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Filosofia Indiana (parte 1), Appunti di Filosofia Indiana

Appunti del corso di storia della filosofia indiana

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 05/07/2024

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mar-giri 🇮🇹

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FILOSOFIE E RELIGIONI DELL’INDIA E DELL’ASIA
Lezione 1
Parleremo delle scuole teistiche. E’ necessario avere in mente la cornice di riferimento della tradizione
classica indiana. Tale cornice è data dalla scienza sacra, il Veda (=scienza, dalla radice vid che vuol dire
conoscere). È la fonte del diritto, della letteratura d’arte, dell’etica, dei precetti religiosi, della speculazione
filosofica, ma anche delle competenze tecniche come la grammatica, l’architettura e la medicina. Insomma
la summa della civiltà fiorita in India.
Il Veda ha 4 raccolte che si chiamano santità (raccolta/collezioni). Le raccolte sono dedicate:
1. agli Inni in lode delle divinità → RGVEDA: raccolta di inni che celebrano le lodi della divinità
2. alle formule di sacrificio → YAJURVEDA: è costituito da delle formule, iasus, che non sono altro che
l’indicazione della divinità che è destinataria di un determinato inno o di una determinata indicazione
sacrificale. Si occupa della prassi sacrificale. Il sacrificio vedico è una forma di sacrificio molto diversa al suo
interno. Ci sono tanti tipi di sacrifici: tra riti domestici (si fa in casa ed è ufficiata dal capo famiglia, non serve
il sacerdote. Ha una struttura semplice, sostenibile economicamente) e riti solenni (si compie in uno spazio
pubblico ed è compiuto da un sacerdote. Più complesso, strutturato, alcuni durano anche un anno,
dispendioso perché sono necessari più sacerdoti. Un rito così strutturato può essere sostenuto dal sovrano,
l’unico che può sostenere le spese).
3. alle melodie cantate → SAMAVEDA contiene il primo esempio di notazione musicale in India antica. Non
contiene materiali letterali originali rispetto al rgveda, ma è la trasposizione in musica di pezzi, di inni del
rgveda.
4. alle formule di incatesimo → ATHARVAVEDA: magia bianca (pratiche volte a beneficare qualcuno) e
magia nera (pratiche volte a danneggiare i destinatari). Ci sono diverse tipologie in questo contesto.
Ci sono le prime nozioni di una medicina prescientifica indiana → incantesimi per far guarire un malato (si
mette in parallelo la costruzione delle sillabe e la ricomposizione di una frattura). Nelle pratiche di magia
nera ci sono molte pratiche di magia erotica, in cui si invoca la maledizione sul proprio rivale in amore (il
disseccamento dei testicoli).
A ciascuna di queste 4 raccolte succedono altri livelli letterari → ad ogni raccolta SAMHITA, seguono:
1. testi sacerdotali BRAHMAN: primo livello di interpretazione
2. Testi della foresta ARANYAKA: secondo livello di interpretazione
3. testi iniziatici UPANISAD: terzo livello di interpretazione
Questi ulteriori livelli rappresentano una maggiore rappresentazione simbolica rispetto a quello che è
contenuto nella raccolta. Nel caso dei testi sacerdotali l’interpretazione simbolica serve a mettere in luce le
circostanze entro le quali si svolgono i riti, il valore dei riti e la interpretazione allegorica e simbolica dei riti.
Questo avviene perché le raccolte sono un materiale frammentario, cioè non ci spiegano per filo e per
segno come si svolge un rito ma ci danno delle tracce episodiche. Quindi non racconteranno per filo e per
segno il ciclo mitico, ma metteranno in luce un certo aspetto. Quello che interessa ai testi sacerdotali, ma
anche a quelli silvestri, è quello di trovare un collegamento, un bandhu (è il collegamento tra la
caratteristica del rito e una caratteristica del mito oppure il collegamento tra un aspetto del microcosmo e
un aspetto del macrocosmo). I testi sacerdotali sono quasi ossessionati dalla ricerca di legami di questo tipo.
Quindi si sbizzarriscono a trovare vari tipi di collegamento.
I testi silvestri si chiamano così perché sono considerati insegnamenti di tipi riservati e non pubblici. Quindi
non possono essere impartiti all’interno del villaggio, ma in una radura → luogo in cui possono essere
insegnati.
I testi iniziatici, UPANISAD (letteralmente sedersi vicino a qualcuno che ha una posizione più bassa rispetto
all’interlocutore. Insomma, sarebbe la posizione del discepolo, il quale assume una posizione inferiore
rispetto al maestro). Significa insegnamento iniziatico, esoterico. Ci sono interpretazioni simboliche che
cercano di spiegare come esso sia un insegnamento salvifico, che procura la salvezza, la liberazione a chi lo
ascolta. Le Upanisad sono il seme da cui germoglierà la filosofia indiana. Sono vari e numerosi, c’è un
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FILOSOFIE E RELIGIONI DELL’INDIA E DELL’ASIA

Lezione 1 Parleremo delle scuole teistiche. E’ necessario avere in mente la cornice di riferimento della tradizione classica indiana. Tale cornice è data dalla scienza sacra, il Veda (=scienza, dalla radice vid che vuol dire conoscere). È la fonte del diritto, della letteratura d’arte, dell’etica, dei precetti religiosi, della speculazione filosofica, ma anche delle competenze tecniche come la grammatica, l’architettura e la medicina. Insomma la summa della civiltà fiorita in India. Il Veda ha 4 raccolte che si chiamano santità (raccolta/collezioni). Le raccolte sono dedicate:

  1. agli Inni in lode delle divinità → RGVEDA: raccolta di inni che celebrano le lodi della divinità
  2. alle formule di sacrificio → YAJURVEDA: è costituito da delle formule, iasus, che non sono altro che l’indicazione della divinità che è destinataria di un determinato inno o di una determinata indicazione sacrificale. Si occupa della prassi sacrificale. Il sacrificio vedico è una forma di sacrificio molto diversa al suo interno. Ci sono tanti tipi di sacrifici: tra riti domestici (si fa in casa ed è ufficiata dal capo famiglia, non serve il sacerdote. Ha una struttura semplice, sostenibile economicamente) e riti solenni (si compie in uno spazio pubblico ed è compiuto da un sacerdote. Più complesso, strutturato, alcuni durano anche un anno, dispendioso perché sono necessari più sacerdoti. Un rito così strutturato può essere sostenuto dal sovrano, l’unico che può sostenere le spese).
  3. alle melodie cantate → SAMAVEDA contiene il primo esempio di notazione musicale in India antica. Non contiene materiali letterali originali rispetto al rgveda, ma è la trasposizione in musica di pezzi, di inni del rgveda.
  4. alle formule di incatesimo → ATHARVAVEDA: magia bianca (pratiche volte a beneficare qualcuno) e magia nera (pratiche volte a danneggiare i destinatari). Ci sono diverse tipologie in questo contesto. Ci sono le prime nozioni di una medicina prescientifica indiana → incantesimi per far guarire un malato (si mette in parallelo la costruzione delle sillabe e la ricomposizione di una frattura). Nelle pratiche di magia nera ci sono molte pratiche di magia erotica, in cui si invoca la maledizione sul proprio rivale in amore (il disseccamento dei testicoli). A ciascuna di queste 4 raccolte succedono altri livelli letterari → ad ogni raccolta SAMHITA, seguono:
  5. testi sacerdotali BRAHMAN: primo livello di interpretazione
  6. Testi della foresta ARANYAKA: secondo livello di interpretazione
  7. testi iniziatic i UPANISAD: terzo livello di interpretazione Questi ulteriori livelli rappresentano una maggiore rappresentazione simbolica rispetto a quello che è contenuto nella raccolta. Nel caso dei testi sacerdotali l’interpretazione simbolica serve a mettere in luce le circostanze entro le quali si svolgono i riti, il valore dei riti e la interpretazione allegorica e simbolica dei riti. Questo avviene perché le raccolte sono un materiale frammentario , cioè non ci spiegano per filo e per segno come si svolge un rito ma ci danno delle tracce episodiche. Quindi non racconteranno per filo e per segno il ciclo mitico, ma metteranno in luce un certo aspetto. Quello che interessa ai testi sacerdotali, ma anche a quelli silvestri, è quello di trovare un collegamento , un bandhu (è il collegamento tra la caratteristica del rito e una caratteristica del mito oppure il collegamento tra un aspetto del microcosmo e un aspetto del macrocosmo). I testi sacerdotali sono quasi ossessionati dalla ricerca di legami di questo tipo. Quindi si sbizzarriscono a trovare vari tipi di collegamento. I testi silvestri si chiamano così perché sono considerati insegnamenti di tipi riservati e non pubblici. Quindi non possono essere impartiti all’interno del villaggio, ma in una radura → luogo in cui possono essere insegnati. I testi iniziatici, UPANISAD (letteralmente sedersi vicino a qualcuno che ha una posizione più bassa rispetto all’interlocutore. Insomma, sarebbe la posizione del discepolo, il quale assume una posizione inferiore rispetto al maestro). Significa insegnamento iniziatico, esoterico. Ci sono interpretazioni simboliche che cercano di spiegare come esso sia un insegnamento salvifico, che procura la salvezza, la liberazione a chi lo ascolta. Le Upanisad sono il seme da cui germoglierà la filosofia indiana. Sono vari e numerosi, c’è un

