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il sé, quarto capitolo, Schemi e mappe concettuali di Psicologia Sociale

Tratta il quarto capitolo del libro di Psicologia sociale

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2019/2020

Caricato il 23/08/2023

Manilam
Manilam 🇮🇹

5 documenti

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IL SE’: come arriviamo a comprendere noi stessi nel contesto sociale (capitolo4)
Il concetto di sé viene profondamente influenzato dalle interazioni che abbiamo con gli altri.
LE ORIGINI E LA NATURA DELLA CONOSCENZA DI SE’
Nonostante sia difficile pensare che altre specie oltre noi siano capaci di pensarsi come esseri
unici, alcuni studi ne hanno trovate alcune. I ricercatori hanno posto uno specchio nella
gabbia di scimpanzè e orango, successivamente li hanno addormentati e gli hanno colorato di
rosso il sopracciglio o un orecchio. Quando gli animali si sono visti allo specchio, hanno
capito che c’era qualcosa di diverso nel loro aspetto, quindi queste specie hanno un senso di
.
Per capire a che età si sviluppa il senso di sé negli umani, i ricercatori hanno fatto un simile
test ad un gruppo di bambini ed hanno scoperto che il riconoscimento di sé avviene tra i 18 e
i 24 mesi di vita. Quando cresciamo questo senso di si sviluppa in un più completo
concetto di sé, ossia l’insieme delle credenze che le persone hanno riguardo i propri attributi
personali. Ovviamente il concetto di varia nel tempo, se chiediamo ad un bambino di
dirci chi è, ci darà risposte concrete, riferendosi a caratteristiche osservabili, come l’età, il
genere, gli hobby. Al contrario, quando cresciamo poniamo meno enfasi sui tratti fisici e ci
concentriamo sugli stati psicologici e sull’opinione che gli altri hanno di noi.
Uno studio ha scoperto che se incontriamo un amico che non vediamo da molti anni e ha
subito dei cambiamenti fisici o cognitivi, questi non altereranno la visione base che abbiamo
di lui. Al contrario, se il nostro amico mostra una trasformazione morale, faremo fatica a
riconoscerlo come la stessa persona che avevamo in mente.
La moralità è parte centrale della concezione di sé ed è più importante dei processi cognitivi
o dei desideri.
Influenze culturali nella definizione di sé
La cultura in cui cresciamo esercita un’influenza importante sulla definizione del nostro sé.
Ci sono due visioni di sé:
Visione di sé indipendente: proprio delle culture occidentali, è un modo di definirsi
in termini di pensieri, emozioni e azioni individuali.
Visione di sé interdipendente: proprio delle culture orientali, vengono valorizzate le
relazioni fra le persone, tengono conto del fatto che il comportamento del singolo è
spesso determinato da pensieri, sentimenti e azioni degli altri.
Singelis ha costruito un questionario che misura il grado in cui le persone vedono stesse
come interdipendenti o indipendenti.
Il è una costruzione e non una realtà data e definita. Ovviamente abbiamo tutti una
componente indipendente pur essendo prevalentemente interdipendenti, e viceversa, ci sono
sempre delle sfumature, cos* è anche in questo caso.
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IL SE’: come arriviamo a comprendere noi stessi nel contesto sociale (capitolo4)

