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Appunti su falsificazione e interpolazione: Lorenzo Valla e la donazione di Costantino, il prologo della Casina di Plauto e il comma giovanneo
Tipologia: Sbobinature
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04/03/22 La falsificazione: L. Valla e la Donatio Constantini So che già da tempo le orecchie degli uomini aspettano (di sapere) quale accusa io spinga contro i pontefici romani., è assolutamente un’accusa enorme, o di ignoranza supina (accusa di omissione, di chi accoglie supinamente il documento senza averlo effettivamente verificato. In diritto esiste la culpa in vingilando.) o di smisurata avidità, che è la schiava degli idoli (il vitello d’oro che gli ebrei costruirono e adorarono quando Mosè si allontanò verso il Sinai per prendere le tavole della legge) o di vanità di comandare, di cui la crudeltà è sempre compagna (Questa volontà è portatrice di guerra). Infatti, già da molti secoli, alcuni o non capirono che la donazione di Costantino fosse inventata e fosse finta, o loro stessi la forgiarono, o coloro che vennero dopo, ricalcando le impronte sugli inganni dei loro predecessori, difesero come vera quella che sapevano fosse falsa, gettando disonore sulla potestà pontificia, gettando disonore sulla memoria degli antichi pontefici, gettando disonore sulla religione cristiana, e mischiando tutte le cose a stragi, rovine, infamie. Dicono che sia loro la città di Roma; che sia loro il regno di Sicilia e di Napoli; dicono che sia loro tutta l’Italia, la Gallia, la Spagna, i Germani e i Britanni; Insomma, dicono che sia loro l’Occidente; e dicono dunque che tutte queste cose sono contenute nella pagina della donazione. Dunque, sono tue tutte queste cose, sommo pontefice, e hai tu in animo di prendertele tutte? Hai forse intenzione di spogliare tutti i re e i principi di occidente delle loro città? Oppure è tua opinione costringerli a pagare tributi annui? (riferimento alla cavalla bianca che ogni anno il re di Napoli mandava al Papa). Ma io al contrario ritengo che sarebbe più giusto concedere ai principi (i regnanti temporali) di spogliare te di ogni potere che hai. Infatti, come mostrerò, quella donazione dalla quale i pontefici vogliono che sia nato il loro diritto, era sconosciuta allo stesso tempo sia a Silvestro sia a Costantino. Il Constitutum è un prodotto della cancelleria romana dei pontefici, la Curia di Roma, intorno all’ottavo secolo. CARTINA N 1 In rosso sono i territori dell’Impero romano d’Oriente, i Bizantini. In verde ci sono i territori dei Longobardi. Questa cartina è rappresentazione dell’Italia precedente alla venuta di Carlo Magno. L’Italia è fortemente divisa al suo interno perché sembra esserci una forte presenza bizantina, anche se si tratta di una presenza innanzitutto solo costiera, quindi controllavano le parte esterne dell’Italia, alcune coste e le isole. Queste regioni erano autonome: la Sicilia cadrà dopo pochi anni in mano agli Arabi, come la Calabria, e rimarrà araba fino all’arrivo dei Normanni; la Sardegna sarà araba fino all’arrivo degli Aragonesi che prenderanno Sardegna e Corsica. Di fatto ciò che rimaneva ai Bizantini era Pentapoli, tutto il resto era nelle mani del papato. Per quanto riguarda i Longobardi, il ducato di Spoleto e di Benevento- Salerno non rispondevano al re. Dicono (che Costantino aveva concesso il Constitutum) perché era diventato cristiano. E dunque lui avrebbe rinunciato (congiuntivo indipendente) alla migliore parte dell’impero? Mi rendo conto che era ormai un delitto, un’infamia, una scelleratezza regnare e che non poteva il regno essere congiunto con la religione cristiana! (Agostino nel De Civitate Dei dice che l’impero ha contribuito alla diffusione del cristianesimo: Valla è assolutamente contrario). Ma era stato liberato dalla lebbra (Papa Silvestro avrebbe guarito Costantino dalla lebbra, e quindi Costantino gli avrebbe concesso la parte occidentale dell’impero). E per questo motivo è verisimile che abbia voluto ricompensarlo, e restituire in misura maggiore ciò che aveva ricevuto? È così? Ma quel famoso Siro, Naman, che era stato curato dal profeta Eliseo, volle offrire soltanto regali, non la metà dei suoi beni. Costantino avrebbe offerto la metà dell’Impero? Mi secca dover rispondere a una favola impudente, come se fosse una storia indubbia. Ecco l’argomento di Valla. Valla dice che anche nella Bibbia abbiamo un caso del genere, ma Naaman non ha offerto la metà di tutto il suo patrimonio come teoricamente avrebbe fatto Costantino. Quando uno riceve un favore, non deve dare più del valore del favore ricevuto. Naaman porta tanti regali ma non la metà del suo patrimonio. Posizione di Dante: “Ah imperatore Costantino, quali mali ha generato quella dote (la donazione), che da te ha ricevuto il primo ricco padre” (il Papa Silvestro I). Dante non mette in dubbio l’autenticità del documento, ma ne fa una critica morale.
