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L'elettrocardiogramma (ecg) è una registrazione grafica non invasiva dell'attività elettrica del cuore. L'attività elettrica viene registrata attraverso l'applicazione di elettrodi sulla pelle, che rilevano campi elettrici di bassa intensità dovuti alle periodiche depolarizzazioni e ripolarizzazioni del cuore. Gli elettrodi si applicano a 10 posizioni, 4 sui arti e 6 sul torace. Le onde registrate dall'ecg, come p, qrs e t, rappresentano le fasi di depolarizzazione e ripolarizzazione del cuore. L'ecg ha un ruolo importante nella diagnosi di anomalie, patologie e aritmie cardiache.
Tipologia: Dispense
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Un elettrocardiogramma (ECG) è una registrazione grafica, non invasiva, dell’attività elettrica del cuore. L’attività elettrica del cuore viene registrata mediante l’applicazione sulla cute del paziente di elettrodi in grado di rilevare campi elettrici di bassa intensità dovuti alle periodiche depolarizzazioni e ripolarizzazioni del cuore. Gli elettrodi posizionati sul corpo del paziente sono 10 di cui:
Frequenza cardiaca (FC) Si definisce come numero di battiti cardiaci per minuto (bpm) ed è riferita alla frequenza ventricolare. La velocità di scorrimento della carta è solitamente impostata a 25 mm/sec. Questo significa che un quadretto piccolo della carta millimetrata corrisponde a 0,04 secondi (40 ms) e un quadretto grande corrisponde a 0, secondi (0,04 secondi x5 = 0,2 secondi = 200 ms). Per calcolare la FC di un tracciato ci sono diversi metodi; il più semplice e immediato consiste nel dividere 300 per il numero di quadrati grandi fra due onde R. Una frequenza normale va da 60 a 100 bpm. Le frequenze superiori si definiscono tachicardie, quelle inferiori bradicardie. Analisi del ritmo Una prima valutazione consiste nello stabilire se gli intervalli fra le onde R sono sempre uguali, o non differiscono tra loro per più di 2 quadratini. In questo caso possiamo dire che il ritmo è regolare. La seconda valutazione è relativa alla presenza e alla morfologia dell’onda P: se questa si trova prima del complesso QRS ed è positiva in DII e negativa in aVR, allora possiamo definire il ritmo come sinusale , cioè l’impulso elettrico origina dal nodo seno-atriale (condizione di normalità). La presenza di un’onda P negativa in DII deve far pensare come prima cosa, ad una possibile inversione degli elettrodi periferici, secondariamente ad un’origine dell’impulso diverso dal normale ( extrasistolia e/o tachicardia atriale - TA-). A volte l’onda P non si trova prima del complesso QRS, ma dopo di esso: in questo caso è legato alla retro- conduzione dell’impulso, che si verifica in molte aritmie sia sopraventricolari (TPSV) che ventricolari (TV)
La presenza di un ritmo irregolare associato all’assenza di una chiara onda P, deve far pensare all’aritmia di più frequente riscontro nella pratica quotidiana: la fibrillazione atriale (FA). Questa si definisce come attività elettrica caotica degli atri, che determina una inefficace contrazione delle pareti ed una conseguente alta probabilità di formazione di coaguli all’interno degli stessi. Un’altra aritmia di frequente riscontro, caratterizzata da ritmo talora anche regolare e da tipiche onde con aspetto a dente di sega (onde F) è il Flutter Atriale (FLA). È causato ad un corto circuito elettrico (aritmia da rientro) che interessa l’atrio. Si differenzia dalla FA per una maggiore regolarità del ciclo ventricolare. Morfologia del QRS Normalmente deve essere positivo in DI, l’ampiezza dell’onda R deve aumentare da V1 a V6 mentre l’onda S deve ridursi, durata inferiore a 100-120 ms (2,5-3 quadratini), l’onda Q deve avere durata inferiore a 0, sec (1 quadratino) e l’ampiezza deve essere inferiore ad ¼ dell’onda R successiva (non si considerano le onde Q in DIII e in aVR). Sulla base della durata del complesso, si definiscono le tachicardie o bradicardie a QRS largo o stretto. Quando è stretto (durata inferiore a 100 ms) indica una normale conduzione ventricolare. Se è di durata superiore a 120 ms, si definisce largo e indica un rallentamento della conduzione, che può essere di una specifica porzione del sistema di conduzione (come nel caso dei blocchi di branca ), oppure un’origine sotto-Hissiana del ritmo cardiaco (giunzionale o ventricolare). La presenza di una tachicardia a QRS largo con ampiezza e morfologia variabile da un complesso all’altro, è tipica della fibrillazione ventricolare (FV). Questa è l’aritmia che più frequentemente, associata alla TV, è causa di arresto cardio-circolatorio; è determinata da un’attività elettrica disorganizzata dei ventricoli, con conseguente arresto dell’attività meccanica. Se subito prima di un QRS largo troviamo una rapida deflessione caratterizzata da una linea verticale (spike), ci troviamo di fronte ad una stimolazione da Pace Maker ( PM ). Morfologia dell’onda T Quando presenta la stessa polarità del QRS nelle derivazioni periferiche ed è positiva nelle derivazioni precordiali (o negativa da V1 a V3 nelle giovani donne), indica una normale ripolarizzazione ventricolare. In caso contrario è indice di ischemia o sofferenza miocardica (ipertrofia ventricolare, cardiopatie , ecc.). Intervallo PR, relazione tra onde P e complessi QRS L’intervallo PR esprime la conduzione dell’impulso attraverso il nodo atrio-ventricolare, il fascio di His, le branche destra e sinistra. Deve avere una durata compresa fra 120 ms e 200 ms (da 3 a 5 quadratini). Quando è più corto può essere una variante normale (che si presenta ad esempio nelle donne in gravidanza) o identificare la presenza di una via accessoria atrio-ventricolare (pre-eccitazione ventricolare, WPW). Se è lungo , è indicativo di un rallentamento della conduzione ai ventricoli (blocchi atrio-ventricolari – BAV). In condizioni normali il rapporto P:QRS è 1:1, cioè ad ogni onda P, dopo un intervallo PR costante, corrisponde un complesso QRS ed ogni complesso QRS deve essere preceduto da un’onda P. Quando invece si trova un rapporto tra P e QRS di 1:2 o 1:molti, e un intervallo PR che ha una durata in progressivo aumento, siamo di fronte a Blocchi Atrio-Ventricolari (BAV):