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Eschilo: Vita, Opere e Innovazioni Teatrali, Appunti di Greco

Una panoramica completa della vita e delle opere di eschilo, uno dei più grandi tragediografi greci. Esplora le sue opere principali come 'i persiani', 'i sette contro tebe', 'prometeo incatenato' e l'orestea (agamennone, coefore, eumenidi), analizzando le trame, i temi e le innovazioni teatrali introdotte da eschilo. Anche un'analisi del contesto storico e culturale in cui eschilo visse e lavorò, offrendo spunti per comprendere meglio il suo impatto sulla tragedia greca e sulla letteratura occidentale. Approfondisce l'evoluzione del personaggio di zeus nelle sue opere e le complesse dinamiche familiari e politiche che caratterizzano le sue tragedie, rendendolo una risorsa preziosa per studenti e appassionati di teatro classico.

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 14/10/2025

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Eschilo
-LA VITA
Come Erodoto, nasce ad Eleusi nel 525 a.C. da una famiglia nobile; il padre si chiamava
Euforione, nome con cui chiamerà suo figlio. Combatté per 3 volte durante le guerre
persiane:
a Maratona (490 a.C); durante la quale perde il fratello Cinegiro, come ci dice
Erodoto
a Salamina (490 a.C.)
a Platea (479 a.C.)
Conserviamo l’epitaffio funebre che lui compose per se stesso, in cui non fa
riferimento alla sua carriera poetica. Esordisce nel 484 a.C., la sua produzione oscilla
fra i 70 e i 90 componimenti, ma sono rimaste integre solo 7 tragedie grazie al
manoscritto Laurenziano che fu portato a Roma da Costantinopoli, ora si trova nella
biblioteca mediceo-laurenziana di Firenze, da cui ci sono pervenute anche le tragedie
di Sofocle. Del corpus eschileo possediamo solo gli scritti successivi ai 50 anni per cui
non è possibile effettuare un confronto con gli scritti giovanili e tracciare una linea di
sviluppo. La tragedia più antica di eschilo sono I Persiani, sulla sconfitta dei Persiani a
Salamina e risale al 472 a.C.
Da Atene si spostò alla corte di Ierone, tiranno di Siracusa, alla fine degli anni 70 del
400; a testimonianza di ciò c’è il fatto che Ierone volle che venisse messa in scena una
replica dei Persiani di Eschilo in occasione del suo arrivo. Probabilmente, si reca in
Sicilia in seguito alla fondazione della nuova colonia di Etna, e proprio per comporre
Le Etnee, pervenute in frammenti, in suo onore. Anche Pindaro allude a questo evento
nella Pitica I. Nel 468 a.C. fu battuto da Sofocle negli agoni tragici ad Atene. Sappiamo
che tornò ad Atene perché nel 467 a.C. conseguì una vittoria. Nel 458 a.C mise in scena
la trilogia dell’Orestea con cui vinse le Grandi Dionisie e partì per la Sicilia. Ritornò a
Gela, dove morì nel 456 a.C. e fu sepolto.
-I PERSIANI
La tragedia faceva parte di una tetralogia formata da: Fineo, Glauco di Potnie e
Prometeo Incendiario (dramma satiresco). Eschilo si è probabilmente ispirato a una
tragedia di argomento simile: le Fenicie di Frinico; ma la trama nelle due tragedie è
organizzata in maniera diversa: Frinico apre l’opera con la notizia della sconfitta a
Salamina mentre in Eschilo la notizia viene data da un messaggero a partire dal verso
243.
La tragedia è ambientata a Susa ( antica capitale dei Persiani). Il coro è composto da
vecchi notabili persiani. La tragedia non ha un prologo ma si apre direttamente con la
parodo del coro che parla della grandezza dell’esercito persiano, contrapponendo la
lancia, arma tipica degli opliti greci, e l’arco, tipico dei persiani. Ma il coro è angosciato
per la mancanza di notizie sulla spedizione dell’esercito persiano, partito dall’Asia al
comando di Serse per conquistare la Grecia. Accanto al coro c’è la Regina Madre
Atossa, chiamata sempre e solo βασιλεια, che arriva su un carro e racconta un sogno
angoscioso che conferma i cattivi presagi del coro. Le sono apparse due fanciulle, una
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Scarica Eschilo: Vita, Opere e Innovazioni Teatrali e più Appunti in PDF di Greco solo su Docsity!

