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capitolo 3 - libro munday, Appunti di Traduzione

capitolo 3, del libro munday.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 08/06/2020

FavianaM
FavianaM 🇮🇹

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CAPITOLO 3: EQUIVALENZA ED EFFETTO
EQUIVALENTE.
Tratteremo il concetto di equivalenza ed effetto equivalente. Il concetto di
equivalenza è un concetto fondamentale nella teoria della traduzione, discusso
da diversi autori: Jackobson, Nida, Newmark fino ad arrivare a Koller. E’ un
concetto discusso prevalentemente in quello che è l’approccio linguistico alla
traduzione.
Abbiamo visto autori che avevano prodotto degli scritti in cui giustificavano il
loro approccio. Qui viene proposta una periodizzazione della teoria della
traduzione, nel testo “Dopo Babele: il linguaggio e la traduzione”
(stampato nel 1984) a cura di Steiner, che era un teorico della traduzione.
Steiner propone una periodizzazione della teoria della traduzione e individua 4
periodi:
1. FOCALIZZAZIONE EMPIRICA IMMEDIATA (periodo molto lungo che va da
Cicerone a Tytler/Schleiermacher col suo saggio del 1813): in effetti tutti gli
autori che abbiamo visto fino ad ora rientrano in questo primo periodo, ed è
uno stadio di teoria e di indagine empirica. Gli autori che appartengono a
questo periodo producono scritti in cui giustificano il loro approccio alla
traduzione;
2. STADIO DI TEORIA E DI INDAGINE ERMENEUTICA (da
Tytler/Schleiermacher a Benjamin, col testo del 1923): in questo periodo il
problema della natura della traduzione è posto in un contesto più generale
delle teorie del linguaggio e della mente. Si chiama periodo di indagine
ermeneutica – e non a caso nasce con Schleiermacher - perché l’approccio
ermeneutico è la base dell’approccio degli autori di questo periodo. Approccio
ermeneutico significa interpretare un testo, comprenderlo; e questo processo
ermeneutico è alla base del processo di traduzione;
3. SOGNO COMPUTAZIONALE (1940-60): coincide con la diffusione dei primi
saggi sulla traduzione automatica (che allora veniva definita piuttosto come
traduzione meccanica) e con studi linguistici di tipo formale (menzioniamo
Chomsky). E’ un periodo in cui comincia effettivamente ad affermarsi la
traduzione come disciplina, in cui i traduttori danno vita a organizzazioni
internazionali, proliferano le riviste che si occupano di traduzione... è un
periodo di intensa esplorazione della traduzione come oggetto di studio;
4. NEO ERMENEUTICA (dagli anni ‘60 in poi): c‘è un ritorno a indagini
ermeneutiche, quasi metafisiche su traduzione e interpretazione, perché viene
a mancare la fiducia nelle posizioni scientiste rispetto alla traduzione, quindi
anche rispetto all’ipotesi che poi delle macchine possano eventualmente
sostituirsi all’essere umano nel processo di traduzione.
Abbiamo visto fino ad ora autori del primo periodo e Schleiermacher del
secondo.
Adesso andiamo ad analizzare gli autori che appartengono al terzo periodo, in
cui la traduzione si afferma come disciplina.
Vedremo la contrapposizione tra equivalenza formale ed equivalenza dinamica,
e il principio di effetto equivalente in Nida, la contrapposizione di traduzione
semantica e traduzione comunicativa di Newmark, e i concetti di
corrispondenza ed equivalenza in Koller.
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CAPITOLO 3: EQUIVALENZA ED EFFETTO

EQUIVALENTE.

Tratteremo il concetto di equivalenza ed effetto equivalente. Il concetto di equivalenza è un concetto fondamentale nella teoria della traduzione, discusso da diversi autori: Jackobson, Nida, Newmark fino ad arrivare a Koller. E’ un concetto discusso prevalentemente in quello che è l’approccio linguistico alla traduzione. Abbiamo visto autori che avevano prodotto degli scritti in cui giustificavano il loro approccio. Qui viene proposta una periodizzazione della teoria della traduzione, nel testo “Dopo Babele: il linguaggio e la traduzione” (stampato nel 1984) a cura di Steiner, che era un teorico della traduzione. Steiner propone una periodizzazione della teoria della traduzione e individua 4 periodi:

