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Età imperiale e Seneca, Appunti di Latino

presentazione Età imperiale; i principati di Tiberio, Caligola e Claudio; letteratura in età imperiale: Fedro e Seneca + analisi opere

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 06/03/2023

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ETA’ IMPERIALE (politica)
La successione di Augusto
morte Augusto 14 d.c.
Augusto si astenne dal nominare apertamente un successore ma promosse la riaffermazione della tradizione familiare
e gentilizia romana. Il princeps non ebbe figli maschi. Nel 39 si divorziò con Scribonia per sposare Livia Drusilla che
aveva già due figli maschi, Tiberio e Druso. Druso morì precocemente quindi non rimase altro ad Augusto che adottare
Tiberio come successore. Nel 14 d.c. il senato confermò la successione di Tiberio.
I principati di Tiberio, Caligola e Claudio
Tiberio fu princeps dal 14 al 37, apparteneva ad una famiglia aristocratica più conservatrice.
- ottenne l’appoggio del Senato garantendo la sicurezza dei loro beni,
- attua una politica moderata di rigoroso risparmio con misure impopolari
Aveva un nipote, Germanico, molto amato dall’esercito e quando morì in circostanze non chiare, molti incolparono lo
stesso Tiberio, che si fece sempre più diffidente e per il timore delle congiure si ritirò a Capri nel 27.
Tiberio aveva un erede diretto, il figlio Druso, ma l’affetto verso Germanico orientò la scelta del Senato, del popolo e
dell’esercito verso Gaio Cesare, figlio di Germanico soprannominato Caligola.
Caligola salì al potere nel 37 e fu princeps fino al 41.
- si distaccò dalla politica precedente di Augusto e di Tiberio, tentando di instaurare una monarchia
assoluta,
- fonti storiche come Tacito e Svetonio enfatizzano il suo comportamento perverso e stravagante,
- dopo solo 4 anni fu assassinato e sale al potere Tiberio Claudio Nerone.
Claudio fu princeps dal 41 al 54. Il suo principato è caratterizzato da una politica moderata ed equilibrata.
- ebbe come obbiettivo l’equilibrio tra le diverse forze sociali nel rispetto della tradizione,
- sotto il suo potere, il dominio fu ampliato: si preoccupò del buongoverno delle province e della
romanizzazione, rese inoltre più efficiente l’apparato burocratico suscitando però il malcontento da parte
dell’aristocrazia e del ceto equestre.
- la 4 moglie, Agrippina, lo convinse ad adottare il figlio Nerone, il quale, nel 54 quando l’imperatore morì
forse avvelenato dalla stessa moglie, prese il potere.
Nerone governò dal 54 al 68. Durante il quinquennio aureo (54-59) governò sotto la guida della madre Agrippina e del
filosofo Seneca. Inizialmente segue una politica moderata che pian piano si trasforma in un assolutismo dispotico.
Nel 59 fece uccidere la madre e allontanò Seneca.
Soprattutto da Tacito viene descritto come un tiranno megalomane e sanguinario, tuttavia sotto il suo impero furono
promosse alcune iniziative importanti come la riforma monetaria sul piano economico e ottenne molti successi sul piano
militare. Nel 64 scoppiò un violento incendio a Roma che devastò gran parte della città.
Con età augustea si intende un periodo della storia della letteratura latina il cui inizio è convenzionalmente fissato nel 31
a.C. (la battaglia di Azio), e la cui fine coincide con la morte di Augusto, nel 14 d.C.
=momento di svolta nella storia di Roma e il definitivo passaggio dal periodo repubblicano al principato.
ETA’ AUREA:
Sul piano letterario la produzione augustea è eccezionale: Virgilio, Orazio, Properzio, Tibullo, Ovidio e, per la
storiografia, Tito Livio.
- Dal punto di vista letterario la tradizione viene mantenuta viva: si conciliano gli ideali letterari
alessandrini e neoterici (brevitas, concinnitas, labor limae) e il desiderio di una poesia impegnata nei
contenuti.
- Lo stile è particolarmente legato alla tradizione classica: la prosa è limpida e lineare e si segue nella
poesia la tradizione Luciliana.
ETA’ IMPERIALE:
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ETA’ IMPERIALE (politica)

La successione di Augusto

morte Augusto 14 d.c. Augusto si astenne dal nominare apertamente un successore ma promosse la riaffermazione della tradizione familiare e gentilizia romana. Il princeps non ebbe figli maschi. Nel 39 si divorziò con Scribonia per sposare Livia Drusilla che aveva già due figli maschi, Tiberio e Druso. Druso morì precocemente quindi non rimase altro ad Augusto che adottare Tiberio come successore. Nel 14 d.c. il senato confermò la successione di Tiberio.