Eschilo -LA VITA Come Erodoto, nasce ad Eleusi nel 525 a.C. da una famiglia nobile; il padre si chiamava Euforione, nome con cui chiamerà suo figlio. Combatté per 3 volte durante le guerre persiane: ● a Maratona (490 a.C); durante la quale perde il fratello Cinegiro, come ci dice Erodoto ● a Salamina (490 a.C.) ● a Platea (479 a.C.) Conserviamo l’epitaffio funebre che lui compose per se stesso, in cui non fa riferimento alla sua carriera poetica. Esordisce nel 484 a.C., la sua produzione oscilla fra i 70 e i 90 componimenti, ma sono rimaste integre solo 7 tragedie grazie al manoscritto Laurenziano che fu portato a Roma da Costantinopoli, ora si trova nella biblioteca mediceo-laurenziana di Firenze, da cui ci sono pervenute anche le tragedie di Sofocle. Del corpus eschileo possediamo solo gli scritti successivi ai 50 anni per cui non è possibile effettuare un confronto con gli scritti giovanili e tracciare una linea di sviluppo. La tragedia più antica di eschilo sono I Persiani, sulla sconfitta dei Persiani a Salamina e risale al 472 a.C. Da Atene si spostò alla corte di Ierone, tiranno di Siracusa, alla fine degli anni 70 del 400; a testimonianza di ciò c’è il fatto che Ierone volle che venisse messa in scena una replica dei Persiani di Eschilo in occasione del suo arrivo. Probabilmente, si reca in Sicilia in seguito alla fondazione della nuova colonia di Etna, e proprio per comporre Le Etnee, pervenute in frammenti, in suo onore. Anche Pindaro allude a questo evento nella Pitica I. Nel 468 a.C. fu battuto da Sofocle negli agoni tragici ad Atene. Sappiamo che tornò ad Atene perché nel 467 a.C. conseguì una vittoria. Nel 458 a.C mise in scena la trilogia dell’Orestea con cui vinse le Grandi Dionisie e partì per la Sicilia. Ritornò a Gela, dove morì nel 456 a.C. e fu sepolto.

-I PERSIANI La tragedia faceva parte di una tetralogia formata da: Fineo, Glauco di Potnie e Prometeo Incendiario (dramma satiresco). Eschilo si è probabilmente ispirato a una tragedia di argomento simile: le Fenicie di Frinico; ma la trama nelle due tragedie è organizzata in maniera diversa: Frinico apre l’opera con la notizia della sconfitta a Salamina mentre in Eschilo la notizia viene data da un messaggero a partire dal verso

La tragedia è ambientata a Susa ( antica capitale dei Persiani). Il coro è composto da vecchi notabili persiani. La tragedia non ha un prologo ma si apre direttamente con la parodo del coro che parla della grandezza dell’esercito persiano, contrapponendo la lancia, arma tipica degli opliti greci, e l’arco, tipico dei persiani. Ma il coro è angosciato per la mancanza di notizie sulla spedizione dell’esercito persiano, partito dall’Asia al comando di Serse per conquistare la Grecia. Accanto al coro c’è la Regina Madre