Il concetto di sé viene profondamente influenzato dalle interazioni che abbiamo con gli altri. LE ORIGINI E LA NATURA DELLA CONOSCENZA DI SE’ Nonostante sia difficile pensare che altre specie oltre noi siano capaci di pensarsi come esseri unici, alcuni studi ne hanno trovate alcune. I ricercatori hanno posto uno specchio nella gabbia di scimpanzè e orango, successivamente li hanno addormentati e gli hanno colorato di rosso il sopracciglio o un orecchio. Quando gli animali si sono visti allo specchio, hanno capito che c’era qualcosa di diverso nel loro aspetto, quindi queste specie hanno un senso di sé. Per capire a che età si sviluppa il senso di sé negli umani, i ricercatori hanno fatto un simile test ad un gruppo di bambini ed hanno scoperto che il riconoscimento di sé avviene tra i 18 e i 24 mesi di vita. Quando cresciamo questo senso di sé si sviluppa in un più completo concetto di sé , ossia l’insieme delle credenze che le persone hanno riguardo i propri attributi personali. Ovviamente il concetto di sé varia nel tempo, se chiediamo ad un bambino di dirci chi è, ci darà risposte concrete, riferendosi a caratteristiche osservabili , come l’età, il genere, gli hobby. Al contrario, quando cresciamo poniamo meno enfasi sui tratti fisici e ci concentriamo sugli stati psicologici e sull’opinione che gli altri hanno di noi. Uno studio ha scoperto che se incontriamo un amico che non vediamo da molti anni e ha subito dei cambiamenti fisici o cognitivi, questi non altereranno la visione base che abbiamo di lui. Al contrario, se il nostro amico mostra una trasformazione morale, faremo fatica a riconoscerlo come la stessa persona che avevamo in mente. La moralità è parte centrale della concezione di sé ed è più importante dei processi cognitivi o dei desideri. Influenze culturali nella definizione di sé La cultura in cui cresciamo esercita un’influenza importante sulla definizione del nostro sé. Ci sono due visioni di sé :  Visione di sé indipendente : proprio delle culture occidentali , è un modo di definirsi in termini di pensieri, emozioni e azioni individuali.  Visione di sé interdipendente : proprio delle culture orientali , vengono valorizzate le relazioni fra le persone, tengono conto del fatto che il comportamento del singolo è spesso determinato da pensieri, sentimenti e azioni degli altri. Singelis ha costruito un questionario che misura il grado in cui le persone vedono sé stesse come interdipendenti o indipendenti. Il sé è una costruzione e non una realtà data e definita. Ovviamente abbiamo tutti una componente indipendente pur essendo prevalentemente interdipendenti, e viceversa, ci sono sempre delle sfumature, così è anche in questo caso.

La funzione del sé Il sé ha quattro funzioni :  Conoscenza di sé : come capiamo chi siamo e come formuliamo e organizziamo questo tipo di informazione  Autocontrollo : come facciamo progetti e prendiamo decisioni  Controllo delle impressioni : come ci presentiamo agli altri e come cerchiamo di mostrare solo determinate parti di noi  Autostima : come cerchiamo di mantenere un’immagine positiva di noi stessi CONOSCERE SE’ STESSI Giungiamo a conoscere noi stessi:  Attraverso l’ introspezione  Attraverso l’ osservazione del proprio comportamento  Attraverso gli altri Conoscere sé stessi attraverso l’introspezione L’ introspezione consiste nel guardarsi dentro ed esaminare le informazioni interne , quelle che solo noi abbiamo riguardo i nostri pensieri, sentimenti e motivazioni. Per quanto possa essere utile, l’introspezione non è perfetta. Da un lato a volte non è piacevole pensare certe cose di sé stessi, dall’altro, le motivazioni dei nostri sentimenti e comportamenti possono rimanere nascoste alla consapevolezza conscia perché siamo disorientati da priming. Focalizzarsi sul sé: la teoria della consapevolezza di sé Secondo la teoria della consapevolezza di sé quando ci focalizziamo su noi stessi valutiamo e confrontiamo il nostro comportamento presente rispetto a valori e regole interne. Vedere il nostro riflesso aiuta a prendere coscienza della disparità fra il proprio comportamento e le regole morali. Se possiamo cambiare il nostro comportamento per adattarlo ai nostri principi interni, lo facciamo. Se invece sentiamo di non poterlo fare, allora l’essere in uno stato di consapevolezza di sé risulterà molto sgradevole. A volte più pensiamo a noi stessi e più il saremo di cattivo umore. Quando ci si trova in uno stato di consapevolezza di sé negativo , spesso si cerca di evitarlo , altre volte le persone superano dei limiti per scappare da questo stato (abuso di alcol, masochismo sessuale). A volte viene messa in atto la fuga da sé, che può essere anche una fuga di spiritualità con valenza positiva, non per forza ci affossa. Ma non sempre il concentrarsi su sé stessi è una cosa negativa, se abbiamo raggiunto uno scopo della nostra vita, allora focalizzarsi su sé stessi può essere piacevole. L’introspezione può anche aiutarci a stare lontano dai guai, la consapevolezza ci ricorda le regole morali che ci appartengono e funziona da deterrente.