numero canonico che è 108, ma ne esistono di più, fino a 200. Questi tentativi di canonizzazioni sono di più perché i testi sono molto di più, ma la stessa cosa accade per la mitologia, i purana (=antica storia). Solitamente ci sono 18 purana principali e 18 purana secondari. Questa canonizzazione è arbitraria perché i purana sono più di 200. ((l’insegnamento di questo corpus è riservato non solo per genere ma anche per stratificazione sociale. Sono escluse le donne e poi è differenziato per ruolo sociale perché è riservato alle prime tre gruppi sociali)). I Purana, definito quinto Veda – poco importante e non pericoloso - vengono insegnate alle donne. I 4 gruppi sociali gli indiani li chiamano varna, colore → perché ad ogni gruppo è dato un colore.

  1. sacerdoti → la loro missione è quella di diffondere la conoscenza. Colore bianco = purezza
  2. guerrieri → la loro missione sociale è di difendere la società da disordini interni ed esterni. Colore rosso = sangue che sono disposti a versare e anche del loro sangue.
  3. popolani → gruppo variegato, sono coloro che in una certa misura sono legati ad un’attività produttiva. Sono economicamente produttivi: contadini, mercanti, artigiani, operai. Insomma coloro che producono, scambiano e incrementano una qualche forma di ricchezza. Colore giallo= oro e della maturità.
  4. servitori → servono. Colore Nero = cattivo auspicio. I varna sono descritti come le parti del corpo umano. I sacerdoti sono visti come la bocca e la testa (insegnamento), i guerrieri sono le braccia, i popolani sono lo stomaco e l’apparato digerente e i servitori sono le gambe e i piedi. Questi 4 gruppi sociali rappresentano una divisione puramente ideale, non corrispondono a una reale segregazione del corpo sociale. Non sono una segmentazione autentica, perché al loro interno ci sono delle diversificazioni. Per esempio non è detto che un brahmano debba fare il sacerdote, infatti può svolgere una funzione che sia legata al sacerdozio ma che non è direttamente sacerdotale. Ci sono dei brahmani che fanno i cuochi. Questo perché un brahmano per purezza rituale può ricevere del cibo solo se è stato cucinato da altro brahmano. Infatti a queste regole sono collegate una serie di micro-regole di segregazione. Quindi capire con chi posso dividere il pasto. In linea di principio quanto più alta è la mia posizione sociale tanto minore è il numero di persone con cui posso condividere i pasti. In quanto c’è il rischio che una persona di rango elevato possa contaminarsi. Infatti il re mangia da solo. Invece chi sta alla base della piramide sociale può mangiare con tutti perché tanto è già contaminato, ovviamente mangerà con persone del suo livello. Tuttavia, il corpo sociale non segue la divisione in base ai varna ma si suddivide seguendo un’altra categoria che è quella di jati (nascita). I varna sono gruppi sociali a base non occupazionale, cioè si nasce brahmano perché si è figli di una donna brahmana e di un uomo brahmano e così via. Se però c’è confusione dei colori, ci sono diversi gruppi intermedi (per esempio i suta = figli di un uomo brahmano e di una donna guerriera. Però ci sono altri tipi di unioni che sono deprecabili e quindi danno vita un tutto indifferenziato, ossia gli avarna , i senza colore. I figli di colori non auspicabili danno vita a una stirpe definita proprio “senza colore”. 80% avarna e 20% varna). Nei tipi di nozze auspicabili è necessario che il maschio sia di rango sociale maggiore rispetto alla sposa, perché in questo caso darebbe vita ad una progenia tollerata. Il contrario invece non è tollerato, ossia se una donna è di un rango superiore rispetto al marito. Il tipo estremo è se una donna brahmanica sposa un servitore → si dà luogo ai fuori casta e sono talmente contaminabili che devono segnare la loro presenza con un campanellino in quanto basta che un brahmano calpesti la loro ombra per essere contaminato. I jati sono gruppi sociali che dipendono dalla nascita. Le jati (classe di pescatori, mercanti..) sono molto diversificate al loro interno. Infatti, se i varna sono 4, le jati possono essere tra i 2 e 3000. Questi gruppi molto diversificati ci forniscono sostanzialmente tre tipi di informazioni relative ai membri di questi jati: ((danno vita a un nome di famiglia che assomiglia al nostro cognome))
  5. info sul mestiere tradizionale
  6. ci fornisce un informazione sull’origine geografica di quella jati, dove è nata.
  7. ci forniscono informazioni sull’appartenenza religiosa di una determinata jati. Tuttavia, l’informazione geografica è la meno attendibile perché le jati sono dei gruppi flessibili e mobili. Infatti, nel corso delle generazioni se una jati capisce che la sua posizione sociale è in declino può decidere può emigrare e cercare migliore fortuna da un’altra parte. Per esempio, dei pescatori del Kerala possono

Ma allora che cosa stiamo facendo? Si deve continuare a parlarne perché è una sfida che viene affrontata adoperando analogie letterarie, racconti. Quindi si usa un linguaggio solo metaforico. Il maestro Backva sta cercando di spiegare cosa sia il brahman → il re gli chiede cosa sia e lui rimane in silenzio. Alla terza risposta che non arriva il maestro dice: “io te lo dico ma tu non comprendi”. Si non si può parlare in modo sensato del brahaman il modo migliore è rimanere in silenzio. Ma non è un insegnamento vuoto ma pieno. Lezione 2 Upanisad sono contrarie ad ogni concezione di politeismo ingenuo, dal momento che insegnano che gli dei si fondono in un unico dio supremo, in un Signore. Questa posizione è stata etichettata coma un monoteismo imperfetto, come enoteismo → culto rivolto ad una divinità particolare, isolata dalle altre e che viene fatta corrispondere al rango di divinità suprema. Ma manca un dettaglio, non si coglie un dettaglio della volontà upanisadica: la volontà di cercare di esprimere, attraverso immagini emblematiche, simboli particolarmente evidenti, una concezione del mondo e del divino che sfugge alle categorie razionali. Una concezione più mistica che razionale. Dio comprende il mondo ma non viene compreso in esso. Un’altra etichetta occidentale che viene associata a questo (proposta da due autori indiani) è quella di panenteismo → tutto è in dio. Dio è ciò su cui il mondo si poggia per avere sussistenza, ma dio non ha bisogno del mondo per esistere. L’immagine della testuggine → il mondo appare e scompare con cicli periodici ma dio continua ad esistere. Un’altra immagine allegorica è quella del carro → il sé è il guerriero che sovraintende al carro, l’intelletto, chiamato buddi, è l’auriga; la mente, manas costituisce le redini del carro; i sensi sono i cavalli e gli oggetti di percezione sono le strade che il carro percorre. Questa immagine si trova nella Katha upanisad

