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Dispensa di micro e macro economia di blab
Tipologia: Dispense
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A cura di: Roberta Monasterolo Christian Ciniero Giuseppe Accogli Rebecca Pastore Mario D. Russo
Domanda e offerta sono le parole probabilmente più usate dagli economisti, esse infatti sono le forze fondamentali che fanno muovere le economie di mercato. Ma cosa è, innanzitutto un mercato? È l’istituzione attraverso cui gli agenti economici (che possono essere sia singoli individui che imprese) effettuano scambi di beni e servizi. Volendo invece riferirci al libro un mercato è l’insieme dei venditori e dei compratori di un determinato bene o servizio. Nel mercato quindi vi sono sempre due individui, chi offre e chi acquista (o meglio, domanda) un bene. Analizziamo ora però i diversi tipi di mercato, partendo da quelli concorrenziali: MERCATI CONCORRENZIALI Per spiegarli al meglio ci è utile prendere un esempio. Immaginiamo un bene x, ebbene esso è inserito in un mercato concorrenziale quando verrà offerto da vari venditori, sparsi per la città, che decideranno per se il prezzo del proprio bene x, così come i compratori decideranno quanto comprare di tale bene x in valore al prezzo. Sebbene non organizzati, essi in toto formano un mercato, il prezzo e la quantità venduta non sono determinati dal singolo, ma dall’unione di tutti i venditori ed i compratori. Un mercato concorrenziale però è definito da precise caratteristiche, innanzitutto operano molti compratori e venditori, il venditore non controlla il prezzo poiché molti altri venditori propongono il suo stesso prodotto, analogamente nessun compratore, vista la minima quantità acquistata può influenzare minimamente il prezzo.
Il significato economico di concorrenza è impersonale, come per esempio può essere la concorrenza ad un test per l’università. Le caratteristiche che definiscono la concorrenza perfetta sono:
Si dicono BENI SOSTITUTI tutti quei beni che avendo caratteristiche simili si sostituiscono ad altri beni in casi particolari, come una diminuzione del reddito. Quando la diminuzione del prezzo di un bene provoca una riduzione della domanda di un altro bene si dice che i due beni sono sostituti. Vi sono poi i beni complementari, cioè i beni che vengono consumati ed acquistati insieme, come possono essere patatine e ketchup o cereali e latte. Si dicono, invece, BENI INFERIORI, tutti quei bene la cui domanda diminuisce all’aumentare del reddito. REDDITO Se il reddito diminuisce la QD cambia, se all’aumentare del reddito la QD aumenta si dice che il bene in questione è un bene normale. Se al diminuire del reddito, la QD aumenta esso è un bene inferiore. OFFERTA La curva di offerta di un bene è la quantità che i venditori vogliono e possono vendere a ogni dato prezzo. Se il prezzo del latte è elevato, i venditori vogliono vendere di più. Questa relazione è la legge dell’offerta : A parità di altre condizioni, se il prezzo di un bene aumenta, aumenta anche la quantità offerta, se il prezzo diminuisce, diminuisce anche la quantità offerta. La curva dell’offerta ha pendenza positiva. Analogamente alla domanda, vale lo stesso per offerta individuale e di mercato. GLI SPOSTAMENTI DELLA CURVA DI OFFERTA Risulta semplicissimo capirli attraverso un esempio, se il prezzo del mangime per mucche diminuisce, diminuirà il costo di manutenzione delle mucche, e di conseguenza anche il prezzo di un loro prodotto, quale il latte. Qualsiasi cambiamento che accresca la QO a ogni dato prezzo provoca uno spostamento verso destra della curva di offerta. I fattori che influenzano la curva sono:
Definiamo CONDIZIONE DI STABILITÀ un punto nel quale non ci sono forze che agiscono a favore di un cambiamento. Domanda e offerta infatti sono forze di mercato: il mercato è in equilibrio quando la quantità che i consumatori desiderano acquistare è la stessa che i venditori desiderano vendere. Questo punto nel grafico definisce la y come prezzo di equilibrio, mentre la x come quantità di equilibrio, insieme formano il prezzo di equilibrio o mercato. Il mercato rimane in equilibrio finché qualcosa non provoca uno spostamento delle curve. ECCEDENZA: O anche eccesso di offerta, i venditori non riescono a vendere e si trovano scorte sempre maggiori, ciò provoca un abbassamento del prezzo, l’abbassamento del prezzo unito alla riduzione progressiva della quantità offerta riporta in equilibrio il mercato. PENURIA: O anche eccesso di domanda, quando la quantità domandata di un bene supera la quantità offerta al prezzo corrente, con troppi compratori i venditori alzano i prezzi, all’aumentare di questi la richiesta diminuisce, questo processo continua fino al nuovo equilibrio. Questi fenomeni vengono definiti come legge della domanda e dell’offerta.
