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Confronto tra Michelangelo e Raffaello, Guide, Progetti e Ricerche di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Confronto tra Michelangelo e Raffaello per storia dell'arte

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2020/2021

Caricato il 04/07/2024

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Confronto tra Michelangelo e Raffaello
Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti sono stati due dei maggiori rappresentanti dell’arte
italiana nell’era moderna. Oltre ad essere due delle figure più importanti del
Rinascimento, Michelangelo e Raffaello, furono anche perfetti rivali, tanto nella vita quanto nella
carriera.
La “Madonna del cardellino” di Raffaello
La Madonna del cardellino di Raffaello racconta l’amore di una madre e anticipa la morte sulla
croce del figlio.
La Madonna del Cardellino è stata dipinta da Raffaello nel 1507 a Firenze, poco prima del suo
viaggio a Roma. In primo piano c’è la Vergine che tiene un libro mantenendo con la mano il segno
di ciò che stava leggendo poco prima, un dettaglio che allude alla sua consapevolezza circa il futuro
del figlio. Di fronte a lei, tra le sue gambe si trova Gesù Bambino; il piccolo ha il suo piedino
appoggiato sopra quello della Vergine come per cercare protezione. Anche la Madonna è raffigurata
a piedi nudi. Sulla sinistra è raffigurato San Giovanni Battista (cugino di Gesù); lo si riconosce dalla
veste povera che indossa, cinta intorno alla vita con una corda. San Giovanni si appoggia sulla
gamba destra della Vergine e ha in mano un cardellino, simbolo della passione di Cristo. La presenza
di questo uccellino è il motivo del titolo dato al dipinto. San Giovanni porge il cardellino a Gesù che
lo accarezza con la mano destra alzata. Gli sguardi dei due bambini si incrociano: Gesù Bambino
ha uno sguardo più fermo e pensieroso mentre San Giovanni gli sorride. L’iconografia cristiana ha
identificato tre specie di uccelli come simbolo del sacrificio di Cristo: il cardellino, il pettirosso e il
fringuello. Durante la crocifissione, infatti, questi uccelli soccorsero Gesù, con il loro becco
staccarono le spine dalla corona ma si ferirono. Il cardellino porta, sul piumaggio, accanto al becco,
il segno di queste ferite di color rosso sangue. È molto evidente nell’opera la composizione
piramidale delle figure tipica dell’ultimo periodo fiorentino di Raffaello. La Vergine ruota leggermente
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Confronto tra Michelangelo e Raffaello

Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti sono stati due dei maggiori rappresentanti dell’arte italiana nell’era moderna. Oltre ad essere due delle figure più importanti del Rinascimento, Michelangelo e Raffaello, furono anche perfetti rivali, tanto nella vita quanto nella carriera.

La “Madonna del cardellino” di Raffaello

La “ Madonna del cardellino” di Raffaello racconta l’amore di una madre e anticipa la morte sulla croce del figlio. La Madonna del Cardellino è stata dipinta da Raffaello nel 150 7 a Firenze, poco prima del suo viaggio a Roma. In primo piano c’è la Vergine che tiene un libro mantenendo con la mano il segno di ciò che stava leggendo poco prima, un dettaglio che allude alla sua consapevolezza circa il futuro del figlio. Di fronte a lei, tra le sue gambe si trova Gesù Bambino; il piccolo ha il suo piedino appoggiato sopra quello della Vergine come per cercare protezione. Anche la Madonna è raffigurata a piedi nudi. Sulla sinistra è raffigurato San Giovanni Battista (cugino di Gesù); lo si riconosce dalla veste povera che indossa, cinta intorno alla vita con una corda. San Giovanni si appoggia sulla gamba destra della Vergine e ha in mano un cardellino, simbolo della passione di Cristo. La presenza di questo uccellino è il motivo del titolo dato al dipinto. San Giovanni porge il cardellino a Gesù che lo accarezza con la mano destra alzata. Gli sguardi dei due bambini si incrociano: Gesù Bambino ha uno sguardo più fermo e pensieroso mentre San Giovanni gli sorride. L’iconografia cristiana ha identificato tre specie di uccelli come simbolo del sacrificio di Cristo: il cardellino, il pettirosso e il fringuello. Durante la crocifissione, infatti, questi uccelli soccorsero Gesù, con il loro becco staccarono le spine dalla corona ma si ferirono. Il cardellino porta, sul piumaggio, accanto al becco, il segno di queste ferite di color rosso sangue. È molto evidente nell’opera la composizione piramidale delle figure tipica dell’ultimo periodo fiorentino di Raffaello. La Vergine ruota leggermente

