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Dispensa micro e macro, Dispense di Economia

Dispensa di micro e macro economia di blab

Tipologia: Dispense

2019/2020

Caricato il 11/02/2020

paola-evi-salvia
paola-evi-salvia 🇮🇹

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Dispensa di Micro/Macroeconomia
Edizione A.A. 2015/2016
A cura di:!
Roberta Monasterolo Christian Ciniero Giuseppe Accogli
Rebecca Pastore Mario D. Russo
DOMANDA E OFFERTA
Domanda e offerta sono le parole probabilmente più usate dagli economisti, esse infatti sono le
forze fondamentali che fanno muovere le economie di mercato. Ma cosa è, innanzitutto un mercato?
È l’istituzione attraverso cui gli agenti economici (che possono essere sia singoli individui che
imprese) effettuano scambi di beni e servizi. Volendo invece riferirci al libro un mercato è
l’insieme dei venditori e dei compratori di un determinato bene o servizio. Nel mercato quindi vi
sono sempre due individui, chi offre e chi acquista (o meglio, domanda) un bene. Analizziamo ora
però i diversi tipi di mercato, partendo da quelli concorrenziali:
MERCATI CONCORRENZIALI
Per spiegarli al meglio ci è utile prendere un esempio. Immaginiamo un bene x, ebbene esso è
inserito in un mercato concorrenziale quando verrà offerto da vari venditori, sparsi per la città, che
decideranno per se il prezzo del proprio bene x, così come i compratori decideranno quanto
comprare di tale bene x in valore al prezzo. Sebbene non organizzati, essi in toto formano un
mercato, il prezzo e la quantità venduta non sono determinati dal singolo, ma dall’unione di tutti i
venditori ed i compratori. Un mercato concorrenziale però è definito da precise caratteristiche,
innanzitutto operano molti compratori e venditori, il venditore non controlla il prezzo poiché molti
altri venditori propongono il suo stesso prodotto, analogamente nessun compratore, vista la minima
quantità acquistata può influenzare minimamente il prezzo.
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Dispensa di Micro/Macroeconomia

Edizione A.A. 2015/

A cura di: Roberta Monasterolo Christian Ciniero Giuseppe Accogli Rebecca Pastore Mario D. Russo

DOMANDA E OFFERTA

Domanda e offerta sono le parole probabilmente più usate dagli economisti, esse infatti sono le forze fondamentali che fanno muovere le economie di mercato. Ma cosa è, innanzitutto un mercato? È l’istituzione attraverso cui gli agenti economici (che possono essere sia singoli individui che imprese) effettuano scambi di beni e servizi. Volendo invece riferirci al libro un mercato è l’insieme dei venditori e dei compratori di un determinato bene o servizio. Nel mercato quindi vi sono sempre due individui, chi offre e chi acquista (o meglio, domanda) un bene. Analizziamo ora però i diversi tipi di mercato, partendo da quelli concorrenziali: MERCATI CONCORRENZIALI Per spiegarli al meglio ci è utile prendere un esempio. Immaginiamo un bene x, ebbene esso è inserito in un mercato concorrenziale quando verrà offerto da vari venditori, sparsi per la città, che decideranno per se il prezzo del proprio bene x, così come i compratori decideranno quanto comprare di tale bene x in valore al prezzo. Sebbene non organizzati, essi in toto formano un mercato, il prezzo e la quantità venduta non sono determinati dal singolo, ma dall’unione di tutti i venditori ed i compratori. Un mercato concorrenziale però è definito da precise caratteristiche, innanzitutto operano molti compratori e venditori, il venditore non controlla il prezzo poiché molti altri venditori propongono il suo stesso prodotto, analogamente nessun compratore, vista la minima quantità acquistata può influenzare minimamente il prezzo.

Il significato economico di concorrenza è impersonale, come per esempio può essere la concorrenza ad un test per l’università. Le caratteristiche che definiscono la concorrenza perfetta sono:

