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Tutti i concetti chiave da sapere su Michelangelo e Raffaello in storia dell’arte
Tipologia: Appunti
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Michelangelo nacque a Caprese, vicino ad Arezzo, nel 1475, da una famiglia nobile ma non benestante. Trasferitosi a Firenze, iniziò a frequentare la corte di Lorenzo il Magnifico e si avvicinò alla filosofia neoplatonica. Michelangelo mostra fin da subito la volontà di allontanarsi dalla razionalità e la geometria che caratterizzavano la pittura rinascimentale, specializzandosi nella resa drammatica della scena e il dinamismo dei corpi.
Nel 1498 un cardinale francese commissiona a Michelangelo una scultura ritraente la Pietà per una cappella nella Basilica di San Pietro. È considerata uno dei massimi capolavori dell’artista ed è una delle icone del Rinascimento italiano. La scultura è costituita da due figure, la Madonna e Gesù (senza vita), uniti da un panneggio morbido e ampio. Michelangelo ottiene una perfetta levigatura del marmo, rendendolo traslucido. Unica opera firmata dall’artista. La Madonna viene ritratta come una giovane ragazza dal volto malinconico e triste, mantenendo sempre un’aura di purezza. Il suo dolore non viene raffigurato in modo plateale e drammatico, ma attraverso una pacata compostezza. La bellezza quasi idealizzata e astratta di Maria (che è totalmente priva di segni del tempo) potrebbe essere un richiamo alla filosofia neoplatonica con la quale Michelangelo era entrato in contatto alla corte dei Medici a Firenze. Il corpo di Gesù viene sorretto dalla madre, che gli solleva la spalla. Michelangelo riesce a rendere perfettamente non solo l’anatomia del Cristo, ma anche la pesantezza del corpo morto, interamente sorretto dalla Madonna. Anche la testa reclinata e il braccio destro sono privi di vita ed appoggiati alle braccia di Maria o al panneggio sottostante.
Nel 1501 venne affidato a Michelangelo il compito di realizzare una statua raffigurante l’eroe biblico David, partendo da un enorme blocco di marmo già sbozzato da Agostino di Duccio (poi scartato perché considerato troppo rovinato e fragile). Michelangelo ebbe quindi la possibilità di sperimentare nuove soluzioni compositive. Nel 1504 l’artista portò a termine la scultura, alta oltre quattro metri. Michelangelo sceglie di rappresentare la determinazione all’agire: David non ha ancora scagliato la pietra, ma è in procinto di farlo. Questo è intuibile dalla postura e dalla tensione del corpo. Allegoricamente, la statua del David simboleggia la risposta valorosa della Repubblica Fiorentina in caso di attacco. La nudità può essere vista come un richiamo alle statue classiche, nelle quali gli eroi e gli atleti vittoriosi erano rappresentati nudi. Ritratto nell’atto di fissare l’avversario, il David è padrone e artefice del proprio destino. Il volto esprime consapevolezza e determinazione, il braccio sinistro sta sistemando la fionda sulla spalla mentre il destro - in flessione - prepara il sasso. La posizione del corpo richiama la tipica struttura a chiasmo delle statue classiche. Per evitare che la statua risultasse otticamente non proporzionata (dato che sarebbe stata posta in una posizione elevata), Michelangelo sceglie di realizzare la testa e i fianchi piuttosto grandi rispetto al resto del corpo.
Il nome di questo quadro deriva dalla sua forma. Si tratta di un formato tipico fiorentino, era infatti un desco da parto (un tavolo rotondo che veniva donato alla madre in occasione di una nuova nascita, che spesso veniva dipinto). Fu realizzato per la famiglia Doni, una famiglia di mercanti fiorentini, in occasione delle nozze di Maddalena Strozzi e Agnolo Doni. Si tratta dell’unico quadro da cavalletto sicuramente realizzato da Michelangelo (tempera su tavola), la cornice è anch’essa originale di Michelangelo. L’opera raffigura la Sacra Famiglia. La Madonna ha i capelli corti e non porta il velo. Le sue braccia sono molto muscolose, il Bambino è in braccio a Giuseppe. Maria è ritratta in una complessa torsione del corpo, con le ginocchia e le braccia che “guardano” due direzioni opposte. Tutte le figure sono particolarmente plastiche. L’uomo è al centro del dipinto = antropocentrismo, tipico del Rinascimento. Per questo motivo nessuno dei tre componenti della famiglia è raffigurato con l’aureola, vengono infatti rappresentati come uomini. Il muretto posto tra la famiglia e lo sfondo (NB, non compare molto paesaggio, che era l’elemento caratterizzante di Leonardo. Michelangelo si concentra più sulla figura umana) potrebbe simboleggiare il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento, con San Giovannino che si sporge per osservare la scena che gli si pone davanti. Questa scelta riprende la divisione delle figure dell’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci. La luce esalta le figure, arriva da sinistra e dall’alto. I colori molto sgargianti del quadro prefigurano le figure della Cappella Sistina, che Michelangelo dipingerà qualche anno più tardi. Il cangiantismo viene quindi ripreso da Giotto e Masaccio, con l’utilizzo di molti colori complementari.
