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capitolo quarto gruppo di pressione, Sintesi del corso di Sociologia

riassunto capitolo quarto gruppo di pressione

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

In vendita dal 12/10/2021

denish25
denish25 🇮🇹

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Capitolo 4
!1. I gruppi di pressione !
Il rapporto tra l’individuo e il sistema sociale, da un lato, e il sistema politico,
dall’altro, è in genere mediato da canali, forme associative e modalità di espressione
che variano nel tempo, nello spazio e per tipologia.
Le principali funzioni che intercorrono tra la società e la politica sono quelle definite:
dall’articolazione degli interessi: che designa il processo attraverso cui gli individui
e i gruppi formulano domande alle strutture decisionali politiche.
Essa è svolta, oltre che dai cittadini, dai gruppi di pressione e dai movimenti sociali;
dall’aggregazione degli interessi: che designa la funzione di conversione delle
domande in scelte politiche alternative.
Essa è svolta dai partiti, dai leader politici e dalla burocrazia pubblica.
!
Un gruppo di pressione può essere definito come un insieme di persone, unite da
interessi di vario genere, che si mobilitano volontariamente per difendere e
perseguire tali interessi, e che svolgono molteplici attività strumentali al fine di
esercitare condizionamenti e influenza sulla società in generale e soprattutto sui
processi decisionali della sfera politica.
Questa definizione descrive in realtà tra caratteristiche disposte in sequenza, ovvero
tre stadi, che danno luogo a tre diverse denominazioni:
il primo stadio, che mette l’accento sull’insieme di persone unite da interessi
comuni, corrisponde al gruppo di interesse.
Esso rimane tale finché si muove nelle dimensioni (sociali, economiche, culturali) del
non politico;
il secondo, che enfatizza il processo di mobilitazione per la difesa e il
perseguimento di quegli interessi, viene chiamato gruppo di pressione;
il terzo, che prevede il ricorso a varie attività strumentali per esercitare
condizionamenti di influenza, è detto lobby.
!
Lo sfondo da cui muovere è quello che considera la compresenza di differenti
gruppi di pressione come condizione fondamentale delle teorie del pluralismo
politico, contrapposte alle teorie monistiche del potere statale.
Nella tradizione del pensiero politologico e filosofico la presenza ed il ruolo dei
gruppi vengono inscritti in tre famiglie di pluralismo:
cristiano-sociale: l’uomo è una creatura di Dio ed il suo sviluppo avviene nelle
comunità naturali quali la famiglia, la parrocchia, le associazioni professionali ed il
villaggio.
La sua identità civile gli viene data dalla società, non dallo Stato;
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Capitolo 4

1. I gruppi di pressione Il rapporto tra l’individuo e il sistema sociale, da un lato, e il sistema politico, dall’altro, è in genere mediato da canali, forme associative e modalità di espressione che variano nel tempo, nello spazio e per tipologia. Le principali funzioni che intercorrono tra la società e la politica sono quelle definite: ● dall’articolazione degli interessi: che designa il processo attraverso cui gli individui e i gruppi formulano domande alle strutture decisionali politiche. Essa è svolta, oltre che dai cittadini, dai gruppi di pressione e dai movimenti sociali; ● dall’aggregazione degli interessi: che designa la funzione di conversione delle domande in scelte politiche alternative. Essa è svolta dai partiti, dai leader politici e dalla burocrazia pubblica. Un gruppo di pressione può essere definito come un insieme di persone, unite da interessi di vario genere, che si mobilitano volontariamente per difendere e perseguire tali interessi, e che svolgono molteplici attività strumentali al fine di esercitare condizionamenti e influenza sulla società in generale e soprattutto sui processi decisionali della sfera politica. Questa definizione descrive in realtà tra caratteristiche disposte in sequenza, ovvero tre stadi, che danno luogo a tre diverse denominazioni: ● il primo stadio, che mette l’accento sull’insieme di persone unite da interessi comuni, corrisponde al gruppo di interesse. Esso rimane tale finché si muove nelle dimensioni (sociali, economiche, culturali) del non politico; ● il secondo, che enfatizza il processo di mobilitazione per la difesa e il perseguimento di quegli interessi, viene chiamato gruppo di pressione; ● il terzo, che prevede il ricorso a varie attività strumentali per esercitare condizionamenti di influenza, è detto lobby. Lo sfondo da cui muovere è quello che considera la compresenza di differenti gruppi di pressione come condizione fondamentale delle teorie del pluralismo politico, contrapposte alle teorie monistiche del potere statale. Nella tradizione del pensiero politologico e filosofico la presenza ed il ruolo dei gruppi vengono inscritti in tre famiglie di pluralismo: ● cristiano-sociale : l’uomo è una creatura di Dio ed il suo sviluppo avviene nelle comunità naturali quali la famiglia, la parrocchia, le associazioni professionali ed il villaggio. La sua identità civile gli viene data dalla società, non dallo Stato;

