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Analisi dal punto di vista sociologico
Tipologia: Appunti
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La comunicazione può essere intesa come un "flusso comunicativo" ossia un insieme di comportamenti e atteggiamenti che hanno valore di messaggio, ad esempio come ci si veste, l'espressione del viso, come si cammina, dato che tutto invia informazioni, o consapevolmente o al di là delle intenzioni. Riceviamo continue comunicazioni da persone, oggetti o luoghi in quanto nella nostra società c’è la necessità di essere visibili per apparire, per attirare l’attenzione e se al contrario si è invisibili si pensa di essere inutili o insignificanti. Nella comunicazione faccia a faccia gli individui sono coinvolti nella loro totalità psico-fisica attraverso più canali, ovvero quelli dei 5 sensi, come quello vocale-uditivo, visivo, tattile e olfattivo. I canali possono favorire oppure ostacolare la comunicazione e ci sono persone che hanno una competenza comunicativa molto accentuata e sanno interpretare con facilità i segnali legati alla comunicazione. Questa capacità viene utilizzata, in particolar modo, nel mondo della politica. Tra gli individui esistono anche scambi di messaggi che appartengono alla comunicazione non verbale che riguardano il linguaggio del corpo e i suoni come ad esempio la posizione del corpo e i comportamenti cinesici (postura, gesticolazioni o movimenti delle mani);le espressioni del viso o la prossemica, cioè il comportamento spaziale; la prosodia, ossia la musicalità del parlato e il para linguaggio, ovvero segnali che accompagnano il parlato come colpi di tosse, sospiri o risate. Parlando della prossemica si possono distinguere quattro tipi di distanze interpersonali, quella intima che può essere violata solo da persone con cui si ha un rapporto molto affettivo ma la violazione di questa sfera può indicare anche il contrasto o la minaccia; successivamente si ha la distanza personale che solitamente indica che tra i due interlocutori esiste un rapporto di amicizia e confidenza; distanza sociale che si adotta quando si discute con una persona con cui si ha un rapporto formale ed infine la distanza pubblica utilizzata ad esempio nei comizi oppure negli spettacoli. La comunicazione non verbale non trasmette conoscenze, tranne nel linguaggio dei segni per non udenti, e sviluppa un'interazione con gli altri. Ha 3 funzioni, la prima è quella di supporto al linguaggio verbale in caso di troppa distanza o rumori eccessivi; la seconda è quella interpersonale che si usa per segnalare una "vicinanza" o un "allontanamento" con l'interlocutore ed infine c'è quella espressiva che serve a comunicare ciò che proviamo all'altra parte. I mass media sono i mezzi di comunicazione(libri, radio, televisione, cinema) che permettono di superare i limiti della comunicazione faccia a faccia e di emettere messaggi rivolti a un gran numero di utenti, simultaneamente, anche a distanza. Propongono una realtà che è sempre mediata ed hanno un effetto "anestetizzante" nel senso che producono un allontanamento emotivo dalla realtà. Per new media si intendono i mezzi di comunicazione con nuove modalità di trasmissione delle informazioni, basate sull'uso delle tecnologie digitali( computer, smartphone, tablet) nelle quali è possibile anche l'interattività. Quest’ultime sono definite interattive perché entrambe le parti coinvolte hanno la possibilità di assumere, contemporaneamente, i ruoli di emittente e ricevente: un utente che scarica un contenuto può aggiungere un contenuto multimediale, commento o valutazione. Nella rete è presente il problema del sovraccarico di informazioni che si risolve imparando a selezionare e a distinguere le informazioni esatte da quelle errate. Con l’avvento di una società molto più propensa alla tecnologia digitale, si sono sviluppate anche delle patologie legate alla troppa presenza online, prima tra tutte la demenza digitale ovvero la dipendenza da Internet. L’incapacità di allenare la mente usando i normali stimoli che ci circondano, infatti, può causare