comportamenti interni, o meglio, il grado di eccitazione fisiologica del nostro corpo. Se proviamo eccitazione cercheremo di capire cosa ne sia la causa. La comprensione dei nostri stati emotivi richiede dei passaggi:

  1. Provare eccitazione fisiologica (sentire l’emozione) in seguito a uno stimolo proveniente dall’ambiente.
  2. Dobbiamo cercare una spiegazione adeguata , un’etichetta con cui contrassegnarla. Capiamo quale emozione stiamo provando, ricerchiamo nella situazione la spiegazione del movimento interiore a cui stiamo assistendo. I nostri stati psichici non si presentano automaticamente etichettati, usiamo le informazioni presenti nella situazione per arrivare alle ragioni della nostra eccitazione. Esperimento Un esperimento che ci ha fornito prove su questa teorie: sono stati convocati dei partecipanti ai quali è stato detto che la ricerca voleva testare un farmaco vitaminico e il suo effetto sulla vista, in realtà metà di questi partecipanti ricevevano l’epinefrina (un farmaco che produce eccitazione), l'altra metà ha ricevuto un placebo (un farmaco che non ha alcun effetto sul corpo). Poi gli sperimentatori facevano rimanere i partecipanti in una stanza a rispondere a un questionario con domande anche impertinenti e nella stanza c'era anche un collaboratore degli esperimenti che però veniva presentato come un partecipante, questo collaboratore metteva in scena azioni rabbiose per il contenuto delle domande, in un altro caso invece non manifestava queste reazioni. Chi aveva assunto l’epinefrina e aveva assistito all'arrabbiatura del collaboratore riportava reazioni rabbiose, chi aveva assunto placebo e non aveva assistito alla reazione rabbiosa, stava tranquillo. Quindi si è capito che i partecipanti avevano cercato una spiegazione situazionale per la propria eccitazione. Poi è stato riprovato l’esperimento cambiando solo il fatto che in un caso il collaboratore si metteva a giocare con degli oggetti e nell’altro caso no, una volta i partecipanti mostravano gioia e una volta no (si comportantavano in un certo modo prendendo informazioni dalle situazioni). Poi è stato ripetuto, tra i partecipanti che hanno assunto epinefrina, metà è stato informato di averla assunta e l’altra metà no. Quando poi gli è stato chiesto come stessero: chi sapeva che si trattava di epinefrina diceva di sentirsi agitato a causa del famaco, chi invece non sapeva del farmaco continuava ad interpretare la situazione cogliendo elementi dal contesto. Non sempre abbiamo difficoltà ad interpretare eccitazioni (es: scippo), ma a volte ci sono più cause che sono riconducibili alla nostra eccitazione (es: andiamo a vedere un film horror con una persona che ci piace molto, ad un certo punto ci rendiamo conto di essere agitati, sarà per il film o per la persona?), possiamo quindi fare un’attribuzione errata di eccitazione. Trovare la causa sbagliata: l’attribuzione errata di eccitazione

