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Spiegazione generale dei Carmina di Catullo
Tipologia: Appunti
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CARMINA DOCTA - Catullo CARMINA DOCTA
» chiama l’amico con nomi diversi Allio o Manlio, per cui o è un errore, o sono componimenti diversi
I carmina docta Gli scrittori antichi consideravano Catullo un doctus , come tutti i poeti nuovi, cioè un poeta che non solo aveva una perfetta conoscenza dei miti, ma anche grande finezza ed eleganza formale, e lo ritenevano grande soprattutto per i carmina docta. I carmi 61 e 62 sono epitalami , cioè inni nuziali con cui si festeggiavano gli sposi la sera del matrimonio. Nel primo epitalamio un corteo di giovani e fanciulle, al bagliore delle fiaccole e con canti propiziatori al dio Imeneo, accompagna al tramonto Vinia Aurunculeia alla casa del marito. Manlio Torquato. Nel secondo epitalamio, sulla stella Espero, la prima a sorgere dopo il tramonto, si basa un allegro contrasto tra un gioioso coro di giovani, in favore dello sposo, e un coro di lamento di vergini, che paragonano la sposa a una rosa che sfiorisce se viene colta, mentre i giovani la paragonano alla vite che prospera se si appoggia al robusto olmo. Seguono poi due epilli. Il primo (il carme 63), in galliambi, versi difficilissimi, è dedicato al mito del giovane Attis che, per odio verso Venere, si reca in Frigia e si evira nell'esaltazione orgiastica del culto di Cibele, divenendone sacerdote. Il secondo (carme 64) canta della nave Argo che solca il mare verso la Colchide per la conquista del Vello d'Oro. Le Nereidi emergono a quella vista e uno degli Argonauti, il re tessalico Peleo, si innamora della ninfa del mare Teti ; durante il banchetto delle loro festose nozze le Parche inneggiano all'eroe Achille (figlio di Teti e Peleo) e piangono la sua prematura morte.
Dei rimanenti, il carme 66 è la traduzione della Chioma di Berenice del poeta Callimaco , che narra come la regina Berenice offra in voto agli dèi una ciocca dei suoi capelli per salvare il marito Tolomeo, partito per la guerra e tornato sano e salvo; il ricciolo viene quindi trasformato dagli dèi in una costellazione celeste.
Il 65 è la dedica della traduzione all'amico oratore Q. Ortensio Ortalo. Il carme 67 è un colloquio, piuttosto oscuro, tra un viandante e una porta di casa che racconta le vicende piccanti e scandalose della famiglia che abita in quella casa; il 68, di cui è contestata l'unità, associa elementi autobiografici , come l'amore per Lesbia, la gratitudine per un amico e il dolore straziante per la morte del fratello, al mito di Protesilào e Laodamìa , il cui amore finisce tristemente.