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Diritto Amministrativo, appunti - Le fasi di sviluppo della Pubblica amministrazione<br />
Tipologia: Appunti
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Per la storia della pubblica amministrazione italiana può essere utile, ai fini dello studio, una “periodizzazione” classica* che vede una suddivisione in 6 fasi fino ad arrivare ai giorni nostri.
La prima fase potrà essere collocata successivamente al “Modello Cavour” (legge 23 marzo 1853 n. 1843), modello gerarchico-piramidale, tradizionalmente considerato punto di partenza della storia dell’amministrazione italiana. L’amministrazione è concepita come una macchina e si parla di “ruotismi amministrativi".
La fase relativa alla Prima Guerra Mondiale aveva visto il pullulare di numerosi ministeri ed uffici speciali nati per fronteggiare le esigenze belliche oltre all’introduzione di una serie di procedure ed istituti che si radicarono anche in una fase successiva alla guerra stessa. Si affermano vere e proprie élites tecniche in seno a tali organi mentre si assiste ad un rafforzamento dei rapporti con il mondo economico. L’economia in questa fase è regolata e diretta dallo Stato.
Negli anni del dopoguerra Nitti, mosso dall’ideale del “pochi e ben pagati” ritenne di dover mettere a frutto l’esperienza della Guerra per organizzare l’economia in tempo di pace. I problemi da affrontare erano l’aumento dei dipendenti, gli stipendi bassi e la scelta sulle funzioni che si dovevano continuare ad esercitare. Si tentò allora di operare una diminuzione degli impiegati mentre, in relazione ai livelli degli stipendi, si adottò una politica ferma e decisa. Infine per le funzioni si tornò a quelle che l’amministrazione aveva prima della guerra.
Per ciò che riguarda il rapporto fra fascismo e burocrazia il fascismo non riuscì nell’intento di realizzare un’epurazione né tantomento un progetto di fascistizzazione della burocrazia. Negli anni 1923-24 si colloca la Riforma De Stefani finalizzata essenzialmente ad una riduzione della spesa
pubblica. Nel 1929 viene istituito un apposito comitato denominato, appunto, “comitato del ’29” con il fine di superare le contraddizioni delle riforme del ’23 con cui non si era intaccato il modo di lavorare nella pubblica amministrazione. Si contrastarono così gli eccessi di controlli e la mancata fascistizzazione dell’amministrazione, tuttavia le proposte rimasero troppo astratte. Nell’ambito del rapporto centro-periferia si mortifica la democrazia comunale in quanto con l’istituzione del podestà c’è un accentramento di tutti i poteri. Proliferano in questa fase amministrazioni parallele: Enti economico-finanziari, IMI (1931), IRI (1933), Istituti previdenziali come l’Istituto Nazionale Fascista Previdenza Sociale - INFPS (1933), ed enti corporativi come l’ente serico (1926), l’ente nazionale industrie turistiche ed alberghiere (1939) per citarne alcuni.
Gli enti della Prima età repubblicana (seconda burocrazia) sono: la Cassa per il Mezzogiorno (1950), l’ENI (1953), Il Ministero delle Partecipazioni Statali (1956) e l’Ufficio per la Liquidazione degli Enti Pubblici (1956).
In particolare negli anni ’60 domina la programmazione economica (Nota La Malfa - 1962) e vengono istituite due commissioni: La Commissione Medici (o dei 22) che individuò nel decentramento la strada da seguire per la modernizzazione dell’amministrazione e la Commissione Nazionale per la Programmazione Economica per la quale l’intervento economico e la modernizzazione dell’apparato amministrativo rappresentavano le due facce indissolubili della stessa medaglia. Ma nel corso degli anni ’60 si affrontarono anche le tematiche della nazionalizzazione dell’energia elettrica, la scuola media unica, la riforma della sanità e la pensione retributiva. A partire dal ’68 si collocano alcuni eventi di grande tensione sociale: sono questi gli anni della Rivolta studentesca e dell’Autunno caldo degli operai del ‘69 oltre al terrorismo con i sanguinosi episodi che si concretizzano negli attentati di Piazza Fontana (Milano, 12 dicembre 1969), di Piazza della Loggia (Brescia, 28 maggio 1974) del Treno Italicus (4 agosto 1974 ) e della Stazione di Bologna (2 Agosto 1980).
Gli anni ‘70 sono quelli del cosiddetto “welfare state italiano” (1968-80) che rappresenta un vero e proprio “caso anomalo” in quanto grandi risorse vengono destinate alle pensioni a discapito di altri settori quali ad esempio gli ospedali, le scuole ed i servizi pubblici.
Nascono le regioni a statuto ordinario (D.P.R. 616 e 617 del 1977) e si collocano in questa fase anche la contrattualizzazione del rapporto di pubblico impiego (L. 382/75) e la nuova normativa sulla dirigenza statale (D.P.R. 748/72).
Gli argomenti principali da approfondire saranno pertanto la società e la politica italiana, le diverse forme di stato e di governo con particolare riguardo ai vari momenti di transizione. Giusto per citare qualche esempio potremmo riferirci all’introduzione del suffragio universale maschile, alla