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VITA DELL'AUTORE E SUNTO DELL'OPERA
Tipologia: Dispense
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[Vasco Pratolini nacque a Firenze il 19 ottobre 1913, morì a Roma il 12 gennaio 1991] La ns conversazione di oggi verterà su grande romanzo, sia quantitativo che qualitativo, di grande scrittore toscano: “Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini. “In via dei Magazzini n.1, sono nato, a Firenze il 19 0ttobre 1913 da una famiglia di umile condizione ”, così Vasco Pratolini in un’intervista di stretto contenuto autobiografico diede lui stesso l’avvio alla ricostruzione della propria esperienza biografica, dove è interessante notare quella così franca e sincera, come è giusto che fosse, connotazione “famiglia di umile condizione”. Aveva 5 anni quando sua madre morì. Il papà era ancora in guerra tanto che Vasco rimase con i nonni materni fino all’età di 12 anni. Morto il nonno, Vasco e la nonna passarono da Via de’ Magazzini a Via del Corno, in una camera ammobiliata, all’ultimo piano del num 2. I riferimenti topografici e toponomastici sono così precisi all’interno di Firenze perché via del Corno è il paesaggio naturale, è il fondale dell’intero romanzo “ Cronache di poveri amanti” e tra l’altro alla fine di questo vasto romanzo di 500 pagg fitte, sotto il nome di Renzo compare anche il giovane Pratolini al suo primo contatto con un ambiente che per lui era nuovo. Il padre intanto si è risposato e Vasco ha frequentato le elementari e già dalla classe quarta se ne è andato a lavorare come garzone di bottega a metà giornata. Tutta la sua prima giovinezza sarà un passare da un mestiere all’altro e molti verranno da lui attribuiti a vari personaggi per i suoi romanzi, per sopravvivere, ed anche a leggere da un autore all’altro in modo come dire appassionato, caotico, con un atteggiamento che è tipico degli autodidatti. Vasco è uno degli scrittori autodidatti della letteratura italiana della 1 metà secolo scorso. “Leggevo quello che trovavo da Dante a Jack London, passando per le dispense Salani e l’Universale Sonzogno” così disse nella celebre intervista. Un contatto importante lo stabilì anche con il mondo della pittura fiorentina contemporanea con grande artista che gli fa da maestro, Ottone Rosai, il magnifico pittore di certe viuzze umili di Firenze verso le colline di Fiesole. A 18 pensa sia giunto il momento di staccarsi da quello che è rimasto della sua povera famiglia. Ha un lavoro apparentemente fisso di tipografo, apparentemente perché questo lavoro gli mette a repentaglio la salute dei polmoni, come quello che diventerà suo grande amico: Elio Vittorini. Un primo soggiorno in un sanatorio presso Trento ad Arco, un secondo soggiorno in sanatorio presso Sondrio a Sandalo, marcano la giovinezza di Pratolini. Tra una e l’altra delle due degenze, ha conosciuto Elio Vittorini, siciliano di Siracusa, che anche lui lavora come correttore di bozze alla nazione di Firenze. E’ Elio che introduce Vasco alla rivista “ Il Bargello”, il giornale della federazione fascista, cui tutti e due prendono a lavorare, nell’illusione di poter incidere sul fascismo da sinistra, puntando su quelle che erano le coordinate anarchico socialiste del primo Mussolini, che naturalmente il Mussolini al potere tradirà in maniera clamorosa. Omunqye l’amicizia con Vittorini per lui è molto importante, non a caso sulla rivista “Letteratura” nell’autunno del ’38, la rivista su cui lo stesso Vittorini ha cominciato a pubblicare le sue prime prove narrative, che esce il primo racconto autobiografico di Pratolini “Prima vita di Sapienza”. Addirittura fonda una rivista di letteratura “ Campo di Marte” con un anno di vita dal 1938 al 1939, ma sarà molto importante per l’ermetismo fiorentino, e la fonderà con un altro poeta di umili estrazioni Alfonso Gatto che è salito a Firenze. Si rifiutò tuttavia di pubblicare su “Campo Marte” i propri scritti narrativi. Pratolini darà invece sfogo a tutte le sue