Atossa, chiamata sempre e solo βασιλεια, che arriva su un carro e racconta un sogno

angoscioso che conferma i cattivi presagi del coro. Le sono apparse due fanciulle, una

vestita con abiti persiani, l’altra con abiti greci che vengono aggiogate a un carro da Serse; ma quella greca riesce a spezzare il giogo facendo cadere il re dal carro, una volta a terra viene commiserato dal padre Dario mentre si strappa le vesti. Il sogno si conclude con la visione di un’aquila aggredita e ferita da un falco. Una delle caratteristiche del teatro eschileo è la staticità compensata dall’uso di grandi trovate scenografiche, infatti, nel finale inserisce un colpo di scena: da un rilievo emerge il fantasma di Dario, evocato da Atossa, presentato come un vecchio re saggio. Dario condanna gli eccessi di Serse che ha condotto una spedizione avventata ed ingiusta, e proclama che non si dovranno mai più fare spedizioni contro la Grecia e

che l’enorme numero di cadaveri insegnerà ad evitare ogni forma di υβρις. Dario

chiede, infine, alla moglie di consolare il figlio. Dario ritorna fra i defunti. Nell’epilogo, Serse appare affranto sulla scena, con le vesti lacere e la scena si chiude con un lamento del coro. Eschilo compone un’opera teatrale e manipola la realtà storica perché anche Dario fu responsabile di aver causato l’attacco a Maratona. Questo monito contro l’imperialismo che porta alla rovina dei Persiani, non si sa se lo rivolge all’esterno o all’interno. Nella seconda metà degli anni 70 del 400 a.C. è il periodo in cui si sviluppa la lega delio-attica; quindi forse Eschilo vuole far riflettere gli ateniesi sul pericolo di condurre una politica troppo imperialistica. ! Le altre tragedie rappresentate con i Persiani non hanno alcun legame di tipo contenutistico, si parla quindi di TETRALOGIA o TRILOGIA SLEGATA.

-I SETTE A TEBE Fu messa in scena nel 467 a.C. , tragedia con cui Eschilo vinse il primo premio. Fanno parte di una tetralogia legata nella quale si sviluppa il mito di Edipo: ● Laio ● Edipo ● La Sfinge (dramma satiresco) Edipo era figlio del re Laio e della regina Giocasta di Tebe. Prima della sua nascita, un oracolo predisse a Laio che suo figlio lo avrebbe ucciso e avrebbe sposato la propria madre. Terrorizzato dalla profezia, il re ordinò che il bambino fosse abbandonato sul monte Citerone per impedirgli di sopravvivere. Tuttavia, il servo che doveva portarlo sul monte ebbe pietà di lui e lo affidò a un pastore, che lo portò alla corte di Polibo e Merope, re e regina di Corinto, che lo adottarono come loro figlio. Crescendo, Edipo venne a conoscenza della profezia secondo cui avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Ignaro di essere stato adottato, fuggì da Corinto per evitare di compiere il destino predetto. Durante il viaggio, lungo una strada stretta, ebbe un alterco con un uomo anziano e lo uccise senza sapere che fosse il re Laio, suo vero padre. Giunto a Tebe, la città era minacciata dalla Sfinge, un mostro che divorava chiunque non sapesse risolvere il suo enigma. Sconfitta, la Sfinge si gettò da una rupe e la città fu salvata. Per riconoscenza, Edipo fu proclamato re di Tebe e sposò la regina Giocasta, senza sapere che fosse sua madre. Dal loro matrimonio nacquero 4 figli: Antigone, Ismene, Polinice ed Eteocle. Una volta scoperto tutto, Edipo si acceca e maledice i due

  1. MISANDRIA: ossia ostilità verso la figura maschile, ma costituendo un atto di
  1. ENDOGAMIA: ossia rifiuto di sposare i cugini
  2. Alcuni studiosi, tra cui Sommerstein, pensano che in realtà fossero gli Egizi la prima tragedia, mentre Le Supplici la seconda. Pensano che negli Egizi fosse contenuto un oracolo secondo il quale Danao sarebbe stato ucciso per mano di uno degli Egizi. ! Fino al 1952, si pensava che le Supplici fossero una delle tragedie più antiche di Eschilo per alcune sue caratteristiche strutturali (il protagonismo del coro è simbolo dell’arcaico), ma Edgar pubblica un'ipotesi su quanto emerge da un papiro ossirinchita, si basa sul fatto che l’opera gareggiò con Sofocle, che esordì nel 468 a.C.. Appare quindi impossibile che sia la più antica opera di Eschilo che esordì nel 475 a.C.. Addirittura pare che le Supplici vinsero il 1° premio nel 467 a.C.