  1. Vi sia molteplicità di venditori e compratori e che vi sia libertà di entrata nel mercato, non vi devono essere barriere, legali o tecnologiche, per l’entrata nel mercato. Cioè qualunque persona interessata a quel mercato, può accedervi. La barriera legale può essere una licenza o il copyright; la barriera di tipo tecnologico può essere l’impossibilità di procurarsi un certo bene(es.: mercato della bauxite per l’alluminio)
  2. L’assenza di potere di mercato, abbiamo detto dei numerosi venditori e compratori sul mercato, ciascuno di essi sa che essi non possono influire sul prezzo, anche se acquistasse quantità enormi di tale bene non influenzerebbe il prezzo di tale bene, questa incapacità di influire sul prezzo, si definisce appunto assenza di potere di mercato, la capacità del singolo agente economico di influire sul prezzo. In questo mercato sia i venditori che i compratori sono price-taker, il prezzo cioè è fisso.
  3. Omogeneità dei prodotti, è quindi pressoché identico per il consumatore, cioè tutti i venditori vendono lo stesso tipo di prodotto
  4. Informazione perfetta, cioè tutti gli operatori di mercato sono perfettamente informati sulla qualità e sul prezzo del prodotto. Quando essa viene meno, nel caso per esempio delle assicurazioni sulla vita, in cui una parte del mercato è meno informata, questa si chiama informazione asimmetrica il mercato non riesce ad allocare risorse in modo efficiente e si verifica il fallimento di mercato. La concorrenza perfetta è il tipo ideale per studiare i mercati nella realtà, e il mercato delle merci primarie ne è un esempio. Un esempio contrario invece è quello delle assicurazioni.

Si dicono BENI SOSTITUTI tutti quei beni che avendo caratteristiche simili si sostituiscono ad altri beni in casi particolari, come una diminuzione del reddito. Quando la diminuzione del prezzo di un bene provoca una riduzione della domanda di un altro bene si dice che i due beni sono sostituti. Vi sono poi i beni complementari, cioè i beni che vengono consumati ed acquistati insieme, come possono essere patatine e ketchup o cereali e latte. Si dicono, invece, BENI INFERIORI, tutti quei bene la cui domanda diminuisce all’aumentare del reddito. REDDITO Se il reddito diminuisce la QD cambia, se all’aumentare del reddito la QD aumenta si dice che il bene in questione è un bene normale. Se al diminuire del reddito, la QD aumenta esso è un bene inferiore. OFFERTA La curva di offerta di un bene è la quantità che i venditori vogliono e possono vendere a ogni dato prezzo. Se il prezzo del latte è elevato, i venditori vogliono vendere di più. Questa relazione è la legge dell’offerta : A parità di altre condizioni, se il prezzo di un bene aumenta, aumenta anche la quantità offerta, se il prezzo diminuisce, diminuisce anche la quantità offerta. La curva dell’offerta ha pendenza positiva. Analogamente alla domanda, vale lo stesso per offerta individuale e di mercato. GLI SPOSTAMENTI DELLA CURVA DI OFFERTA Risulta semplicissimo capirli attraverso un esempio, se il prezzo del mangime per mucche diminuisce, diminuirà il costo di manutenzione delle mucche, e di conseguenza anche il prezzo di un loro prodotto, quale il latte. Qualsiasi cambiamento che accresca la QO a ogni dato prezzo provoca uno spostamento verso destra della curva di offerta. I fattori che influenzano la curva sono:

  • Prezzo del bene
  • Redditività di altri beni in produzione e prezzi dei beni in offerta congiunta
  • Tecnologia
  • Shock naturali
  • Costi di produzione
  • Aspettative dei produttori
  • Numero dei venditori.

L’EQUILIBRIO

Definiamo CONDIZIONE DI STABILITÀ un punto nel quale non ci sono forze che agiscono a favore di un cambiamento. Domanda e offerta infatti sono forze di mercato: il mercato è in equilibrio quando la quantità che i consumatori desiderano acquistare è la stessa che i venditori desiderano vendere. Questo punto nel grafico definisce la y come prezzo di equilibrio, mentre la x come quantità di equilibrio, insieme formano il prezzo di equilibrio o mercato. Il mercato rimane in equilibrio finché qualcosa non provoca uno spostamento delle curve. ECCEDENZA: O anche eccesso di offerta, i venditori non riescono a vendere e si trovano scorte sempre maggiori, ciò provoca un abbassamento del prezzo, l’abbassamento del prezzo unito alla riduzione progressiva della quantità offerta riporta in equilibrio il mercato. PENURIA: O anche eccesso di domanda, quando la quantità domandata di un bene supera la quantità offerta al prezzo corrente, con troppi compratori i venditori alzano i prezzi, all’aumentare di questi la richiesta diminuisce, questo processo continua fino al nuovo equilibrio. Questi fenomeni vengono definiti come legge della domanda e dell’offerta.