I principati di Tiberio, Caligola e Claudio

Tiberio fu princeps dal 14 al 37, apparteneva ad una famiglia aristocratica più conservatrice.

  • ottenne l’appoggio del Senato garantendo la sicurezza dei loro beni,
  • attua una politica moderata di rigoroso risparmio con misure impopolari Aveva un nipote, Germanico, molto amato dall’esercito e quando morì in circostanze non chiare, molti incolparono lo stesso Tiberio, che si fece sempre più diffidente e per il timore delle congiure si ritirò a Capri nel 27. Tiberio aveva un erede diretto, il figlio Druso, ma l’affetto verso Germanico orientò la scelta del Senato, del popolo e dell’esercito verso Gaio Cesare, figlio di Germanico soprannominato Caligola. Caligola salì al potere nel 37 e fu princeps fino al 41.
  • si distaccò dalla politica precedente di Augusto e di Tiberio, tentando di instaurare una monarchia assoluta,
  • fonti storiche come Tacito e Svetonio enfatizzano il suo comportamento perverso e stravagante,
  • dopo solo 4 anni fu assassinato e sale al potere Tiberio Claudio Nerone. Claudio fu princeps dal 41 al 54. Il suo principato è caratterizzato da una politica moderata ed equilibrata.
  • ebbe come obbiettivo l’equilibrio tra le diverse forze sociali nel rispetto della tradizione,
  • sotto il suo potere, il dominio fu ampliato: si preoccupò del buongoverno delle province e della romanizzazione, rese inoltre più efficiente l’apparato burocratico suscitando però il malcontento da parte dell’aristocrazia e del ceto equestre.
  • la 4 moglie, Agrippina, lo convinse ad adottare il figlio Nerone, il quale, nel 54 quando l’imperatore morì forse avvelenato dalla stessa moglie, prese il potere. Nerone governò dal 54 al 68. Durante il quinquennio aureo (54-59) governò sotto la guida della madre Agrippina e del filosofo Seneca. Inizialmente segue una politica moderata che pian piano si trasforma in un assolutismo dispotico. Nel 59 fece uccidere la madre e allontanò Seneca. Soprattutto da Tacito viene descritto come un tiranno megalomane e sanguinario, tuttavia sotto il suo impero furono promosse alcune iniziative importanti come la riforma monetaria sul piano economico e ottenne molti successi sul piano militare. Nel 64 scoppiò un violento incendio a Roma che devastò gran parte della città. Con età augustea si intende un periodo della storia della letteratura latina il cui inizio è convenzionalmente fissato nel 31 a.C. (la battaglia di Azio), e la cui fine coincide con la morte di Augusto, nel 14 d.C. =momento di svolta nella storia di Roma e il definitivo passaggio dal periodo repubblicano al principato. ETA’ AUREA: Sul piano letterario la produzione augustea è eccezionale: Virgilio, Orazio, Properzio, Tibullo, Ovidio e, per la storiografia, Tito Livio.
  • Dal punto di vista letterario la tradizione viene mantenuta viva: si conciliano gli ideali letterari alessandrini e neoterici (brevitas, concinnitas, labor limae) e il desiderio di una poesia impegnata nei contenuti.
  • Lo stile è particolarmente legato alla tradizione classica: la prosa è limpida e lineare e si segue nella poesia la tradizione Luciliana. ETA’ IMPERIALE:

Con lo sviluppo delle corti e dell’accentramento del potere nelle mani del princeps (Caligola e poi Nerone) si assiste ad un maggior controllo dell’informazione da parte dello stato. Le voci di dissenso nei confronti di questa politica assolutista vengono represse con la violenza e inizia così da parte degli autori, un’adesione incondizionata senza spirito critico nei confronti delle ideologie del tempo.