il busto verso San Giovanni e lo osserva, volgendo gli occhi in basso; con un gesto affettuoso e protettivo appoggia la sua mano destra sulla sua spalla. Le tre figure sono dipinte all’interno di un paesaggio collinare. Il prato, in primo piano, è punteggiato da fiori che paiono primule. I due bambini sono raffigurati nudi mentre la Madonna indossa una veste rossa e un manto azzurro, due colori molto comuni nell’iconografia del personaggio: il rosso, infatti, allude al sangue e alla Passione di Cristo, l’azzurro al manto del cielo e al rapporto tra vita terrena e ultraterrena simboleggiato dalla Vergine. La Madonna del Cardellino di Raffaello è custodita ed esposta presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.

“Tondo Doni” di Michelangelo

Il “ Tondo Doni” (1504-1506) di Michelangelo raffigura la Sacra Famiglia. San Giuseppe, Gesù Bambino e la Madonna sono immersi in un paesaggio all’aperto. Il Santo è seduto dietro la Vergine e sostiene il corpo di Gesù Bambino. San Giuseppe e la Madonna sono vestiti con mantelli e abiti della tradizione cristiana. Oltre il muretto, sulla destra, in basso, si intravede poi San Giovanni Battista che rappresenta simbolicamente il passaggio dal passato al presente, dal mondo pagano al mondo cristiano, e anticipa la figura di Cristo. Il Santo guarda rapito con un’espressione sorridente verso la Sacra Famiglia che si trova alla sua destra. Sulla strada che attraversa orizzontalmente il Tondo Doni si trovano alcuni giovani nudi che rimandano alla nudità classica: sono due a sinistra e tre a destra e stanno interagendo tra di loro. Il cielo occupa solo una piccola porzione del dipinto. La Sacra Famiglia è rappresentata come un momento di serena vita familiare. La Vergine è seduta di traverso in primo piano sul prato e compie una torsione verso sinistra per abbracciare il bambino che si trova tra le braccia di San Giuseppe, come per avvicinarlo allo spettatore. Secondo la dottrina cattolica la rappresentazione dei tre personaggi sacri simboleggia il giusto modello familiare.