  1. FOCALIZZAZIONE EMPIRICA IMMEDIATA (periodo molto lungo che va da Cicerone a Tytler/Schleiermacher col suo saggio del 1813): in effetti tutti gli autori che abbiamo visto fino ad ora rientrano in questo primo periodo, ed è uno stadio di teoria e di indagine empirica. Gli autori che appartengono a questo periodo producono scritti in cui giustificano il loro approccio alla traduzione;
  2. STADIO DI TEORIA E DI INDAGINE ERMENEUTICA (da Tytler/Schleiermacher a Benjamin, col testo del 1923): in questo periodo il problema della natura della traduzione è posto in un contesto più generale delle teorie del linguaggio e della mente. Si chiama periodo di indagine ermeneutica – e non a caso nasce con Schleiermacher - perché l’approccio ermeneutico è la base dell’approccio degli autori di questo periodo. Approccio ermeneutico significa interpretare un testo, comprenderlo; e questo processo ermeneutico è alla base del processo di traduzione;
  3. SOGNO COMPUTAZIONALE (1940-60): coincide con la diffusione dei primi saggi sulla traduzione automatica (che allora veniva definita piuttosto come traduzione meccanica) e con studi linguistici di tipo formale (menzioniamo Chomsky). E’ un periodo in cui comincia effettivamente ad affermarsi la traduzione come disciplina, in cui i traduttori danno vita a organizzazioni internazionali, proliferano le riviste che si occupano di traduzione... è un periodo di intensa esplorazione della traduzione come oggetto di studio;
  4. NEO ERMENEUTICA (dagli anni ‘60 in poi): c‘è un ritorno a indagini ermeneutiche, quasi metafisiche su traduzione e interpretazione, perché viene a mancare la fiducia nelle posizioni scientiste rispetto alla traduzione, quindi anche rispetto all’ipotesi che poi delle macchine possano eventualmente sostituirsi all’essere umano nel processo di traduzione. Abbiamo visto fino ad ora autori del primo periodo e Schleiermacher del secondo. Adesso andiamo ad analizzare gli autori che appartengono al terzo periodo, in cui la traduzione si afferma come disciplina. Vedremo la contrapposizione tra equivalenza formale ed equivalenza dinamica, e il principio di effetto equivalente in Nida, la contrapposizione di traduzione semantica e traduzione comunicativa di Newmark, e i concetti di corrispondenza ed equivalenza in Koller.

ROMAN JACKOBSON

Jackobson è uno studioso fondamentale sia in linguistica ma anche per le teorie linguistiche che porta nell’ambito della teoria della traduzione. Era un semiologo russo naturalizzato statunitense, viene considerato come l’iniziatore della scuola del formalismo e dello strutturalismo. A lui si deve lo studio della teoria della comunicazione linguistica, e la teoria delle sei funzioni comunicative. Il suo scritto più importante per la traduzione è il saggio “ Aspetti linguistici della traduzione ” (1959). E’ un saggio di fondamentale importanza nell’ambito delle riflessioni teoriche sulla traduzione e in particolar modo sui suoi aspetti linguistici. Jackobson è l’iniziatore dello strutturalismo; in realtà segue le teorie di De Saussure , che distingue tra sistema linguistico ( langue ) e le realizzazioni linguistiche individuali ( parole ). Si richiama a lui per il concetto che ha di segno, dato dalla relazione tra significante (segno orale o grafico) e significato (concetto inteso). Il significante è arbitrario, perché nelle diverse lingue al concetto di “gatto” (esempio) vengono attribuiti significanti diversi: cat, katze, chat e così via. Il problema che si pone Jackobson è il seguente: possiamo capire un significato che non è conosciuto, che non abbiamo mai ascoltato prima o visto prima? B. Russel: “Nessuno può comprendere la parola formaggio, se prima non ha un’esperienza non linguistica del formaggio”. Questo significa che se noi non assaggiamo il formaggio, non possiamo capire cos’è. Se qualcuno spiega il concetto di una parola che non si conosce, attraverso la spiegazione si può comprendere questa parola. In questo modo è salvaguardato il fatto che si possa tradurre questa parola nella propria lingua, se la si è compresa. Jackobson sostiene che il senso delle parole è un fatto semiotico: “Qualsiasi membro di una collettività culinaria che ignora il formaggio capirà la parola italiana formaggio se sa che in questa lingua tale parola significa “alimento ottenuto con la fermentazione del latte cagliato” e se ha la conoscenza linguistica di “fermentazione” e “latte cagliato”. In Grecia si parlava di nettare e di ambrosia. Cosa sono? Non potremmo parlare di questi elementi perché non ne abbiamo avuto esperienza. L'ambrosia è il cibo dell’immortalità di cui si nutrivano gli dei omerici, il nettare invece è la bevanda degli dei che si diceva rendesse immortali. Noi non abbiamo una conoscenza diretta, però attraverso questa spiegazione possiamo comprendere cosa siano questi termini. Ci dice Jackobson: abbiamo la possibilità di conoscere attraverso la lingua, attraverso i segni. NON ESISTE SIGNIFCATO SENZA SEGNO. IL SENSO DI UNA PAROLA NON DEVE ESSERE ATTRIBUITO ALL’OGGETTO IN SE’, MA AL SEGNO. Grazie a questa elaborazione di Jackobson, possiamo dire che la traduzione è sempre possibile. “Il senso di una parola altro non è che la trasposizione di esso in un altro segno che può essere sostituito a quella parola, specialmente in un altro segno “nel quale si trovi sviluppata più completamente”, come afferma Peirce…” di fatto le spiegazioni di ambrosia e nettare abbiamo trovato delle spiegazioni estese dei concetti, che li hanno sviluppati più nel