Le DETERMINANTI dell’ 𝜺𝑫^ sono:
1. DISPONIBILITÀ DI BENI SOSTITUTI: I beni che hanno stretti sostituti tendono ad avere una domanda più elastica, perché per i consumatori è facile sostituirli con altri beni che soddisfano lo stesso bisogno. Ex. Burro e margarina sono beni sostituti. Se il prezzo del burro diminuisce sensibilmente e quello della margarina rimane invariato, la quantità di burro diminuisce modestamente. La domanda di burro è elastica. 2. BENI NECESSARI E BENI DI LUSSO: I beni necessari tendono ad avere una domanda anelastica, quelli di lusso una domanda elastica. Tuttavia, ciò non significa che, per quanto riguarda i beni necessari, i consumatori continuino a domandare una quantità stabile del bene per sempre: questi modificano il loro comportamento di consumo, ma in maniera più lenta. Ex. confrontiamo la domanda di insulina e quella di barche a vela. Se raddoppia il prezzo dell’insulina, essendo questo un farmaco salvavita, la quantità domandata non diminuisce in misura marcata. Se raddoppiasse, invece, il prezzo delle barche a vela, la quantità domandata diminuirebbe in misura drastica, perché è un bene di lusso non necessario. 3. DEFINIZIONE DEL MERCATO: L’elasticità della domanda in qualunque mercato dipenda da come sono tracciati i confini del mercato stesso: un mercato delimitato in maniera molto precisa tende ad avere una domanda più elastica di uno i cui confini affondano nel vago, poiché è più facile trovare sostituti per beni specifici. Ex. Il mercato del cibo ha una domanda anelastica perché non è possibile trovare sostituti. Il mercato del gelato invece ha una domanda più elastica perché possiamo trovare dei dessert sostitutivi. Il mercato del gelato alla vaniglia ha una domanda ancora più elastica perché non solo posso trovare dei dessert sostitutivi, ma addirittura dei gusti di gelato che possono sostituire perfettamente la vaniglia. 4. ORIZZONTE TEMPORALE: La domanda di un bene tende ad essere più elastica nel lungo periodo che nel breve, perché il consumatore deve trovare soluzioni alternative per sopperire alla mancanza del suddetto bene il cui prezzo è aumentato. Ex. Se il prezzo del petrolio aumenta, nel primi 6 mesi non ci saranno riduzioni significanti della quantità domandata. Dopo 2 anni invece, il consumatore potrebbe essersi trasferito vicino al luogo di lavoro, potrebbe aver deciso di acquistare un’auto ibrida e quindi la quantità di petrolio da lui domandata diminuirebbe in modo drastico. 5. PORZIONE DEL REDDITO DESTINATA AL BENE: Quanto maggiore è la quota di reddito destinata all’acquisto di un bene, tanto maggiore tende ad essere l’elasticità della domanda al prezzo. Ex. Una famiglia con reddito medio-alto decide di programmare una vacanza alle Maldive. Il prezzo della vacanza aumenta del 25% a causa di una serie di fattori e la famiglia è obbligata a cambiare meta, propendendo per una località meno costosa. Supponiamo che aumenti invece del 25% il prezzo del sale da cucina. La famiglia precedentemente presa in considerazione, continua comunque ad acquistare la stessa quantità di sale che comprava prima dell’aumento del prezzo. Il sale da cucina ha un prezzo decisamente più basso della vacanza alle Maldive, che incide pochissimo sul reddito familiare, quindi la sua domanda è decisamente meno elastica di quella della vacanza. Il valore dell’elasticità può essere compreso tra 0 ed ∞.