Il capolavoro dell’Urbinate mostra l'apoteosi della ninfa Galatea che cavalca un cocchio a forma di conchiglia trainata da due delfini e guidata dal fanciullo Palemone. La veste rossa gonfiata dal vento, simile a una vela, il corpo statuario, le braccia tese a guidare i delfini che trainano sull’acqua il cocchio, mentre un festoso corteo di tritoni, nereidi e amorini ne celebra il trionfo. Galatea, ninfa del mare, è in fuga dall’amore del Ciclope, invidioso di Aci, il giovane bellissimo amato dalla Nereide, ucciso da un macigno scagliato dal Polifemo e trasformato in un fiume che ne conserva il nome. Il mito raccontato nelle Metamorfosi di Ovidio, (ma anche nell’Idillio XI di Teocrito e nel ditirambo Il Ciclope di Filosseno di Citera) giunse ai pennelli di Raffaello che tradusse in un affresco carico di suggestioni, in un ritmo vorticoso quasi come una danza, il trionfo della fanciulla “dalla pelle bianco- latte”. La protagonista dell'affresco si innalza imponente dalla superficie marmorea del mare, evocando una classicità mitica, enfatizzata dai toni cristallini, quasi irreali, che tradiscono un’approfondita conoscenza, da parte di Raffaello, della pittura romana antica. Il movimento sinuoso del manto, gonfiato dal vento, accompagnato dal lieve ondeggiare dei capelli di Galatea, è ripreso dal gesto della vicina nereide, che solleva un braccio mentre, rapita da un tritone, cerca di divincolarsi. I corpi possenti delle figure risentono di influssi michelangioleschi, addolciti tuttavia dalla delicatezza e dal senso della misura di Raffaello che pervade i suoi personaggi di un’aggraziata naturalezza. Il Trionfo a cui allude il titolo si riferisce al vero amore, quello che Galatea prova per Aci, che si oppone all’amore provato da Polifemo che al contrario del primo, è un amore che si impone e che possiede. Si evince quindi come i putti armati che circondano la figura della ninfa, in particolare quello al quale è rivolto lo sguardo di Galatea che tiene le sue frecce nascoste dietro una nuvola, siano un riferimento all’amore platonico che non si realizza unicamente nel desiderio fisico ma piuttosto in una pulsione dell’anima. È importante osservare come in primo piano, tra i putti armati, sia raffigurato Cupido (Dio dell’amore) che ha la funzione di attirare lo sguardo dell’osservatore verso i delfini che trainano la conchiglia. Galatea, nella sua posa statuaria, in lieve torsione verso sinistra, avvolta da una veste di un rosso “pompeiano”, ricorda Santa Caterina di Alessandria, l’olio su tavola di Raffaello. Baldassarre Castiglione era rimasto a tal punto estasiato dalla perfezione della Galatea da chiedere a Raffaello quale fosse stata la sua modella; tuttavia, l’Urbinate rispose che la fanciulla era semplicemente frutto di una sua idea di bellezza. CURIOSITÀ È noto che Raffaello, durante il corso d’opera dei suoi affreschi nella villa, fosse estremamente geloso del suo lavoro, tanto da non consentire a nessuno, esclusi i suoi collaboratori, di accedere alla visione degli affreschi incompiuti. Meno che mai al suo famoso rivale Michelangelo. La leggenda narra infatti che Michelangelo era estremamente curioso di esaminare come procedevano gli affreschi di Raffaello. Si dice che riuscì ad eludere la sorveglianza dei custodi travestendosi da venditore. Distraendo i guardiani con della mercanzia, si intrufolò nel palazzo durante una pausa dei lavori. Quando egli si trovò di fronte alle pareti semi-affrescate, poté finalmente ammirare il lavoro del rivale. Forse per occupare il tempo o forse per “rimproverare” Raffaello, di fronte ad una lunetta ancora vuota non riuscì a resistere alla tentazione: prese un pezzo di carbone e disegnò così una bellissima e gigantesca testa, prima di sgattaiolare via. Raffaello, ritornando al lavoro, trovò quella testa nella lunetta. Era uno studio di volto incredibilmente bello, capì che solo la mano di Michelangelo poteva aver prodotto un disegno di tale maestria e, sebbene arrabbiato per quella intrusione, non ebbe la forza di cancellarlo, anzi, ordinò che nessuno lo toccasse.

“Tondo Doni” di Michelangelo

“Madonna del cardellino” di

Raffaello

“Trionfo di Galatea” di Raffaello 1512 Firenze, Galleria degli Uffizi Firenze, Galleria degli Uffizi Roma, Villa Farnesina Figure in movimento Figure statiche movimentate dal loro atteggiamento Figure in movimento Struttura a spirale Struttura piramidale (riprende Leonardo) Struttura dinamica Colori accesi Colori tenui Colori vivi Figure nitide in tutto il quadro Figure nitide in primo piano mentre in secondo piano sfumate Figure nitide Muscolatura di ispirazione maschile di Maria Muscolatura più femminile di Maria Muscolatura possente (Michelangelo) Sfondo con figure umane Sfondo naturale Sfondo naturale Virginia Galasso 4AL