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Cooperative Learning: Un Approccio Collaborativo all'Apprendimento, Tesine universitarie di Scienze dell'educazione

UNA DESCRIZIONE DEL COOPERATIVE LEARNING E DEL SUO USO A SCUOLA

Tipologia: Tesine universitarie

2018/2019

Caricato il 22/12/2019

teresina14
teresina14 🇮🇹

4.5

(30)

14 documenti

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INDICE
INTRODUZIONE............................................pag. 4
CAPITOLO 1
La società cambia…...........................................pag. 6
CAPITOLO 2
La scuola cambia ...............................................pag. 8
CAPITOLO 3
Il Cooperative Learning ....................................pag. 10
Breve storia ...................................................pag.10
I concetti base del Cooperative Learning........pag. 11
L’interdipendenza positiva ............................pag. 12
L'interazione promozionale faccia a faccia.......pag. 14
Le competenze sociali .....................................pag. 14
La responsabilità individuale............................pag. 16
La revisione e il controllo del comportamento del
gruppo.............................................................pag. 16
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INDICE

Le differenze tra lavoro di gruppo e Cooperative

Learning .....................................................................pag.

CAPITOLO 4

Il Cooperative Learning come strumento di integrazione..pag.

CAPITOLO 5

Una guida (veloce) all’applicazione del Cooperative

Learning ...............................................................................pag.

Effettuare una buona analisi della situazione ...........pag. 22

Identificare le lezioni da svolgere .............................pag. 22

Stabilire obiettivi e compiti .....................................pag. 23

Prendere decisioni organizzative...............................pag. 24

Definire le modalità del processo di controllo (monitoring)

e di revisione dell’attività svolta in gruppo (processing)

…………………………………….…pag. 24

INTRODUZIONE

Le più attuali teorie psicoeducative hanno portato, negli ultimi anni, a modificare sostanzialmente le pratiche didattiche e gli approcci tra insegnamento e apprendimento: in particolare, l’elemento più rilevante è l’attenzione posta nei confronti del soggetto che apprende impegnato nella soluzione di compiti e nella riflessione sui processi e sulle strategie messi intatto, in un’ottica costruttivista. Secondo l’approccio costruttivista l’alunno è costruttore attivo di conoscenza e l’insegnante è colui che predispone situazioni attive di apprendimento significativo e di scoperta. Con il costruttivismo si afferma, implicitamente, la natura relazionale della conoscenza come interazione dialettica tra il soggetto che conosce e l’oggetto da conoscere e il suo carattere dinamico. Cruciali in tal senso sono le interazioni tra pari che consentono l’esteriorizzazione delle proprie concettualizzazioni e l’avvio del processo di reciproca riflessione sul proprio fare intellettuale e pratico durante il suo svolgersi; l’interazione tra l’osservazione e la pratica dialogica aiuta l’alunno a sviluppare l’automonitoraggio e l’autocorrezione delle proprie capacità e a coniugare abilità e conoscenze concettuali necessarie per procedere verso la competenza.

Consapevolezza e controllo strategico sono due obiettivi ambiziosi ma necessari se si vuole promuovere lo sviluppo dei processi cognitivi in vista di un’acquisizione significativa e stabile delle conoscenze. Si promuove in questo modo una conoscenza (della realtà) come costruzione sia individuale che sociale. Il costrutto metacognitivo ha riconosciuto l’importanza del complesso rapporto tra apprendimento e insegnamento, aprendosi alla riflessione. La conoscenza si configura come un prodotto culturalmente, socialmente, storicamente e contestualmente costruito, ancorata al contesto concreto e realizzabile attraverso forme di collaborazione e negoziazione sociale. Le nuove “difficoltà” che l’insegnante si trova, così, a dover affrontare riguardano sostanzialmente il “come” organizzare il contesto per attivare processi di pensiero significativi attraverso i quali avviene l’apprendimento, motivando gli studenti in un ambiente di relazioni significative. Spetta quindi all’insegnante la costruzione di “ambienti di apprendimento” in cui lo studente sia orientato ma non diretto. Il Cooperative Learning si inserisce all’interno di questa un nuova concezione dell’apprendimento, inteso nell’ottica costruttivista della costruzione sociale del sapere. Una delle modalità che meglio risponde al compito di promozione di competenze metacognitive è l’apprendimento cooperativo in quanto metodo efficace e sufficientemente flessibile da rendere possibile lo sviluppo dei contenuti di pensiero ma anche dei suoi processi fornendo così

