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domande e risposte per esame scritto di informatica giuridica voto: 30
Tipologia: Esercizi
Offerta a tempo limitato
Caricato il 01/02/2021
4.4
(20)7 documenti
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L’informatica giuridica è la disciplina che applica le scienze informatiche ai contesti giuridici. Si applica su due fronti: migliora il modo di lavorare del giurista (informatica del diritto), regolamenta l'introduzione nella società delle nuove tecnologie e degli effetti da esse prodotti (diritto dell’informatica). Questi due fronti si trovano ad operare in diversi settori, da un lato, ad esempio, fonti di cognizione, sistemi informativi, prove informatica, e-learning, dall’altro lato, proprietà intellettuale informatica, e-commerce, e-governance, tutela dei dati, reati informatici. L'informatica è un mezzo per rappresentare la realtà sociale che ci circonda e nel rappresentarla inevitabilmente la modifica. In questa trasformazione cambiano i comportamenti degli individui e il diritto viene quindi ad affrontare una nuova società da regolamentare e comprendere. Si tratta una regolazione in chiave ex ante. La regolazione in chiave ex post va a risolvere una questione già sorta, in un contesto nel quale, si è già verificata una lesione del diritto, con tempistiche assai lunghe le quali non riescono a stare al passo dello sviluppo tecnologico. Così facendo la regolazione diviene lunga e complessa e vi è il rischio di non tutelare a pieno gli interessi coinvolti. Sulla base di queste considerazioni è chiaro che il diritto debba stare al passo dell'informatica prevedendo in chiave ex ante regole e tutele necessarie, senza imporre un repentino passaggio tecnologico ma operando un bilanciamento tra rischi ed opportunità.
2. I nomi di dominio: come funzionano tecnicamente e come si risolvono le controversie giuridiche per l’attribuzione del nome di dominio Un nome di dominio identifica in maniera univoca una persona, azienda o un’organizzazione su Internet. Il nome di dominio è nella maggior parte dei casi l’indirizzo che si digita per accedere al sito Internet di qualcuno. Un nome di dominio si costruisce combinando più parole separate da punti. Nell’analisi del nome si parte dalla fine. L’ultima parola è un suffisso che indica la nazionalità dell’ente cui il nome appartiene o il tipo di attività svolto dall’ente stesso. Questo suffisso è preceduto da una parola che solitamente indica l’ente cui fa capo il dominio, che può essere preceduta da ulteriori specificazioni. Così ad esempio unibo.it è il nome di dominio della Università di Bologna. Un nome di dominio identifica un dominio cioè un gruppo di indirizzi IP. Esiste un’infrastruttura chiamata sistema dei nomi di dominio (DNS) che si occupa di tradurre i nomi di dominio completamente qualificati in indirizzi IP. In una fase iniziale, la natura giuridica del nome di dominio è stata ricondotta dai giudici ad un mero indirizzo o numero di telefono, sia, ad un segno distintivo atipico dell’impresa, accostandolo di volta in volta all’insegna, alla ditta o al marchio. A livello nazionale la questione è stata definitivamente risolta con l’emanazione del D.lgs. n.30 del 2005 (Codice della proprietà industriale), che ha espressamente riconosciuto al nome di dominio la natura di segno distintivo dell’impresa con applicazione delle conseguente disciplina. Le controversie riguardanti i nomi di dominio si risolvono in via arbitrale o giudiziale e possono avere esiti diversi come la revoca del nome di dominio (dietro rinuncia dell’assegnatario, d’ufficio, a fronte di sentenza passata in giudicato o decisione arbitrale) oppure il trasferimento e la riassegnazione.
La posta elettronica è un servizio di internet grazie al quale ogni persona può inviare e ricevere dei messaggi utilizzando il computer o un altro dispositivo elettronico. A ciascuna casella postale sono associati uno o più indirizzi e-mail necessari per identificare il
destinatario ed hanno la forma di “[email protected]/com”, dove il nomeutente è un nome scelto dall’utente o dall’amministratore del server, che identifica univocamente un utente (o un gruppo di utenti), e dominio è un nome DNS. L’e-mail consente di inviare in tempi ridottissimi sia messaggi che file di ogni tipo. Gli elementi essenziali per il funzionamento di questo strumento sono tre: 1) user agent: il programma o l’applicativo web che ogni utente utilizza per la creazione, modifica, lettura e l’invio di un messaggio di posta elettronica; 2) mail server: ogni utente che possiede un account di posta elettronica è titolare di una mailbox, che è un pezzettino di spazio su un mail server. I server di posta elettronica assolvono due funzioni: raccolgono la posta in arrivo e si occupano della spedizione dei messaggi; 3) protocolli: sono necessari per il corretto invio e la corretta lettura dei messaggi di posta. Per l’invio si utilizza il protocollo SMTP (ora MIME), per la lettura il protocollo POP (ora IMAP). Mediante la posta elettronica si instaura un tipo di comunicazione che può essere detta asincrona, dato che al momento dell’invio del messaggio non è richiesto che il mittente ed il destinatario siano contemporaneamente connessi. Il fishing (o phishing) è Tecnica di Ingegneria Sociale che mira al furto di identità (“identity theft”) attuato mediante i più svariati mezzi (spesso tecnologici) per poter carpire dati riservati relativi alla identità elettronica dell’individuo e poterli utilizzarli per commettere illeciti o reati.Il phishing viene attuato in diverse fasi: generalmente si ha come primo step la creazione di un sito clone o civetta con contestuale attacco del sito principale, successivamente si ha la predisposizione del messaggio e l’identificazione delle potenziali vittime. Viene poi inviata l’email la quale richiede solitamente di inserire dati riservati, codici, password, ecc. Attraverso questo procedimento, il phisher riesce a raccogliere tutti i dati inseriti dal soggetto colpito e può utilizzarli per acquistare beni utilizzando fondi dell’utente, acquistare o registrarsi a certi servizi a nome dell’utente o trasferire somme di denaro, compiere atti terroristici. Raggiunto lo scopo si procede alla cancellazione delle tracce. Per tutelarsi da questa frode informatica esistono piccoli accorgimenti come evitare di pubblicare il proprio indirizzo e-mail su internet, utilizzare solo siti SSL, HTTPS, TLS, dotarsi di strumenti antispamming, firewall, spyware.
