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Una panoramica sulla filosofia indiana e sul corpus vedico, la scienza sacra che rappresenta la summa della civiltà indiana. Vengono analizzati i termini sanscriti originali e la loro traduzione, la concezione di filosofia e la sua relazione con la religione e la scienza. Inoltre, vengono descritte le quattro raccolte del corpus vedico, le Samhita, e le Upanishad, che insegnano la dottrina dell’equivalenza tra brahman e atman.
Tipologia: Sintesi del corso
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A partire dagli antichi greci la filosofia indiana si è vista negare la concezione di vera e propria filosofia, considerata non all’altezza di quella occidentale. -Ma cosa si intende per filosofia? È inoltre necessario riportare i termini sanscriti originali o si possono tradurre? ->tradurre ci costringe a fare chiarezza e rendere il pensiero indiano più semplice alla comprensione, anche a costo di alcune dolorose semplificazioni. -darsana: da drs:vedere= visione, di un dio, maestro, luogo sacro ecc… che da immediato beneficio. Con il vedanta però con darsana si intende ‘punto di vista’ o ‘visione del mondo’. C’è quindi una accezione sia passiva che attiva del termine. -il pensiero indiano viene spesso considerato lontano dalla filosofia per la sua praticità, non è mai autosufficiente ma sempre volto ad uno scopo: la ricerca della felicità (sukha), che può essere sia fisica, sia interiore, sia dovuta alla liberazione del samsara. In ogni trattato, comunque, l’autore specifica il prayojana , lo scopo. -il pensiero indiano non è autosufficiente anche perché subordinato alla rivelazione vedica della sruti. -non vi è inoltre una separazione netta tra filosofia e religione, seppur siano due cose distinte, entrambe comprese dal termine darsana. La filosofia osserva in modo critico la religione e vi riflette, senza però sentire la necessità di creare una separazione netta, tipica invece delle culture occidentali. Allo stesso modo non c’è una separazione tra filosofia e scienza.
-veda: scienza sacra, summa della civiltà indiana. Deve essere considerato come punto di arrivo di una cultura precedente. Fonte del diritto, letteratura, arte, etica, grammatica, medicina, architettura, filosofia… divisa in quattro raccolte ‘samhita’ e articolata in quattro livelli. -LE SAMHITA: -RGVEDASAMHITA: inni di lode in onore delle divinità.
1117 inni (suukta) raggruppati in 10 cicli (mandala). Alcuni sukta sono a scopo speculativo, non connessi alla pratica rituale (es. inno 10,121: non il non essere allora c’era, non l’essere ). Ci sono anche inni enigmatici molto simili a quelli celtici irlandesi delle triadi. ->enigmi numerici: sia per divertissemant letterario sia per tramandare gli insegnamenti in modo criptico e con cautela. Sono immagini enigmatiche con alto contenuto emotivo, base del kavya, la letteratura d’arte. (es. due uccelli, uno mangia e l’altro sazio lo osserva). Ci rocrdano alcuni passi bibici. -YAJURVEDASAMHITA: raccolta della scienza delle formule sacrificali. Appannaggio del sacerdote sacrificatore ‘adhvaryu’, ci è giunta in due diverse versioni: il krsnayajurveda ed il suklayajurveda, entrambe divise in 5 diverse recensioni corrispondenti ad altrettante raccolte e con varie branche di trasmissione. Il testo è ritmico, prosa arcaica con ripetizioni, anafore, chiasmi. Elenchi… tutti espedienti artificiali per sottolineare il carattere formulare della raccolta. -Krsnayajurveda: mix di formule sacrificali e altri materiali quali testi sacredotali o insegnamenti sul brahman. -suklayajurveda: divisione netta dei tipi di testi: solo formule sacrificali, forse proprio per non confondere -> maggiore artificialità. C’è anche valore leterario, e anzi, molti testi sono per questo importanti. Gli ultimi 15 kanda sono seriori e i kanda 26-35 indicati proprio come supplemento. L’ultimo kanda è una upanisad. -SAMAVEDASAMHITA:. Raccolta della scienza dei canti. Primo esempio di notazione e uso musicale di testi della tradizione indiana. Si trattava di testi cantati durante i riti dal sacerdote cantore ‘udgaatar’. Comprendono 8mila melodie diverse. -ATHARVAVEDASAMHITA: formule di incantamento. Considerata spesso come appendice alle prime tre raccolte. Viene inserito ufficialemente nella scienza vedica piuttosto tardi e ancora oggi alcuni tradizionalisti non lo considerano tale. Tratta non solo rituali e sacrifici solenni quanto i rimedi spiccioli ed i riti quotidiani che non necessitavano lo sperpero di somme e la presenza di un brahmano.