Anche se l’attitudine dell’Upanisad nei confronti di Dio è filosofica, prefilosofica. In realtà, c’è un punto che è già filosofico nel modo di argomentare dell’Upanisad, ossia è presente sotto traccia la preoccupazione costante di mantenere viva un’attitudine critica verso i fenomeni religiosi. I fenomeni religiosi vengono sottoposti a una sorta di verifica empirica. Forse a questa impostazione razionalistica non è estraneo il flusso di influenze buddistiche. Il Buddismo che nasce intorno al VI secolo, prima della nostra era, può essere considerato come una forma di critica o di riforma nei confronti della mentalità sacerdotale che viene sottoposta ad indagine sacerdotale e ne vengono svelati i meccanismi inceppati. In un certo senso può essere inteso come una riforma dell’Induismo. Questo atteggiamento critico si riflette sul fatto che nell’Upanisad vengano formulati per la prima volta molti problemi che nelle fasi successive della speculazione indiana riscuoteranno sempre maggiore attenzione. Si hanno domande come: in cosa consiste la realtà da cui tutto trae origine e in cui tutto si dissolve? Questa è la formulazione tecnica della conoscenza ultima del pensiero upanisadico. Essa è la conoscenza che una volta conosciuta tutto è conosciuto (conoscenza sintetica(univoca)→ non è più necessario investigare. Che cos’è il brahman, cos’è l’atman… l’attenzione si sposta dall’assoluto (forza cosmica che sorregge il mondo, brahman) verso l’individuo (atman, nucleo intimo della personalità umana). È diffusa l’idea che considera l’atman come un’insieme di nucleo che è racchiuso da una serie di involucri. Kosha. Questo -sè - presenta degli attributi specifici:

  1. verità
  2. conoscenza
  3. infinito. Così come avviene nel brahman, anche con per l’atman è possibile raggiungere la conoscenza suprema → Para Vidya. Ogni altra conoscenza è inferiore, è Apara Vidya, per l’appunto conoscenza inferiore. L’arrivo a questa conoscenza è graduale, passa attraverso tre fasi:
  4. ascolto puro della dottrina da parte di un discepolo che ascolta il maestro.
  5. ragionamento interiore
  1. meditazione approfondita. La pratica dei riti in questo contesto è dunque tralasciata → il pensiero upanisadico è antiritualistico , non perché il rito sia considerato riprovevole ma perché ha degli obiettivi limitati, rimane entro un orizzonte etico ristretto che è quello del demerito e del merito. Non va oltre la sfera etica, invece questo interesse va oltre il bene e il male. Ci possono avere due atteggiamenti:
  2. atteggiamento che è il volgersi verso il mondo , accogliere e accettare i valori mondani. Dunque adeguare il proprio comportamento in base a questi valori mondani. “via del volgersi verso il mondo”
  3. fuga dal mondo , rifiuto dei valori mondani in una prospettiva extramondana. “via del volgersi via dal mondo”. I piaceri mondani non sono in questa prospettiva condannabili. Non si tratta di un ascetismo fanatico, negatore del mondo. ((Alcune scuole – Shakta - dicono che sia possibile raggiungere il fine supremo accedendo alla sfera dell’intramondano, purché questa conoscenza sia illuminata dalla luce della conoscenza divina)). La comprensione del sé è la beatitudine suprema e permette di raggiungere la verità e nega ogni tipo di molteplicità. Namarupa → nome e forma → sono le declinazione convenzionali della realtà. Esempio: l’orecchio d’oro, la collana d’oro non esisterebbero senza l’oro, sono riducibili all’oro. La realtà ultima sfugge ad ogni qualificazione verbale e quindi questi tentativi si avvicinano sempre ad una linea senza mai raggiungerla. Sono tentativi di accostamento che non riescono mai raggiungere il cuore, perché con le parole non si può cogliere il cuore dell’indicibile. La realtà può venire accennata, con l’indicazione di alcuni attributi essenziali: essere, coscienza e beatitudine. Sono elementi essenziali del brahman, ma esso non è riducibile alla semplice somma di questi attributi. Si tratta di modi, attraverso i quali è possibile descrivere la realtà del brahman, guardandola dal di fuori. Ma il brahman è più di questo, non è riducibile alla somma di questi tre attributi. Il rapporto con questa realtà può avvenire in forma poetica e può essere descritto come la via che conduce dalla tenebra alla luce, dalla morte all’immortalità. Quindi da una condizione limitata a una condizione illimitata. Non può essere trasformato in una cosa, non è riducibile ad un oggetto. Il sé viene analizzato anche negli aspetti della vita interiore. Infatti, nella Mandukya Upanisad (12 strofe) il sé viene analizzato nei tre livelli della coscienza ordinaria: stato di veglia, sogno, sonno profonde. → tre modalità in cui si svolge la nostra vita ordinaria e che tutte e tre si fondano su uno stato che viene definito quarto , stato soggiacente ai tre stati ed è lo stato originario di cui gli stati ordinari sono solo modificazioni temporanee. Il percorso di salvezza è un percorso di conoscenza. Questi percorsi sono tre, o meglio 2 +1. I primi due sono descritti meglio dell’ultimo.
  4. sentiero delle tenebre → segue il percorso del fumo sacrificale, del fumo che si alza da fuoco del sacrificio su cui vengono offerte le oblazioni. È anche definito il cammino degli antenati. Si passa attraverso il cammino della luna e ritorna ad una vita terreste.
  5. sentiero del fuoco/cammino degli dei → legato alla saggezza accumulata, conduce al brahman e conduce al non ritorno alla vita terrestre, conduce al sole al mondo della verità. Queste sono le due vie che vengono meglio descritte, ma esiste una terza via: il cammino della residenza di Yama (dio della morte). Questa via è riservata a coloro che non hanno accumulato ne sufficienti meriti rituali e ne sufficiente conoscenza salvifica per poter accedere ai cammini precedenti, possono seguire questo percorso che conduce ad una rinascita immediata in forma animale o vegetale. Quindi ad un livello di esistenza inferiore. ((le vie non vengono scelte ma è la via che sceglie colui che la deve percorrere. È in base al proprio comportamento che ognuno viene indirizzato ad una via piuttosto che ad un’altra. L’aspetto volontaristico è in ombra)).