un disturbo molto serio e Spitzer, uno studioso, ha affermato che questo provoca la perdita delle proprie capacità comunicative e intellettive. Se la caduta del muro di Berlino ha comportato che le ideologie si sono in qualche modo arrese alla capacità adattiva del capitalismo, anche i mezzi di comunicazione di massa si sono arresi all'invasività di internet e sono diventati un mezzo di persuasione. I primi influencer della storia sono stati Hitler e Mussolini, ad esempio il primo nelle birrerie di Monaco cominciò a predicare l'odio per i corruttori della nazione, per gli artisti delle sventure tedesche, promuovendo i monologhi violenti contro il pacifismo ebraico e contro l'internazionalismo marxista e con altrettanta intensità emotiva preannunciò l'annientamento delle istituzioni democratiche e la resurrezione del Reich. La sua propaganda si rivolse ai nazionalisti, esaltandoli nella visione di una grande Germania, ai razzisti, militari delusi e frustrati, convinti che la sconfitta fosse avvenuta ad opera di un tradimento ai loro danni e a tutti gli emarginati sociali, a cui offriva una speranza e un approdo politico, prospettando un nuovo ordine di sicurezza e di prosperità. La sua violenza si scagliò contro i liberali, democratici, socialisti e gli ebrei. Nel 900 l'avvento e la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa hanno incentivato lo studio di alcune teorie, tra cui quella ipodermica, di approccio psico-sociologico sul campo, struttural-funzionalista, "Usi e gratificazioni", critica, agenda setting e quella culturologica. La prima si sviluppa nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, intorno al 1936, grazie agli studi di Blumer, Lasswell e Lund. Secondo quest'ultima i messaggi dei media sarebbero come "pallottole" che colpiscono gli individui, riceventi, che sono inermi e passivi senza possibilità di opporsi ed è per questo che i media sono considerati direttamente responsabili dell'affermazione dei totalitarismi. Se il messaggio arriva, la persuasione è assicurata(iperdeterminismo) e secondo questa teoria l'emittente è onnipotente. Per quanto riguarda l'approccio psico-sociologico sul campo, che si sviluppa tra il 1940 e il 1960 nell'Università Yale, un gruppo di psicologi con a capo Hovland ed un altro con Lazarsfeld alla Columbia University teorizza che il ricevente non è passivo, come sosteneva la teoria ipodermica, anzi, è un consumatore attivo che sceglie consapevolmente, e la pubblicità non fa altro che rafforzare posizioni già presenti in esso. La persuasione dei media dipende dalla credibilità della fonte e dalla sua attrattività ma amici e conoscenti (opinion leader) hanno più potere persuasivo di essi. Questo processo è noto come "two steps flow communication" in quanto i media persuadono le opinioni leader che a loro volta persuadono, con il comportamento, la gente comune. La terza teoria si sviluppa tra il 1950 e il 1960 ed è il tentativo di applicare alla comunicazione il modello del funzionalismo sociologico di Parsons. È stata elaborata da Wright che individua nei mass media funzioni sociali, individuali e ricreative dove i riceventi sono sia passivi che collaborativi. C'è un'altra teoria, quella di "Usi e gratificazioni", secondo la quale i mass media hanno la funzione di soddisfare i bisogni cognitivi, affettivo-estetici, di evasione, integrativi a livello della personalità e a livello sociale. I riceventi sono consumatori razionali e consapevoli in quanto mirano a soddisfare i propri bisogni. La teoria critica viene elaborata nella Scuola di Francoforte da Horkheimer, Adorno e Marcuse. Quest'ultima studia i rapporti tra la produzione culturale, il potere e il controllo sociale, dove gli emittenti impongono modelli di comportamento massificanti e i riceventi sono istupiditi, inermi e passivi. Le attività di ricerca e riflessione sono basate sul pensiero di Marx, psicanalisi di Freud, filosofie di Hegel e Heidegger.