riflessioni, naturalmente aspramente polemiche ormai nei confronti del fascismo ufficiale sul ruolo della cultura in Italia e sulla più larga crisi dell’Occidente. Nell’autunno del ’39 si trasferisce a Roma ha un piccolo impiego al Ministero, si sposa e nel 1941 pubblica il suo primo libro “Il tappeto verde”. Il 25 luglio 1943 lo vede già attivo nella lotta politica. Dall’8 settembre in poi Vasco Pratolini si chiamerà Rodolfo casati, avendo assunto come cognome di battaglia nella Resistenza quello della madre scomparsa prematuramente. Con la liberazione Pratolini si trasferisce a Milano,come giornalista, poi alla fine del 45 va a Napoli dove alterna l’attività di giornalista pubblicista a quella di insegnante all’Istituto d’Arte locale, ed è qui che paradossalmente scriverà “ Cronache di poveri amanti ”. E’ un libro molto corposo, 500pagg, e capirete perché. Vedete Ponte Vecchio a Firenze, il Lungarno adiacente, e è dentro ad un quadrato che sta alle spalle di questi palazzi, che si svolge “Cronache di poveri amanti”, si svolge in via del Corno, la seconda casa- camera ammobiliata di un Vasco dodicenne che si è in qualche modo rifugiato con la nonna che è l’unica che in qualche modo badi a lui: “ Via del Corno è lunga 50 metri e larga 5 senza marciapiede, confina ai 2 capi con via dei Leoni e via del Parlascio, chiusa tra 2 fondali, un’ isola, un’oasi nella foresta esclusa dal traffico e dalla curiosità. Occorre abitarvi, averci degli interessi particolari, per incontrarla. E’ tuttavia a pochi metri da Palazzo Vecchio, che la sotterra, sotto la sua mole. Il piano stradale è lastricato e leggermente concavo, lo scolo avviene attraverso dei tombini situati al centro. Nei giorni di pioggia la strada è divisa in due da un torrentello. I bimbi tornato il sereno vi fanno le gare di canottaggio con sugheri, bucce, o barchette di carta da quaderno. Circa due anni fa, nel novembre del 23 dopo una serie di temporali i tombini si otturarono, Via del Corno rimase otturata per qualche gg, l’acqua invase i fondaci e
le cantine nel sotterraneo. Il carbone restò sommerso per una intera settimana. Dapprima parve un danno, poi risultò un affare. Le donne sono creature abitudinarie, indolenti più di quanto non si creda, sapevano che il carbone era ancora fradicio , pesava il doppio e non si accedeva ma non avevano forza abbastanza per recarsi dal carbonaio lontano 5 minuti ”. Una prosa molta pacata , molto serena, molto limpida , sia nella costruzione che a livello della sintassi. EUna descrizione di quel fondale, vediamo nella foto il contrasto con Palazzo Vecchio visto dal cortile, quanto è fastoso e quanto povera è via Del Corno. Un lessico e una sintassi adattissime a descrivere il mondo che brulica letteralmente in via del Corno, che è un mondo di poveri. Poveri è uno dei 2 aggettivi del titolo, aggettivi sostantivi che danno il titolo torna completamente a pennello e anche quel sostantivo in apertura così dimesso: Cronache , “voglio essere il cronista di una società popolare, di una società povera”. Siamo in gran parte all’interno del sotto proletariato, in quella stretta e corta via che si erge tra la fungaia e gli antichi casamenti dietro Palazzo Vecchio. Di questa umanità sottoproletaria, di questa umanità povera, Pratolini non pretende altro che farsi cronista. A differenza di altre conversazioni non vi verrà descritta la trama, è troppo intrecciata. I personaggi sono 80 di entrambi i sessi, delle diverse età, dalla vecchiaia, alla maturità, all’adolescenza, all’infanzia che agiscono in queste pagg. Questo libro ha una struttura molto particolare , è una struttura che volendo usare un termine dall’architettura dovremmo chiamare a “ Piani incrociati ”, come quando davanti ad una casa in costruzione si potesse vedere la vita che si snoda in tutti i piani del caseggiato. Volendo usare un termine preso dall’ermetica letteraria, ma che è presa a prestito dal linguaggio del cinema, dovremmo parlare di una narrazione a piano sequenza. Dicesi piano sequenza