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Diffrazione della luce e potere risolutivo, Esercizi di Fisica

Domande e risposte dettagliate su: Diffrazione: definizione, presentazione del fenomeno con esempio e spiegazione dello stesso tramite il principio di Huygens e il modello matematico, dimostrazione della relazione tra posizione angolare e ordine delle bande scure; Potere risolutivo: definizione, presentazione e spiegazione del criterio di Rayleigh con formula per il caso specifico dell'occhio umano.

Tipologia: Esercizi

2020/2021

In vendita dal 07/09/2021

Ben.e.detta
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1) Cos'è la diffrazione da una fenditura?
La diffrazione è la capacità di un’onda di aggirare gli ostacoli. Questo fenomeno
si verifica sia per le onde luminose che per le onde sonore. Nel caso di
diffrazione da una singola fenditura, la luce si incurva vicino ai suoi bordi
permettendo così di illuminare aree dello schermo non poste direttamente
davanti alla fenditura. Infatti se la diffrazione non esistesse lo schermo sarebbe
illuminato solo in quella zona. Ciò che si crea sullo schermo è la cosiddetta “figura
di diffrazione” costituita da una frangia centrale chiara e da due serie laterali di
frange più strette, alternativamente scure e chiare. L’intensità luminosa della
frangia centrale è massima mentre le frange chiare laterali sono via via meno
luminose, perché l’energia trasportata dall’onda si deve distribuire su un’area
sempre maggiore. La conseguenza è quindi un’intensità luminosa minore per le
parti di schermo più lontane dalla fenditura.
2) Come si spiega e qual è il modello matematico?
La diffrazione si spiega con la natura ondulatoria della luce, che, quando incontra
una fenditura di larghezza dparagonabile alla sua lunghezza d’onda λ, causa un
fenomeno simile a quello delle onde meccaniche. Partendo dal principio di
Huygens, consideriamo la fenditura come formata da 5 sorgenti secondarie
equidistanti, che quindi la dividono in quattro parti. Dato che la distanza L dello
schermo dalle fenditure è molto maggiore rispetto a d, possiamo considerare le
onde secondarie come parallele tra loro, quindi prendendo in considerazione due
onde e tracciando dal punto della sorgente dell’onda dal cammino più breve la
perpendicolare all’onda dal cammino più lungo otteniamo un triangolo rettangolo.
Quest’ultimo ha il cateto minore
coincidente con la differenza di
cammino ΔL delle due onde, l’angolo θ
opposto a tale cateto uguale a quelli
formati dalle due onde con la
perpendicolare alla fenditura (essendo
le due onde parallele, formano due angoli
congruenti), e l’ipotenusa coincidente
con la fenditura, dunque di lunghezza d.
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1) Cos'è la diffrazione da una fenditura? La diffrazione è la capacità di un’onda di aggirare gli ostacoli. Questo fenomeno si verifica sia per le onde luminose che per le onde sonore. Nel caso di diffrazione da una singola fenditura, la luce si incurva vicino ai suoi bordi permettendo così di illuminare aree dello schermo non poste direttamente davanti alla fenditura. Infatti se la diffrazione non esistesse lo schermo sarebbe illuminato solo in quella zona. Ciò che si crea sullo schermo è la cosiddetta “figura di diffrazione” costituita da una frangia centrale chiara e da due serie laterali di frange più strette, alternativamente scure e chiare. L’intensità luminosa della frangia centrale è massima mentre le frange chiare laterali sono via via meno luminose, perché l’energia trasportata dall’onda si deve distribuire su un’area sempre maggiore. La conseguenza è quindi un’intensità luminosa minore per le parti di schermo più lontane dalla fenditura. 2) Come si spiega e qual è il modello matematico? La diffrazione si spiega con la natura ondulatoria della luce, che, quando incontra una fenditura di larghezza d paragonabile alla sua lunghezza d’onda λ , causa un fenomeno simile a quello delle onde meccaniche. Partendo dal principio di Huygens, consideriamo la fenditura come formata da 5 sorgenti secondarie equidistanti, che quindi la dividono in quattro parti. Dato che la distanza L dello schermo dalle fenditure è molto maggiore rispetto a d, possiamo considerare le onde secondarie come parallele tra loro, quindi prendendo in considerazione due onde e tracciando dal punto della sorgente dell’onda dal cammino più breve la perpendicolare all’onda dal cammino più lungo otteniamo un triangolo rettangolo. Quest’ultimo ha il cateto minore coincidente con la differenza di cammino ΔL delle due onde, l’angolo θ opposto a tale cateto uguale a quelli formati dalle due onde con la perpendicolare alla fenditura (essendo le due onde parallele, formano due angoli congruenti), e l’ipotenusa coincidente con la fenditura, dunque di lunghezza d.