  • si osserva una mutazione dei generi letterari: si sviluppa l’enciclopedismo, la geografia, l’astronomia, la botanica, l’agricoltura, l’interesse per la cucina e per la medicina -ex De re coquinaria di Apicio. = interessi vari ma specifici e settoriali,
  • le voci di dissenso verso la politica di allora sono celate FEDRO: Nato in Macedonia, giunse a Roma durante l’infanzia probabilmente come schiavo. Noto per le famose fabulae, fu uno scrittore romano. Del corpus fanno parte circa 100 componimenti divisi in 5 libri e 30 favolette (Appendix Perottina) che trovò l’umanista Niccolò Perotti. Il metro delle fabulae è detto senario giambico. (=/ esametro satira) metro della commedia greca. Il modello di Fedro è Esopo, scrittore greco del V secolo ritenuto l’iniziatore della favola. (genere della favola anche Orazio (topo di compagna e di città) e Esiodo) Le fabulae di Fedro sono in gran parte apologhi ovvero hanno come protagonisti degli animali e la morale o all’inizio o alla fine. (fabula con uomini come protagonisti intitolata ‘la novella della donna e del soldato’) ripresa da Petronio 30- In età imperiale Fedro non è l’unica voce di dissenso che troviamo. Seneca scrive una consolazione per la figlia di Cremuzio Cordo e cita l’uomo perché era uno storico filorepubblicano che più volte aveva esaltato i valori della res publica: per questo motivo infatti le sue opere erano state censurate e lui stesso era stato indotto al suicidio. STORIOGRAFIA ROMANA Nella storiografia abbiamo opere di storici il cui pensiero è conforme al governo di allora: Velleio Patercolo, Valerio Massimo e Curzio Rufo. 1. Velleio Patercolo Scrive una storia universale di Roma in 2 libri dalle origini all’età contemporanea. Vi è una forte celebrazione di Tiberio come miglior imperatore e del suo braccio destro Seiano (evidente come ci fosse poco oggettività e si conformasse al pensiero di allora in quanto Seiano cadrà successivamente in disgrazia)
  • forte tendenza al nazionalismo, a celebrare il popolo italico rispetto agli stranieri invece disprezzati. Taglio della storia romanocentrico. 2. Valerio Massimo ‘dictorum et factorum di Roma’ in 9 libri, opera moralistica ed etica, storia aneddotica con presentazione di personaggi greci e latini a confronto ma sempre a favore dei Romani. 3. Curzio Rufo ‘Historia Alexandri Magni’ Alessandro Magno come modello di potere, politica, abilità militare e amministrativa a cui ci si ispira -numerosi excursus etnografici (Erodoto, Cesare) ex. India ripresi da Sallustio -opera quasi romanzesca in quanto Alessandro viene descritto come un eroe leggendario -numerosi discorsi diretti (Cesare, Sallustio, Tucidide) biografia + storiografia Da Svetonio in poi i due generi si separano. La biografia segue 2 modelli:
  1. quello di Plutarco: dalla vita alla morte in modo cronologico
  2. quello di Svetonio: descrizione carattere e modo di pensare per poi narrare i singoli eventi della vita, per species

SENECA

Lucio Anneo Seneca nasce nel 4 a.c. a Cordoba dalla ricca famiglia spagnola di rango equestre ‘Annei’ il padre ‘Seneca Retore’ era un famoso retore che aveva scritto l’opera intitolata ‘Oratorium et rethorum sententiae, divisiones et colores’. l’oratoria in età imperiale veniva insegnata nelle scuole: declamationes

  1. controversie: natura giuridica, casi fittizi e inventati -Lisia,
  2. suasorie: per convincere -Demostene,
  3. epidittico -Isocrate (conosciamo tutto per le testimonianze di Seneca il Vecchio) Arriva a Roma in giovane età con il fratello Novato, filosofo, e l’altro fratello Mela. Studia retorica e filosofia, aveva importanti pedagoghi come:
  • Papirio Fabiano: filosofo seguace della scuola dei ‘Sestii’ (filosofia stoica, ricerca virtus/vivere secondo natura e pitagorica, sopportazione e rinuncia)
  • Attalo
  • inizia il cursus honorum e diventa questore ma poi lo interrompe per dei problemi di salute per i quali è costretto a trasferirsi in Egitto all’età di 20 anni. Quando torna a Roma sale al trono Caligola, nemico di Seneca, che lo allontana da Roma in Corsica perchè pare abbia avuto una relazione con una delle sorelle dello stesso Caligola. Nel 49 d.c. torna a Roma; a quel tempo Claudio aveva spostato Agrippina ed era stato costretto da quest’ultima ad adottare Nerone a cui poi lo stesso Seneca farà da precettore (54-59 periodo aureo). Nel 62 d.c. si ritira dalla vita politica e si dedica alla pratica della filosofia. Nel 65 d.c. però viene accusato nella congiura Pisoniana e viene indotto al suicidio che avverrà nello stesso anno. La produzione di Seneca è molto vasta. Presenta una varietas tematica e di generi:
  • opere di argomento filosofico come i Dialoghi in 12 libri ispirati a Platone,
  • genere epistolare: Epistulae ad Lucilium; 124 lettere che riprendono la lunga tradizione epistolare,
  • tragedia,
  • satira: Apokolokyntosis (satira Menippea) la satira può essere esametrica/Luciliana o Menippea (autore di età ellenistica da cui riprende il mix prosa-versi) APOKOLOKYNTOSIS : satira menippea dall’iniziatore del genere, Menippo di Gadara (III sec) caratterizzata dalla mescolanza di versi e prosa L’opera senecana è senza alcuna implicazione filosofica e fu scritta in occasione della morte di Claudio. Seneca dà libero sfogo al suo odio e disprezzo nei suoi confronti. il titolo: Ludus de morte Claudii, dove ludus ha il significato di ‘gioco’ o ‘scherzo’ letterario. Apokolokyntosis è di interpretazione incerte e discussa.
  1. Tragedie: 9 cothurnatae e 1 praetexta (Ottavia), ripresa tradizione greca da Sofocle ed Euripide novità: -accentuazione elementi drammatici e patetici (ex. infanticidio nella Medea), =data la cronologia incerta questo particolare potrebbe avere due motivi: 1- se le tragedie sono state scritte tra il 54-59 (periodo aureo di Nerone) allora l’accentuazione degli aspetti patetici e orridi era un monito per lo stesso Nerone a non cedere a simili limiti e a non compiere tali azioni, 2- se invece le tragedie sono state scritte successivamente al 59 allora l’accentuazione degli aspetti orridi era una denuncia e una critica al governo di Nerone e rappresentavano ciò a cui l’autore stava assistendo. Topos che percorre tutte le vicende: ira/fumos/furor/irrazionalità contro l’affermazione della ratio
  2. Dialoghi: gruppo di testi di argomento filosofico formato da 10 opere per un totale di 12 libri