  • la ricerca linguistica ha bisogno di ricorrere alla traduzione;
  • non esiste la possibilità di studiare una lingua senza entrare nel merito della sua interpretazione;
  • la linguistica, per Jackobson, si impernia su questi aspetti di riflessione sul concetto di equivalenza sulla semiotica e sulla traduzione intesa in senso lato. Jackobson dice che: " Ogni esperienza conoscitiva può essere espressa e classificata in qualsiasi lingua esistente ”. Ad esempio, nella lingua dei Ciucki della Siberia nordorientale non esistono delle parole specifiche, ad esempio: vite, acciaio, stagno, gesso, orologio. Però questa lingua, nonostante ciò, ricorre a circonlocuzioni per esprimere dei concetti. Ad esempio, vite = chiodo che gira, acciaio = ferro duro, stagno = ferro sottile, gesso = sapone per scrivere, orologio = cuore battente. Qualsiasi lingua può esprimere qualsiasi cosa utilizzando strutture e concetti che le sono proprie e specifiche. Se ci sono delle lacune a livello lessicale, le lingue esprimono quei concetti aiutandosi con altre parole, così com’è possibile anche sopperire ad altre tipologie di lacune, che non sono soltanto lessicali ma che possono essere anche grammaticali. “ Le lacune grammaticali non rendono impossibile la trasposizione letterale, nella sua totalità, dell’informazione concettuale contenuta nell’originale ” Ad esempio abbiamo queste possibilità: congiunzione e , congiunzione o , possiamo utilizzarle entrambe. Possiamo dunque esprimere diversi concetti utilizzando queste congiunzioni: Giovanni e Pietro verranno = entrambi verranno; Giovanni o Pietro verrà = uno dei due verrà; Giovanni e/o Pietro verrà = o verranno entrambi o uno dei due. Nella lingua samoiede non esiste solo la congiunzione e, solo la congiunzione o, ma esiste una congiunzione del tipo e/o. Però per esprimere uno solo di questi concetti, è necessario specificarlo in maniera diversa. Ci dice Jackobson: “ Le lingue differiscono essenzialmente per ciò che devono esprimere e non per ciò che possono esprimere .” Le lingue possono esprimere tutto, qualsiasi concetto, però in maniera diversa perché i parlanti devono tener conto della struttura di una determinata lingua e di tutte le sue peculiarità. Un altro aspetto interessante che mette in evidenza Jackobson è che le peculiarità delle lingue corrispondono alla visione che hanno, i parlanti di quella lingua, della realtà. L'esempio che fa riguarda di nuovo il genere grammaticale, ed è quello dei giorni della settimana che, in russo, variano per genere: alcuni sono di genere femminile, e altri di genere maschile; così come ad esempio le parole per ‘peccato’ e per ‘morte’, che in russo ed in tedesco hanno una il genere maschile e l’altra il femminile. Con questo esempio Jackobson ci vuole dire che quando pensiamo al concetto di morte pensiamo alla personificazione di un qualcuno che è di genere femminile. In relazione ai giorni della settimana: “ l'Istituto Psicologico di Mosca nel 1915 dimostrò con un test che i russi, portati a personificare i giorni della settimana, rappresentavano il lunedì, il martedì e il mercoledì come essere maschili, e il giovedì, il venerdì e il sabato come femminili, senza rendersi conto che questa distribuzione

era dovuta al genere maschile dei primi tre nomi, in opposizione a quello femminile degli altri. ” Jackobson ci dice che è sempre possibile tradurre, però alla fine del suo saggio ci avverte che c’è un caso di intraducibilità, in cui non è possibile tradurre, dato dalla POESIA, perché in essa il rapporto tra significante e significato è molto stretto; la forma è portatrice di significato e ciò fa sì che se essa si perde, passando da una lingua all’altra, la poesia risulta intraducibile. L'esempio che fa di questa relazione così stretta è quello della paronomasia (accostamento di due parole da suono simile ma significato diverso); se dovessimo tradurre “prendere fischi per fiaschi” in un’altra lingua avremo difficoltà nel riprodurre lo stesso accostamento di suono. Quindi la poesia è intraducibile per definizione. EUGENE NIDA Continuiamo a parlare del concetto di equivalenza. Un altro teorico che se ne è occupato è Eugene Nida. Era un traduttore della Bibbia, il maggior esperto della traduzione di testi sacri del mondo cristiano, professore di linguistica alla Summer Institute of Linguistics e all’università dell’Oklahoma, nonché presidente della Linguistic Society of America nel 1968 e consulente, fino alla sua morte nel 2011, delle United Bible Societies, che si occupano di tradurre la Bibbia in tutte le lingue possibili. La traduzione del testo sacro, in particolar modo della Bibbia, crea tutta una serie di problemi. Nida si è dovuto porre il problema della necessità della piena aderenza della traduzione al TP; si possono immaginare tutte le problematiche connesse a questo aspetto, e non solo: la traduzione in lingue e culture così lontane storicamente e culturalmente dal testo originale ebraico, ha fatto sì che abbia dovuto trovare una qualche giustificazione teorica ad una serie di operazioni che portavano a discostarsi dal TO. Testi interessanti che segnano l’inizio della teoria della traduzione come disciplina.:

  • Principi di traduzione esemplificati nella traduzione della Bibbia ” del 1959;
  • “Translating meaning ” del 64;
  • The theory and practice of translation ” del 69. Ha continuato a produrre altri testi come:
  • Toward a science of translating. With special reference to principles and procedures involved in Bible translating ” del 1982;
  • From One Language to Another: Functional Equivalence in BibleTranslation ” del 1986. I suoi temi principali sono la teoria e pratica della traduzione e il concetto di equivalenza. Nida si ricollega agli studi precedenti sul signifcato, ma dà una definizione funzionale di esso, indagando la sua natura e focalizzandosi sul contesto: una parola acquisisce un significato attraverso il contesto in cui occorre e produce reazioni variabili a seconda della cultura. ES : la parola SPIRITO presenta due accezioni diverse: una di tipo filosofico/religioso (principio di vita religiosa, morale, intellettuale di cui l’uomo è in vari modi e misure partecipe etc.) e uno di “sostanza” (alcol alimentare o

significati: se si tratta di un significato relazionabile ad un umano/non umano, buono/cattivo etc. E’ un ulteriore passo per andare a capire qual è il significato che dev’essere attribuito ad una parola specifica. Nida sottolinea poi l’importanza del contesto d’uso: per individuare il valore emotivo e connotativo di una parola ci sono significati metaforici, modi di dire etc. Nida elabora dei concetti molto vicini a quelli di Chomsky, i rapporti tra le loro teorie sono molto stretti. Chomsky , con la grammatica generativo-trasformazionale, ha dato un notevole impulso non solo alla teoria linguistica, ma anche alle teorie della traduzione. In particolar modo ha fornito attraverso l’elaborazione di un approccio formale al linguaggio naturale, la base per quella che poi sarà la traduzione automatica. Attraverso la teoria della grammatica generativa di Chomsky, il lavoro di Nida cessa di essere rivolto semplicemente ad aspetti relativi alla traduzione di tipo religioso. Nida si ispira al concetto di struttura profonda e di struttura superficiale elaborato da Chomsky nella grammatica generativo-trasformazionale. La sua è una teoria formale del linguaggio naturale, perché si basa su regole, e ci dice che esso è costituito da una struttura profonda o sottostante, che viene generata da regole della lingua, trasformazionali, che collegano la struttura sottostante a un’altra, che è la struttura superficiale, soggetta a regole fonologiche e morfemiche. ESEMPIO (alberi slide 33): in alto abbiamo una frase attiva, “ Il bambino mangia la mela ”. Secondo Chomsky, questa frase ha una struttura superficiale data dalla sequenza di parole. A questa struttura superficiale corrisponde una struttura profonda, data dalla rappresentazione ad albero (il= articolo, bambino = nome, corrispondono al sintagma nominale; mangia la mela invece è un sintagma verbale in cui mangia = verbo, la = articolo, mela = nome; quindi possiamo dire che il sintagma verbale nel complesso è costituito da un verbo ed un sintagma nominale). La rappresentazione ad albero ci mostra quella che è la struttura profonda, mentre la frase “ Il bambino mangia la mela ” è la struttura superficiale. Ora, attraverso delle regole, è possibile trasformare questa frase attiva in una frase passiva; per cui potremmo avere la frase “l a mela è mangiata dal bambino ” che effettivamente corrisponde, a livello di significato, alla frase attiva. La struttura profonda rappresenta il nucleo delle relazioni semantiche di una frase e si riflette attraverso trasformazioni nella struttura di superficie. Possiamo avere la struttura profonda ” Carlo ha comprato il giornale“ , che può corrispondere a più strutture superficiali, in base al concetto che vogliamo esprimere; possiamo dunque avere varie trasformazioni di esso, le diverse strutture superficiali potrebbero essere:

_- Il giornale è stato comprato da Carlo;

  • E’ Carlo che ha comprato il giornale;
  • Il giornale, che ha comprato Carlo, è di ieri_. La struttura profonda quindi corrisponde al significato che vogliamo esprimere, a quella che è la frase kernel , ossia degli elementi principali di significato che

vogliamo trasmettere attraverso delle frasi. Il concetto di trasformazione è alla base dello schema del processo di traduzione secondo Nida: Individua 3 fasi nel processo di traduzione:

  1. analisi : si parte dal testo originale che ha molte strutture superficiali (frasi); il traduttore, attraverso l’analisi, deve capire quali sono gli elementi costitutivi di queste strutture che devono essere trasferiti nella lingua d’arrivo. Deve passare dalle strutture superficiali alle strutture profonde.
  2. trasferimento : una volta individuati gli elementi costitutivi, deve capire come devono essere mappati con strutture corrispondenti nella lingua di arrivo, e come tutta una serie di informazioni presenti nel testo di partenza devono essere poi regolate nel TA.
  3. ristrutturazione : bisogna capire come rielaborare questi concetti e queste informazioni nel TA. Si passa nuovamente dalla struttura profonda del TA a quella che è la struttura superficiale. Il traduttore deve individuare gli elementi costitutivi di queste strutture superficiali per andare a ritroso ed individuare le strutture profonde del TP per cercare poi di riprodurle nel TA. Questo processo dunque implica questi passaggi: analisi del TP, trasferimento al TA e ristrutturazione/riformulazione nel TA. Quello che fa il traduttore nel passaggio dal TP al TA è individuare quelle che vengono chiamate frasi nucleari o kernel , che individuano quali sono:

- le azioni o gli eventi (spesso ma non sempre verbi); - gli oggetti (spesso ma non sempre sostantivi); - gli astratti (quantità e qualità: aggettivi); - i relazionali (preposizioni, congiunzioni). Le frasi kernel corrispondono a quelle che sono tendenzialmente le strutture profonde di una frase, e il traduttore quando traduce, col processo di analisi, le va ad individuare. Dalla struttura superficiale, attraverso delle regole di trasformazione, si individua la frase kernel che corrisponde alla struttura profonda. Nida ci dice che esistono due tipi di equivalenza: - EQUIVALENZA FORMALE = rispettare la forma e il contenuto, orientata verso la struttura formale e la traduzione letterale del TP, non sempre possibile, per cui bisogna ricorrere all’equivalenza dinamica. - EQUIVALENZA DINAMICA = basata sul principio di effetto equivalente: dove non si può adottare l’equivalenza formale bisogna tener conto del destinatario e adottare una soluzione che produce sul lettore una reazione, un effetto equivalente nel destinatario del TA a quella che il TP produceva sul suo lettore originale. E’ quindi orientata alla fruizione da parte dei destinatari nella lingua d’arrivo.

entrambi “E” (eventi), quindi “camminata” non è O (oggetto): perché si riferiscono ad un’azione. Nida, oltre ad essere un teorico, fu anche un traduttore della Bibbia ed ecco perché c’è un esempio tratto dalla Bibbia: Es. John ... [preached] a baptism of repentance for the forgiveness of sins. O E E R E R E R E (object) (event) (event) (relation) (event) (relation) (event) (relation) (event)

  1. Il traduttore rende esplicito l’implicito: nell’esempio ci sono due elementi
    • le persone: beneficiarie del battesimo, soggetto del pentimento, beneficiarie del perdono, soggetto del peccato
    • Dio, soggetto del perdono
  2. Produzione delle frasi kernel: Una volta analizzata la frase in inglese tramite le 4 categorie, il traduttore individua quelle che sono le possibili frasi kernel. In questo caso, prendendo la frase John ... [preached] a baptism of repentance for the forgiveness of sins , le frasi kernel possibili prodotte sono: - Giovanni predica X - Giovanni battezza le persone - Le persone si pentono - Dio perdona X - Le persone peccano Dati i kernel, il traduttore è pronto per le fasi successive. Se necessario (es. se ci sono casi di ambiguità) può condurre un’analisi semantica (es. componenti o rete di parole). Fase 2: TRANSFER Una volta individuate le frasi kernel della lingua di partenza LP, il traduttore trasferisce le corrispondenti frasi kernel nella lingua di arrivo LA (cerca le corrispondenze).
  3. Tradurle così sganciate però condurrebbe però ad un non senso: pertanto il traduttore dovrebbe indicare da che tipo di relazioni sono legate (es. temporali, spaziali, logiche)
  4. Aggiustamenti semantici: se ci sono frasi idiomatiche, non vanno ridotte in kernel, ma sostituite con un equivalente funzionale nella LA
  5. Aggiustamenti sintattici: il traduttore deve assicurarsi che la traduzione delle frasi kernel si adatti formalmente e stilisticamente alla LA (es. non risultino inusuali o strane per il ricevente) In altre parole, il traduttore deve tener conto del contesto, deve anche capire se nel trasferimento è possibile effettuare:  un’equivalenza di tipo formale : l’equivalenza formale focalizza l'attenzione sul messaggio stesso, sia nella forma che nel contenuto (equivalenza orientata verso la struttura del testo di partenza) - traduzione più letterale  Oppure un’equivalenza dinamica : l’equivalenza dinamica si basa sul principio dell'effetto equivalente. Il testo tradotto dovrebbe produrre una reazione nel destinatario nella lingua di arrivo che sia simile a quella prodotta nei lettori originari (equivalenza orientata verso la fruizione da parte dei destinatari nella lingua di arrivo).