Nella quotidianità si potrebbe sostenere di sapere la causa del perché si è agitati, in realtà, molte situazioni presentano più cause possibili della nostra eccitazione. Visto che è difficile identificare le esatte cause della nostra eccitazione, a volte identifichiamo scorrettamente le nostre emozioni. L’ attribuzione errata di eccitazione consiste nel fatto che le persone compiono inferenze sbagliate sulla causa delle sensazioni che provano. Esperimento Dei ragazzi che attraversavano un parco venivano fermati da una ragazza che gli faceva compilare un questionario, dopodichè la ragazza strappava un pezzo di foglio, ci scriveva il suo numero e lo dava ai partecipanti dicendogli di chiamarla se fossero stati interessati a parlare un po' con lei. I ragazzi, se erano eccitati per ragioni estranee, potevano erroneamente ritenere che parte dell’eccitazione fosse causata dalla bella ragazza. Successivamente è stato chiesto ai partecipanti di attraversare un ponte traballante (esperienza eccitante). Ad alcune persone veniva fatta incontrare la ragazza sul ponte, questa ragazza gli poneva delle domande e gli lasciava il suo numero di telefono, all'altra metà invece veniva fatta incontrare dopo aver attraversato il ponte. RISULTATI: chi era in uno stato di eccitazione fisiologica, è stato attratto maggiormente dalla donna, l’ha ritenuta più attraente e in molti l’hanno richiamata. Invece, in pochi di quelli che l’hanno incontrata quando l’eccitazione si era già abbassata l’hanno richiamata. Quindi le persone imparano qualcosa su sé stesse tramite l’osservazione dei propri comportamenti e delle condizioni in cui si verificano tali comportamenti. Questo include sia l’osservazione di comportamenti esteriori, sia fisici. La motivazione intrinseca vs estrinseca Le attribuzioni che riguardano la motivazione , chiediamoci se crediamo di fare una certa cosa semplicemente perché ne siamo interessati o perché ne ricaviamo qualcosa e se questo fa effettivamente la differenza. Immaginiamo di essere insegnanti alle elementari e ci viene chiesto “come far aumentare l’interesse per la lettura in infanzia?”, che cosa faremmo? Potremmo decidere di introdurre una ricompensa per ogni libro letto, partendo dall’idea che un rinforzo è un mezzo potente e quindi i bambini cercheranno di mettere in atto più volte il comportamento. Uno dei fondamentali principi della psicologia è il rinforzo positivo , ovvero il dare una ricompensa ogni volta che accade un certo comportamento e questo porterà all’aumento della frequenza del comportamento stesso. Faccio un programma di incentivi → monitoro l’andamento → termino il programma incentivi → valuto il comportamento di lettura per capire se con gli incentivi ho prodotto un aumento o una diminuzione anche a lungo termine dopo 2 mesi → dopo 2 mesi la voglia di leggere dei bambini è diminuita. Questo perché gli incentivi producono dei cambiamenti nelle persone a livello di motivazione.

La psicologa Carol Dweck ha individuato due tipi di mindset , ovvero ci sono due modi per spiegare le nostre abilità, la differenza sta in come valutiamo le nostre capacità:  Fixed mindset (approccio di staticità) : l’idea che possediamo una quantità determinata di abilità che non può modificarsi, la persona con questo tipo di approccio pensa che abbiamo una quantità fissa di intelligenza, di abilità sportive…  Growth mindset (approccio di crescita) : l’idea che i nostri successi siano il risultato di duro lavoro, è un approccio che ripaga. Le ricerche mostrano che c’è un abisso tra i risultati che questi due approcci permettono di raggiungere: le persone con fixed mindset si arrendono più facilmente dopo un insuccesso, le persone con growth mindset sono più determinate, vedono negli insuccessi un’opportunità di miglioramento attraverso il duro lavoro. Usare le altre persone per conoscere sé stessi Il concetto di sé è modellato dalle persone che ci circondano, se non interagissimo mai con nessuno, la nostra immagine risulterebbe sfumata. Conoscere noi stessi attraverso il confronto sociale Il confronto con gli altri è importante per conoscere noi stessi, i loro sentimenti, tratti e capacità sono una preziosa fonte di informazioni per determinare i nostri sentimenti, tratti e capacità. La teoria del confronto sociale proposta da Festinger presuppone che le persone comprendano le loro abilità e attitudini grazie al confronto con gli altri e verte su due questioni :