DOMANDA ANELASTICA (la quantità domandata reagisce modestamente alla variazione di prezzo) DOMANDA ELASTICA (la quantità domandata reagisce notevolmente alla variazione di prezzo) LA DOMANDA HA ELASTICITÀ UNITARIA Valore dell’elasticità compreso tra 0 e 1 Valore dell’elasticità maggiore di 1 Valore dell’elasticità uguale ad 1 La variazione della quantità è meno che proporzionale alla variazione del prezzo La variazione della quantità è più che proporzionale alla variazione del prezzo La quantità domandata varia nella medesima porzione del prezzo Data una generica curva di domanda, il tratto dall’intercetta orizzontale al punto medio viene definito INELASTICO Data una generica curva di domanda, il tratto dal punto medio all’intercetta verticale viene definito ELASTICO Data una generica curva di domanda, l’𝜺𝑫è uguale ad 1 in corrispondenza del punto medio. Ex.
Nel caso dell’elasticità della domanda al reddito è molto importante il segno del quoziente soprascritto:
Dove 𝜺𝒙𝒚 è l’elasticità della domanda incrociata al prezzo, %∆𝑸𝒙 è la variazione percentuale della quantità domandata e %∆𝑷𝒚 è la variazione percentuale del reddito. Anche in questo caso, è piuttosto importante il segno del rapporto soprascritto:
Dove 𝜺𝑶 è l’elasticità della domanda al prezzo, %∆𝑸 è la variazione percentuale della quantità domandata e %∆𝑷 è la variazione percentuale del prezzo.
2. AUMENTO DEL PREZZO SUL MERCATO DEGLI IMPUT PRODUTTIVI, se il mercato degli stuzzicadenti aumentasse, servirebbe più legno. Ora consideriamo il mercato del parquet per rivestire il pavimento di abitazioni familiari e supponiamo che la domanda di ville aumenti. Accade che aumenta anche la domanda di parquet e la quantità di legname che mi occorre è molto più elevata di quella derivante dall’aumento del mercato degli stuzzicadenti. Quindi l’offerta di parquet è anelastica, mentre quella di stuzzicadenti è elastica. 3. MOBILITÀ DEI FATTORI DI PRODUZIONE, prendiamo in considerazione un coltivatore di miglio ed immaginiamo che sul mercato il prezzo della soia aumenti molto. Il contadino per guadagnare di più può smettere di coltivare miglio per far crescere soia, dato che il fattore terra è elastico. 4. FACILITÀ DI IMMAGAZZINAMENTO E ACCUMULAZIONE DELLE SCORTE, Nei settori in cui l’accumulazione è più agevole e poco costosa, l’elasticità dell’offerta è maggiore. Prendiamo il caso della frutta fresca e quello della frutta secca: conservare la prima è ben più costoso di conservare la seconda, quindi l’offerta della frutta secca sarà molto più elastica della frutta fresca. 5. DIMENSIONE DELL’IMPRESA E DEL SETTORE, le imprese più piccole hanno un’offerta molto più elastica di grandi imprese. Lo stesso avviene se parliamo di settori. 6. ORIZZONTE TEMPORALE, l’offerta, come la domanda è più elastica nel lungo piuttosto che nel breve periodo. Come nel caso della domanda, anche l’offerta varia lungo la curva: in corrispondenza di bassi valore di produzione, la curva di offerta è più elastica. Quando aumenta il quantitativo di output offerto allora diminuisce l’elasticità. Se produco di più diventa più costoso produrre una quantità aggiuntiva del bene. Ugualmente per la domanda, anche nell’elasticità dell’offerta abbiamo curve ANELASTICHE e ELASTICHE (vedi elasticità della domanda).
