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commento discorsivo dell'edipo re.
Tipologia: Sbobinature
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L’Edipo re, tragedia scritta da Sofocle in un’età così remota, continua ancora ad oggi ad essere una delle tragedie più interessanti e coinvolgenti, capace di scuotere la psiche umana. Si tratta infatti, di un’opera che ancora ad oggi rappresenta l’emblema del teatro tragico e non solo. Nella tradizione letteraria europea, l’influenza di Aristotele riconosce l’Edipo re come “la tragedia per eccellenza”, diventando così l’opera con il maggior numero di tentativi di imitazione. Persino Freud, alla fine del XIX secolo, prenderà questa tragedia come modello di comparazione tra essa ed alcuni casi clinici che aveva in cura, per poi andare ad indicare il complesso psicologico più discusso – il complesso di Edipo. Ma nonostante questo, tra il 430 ed il 420 a.C, quando venne presentata, l’Edipo re non vinse il primo premio, che quell’anno fu assegnato ad Eschilo. Gli studiosi, presuppongono che il motivo per cui non abbia vinto sia perché la trama era troppo sottile per essere colta. Sofocle infatti non mette in scena grandi effetti scenici, ma al contrario, costruisce un labirinto che è puramente mentale e ci sono voluti secoli per interiorizzare e comprendere pienamente la raffinatezza della sua costruzione drammatica tanto da influenzare persino la struttura dell’Amleto di Shakespeare. Le scelte narrative di Sofocle sono particolari, infatti l’autore parte da una storia già ben conosciuta. La trama dell’Edipo re inizia a Tebe, dove il Re Laio, sovrano di Tebe e la sua sposa, la regina Giocasta vengono informati di una tragica profezia: il figlio che nascerà dalla loro unione sarà condannato ad uccidere il padre e sposare la madre con cui genererà dei figli portando disonore. Cercando di fuggire e di evitare questa profezia, i sovrani di Tebe cercheranno di liberarsi del bambino legandolo per i piedi ed affidandolo ad un pastore, il quale aveva l’infelice compito di abbandonarlo sul monte Citerone, esposto alla fame, alla sete, alle belve e quindi anche alla morte. Il pastore però, incapace di compiere un atto così crudele, decise di affidare il bambino ad un altro pastore proveniente da Corinto che mosso dalla compassione lo portò ai sovrani di Corinto che non potevano ad avere figli ed accettarono il bambino come un regalo da parte degli dei. Anni dopo, Edipo venne a conoscenza della profezia secondo la quale era destinato ad uccidere il padre e sposare la madre e nella possibilità di sfuggire da questo destino, lascia Corinto e si incammina verso Tebe.
Il suo cammino però lo conduce ad un incrocio fatale: a causa di una discussione e lasciandosi prendere dalla rabbia, uccide un uomo che poi scoprirà essere Laio, il re di Tebe nonché padre biologico. La tragedia prosegue con Edipo che continua il suo viaggio fino al suo arrivo a Tebe dove, dopo aver risolto l’enigma della Sfinge, ovvero:
riesce a dare la risposta corretta, spiegando che l'indovinello utilizza una metafora temporale per descrivere le fasi della vita dell’uomo:
Quando si parla di tragedia ci si immagina un’immagine di un eroe schiacciato dal destino, ma leggendo questa tragedia sembra che l’esperimento di Sofocle voglia comunicare completamente l’opposto. Il dibattito verte proprio sulle cause endogene ed esogene. Tra le cause esterne possiamo ritrovare per esempio l’oracolo di Delfi, il fato, la volontà degli Dei mentre nelle cause interne possiamo ritrovare senza dubbio il carattere di edipo, nel suo orgoglio di investigatore. Il colpo di genio di Sofocle è che tenta di far collassare questa distinzione: non si può dire dove finisca il destino e dove inizi la volontà di Edipo. L’esito fatale è decisivo essendo che entrambe le profezie si sono avverate a causa dei tentativi di Laio di evitarle. È Laio che ha preso le decisioni fatali ed Edipo che ne paga le conseguenze perché incapace di conoscere se stesso. Inoltre, Sofocle, durante la tragedia, gioca molto con la suspence, scegliendo come nodo fatele del dramma il fato (e di conseguenza anche l’indagine di Edipo). Proprio per questo motivo, la suspense, nell’Edipo re, nasce dal fatto che il pubblico conosce già il destino di Edipo: sa che è colpevole di parricidio e incesto. Per questo motivo la tensione non riguarda il cosa accadrà, ma il come Edipo arriverà a scoprirlo. Sofocle sposta quindi l’attenzione dal fatto principale al processo dell’indagine e della presa di coscienza. L’opera mette in evidenza il senso di inevitabilità degli eventi: il passato non può essere cambiato e ogni scoperta avvicina Edipo alla verità. La suspense deriva quindi dalla graduale rivelazione dei fatti e dalla crescita della consapevolezza del protagonista. All’inizio Edipo agisce senza sapere, ma man mano comprende che ciò che cerca coincide con la propria colpa. La sua indagine non è più soltanto sulla morte di Laio, ma su sé stesso. Il pubblico vive una tensione particolare perché conosce già la verità ma aspetta che Edipo la riconosca. Questo crea un forte coinvolgimento emotivo: chi osserva si identifica con il protagonista e riflette sul fatto che anche ogni essere umano potrebbe ignorare aspetti fondamentali di sé e delle conseguenze delle proprie azioni. La suspense, quindi, non è costruita sul mistero finale, ma sul lento percorso verso l’autocoscienza e sull’impatto tragico della scoperta. Concludendo, vorrei spiegare il motivo per cui ho scelto questa tragedia. Tra tutte quelle affrontate nel corso, ritengo che l’Edipo re abbia qualcosa di unico, che risiede nella tragica ironia del fato. Nonostante i personaggi tentino in ogni modo di sfuggire alla profezia, il destino riesce sempre a trovare una strada per compiersi e raggiungere i protagonisti.