Per vivere in questa società bisogna essere in grado di adattarsi velocemente al cambiamento e rendersi conto del fatto che gli uomini sono legati l'un l'altro ormai a livello planetario. Troppo spesso a livello di percezione soggettiva ci si comporta ancora in modo individualistico ed in modo competitivo, mentre le situazioni che viviamo ogni giorno possono essere affrontate solo in modo cooperativo. Non è un caso che le persone che riescono a far sentire la loro voce siano quelle che sanno associarsi; sono nate con l'obiettivo di far valere dei diritti fondamentali, ad esempio, le associazioni di consumatori, le associazioni dei genitori di bambini down, le associazioni dei familiari delle vittime di Ustica. Per non farsi fagocitare da una società sempre più complessa è importante arrivare a comprendere a livello soggettivo la situazione di interdipendenza planetaria che si sta vivendo e comportarsi di conseguenza. Diventa perciò importante, e lo sarà ancora di più per le nuove generazioni, acquisire nuove abilità nella gestione delle informazioni e delle relazioni interpersonali; non ci si potrà accontentare di imparare ma sarà necessario imparare ad imparare, per essere in grado di farlo per tutta la vita. Ogni persona, normodotata o disabile che sia, non può più accontentarsi di raggiungere obiettivi minimi nell'apprendimento e nella relazione; essa deve arrivare a sviluppare al massimo le proprie doti. Ognuno ha margini di miglioramento, ognuno, come dice Vygotsky^3 , ha la propria zona di sviluppo (^3) Vygotsky, L.S., Mind and society: the development of higher psychological processes, Cambridge, Harvard University Press, 1978.

prossimale, ognuno cioè ha la possibilità di sviluppare al massimo le proprie qualità Compito di un professionista dell'apprendimento è di aiutare ad accrescere queste qualità utilizzando gli strumenti e le modalità più adatte al destinatario del suo intervento educativo.

CAPITOLO 2

La scuola cambia

La scuola sta cambiando; essa non è più solo il luogo all'interno del quale si devono acquisire conoscenze, ma dove si devono formare anche competenze e capacità. Al suo interno bisognerebbe educare "nella e alla democrazia"^4 e bisognerebbe promuovere "una cittadinanza attiva"^5 ; in essa si dovrebbero sviluppare non solo i saperi verbali e postverbali, ma anche le "dimensioni della manualità e dell'operatività"^6. "Compito prioritario della nuova scuola è [perciò] la creazione di ambienti idonei all'apprendimento che abbandonino la sequenza tradizionale lezione - studio individuale -interrogazione per dar vita a comunità di discenti e docenti impegnati collettivamente nell'analisi e nell'approfondimento degli oggetti di studio e nella costruzione di saperi condivisi. (^4) Sintesi dei lavori della Commissione dei Saggi del 13 maggio 1997 realizzata da Roberto Maragliano, punto 1.0. (^5) Sintesi, cit., punto 1.4. (^6) Sintesi, cit., punto 1.5.

CAPITOLO 3

Il Cooperative Learning

3.1 BREVE STORIA

Senza tornare ad Aristotele o alla Ratio Studiorum dei Gesuiti (che già prevedevano momenti di discussione tra pari), e fermandoci al mondo anglosassone nel quale l'attuale metodo trova le sue radici, possiamo dire che il Cooperative Learning trae spunto dal sistema di mutuo insegnamento tra pari (peer tutoring) ideato e applicato da Bell (in India) e Lancaster (a Londra) tra la fine del '700e l'inizio dell' '800. Dopo le esperienze di Bell e Lancaster si sono sviluppate anche negli Stati Uniti due correnti di pensiero che hanno contribuito ampiamente alla valorizzazione dell’apprendimento cooperativo: la prima deriva da J. Dewey, la seconda da K. Lewin.^10 "Sebbene Dewey e Lewin non avessero avuto modo di confrontare le proprie opinioni, entrambi convennero sull’importanza dell’interazione e della cooperazione nella scuola come mezzo per migliorare la società.[…] I due (^10) Per una migliore conoscenza del pensiero di Dewey è possibile far riferimento a qualsiasi manuale di Storia della Pedagogia; su Lewin è possibile raccogliere le informazioni fondamentali da AA.VV., Dizionario di scienze dell’educazione, LAS, Roma, 1997.