nel cinema quel piano di immagini in cui la cinepresa non si stacca mai da quello che sta riprendendo, ma lo illustra senza soluzioni di continuità (un grande regista italiano che si specializzò nel piano sequenza è Michelangelo Antonioni), ebbene sia se parliamo di una struttura a piani incrociati, sia se parliamo di una struttura a piani sequenza, questa è la struttura di “Cronache di poveri amanti”, una struttura straordinariamente moderna per i tempi in cui il romanzo vide la luce, nel 1946. Perché nessuno aveva avuto mai l’ingenuità o l’audacia, le 2 cose spesso vanno di pari passo, di tentare di raccontare un intero gruppo sociale. Questo è il termine che i sociologi danno oggi preferibilmente al termine un po’ desueto e un po’ ambiguo di classe sociale. Un gruppo sociale di sottoproletari che vive in un determinato ambiente urbano in Via del Corno e i cui i destini si intrecciano continuamente. Perché in quel titolo cronache e poveri, già analizzato, e amanti : perché l’amore è una delle altri grandi molle tematiche del libro. Questi sottoproletari che fanno i mestieri più umili: lo spazzino, lo sterratore, il manovale delle ferrovie, il venditore ambulante, l’apprendista tipografo. Vivono per lo più in piccoli nuclei familiari, 1 coniuge, la coniuge, il figli/a quasi sempre questa è la struttura della famiglia Pratoliniana nelle “Cronache di poveri amanti”; un piccolo nucleo perché le ristrettezze economiche determinano anche l’anagrafe familiare, non sono così incoscienti e dissennati a mettere al mondo molti figli quando non si ha di che sostentarli. Le famiglie di via del Corno sono quindi per lo più a 3 , tutte alle prese con le difficoltà del sopravvivere , ma tutte alle prese sempre di una disperata sete d’amore. Così detto potrebbe sembrare da un lato molto semplicistico, dall’altro molto goffo. Qui Pratolini racconta 10/12 storie d’amore incrociate, pescando proprio dai poveri sottoproletari della sua infanzia: l’amore per i personaggi di questo romanzo di Pratolini è una grande via d’uscita dal logorio dell’esistenza, delle privazioni continue, dalle ristrettezze in cui sono costretti, mattina dopo mattina, a far fronte. Le mattine di questo romanzo, i risvegli all’alba delle quattro stagioni dell’anno, qualunque sia la stagione in questione, in questo romanzo sono di una tenerezza e di una commozione straordinaria. E’ come se ogni volta, la vita ricominciasse, rimettendosi sullo stesso cardine, e in questo cardine, è sempre il cardine che cigola a stento e difficile della miseria. Il cardine di una giornata che non sa mai se troverà un indomani, e l’amore pullula in queste esistenze così grame e qualche volta è anche l’amore torbido, illegale, dell’adulterio, per così dire secondo i parametri della società civile, qualche altra volta è un amore nascosto tra persone libere, ma che sono costrette dalle convenzioni più logore della loro vita quotidiana a tenere nascosti i loro sentimenti. Qualche volta è anche un amore disordinato che vede succedersi a fianco della stessa donna ancor giovane prima un padre insoddisfatto della propria domesticità, poi addirittura, con quella stessa donna, un figlio. Pratolini non indulge mai a descrizioni pruriginose del rapporto carnale, del contatto sessuale tra i suoi personaggi. Tutto è molto casto e alla luce ancora una volta di una grande solidarietà umana. C’è l’altro grande tema a fianco dell’amore, non è un tema come l’amore esplicitato nel titolo “Cronache di poveri amanti” ma è un tema che ispira diciamo tutta la meccanica grande, la narrazione più grande, più corale, la narrazione sottoforma di affresco del romanzo ed è il tema della lotta civile e della lotta politica. “Cronache di poveri amanti” inizia nell’estate del 1925, un anno cruciale per Firenze, [interrupt]
Oltre all’amore l’altro tema principale è la lotta civile, la lotta politica , c’è il fascismo, dopo un anno di incertezza successiva all’assassinio Matteotti del 1924, in parlamento un tentativo di ribaltamento