-PROMETEO INCATENATO Prometeo è un titano, contro il quale ha combattuto Zeus, vicenda al centro del Prometeo Incatenato. Faceva parte di una trilogia legata: ● Prometeo incatenato ● Prometeo liberato, pochi frammenti ● Prometeo portatore di fuoco, pochi frammenti

La tragedia si apre in Scizia. Nel prologo il Potere (Κρατος) e la Forza (Βια) con l’aiuto

di Efesto inchiodano Prometeo ad una roccia; Zeus vuole punire il titano per aver donato agli uomini il fuoco. Prometeo si rivolge agli elementi della natura, che tentano di dargli conforto e consiglio. La tragedia ha un andamento statico e si basa sull’incontro di Prometeo con vari personaggi. Nella parodo su un carro alato giunge il coro (non si sa come fu messo in scena), costituito dalle Oceanine, afflitte dalle sofferenze del Titano; arriva poi Oceano, padre delle Oceanine, che consiglia a Prometeo di essere meno fiero ed ostinato; giunge anche una fanciulla di Argo, Io, della quale si era innamorato Zeus, perseguitata da Era, Zeus la trasforma in una giovenca bianca per non farla trovare ma Era è furba e manda un tafano a perseguitare Io. Io giunge da Prometeo, che le dice di non preoccuparsi e che quando giungerà in Egitto, dove partorirà Epafo (dal quale discende Danao), finirà le peregrinazioni e ritornerà umana. Prometeo rivela a Io di avere un segreto su Zeus: Zeus è invaghito di Teti e Prometeo sa che Teti genererà un figlio più forte del padre, rischiando di fare la fine di Crono. Allora Zeus invia Hermes per minacciare Prometeo e estorcere il segreto che non vuole rivelare. Fulmini e saette si abbattono sulla rupe, facendola sprofondare, trascinando nell’abisso Prometeo e il coro. Il Prometeo è al centro di una controversia: molti ritengono non sia eschileo:

  1. per motivi stilistici (la lingua è più semplice), uno studioso, Ted Smith nel 1929 sviluppa la tesi secondo la quale sarebbe l’opera di un tragediografo più tardo influenzato dalla sofistica. Perché le parti dialogate prevalgono su quelle liriche, nel prologo è probabile l’uso del terzo attore
  1. la figura di Zeus è rappresentato come un tiranno, la spiegazione più diffusa consiste nel ritenere che Zeus subisse un'evoluzione nel corso della trilogia e poi nel Prometeo Liberato ci fosse una riconciliazione tra Zeus e Prometeo. Questa teoria non convince molti, gli studiosi sono divisi, perché si tratta di un’opera che ha un suo perché e sono state fatte altre spiegazioni: si è pensato che Eschilo la lasciò incompiuta e poi portata in scena da Euforione (ipotesi di Alan Sommerstein). Vincenzo di Benedetto e la Cattoni lo ritengono eschileo. In ambito anglosassone, West non crede alla paternità eschilea del Prometeo Incatenato.

-L’ORESTEA Il culmine della drammaturgia è costituito dalla trilogia legata dell’Orestea. Tutto nasce da un adulterio, Atreo (padre di Agamennone e Menelao) scopre la relazione tra la moglie e il fratello Tieste. Atreo, per vendicarsi, invitò Tieste a un banchetto, servendo però come pietanza i suoi tre figli. Tieste però ha un figlio superstite, Egisto e vive nella reggia di Argo, perché si contendevano il potere questa colpa si trasmette a tutta la famiglia. I segmenti del mito sono sviluppati in una trilogia legata: ● Agamennone ● Coefore ● Eumenidi -L’AGAMENNONE L’Agamennone ha 1600 versi, la tragedia più lunga della trilogia perché fa da introduzione. Ha per protagonista Agamennone. Nel prologo una sentinella sul tetto della reggia degli Atridi aspetta che giunga il segnale di fuoco che annunci il ritorno di Agamennone. Ha luogo la parodo, il coro composto da vecchi argivi rievoca le vicende della spedizione troiana (sacrificio di Ifigenia). Viene narrato il presagio favorevole di due aquile (gli Atridi) che avevano ucciso una lepre incinta (Troia). Nel 1° episodio, entra Clitennestra, una donna con il coraggio di un uomo, e informa il coro che Troia è caduta. Clitennestra attende il ritorno del marito per fargli pagare l’uccisione della figlia Ifigenia. Nel 1° stasimo, il coro intona un inno a Zeus,