indirizzi contribuirono all'elaborazione di metodi scientifici per raccogliere dati sulle funzioni e sui processi coinvolti nella cooperazione in gruppo. A questo riguardo, determinanti furono gli studi condotti da Lewin (con Lippitt e poi con Deutsch). […] Attualmente esiste un notevole interesse per lo studio e la pratica dei metodi cooperativi; […] un gruppo autorevole di studiosi lavora presso il Cooperative Learning Center dell'Università del Minnesota. In questo centro David Johnson e Roger Johnson conducono ricerche, scrivono libri e sviluppano nuove procedure per migliorare l'apprendimento nella scuola".^11 3.2 I CONCETTI BASE DEL COOPERATIVE LEARNING Quando si parla di Cooperative Learning ci si riferisce prima ancora che a uno specifico metodo di insegnamento/apprendimento a un vasto movimento che, pur partendo da prospettive teoriche diverse, applica particolari tecniche di cooperazione nell’apprendimento in classe. Il CL è un metodo di insegnamento/apprendimento in cui la variabile significativa è la cooperazione tra gli studenti. Si può definire il Cooperative Learning come un insieme di tecniche di conduzione della classe, grazie alle quali gli studenti lavorano in piccoli gruppi per attività di apprendimento e ricevono valutazioni in base ai risultati acquisiti.^12 (^11) Comoglio, M., Cardoso, M.A., Insegnare e apprendere in gruppo, LAS, Roma, 1996, pp.22,23. (^12) Comoglio, M., Cardoso, M.A., cit., p.24.

L’interdipendenza positiva è un elemento essenziale del Cooperative Learning e nasce quando una persona percepisce di essere vincolata ad altre per il perseguimento di un proprio obiettivo. L’interdipendenza può essere oggettiva o soggettiva. È oggettiva quando l’attività prevede necessariamente la collaborazione dei membri di un gruppo (es. in una squadra di calcio è oggettivamente necessario che i suoi membri collaborino); è soggettiva quando questa necessità è percepita a livello individuale da tutti i membri di un gruppo. Una persona potrebbe trovarsi in una situazione di interdipendenza oggettiva e non percepirla a livello soggettivo; di conseguenza potrebbe non collaborare con i compagni di gruppo, continuando a lavorare in modo individualistico o competitivo. "L'interdipendenza positiva può essere raggiunta attraverso obiettivi comuni (interdipendenza di obiettivo), la divisione del compito (interdipendenza di compito), la condivisione di materiali, risorse, informazioni (interdipendenza di risorse), l'assegnazione di ruoli diversi (interdipendenza di ruolo), e ricompense di gruppo (interdipendenza di ricompensa)."^13 Ad esempio i membri di un Consiglio di Classe hanno in comune il medesimo obiettivo (l'apprendimento), che perseguono con compiti differenti (insegnare italiano, matematica, educazione fisica ecc.), utilizzando in modo interdipendente le risorse che la struttura scolastica ed il territorio mettono loro a disposizione. (^13) Comoglio, M., Cardoso, M.A., cit., p.30.

All'interno della scuola bisognerebbe fare un discorso a parte per quanto riguarda i ruoli differenti del Preside, degli insegnanti, del personale ausiliario e amministrativo, dei genitori e di tutti quegli operatori (esperti) che effettuano interventi mirati e a tempo nel corso dell'anno scolastico. 3.2.2 L'interazione promozionale faccia a faccia "Questa può essere definita come l'incoraggiamento e la collaborazione reciprocamente scambiati per raggiungere gli obiettivi condivisi e comuni."^14 Un gruppo di lavoro può funzionare non solo quando le persone sono legate tra loro da un rapporto di interdipendenza, ma anche quando queste persone si dimostrano reciprocamente il piacere di lavorare assieme, si conoscono nei pregi e nei difetti, si apprezzano reciprocamente, si valorizzano a vicenda, si incoraggiano nei momenti di difficoltà. Questi comportamenti favoriscono il raggiungimento di scopi comuni. 3.2.3 Le competenze sociali L’interdipendenza positiva, su cui si fonda il gruppo di Cooperative Learning, ha [come abbiamo appena detto] nella interazione efficace fra i membri un suo punto cruciale.^15 (^14) Comoglio, M., Cardoso, M.A., cit., p.31. (^15) Comoglio, M., Cardoso, M.A., cit., p.75.