guerrieri (re Janaka del Videka → mette alla prova il sapere dei brahmani e li sconfigge. Cosa molta fastidiosa perché l’idea che un monarca potesse sconfiggere un brahmano in un torneo dialettico è insopportabile). Troviamo una vena polemica verso la classe sacerdotale. Lettura Upanisad: Taittirīya-upaniṣad 2,4. Quarto Anuvaka → “dalle parole arretrano…”. Riferimento ai cosha che inviluppano il sé. Primo Khanda, 4-5. → ciò che non può essere espresso con la parola è il Brahman. Terzo brahmana, 6 → neti neti. Formula già vista all’inizio. Secondo khanda 3 → passo che dice che la conoscenza analitica, razionale e gli strumenti conoscitivi ordinari non servono a comprendere questa realtà. Non ci aiutano a sfondare i limite che va oltre l’intramodnano, anzi quando vogliamo andare oltre questi stessi strumenti risultano essere un ostacolo. Questa espressione fa molto pensare e verrà fatta propria anche in ambito buddistico. p.348, 12 → c’è una concezione che possiamo definire “dotta ignoranza”. Prima c’è la condanna di colore che sono preda dell’ignoranza volgare e poi c’è la condanna di quello che presumono di sapere anche se poi sanno meno dei precedenti. Perché se chi non sa ignora semplicemente, chi crede di sapere compie un errore conoscitivo. Chāndogya-upaniṣad 6,8,7ottavo khanda → tejas = splendore, Sat =essere. Si ha uno stile formulare, molto ripetitivo. Questo vuol dire che questi testi erano imparati a memoria e quindi l’uso di espressioni formulari è funzionale per la memorizzazione. La stessa cosa troveremo nel canone buddista, perché è stato recepito dal pensiero Upanisadico. Il “sei tu asceta Ketu” è uno dei grandi detti della tradizione upanisadica. È una formulazione breve, come neti neti, che dovrebbe compendiare una realtà complessa. Bṛhadāraṇyaka-upaniṣad 3,9,1nono brahmana,1 → si passa dalla molteplicità (3306) a un solo dio. Kaṭha-upaniṣad 1,3,2-8 terza valli, 2-3-4- 5-6-7-8-9 immagine del carro. Bṛhadāraṇyaka-upaniṣad 1,3,28 → 28 → formule purificatorie (molto bella). L’importanza del sacrificio nei 4 livelli del Veda. Le Upanisad sono un ottimo terreno per parlare di questo argomento. Il sacrificio vedico è una categoria variegata: riti solenni, semplici, complessi. Tuttavia, c’è qualcosa che può accomunare tutti i riti? Tanti riti consistono nel versare qualche sostanza dentro un fuoco sacrificale. La forma più estrema consiste nel versare pezzi del cadavere, di una vittima animale. Nel sacrificio quotidiano si usano materiali di oblazione più umili (latte, cereali), ma nei sacrifici solenni è tutto più dispendioso. La vittima viene smembrata in pezzi (alcuni vengono consumati dai brahmani e altri diventano oblazioni). La vittima non viene uccisa con un coltello, perché per evitare che l’area sacrificale sia contaminata. Questo sacrificio animale è alla base delle pratiche religiose vediche, sopratutto per i riti solenni. Secondo un espressione felice usata dallo studioso Charles Malamoud il sacrificio è “cuocere il mondo” → rendere il mondo che di per sé è crudo ed indigesto all’uomo e renderlo qualcosa si cotto, di padroneggiabile. Questa distinzione tra il crudo e il cotto viene applicata anche a cose che non sono ne cotte ne crude. Insomma, ha una sfera semantica ampia perché si può usare anche per le case. L’idea di base è quella della cottura dei cereali.. noi non possiamo mangiare riso crudo ma attraverso l’azione termica del fuoco e dall’azione mitigatrice dell’acqua noi cuociamo gli alimenti con bollitura. Bene, il sacrificio fa la stessa cosa: trasforma il mondo da qualcosa di ostile in qualche cosa di manipolabile dall’uomo e il fulcro di questo concetto è individuabile nel concetto di trasferibilità → il committente si chiama vajamana (colui che sacrifica per sé = sostiene le spese del sacrificio, paga l’onorario dei sacerdoti per avere un qualche risultato

  • sarebbero i due visti sopra). In linea di principio egli offre se stesso in sacrificio, il sacrificio più nobile di tutto. La vittima sacrificaria è un sostituto simbolico del committente perché:
  1. antecedente mitico → c’è un personaggio che si chiama Prajapati (il signore delle creature, di quanti nascono) che offre se stesso in sacrificio per far nascere l’universo. Dall’uno nasce il molteplice. È il mito del

grande gigante primordiale che dà lo slancio al mondo, il mondo nasce dal suo smembramento. Individuare una vittima vicaria che permetta al committente di compiere il sacrificio e di sopravvivere, perché se il committente si facesse smembrare e salisse sull’altare perderebbe la vita e quindi non potrebbe avere la nascita di un figlio maschio. Altrimenti il suo sarebbe un suicidio. Per questo si sceglie una vittima, si solito un bovino, un equino, un ovino.

  1. trasferimento di meriti. I meriti che derivano dalle pratiche sacrificali compiute sono eseguite dai sacerdoti, che dovrebbero fruirne in prima persona (perché compiono il sacrificio), verso il committente che si limita a trovare le materie prime. Vuol dire che coloro che compiono le azioni sacrificali non sono i committenti ma i sacerdoti. E siccome il frutto delle azioni dipende da chi le compie vi è una forma contrattuale in cui si afferma che il sacerdote rinuncia al frutto dell’azione sacrificale in favore del committente. In questa secondo livello di sacrificio abbiamo la teoria del karma → la teoria dell’attribuzione etica dell’azione. Il frutto dell’azione viene volontariamente trasferito al committente.
  2. sacrificatore officiante. “questo non è per me, è per Agni (dio del fuoco)” → trasferimento è complesso. L’officiante sacrifica per conto del committente, rinuncia al frutto del sacrificio non in favore del committente ma della divinità. Il sacerdote officiante che ha già trasferito gran parte del merito al committente, qui trasferisce l’altra parte alla divinità. Il sacrificio non è un’azione egoistica che mira a soddisfare un desiderio limitato del committente ma serve anche a rafforzare gli dei. Dunque il sacrificio allarga la sua prospettiva etica. Non è più qualcosa che soddisfa il singolo uomo ma serve a tenere in piedi il cosmo, in quanto se gli dei sono soddisfatti le cose vanno bene.
  3. interiorizzazione del sacrificio → il sacrificio è criticato dai buddisti perché porta allo spegnimento i vite animali, si dice che c’è difformità tra i fini e i mezzi. Per risolvere questa discrasia i sacerdoti escogitato l’interiorizzazione del sacrificio. Il sacrificio interiore brucia i semi dell’ignoranza dentro il fuoco interiore della conoscenza. L’ignoranza bruciata si dissolve in nulla e non porta più alla rinascita. Il quarto livello del sacrificio, del trasferimento è quello dell’Upanisad → questo trasferimento viene concretizzato nell’Upanisad. Il cerchio sacrificale si chiude perché siamo tornati al punto di partenza, in quanto siamo tornati al sacrificio di sé. Lezione 3 l’immagine del carro illustra il moto coordinato della mente, degli organi sensoriali e del sé. Non si collega all’immagine della testugine. Il panenteismo è un termine tecnico che indica come tutto sia in dio. Parte conclusiva del Veda, ancora dopo il livello dell’Upanisad viene definita vedanga = le membra del veda. Si compone di 6 discipline: fonetica, metrica, grammatica, astronomia, etimologia, rituale ( diviso in rituale pubblico e privato). Come possiamo notare ben 4 discipline sono legate al linguaggio. Il vedanga dedicato al rituale si esprime attraverso un genere letterario che ha avuto molta fortuna nella letteratura grammaticale e speculativa filosofico-religiosa. Questo genere letterario è il sutra , ossia “aforisma” = breve affermazione sintetica. Letteralmente significa filo. È un messo espressivo che predilige la sintesi. C’è un famoso detto che riguarda i grammatici → “ i grammatici sono più contenti del sutra che della nascita di un figlio maschio”. Il sutra il più delle volte è incomprensibile, tanto da richiedere un commento di appoggio per poter essere capito. Questo però non è visto come un difetto, bensì come un pregio, perché se non si capisce bene al primo ascolto vuol dire che il determinato sutra è stato composto bene. Il sutra, secondo la definizione classica, deve consistere in un piccolo numero di sillabe, deve contenere il succo di una dottrina (non deve dilungarsi nei particolare, ma deve dire l’essenza), deve avere caratteristiche generale perché se ha caratteristiche troppo specifiche sarebbe un trattato, non prevede pause o digressioni, non deve avere difetti, concisione ed ellissi sono il suo pregio. Il commento può essere una glossa del maestro, che illustra l’aforisma al discepolo, il quale prima lo ha imparato a memoria. La memorizzazione è la prima cosa importante che deve fare un allievo che si vuole

delle trasposizioni per persone non specialiste. A grandi linee la produzione si può dividere in 3 scuole, in due ordini di fonti:

  1. fonti tantriche → sono la scuola dei pancaratra e vaikhanasa
  2. fonti non tantriche → sono la scuola dei badabata. Il tantrismo è un fenomeno religioso e parzialmente filosofico, che ha una sua fase di sviluppo abbastanza circoscritta, inizia del V e termina intorno al X secolo della nostra era → fiorisce ma poi continua, dopo ci sono produzioni ripetitive con poca originalità. Il tantrismo dà origine ad un nuovo genere letterario che è il tantra. Tantra ha una sfera semantica ampia → libro, ma etimologicamente è strumento per tessere. Perchè è uno strumento per tessere? Perché così come su un telaio incrocio dei fili genero una struttura, il tessuto, così il tantra è una intelaiatura sopra la quale si può distendere una determinata dottrina. Uno dei più famosi tantra è il pancatantra “5 libri” → ma esso non è tecnicamente un tantra ma è una raccolta di favole. Tuttavia è stata chiamata così perché è divisa in 5 libri. Ecco perché ha u senso generico. In particolare, anche se lo prendiamo in un’accezione religiosa e filosofica ha un significato generico perché vuol dire “qualunque tipi di tantra”. I tantra di orientamento shivaita si chiamano samità, ossia “raccolte”. Con gli altri gruppi di scuole questi tantra assumeranno nomi diversi. Le fonti tantriche → le raccolte del pancaratra “5 notti” ( si chiama così perché il dio Krsna abbia impartito l’insegnamento nel corso di 5 nottate) , posteriori al VI e V secolo, diffusi prima al Nord e poi al Sud. Sono fissati al numero 108 → numero simbolico perché in base ad un meccanismo numerico e di sillabe, questo numero significa vittoria e pertanto buon auspicio. Tuttavia, quelli che circolano sono più di 200. sono importanti le tre emanazioni del dio supremo Vesudeva: Samkarsana, Pradyumna e Aniruddha (fratello, figlio e nipote di Krsna). Le tre samita autorevoli sono: Jayakhya, Sattvata, Pauskara. Le raccolte dei valkhanasa si rifanno al veggente Vikhanas. Contemplano come fonti delle samita ma fanno riferimento al nome di veggenti vedici, di antichi sapienti (sono 4). Dunque si hanno 4 raccolte (vedo dal libro). L’unica scuola la cui produzione non si basa su fonti tantriche è quella del Bhagavata → fanno riferimento a due veggenti grazie ai quali danno sfogo a due aforismi sulla devozione. Le fonti vaisnava : sono state scritte in un’altra lingua, ossia in tamil → lingua bravidica, dell’India meridionale. C’è una fonte diversa → il testo definito “etica filosofica” ed è lo Yogavasistah. (lo yoga secondo Vashista)→ composto in India settentrionale, nel Kasmire; datazione incerta forse tardo perché il primo commento è del XIX secolo, ed è attribuito all’autore del Ramaiana ossia Valmiki. Questo testo è un dialogo immaginario tra Rama e il veggente Vashista. Il quale insegna a Rama a vedere il mondo come una proiezione mentale → una sintesi tra la dottrina dello Yoga classico e il Vedanta non dualista, senza trascurare rapporti esterni alla tradizione sacerdotale, in particolare a rapporti buddistici (dottrina della consapevolezza) e di relazioni non con l’ambiente filosofico ma teistico: saiva e sakta. Dal punto di vista del contenuto le parti speculative sono interrotte da episodi narrativi con valore allegorico, ed essi servono ad illustrare significati. La dottrina : il vedanta è la fine del Veda ( nel senso nelle due accezioni del termine: sia nella conclusione del corpo vedico e sia lo scopo a cui il Veda tende), è l’ultimo dei 6 darsena, delle sei visioni tradizionali che costituiscono il nocciolo duro della concezione filosofica della classe sacerdotale. Il vedanta comprende tre orientamenti principali:
  1. uno non dualista
  2. dualista
  3. orientamento non dualismo qualificato ((immaginiamo le tre posizioni come un pendolo che oscilla)). I testi Vaikhanasa relativi alle raccolte del purana è più teologica che filosofica. È sviluppata l’attitudine devozionale. Sono importanti i tentativi di mettere in ordine il divino, che si esplicita nella concezione di discesa sulla terra ed emanazioni, avatara e vyuha. Avatara → discesa verso il basso, discesa sulla terra della divinità completa, in cui la persona divina è completamente calata nella forma tangibile, ma può anche verificarsi anche in modo parziale, in tal caso la persona divina mantiene la sua permanenza celeste e si manifesta in una particella di sé nel mondo terrestre. Ci sono diversi elenchi di avatara, ma c’è un elenco condiviso da tutti → 10 membri che spaziano da forme animali, a quella semiferina, a quella umana. ((visione immagine delle divinità:
  4. Matsya è il pesce → nel mito indiano: nel momento in cui il mondo sta per essere sommerso dalle acque e Visnu si manifesta in forma di pesce. A questo pesce viene legata una corda e ad essa viene fissata l’arca di Manu (il genere umano deriva da Manu), che porterà in salvo la sua famiglia. Una sorta di Noè indiano.
  5. Kurma è la testuggine → i deva e gli asura (dei e antidei) che sono cugini primi, figli di due sorelle. Desiderano mettersi d’accordo per raggiungere uno scopo comune: vogliono ottenere una bevanda, bevuta la quale si può ottenere l’immortalità. Per ottenerla è necessario frullare un oceano di latte. Per farlo devono usare degli strumenti proporzionati alla maestosità dell’impresa, come bastone di zangola useranno la montagna cosmica, il monte Meru (montagna strana, fatta come un cono, con la punta verso il basso) → ruotando su se stesso frulla l’oceano. Come fune di zangola adoperano il serpente cosmico vasuki, serpente grande che avvolto ad anello cinge le acque. Arrotolando il serpente introno al monte Meru e tirandolo dalle due estremità, testa e coda, i deva e gli asura si metteranno uno da una parte e uno dall’altra. Ma si deve decidere chi dovrà prenderlo. I deva si fingono umili e permettono agli asura di berlo per primi. Gli asura dicono che vogliono la testa, la parte più nobile. Ma essi non si sono ricordati del tipo di serpente. Infatti, era un serpente con la capacità di sputare fuoco dalla bocca. Al termine dell’operazione gli asura manterranno una carnagione bluastra. L’operazione non sarebbe andata avanti se non fosse apparso Vishnu, sotto forma di testugine. Il monte rischiava di sprofondare senza un fondamento, allora Vishnu si presta a questa operazione e sulla sua corazza poggia il monte Meru e l’operazione viene conclusa.
  6. Varaha è il cinghiale → quando per qualche ragione il mondo corre a rischio di dissoluzione allora Visnu discende tra gli uomini e mette una pezza. L’avatara è la discesa caritatevole di Visnu. La terra rischia di sprofondare nelle acque perché la terra è gravata dal peso degli eroi. Le terre emerse sono sempre più ridotte. Quindi il cinghiale si inabissa nelle acque primordiali, e riporta tra le zanne la terra e così tutti possono sopravvivere.
  7. Narasimha è metà animale e metà uomo. C’è un principe devoto a Vishnu ma il padre, il re odia Vishnu e non perde occasione per umiliare il figlio. È anche un personaggio che ha ottenuto una sorta di invulnerabilità, non può essere ucciso ( da nessuno, neanche un dio). Allora per venire in soccorso al principe e un po’ per fermare questa invulnerabilità di questo monarca, Vishnu scende nella terra nella forma di uomo-leone. (testa da leone e artigli da leone). Si manifesta dentro ad una colonna, si manifesta al crepuscolo e in una sembianza mai vista. Prende il malcapitato, gli spezza la spina dorsale sul ginocchio, e con gli artigli lo sventra, tirandogli fuori gli intestini.
  8. Vamana è il nano → c’è di nuovo un anti-dio, il monarca Bali, il quale ha acquistato il potere nei tre mondi facendo soffrire molti. Nel momento in cui dà udienza, si presenta a lui un supplice, si presenta un nano e gli dice se per favore potesse donargli uno spazio che potesse percorrere con tre passi. Il re gli concede il dono.