Le DETERMINANTI dell’ 𝜺𝑫^ sono:

1. DISPONIBILITÀ DI BENI SOSTITUTI: I beni che hanno stretti sostituti tendono ad avere una domanda più elastica, perché per i consumatori è facile sostituirli con altri beni che soddisfano lo stesso bisogno. Ex. Burro e margarina sono beni sostituti. Se il prezzo del burro diminuisce sensibilmente e quello della margarina rimane invariato, la quantità di burro diminuisce modestamente. La domanda di burro è elastica. 2. BENI NECESSARI E BENI DI LUSSO: I beni necessari tendono ad avere una domanda anelastica, quelli di lusso una domanda elastica. Tuttavia, ciò non significa che, per quanto riguarda i beni necessari, i consumatori continuino a domandare una quantità stabile del bene per sempre: questi modificano il loro comportamento di consumo, ma in maniera più lenta. Ex. confrontiamo la domanda di insulina e quella di barche a vela. Se raddoppia il prezzo dell’insulina, essendo questo un farmaco salvavita, la quantità domandata non diminuisce in misura marcata. Se raddoppiasse, invece, il prezzo delle barche a vela, la quantità domandata diminuirebbe in misura drastica, perché è un bene di lusso non necessario. 3. DEFINIZIONE DEL MERCATO: L’elasticità della domanda in qualunque mercato dipenda da come sono tracciati i confini del mercato stesso: un mercato delimitato in maniera molto precisa tende ad avere una domanda più elastica di uno i cui confini affondano nel vago, poiché è più facile trovare sostituti per beni specifici. Ex. Il mercato del cibo ha una domanda anelastica perché non è possibile trovare sostituti. Il mercato del gelato invece ha una domanda più elastica perché possiamo trovare dei dessert sostitutivi. Il mercato del gelato alla vaniglia ha una domanda ancora più elastica perché non solo posso trovare dei dessert sostitutivi, ma addirittura dei gusti di gelato che possono sostituire perfettamente la vaniglia. 4. ORIZZONTE TEMPORALE: La domanda di un bene tende ad essere più elastica nel lungo periodo che nel breve, perché il consumatore deve trovare soluzioni alternative per sopperire alla mancanza del suddetto bene il cui prezzo è aumentato. Ex. Se il prezzo del petrolio aumenta, nel primi 6 mesi non ci saranno riduzioni significanti della quantità domandata. Dopo 2 anni invece, il consumatore potrebbe essersi trasferito vicino al luogo di lavoro, potrebbe aver deciso di acquistare un’auto ibrida e quindi la quantità di petrolio da lui domandata diminuirebbe in modo drastico. 5. PORZIONE DEL REDDITO DESTINATA AL BENE: Quanto maggiore è la quota di reddito destinata all’acquisto di un bene, tanto maggiore tende ad essere l’elasticità della domanda al prezzo. Ex. Una famiglia con reddito medio-alto decide di programmare una vacanza alle Maldive. Il prezzo della vacanza aumenta del 25% a causa di una serie di fattori e la famiglia è obbligata a cambiare meta, propendendo per una località meno costosa. Supponiamo che aumenti invece del 25% il prezzo del sale da cucina. La famiglia precedentemente presa in considerazione, continua comunque ad acquistare la stessa quantità di sale che comprava prima dell’aumento del prezzo. Il sale da cucina ha un prezzo decisamente più basso della vacanza alle Maldive, che incide pochissimo sul reddito familiare, quindi la sua domanda è decisamente meno elastica di quella della vacanza. Il valore dell’elasticità può essere compreso tra 0 ed ∞.

DOMANDA ANELASTICA (la quantità domandata reagisce modestamente alla variazione di prezzo) DOMANDA ELASTICA (la quantità domandata reagisce notevolmente alla variazione di prezzo) LA DOMANDA HA ELASTICITÀ UNITARIA Valore dell’elasticità compreso tra 0 e 1 Valore dell’elasticità maggiore di 1 Valore dell’elasticità uguale ad 1 La variazione della quantità è meno che proporzionale alla variazione del prezzo La variazione della quantità è più che proporzionale alla variazione del prezzo La quantità domandata varia nella medesima porzione del prezzo Data una generica curva di domanda, il tratto dall’intercetta orizzontale al punto medio viene definito INELASTICO Data una generica curva di domanda, il tratto dal punto medio all’intercetta verticale viene definito ELASTICO Data una generica curva di domanda, l’𝜺𝑫è uguale ad 1 in corrispondenza del punto medio. Ex.