La posta elettronica è un servizio di internet grazie al quale ogni persona può inviare e ricevere dei messaggi utilizzando il computer o un altro dispositivo elettronico. A ciascuna casella postale sono associati uno o più indirizzi e-mail necessari per identificare il destinatario ed hanno la forma di “[email protected]/com”, dove il nomeutente è un nome scelto dall’utente o dall’amministratore del server, che identifica univocamente un utente (o un gruppo di utenti), e dominio è un nome DNS. L’e-mail consente di inviare in tempi ridottissimi sia messaggi che file di ogni tipo. Gli elementi essenziali per il funzionamento di questo strumento sono tre: 1) user agent: il programma o l’applicativo web che ogni utente utilizza per la creazione, modifica, lettura e l’invio di un messaggio di posta elettronica; 2) mail server: ogni utente che possiede un account di posta elettronica è titolare di una mailbox, che è un pezzettino di spazio su un mail server. I server di posta elettronica assolvono due funzioni: raccolgono la posta in arrivo e si occupano della spedizione dei messaggi; 3) protocolli: sono necessari per il corretto invio e la corretta lettura dei messaggi di posta. Per l’invio si utilizza il protocollo SMTP (ora MIME), per la lettura il protocollo POP (ora IMAP). Mediante la posta elettronica si instaura un tipo di comunicazione che può essere detta asincrona, dato che al momento dell’invio del messaggio non è richiesto che il mittente ed il destinatario siano contemporaneamente connessi.
Un cookie è un insieme di dati inviati dal sito e memorizzati dal browser in un file che risiede sul calcolatore dell’utente. Si tratta di un meccanismo per tenere traccia degli utenti che hanno acceduto al sito. Quando un calcolatore si collega per la prima volta ad un certo sito, il sito gli invia un cookie, caratterizzato da un proprio identificatore univoco, nell’ambito della directory indicata e del dominio cui afferisce il sito. Ogni qualvolta il calcolatore si ricollega a quel sito, il cookie precedentemente inviato viene rispedito al sito. Il sito quindi sa che il nuovo accesso è stato compiuto proprio dal calcolatore al quale aveva precedentemente inviato il cookie. Sono dei semplici dati, non sono virus e non danneggiano il calcolatore. Comportano però dei rischi per la privacy: il cookie consente al sito che l’abbia inviato di unire le informazioni concernenti gli accessi al sito stesso compiuti con un certo calcolatore. Se più siti si scambiano i risultati ottenuti con i propri cookies, tutte le informazioni ottenute da quei siti, concernenti lo stesso computer, possono essere unificate: il sito saprà quindi che un certo computer è stato impiegato per compiere un certo insieme di attività. Il cookie può violare la privacy fornendo o vendendo informazioni sulle abitudini dell’utente; identificando ed autenticando l’identità del visitatore; creando occasioni in cui le informazioni sono palesate per errore ai terzi; monitorando senza adeguati permessi le abitudini degli utenti. Il browser consente normalmente all’utente di decidere come rapportarsi con il cookie: è possibile respingere tutti i cookie o solo quelli di terzi (cioè quelli inviati non dal server corrispondente alla pagina a cui siamo collegati ma dai server in cui si trovano elementi visualizzati in tale pagina) , cancellare tutti i cookie che abbiamo già ricevuto o solo una parte di essi.