  1. Quando mettiamo in atto il confronto sociale? Quando non disponiamo di alcun criterio oggettivo con cui poterci misurare e avvertiamo incertezza su noi stessi in una determinata area.
  2. Con chi mettiamo in atto il confronto sociale? La risposta dipende dal nostro obiettivo Esistono più tipi di confronto:  Confronto con i simili : se vogliamo una valutazione accurata delle nostre abilità  Confronto verso l’alto : se vogliamo determinare quale sia il livello più alto da raggiungere, lo facciamo con persone più dotate di noi per determinare quale sia il criterio d’eccellenza. Questo tipo di confronto potrebbe deprimerci e farci sentire inferiori.  Confronto verso il basso : se vogliamo sentirci meglio con noi stessi e aumentare il nostro ego, ci confrontiamo con persone che sono peggio di noi rispetto ad un certo tratto o abilità. Un altro modo per sentirci meglio è comparare la nostra prestazione attuale con quelle passate, è una sorta di confronto verso il basso, ma il metro di paragone è un nostra sé passato.

Conoscere noi stessi attraverso gli occhi degli altri In alcune condizioni le persone adottano le opinioni di chi frequentano, Cooley ha nominato questo fatto con “sé rispecchiato”. Questa sintonizzazione sociale , ovvero il processo mediante il quale le persone adottano gli atteggiamenti di un altro, può verificarsi anche quando incontriamo una persona per la prima volta con la quale vogliamo andare d’accordo. Questa sintonizzazione può avvenire anche inconsciamente. Esperimento In una ricerca di Sinclair e colleghi, alcuni studenti universitari entravano singolarmente in una stanza in cui incontravano una sperimentatrice che indossava una maglietta che a volte aveva scritte antirazziste e altre volte no. I ricercatori ipotizzarono che i partecipanti avrebbero sintonizzato le loro opinioni solo se avessero avuto un interesse nei confronti della sperimentatrice. Per capirlo hanno variato il grado di piacevolezza della sperimentatrice. Nella condizione gradevole ringraziava i partecipanti e dava loro delle caramelle. Nella condizione sgradevole diceva che non amava distribuire le caramelle e che i partecipanti erano già fortunati ad essere l ì. Successivamente venne somministrato ai partecipanti un test al computer sul pregiudizio automatico e che misurava il loro pregiudizio inconscio verso gli afroamericani. Quando la sperimentatrice era nella condizione gradevole e indossava la maglietta antirazzista, i soggetti mostravano meno pregiudizio automatico rispetto alla condizione senza le scritte. Senza accorgersene avevano sintonizzato le loro opinioni con quelle della sperimentatrice. Nella condizione sgradevole i partecipanti sembravano reagire contro le opinioni della sperimentatrice. RISULTATI: tendiamo automaticamente ad adottare le opinioni delle persone che ci piacciono e automaticamente respingiamo quelle delle persone che non ci piacciono. IL CONTROLLO DI SE’: LA FUNZIONE ESECUTIVA DEL SE’ Non sempre è facile raggiungere i propri obiettivi a causa delle tentazioni e per questo motivo dobbiamo utilizzare l’ autocontrollo. Un’importante funzione del sé, quella esecutiva , dirige le scelte su cosa fare nel presente e fa progetti per il futuro. Sembra che siamo l’unica specie a poter immaginare eventi che non si sono ancora verificati e a poter fare piani a lungo termine, il controllo sulle nostre azioni è esercitato dal sé. Non è molto utile evitare la tentazione semplicemente cercando di non pensarci , perché più cerchiamo di non pensare a qualcosa, più questi pensieri continuano a tornarci in mente. Non funziona molto nemmeno focalizzarci solo sull’ obiettivo a lungo termine e su quanto sia importante per noi. Una strategia che può aiutarci è pianificare in dettaglio dove, quando e come raggiungeremo un certo obiettivo, evitando e prevenendo le tentazioni. Un altro modo è organizzare lo spazio in modo da evitare tentazioni (es: se non riusciamo ad ignorare il telefono, lo spegniamo e lo togliamo dalla nostra vista).