Da questa uguaglianza, ponendo che la differenza di cammino tra la sorgente 1, ad un estremo, e la sorgente 5 all’altro sia esattamente λ , per la trigonometria ricaviamo che sen(θ) = λ /d, e dunque che d · sen(θ) = λ. Considerato che in queste condizioni, la sorgente 1 e la sorgente 3 avranno una differenza di cammino di λ /2, creeranno interferenza distruttiva tra loro; dunque θ è la posizione angolare del primo minimo, cioè della prima banda scura. Ora, applicando la stessa relazione che c’era tra la sorgente 1 e la 5 alla 1 e alla 3, la 1 creerà interferenza distruttiva con la 2, quindi (d/4)senθ = λ /2, da cui dsenθ = 2 λ ; abbiamo quindi trovato la posizione angolare del minimo di secondo ordine, con m = 2. Da questo meccanismo si ricava che per i minimi di interferenza di posizione angolare θ di una figura di diffrazione vale la relazione dsenθ = m · λ , dove m è l’ordine delle bande scure in questione. 3) Quali esempi di diffrazione da una fenditura puoi fornire? Un esperimento che possiamo fare per poter osservare una figura di diffrazione consiste nel puntare un fascio luminoso su di una moneta, che sia molto vicina alla sorgente luminosa. Vedremo che sul muro si formerà un’ombra centrale abbastanza netta e attorno almeno una fascia di interferenza costruttiva e distruttiva, quindi una fascia chiara e una scura. 4) Cos'è il potere risolutivo di uno strumento ottico e qual è il criterio di Rayleigh? Il potere risolutivo è la capacità di un dispositivo nel distinguere figure emesse da sorgenti molto vicine fra loro. La diffrazione ostacola il potere risolutivo perché essa può avvenire anche attraverso una sorgente circolare (come la pupilla del nostro occhio). In tal caso se dalla fenditura circolare confluisce la luce di due sorgenti, queste genereranno due figure di diffrazione circolari (figure che hanno al centro un cerchio luminoso e frange circolari concentriche, scure e chiare in modo alternato). Se le sorgenti sono molto vicine fra loro le figure di diffrazione sullo schermo si avvicinano, arrivando anche a sovrapporsi. In questo caso non riusciamo più a distinguere le due immagini come separate. Possiamo determinare il modo in cui due immagini possano distinguersi tra loro grazie al criterio di Rayleigh: secondo questo criterio, se la figura di diffrazione di una delle due sorgenti è compresa nella prima frangia scura dell’altra allora le due figure non possiamo percepirle come distinte, e risultano quindi unite. È possibile calcolare la minima distanza angolare alla quale le sorgenti devono essere reciprocamente poste in modo da riprodurre due figure distinte. Questo angolo possiamo calcolarlo con la formula senθ = 1.22( λ /D), da cui θ = sen

  • (1.22 λ /D), dove D è la larghezza della fenditura circolare attraverso cui le due immagini devono passare distinte. Se le due sorgenti hanno distanza angolare pari o maggiore di θ le figure sono quindi percepite come separate.