  1. Domanda di carne la prossima settimana
  2. Domanda di frutta
  3. Domanda di insulina Ex. 1. Domanda di carne tra 10 anni 2. Domanda di mandarini 3. Domanda di vitamine Esistono curve PERFETTAMENTE ELASTICHE E ANELASTICHE , ma sono casi limite. Una curva PERFETTAMENTE ANELASTICA si presenta come una retta verticale. L’elasticità della domanda al prezzo è pari a 0. È il caso della domanda di un farmaco salvavita, nel breve periodo. Una curva PERFETTAMENTE ELASTICA si presenta come una retta orizzontale. L’elasticità della domanda al prezzo è pari a ∞. È il caso di un mercato perfettamente concorrenziale. 0 0, 1 1, 2 2, 3 3, 0 5 10 15 20 Curva perfettamente ELASTICA 0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 0 1 2 3 4 Curva perfettamente ANELASTICA

Nel caso dell’elasticità della domanda al reddito è molto importante il segno del quoziente soprascritto:

  • BENI NORMALI , (la cui domanda aumenta all’aumentare del reddito) Se il reddito aumenta la quantità aumenta, o viceversa. Il numeratore e denominatore hanno uguale segno e quindi in termini di variazioni percentuali complessivamente l’𝜺𝑹 è positiva.
  • BENI INFERIORI , (la cui domanda diminuisce all’aumentare del reddito) Se il reddito diminuisce la quantità aumenta, o viceversa. Il numeratore e il denominatore hanno segno diverso e quindi in termini di variazioni percentuali complessivamente l’𝜺𝑹 è negativo. ELASTICITÀ INCROCIATA DELLA DOMANDA RISPETTO AL PREZZO (𝜺𝒙𝒚) Misura quanto varia la quantità domandata di un bene rispetto alla variazione del prezzo di un altro. CALCOLARE L’ 𝜺𝒙𝒚^ COME RAPPORTO TRA % ∆𝑸𝒙 e % ∆𝑷𝒚 Il metodo più utilizzato per calcolare l’elasticità della domanda al prezzo è la seguente formula: 𝜺𝒙𝒚^ =

Dove 𝜺𝒙𝒚 è l’elasticità della domanda incrociata al prezzo, %∆𝑸𝒙 è la variazione percentuale della quantità domandata e %∆𝑷𝒚 è la variazione percentuale del reddito. Anche in questo caso, è piuttosto importante il segno del rapporto soprascritto:

  • BENI SOSTITUTI , (se Px aumenta, allora Qx diminuisce e Qy aumenta, o viceversa) Se il prezzo di un bene sostituto aumenta, la quantità dell’altro bene aumenta; se il prezzo di un bene sostituto diminuisce, la quantità dell’altro bene diminuisce. L’elasticità ha sempre un valore positivo, perché i valori sono entrambi positivi o negativi.
  • BENI COMPLEMENTARI , (se Px aumenta, allora Qx diminuisce e Qy diminuisce, o viceversa) Variazione di prezzo e quantità hanno segno opposto, quindi l’elasticità sarà un valore negativo. Se l’elasticità è zero, siamo davanti a due beni NON CORRELATI, nel consumo in base alle preferenze del consumatore in questione. ELASTICITÀ DELL’OFFERTA (𝜺𝑶) Definiamo l’elasticità dell’offerta, come la variazione percentuale della quantità offerta, rispetto alla variazione percentuale del prezzo. CALCOLARE L’ 𝜺𝑹^ COME RAPPORTO TRA % ∆𝑸 e % ∆𝑷 𝜺𝑶^ =

Dove 𝜺𝑶 è l’elasticità della domanda al prezzo, %∆𝑸 è la variazione percentuale della quantità domandata e %∆𝑷 è la variazione percentuale del prezzo.

LE DETERMINANTI DELL’ 𝜺𝑶 SONO:

1. VELOCITÀ CON CUI L’IMPRENDITORE PUO’ INCREMENTARE LA

QUANTITÀ OFFERTA

2. AUMENTO DEL PREZZO SUL MERCATO DEGLI IMPUT PRODUTTIVI, se il mercato degli stuzzicadenti aumentasse, servirebbe più legno. Ora consideriamo il mercato del parquet per rivestire il pavimento di abitazioni familiari e supponiamo che la domanda di ville aumenti. Accade che aumenta anche la domanda di parquet e la quantità di legname che mi occorre è molto più elevata di quella derivante dall’aumento del mercato degli stuzzicadenti. Quindi l’offerta di parquet è anelastica, mentre quella di stuzzicadenti è elastica. 3. MOBILITÀ DEI FATTORI DI PRODUZIONE, prendiamo in considerazione un coltivatore di miglio ed immaginiamo che sul mercato il prezzo della soia aumenti molto. Il contadino per guadagnare di più può smettere di coltivare miglio per far crescere soia, dato che il fattore terra è elastico. 4. FACILITÀ DI IMMAGAZZINAMENTO E ACCUMULAZIONE DELLE SCORTE, Nei settori in cui l’accumulazione è più agevole e poco costosa, l’elasticità dell’offerta è maggiore. Prendiamo il caso della frutta fresca e quello della frutta secca: conservare la prima è ben più costoso di conservare la seconda, quindi l’offerta della frutta secca sarà molto più elastica della frutta fresca. 5. DIMENSIONE DELL’IMPRESA E DEL SETTORE, le imprese più piccole hanno un’offerta molto più elastica di grandi imprese. Lo stesso avviene se parliamo di settori. 6. ORIZZONTE TEMPORALE, l’offerta, come la domanda è più elastica nel lungo piuttosto che nel breve periodo. Come nel caso della domanda, anche l’offerta varia lungo la curva: in corrispondenza di bassi valore di produzione, la curva di offerta è più elastica. Quando aumenta il quantitativo di output offerto allora diminuisce l’elasticità. Se produco di più diventa più costoso produrre una quantità aggiuntiva del bene. Ugualmente per la domanda, anche nell’elasticità dell’offerta abbiamo curve ANELASTICHE e ELASTICHE (vedi elasticità della domanda).

Se invece il prezzo di mercato fosse pari a 80, la quantità domandata sarebbe pari a 2; consequenzialmente acquisteranno sia Monica sia Ivano. Ora calcoliamo il surplus del consumatore per Monica e per Ivano:

  • SC (Monica) = 100 – 80 = 20
  • SC (Ivano) = 80 – 80 = 0 Il surplus totale dei due consumatori è dato dalla somma dei singoli surplus di ciascun acquirente; SC (Monica) + SC (Ivano) = 20 + 0 = 20. Per ogni data quantità, il prezzo definito dalla curva di domanda è uguale alla disponibilità a pagare del compratore marginale , cioè del compratore che per primo abbandonerebbe il mercato se il prezzo fosse marginalmente più elevato; nel nostro caso, se il prezzo di mercato dovesse aumentare da 80 ad 81, Ivano non sarebbe più disposto ad acquistare il bene ed uscirebbe dal mercato, anche se la differenza tra un prezzo e l’altro è pari a 1. Occorre constatare che se il prezzo diminuisce ulteriormente e si abbassa, ad esempio, a 70 (con l’entrata nel mercato anche di Filippo, oltre a Monica e Ivano), il surplus del consumatore aumenta:
  • SC (Monica) = 100 – 70 = 30
  • SC (Ivano) = 80 – 70 = 10
  • SC (Filippo) = 70 – 70 = 0 Dunque, al diminuire del prezzo, il surplus del consumatore aumenta. Nel grafico il surplus del consumatore è misurato dall’area compresa tra la curva di domanda, il prezzo di mercato e l’asse delle ordinate.
  • Se P(1) à SC = ABC
  • Se P(2) à SC = ADF Il surplus è il risultato di due fenomeni diversi: nel rettangolo BCDE abbiamo il SC aggiuntivo dei “vecchi” consumatori, ossia di quei consumatori che già acquistavano il bene prima dell’abbassamento del prezzo; il triangolo CEF indica il SC per i nuovi compratori, ossia quei compratori che hanno iniziato ad acquistare il bene dopo l’abbassamento del prezzo. Il numero dei consumatori aumenta man mano che il prezzo diminuisce; quindi il surplus del consumatore aumenta con l’abbassarsi del prezzo.

