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catullo-carmina docta, Appunti di Latino

Testi e traduzione di Catullo. Dispensa per studenti di terza superiore.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 27/08/2021

espositolaura
espositolaura 🇮🇹

4.7

(3)

2 documenti

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T1
A chi io donerò questo nuovo libretto
Levigato con la ruvida pietra pomice?
A te, o Cornelio, di fatti tu eri solito dare un qualche valore
Alla mi sciocchezze, già quando ti sei invarcato (lett. Hai osato)
Come unico fra gli italici di raccontare la storia generale (tutta la storia di Roma)
In tre libi dotti, per Giove, e faticosi
Perciò eccoti questo libretto, qualunque esso sia e quale ne sia il valore
O vergine protettrice, sopravviva per più di una generazione
T7
Quello mi sembra sia pari agli dèi,
e che quello, se è possibile, superi gli dèi
che sedendo di fronte a te, continuamente guarda e ascolta
Te che dolcemente sorridi, a me misero strappa ogni senso
O Lesbia, infatti non appena ti ho vista
Ma la lingua si intorpidisce, una fiamma sottile mi scorre per le membra
Le orecchie mi ronzano di un suono interno, gli occhi sono avvolti da una duplice notte.
L’ozio, Catullo, ti danneggia, nell’ozio troppo esulti e ti ecciti; l’ozio in passato ha portato alla rovina re e città fiorenti.
T8
Viviamo, o mia Lesbia, e amiamo
e i rimproveri dei vecchi severi
stimiamoli tutti un soldo (un’asse)
Il sole può comparire e scomparire:
noi, una volta che sia tramontata la nostra breve luce, dovremo dormire una notte eterna.
Dammi mille baci, poi altri cento,
poi altri mille, poi ancora cento,
poi senza fermarti altri mille, poi cento.
Li confonderemo per non sapere quanti sono o perché nessuna persona malevola possa gettarci il malocchio
Sapendo che esistono tanti baciT15
La mia donna dice che preferirebbe unirsi a nessuno se non a me.
“Dice: ma quello che una donna dice all’amante desideroso bisogna scriverlo nel vento e sull’acqua che porta via
pf3

Anteprima parziale del testo

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T

A chi io donerò questo nuovo libretto Levigato con la ruvida pietra pomice? A te, o Cornelio, di fatti tu eri solito dare un qualche valore Alla mi sciocchezze, già quando ti sei invarcato (lett. Hai osato) Come unico fra gli italici di raccontare la storia generale (tutta la storia di Roma) In tre libi dotti, per Giove, e faticosi Perciò eccoti questo libretto, qualunque esso sia e quale ne sia il valore O vergine protettrice, sopravviva per più di una generazione T Quello mi sembra sia pari agli dèi, e che quello, se è possibile, superi gli dèi che sedendo di fronte a te, continuamente guarda e ascolta Te che dolcemente sorridi, a me misero strappa ogni senso O Lesbia, infatti non appena ti ho vista Ma la lingua si intorpidisce, una fiamma sottile mi scorre per le membra Le orecchie mi ronzano di un suono interno, gli occhi sono avvolti da una duplice notte. L’ozio, Catullo, ti danneggia, nell’ozio troppo esulti e ti ecciti; l’ozio in passato ha portato alla rovina re e città fiorenti. T Viviamo, o mia Lesbia, e amiamo e i rimproveri dei vecchi severi stimiamoli tutti un soldo (un’asse) Il sole può comparire e scomparire: noi, una volta che sia tramontata la nostra breve luce, dovremo dormire una notte eterna. Dammi mille baci, poi altri cento, poi altri mille, poi ancora cento, poi senza fermarti altri mille, poi cento. Li confonderemo per non sapere quanti sono o perché nessuna persona malevola possa gettarci il malocchio Sapendo che esistono tanti baciT La mia donna dice che preferirebbe unirsi a nessuno se non a me. “Dice: ma quello che una donna dice all’amante desideroso bisogna scriverlo nel vento e sull’acqua che porta via

T

Odio e amo. Forse ti chiedi come io faccia. Non lo so, ma sento che accade e mi tormento T Dopo aver viaggiato tra molte genti e per molti mari Giungo, o fratello, a queste triste esequie Per renderti il dono supremo di morte E parlare invano al tuo cenere muto Dal momento che la morte mi ha strappato te, proprio te O infelice fratello, indegnamente strappato a me Almeno ora intanto accetta queste tristi offerte che secondo l’antica usanza dei padri Ti sono state portate come triste dono per le esequie Ricevi molto grondanti di pianto fraterno E addio, o fratello, addio per sempre T Povero Catullo smettila di fare lo sciocco E considera perduto ciò che vedi perduto Brillarono un tempo per te giorni felici Quando eri solito recarti dove ti conduceva la tua donna Amata da noi quanta nessun’altra mai lo sarà Là avvenivano quei molti giochi d’amore Che tu volevi e la fanciulla non rifiutava Brillarono davvero per te giorni felici Ora ormai lei non vuole più: anche tu, non padrone di te (benché incapace di dominarti), non volere. e non inseguire colei che fugge, e non vivere infelice, ma incrollabilmente resisti, tieni duro Addio signora. Ormai Catullo tiene duro, e non ti implorerà, se tu non lo vorrai ma tu soffrirai, quando non sarai più cercata