Fase 3: RISTRUTTURAZIONE Le frasi kernel tradotte vengono adattate alla LA. In parte si sovrappone ai punti 2 e 3 della fase 2, ovviamente. Dal punto di vista formale è la fase opposta all’analisi: si ricostruisce la struttura superficiale a partire dalla struttura profonda. L’obiettivo è arrivare all’equivalenza dinamica ; pertanto il traduttore deve stare attento a rispettare le varietà di lingua (anche se non li chiama così, sono i parametri sociolinguistici: diatopia, distratia e diafasia) e gli aspetti stilistici. FINE FOGLIO DATO DALLA PROF Definizione dell’attività di traduzione per Nida L’attività di traduzione per Nida “ consiste nel produrre nella lingua di arrivo il più vicino equivalente naturale del messaggio nella lingua di partenza, in primo luogo nel significato e in secondo luogo nello stile ”. Dunque, per Nida ciò che deve essere sempre preservato è il contenuto. Per Nida, il successo di una traduzione dipende da quattro requisiti di base:

  1. che abbia senso (e quindi che preservi il contenuto del testo di partenza);
  2. che trasmetta lo spirito e la maniera dell'originale (e quindi che mantenga la forma, considerato però elemento secondario rispetto a quello della conservazione del senso);
  3. che presenti una forma di espressione naturale e scorrevole (si pone maggiore attenzione al destinatario poiché la traduzione deve rispettare le forme espressive tipiche della lingua di arrivo, affinché non risulti innaturale all’orecchio di chi ascolta o allo sguardo di chi legge)
  4. che produca una reazione simile all'originale. L'importanza dell'opera di Nida L’opera di Nida ha esercitato una sorprendente influenza a livello accademico anche al di fuori del contesto biblico, specie nei campi della linguistica. Nida sicuramente è stato un teorico molto importante soprattutto perché ha dato un grande contributo alla teoria della traduzione: i suoi testi sono considerati testi da cui parte la teoria della traduzione, da cui parte la nascita della traduttologia come disciplina. La teoria di Nida è principalmente caratterizzata da due aspetti e cioè:  L’allontanamento dalla rigida equivalenza parola per parola.  L’importanza del destinatario. Nonostante Nida sia considerato un teorico di grande importanza, è stato anche fortemente criticato da alcuni teorici successivi:  Secondo Lefevere, il concetto di equivalenza di Nida è ancora troppo incentrato sul livello lessicale;  Altri come van den Broeck, Larouse, Qian Hu hanno criticato Nida per l'impossibilità dell'effetto equivalente : essi sostenevano che è impossibile riprodurre lo stesso effetto del TP (testo di partenza) in un destinatario temporalmente e culturalmente così distante dall’epoca in cui è stato prodotto un determinato testo. Ad esempio, se oggi dovessimo leggere un testo tradotto ai giorni nostri però appartenente alla cultura greca o latina (quindi appartenente a un’epoca antica come l’epoca classica) è impossibile che venga percepito oggi come lo percepivano i lettori di quel tempo.  Secondo Gentzler, la teoria della traduzione di Nida è improntata su un punto di vista teologico e proselitistico (il proselitismo è l'opera di chi cerca di

significato contestuale dell’originale, con tutta la fedeltà consentita dalle strutture semantiche e sintattiche dell’originale ”. Newmark, quindi, parla dell’aspetto contestuale (del contesto in cui è originato il testo di partenza) e anche del concetto di fedeltà (concetto difficile da definire e ampiamente contestato nelle teorie più recenti) perché:  si preoccupa prevalentemente dell’emittente (di chi ha scritto il testo di partenza), di salvaguardare la sua lingua e il suo stile, rimanendo il più possibile nell’ambito della cultura che è propria all’autore.  cerca di mantenere il testo di arrivo più che mai vicino agli elementi figurati e formali dell’originale , compresi gli effetti sonori; la lunghezza dei periodi e la posizione delle parole più enfatiche sono qui tendenzialmente rispettate. effetto il più vicino possibile a quello prodotto sui lettori dell’originale. […] Si rivolge esclusivamente al secondo lettore che non si aspetta forme difficili e oscure bensì, dove necessario, un ingente trasferimento degli elementi stranieri non solo nella sua lingua ma anche nella sua cultura. ” Dunque, tutti gli elementi estranei al lettore nella lingua di arrivo devono essere resi familiari attraverso l’adozione di una lingua scorrevole: per questo qui si opera una rielaborazione della sintassi, scegliendo le parole più usate e inserendole nelle collocazioni più comuni , nello sforzo di rendere il testo più idiomatico, più scorrevole e di più semplice lettura. La traduzione semantica è una traduzione orientata alla cultura e alla lingua di partenza ( source- oriented ). La traduzione comunicativa è orientata al destinatario, alla cultura e alla lingua di arrivo ( target- oriented ). Newmark: traduzione semantica VS comunicativa Per rendere ancora più evidente la differenza tra i due tipi di traduzione, lo stesso Newmark propone una tabella: Semantic translation Communicative translation Il focus è la centralità dell'autore Il focus è la centralità del destinatario Sia gli aspetti semantici che sintattici vengono mantenuti se possibile Si fa maggiore attenzione agli aspetti di contenuto, sacrificando più