Se invece il prezzo di mercato fosse pari a 80, la quantità domandata sarebbe pari a 2; consequenzialmente acquisteranno sia Monica sia Ivano. Ora calcoliamo il surplus del consumatore per Monica e per Ivano:
Il surplus del produttore (SP) è il beneficio che il produttore trae dal partecipare al mercato. Il surplus del produttore è strettamente correlato con la curva di offerta. Infatti la curva di offerta indica le diverse quantità che il venditore vuole e può offrire sul mercato ai diversi prezzi. Ogni produttore che si muove nel mercato è disposto a vendere un bene o un servizio solo se il compenso che riceve è superiore al costo che sostiene per produrlo od eseguirlo. Il termine costo deve essere interpretato come il costo-opportunità per il produttore: deve dunque includere sia i costi diretti sia il valore che il produttore attribuisce al proprio tempo. La disponibilità a vendere corrisponde al prezzo più basso che ciascun produttore è disposto ad accettare per il proprio lavoro o per offrire sul mercato una certa unità di bene, ed è quindi una misura della rispettiva disponibilità a vendere il proprio servizio. La curva di offerta , al contrario della curva di domanda, è crescente ; dunque il costo-opportunità dell’ultima unità prodotta (c.d. unità marginale) aumenta al crescere dell’offerta; la disponibilità a vendere diminuisce al crescere della quantità offerta. Come il surplus del consumatore per il consumatore, così il surplus del produttore misura il beneficio netto che il venditore ricava dal partecipare al mercato. Il SP è pari alla differenza tra la somma totale incassata dal venditore ed il costo di produzione. Il surplus del produttore aumenta all’aumentare del prezzo perché la curva d’offerta ha pendenza positiva. Nel grafico, il surplus del produttore (SP) è misurato dall’area compresa tra il prezzo di mercato, la curva di offerta e l’asse delle ordinate. Al variare del prezzo varia anche il surplus dei produttori.
Un sistema fiscale è più efficiente di un altro se riesce a garantire lo stesso livello di entrate a un costo inferiore per il contribuente e per il governo. I costi che il contribuente deve assumersi per la tassazione sono 2: l’esborso generato dalle imposte stesse e l’onere amministrativo. Per quanto riguarda il primo costo, il trasferimento di denaro dal contribuente al fisco è una caratteristica necessaria e inevitabile di qualsiasi sistema fiscale. Ma le imposte comportano anche altre conseguenze come la PERDITA SECCA, cioè la riduzione del surplus totale che si produce in un mercato a seguito dell’introduzione di un imposta. La perdita secca costituisce un’inefficienza, in quanto gli individui sono spinti ad allocare le risorse in risposta a un incentivo fiscale invece che ai reali costi dei benefici dei beni e dei servizi scambiati nel mercato. L’introduzione di una tassa su un bene penalizza sia i compratori che i venditori, perché accresce il prezzo pagato dai primi e riduce quello incassato dai secondi. Entrambi in ogni caso sopportano l’introduzione dell’imposta. Quest’ultima poi crea un divario tra il prezzo pagato dai compratori e quello incassato dai venditori, che fa si che le dimensioni del mercato si riducano. EFFETTI DELLA TASSAZIONE SUI PARTECIPANTI AL MERCATO Qual è l’effetto dell’imposta sullo Stato? Chiamiamo T l’ammontare dell’imposta e Q la quantità venduta del bene, le entrate fiscali saranno pari a T x Q. Queste possono essere utilizzate per fornire servizi ai cittadini o per aiutare le categorie più deboli con sussidi: i cittadini pagano delle tasse che entrano nelle casse dello Stato, ma quest’ultimo le impiega per migliorare il benessere del primo. Gli EFFETTI DELL’IMPOSTA sono due:
Si tratta del secondo costo della tassazione, ed è un’inefficienza che purtroppo affligge ogni sistema fiscale, non si tratta solo del tempo passato a compilare scartoffie ma anche del tempo perso nel conservare, classificare e archiviare i documenti necessari per la dichiarazione dei redditi, oltre che le normali risorse spese.