presentato come divinità purificata garante della punizione della υβρις. Vengono

rievocati il ratto di Elena ed i morti nella guerra di Troia. Tuttavia il coro dubita ancora che la notizia dell'imminente ritorno della spedizione vittoriosa sia vera. Nel 2° episodio arriva un araldo che annuncia la caduta di Troia e che Agamennone sta tornando. Nel frattempo Clitennestra ha una relazione con Egino. Nel 3° episodio arriva Agamennone con la sua concubina Cassandra (figlia di Priamo, condannata ad avere il dono della divinazione senza essere creduta) a bordo di un carro. Clitennestra per accogliere il marito fa stendere dei tappeti rossi, con alto valore simbolico perché il rosso prefigura il sangue che attende Agamennone; Agamennone non vuole

calpestare i tappeti rossi, visto come gesto di υβρις, alla fine Clitennestra lo convince e

il coro ha presentimenti molto negativi. Nel 4° episodio, Cassandra, in un delirio, comincia a rivedere le disgrazie subite dalla casa reale di Argo e vede l’uccisione di Agamennone e di se stessa per mano della moglie. L’omicidio non viene messo in

-LE EUMENIDI

Il coro è già presente in scena. La tragedia si apre con Oreste, abbracciato all’onfalos e circondato dalle Erinni. La prima parte del dramma si svolge nel tempio di Apollo a Delfi, dove Oreste, inseguito dalle Erinni (che costituiscono il coro), si è rifugiato per avere aiuto dal Dio. Nel prologo, mentre le Erinni dormono, la Pizia esce dal tempio ma vedendo le Erinni rientra spaventata e Apollo promette a Oreste di aiutarlo; accompagnato da Hermes, Oreste si allontana. Nella parodo, appare il fantasma di Clitennestra che risveglia le Erinni che ricominciano a inseguire Oreste. La scena cambia e si sposta nel tempio di Atena sull’acropoli; Oreste abbraccia la statua di Atena e viene minacciato dal coro. Poi compare Atena ,che per fermare la lite, istituisce il tribunale dell’Areopago sul monte di Hermes. I giudici ascoltano l’accusa (le Erinni) e la difesa (Apollo). Apollo dice che Oreste ha fatto bene a uccidere la madre e che in ogni caso la madre è meno importante del padre. Le Erinni dicono, invece, che se Oreste viene lasciato libero, sarebbe la fine di tutto perché la gente non avrebbe paura di violare le leggi non scritte. Sullo sfondo c’è la riforma dell’Areopago (458 a.C.), tribunale che ora giudica i reati di sangue. I giudici votano, ma il verdetto risulta pari e l’ultima a votare è Atena che vota a favore di Oreste perché Atena è l’unica divinità a essere cresciuta senza madre, infatti è stata partorita da Zeus. La liberazione di Oreste scatena la furia delle Erinni su Atene ma vengono sviate da Atena. Le Erinni vestite di rosso vengono accolte e cambiano il loro nome in “Eumenidi”. Atena è nella stessa situazione di Pelasgo, perché entrambi sono portatori di motivazioni valide. Qualunque cosa Oreste faccia si troverà a dover soffrire. Oreste alla fine capisce di essere stato inserito nella storia maledetta della famiglia, una catena che non può essere spezzata