3.2.4 La responsabilità individuale Molti insegnanti ritengono che le attività di gruppo annullino la responsabilità personale. Questo concetto non è però applicabile al Cooperative Learning. "La variabile chiave che media l'efficacia della cooperazione è il senso di responsabilità personale verso gli altri membri del gruppo per raggiungere gli obiettivi del gruppo. Esso implica:  concludere la propria attività;  facilitare il lavoro degli altri membri del gruppo e sostenere i loro sforzi."^17 In una situazione ad alta interdipendenza positiva la responsabilità individuale aumenta anziché diminuire perché ogni membro del gruppo ha interesse a raggiungere l'obiettivo e ricopre una mansione che solo lui può ricoprire all'interno del gruppo; per questo la motivazione a portare a termine il lavoro e a raggiungere l'obiettivo è più alta, non solo rispetto al lavoro di gruppo tradizionale (in cui il più bravo lavorava e gli altri stavano a guardare), ma anche rispetto al lavoro impostato in modo individualistico o competitivo. 3.2.5 La revisione e il controllo del comportamento del gruppo Le attività in Cooperative Learning necessitano, per essere più efficaci, di un controllo che può essere effettuato durante lo svolgersi del compito (^17) Comoglio, M., Educare insegnando, LAS, Roma, 1998, p.67.

(monitoring) oppure una volta terminata l'attività comune p( rocessing). Anche questa attività incrementa la responsabilità individuale. Il monitoring è molto importante soprattutto nel corso di attività che prevedono l'utilizzo di più ore di lezione. "Varie ricerche hanno dimostrato che questa variabile ha una grande importanza sul miglioramento dei risultati."^18 Infatti se nascono errori di comprensione di qualche argomento, problemi di metodo o conflitti interpersonali possono essere immediatamente individuati e affrontati. 3.3 LE DIFFERENZE TRA LAVORO DI GRUPPO E COOPERATIVE LEARNING Risulta evidente a questo punto che non basta dire a quattro studenti di mettersi a lavorare attorno ad un tavolo per creare un'attività di Cooperative Learning; le differenze fondamentali tra i gruppi tradizionali e spontanei di apprendimento e i gruppi di Cooperative Learning sono le seguenti:  nei gruppi di Cooperative Learning l'interdipendenza positiva è alta, negli altri è inesistente o quasi; (^18) Comoglio, M., Cardoso, M.A., cit. 32

CAPITOLO 4

Il Cooperative Learning come strumento di integrazione

Se integrare significa scoprire le qualità di ognuno, farle riconoscere al diretto interessato e ai membri del suo gruppo di appartenenza, facendole diventare una risorsa a cui tutti possono fare riferimento, il Cooperative Learning può diventare un effettivo strumento di individualizzazione dell'insegnamento ed una occasione di integrazione tra alunni con conoscenze, competenze e capacità differenti sia dal punto di vista cognitivo che dal punto di vista relazionale, affettivo e motorio.

  1. Permette di individualizzare l'insegnamento perché, dal momento in cui si divide la classe in piccoli gruppi, diventa possibile arrivare contemporaneamente o ad obiettivi diversi, o ad obiettivi simili ma seguendo i percorsi più adatti ad ogni alunno.
  2. Permette di integrare e valorizzare alunni con differenti capacità perché in situazioni di interdipendenza di scopo, di ruolo, di compito diventa possibile consentire ad ognuno di fornire il proprio contributo. Creare scopi comuni e condivisi, dare ruoli che permettano ad ognuno di essere protagonista, fornire compiti sfidanti sia per il più che per il meno dotato, significa motivare allo studio ed aumentare l'autostima degli studenti, significa cioè migliorare il clima in cui i ragazzi lavorano, studiano, ricercano.

L'insegnante , o meglio l'intero Consiglio di Classe, per arrivare a creare percorsi individualizzanti e integranti dovrebbero essere in grado di adattare quanto deve essere appreso alle capacità di chi deve apprendere. Il Consiglio di Classe dovrebbe perciò arrivare a conoscere pregi e difetti di ogni alunno, sia in campo scolastico che in campo extrascolastico (attraverso questionari e colloqui informali), dovrebbe identificare la qualità delle relazioni all'interno della classe (attraverso uno o più sociogrammi), dovrebbe comprendere qualità e problemi di ciascuno a livello cognitivo (attraverso test di ingresso), dovrebbe infine conoscere l'atteggiamento con cui ogni ragazzo si avvicina alla scuola (costrizione, entusiasmo, indifferenza). Solo se si imparerà a conoscere in profondità la situazione di partenza di ogni ragazzo diventerà possibile creare situazioni di gruppo adatte alle possibilità di ognuno, situazioni cioè veramente individualizzate e integranti.