facilmente gli aspetti formali È improntata una maggiore fedeltà Rispetto alla traduzione semantica, c’è una maggiore libertà L’enfasi è sulla lingua di partenza L’enfasi è posta principalmente sulla lingua di arrivo In questo trasferimento di contenuti e di forma, possono esserci delle perdite di contenuto e quindi in qualche modo la traduzione è considerata inferiore rispetto all’originale. In quanto è un’elaborazione del testo di partenza, spesso la traduzione può essere migliore dell'originale L'originale, in questa visione, non deve mai essere modificato La traduzione comunicativa può anche chiarire/ esplicitare una serie di aspetti che eventualmente sono ambigui nel testo di partenza. Fuori dal tempo e dallo spazio Radicata nel suo contesto Le unità di traduzione riguardano il livello lessicale: parole, sintagmi e soltanto in secondo ordine le frasi. Per quanto riguarda la traduzione comunicativa, l’unità di traduzione non è più la parola o il sintagma, ma l’unità è costituita dagli enunciati e dai paragrafi. Il mestiere del traduttore è un'arte Il mestiere del traduttore è una professione La traduzione è opera di un solo traduttore La traduzione può essere opera di un'équipe/team di persone. Da questo schema si evince l’importanza dell’unità di traduzione : quanto più la traduzione si attiene al livello della parola o dei sintagmi, tanto più risulta essere una traduzione letterale (per seguire la terminologia di Newmark: si tratta di traduzioni di tipo semantico); invece, quanto più sono ampie le unità di traduzione, tanto più si tratta di una traduzione libera (e per seguire la terminologia di Newmark: si tratta di traduzioni di tipo comunicativo). Esempio: Se volessimo tradurre dal tedesco l’espressione “ Bissiger Hund” , diremmo che:  Seguendo una traduzione semantica (letterale), l’espressione significa: “ Cane che morde ”;  Ma seguendo una traduzione comunicativa (tenendo conto del contesto comunicativo, ovvero del fatto che quest’espressione viene utilizzata su avvisi che annunciano la presenza di un cane), l’espressione significa: “ Attenti al cane ”. In generale, però, per Newmark la traduzione letterale viene comunque considerata come l’approccio migliore utilizzato dai traduttori professionisti:

Corrispondenza Equivalenza Per quanto riguarda il concetto di corrispondenza, questo concetto attiene agli aspetti relativi alla lingua in quanto sistema, quindi il suo parametro è la langue di Saussure. Per quanto riguarda il concetto di equivalenza, questo concetto attiene agli aspetti relativi alla parola, quindi il suo parametro è la parole di Saussure. L’analisi che deve essere fatta al livello della parola. La corrispondenza ricade nel campo della linguistica contrastiva, la quale paragona due sistemi linguistici e descrive differenze e somiglianze in termini contrastivi. Si riferisce a termini equivalenti all'interno di specifiche coppie e contesti tra TP un testo di partenza e TA un testo di arrivo. Quindi, il concetto di equivalenza è strettamente collegato ad aspetti testuali. Esempi: Koller parlando di differenze e somiglianze tra due lingue, pone alcuni problemi che devono essere presi in considerazione come quello dei falsi amici, delle interferenze lessicali, morfologiche e sintattiche che possono sussistere tra due lingue. Koller, con questo schema, cerca di rendere più chiari questi concetti: Campo Linguistica contrastiva Scienza della traduzione Area di ricerca Fenomeni e condizioni della corrispondenza descrive le frasi e le strutture corrispondenti nei sistemi LP e LA Fenomeni dell' equivalenza , descrive la gerarchia di enunciati nella LP e LA secondo criteri di equivalenza Conoscenza Langue Parole Competenza Competenza della lingua straniera Competenza traduttiva Esistono due campi: quello della linguistica contrastiva e quello della scienza della traduzione.  Quando parliamo del campo della linguistica contrastiva , l’area di ricerca è quella in cui i fenomeni e le condizioni della corrispondenza descrivono le frasi e le strutture corrispondenti nei sistemi LP e LA. Un esempio di questo tipo di struttura può essere il passivo in italiano e il passivo in inglese. Benché la forma del passivo sia con il presente sia in italiano che in inglese si possono evidenziare delle differenze come il fatto che alcune forme di passivo che sono presenti in inglese non sono ammissibili in italiano. Ecco due esempi:

  1. Es. “ This bed was slept in ” è una forma di passivo inglese, che se dovesse essere tradotta in italiano non si potrebbe usare il passivo, bensì andrebbe tradotta con una forma impersonale come “ si è dormito in questo letto ”.
  2. Es. “ Mary was given a book ” è una forma di passivo inglese, che se dovesse essere tradotta in italiano al passivo, andrebbe tradotta con una forma diversa come “A Mary fu dato un libro ”. Non possiamo dunque tradurre letteralmente. Questo livello di analisi riguarda la linguistica contrastiva che quindi ci consente di capire quelle che sono le differenze tra strutture linguistiche diverse (analisi di sistemi linguistici diversi). Dunque, la corrispondenza riguarda gli aspetti strutturali della langue e per quanto riguarda gli aspetti di competenza, la corrispondenza riguarda la competenza linguistica (della lingua straniera).  Invece, quando parliamo del campo della scienza della traduzione, l’area di ricerca è quella in cui i fenomeni e le condizioni dell' equivalenza descrivono la gerarchia di enunciati nella LP e LA secondo criteri di equivalenza. Dunque, l’equivalenza riguarda il compito di traduzione concreto (di testi) e problemi che il traduttore si trova ad affrontare sul piano della parole. Per questo, per quanto riguarda gli aspetti di competenza, il concetto di equivalenza è da ricondurre alla competenza traduttiva (alle capacità e competenze del traduttore). Koller: Äquivalenz L’equivalenza è stata esaminata da molti teorici: prima da Jakobson, poi con Nida ci fu la differenza tra equivalenza dinamica e formale; con Newmark ci fu la differenza tra equivalenza semantica e comunicativa. Anche Koller dà una definizione di equivalenza e stavolta è multilivello (l’quivalenza può essere ottenuta a diversi livelli e questo dipende dal contesto, dalla tipologia testuale, dalla funzione del testo di arrivo, etc.):  Equivalenza denotativa (riguarda l’invarianza del “contenuto extralinguistico” di un testo);  Equivalenza connotativa (riguarda le scelte lessicali e stilistiche dell’autore, specialmente tra sinonimi, che permettono di preservare il significato del testo);  Equivalenza testo–normativa (collegata alla tipologia testuale e alla sua funzione nel contesto di arrivo);  Equivalenza pragmatica o comunicativa (orientata a preservare un determinato “effetto” del testo originale sui riceventi del testo tradotto);  Equivalenza formale o espressiva (legata alla forma e all’estetica del testo) Quello che ci consente di dire questo schema proposto da Koller è che la traduzione ideale è quella che tiene conto di tutti questi livelli di equivalenza (contenuto, scelte lessicali e stilistiche, scelte che riguardano la tipologia testuale o il destinatario del testo di arrivo, la forma e l’estetica del testo) ma nella pratica questo schema è difficile da seguire in maniera così completa. Dunque, non è da esclude la possibilità del traduttore di puntare su alcuni livelli dell’equivalenza piuttosto che altri (e quindi sacrificare alcuni livelli

Formale Si cerca di ottenere analogie a livello di forme nella lingua di arrivo Analizza il potenziale di equivalenza della rima, la metafora e altre forme stilistiche. Questi aspetti sono particolarmente rilevanti per la traduzione di testi poetici o letterari. Koller: Analisi testuale per la traduzione Koller propone una sorta di vademècum per il traduttore: si tratta di una guida per la risoluzione dei problemi che il traduttore può riscontrare durante l’analisi dei processi da tradurre. Ciò consiste in:

1. La prima cosa da fare è interrogarsi rispetto alla funzione linguistica del testo 2. Poi bisogna indagare sulle caratteristiche del contenuto 3. In seguito bisogna indagare sulle caratteristiche linguistico-stilistiche 4. Poi sulle caratteristiche estetico-formali 5. E infine sulle caratteristiche pragmatiche del testo da tradurre, per poi riprodurle nel testo di arrivo. Sviluppi successivi del concetto di equivalenza La nozione di equivalenza rimane centrale per tutti gli anni Settanta e oltre, infatti l’argomento non è centrale solo per Nida o Newmark, ma anche per altri autori e in particolar modo sono Chesterman, Bassnet, Baker, i quali hanno poi anche spesso criticato come Nida o come Newmark hanno trattato questo concetto di equivalenza. Una nota citazione di Bassnet del 2002 dice che: “ La traduzione implica molto più della sostituzione di elementi lessicali e grammaticali tra le lingue... Una volta che il traduttore si allontana da una stretta equivalenza linguistica, cominciano a emergere problemi nel determinare l'esatta natura del livello di equivalenza al quale aspira ”. Quindi per Bassnet, fin quando vengono trattati solo gli aspetti linguistici, il concetto di equivalenza ci aiuta a definire una strategia; ma nel momento in cui i problemi che il traduttore deve affrontare non sono più soltanto di natura linguistica, ma ad esempio di natura culturale, ovviamente l’equivalenza in quanto principio risulta essere debole e poco adeguato rispetto a quello che è il compito della traduzione.