Mentre Michelangelo stava realizzando la tomba di Giulio II, il papa decise di fargli dipingere la volta della Cappella Sistina. Inizialmente l’artista rifiutò, affermando di essere uno scultore, non un pittore. Finalmente convintosi ad accettare la commissione, Michelangelo si dedicò alla decorazione della volta con storie della Genesi. La superficie della cappella è di 500m^2 , e la volta è posta ad un’altezza di 20m. Grazie a delle impalcature era possibile raggiungere queste altezze, ma le figure dovevano essere per forza deformate per apparire proporzionate e naturali per l’osservatore. Egli stesso racconta che, avendo voluto dipingere e disegnare tutto da solo, soffrì di problemi muscolari e si danneggiò il nervo ottico. Dall’ingresso all’uscita, si passa da scene con molte figure a scene con poche figure. Nella creazione di Adamo le mani di Dio e di Adamo si toccano quasi ma non del tutto, per simboleggiare che l’uomo è vicino a Dio ma non è suo pari. Dio viene raffigurato come un uomo anziano, circondato da un manto rosa la cui forma ricorda quella del cervello umano, simboleggiando che prima di essere creati, gli uomini sono nella mente di Dio.
Raffaello rielabora e sperimenta tantissimo. Fa anche alcuni arazzi. Nasce ad Urbino, la sua pittura adolescenziale è molto influenzata da Pietro Perugino (opere aggraziate, leggere, delicate). Lavora anche a Roma e conosce Michelangelo. Diventa uomo di fiducia dei papi. Viene sepolto nel Pantheon, sopra la sua tomba viene posta ogni giorno una rosa rossa.
Opera che idealmente chiude la prima fase dell’attività di Raffaello. Commissionata nel 1507 da Atalanta Baglioni, nobildonna perugina. Il tema del dipinto voleva commemorare la recente uccisione del figlio della donna, Grifonetto, forse ritratto nel giovane che regge il lenzuolo. Il paesaggio richiama quello umbro, e la scena è divisa in due gruppi: il primo comprende il trasporto di Cristo al sepolcro, il secondo è composto dal gruppo di donne che sorreggono la Madonna svenuta. L’uomo al centro che sorregge il lenzuolo con i capelli al vento collega idealmente i due settori. Raffaello insiste sulla drammaticità della scena, come si può notare dal gesto della Maddalena che accarezza il viso di Cristo. Il braccio destro di Gesù riprende quello della Pietà di Michelangelo. La donna in ginocchio che sorregge la Vergine richiama la Madonna del Tondo Doni. Raffaello prende da Michelangelo la drammaticità e la fisicità delle figure, interpretandole personalmente e rendendo evidente lo sforzo nel trasporto della salma. Le espressioni dei volti richiamano invece lo studio di Leonardo dei moti dell’animo e della psicologia dell’uomo.
Nel 1508 Raffaello fu chiamato a Roma da papa Giulio II per decorare le stanze vaticane. Queste stanze consistono in quattro ambienti degli appartamenti papali. Il pontefice desiderava costruire una nuova ala in cui risiedere dato che non intendeva utilizzare le stanze di Alessandro VI, suo nemico e predecessore. Ogni parte di ogni stanza è sormontata da una lunetta affrescata. Nella Stanza della Segnatura (biblioteca e poi luogo dove si apponevano le firme e i sigilli papali) l’affresco più famoso è quello della Scuola di Atene, che esalta la scienza e la filosofia. L’architettura dipinta è imponente e scenografica, e richiama i pilastri absidali di Bramante a San Pietro. I personaggi sono posti su due livelli separati da una scalinata. Al centro vi sono Platone e Aristotele, con attorno Epicuro (che è ritratto con un’iconografia che ricorda quella del dio Bacco), e Pitagora (che scrive su un libro). Secondo la tradizione, Eraclito avrebbe le fattezze di Michelangelo, ritratto pensoso appoggiato su un blocco di marmo mentre scrive, e sarebbe un omaggio agli affreschi svolti nella CS. La lunetta che raffigura la Liberazione di San Pietro dal Carcere è scandita in tre tempi: al centro un angelo sveglia il santo, a destra entrambi escono dalla prigione, a sinistra le guardie iniziano a seguirli. La scena è uno dei primi notturni della storia dell’arte, la luce ha origine da varie fonti: soprannaturale dall’angelo, naturale dalla luna, quella reale dalla finestra alla base della lunetta.
Nella terza stanza l’affresco più importante è quello dell’Incendio di Borgo, un episodio storico avvenuto nell’847. Un incendio sarebbe stato miracolosamente placato dalla benedizione di Leone X. La composizione è fortemente dinamica e presenta molte architetture che si susseguono in profondità. In primo piano si trovano alcuni episodi con i popolani in fuga, sulla sinistra si trova un uomo che trasporta in spalla un vecchio affiancato da un bambino, scena che si ispira alla fuga da Troia di Enea, Anchise e Ascanio.