decrescenti in termini di durato e di intensità → queste età prendono il nome dal punteggio nel gioco dei dadi. Lettura del testo di un passo del Bagavatapurana 6,1 → una delle grandi raccolte mitologiche. I purana sono un genere letterario, il cui significato è “antica storia” e sono raccolte voluminose. Sono raccolte perlopiù mitologiche → raccontano storie di dei ed eroi e possono essere considerati come dei manuali di pellegrinaggio. In questo passo c’è una storia di devozione particolare. In questo testo emerge il carattere dialogico, c’è un re che parla con un altro personaggio. È un dialogo, forma espositiva molto amata, specie dal punto di vista devozionale perché permette di descrivere bene una linea di pensiero. In questo dialogo c’è una delle due figure che è l’istruttore e uno è l’istruito. Le due vie citate sono la via del volgersi via dal mondo e la via del volgersi verso il mondo. Di queste due attitudine nei confronti dei valori mondani: nivarti e pravarti. Manu è il personaggio mitologico considerato l’eroe che da nome all’umanità → gli esseri umani sono manava. In queste prime strofe si conforma il contenuto di questo passo i tratti del purana. Il purana deve contenere delle genealogie, ma anche delle descrizioni geografiche, descrizioni della struttura del mondo. Nella strofa 5 si dice che sono stati descritti: fiumi, parchi, oceani… Suka (sciuca) è un maestro leggendario e inizia a parlare. I purana contengono descrizioni dei tormenti infernali (azioni malvagie) ma anche descrizioni di beatitudini celesti (azioni buone). Ovviamente, questi soggiorni sono di durata circoscritta. “come un medico esperto della diagnosi dovrebbe curare una malattia” → non è trascurabile perché ci rimanda a un contesto buddista: l’idea che l’opera di un personaggio che vuole intervenire sulla radice del male e che vuole dare all’uomo un insegnamento per affrontare il male è tipico del buddismo, dove le 4 nobili verità sono paragonate al modus superandi che a partire dalla sintomatologia, procede con il capire le cause, poi si passa alla diagnosi (si può guarire dalla sofferenza) e infine prescrizione di una cura. Quindi si rivolge ad un contesto buddista. La logica sacerdotale assume le sue caratteristiche perché è sempre in continuo dialogo con la logica buddista. “l’atto di lavare un elefante è senza scopo” → l’animale si rotola nel fango. Suka pone l’accento non sulle pratiche purificatorie ma sull’accesso ad una conoscenza avente valore purificatorio. Dharma =norma consuetudinaria. “come il fuoco arde un boschetto di bambù” → l’idea di praticare norme morali e le norme di comportamento (ascesi, castità, controllo… ci libera dal male compiuto, anche se è un male potente). Ritorna la concezione in base alla quale non è più necessario affidarsi a pratiche rituali e espiatorie di tipo esteriore, ma è più opportuno spostare il terreno della lotta nel campo interiore → ardere i semi dell’ignoranza dentro il fuoco della conoscenza. È questa l’immagine che il “boschetto” vuole evocare. Punto 16 → fino alla strafa 15 sembra di essere in un ambiente di mistica, in cui non conta fare cose ma conta conoscere cose. Con la strofa 16 si prende la via di una mistica devozionale. Narayana è un altro nome di Visnu, termine discusso e significa “ripudio dell’Uomo”. Yama è il dio della morte e i suoi servi impugnano un laccio, il quale è l’arma attraverso la quale colpisce, o meglio strangola le sue vittime. Yama non agisce in improprio ma agisce facendosi aiutare dai suoi servi. La storia che segue si svolge tra due gruppi di servitori: i servitori di Visnu (divinità benevola) e i servitori di Yama. Ajamila è un brahamano poco raccomandabile perché sposa una schiava → degrada il suo status sacerdotale. La missione sociale del brahamano è diffondere la conoscenza ma la vita che conduce questo soggetto non è consigliabile. Aveva un figlio, Narayana (dà al figlio lo stesso nome di Visnu). Il padre è anziano aveva 88 anni. Il giorno della sua morte, nel momento di agonia, si rivolge vero l’unica persona che

ama sinceramente, ossia suo figlio. Immediatamente vede i messi di Yama e allora chiama suo figlio. Arrivano i messi di Visnu che fermarono i messi di Yama. (clava,conchiglia, spada e loto → attributi di Visnu. Visti nella descrizione dei messi di Visnu). Yama è il re del dharma/legge, la morte è la legge a cui tutti devono sottostare e non si può infrangere. Inizia una specie di disputa filosofica, dottrinale tra i servi di Yama e Visnu. ((strofa 35-41)) Dinamicità/bianco, luminosità/rosso e inerzialità/nero → 3 termini tecnici della scuola samkia: scuola che considera il mondo suddiviso in due principi, uno maschile (inattivo e cosciente) e uno femminile (attivo e incosciente). Prkarti è costituita da questi tre attributi. Questi tre principi, collaborando tra loro, danno luogo al mondo oggettuale. Un comportamento contrario alla norma comporta un castigo. “nessuno che sia dotato di un corpo può stare senza agire” → si trova nella bagavaghita: anche nell’inattività io faccio un’azione, perché decido di agire facendo nulla. Strofa 45 → bisogna che ci sia conformità tra il comportamento in questa vita e la retribuzione morale nella prossima vita. Se non c’è questa conformità la legge del karman viene infranta. In ambito sacerdotale vige il principio di una sorta di giustizia cosmica (non esistono sofferenze immotivate, ad esempio se uno se nasce cieco vuol dire che nella vita precedente se lo è meritato). Strofa 49 → esperienza del senso comune. Noi non abbiamo percezione delle nostre vite precedenti e nemmeno dell’esistenza successiva. Siamo come “mezzi addormentati”. I 5 sensi conativi/d’azioni → il testo sta facendo un riassunto impreciso e confuso di alcuni punti della dottrina del samkia. (Vedo nota 40). per quanto forte sia l’attaccamento nei confronti degli oggetti, basta anche solo inconsapevolmente rivolgersi al signore che la brama venga meno. Il testo lavora per contrasto: sta cercando di descriverci un sacerdote ideale. Questo brahamano ideale che poi si corrompe è Ajamila, il quale si è corrotto nel momento in cui si è innamorato di questa serva dissoluta. ((isa/isvara = signore, divinità suprema. In nessuna scuola devozionale l’indra non si identifica come divinità suprema.)). Lezione 5 lettura Bhagavatapurna 6,2: il narratore è sempre il maestro Suka (sciuca). Il dharma ha funzione di proteggere il genere umano, ma occorre che essi stessi provvedano a proteggere attivamente la legge. Ecco il motivo per cui i messi di Visnu sono venuti a fermare i messi di Yama: Ajamila ha spontaneamente pronunciato il nome di Hari, che conduce alla liberazione. Qui si afferma come la pronuncia del nome divina sia potente per la liberazione. Ajamila è colto dal sospetto che la vicenda che ha visto sia un sogno. Egli viene sussunto nel corteo personale di Visnu e sale su un carro d’oro. La pronuncia del nome di dio = salvezza istantanea. Esempio della grazia che va al di là di quanto è stato richiesto, perché Ajamila non aveva chiesto la salvezza di Visnu. Tuttavia, viene salvato perché ha pronunciato inconsapevolmente il nome di Visnu. Ritorno sulle fonti: Yogavasistha. La studiosa Wendy Doniger parla di Cornice arretrante per indicare le nidificazioni di tutti racconti che sono incastonati nei diversi livelli del racconto cornice. La cornice esterna è il dialogo tra l’eroe divinizzato Rama e il veggente Vasistha. Il veggente impartisce all’eroe un insegnamento che presenta il mondo come una proiezione mentale, svincolata da una realtà concreta. Si potrebbe parlare di mentalismo. Si propone una sintesi tra lo yoga medievale e il vedanta non dualista della scuola di sciancara, senza dimenticare gli apporti

