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Complex tv Mittel J TV, Appunti di Letteratura

Complex tv Mittel J TV MITTEL COMPLEX

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 28/09/2020

marco-catanzani
marco-catanzani 🇮🇹

4.4

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CAPITOLO 3: Autorialità L’autore e la produzione Durante il processo di una produzione di una serie TV o di
un episodio partecipano decine di persone, rendendo quindi difficile l’attribuzione dell’autorità. Persino gli
studiosi di cinema, critici, i fan e l’industria hanno fatto a braccio di ferro per anni con l’autorialità,
giungendo all’idea condivisa che l’autorialità di un film vada attribuita al regista. Da sempre si è pensato che
il regista sia l’autore di ogni singola scelta, dall’arredamento del set alla qualità della prova degli attori,
oppure la scelta del sonoro. La verità è che ci sono elementi di un film che non sono stati pianificati o
realizzati dal regista, anche se alla fine è a lui che viene attribuita la responsabilità di averli inclusi nel
prodotto finale, generando quella che potremmo chiamare autorità attributiva. Il bisogno di creare una
serie continuativa e di successo, e che soprattutto vada avanti per anni, comporta un processo di
produzione molto diverso da quello cinematografico, che di solito è suddiviso in tre fasi: preproduzione
(scrittura prove e pianificazione), produzione (le riprese) epostproduzione (montaggio, effetti speciali e
missaggio del sonoro). In questo modello è il producer (e non il regista) ad avere la responsabilità selle
scelte definitive che caratterizzano l’opera terminata, secondo un modello di autorialità gestionale, il quale
richiama il ruolo di potere e supervisione di un manager nel campo degli affari. l processo di produzione
della puntata pilota prevede la selezione da un team formato da attori e scenografi, da un regista, e da altre
figure creative e tecniche che si occuperanno di ogni aspetto della serie. Se la puntata pilota viene giudicata
positivamente dal network, si entra automaticamente nella fase di produzione, ovvero il momento in cui
l’ideatore assembla una squadra di sceneggiatori e di producer per intraprendere il processo “creativo” a
lungo termine. L’ideatore, così, viene promosso al ruolo di producer esecutivo, assumendosi il compito di
head writer e anche il titolo ufficioso di “showrunner” . Gli showrunner si fanno carico dell’autorialità
gestionale, un po’ come fa il regista di un film con un montaggio di un episodio, ad esempio, comincia con
una prima versione ad opera del montatore, che viene poi modificata dal regista dell’episodio e in fine
modificata dal producer-showrunner, il quale si assume l’onere delle scelte finali. La squadra degli
sceneggiatori è invece molto più stabile, composta solitamente da un numero di sceneggiatori che va dai
sei ai dodici: il loro lavoro all’interno della writers’ room è considerato il cuore pulsante della creatività di
un programma. Per comprendere a pieno come funziona il ruolo degli sceneggiatori e dei producer
all’interno di una serie, basta prendere in considerazione Breaking Bad: nel corso dei suoi sessantadue
episodi, la serie ha visto un alternarsi di dieci sceneggiatori, venticinque registi, alcuni dei quali hanno
diretto solo uno o due episodi. L’episodio che va in onda è il risultato di complessi processi collaborativi, che
vedono il contributo di attori, curatori, montatori e producer, ma è sempre lo showrunner ad assumersi la
responsabilità del prodotto finale. La produzione dell’autorialità attraverso il discorso Molte persone
quando sentono parlare di autorialità dei programmi dei network commerciali, lo vedono come qualcosa
Scaricato da Marco Catanzani ([email protected]) lOMoARcPSD|5233122 di prodotto invece che di
realizzato da un autore. La mano d’opera, a contrario di quanto si pensa, è molto importante nella
realizzazione dei programmi, considerando il fatto che l’industria tratta i testi come prodotti (che
funzionano come esca per la vera merce da vendere: l’attenzione dell’autore) e i creativi come mano
d’opera. Il concetto di autorialità può essere definita in vari modi: si va dall’idea letteraria del genio che
lavora in solitudine per perfezionare il suo capolavoro a quella di un’autorità che garantisce all’opera di
diffondersi nel mondo della cultura. Da sempre l’autorialità ha avuto la funzione di un punto di riferimento
per l’interpretazione dell’opera, identificando la fonte più autorevole per comprendere il senso e le
intenzioni dell’opera. L’attribuzione di un programma a un autore è un fenomeno relativamente recente.
Nell’epoca dominata dai network era molto più comune che un programma fosse associato agli attori che
agli ideatori e soltanto pochi fan sapevamo qualcosa riguardo il team produttivo che stava alla base del
programma. Anche se è ancora comune che le serie siano promosse attraverso le proprie star, adesso
questa funzione può essere svolta anche dalla firma di autori affermati. Al giorno d’oggi anche i producer