Per Adam Smith un buon sistema tributario doveva rispondere a 4 principi
L’aliquota media è il rapporto tra il totale delle imposte pagate e il debito individuale totale, e può essere espressa con: Aliquota media=debito di imposta/reddito imponibile Dove il debito di imposta è l’ammontare dovuto alle autorità fiscali, ovvero il totale dell’imposta. L’aliquota marginale è l’importo aggiunti di imposte da pagare sull’unità addizionale di reddito e può essere espressa dalla formula: Aliquota marginale= variazione del debito di imposta/variazione del reddito imponibile Se si vuole valutare il carico fiscale ci avvaliamo dell’aliquota media, mentre se si vogliono valutare le distorsioni degli incentivi prodotte dal sistema fiscale.
Un imposta in somma fissa è la somma che ci troviamo a pagare indipendentemente dalle azioni che intraprendiamo o dal comportamento che teniamo. Un imposta in somma fissa è la forma di tassazione più efficiente, ma chiaramente applicando lo stesso metro a ricchi e poveri crea dei problemi e ciò ci impedisce di applicarla in ogni occasione.
Il principio fondamentale della tassazione è chiamato principio delle prestazioni e controprestazioni, dice che un individuo dovrebbe pagare le imposte in misura pari ai vantaggi che traggono dai beni o dai servizi forniti dallo Stato. Il secondo principio per valutare l’equità di un sistema è il principio della capacità contributiva, secondo il quale gli individui dovrebbero pagare le imposte in funzione della propria capacità di sopportarne il carico. Vale la pena definire anche il principio di equità verticale, i cittadini con una capacità contributiva superiore dovrebbero pagare più tasse; ed il principio di equità orizzontale, tutti i cittadini dotati della medesima capacità contributiva dovrebbero pagare tasse nella stessa misura.
Parlando di scambi dobbiamo introdurre la FRONTIERE DELLE POSSIBILITÀ DI PRODUZIONE e cioè un grafico nel quale si mostrano le possibili combinazioni di beni capitali e beni di consumo, quindi un grafico che ne rappresenti l’allocazione delle risorse. Tutti i punti della frontiera (A), o all’interno di essa (B), sono raggiungibili dal sistema economico con i mezzi che sono a disposizione. I punti al di fuori (C) invece non sono raggiungibili dal sistema economico viste le risorse a disposizione. Le INTERCETTE rappresentano le 2 possibilità estreme. Una combinazione di produzione è detta efficiente se il sistema sfrutta completamente le risorse disponibili (che sono rappresentati graficamente come i punti sulla FPP). La FPP quindi mostra il COSTO OPPORTUNITÀ di un bene x misurato in termini di un altro bene y. Il costo opportunità è il costo espresso nei termini della migliore alternativa possibile a cui si deve rinunciare per ottenere qualcosa. Come principio generale definiamo il costo opportunità come il rapporto tra la quantità sacrificata di un bene x e la quantità così ottenuta di un altro bene y. 𝑪 − 𝑶 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒚 = 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒊𝒕 à 𝒔𝒂𝒄𝒓𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒙 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒊𝒕 à 𝒐𝒕𝒕𝒆𝒏𝒖𝒓𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒚 Possiamo quindi sintetizzare in 2 passaggi il procedimento per calcolare il C-O di 1 unità aggiuntiva di beni di consumo :