Questo processo di apprendimento è continuo, non immediato, anche se certi rivoluzioni sono repentine e ci mettono di fronte a realtà prima inaspettate. La cornice arretrante serve a svelare i livelli sempre più profondi di illusione, fino a raggiungere il cuore del reale. Se proviamo a percorrere questo cammino, aiutati dalle storie ascoltate, dovremmo scoprire che siamo diversi da come eravamo prima. Il racconto ha cambiato noi e il mondo: nulla è più com’era prima. Quindi il meccanismo narrativo in questo senso è perfetto perché fornisce storie esemplari. La molla di questo meccanismo è il desiderio di liberazione di Rama, mumuksu =la brama di liberazione. Questo è lo stesso desiderio del lettore che potrà quindi liberarsi dalle rinascite. Tutte le categorie interpretative disponibili sono messe in discussione per esempio siamo spinto a chiederci se nell’azione conta di più lo sforzo umano o il destino- paurusa vs daiva? Una volta falliti i pramana (non funzionano) allora sarà solo la narrazione (katha) ha costruire un mezzo di conoscenza valida = racconto che è autentico. Dunque, i racconti vanno compresi come drstanta/esempi, che servono a convincere della bontà delle tesi sostenute. Esempio: il mondo dentro la roccia → principe inseguito da dei cavalieri, il principe sparisce perché entra dentro ad una roccia, riesce a varcare il confine della materia e qui vive delle esperienze straordinarie: assiste alla nascita e al declino di un mondo, vede i cicli cosmici ce si susseguono. Quando riesce da questa roccia scopre che è passata solamente un’ora → spaesamento spazio-temporale. Il sognatore sognato → protagonista di un sogno che scopre di essere il protagonista di un sogno di qualcun altro. L’istruttore istruito → personaggio con arroganza intellettuale e poi scopre la pochezza della sua dottrina e che quindi scopre di essere discepolo. Lo yogavasistha si può considerare come la conclusione definitiva di tutte le conclusioni = sarvasiddhantasiddhanta. L’autore sviluppa il sincretismo → sviluppare apporti dottrinali diversi in una forma nuova, composita. La stratificazione testuale che conduce dal Moksopaya (mezzo di liberazione) allo Yogavasistha definitivo. Predica la coordinazione tra conoscenza e azione. Dialettica tra due poteri: sacrale e regale →specchio di un rapporto conflittuale. Il re è in posizione più potente rispetto al sacerdote perché anche se chiede consiglio al sacerdote. Il re non ha l’obbligo di seguire i consigli. Affronta il tema del rapporto causale ed esamina la totale arbitrarietà (nirmula nirhetuka) → eventi accadono di per sé (esempio del corvo e della palma) e il totale determinismo (niyati) → eventi collegati in modo necessario e non si può deviare da ciò. Lo yoga si muove in uno spazio intermedio. Queste due forze si contrappongono e si equilibrano e sta anche la dialettica tra sforzo umano e fato/destino. Lezione 6 Scuole saiva le fonti: si riallacciano a due upanisad → Svetasvatara e Satarudriya (invocazione ai 100 nomi di Rudra =l’urlatore: antecedente vedico di Siva = nome di maggiore buon auspicio perché significa benevolo, inoltre è un termine apotropaico. Se esaminiamo le caratteristiche caratteriali delle due divinità Visnu e Siva vediamo come in grandissima misura si contrappongono→ Visnu = dio d’ordine, ristabilire un’armonia che si è incrinata (funzione di avatara, discende sulla terra per porre rimedio a quello scricchiolare del cosmo) mentre Siva → è una divinità inquietante, con aspetti aggressiva, trasgressiva delle regole. La scuola che si rifà a Siva Pasupati, “il signore degli animali legati al laccio” ha una letteratura di natura extra-agamica piuttosto antica = non ha a che fare con nessuna tradizione di ambito saiva.

((tantra termine polisemico che indica in generale i testi tantrici in quanto tali ma non solo. Si divide in tre categorie: i testi di competenza dei fedeli di Visnu = samihità, quelli dei fedeli di Siva =àgama e quelli della corrente Sakta =tantra)). Siamo sulle fonti della scuola Pasupata → ha una letteratura extra-agamica, non di tipo tantrico. Comprende un’opera, il Pasupatasutra, scritta dal maestro fondatore Lakulisa = non è un tantra perché si presenta in forma di sutra, ossia in forma di aforisma (privi di struttura narrativa e dialogo). I tantra sono dei dialoghi. È commentato da un commento che esplicita i 5 significati nascosti del testo. C’è un’altra produzione letteraria, ma si tratta però di strofe mnemoniche → “le strofe del corteo di Siva”. Le fonti saiva di tipo agamico sono variegate. Di solito sono raggruppate con criterio geografico, anche se non sempre corrisponde.