liberal-democratico : la più radicale applicazione delle idee di uguaglianza e di libertà si deve a Madison autore dei Federlist Paper. Il disegno di Madison punta ad assicurare sia il massimo di democrazia, attraverso le istituzioni politiche, sia il massimo di libertà degli interessi provati, attraverso l’associazionismo. La conferma della bontà della tradizione pluralistica americana si deve a Tocqueville nei due volumi della Democrazia in America. ● socialista : si sviluppa prima e ai margini della traduzione totalitaria del marxismo operata dall’Urss e dai paesi del socialismo reale. La Francia, l’Inghilterra e la Jugoslavia, sono i principali paesi della sua elaborazione:

  1. Francia: le idee pluraliste di tipo socialistico nascono dal connubio tra positivismo e socialismo. Saint-Simon, Fourier e Durkheim predicano l’importanza della associazioni professionali e dei gruppi umani federati, per superare l’individualismo esasperato delle teorie liberiste e le pretese astratte dello Stato;
  2. Inghilterra: è la tradizione fabiana a produrre i contributi più significativi. In un contesto caratterizzato dallo sviluppo industriale e dalla vita delle fabbriche, Cole teorizza il Guild Socialism. A suo avviso il metodo democratico deve soprattutto esercitarsi nelle gilde, che si concretizzano in autonome organizzazioni di produttori e consumatori, professionisti ed utenti. E’ l’interazione di tali organizzazioni a formare il tessuto di una società che sia contemporaneamente socialista e democratica. A quest’area della sinistra britannica, può essere associato anche il pensiero di Laski, il quale contrappone al preteso monismo della sovranità statale di Bodin, una sovranità multicentrica, negoziata e federale, in quanto gli individui sono iscritti in una pluralità di appartenenze, non assoggettabili ad una sola;
  3. Jugoslavia: Kardelj, incaricato di redigere la nuova Costituzione del ’74, immise in essa i tre principi della sua teoria: la proprietà sociale (né statale né privata), l’autogestione delle fabbriche e delle fattorie ed il federalismo dei partiti e delle ragioni. Gli inizi del ‘900 rilanciano le idee del pluralismo sociale e politico grazie alla rinascita della Group Theory (1*). Ne è pioniere Bentley che rigettando ogni approccio filosofico, giuridico- istituzionale e formale, afferma la necessità di un metodo pragmatico, rivolto a rilevare in chiave strettamente sociologica i comportamenti degli individui (comportamentismo).

Questi requisiti non bastano a superare i limiti di efficacia e di produttività della rappresentanza istituzionale. La rappresentanza sostenuta dalla maggioranza numerica è però da correlarsi alla passività degli elettori, mentre occorre far emergere l’intensità dei bisogni e degli interessi che possono essere manifestati da minoranze, più o meno organizzate in gruppi ed associazioni. Ecco allora che le condizioni sopradette dovrebbero essere integrate da altri requisiti: ● il controllo pubblico dell’agenda politica; ● la consapevolezza informata dei passaggi formativi della deliberazione politica; ● l’inclusione nei processi deliberativi. Poiché lo svolgimento di queste attività dovrebbe avvenire prima delle elezioni, nel periodo tra un’elezione ed un’altra viene dunque ad essere pienamente legittimato il ruolo dei gruppi di pressione. Questa prassi, secondo Dahl, deve essere propriamente chiamata poliarchia, piuttosto che con il termine metafisico di democrazia, ed i cittadini dovrebbero educarsi nelle associazioni allo spirito poliarchico. Le tipologie di gruppi di interesse possono essere abbozzate sia in riferimento al livello di strutturazione* sia in riferimento all’oggetto*. In base al primo criterio, una tipologia ormai classica è quella di Almond e Powell. Essi distinguono tra: ● gruppi di interesse anomici: sono caratterizzati da un’organizzazione minima e da un’attivazione non costante. Le manifestazioni cui danno luogo possono consistere in dimostrazioni, blocchi stradali, sommosse, fino ad arrivare all’assassinio politico; ● gruppi di interesse non associativi: si fondano su basi naturali (la parentela, l’etnia, la regionalità) o di classe/ceto. Funzionano in società semplici, si attivano in modo intermittente e le relative strutture gerarchiche hanno al centro capifamiglia, capi religiosi e simili; ● gruppi di interesse istituzionali: hanno carattere formale e sono in genere costituiti da personale professionale. Si tratta di gruppi specializzati, cricche di burocrati o di ufficiali, ordini religiosi, collocati all0interno di organizzazioni quali i partiti politici, le assemblee legislative, la burocrazia, l’esercito e le confessioni religiose. Muovono all’interno delle istituzioni per articolare gli interessi propri e di altri gruppi sociali; ● gruppi di interesse associativi: hanno una struttura stabile, personale professionale a tempo pieno e regole precise di funzionamento.