Nei dialoghi senecani l’autore parla sempre in prima persona e ha come unico interlocutore il destinatario dell’opera, I Dialoghi sono formati da:

  • Consolatio ad Marciam, discorso consolatorio rivolto a Marcia, donna dell’alta società romana che aveva perso il giovane figlio Metilio. L’opera si conclude con un ampio elogio di Metilio e la citazione del nonno materno Cremuzio.
  • Consolatio ad Helviam matrem, discorso consolatorio destinato alla madre, che soffre per la sua condanna e per la lontananza data dall’esilio di Seneca. Esilio trattato come se fosse una morte civile ‘commutatio loci’
  • Consolatio ad Polybium, rivolto a un potente liberto dell’imperatore Claudio, in occasione della morte di un fratello. -oggetto: consolazione per la morte di qualcuno *uso e insistenza di congiuntivi esortativi
  • De ira , opera in 3 libri in cui il filosofo si propone di combattere l’ira e offre i rimedi a essa cioè i mezzi per prevenirla e placarla. Tra gli esempi negativi spicca quello di Caligola. *sintomatologia dell’ira
  • De otio , dedicato all’amico Sereno, topos dell’otium: momento in cui si è liberi per dedicarsi alla sapienza ‘vacare otium’ otiosus: colui che si dedica al bios theoretikos
  • Le due repubbliche: Seneca analizza e delinea filosoficamente la presenza di due repubbliche: la res publica maior, quella che comprende tutti gli uomini, e la res publica minor, ossia lo Stato particolare in cui si nasce.
  • concezione del sapiente: Seneca concilia la concezione stoica e quella epicurea dicendo che il sapiente deve agire aiutando gli altri fino al punto in cui ciò è possibile. Se tale occupazione non è possibile e quindi ci sono impedimenta (ex. politici come la mancanza di libertà etc) allora può accettare il ritiro (laze bios) fino a che non verrà richiesta la sua presenza.
  • De providentia , dedicato a Lucilio parte dalla domanda ‘Per quale motivo i mala capitano sempre ai buoni e non a quelli che invece si comportano in modo scorretto?’ La risposta che si dà è che ‘il destino/dio manda volontariamente il dolore/i mala ai buoni per metterli alla prova e per sviluppare la virtus. similitudini tra il pensiero cristiano e la filosofia stoica Senecana: a) filantropia, b) solidarietà, c) altruismo differenza: la prospettiva del cristianesimo è il raggiungimento della vita ultraterrena mentre quella dello stoicismo senecano è il raggiungimento della felicità nella vita terrena.
  • De brevitate vitae , dedicato all’amico Paolino, Secondo Seneca l’uomo sbaglia a lamentarsi della brevità del tempo assegnato dalla natura alla loro esistenza in quanto siamo noi stessi a renderlo breve (vita, si uti scias, est longa). Il fatto è che la maggior parte degli uomini la spreca in attività futili e non nello studio e nella pratica della filosofia (otium)
  • parla di un deus (secondo lo stoicismo vi è una mens superiore che regola la nostra vita) a) destino latino: fatum (for, faris, fatus sum, fori ‘parlare’) & fors, fortis (‘forte’ per caso) b) destino greco: moira (meiromai ‘pesare’ -fetta di vita che spetta ad ognuno di noi)
  • De vita beata , dedicato al fratello Novato/Ganione dialogo su come raggiungere la felicità
  1. topos delle divitiae: siccome Seneca era stato rimproverato di predicare una vita all’insegna di pochi beni/povertà e dell’insensatezza delle divitiae benchè esso stesso fosse proveniente da una famiglia