definizione dell’attività di traduzione per Nida L’attività di traduzione per Nida “ consiste nel produrre nella lingua di arrivo il più vicino equivalente naturale del messaggio nella lingua di partenza, in primo luogo nel significato e in secondo luogo nello stile ”. Dunque, per Nida ciò che deve essere sempre preservato è il contenuto. Per Nida, il successo di una traduzione dipende da quattro requisiti di base:
significato contestuale dell’originale, con tutta la fedeltà consentita dalle strutture semantiche e sintattiche dell’originale ”. Newmark, quindi, parla dell’aspetto contestuale (del contesto in cui è originato il testo di partenza) e anche del concetto di fedeltà (concetto difficile da definire e ampiamente contestato nelle teorie più recenti) perché: si preoccupa prevalentemente dell’emittente (di chi ha scritto il testo di partenza), di salvaguardare la sua lingua e il suo stile, rimanendo il più possibile nell’ambito della cultura che è propria all’autore. cerca di mantenere il testo di arrivo più che mai vicino agli elementi figurati e formali dell’originale , compresi gli effetti sonori; la lunghezza dei periodi e la posizione delle parole più enfatiche sono qui tendenzialmente rispettate. effetto il più vicino possibile a quello prodotto sui lettori dell’originale. […] Si rivolge esclusivamente al secondo lettore che non si aspetta forme difficili e oscure bensì, dove necessario, un ingente trasferimento degli elementi stranieri non solo nella sua lingua ma anche nella sua cultura. ” Dunque, tutti gli elementi estranei al lettore nella lingua di arrivo devono essere resi familiari attraverso l’adozione di una lingua scorrevole: per questo qui si opera una rielaborazione della sintassi, scegliendo le parole più usate e inserendole nelle collocazioni più comuni , nello sforzo di rendere il testo più idiomatico, più scorrevole e di più semplice lettura. La traduzione semantica è una traduzione orientata alla cultura e alla lingua di partenza ( source- oriented ). La traduzione comunicativa è orientata al destinatario, alla cultura e alla lingua di arrivo ( target- oriented ). Newmark: traduzione semantica VS comunicativa Per rendere ancora più evidente la differenza tra i due tipi di traduzione, lo stesso Newmark propone una tabella: Semantic translation Communicative translation Il focus è la centralità dell'autore Il focus è la centralità del destinatario Sia gli aspetti semantici che sintattici vengono mantenuti se possibile Si fa maggiore attenzione agli aspetti di contenuto, sacrificando più
facilmente gli aspetti formali È improntata una maggiore fedeltà Rispetto alla traduzione semantica, c’è una maggiore libertà L’enfasi è sulla lingua di partenza L’enfasi è posta principalmente sulla lingua di arrivo In questo trasferimento di contenuti e di forma, possono esserci delle perdite di contenuto e quindi in qualche modo la traduzione è considerata inferiore rispetto all’originale. In quanto è un’elaborazione del testo di partenza, spesso la traduzione può essere migliore dell'originale L'originale, in questa visione, non deve mai essere modificato La traduzione comunicativa può anche chiarire/ esplicitare una serie di aspetti che eventualmente sono ambigui nel testo di partenza. Fuori dal tempo e dallo spazio Radicata nel suo contesto Le unità di traduzione riguardano il livello lessicale: parole, sintagmi e soltanto in secondo ordine le frasi. Per quanto riguarda la traduzione comunicativa, l’unità di traduzione non è più la parola o il sintagma, ma l’unità è costituita dagli enunciati e dai paragrafi. Il mestiere del traduttore è un'arte Il mestiere del traduttore è una professione La traduzione è opera di un solo traduttore La traduzione può essere opera di un'équipe/team di persone. Da questo schema si evince l’importanza dell’unità di traduzione : quanto più la traduzione si attiene al livello della parola o dei sintagmi, tanto più risulta essere una traduzione letterale (per seguire la terminologia di Newmark: si tratta di traduzioni di tipo semantico); invece, quanto più sono ampie le unità di traduzione, tanto più si tratta di una traduzione libera (e per seguire la terminologia di Newmark: si tratta di traduzioni di tipo comunicativo). Esempio: Se volessimo tradurre dal tedesco l’espressione “ Bissiger Hund” , diremmo che: Seguendo una traduzione semantica (letterale), l’espressione significa: “ Cane che morde ”; Ma seguendo una traduzione comunicativa (tenendo conto del contesto comunicativo, ovvero del fatto che quest’espressione viene utilizzata su avvisi che annunciano la presenza di un cane), l’espressione significa: “ Attenti al cane ”. In generale, però, per Newmark la traduzione letterale viene comunque considerata come l’approccio migliore utilizzato dai traduttori professionisti:
Corrispondenza Equivalenza Per quanto riguarda il concetto di corrispondenza, questo concetto attiene agli aspetti relativi alla lingua in quanto sistema, quindi il suo parametro è la langue di Saussure. Per quanto riguarda il concetto di equivalenza, questo concetto attiene agli aspetti relativi alla parola, quindi il suo parametro è la parole di Saussure. L’analisi che deve essere fatta al livello della parola. La corrispondenza ricade nel campo della linguistica contrastiva, la quale paragona due sistemi linguistici e descrive differenze e somiglianze in termini contrastivi. Si riferisce a termini equivalenti all'interno di specifiche coppie e contesti tra TP un testo di partenza e TA un testo di arrivo. Quindi, il concetto di equivalenza è strettamente collegato ad aspetti testuali. Esempi: Koller parlando di differenze e somiglianze tra due lingue, pone alcuni problemi che devono essere presi in considerazione come quello dei falsi amici, delle interferenze lessicali, morfologiche e sintattiche che possono sussistere tra due lingue. Koller, con questo schema, cerca di rendere più chiari questi concetti: Campo Linguistica contrastiva Scienza della traduzione Area di ricerca Fenomeni e condizioni della corrispondenza descrive le frasi e le strutture corrispondenti nei sistemi LP e LA Fenomeni dell' equivalenza , descrive la gerarchia di enunciati nella LP e LA secondo criteri di equivalenza Conoscenza Langue Parole Competenza Competenza della lingua straniera Competenza traduttiva Esistono due campi: quello della linguistica contrastiva e quello della scienza della traduzione. Quando parliamo del campo della linguistica contrastiva , l’area di ricerca è quella in cui i fenomeni e le condizioni della corrispondenza descrivono le frasi e le strutture corrispondenti nei sistemi LP e LA. Un esempio di questo tipo di struttura può essere il passivo in italiano e il passivo in inglese. Benché la forma del passivo sia con il presente sia in italiano che in inglese si possono evidenziare delle differenze come il fatto che alcune forme di passivo che sono presenti in inglese non sono ammissibili in italiano. Ecco due esempi:
Formale Si cerca di ottenere analogie a livello di forme nella lingua di arrivo Analizza il potenziale di equivalenza della rima, la metafora e altre forme stilistiche. Questi aspetti sono particolarmente rilevanti per la traduzione di testi poetici o letterari. Koller: Analisi testuale per la traduzione Koller propone una sorta di vademècum per il traduttore: si tratta di una guida per la risoluzione dei problemi che il traduttore può riscontrare durante l’analisi dei processi da tradurre. Ciò consiste in:
1. La prima cosa da fare è interrogarsi rispetto alla funzione linguistica del testo 2. Poi bisogna indagare sulle caratteristiche del contenuto 3. In seguito bisogna indagare sulle caratteristiche linguistico-stilistiche 4. Poi sulle caratteristiche estetico-formali 5. E infine sulle caratteristiche pragmatiche del testo da tradurre, per poi riprodurle nel testo di arrivo. Sviluppi successivi del concetto di equivalenza La nozione di equivalenza rimane centrale per tutti gli anni Settanta e oltre, infatti l’argomento non è centrale solo per Nida o Newmark, ma anche per altri autori e in particolar modo sono Chesterman, Bassnet, Baker, i quali hanno poi anche spesso criticato come Nida o come Newmark hanno trattato questo concetto di equivalenza. Una nota citazione di Bassnet del 2002 dice che: “ La traduzione implica molto più della sostituzione di elementi lessicali e grammaticali tra le lingue... Una volta che il traduttore si allontana da una stretta equivalenza linguistica, cominciano a emergere problemi nel determinare l'esatta natura del livello di equivalenza al quale aspira ”. Quindi per Bassnet, fin quando vengono trattati solo gli aspetti linguistici, il concetto di equivalenza ci aiuta a definire una strategia; ma nel momento in cui i problemi che il traduttore deve affrontare non sono più soltanto di natura linguistica, ma ad esempio di natura culturale, ovviamente l’equivalenza in quanto principio risulta essere debole e poco adeguato rispetto a quello che è il compito della traduzione.