Svolgono esplicitamente compiti di rappresentanza degli interessi di categorie e gruppi specifici. Sono i sindacati dei lavoratori, le associazioni industriali e di commercianti, le organizzazioni con denominazioni religiose o etniche, alcuni tipi di gruppi civici. In base al secondo criterio**, i gruppi di pressione si possono distinguere per la natura particolaristica e privata o per la natura generale e pubblica degli interessi tutelati: ● al primo, appartengono le lobby che difendono gli interessi di specifiche categorie di produttori e/o venditori (es. petrolieri, fabbricanti di armi); ● al secondo, appartengono i gruppi che perseguono interessi riconducibili non ad una sola categoria di cittadini o utenti, ma all’intera popolazione (es. ambientalisti, pacifisti anti-militaristi); ● un tipo di gruppi di pressione che si collocano tra le due fattispecie è costituito da lobby istituzionali locali e regionali e dalle organizzazioni che difendono interessi di massa. Un altro modo di analizzare i gruppi di pressione è quello di tenere conto delle risorse da essi possedute. Le principali riguardano: ● il numero degli associati; ● la rappresentatività reale; ● le disponibilità finanziarie; ● le conoscenze intese come capitale sociale; ● le conoscenze intese come competenze tecniche e giuridiche; ● la collocazione nel processo produttivo e nei servizi; ● la gestione di risorse simboliche. Considerando che i gruppi di interesse possono intervenire sui partiti ad almeno 4 livelli (elettorale, interno all’organizzazione, sulle dichiarazioni pragmatiche, nel momento elettorale), si possono individuare tra gruppi e partiti politici 4 tipi di relazione: ● neutralità: si ha quando un gruppo di persone non si schiera con nessun partito, perché ha interessi trasversali e c’è alternanza dei partiti al potere; ● egemonizzazione: vede un gruppo in posizione dominante su un partito; ● simbiosi: si verifica quando il partito ed uno o più gruppi, senza rinunciare alle proprie specificità, praticano rapporti di mutuo sostegno, nella consapevolezza di appartenere alla stessa famiglia politica o ideologica; ● occupazione: si ha quando è il partito ad egemonizzare il gruppo di interesse, che può nascere per filiazione dallo stesso partito.

(PAC), che sono gruppi privati indipendenti che finanziano le campagne elettorali per il Congresso o per la Presidenza per promuovere singoli temi o pacchetti di temi. Nel 2006, a Bruxelles operano circa 2.600 gruppi di interesse e 15.000 lobbisti; gli studi di consulenza sono circa 250, mentre in crescita sono i think tank. Se a queste lobby si aggiungono anche le rappresentanze degli Stati e quelle istituzionali, il numero delle persone che agiscono influenzando il sistema comunitario sale a circa 55.000, con un rapporto di quasi 2:1 con i 30.000 funzionari delle istituzioni europee. I casi di corruzione e gli scandali hanno indotto il Congresso USA a regolamentare la materia fin dalla metà dell’800, per proseguire poi con interventi continui fino all’ultima importante legge con cui si è chiuso il ‘900 (il Lobbying Disclosure Act del 1955). Più recente, anche se analogo, è il sistema di regole adottato dall’UE. Al centro di tali normative tendono ad assumente rilievo tre condizioni: ● la registrazione pubblica delle lobby e dei lobbisti; ● la trasparenza dei loro contratti e dei loro contributi (finanziari o di altro genere, con l’obbligo di rispettare eventuali limiti) nei riguardi di politici e funzionari; ● gli organismi e le modalità (in genere periodiche) di controllo della regolarità delle precedenti condizioni. Il politologo L.Graziano conclude il suo lavoro sul lobbismo riportando due massime da leggere specularmente: ‘Dobbiamo smettere di pensare alle lobbies come schermo equivoco d’interessi economici forti’, ma anche, ‘possiamo accogliere le lobbies nell’armamentario della democrazia solo se rafforziamo la democrazia come ambito dell’uguaglianza’.