IL SURPLUS DEL PRODUTTORE

Il surplus del produttore (SP) è il beneficio che il produttore trae dal partecipare al mercato. Il surplus del produttore è strettamente correlato con la curva di offerta. Infatti la curva di offerta indica le diverse quantità che il venditore vuole e può offrire sul mercato ai diversi prezzi. Ogni produttore che si muove nel mercato è disposto a vendere un bene o un servizio solo se il compenso che riceve è superiore al costo che sostiene per produrlo od eseguirlo. Il termine costo deve essere interpretato come il costo-opportunità per il produttore: deve dunque includere sia i costi diretti sia il valore che il produttore attribuisce al proprio tempo. La disponibilità a vendere corrisponde al prezzo più basso che ciascun produttore è disposto ad accettare per il proprio lavoro o per offrire sul mercato una certa unità di bene, ed è quindi una misura della rispettiva disponibilità a vendere il proprio servizio. La curva di offerta , al contrario della curva di domanda, è crescente ; dunque il costo-opportunità dell’ultima unità prodotta (c.d. unità marginale) aumenta al crescere dell’offerta; la disponibilità a vendere diminuisce al crescere della quantità offerta. Come il surplus del consumatore per il consumatore, così il surplus del produttore misura il beneficio netto che il venditore ricava dal partecipare al mercato. Il SP è pari alla differenza tra la somma totale incassata dal venditore ed il costo di produzione. Il surplus del produttore aumenta all’aumentare del prezzo perché la curva d’offerta ha pendenza positiva. Nel grafico, il surplus del produttore (SP) è misurato dall’area compresa tra il prezzo di mercato, la curva di offerta e l’asse delle ordinate. Al variare del prezzo varia anche il surplus dei produttori.

  • Se P(1) à SP = ABC
  • Se P(2) à SP = AZF Il surplus è il risultato di due fenomeni diversi: nel rettangolo BCZE abbiamo il SP aggiuntivo per i “vecchi” produttori, ossia di quei produttori che già vendevano il bene o eseguivano il servizio prima dell’aumento del prezzo; il triangolo CEF indica il SP per i nuovi produttori, ossia quei produttori che hanno iniziato a vendere il bene dopo l’aumento del prezzo. Il numero dei produttori aumenta man mano che il prezzo aumenta; quindi il surplus del produttore aumenta con l’aumentare del prezzo. Il surplus totale (ST) è dato dalla somma del surplus dei consumatori e del surplus dei produttori. Dunque, quando il mercato raggiunge la situazione ottimale o efficiente? Quando le risorse sono allocate in modo da massimizzare il surplus totale (ST). Il surplus totale è massimo quando il mercato si trova in una situazione di equilibrio.
  • SC = valore per i compratori – prezzo pagato
  • SP = prezzo pagato – costo per i produttori
  • ST = valore per i compratori – costo per i produttori
  • In corrispondenza dell’equilibrio concorrenziale, il ST (area ACE*) è massimo:

IL SISTEMA TRIBUTARIO ED IL COSTO DELLA TASSAZIONE

Un sistema fiscale è più efficiente di un altro se riesce a garantire lo stesso livello di entrate a un costo inferiore per il contribuente e per il governo. I costi che il contribuente deve assumersi per la tassazione sono 2: l’esborso generato dalle imposte stesse e l’onere amministrativo. Per quanto riguarda il primo costo, il trasferimento di denaro dal contribuente al fisco è una caratteristica necessaria e inevitabile di qualsiasi sistema fiscale. Ma le imposte comportano anche altre conseguenze come la PERDITA SECCA, cioè la riduzione del surplus totale che si produce in un mercato a seguito dell’introduzione di un imposta. La perdita secca costituisce un’inefficienza, in quanto gli individui sono spinti ad allocare le risorse in risposta a un incentivo fiscale invece che ai reali costi dei benefici dei beni e dei servizi scambiati nel mercato. L’introduzione di una tassa su un bene penalizza sia i compratori che i venditori, perché accresce il prezzo pagato dai primi e riduce quello incassato dai secondi. Entrambi in ogni caso sopportano l’introduzione dell’imposta. Quest’ultima poi crea un divario tra il prezzo pagato dai compratori e quello incassato dai venditori, che fa si che le dimensioni del mercato si riducano. EFFETTI DELLA TASSAZIONE SUI PARTECIPANTI AL MERCATO Qual è l’effetto dell’imposta sullo Stato? Chiamiamo T l’ammontare dell’imposta e Q la quantità venduta del bene, le entrate fiscali saranno pari a T x Q. Queste possono essere utilizzate per fornire servizi ai cittadini o per aiutare le categorie più deboli con sussidi: i cittadini pagano delle tasse che entrano nelle casse dello Stato, ma quest’ultimo le impiega per migliorare il benessere del primo. Gli EFFETTI DELL’IMPOSTA sono due:

  1. La tassazione danneggia compratori e venditori a vantaggio dello Stato, poiché provoca una diminuzione del surplus del consumatore e di quello del produttore. Le entrate fiscali però da 0 aumentano.
  2. Le perdite subite dai compratori e dai venditori a causa dell’introduzione di una tassa sono maggiori del beneficio che lo Stato ne ricava, poiché il benessere totale diminuisce. Tutto ciò è giustificato dal fatto che gli individui rispondono a degli incentivi: il mercato normalmente alloca le risorse in maniera efficiente, ovvero che l’equilibrio tra la domanda e l’offerta massimizza il surplus totale di cui godono i compratori ed i venditori che partecipano al mercato. Un’ imposta che fa aumentare il prezzo pagato dai compratori e diminuire quello incassato dai venditori dà ai compratori l’incentivo ad acquistare meno e ai venditori un incentivo a produrre meno di quanto farebbero in alternativa. DETERMINANTI DELLA PERDITA SECCA L’entità della perdita secca è determinata DALL’ELASTICITÀ DELLA DOMANDA E DELL’OFFERTA AL PREZZO. La perdita secca, in particolare, è maggiore in corrispondenza della curva di offerta più elastica. Quindi diremo che: QUANTO MAGGIORI SONO I VALORI DELLA ELASTICITÀ AL PREZZO DI DOMANDA E OFFERTA, TANTO MAGGIORE È LA PERDITA SECCA ASSOCIATA ALL’IMPOSIZIOINE FISCALE.

ONERE AMMINISTRATIVO

Si tratta del secondo costo della tassazione, ed è un’inefficienza che purtroppo affligge ogni sistema fiscale, non si tratta solo del tempo passato a compilare scartoffie ma anche del tempo perso nel conservare, classificare e archiviare i documenti necessari per la dichiarazione dei redditi, oltre che le normali risorse spese.

STRUTTURA DEL SISTEMA TRIBUTARIO

Per Adam Smith un buon sistema tributario doveva rispondere a 4 principi

  • Equità, cioè ricchi pagano più dei poveri
  • Certezza, cioè no evasione fiscale, no tasse che spuntano dal nulla
  • Comodità, pagare le tasse deve essere agevole
  • Convenienza, il costo del raccogliere ed amministrare le imposte deve essere inferiore all’ammontare delle entrate fiscali

Aliquote marginali e aliquote medie

L’aliquota media è il rapporto tra il totale delle imposte pagate e il debito individuale totale, e può essere espressa con: Aliquota media=debito di imposta/reddito imponibile Dove il debito di imposta è l’ammontare dovuto alle autorità fiscali, ovvero il totale dell’imposta. L’aliquota marginale è l’importo aggiunti di imposte da pagare sull’unità addizionale di reddito e può essere espressa dalla formula: Aliquota marginale= variazione del debito di imposta/variazione del reddito imponibile Se si vuole valutare il carico fiscale ci avvaliamo dell’aliquota media, mentre se si vogliono valutare le distorsioni degli incentivi prodotte dal sistema fiscale.

Le imposte in somma fissa

Un imposta in somma fissa è la somma che ci troviamo a pagare indipendentemente dalle azioni che intraprendiamo o dal comportamento che teniamo. Un imposta in somma fissa è la forma di tassazione più efficiente, ma chiaramente applicando lo stesso metro a ricchi e poveri crea dei problemi e ciò ci impedisce di applicarla in ogni occasione.

IMPOSTE ED EQUITÀ

Il principio fondamentale della tassazione è chiamato principio delle prestazioni e controprestazioni, dice che un individuo dovrebbe pagare le imposte in misura pari ai vantaggi che traggono dai beni o dai servizi forniti dallo Stato. Il secondo principio per valutare l’equità di un sistema è il principio della capacità contributiva, secondo il quale gli individui dovrebbero pagare le imposte in funzione della propria capacità di sopportarne il carico. Vale la pena definire anche il principio di equità verticale, i cittadini con una capacità contributiva superiore dovrebbero pagare più tasse; ed il principio di equità orizzontale, tutti i cittadini dotati della medesima capacità contributiva dovrebbero pagare tasse nella stessa misura.