Il termine Web semantico fa riferimento all’inserimento nel web di informazioni comprensibili alla macchina: il web si arricchisce di informazioni comprensibili anche al calcolatore. Il modello del web attuale corrisponde solo in piccola misura all’idea del web semantico. Infatti nel web semantico le pagine del web devono contenere informazioni comprensibili da parte dell’elaboratore, mentre nel web attuale il calcolatore si limita a visualizzarle nel formato richiesto. Lo sviluppo del semantic web è priorità strategica di W3C, che ha promosso la definizione e all’applicazione di standard intesi a consentire lo sviluppo di tecnologie per il Web semantico. Il web semantico promette di superare i limiti del Web presente, facilitando l’accesso all’informazione così come l’effettuazione di varie attività mediante Internet. Questa evoluzione tecnologica del web comporta sicuramente una serie di vantaggi ma allo stesso tempo pone fortissimi rischi perché si tratta di un’intelligenza artificiale che è in grado di comprenderci ed il suo utilizzo distorto rischia di essere pericoloso. Per profilazione si intende la realizzazione di un “profilo” di una persona a seconda dei dati che si riescono a ricavare, e da quelli che egli stesso inserisce. In relazione a Google la profilazione viene fatta automaticamente a seconda degli interessi che Google rileva quando si effettuano le ricerche, con Facebook, la compilazione è completata dal fatto che ogni utente inserisce i dati rilevanti del suo profilo autonomamente, e Facebook si limita a rilevare i possibili “mi piace” che un utente inserisce. La profilazione a livello giuridico ha un notevole peso, e sempre crescente, perché è di enorme aiuto nello stilare il profilo degli interessi di un utente, se lo si analizza dal punto di vista commerciale, ma allo stesso tempo pone fortissime problematiche in relazione alla tutela della privacy degli utenti.
Un esempio è Cambridge Analytica, specializzata nella raccolta di una grande quantità di dati degli utenti dai social network: tramite quei dati sono state guidate le elezioni presidenziali negli USA e la Brexit negli UK.
Il termine Web semantico fa riferimento all’inserimento nel web di informazioni comprensibili alla macchina: il web si arricchisce di informazioni comprensibili anche al calcolatore. Il modello del web attuale corrisponde solo in piccola misura all’idea del web semantico. Infatti nel web semantico le pagine del web devono contenere informazioni comprensibili da parte dell’elaboratore, mentre nel web attuale il calcolatore si limita a visualizzarle nel formato richiesto. Lo sviluppo del semantic web è priorità strategica di W3C, che ha promosso la definizione e all’applicazione di standard intesi a consentire lo sviluppo di tecnologie per il Web semantico. Il web semantico promette di superare i limiti del Web presente, facilitando l’accesso all’informazione così come l’effettuazione di varie attività mediante Internet. Si parla di ontologia quando il sistema terminologico fornisce un modello concettuale, che indica quali sono le classi di entità rilevanti, quali classi sono incluse in classi più ampie, quali sono le condizioni per l’appartenenza ad una classe e le relazioni tra classi. Se disponiamo di un'ontologia formale possiamo individuare con precisione il concetto che ci interessa e chiedere tutti i documenti attinenti a quel concetto o ai concetti che si trovano in particolare connessione semantica con esso. La relazione tra classi è la più importante tra le relazioni ontologiche. Ad esempio nell’ambito degli atti giuridici possiamo dire che i contratti sono una sottoclasse degli atti e che le compravendite sono una sottoclasse dei contratti. Lo sviluppo delle ontologie in ambito giuridico si connette all’opera di tanti giuristi e filosofi del diritto che hanno cercato di caratterizzare con precisione le categorie giuridiche e di specificare l’architettura delle loro relazioni.
Ad oggi viviamo nella società della conoscenza, non più in quella dell’informazione. La conoscenza è il bene più prezioso poiché include l’esperienza e l’esito dell’informazione, ed il suo valore aumenta in modo proporzionale al quadrato degli utenti. Tutto il nostro comportamento in rete determina il flusso costante di informazioni, i c.d. Big Data, raccolti dalle imprese. Il dato deve essere neutro mentre l'informazione, diversamente, è piegata ai fini che si vogliono raggiungere. In mancanza dei dati grezzi da cui derivano le informazioni non si è in grado di raggiungere la fonte da cui esse provengono così da poterle verificare. Le P.A. sono in possesso di molti dati grezzi (government data) dei quali è emersa la necessità di una conoscenza e diffusione. Da un lato i dati delle P.A. sono “oro”, preziosi per determinare politiche sociali adeguate, per la ricerca ai fini statistici ed istituzionali; dall’altro lato ognuno di noi ha il diritto a non vedere erogati, usati o manipolati i dati personali a nostro svantaggio. Gli open government data non devono essere soggetti a limiti di accessibilità e devono essere trattati, cioè resi anonimi e non più collegabili in maniera diretta o indiretta all’individuo, prima di essere messi in circolazione.
Il diritto alla protezione dei dati personali è stato codificato nell’ordinamento italiano con il d.lgs. n. 196 del 2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali). Più recentemente il Parlamento ed il Consiglio Europeo hanno approvato il Regolamento (UE) 2016/679, comunemente chiamato GDPR (General Data Protection Regulation).