vengono promossi, in quanto figure autorialità, grazie al lavoro svolto nelle writers room.
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CAPITOLO 3: Autorialità L’autore e la produzione Durante il processo di una produzione di una serie TV o di un episodio partecipano decine di persone, rendendo quindi difficile l’attribuzione dell’autorità. Persino gli studiosi di cinema, critici, i fan e l’industria hanno fatto a braccio di ferro per anni con l’autorialità, giungendo all’idea condivisa che l’autorialità di un film vada attribuita al regista. Da sempre si è pensato che il regista sia l’autore di ogni singola scelta, dall’arredamento del set alla qualità della prova degli attori, oppure la scelta del sonoro. La verità è che ci sono elementi di un film che non sono stati pianificati o realizzati dal regista, anche se alla fine è a lui che viene attribuita la responsabilità di averli inclusi nel prodotto finale, generando quella che potremmo chiamare autorità attributiva. Il bisogno di creare una serie continuativa e di successo, e che soprattutto vada avanti per anni, comporta un processo di produzione molto diverso da quello cinematografico, che di solito è suddiviso in tre fasi: preproduzione (scrittura prove e pianificazione), produzione (le riprese) epostproduzione (montaggio, effetti speciali e missaggio del sonoro). In questo modello è il producer (e non il regista) ad avere la responsabilità selle scelte definitive che caratterizzano l’opera terminata, secondo un modello di autorialità gestionale, il quale richiama il ruolo di potere e supervisione di un manager nel campo degli affari. l processo di produzione della puntata pilota prevede la selezione da un team formato da attori e scenografi, da un regista, e da altre figure creative e tecniche che si occuperanno di ogni aspetto della serie. Se la puntata pilota viene giudicata positivamente dal network, si entra automaticamente nella fase di produzione, ovvero il momento in cui l’ideatore assembla una squadra di sceneggiatori e di producer per intraprendere il processo “creativo” a lungo termine. L’ideatore, così, viene promosso al ruolo di producer esecutivo, assumendosi il compito di head writer e anche il titolo ufficioso di “showrunner”. Gli showrunner si fanno carico dell’autorialità gestionale, un po’ come fa il regista di un film con un montaggio di un episodio, ad esempio, comincia con una prima versione ad opera del montatore, che viene poi modificata dal regista dell’episodio e in fine modificata dal producer-showrunner, il quale si assume l’onere delle scelte finali. La squadra degli sceneggiatori è invece molto più stabile, composta solitamente da un numero di sceneggiatori che va dai sei ai dodici: il loro lavoro all’interno della writers’ room è considerato il cuore pulsante della creatività di un programma. Per comprendere a pieno come funziona il ruolo degli sceneggiatori e dei producer all’interno di una serie, basta prendere in considerazione Breaking Bad: nel corso dei suoi sessantadue episodi, la serie ha visto un alternarsi di dieci sceneggiatori, venticinque registi, alcuni dei quali hanno diretto solo uno o due episodi. L’episodio che va in onda è il risultato di complessi processi collaborativi, che vedono il contributo di attori, curatori, montatori e producer, ma è sempre lo showrunner ad assumersi la responsabilità del prodotto finale. La produzione dell’autorialità attraverso il discorso Molte persone quando sentono parlare di autorialità dei programmi dei network commerciali, lo vedono come qualcosa Scaricato da Marco Catanzani ([email protected]) lOMoARcPSD|5233122 di prodotto invece che di realizzato da un autore. La mano d’opera, a contrario di quanto si pensa, è molto importante nella realizzazione dei programmi, considerando il fatto che l’industria tratta i testi come prodotti (che funzionano come esca per la vera merce da vendere: l’attenzione dell’autore) e i creativi come mano d’opera. Il concetto di autorialità può essere definita in vari modi: si va dall’idea letteraria del genio che lavora in solitudine per perfezionare il suo capolavoro a quella di un’autorità che garantisce all’opera di diffondersi nel mondo della cultura. Da sempre l’autorialità ha avuto la funzione di un punto di riferimento per l’interpretazione dell’opera, identificando la fonte più autorevole per comprendere il senso e le intenzioni dell’opera. L’attribuzione di un programma a un autore è un fenomeno relativamente recente. Nell’epoca dominata dai network era molto più comune che un programma fosse associato agli attori che agli ideatori e soltanto pochi fan sapevamo qualcosa riguardo il team produttivo che stava alla base del programma. Anche se è ancora comune che le serie siano promosse attraverso le proprie star, adesso questa funzione può essere svolta anche dalla firma di autori affermati. Al giorno d’oggi anche i producer vengono promossi, in quanto figure autorialità, grazie al lavoro svolto nelle writers room.