Secondo Bellemère, giurista, argomentazione recuperata da Valla, Costantino non può donare ciò di cui non è proprietario: Costantino è il più alto funzionario dell’Impero, ma l’Impero non è suo. Tuttavia, era in una posizione debole: la sua tesi non era accolta perché era considerato “di parte” in quanto francese e quindi sostenitore del pontefice avignonese. Un giurista di Padova, Fulgosio, aveva assolutamente negato l’autenticità del documento. L’argomento di Cusano, invece, è: quali sono gli autori che citano il Constitutum? Com’è possibile che non sia mai stato rievocato o ricordato da un autore di quel secolo un documento così importante? Nessuno dei grandi scrittori vissuti poco dopo Costantino (Agostino, Girolamo, Ambrogio) nomina questo documento, addirittura non si trova nulla nel Liber Pontificalis. Per capire qual è il falso dobbiamo capire chi lo cita per primo. Urtano contro questa obiezione tutti coloro che sostengono l’autenticità di alcune lettere di Platone, come la quinta, la sesta e la settima (nemmeno Aristotele le cita). (altro esempio: nessuno cita l’Appendix Vergiliana) Valla si inserisce dunque in questo dibattito. Nel 1440 Valla legge questa declamazione davanti alla corte di Alfonso, orazione in cui dimostra anche con argomenti filologici quali argomenti indubitabilmente rendono falsa quest’opera. Fondamentalmente, le argomentazioni hanno base linguistica. Lorenzo Valla dimostrò che la lingua della donatio era piena di errori del latino medievale. In corsivo è il testo del Constitutum , in tondo è il testo della declamazione di Valla. Accanto al genere retorico dell’orazione, possiamo quindi pensare al genere del commentario: nel commentario abbiamo il testo (il lemma ) affiancato al commento dell’autore. 7/03/ La Chiesa combatté ferocemente affinché quest’opera di Valla non venisse riconosciuta. Fu uno dei primi libri messi all’indice. L’indice si crea attorno al Concilio di Trento. Valla si è quindi servito dell ’usus scribendi per “smascherare” la falsità della donatio. L’usus scribendi (il complesso delle abitudini linguistiche, grammaticali e stilistiche, peculiari di uno scrittore, di una scuola o anche di un'epoca) è un’arma del filologo. [modulo di filologia classica: 6.2] Plauto, Casina , prologo Comando (alla compagnia) di salutare gli ottimi spettatori, voi che stimate grandemente la Fides, e la Fides stima grandemente voi. Se ho detto il vero, datemi un chiaro segno, affinché io sappia già dal principio che voi siete benevoli verso di me. Ritengo sapienti coloro che bevono il vino vecchio e coloro che guardano con piacere le vecchie commedie. Poiché vi piacciono le antiche opere e parole, è giusto che vi piacciano, prima di tutte, le antiche commedie. Infatti, ora, le nuove commedie, che vengono messe in scena, sono di gran lunga peggiori dei nuovi nummi. È un accenno alla svalutazione della moneta. Nel mondo antico la moneta ha un valore reale, e non formale come oggi: la moneta vale quanto oro, argento o bronzo contiene. La svalutazione della moneta antica è quindi legata al mescolare i materiali: i nuovi nummi di cui si parla qui hanno evidentemente meno bronzo dei vecchi nummi, e quindi hanno un valore minore. Noi, dopo che capimmo dalla voce del popolo che aspettavate con passione le commedie di Plauto, mettiamo in scena un’antica sua commedia, che voi, che siete tra i più anziani, approvaste: infatti, coloro che sono tra i più giovani, non la conoscono, credo, ma affinché la conoscano, ci adopreremo con impegno (avverbio). Questa, quando venne rappresentata, vinse tutte le commedie. In quella circostanza, vi era il fior fior ( flos , la parte migliore, il fiore) di poeti, i quali ora si allontanarono lì nel luogo comune: ma tuttavia coloro che non ci sono giovano ai presenti. Voglio che tutti voi siate grandemente pregati di dare benevolmente ascolto alla nostra compagnia. Il prologo è evidentemente interpolato. L’interpolazione come fenomeno filologico può verificarsi per varie ragioni:
Testo latino: 5. Quoniam dichiarativo 6. Quoniam causale; In questa edizione del testo greco, che viene utilizzata come punto di riferimento per tutte le Chiese cristiane occidentali, cioè quella di Nestle e Aland, il passo in grassetto è in apparato. Così come in apparato si trova la parte in grassetto del testo latino. Inoltre, Girolamo adopera la variante Christus nella sua Vulgata, che si basa sulla variante del testo greco. Nei manoscritti greci più antichi (i manoscritti del Nuovo Testamento più antichi risalgono all’età post-costantiniana, IV secolo) questa aggiunta non si trova, comparirà solo nei manoscritti bizantini di IX-X secolo. La situazione è analoga per il testo latino: fino all’XIII secolo non compare la parte in apice. Compare per la prima volta in un manoscritto di XIII secolo, il Reginensis Latinus 9 , probabilmente di Ravenna. La segnatura porta Reginense perché è della regina Cristina di Svezia, figlia di Gustavo Adolfo, che succede al trono del padre ma all’improvviso abdica per convertirsi al cristianesimo. Non poteva più essere regina perché il trono svedese (come quello di Norvegia e Danimarca) è legato al luteranesimo. Cristina finisce la sua vita a Roma e lascia i suoi manoscritti al Vaticano. Ravenna è l’unico punto in cui davvero governano i bizantini. Intorno alla metà dell’XIII secolo quella parte dell’Italia è unificata da Carlo Magno. Carlo Magno intende unificare la Bibbia (intorno al 1800), e nella sua Bibbia ufficiale l’aggiunta latina è presente. L’aggiunta è andata da Occidente verso Oriente: è nata nella Vulgata latina nell’XIII secolo e, in quello stesso secolo, grazie a Ravenna, “ponte” tra Oriente e Occidente, è passata nei manoscritti greci. Nel manoscritto di Sankt Gallen invece, c’è una comparativa: i tre testimoni sono “come” la Trinità, il copista quindi ha capito che qualcosa non va (perché quella in realtà è una glossa!) e ha tentato di aggiustarne il senso con un sicut. Dunque, è probabile che l’aggiunta è stata prodotta dai funzionari carolingi. Giovanni parla di Spirito, acqua e sangue: ma per il cristiano la trinità è Padre, Figlio e Spirito santo. È probabile che un teologo abbia voluto “spiegare allegoricamente” questa trinità giovannea con la trinità padre-figlio-spirito santo. [immagine dispensa num. 1] Vediamo delle aggiunte interlineari, in cui sono riportate spiegazioni e traduzioni in dialetto abruzzese dei singoli lemmi latini. Le spiegazioni in interlinea sono denominate glosse. Quando invece abbiamo una spiegazione di un concetto più lunga a margine, è un commento. Gli scoli sono aggiunte rispetto al testo e si dividono in glosse e commenti. I puntini sono invece espunzioni , a indicare che quella determinata parola deve essere cancellata (in greco stigmè ). Probabilmente, l’aggiunta nel testo latino era una glossa in interlinea. Quindi, a un certo punto la glossa è penetrata nel testo. Chi difende l’autenticità del comma giovanneo lo fa su basi teologiche e non filologiche, ammettendo che Giovanni già conosceva la Trinità. Argomenti filologici contro l’autenticità del comma giovanneo: Dobbiamo guardare la tradizione manoscritta greca, originale, che fino all’XI-X secolo non ha questa aggiunta Questo comma non viene citato da nessuno, esattamente come la Donatio di Costantino, nemmeno negli atti del consiglio di Nicea. Si comincia a parlare di Trinità solo all’inizio del III secolo. Cipriano sta citando qui il paragrafo 7, non il comma giovanneo. Il passo di Cipriano è dunque il primo momento in cui si prova a interpretare spirito-acqua-sangue come Trinità, e successivamente qualche teologo ha inserito la glossa a mo’ di spiegazione (forse proprio sulla base della spiegazione di Cipriano) che poi è penetrata nel testo. Nell’XIII secolo c’è un fortissimo dibattito sulla Trinità nato da un dibattito orientale: la rappresentazione di Cristo, iconodulia e iconoclastia. Per l’Islam esiste solo l’arte geometrica. Carlo Magno è iconoclasta. È probabile che qualcuno con questa glossa volesse dire: vedete anche secondo Giovanni esiste la Trinità. Un testo a fortissima autorialità può quindi subire interpolazione.