COMMERCIO INTERNAZIONALE

Parlando di scambi dobbiamo introdurre la FRONTIERE DELLE POSSIBILITÀ DI PRODUZIONE e cioè un grafico nel quale si mostrano le possibili combinazioni di beni capitali e beni di consumo, quindi un grafico che ne rappresenti l’allocazione delle risorse. Tutti i punti della frontiera (A), o all’interno di essa (B), sono raggiungibili dal sistema economico con i mezzi che sono a disposizione. I punti al di fuori (C) invece non sono raggiungibili dal sistema economico viste le risorse a disposizione. Le INTERCETTE rappresentano le 2 possibilità estreme. Una combinazione di produzione è detta efficiente se il sistema sfrutta completamente le risorse disponibili (che sono rappresentati graficamente come i punti sulla FPP). La FPP quindi mostra il COSTO OPPORTUNITÀ di un bene x misurato in termini di un altro bene y. Il costo opportunità è il costo espresso nei termini della migliore alternativa possibile a cui si deve rinunciare per ottenere qualcosa. Come principio generale definiamo il costo opportunità come il rapporto tra la quantità sacrificata di un bene x e la quantità così ottenuta di un altro bene y. 𝑪 − 𝑶 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒚 = 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒊𝒕 à 𝒔𝒂𝒄𝒓𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒙 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒊𝒕 à 𝒐𝒕𝒕𝒆𝒏𝒖𝒓𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒚 Possiamo quindi sintetizzare in 2 passaggi il procedimento per calcolare il C-O di 1 unità aggiuntiva di beni di consumo :

  1. Scrivo la quantità dei beni di consumo in relazione ai beni capitali.
  2. Divido entrambe le quantità ottenute per il numero di beni di consumo. SPOSTAMENTI DELLA FRONTIERA DELLA POSSIBILITÀ DI PRODUZIONE Il trade-off tra la produzione di beni diversi in un determinato periodo di tempo non è detto che sia fisso, ma le cose possono cambiare nel tempo. In particolare la FPP si può spostare in 4 diversi modi:
  3. La FPP si è spostata verso destra: è possibile produrre una maggiore quantità di entrambi i beni presi in considerazione. Il costo-opportunità rimane invariato, perché la FPP si è spostata verso destra parallelamente alla curva originaria.
  4. La FPP si è spostata verso destra in modo non parallelo alla curva d’origine: l’aumento della produttività è maggiore per uno dei due beni. Il costo-opportunità non è invariato.
  1. La FPP si è spostata verso sinistra (è la situazione opposta al punto 1) : la produttività diminuisce per entrambi i beni presi in considerazione. Il costo-opportunità rimane invariato, perché la FPP si è spostata verso sinistra parallelamente alla curva originaria.
  2. La FPP si è spostata verso sinistra in modo non parallelo alla curva d’origine (è la situazione opposta al punto 2): la produttività diminuisce maggiormente nella produzione di uno dei due beni. Il costo opportunità non è invariato. LO SCAMBIO Ogni società è formata da persone che hanno dei bisogni di consumo che possono essere soddisfatti in 2 modi:
  3. L’AUTARCHIA , provvedo da solo a produrre ciò di cui ho bisogno, ma consumo solo ciò che produco.
  4. IMPORTAZIONE (beni prodotti all’estero e venduti nel nostro paese) ED ESPORTAZIONE ( beni prodotti internamente e venduti all’estero) di prodotti che non sono in grado di produrre, o che altri producono meglio, ovvero scambiare dei beni, iniziando a dipendere da altri individui, imprese o nazioni. Quindi consumo ciò che ho ottenuto in scambio. Nella maggior parte di casi gli agenti economici propendono per la seconda alternativa, perché possono ottenere molti più vantaggi, ed anche uno dei 10 principi cardine dell’economia afferma che “lo scambio può essere vantaggioso per tutti”. Quali sono i vantaggi dello scambio?
  5. Lo scambio permette ai produttori di specializzarsi in ciò che sanno fare meglio.
  6. I produttori che si specializzano, scambiando con gli altri agenti, riescono a consumare di più e dunque migliorano il proprio benessere. La specializzazione in particolare dipende dalle DIFFERENZE NEI COSTI DI PRODUZIONE, che possiamo calcolare analizzando alternativamente:
  7. IL COSTO DI PRODUZIONE , cioè la quantità di input necessaria per produrre un’unità di output. In questo caso dobbiamo introdurre il concetto di VANTAGGIO ASSOLUTO che è la capacità di produrre un bene usando una minore quantità di fattori di produzione rispetto ad un altro produttore.
  8. IL COSTO OPPORTUNITÀ di un bene. In questo caso dobbiamo introdurre un concetto che prende il nome di VANTAGGIO COMPARATO, definibile come la capacità di produrre un bene a un costo-opportunità inferiore rispetto a un altro produttore. Quanto maggiore è il vantaggio di un Paese nella produzione del bene x, tanto più è il costo opportunità della produzione del bene y. Quando ogni individuo si specializza nella produzione di un vantaggio comparato, la produzione totale dell’economia cresce. Dobbiamo precisare che è possibile che un solo individuo goda di un vantaggio assoluto