Quest’identificazione di autorialità può essere un vantaggio per il programma dato che un network o un canale possono contare sulla reputazione dell’autore per riuscire ad attrarre il pubblico, e soprattutto i fan possono sperare che la serie di evolva fino a coinvolgerli quanto il precedente lavoro dell’autore. La reputazione, però, può anche spingere le aspettative troppo in alto, dato che i fan si basano sui lavori successivi di un autore e questo può non soddisfare le aspettative generate dai suoi precedenti programmi. Le esperienze non televisive dei producer possono invece aiutarci a vedere una serie sotto una luce che va al di là del giudizio estetico e delle aspettative intertestuali dato che aiutano ad arricchire la serie di elementi autenticità, mettendo in chiaro che il programma era stato realizzato da gente che conosceva gli argomenti trattati per esperienza diretta. In tutti questi casi, l’esperienza autobiografica dello staff del programma ci ha indirettamente aiutato a comprenderne la finzione rappresentata, incoraggiando molti spettatori a considerarlo un programma di giornalismo, il quale sfrutta la finzione per approfondire le verità avvalorate dall’autorialità. In passato gli autori e i producer TV rimanevano in un relativo anonimato, la diffusione del fandom televisivo però ha permesso agli showrunner di avere un rapporto più diretto e interattivo con i fan. Gli showrunner pubblicando interviste offrono ai fan più dettagli di quanti ne abbiano mai avuti. Alcuni showrunner usano regolarmente certe piattaforme online per entrare in contatto con i fan e costruirsi così un personaggio pubblico, permettendosi così di sbirciare all’interno della produzione. L’industria ha tratto vantaggi tali dall’aumento di popolazione degli showrunner da aver creato dei paratesti ufficiali che contribuiscano a far conoscere una serie anche al di fuori del circuito televisivo (come per esempio speciali televisivi o video online, anticipazioni di stagioni o episodi etc.). È importante notare che la maggior parte degli showrunner siano uomini dato che le donne che svolgono questo lavoro sono meno di un terzo. Sono poche le showrunner a essere diventate figure come le loro controparti maschili. Uno dei compiti più importati dell’autore è quello di trasmettere autorità, padronanza e controllo dell’universo narrativo, e nella cultura americana queste capacità sono profondamente attribuite all’uomo, fattore molto a sfavore delle donne, messe molto spesso in disparte sia nelle writers room sia nell’immaginario dei critici e degli spettatori televisivi. L’autorialità come prodotto della fruizione seriale. L’autorialità di un autore non è altro che il prodotto della ricezione dato che gli spettatori si fanno un’idea virtuale degli autori tramite i paratesti ufficiali e le caratteristiche della serie TV. Ed è allora che la retorica dell’autore entra in azione, influenzando interpretazione, giudizio e coinvolgimento degli spettatori e per comprendere come ciò avvenga dobbiamo prima analizzare le Scaricato da Marco Catanzani ([email protected]) lOMoARcPSD|5233122 caratteristiche dell’autore implicito. L’autore implicito è un concetto molto discusso nell’ambito della teoria della letteratura: un progetto comunicativo o editoriale ovvero quello che il fruitore deve capire del testo. È un’idea come lo spettatore deve interpretare al meglio quello che vogliono che comprenda del testo. Molti sostengono che l’autore implicito venga preso molto spesso come punto di riferimento dagli spettatori che vogliono interpretare il film. Moti spettatori infatti desiderano davvero una narrazione antropomorfa (umana), e quindi a tal proposito costruiscono delle figure autoriali di riferimento che li accompagni durante la visione. Dall’altra parte invece abbiamo l’autore desunto (dedotto), il quale serve a sottolineare che l’autorialità non viene costruita attraverso le implicazioni testuali, ma prende corpo anche attraverso l’atto della ricezione (intercettazione). La funzione dell’attore desunto è la produzione, da parte degli spettatori, di un’autorialità responsabile della narrazione del testo, basata per lo più sugli elementi del testo e sui discorsi intorno a esso. In parole povere loro sono dietro alla domanda che ci poniamo quando guardiamo una serie ovvero “perché l’hanno fatta così?”. È proprio durante gli intervalli pubblicitari che la funzione dell’autore desunto diventa più evidente, proprio mentre gli spettatori sono costretti a prendersi una pausa dalla narrazione, interrompendo così la propria immersione, l’autore mano mano emerge sempre di più attraverso le ipotesi su ciò cui quegli stessi autori stanno lavorando in quel momento. Più sono i paratesti di cui fruiamo, più facciamo nuove deduzioni sugli autori, e ciò influisce sulla nostra fruizione della narrazione. Attraverso questi modelli di coinvolgimento, la funzione dell’autore