  1. corrente settentrionale del Kasmir → composta a sua volta da un fascio di scuole: kula = scuola della cerchia familiare, il discepolo viene affiliato alla famiglia iniziativa del maestro; trika = triade di divinità femminili; spanda = fa rif alla vibrazione della coscienza come realizzazione della coscienza divina; pratyabhijna = riconosciemento, configurare il percorso salvifico come un percorso di riconoscimento – non occorre fare nulla che si faccia già, ma serve riconoscere la perfetta identità tra il soggetto individuale limitato e la divinità suprema; Krama = progressione, crede in una metodologia di salvezza non istantanea ma che procede per gradi. Sanderson mostra che è sbagliato mettere insieme sotto lo stesso ombrello scuole così diverse. Tutte queste scuole sono di tendenza non dualista = non esiste dualità tra il principio cosciente individuale e la divinità suprema Siva. Scritto in sanscrito. Filosofico speculativa.
  2. corrente meridionale di orientamento non dualistico che si chiama Saivasiddhanta = conclusione definitiva riguardo ai fedeli di Siva. Questa scuola si esprime in due lingue diverse: sanscrito e tamil (lingua di origine non indoeuropea, autoctona). Un po’ meno filosofica speculativa
  3. corrente centro meridionale del Karnataka. Qui si parla una lingua che è il kannada ma anche il sanscrito. Attitudine devozionale speculativa. Questa corrente si chiama virasaiva = i fedeli di Siva eroici. Le fonte agamiche → presente un canone agamico che comprende 28 titoli (10 di orientamento saiva e 18 di orient Raudra), divisi a loro volta in altre 5 serie, rivelate dai 5 volti di Siva, i quali sono legati ai 5 punti legati ai 4 punti cardinali più lo zenit. Ma è solo uno schema perché esistono altre versioni di questo schema a 28 membri, ma esistono schemi più complessi che si rifanno a 64 membri (si riferiscono a Bhairava, altro nome di Siva). Ma ci sono gli agama secondari. Estensione originaria di 10 milioni di strofe → Ananta ricava un’epitome di 100 000 strofe (più credibile. Marahabarata e del più esteso dei purana). In linea di principio, ogni agama dovrebbe contenere 4 sezioni/pada:
  4. conoscenza
  5. pratica ascetica
  6. kriyapada
  7. le norme di comportamento. Ma non tutti gli agama li hanno: o è stato perso/scritto in modo incompleto o non è mai stato scritto. Ci sono solo tre agama completi. Le scuole del Kasmir traggono ispirazione non solo da questi agama ma anche da altri, non compresi nei 28 e che possiamo chiamare extra-agamici. Vedi pag 575. Le opere successive sono opere di scuola e riguardano la scuola:
  8. trika, lo Sivasutra = rivelato da Siva al maestro Vasugupta ( IX sec).
  1. spazio
  2. sole
  3. luna
  4. uomo i primi 5 sono propri della fisica indiana. Secondo la scuola del Vaiscescica (è la pronuncia), i primi 4 hanno struttura atomica, mentre il 5 non ha natura atomica ma serve a situare gli altri 4, in quanto se non ci fosse l’universo sarebbe collocato in un unico punto e non si potrebbero distinguere gli atomi. Dunque, lo spazio è una necessità logica. Il sole e la luna sono elementi cosmici, macro cosmici. L’uomo è elemento micro-cosmico, in quanto committente e destinatario del rito = yajamana = termine chiave per comprendere la struttura del sacrificio vedico. L’evoluzione del mondo dal pati è una forma di “dottrina dell’evoluzione del principio ogettuale” → il mondo si evolve dal pati come il vaso dall’argilla → il mondo è una trasformazione reale. Questo si contrappone alla dottrina dell’evoluzione del mondo da un principio non personale. Dunque questi due principi sono in contrapposizione, uno è personale e l’altro no. Tutti i nomi di dio vengono analizzati e si cerca di rintracciare un significato evidente o un pochino più nascosto. I pasu. Per lo sivaismo kasmiro è una volontaria autolimitazione della Realtà Ultima, la quale non subisce una diminuzione di status, per il fatto che si divida in parti. Anzi nel dividersi, la divinità ultima esplica una delle sue caratteristiche, ossia la potenza di libertà. La divinità ultima sceglie di manifestarsi liberamente come particella limitata, senza diminuire il suo status. I pasa sono gli strumenti, per mezzo dei quali si realizza la moltiplicazione dell’Uno, il riflettersi del vimarsa (manifestazione di questa luce in quanto riflesso) nel prakarsa (l’immediata manifestazione di una realtà = luce). Il signore appartiene all’ambito della causa, l’anima e il legame all’ambito dell’effetto. Il legame consiste in una macchia di tre tipi:
  5. maculazione particuliforme → essere individui separati
  6. maculazione legata all’azione/karmico
  7. maculazione relativa all’illusione cosmica → noi crediamo che il mondo che appare sia vero. Lo saivasiddhanta distingue una gerarchia tra questi tre mala: il primo chiamato connaturato e gli altri due avventizi. Se un animale è legato da tutte e tre queste maculazioni si chiamerà sakala (accompagnati da kala), se invece è legato solo da due si dirà “ privo di kala grazie alla dissoluzione”, se invece sono legati solo da uno si dirà “ privi di kala grazie alla coscienza”. → progressiva rarefazione dei legami. Quando il soggetto sarà slegato anche dall’ultimo legame allora si chiamerà kevalin/isolato/liberato. Esistono 4 via di liberazione: condotta osservante, azione rituale, disciplina e conoscenza. Esse corrispondono alla divisione di un tantra in 4 pada. Il tipo di devoto che si attiene a ciascuna di queste vie segue il modello del servo, del buon figliolo, dell’amico e del colui che è. La condizione che questi modelli danno accesso è rispettivamente: coabitazione con dio; vicinanza con dio, comunanza di forma con dio e unione con dio → insomma movimento di progressivo avvicinamento con dio. La discesa della grazia divina è nota come “caduta di potenza”, altrimenti il devoto non riuscirebbe ad accedere al processo di salvezza, lo sforzo umano non è sufficiente.

Nel momento in cui si smette di identificarsi con i legami e con la propria condizione di animale legate, allora si raggiungerà l’identificazione con il Signore → liberazione. Lezione 7 la carriera dell’adepto nella scuola pasupata si articola in 8 pentadi:lo stato dell’asceta, il luogo in cui svolge la pratica specifica dell’asceta, la forza specifica che viene sviluppata, l’impurità che quello stadio permette di superare, la purificazione attraverso la quale si rimuove l’impurità, il mezzo di rimozione dell’impurità, l’attingimento conseguito, la forma dell’iniziazione. La pentade degli stadi:

  1. manifesto se la condizione dell’adepto è pubblica.
  2. Lo stadio immanifesto è lo stadio in cui l’adepto vive in incognito tra la gente comune (non deve farsi riconoscere) e si dedica ad un atteggiamento contrario alla morale corrente, così facendo può azzerare il debito karmico, secondo un meccanismo di trasferimento di meriti e demeriti.
  3. Lo stadio successivo è quello di vittoria → la migliore è la vittoria si di sé, in particolare dimostrare di non essere schiavi dei sensi ma di saperli padroneggiare.
  4. Lo stadio di rescissione dei legami residui.
  5. Infine lo stadio di cessazione della condizione di schiavitù. La pentade del luogo:
  6. dimora presso il maestro in qualità di apprendista
  7. la dimora nel mondo sotto mentite spoglie
  8. la caverna dove si medita → in molte seteriologiche indiane si fa rif alla caverna sia come luogo autentico (comune calarsi in grotte) e simbolico (caverna del cuore, in cui l’asceta medita)
  9. il campo di cremazione svela la vera natura dei fenomeni → campo caro ai fedeli si Siva. Il campo di cremazione è quella zona circoscritta in non solo si praticano i riti funebri (sopra a pire di legna) ma si pratica la cremazione di cadaveri che non possono accedere a riti dispendiosi e quindi vengono abbandonati alla cremazione tramite calore solare, ossia è un ottimo terreno di meditazione per coloro che intendono studiare la caducità delle umane cose in quanto consente di vedere tutte le fasi di putrefazione del corpo.
  10. coabitazione con Rudra La pentade della forza:
  11. devozione per il maestro
  12. la pace della mente
  13. il dominio degli opposti → sia fisici e sia morali
  14. merito
  15. attenzione costante L’impurità rimossa : 1. la conoscenza erronea 2. il demerito 3. le cause di attaccamento 4. la devianza 5. la condizione di animale legato. La purificazione sarà: 1. rimozione della nescienza 2. rimozione del demerito 3. rim della devianza 4. rim delle cause di attacamento 5. rim della condizione di animale legato. La metodologia sarà: 1. impregnazione attraverso la dottrina 2. la condotta antinomistica 3. la ripetizione del nome divino e la meditazione 4. il perenne rammemoramento di Rudra 5. grazia divina. L’attingimento : 1. conoscenza 2. ascesi 3. perenne presenza di dio 4. fissità dell’attenzione su Rudra 5. compimento finale, l’attingimento della perfezione. ((abbiamo un sintomo, la rimozione delle cause e il metodo per risolvere il problema → area di famiglia con i buddisti)) La forma che l’iniziazione assume : 1. sostanza (diversi materiali), 2. il tempo, 3. la condotta prescritta dai testi, ossia lo yoga 4. l’icona (volto della divinità) 5. il maestro (costante dell’induismo successivo →considerare il maestro umano come la manifestazione di un maestro divino, che è disceso).