quindi la necessità del brahmano di padroneggiare anche la 4 raccolta. Include anche passi di carattere upanisadico. -ARANYAKA: testi silvestri destinati a coloro che si trovano in questa fase. Continuum stilistico e linguistico dei brahmana, anche nel contenuto, con però una rarefazione del discorso che perde ogni contatto con il rituale, glossato e analizzato nei brahmana e ora letto in chiave simbolica e sottoposto ad una prima interiorizzazione, completata nelle upanisad. -aranyaka del rgveda: Aitareya-aranyaka: in appendice all’aitareyabrahmana. 5 libri. 1°: rito del mahavrata, sacrificio del soma al penultimo giorno di uno di un anno. 2: contiene l’aitareyaupanisad. 3°: significato esoterico di alcune forme di lettura del rgveda con grande attenzione alla fonetica. 4°: si occupa dei versi mahanamni, della loro trasmissione e potenza. 5 ° : sorta di appendice, in stile sutra descrive l’oblazione meridiana al mahavrata. Lo sankhayana-aranyaka segue il contenuto del precedente, diviso in 15 letture. -aranyaka del samaveda: compresi in parte nel livello delle samhità e in parte in quello dei brahmana e felle upanisad: la chandogya upanisad ha tutte le caratteristiche di un testo silvestre! Ricordiamo ‘il canzoniere da cantare nella selva’ e il ‘canzoniere della parte segreta dell’adattamento’. -aranyaka dello yajurveda: il taittiriya-aranyaka è la continuazione del brahmana precedente ed è in 10 letture, le prime 6 divise in sezioni e propriamente dette testo silvestre. Si occupano di rituale. Per lo yajurveda bianco è la 14esima e ultima sezione delle samhita che lo compone: aranyakakanda, noto anche come grande aranyaka per la sua mole. -non ci sono aranyaka dell’atharvaveda. -UPANISAD: testi inziatici. Lett. Seduto ai piedi del maestro: modo in cui si apprendevano le verità segrete. Mezzo per ottenere la conoscenza e identità di atman e brahman. Sono in tutto più di 300, comprese le canoniche. Impossibile riassumerle perché ricche ed eterogenee, patrimonio culturale. Possono essere classificate a livello cronologico: 13-14 antiche, dette vediche, divise in più antiche (6 testi in prosa), meno antiche (4 testi in versi) e medie (3 testi in mix di prosa e versi). Le upanisad successive sono medievali, minori, settarie, post vediche… in quanto considerate artificiose e tardive. Un’altra classificazione è per ‘temi’: del vedanta comune, dello yoga, della rinuncia, settarie propriamente dette, dedicate a shiva, visnu e alla dea.
Caratteristiche immagini e dialoghi immediati e vivaci che contrastano con la pesantezza del contenuto. Le upanisad principalmente insegnano la dottrina dell’equivalenza tra brahman e atman, macro e micro cosmo. Si tratta di un muro da saltare che, una volta saltato, ci si accorge non esistere. Le upanisad teistiche qualificano questo brahman-atman come divino, isvara, identificabile in vinsu, shiva o devi. È libero colui che superata la avidya non vede più la distinzione tra le due cose grazie ad una trasformazione interiore e introspettiva. Le upanisad insegnano che c’è un monoteismo imperfetto: dio è trascendente e immanente allo stesso tempo, pervade il mondo senza esserne pervaso. Attitudine critica verso il dato religioso-> verifica razionale, ci si pone domande senza risposta: cos’è l’atman? E il brahman? Qual è la via della conoscenza? Il sé è caratterizzato da verità, conoscenza e infinito (satya, jnana e ananta) ed è presente in tutti gli esseri: è il brahman! La conoscenza di sé ‘atmavidya’ è la conoscenza suprema ‘paravidya’, che si conquista con fasi graduali grazie alla meditazione ed altre pratiche. La realtà ultima può solo venire descritta tramite le 3 qualità di sat cit e andanda: essere, coscienza, beautitudine. Il sé atman è sempre oggetto di esperienza e ha tre livelli di coscienza: veglia, sogno, sonno profondo. Vi sono tre sentieri post mortem: 1. dhumamarga, il sentiero delle tenebre e degli antenati, legato ai meriti rituali. Conduce al ‘candraloka’ con la fruizione temporanea dei meriti celesti. 2. Arcimarga, il sentiero del fuoco, cammino degli dei, legato alla gnosi accumulata. Conduce al brahman e alla fuoriuscita dal ciclo delle rinascite. 3. Samyamana, il cammino della residenza di yama, dio dei morti, per coloro che non hanno accumulato né meriti rituali ne gnosi. Conduce alla rinascita immediata in forma animale o vegetale!!! Ci sono tre elementi principali nelle upanisad sul piano filosofico: 1- la necessità insistente di rendere esplicite le connessioni ‘bandhu’ tra atti rituali e forze naturali, che legano indissolubilmente anche brahman e atman. 2- esigenza di sottoporre ad analisi critica i dati ereditati nella rivelazione vedica. Nelle upanisad sono rappresentate tutte le classi sociali e perfino gli orfani, anche le donne sono ammesse all’insegnamento. C’è quindi una sottile vena polemica nei confronti del predominio dei brahmani -> pensiero ‘laico’. 3- l’importanza dei grandi detti ‘mahavakya’, espressioni volte a illustrare l’equivalenza brahman e atman. Es. tu sei quello. Questo sé è il brahman…
La letteratura vedica secondo una tradizione molto diffusa si suddivide in: -4 veda -6 vedanga (membra del veda) -4 upanga (membra secondarie: purana,nyaya, mimamsa, dharmasastra) -4 upaveda (veda secondari: ayurveda, scienza di arco, musicologia e politica). I vedanga comprendono fonetica, metrica, grammatica, etimologia, astronomia, e rituale (pubblico o privato e solenne o domestico). Quest’ultima si esprime in sutra, aforismi, genere letterario molto amato e fortunato: concisi e con commento di appoggio per comprenderli. Usati sia da ritualisti che da grammatici. Punto di passaggio da sruti (diretta, sintetica) alla smrti (mediata e diffusa). La smrti ha lo scopo di rendere la sruti comprensibile e accessibile, è glossa prudente. I sutra relativi al rituale ‘kalpa’ sono solenni/quotidiani. + quelli relativi alla edificazione del sito del sacrificio + quelli sulle norme. Alcuni hanno appendici esplicative.